Un inno all’agricoltura
Due giornate molto intense quelle organizzate da Legambiente, Coldiretti e Amministrazione provinciale, che si sono tenute a Monte Sant’Angelo su un tema interessantissimo, come può essere quello della «Buona agricoltura», soprattutto quando il territorio al quale si guarda è il Gargano. Da una decina d’anni, Gargano è tutt’uno con area protetta e, dunque, qualità della vita e garanzia di tipicità dei suoi prodotti: dall’agricoltura alla zootecnia, dall’ambiente, nella sua accezione più completa, all’offerta turistica. La due giorni dedicata alla «Buona agricoltura» è stata una sorta di inno ai prodotti tipici della migliore tradizione garganica: dal caciocavallo podolico alle fave di Carpino, agli agrumi di Rodi Garganico e Vico del Gargano, tanto per citarne alcuni. Produzione di qualità che si coniuga con sviluppo.
E’ stata proprio questa la chiave di lettura che ha fatto sì che l’iniziativa di portare sul Gargano uno degli appuntamenti del Laboratorio Mediterraneo delle «Buone pratiche» s’è dimostrata essere stata una scelta indovinatissima, anche perchè il Laboratorio ha, nella scuola, «Il governo della qualità», un luogo – come hanno spiegato gli organizzatori – di sperimentazione di prassi amministrative e gestionali cui si deve cimentare chi governa il territorio nelle regioni del Meridione. Infatti, c’è stata attenzione da parte della Regione, Provincia di Foggia, Comunità montana del Gargano ed ente parco, ma soprattutto dei tanti operatori del settore i quali hanno, con la pratica quotidiana, dimostrato che la «Buona agricoltura» è l’arma vincente di un’economia che può far da traino allo sviluppo e all’emancipazione del territorio garganico e di altre realtà della Capitanata. Di tutto questo si son detti convinti l’ assessore regionale, Michele Losappio, e i colleghi della Provincia Pasquale Pellegrino e Antonio Angelillis, i quali hanno parlato di strategie, ma anche di risorse finanziarie da mettere a disposizione per valorizzare prodotti che sempre più sono presenti sui mercati nazionali e internazionali, segno che gli sforzi di questi anni sono stati tutt’altro che inutili. Interessanti anche i confronti tra esperienze diverse, come quelle portate da operatori liguri, della Valle dei templi di Agrigento, ma anche della nostra Capitanata. Soltanto poche manciate di anni passati, agricoltura e ambiente parlavano linguaggi diversi, anzi, erano più forti i punti che dividevano che quelli che avvicinavano due «mondi», che sembravano inconciliabili. Oggi, invece, fortunatamente il cerchio s’è completato con una sorta di abbraccio che non può far che bene sia all’ambiente che al mondo agricolo, imteso in tutta la sua articolazione. E i risultati si toccano con mano, come ha spiegato Raffaele Sgambati (responsabile ufficio agricoltura della Comunità montana del Gargano) che ha ricordato tutte quelle iniziative promosse dall’ente che hanno contribuito alla nascita di Consorzi per la valorizzazione dei prodotti tipici, e non solo, se pensiamo all’ultima nata, l’associazione degli agriturismi. E cosa dire, poi, del Gal (Gruppo azioni locali) che, a breve, presenterà il «Piano di sviluppo locale» , già approvato – come ha detto il suo presidente, Nicola Abatantuono – dalla Regione, e che oggi può finanziare interventi per lo sviluppo rurale disponendo di ben tremilioni di euro. Non da meno è l’olio garganico al quale guardano con interesse i più importanti circuiti commerciali italiani, grazie anche all’associazione delle «Città dell’olio», di cui il sindaco di Carpino, Nicola Maria Trombetta, ne è il vice presidente nazionale. Associazione che, vogliamo ricordare, vede insieme ben 320 città d’Italia. Sempre che, naturalmente – come ha ben detto l’assessore all’Ecologia della regione, Michele Losappio, «una buona agricoltura continui ad essere rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini».f.m.
05/03/2006
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Pubblicato da festival | marzo 5, 2006, 12:02 PME’ stata proprio questa la chiave di lettura che ha fatto sì che l’iniziativa di portare sul Gargano uno degli appuntamenti del Laboratorio Mediterraneo delle «Buone pratiche» s’è dimostrata essere stata una scelta indovinatissima, anche perchè il Laboratorio ha, nella scuola, «Il governo della qualità», un luogo – come hanno spiegato gli organizzatori – di sperimentazione di prassi amministrative e gestionali cui si deve cimentare chi governa il territorio nelle regioni del Meridione. Infatti, c’è stata attenzione da parte della Regione, Provincia di Foggia, Comunità montana del Gargano ed ente parco, ma soprattutto dei tanti operatori del settore i quali hanno, con la pratica quotidiana, dimostrato che la «Buona agricoltura» è l’arma vincente di un’economia che può far da traino allo sviluppo e all’emancipazione del territorio garganico e di altre realtà della Capitanata. Di tutto questo si son detti convinti l’ assessore regionale, Michele Losappio, e i colleghi della Provincia Pasquale Pellegrino e Antonio Angelillis, i quali hanno parlato di strategie, ma anche di risorse finanziarie da mettere a disposizione per valorizzare prodotti che sempre più sono presenti sui mercati nazionali e internazionali, segno che gli sforzi di questi anni sono stati tutt’altro che inutili. Interessanti anche i confronti tra esperienze diverse, come quelle portate da operatori liguri, della Valle dei templi di Agrigento, ma anche della nostra Capitanata. Soltanto poche manciate di anni passati, agricoltura e ambiente parlavano linguaggi diversi, anzi, erano più forti i punti che dividevano che quelli che avvicinavano due «mondi», che sembravano inconciliabili. Oggi, invece, fortunatamente il cerchio s’è completato con una sorta di abbraccio che non può far che bene sia all’ambiente che al mondo agricolo, imteso in tutta la sua articolazione. E i risultati si toccano con mano, come ha spiegato Raffaele Sgambati (responsabile ufficio agricoltura della Comunità montana del Gargano) che ha ricordato tutte quelle iniziative promosse dall’ente che hanno contribuito alla nascita di Consorzi per la valorizzazione dei prodotti tipici, e non solo, se pensiamo all’ultima nata, l’associazione degli agriturismi. E cosa dire, poi, del Gal (Gruppo azioni locali) che, a breve, presenterà il «Piano di sviluppo locale» , già approvato – come ha detto il suo presidente, Nicola Abatantuono – dalla Regione, e che oggi può finanziare interventi per lo sviluppo rurale disponendo di ben tremilioni di euro. Non da meno è l’olio garganico al quale guardano con interesse i più importanti circuiti commerciali italiani, grazie anche all’associazione delle «Città dell’olio», di cui il sindaco di Carpino, Nicola Maria Trombetta, ne è il vice presidente nazionale. Associazione che, vogliamo ricordare, vede insieme ben 320 città d’Italia. Sempre che, naturalmente – come ha ben detto l’assessore all’Ecologia della regione, Michele Losappio, «una buona agricoltura continui ad essere rispettosa dell’ambiente e della salute dei cittadini».f.m.
05/03/2006
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Pubblicato da festival | marzo 5, 2006, 12:02 PMCarpino Il coordinatore Di Carlo
Sos della Margherita: «Migliorare il lavoro dei braccianti immigrati»
CARPINO«L’iniziativa del coordinatore della Margherita di Carpino, Mimmo Delle Fave, che, a distanza di due anni, è tornato nuovamente a sollecitare l’opinione pubblica sulle condizioni inumane in cui vivono i lavoratori clandestini extra-comunitari, durante il periodo della raccolta delle olive a Carpino (dormendo in stalle o in ricoveri improvvisati senza servizi igienici, lavorando 12 ore al giorno trattati come schiavi e come tali retribuiti), solleva il velo su una problematica che costituisce per la nostra società del benessere e del consumo un’autentica vergogna senza fine, che non appartiene solo al Comune di Carpino, ma a gran parte del Gargano». E’ quanto sostiene il coordinatore della Margherita garganica, Michele Eugenio Di Carlo, il quale aggiunge che «il fenomeno non riguarda soltanto la raccolta delle olive ma, nell’area costiera garganica, anche le attività legate all’attività turistica stagionale. Pertanto – aggiunge – sono migliaia i lavoratori clandestini senza diritti da sfruttare e da occultare agli occhi indiscreti degli organi preposti alla prevenzione e al controllo e a quelli di amministratori pubblici spesso distratti e di cui non è nota alcuna attività amministrativa in materia». Di Carlo ritiene poi che «l’utilizzo improprio ed illegale dei nuovi schiavi stia creando un’emergenza sociale: i nostri giovani garganici sono senza lavoro e sempre più in fuga verso il Nord – aggiunge – come se non bastasse, a quelli che lavorano si pretende sempre più di imporre condizioni retributive anti-sindacali». Altra faccia della stessa medaglia – spiega l’esponente della Margherita – è il turismo che non riesce a percorrere la strada dell’offerta destagionalizzata, con un sistema agricolo costretto a trasformare, commercializzare, valorizzare, promuovere altrove il suo prodotto o a piegarsi al duro gioco del nuovo mercato europeo. In questo contesto, l’emergenza sociale dei clandestini, già un problema di per sé, aggrava le condizioni di vita dei giovani che, figli dei figli della grande emigrazione degli anni ’50, ripercorrono le strade travagliate dei loro nonni. Come uscirne? La strada da percorrere, per Di Carlo, «non può che essere quella di un impegno deciso e risolutivo delle amministrazioni pubbliche del nostro territorio. Infatti, rispetto alla sempre maggiore precarizzazione del lavoro giovanile e ai fenomeni diffusi del lavoro nero e dello sfruttamento della manodopera clandestina, bisogna attribuire più valore alla vita e ai diritti, scuotere le coscienze, riprendere il cammino verso una società solidale e legale, riproporre la centralità assoluta della questione morale». Al di là delle sterili polemiche, questo è forse anche il senso delle dichiarazioni del presidente Nichi Vendola alla Bit di Milano il quale – osserva Di Carlo – ha escluso di aver mai parlato di un Gargano corrotto e mafioso e di aver mai posto sul banco degli accusati gli operatori turistici. Ha soltanto voluto ricordare che per il decollo del Gargano dal punto di vista economico e turistico bisogna salvaguardarlo dai fenomeni di illegalità, corruzione e speculazione ambientale. Francesco Mastropaolo
09/03/2006
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Pubblicato da festival | marzo 9, 2006, 1:14 PMCarpino Il coordinatore Di Carlo
Sos della Margherita: «Migliorare il lavoro dei braccianti immigrati»
CARPINO«L’iniziativa del coordinatore della Margherita di Carpino, Mimmo Delle Fave, che, a distanza di due anni, è tornato nuovamente a sollecitare l’opinione pubblica sulle condizioni inumane in cui vivono i lavoratori clandestini extra-comunitari, durante il periodo della raccolta delle olive a Carpino (dormendo in stalle o in ricoveri improvvisati senza servizi igienici, lavorando 12 ore al giorno trattati come schiavi e come tali retribuiti), solleva il velo su una problematica che costituisce per la nostra società del benessere e del consumo un’autentica vergogna senza fine, che non appartiene solo al Comune di Carpino, ma a gran parte del Gargano». E’ quanto sostiene il coordinatore della Margherita garganica, Michele Eugenio Di Carlo, il quale aggiunge che «il fenomeno non riguarda soltanto la raccolta delle olive ma, nell’area costiera garganica, anche le attività legate all’attività turistica stagionale. Pertanto – aggiunge – sono migliaia i lavoratori clandestini senza diritti da sfruttare e da occultare agli occhi indiscreti degli organi preposti alla prevenzione e al controllo e a quelli di amministratori pubblici spesso distratti e di cui non è nota alcuna attività amministrativa in materia». Di Carlo ritiene poi che «l’utilizzo improprio ed illegale dei nuovi schiavi stia creando un’emergenza sociale: i nostri giovani garganici sono senza lavoro e sempre più in fuga verso il Nord – aggiunge – come se non bastasse, a quelli che lavorano si pretende sempre più di imporre condizioni retributive anti-sindacali». Altra faccia della stessa medaglia – spiega l’esponente della Margherita – è il turismo che non riesce a percorrere la strada dell’offerta destagionalizzata, con un sistema agricolo costretto a trasformare, commercializzare, valorizzare, promuovere altrove il suo prodotto o a piegarsi al duro gioco del nuovo mercato europeo. In questo contesto, l’emergenza sociale dei clandestini, già un problema di per sé, aggrava le condizioni di vita dei giovani che, figli dei figli della grande emigrazione degli anni ’50, ripercorrono le strade travagliate dei loro nonni. Come uscirne? La strada da percorrere, per Di Carlo, «non può che essere quella di un impegno deciso e risolutivo delle amministrazioni pubbliche del nostro territorio. Infatti, rispetto alla sempre maggiore precarizzazione del lavoro giovanile e ai fenomeni diffusi del lavoro nero e dello sfruttamento della manodopera clandestina, bisogna attribuire più valore alla vita e ai diritti, scuotere le coscienze, riprendere il cammino verso una società solidale e legale, riproporre la centralità assoluta della questione morale». Al di là delle sterili polemiche, questo è forse anche il senso delle dichiarazioni del presidente Nichi Vendola alla Bit di Milano il quale – osserva Di Carlo – ha escluso di aver mai parlato di un Gargano corrotto e mafioso e di aver mai posto sul banco degli accusati gli operatori turistici. Ha soltanto voluto ricordare che per il decollo del Gargano dal punto di vista economico e turistico bisogna salvaguardarlo dai fenomeni di illegalità, corruzione e speculazione ambientale. Francesco Mastropaolo
09/03/2006
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Pubblicato da festival | marzo 9, 2006, 1:14 PMSpeciale TV sui prodotti tipici del promontorio in onda martedì 14 Marzo sul canale satellitare RAI
Ennesima comparsata dei prodotti tipici del Gargano sui canali RAI.
Questa volta lo speciale andrà in onda sul canale satellitare Rai Utile (canale 816), alle ore 11,30 di martedì 14 marzo 2006. Il programma andrà in diretta dagli studi di Saxa Rubra a Roma.
E’ prevista la partecipazione del Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gargano Giandiego Gatta. Il Parco del Gargano è stato scelto dalla Rai perché ritenuto tra i Parchi più attivi sul fronte della promozione della filiera enogastronomica.
Infatti proprio sui prodotti tipici sarà incentrata lo Speciale della trasmissione televisiva. L’ente Parco sbarcherà nella capitale portandosi dietro un piccolo campionario di gioielli culinari garganici. I telespettatori italiani ammireranno in Tv cibi prodotti da aziende a marchio Parco, un bollino che in breve tempo ha acquisito le credenziali di genuinità e garanzia nel circuito alimentare regionale e nazionale: dalle cime di capperi di Mattinata alla farrata di Manfredonia al pane di Monte Sant’Angelo (i tre prodotti sono stati di recente inseriti nell’albo dei prodotti tradizionali). Non solo. Sotto l’occhio delle telecamere finiranno anche le fave di Carpino, il mitico caciocavallo podolico del Gargano, le anguille marinate e la bottarga (uova di cefalo) di Lesina, l’olio extravergine di Mattinata, la muciska di Rignano Garganico.
“Non è un caso che lo slogan da noi ideato sia “Il Parco vi prenderà per la gola” rivela il Presidente Gatta,orgoglioso del riconoscimento ottenuto, poiché gli autori del programma non hanno fatto mistero di aver scelto il Parco del Gargano su segnalazione degli organismi specializzati. Infatti sulla Montagna del Sole tra presidi Slow Food, prodotti inseriti nell’albo regionale dei prodotti tipici e consorzi tipo quello di Biogargano la macchina delle tutela e della promozione della filiera enogastronomica gira a mille.
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Pubblicato da festival | marzo 10, 2006, 7:49 PMSpeciale TV sui prodotti tipici del promontorio in onda martedì 14 Marzo sul canale satellitare RAI
Ennesima comparsata dei prodotti tipici del Gargano sui canali RAI.
Questa volta lo speciale andrà in onda sul canale satellitare Rai Utile (canale 816), alle ore 11,30 di martedì 14 marzo 2006. Il programma andrà in diretta dagli studi di Saxa Rubra a Roma.
E’ prevista la partecipazione del Presidente dell’Ente Parco Nazionale del Gargano Giandiego Gatta. Il Parco del Gargano è stato scelto dalla Rai perché ritenuto tra i Parchi più attivi sul fronte della promozione della filiera enogastronomica.
Infatti proprio sui prodotti tipici sarà incentrata lo Speciale della trasmissione televisiva. L’ente Parco sbarcherà nella capitale portandosi dietro un piccolo campionario di gioielli culinari garganici. I telespettatori italiani ammireranno in Tv cibi prodotti da aziende a marchio Parco, un bollino che in breve tempo ha acquisito le credenziali di genuinità e garanzia nel circuito alimentare regionale e nazionale: dalle cime di capperi di Mattinata alla farrata di Manfredonia al pane di Monte Sant’Angelo (i tre prodotti sono stati di recente inseriti nell’albo dei prodotti tradizionali). Non solo. Sotto l’occhio delle telecamere finiranno anche le fave di Carpino, il mitico caciocavallo podolico del Gargano, le anguille marinate e la bottarga (uova di cefalo) di Lesina, l’olio extravergine di Mattinata, la muciska di Rignano Garganico.
“Non è un caso che lo slogan da noi ideato sia “Il Parco vi prenderà per la gola” rivela il Presidente Gatta,orgoglioso del riconoscimento ottenuto, poiché gli autori del programma non hanno fatto mistero di aver scelto il Parco del Gargano su segnalazione degli organismi specializzati. Infatti sulla Montagna del Sole tra presidi Slow Food, prodotti inseriti nell’albo regionale dei prodotti tipici e consorzi tipo quello di Biogargano la macchina delle tutela e della promozione della filiera enogastronomica gira a mille.
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Pubblicato da festival | marzo 10, 2006, 7:49 PM