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La memoria di Carpino e del Gargano

Roman Vlad tra i ricercatori che si sono occupati delle musiche del Gargano

In questi giorni siamo venuti in possesso di un testo curato da Cecilia Mangini – La legge / di Jules Dassin ; a cura di Cecilia Mangini – Dal soggetto al film ; 11 Tratto dal romanzo [La loi] di Roger Vailland, Sceneggiatura di Françoise Giraud e Diego Fabbri, In copertina: Il romanzo di Roger Vailland e la nuova storia di Dassin, un paese a disposizione della "troupe" – in cui è presente un’intervista che potrebbe modificare la sequenza e l’elenco dei ricercatori che furono a Carpino e sul Gargano e che pertanto possono essere in possesso o possono essere d’aiuto al mondo accademico per l’individuazione di uno dei rari materiali sonori e video raccolto quando la televisione non aveva ancora contaminato completamente le tradizioni musicali dei nostri territori. Klicca per l'ingrandimento

L’intervistato in questione nel raccontarci le difficoltà nella realizzazione delle musiche del film "La loi" di Jules Dassin afferma "In tutti questi paesi, radunavamo la sera, sulla piazza o in qualche casa, dei giovani e dei vecchi disposti a farci sentire i canti che sapevano". "Tornai con ore di musica registrata della quale mi sarei poi ampiamente servito come della più preziosa e autentica fonte d’ispirazione".

Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Ufficio Stampa : trattino
Giovedì 01 dicembre 2005

Discussione

5 pensieri su “La memoria di Carpino e del Gargano

  1. Avatar di Sconosciuto

    Nel giugno 1956, uno scrittore in piena crisi ideologica trascorreva le sue vacanze nel Gargano, cercando la solitudine e la pace; nel giugno 1957, un romanzo di ambiente italiano “La Loi” compariva nelle librerie parigine; nel giugno 1958, Jule Dassin dava il primo giro di manovella al film che era stato tratto dal film. Interpreti del film sono Gina Lollobrigida, Pierre Brasseur, Marcello Mastroianni, Melina Mercouri, Yves Montand e Paolo Stoppa. Il luogo principale in cui viene girato il il film è Piazza del Popolo di Carpino.
    Come sappiamo molti sono gli studiosi che si sono recati nelle nostre terre per scopi più o meno nobili, in questo caso stiamo parlando del periodo 1957/1958 e di un grande maestro, Roman Vlad.
    Abbiamo contattato il maestro, che, gentilissimo, ci ha richiamato per telefono una domenica pomeriggio di questo autunno.
    La telefonata è durata quasi un’ora, durante la quale Roman Vlad, emozionato e stupito della nostra trovata, ci ha raccontato di aneddoti, persone e paesaggi pieni di bellezza e schiettezza, di suoni, di sogni e di fatiche spesso indescrivibili e della veridicità di quanto riportato nell’intervista della Mangini.
    Prima di chiamarmi, il maestro aveva già lavorato per noi cercato di recuperare il materiale.
    Non era più in suo possesso e man mano che, pieno di gioia, per telefono ci parlava, gli venivano in mente quei lontani giorni a più di 40° gradi all’ombra e di quelle serate trascorse ad ascoltare e vedere danzare le musiche folkloristiche da giovani e anziani rigorosamente maschi.
    Roman Vlad intraprese sul Gargano tre viaggi e la troupe di Dassin rimasse a Carpino per circa due mesi.
    Secondo il maestro le musiche dovrebbero essere in possesso della Gite film – Monica film (dalle nostre informazioni risulta che le Musiche furono di Roman Vlad dirette da Marc Lanjean, il Fonico fu William R. Sivel, i Direttori di produzione sono stati Baccio Bandini – Luciano Perugia – Walter Rupp e la Produzione è quella di Maleno Malenotti e Jacquer Bar per la GESI cinematografia, la Titanus spa- Roma e Le Groupe des Quatres – Paris) due editori uno francese e uno italiano – e non si tratterebbe di solo materiale sonoro, ma anche video, anche se non raccolto per scopi scientifici nei territori di Carpino, Ischitella, Peschici, Rodi Garganico e Monte Sant’Angelo.
    Questo vuole essere l’ennesimo grido di dolore per fare appello a tutti coloro che possono farlo di provvedere al recupero di questo materiale, anche perché ormai sono passati quasi 50 anni e le loro condizioni sicuramente necessitano di un urgente restauro.

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    Pubblicato da festival | dicembre 1, 2005, 4:29 PM
  2. Avatar di Sconosciuto

    Compositore, pianista e musicologo, uomo di profonda e vasta cultura, Roman Vlad è nato in Romania il 29 dicembre 1919 a Cernauti(l’attuale Cernovtzy, ora in Ucraina). Prima di lasciare la città nativa conseguì il diploma di pianoforte presso il Conservatorio e nel 1938 si trasferì a Roma ottenendo nel 1951 la
    cittadinanza italiana.
    Ha frequentato l’Università di Roma e si è diplomato nel 1942 seguendo il corso di perfezionamento di Alfredo Casella presso l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia. Il suo lavoro “Sinfonietta” ottenne il Premio ENESCU nel 1942.
    Nel dopoguerra Roman Vlad, pur continuando la sua attività di concertista e compositore, si è fatto apprezzare come saggista e conferenziere in Italia come pure in Germania, Francia, nelle due Americhe, Giappone e Inghilterra, dove insegnò presso la Summer School of Music, a Dartington Hall, durante i corsi
    1954 e 1955.
    Direttore artistico dell’Accademia Filarmonica Romana dal 1955 al 1958 e dal 1966 al 1969, è stato anche condirettore della sezione musicale della “Enciclopedia dello Spettacolo” (1958-62).
    E’ stato inoltre presidente della Società Italiana di Musica Contemporanea (1960), consulente e collaboratore del Terzo Programma RAI, Direttore Artistico del Maggio Musicale a Firenze nel 1964 e del Teatro Comunale della stessa città (1968-72).
    Nel 1974 la National University of Ireland di Dublino gli ha accordato il titolo onorario di Dottore in Musica. Presidente della Società Aquilana dei Concerti (dal 1973 al 1992), ha ricoperto il ruolo di Sovrintendente del Teatro dell’Opera di Roma.
    Dal 1967 è condirettore della “Nuova Rivista Musicale Italiana”, e dal 1973 al 1989 è stato Direttore Artistico dell’Orchestra Sinfonica della Radio-Televisione Italiana di Torino.
    Dal 1980 al 1982 e, per due mandati consecutivi, dal 1990 al 1994, è stato presidente della C.I.S.A.C. (Confédération Internationale des Auteurs et Compositeurs). Fa tuttora parte del consiglio di amministrazione della stessa C.I.S.A.C.
    Direttore Artistico del Teatro alla Scala di Milano, è attualmente membro del Comitato direttivo dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia e Consulente Artistico del Ravenna Festival, del Festival Settembre Musica e del Festival Musicale di Ravello.
    Nel 1994 è stato nominato Presidente dell’Accademia Filarmonica Romana.
    Ma Roman Vlad è un uomo sorprendente e non si è limitato a ricoprire incarichi più o meno prestigiosi: profondo conoscitore, com’è ovvio, della Storia della Musica e delle biografie dei più importanti compositori, ha all’attivo anche una nutrita produzione artistica in proprio.
    Ha scritto opere teatrali, sinfoniche e da camera, fra cui si ricordano i recenti “Cinque elegie su testi biblici”, “Melodia variata” e il bellissimo ciclo de “Le stagioni giapponesi, 24 Haiku” (tutte opere scritte negli anni ’90).
    Ha inoltre composto anche musiche di scena e da film, tra cui la colonna sonora del celebre capolavoro di René Clair “La bellezza del diavolo” (nel lontano 1950 ha anche ottenuto il Nastro d’Argento per le sue composizioni cinematografiche), e le musiche del film “La Legge” di Jule Dassin girato quasi completamente a Carpino).
    I telespettatori italiani lo ricordano in particolare per le competenti – e per certi versi toccanti – presentazioni del ciclo di registrazioni che il pianista bresciano Arturo Benedetti Michelangeli, forse il più grande del secolo, aveva effettuato per la RAI nel 1962: delle vere e proprie lezioni che hanno aiutato
    intere schiere di persone ad avvicinarsi al mondo della musica e a capire l’arte di quel maestro della tastiera.
    Roman Vlad è altresì l’autore di importanti opere saggistiche tra cui si ricorda l’ormai storico “Storia della Dodecafonia” (edito nel 1958), seguito subito dopo da due importanti biografie di due giganti della musica: “Stravinsky” e “Dallapiccola”.
    Molto belli ed importanti anche i saggi degli anni ’80: “Capire la musica” e “Introduzione alla civiltà musicale”.
    Dal 1991 è stato eletto membro della Koninlijke Academie voor Wetenschappen, Letteren en Schone Kunsten del Belgio. Ha ricevuto il grado di Commandeur des Art et des Lettres della Académie des Arts et des Lettres francese.
    Dal 1987 all’estate del 1993, è stato Presidente della S.I.A.E. (Società Italiana degli Autori ed Editori), di cui è stato successivamente nominato Commissario Straordinario, incarico che ha rivestito dall’inizio del 1994 al gennaio 1996.

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    Pubblicato da festival | dicembre 1, 2005, 4:30 PM
  3. Avatar di Sconosciuto

    1954 -Nel pieno boom economico degli anni Cinquanta del secolo scorso avviene una svolta importante negli studi sulle tradizioni musicali del Gargano e dell’Italia in generale.
    Il Gargano viene interessato per la prima volta da tali studi nel 1954, da Alan Lomax e Diego Carpitella, nell’ambito di una ricerca sistematica su tutta la penisola commissionata dalla Columbia World Library and Primitive Music, che li porterà a registrare circa 3000 documenti. La raccolta conservata presso gli Archivi di Etnomusicologia, in Roma, comprende 53 documenti sonori, con vari organici vocali e strumentali, registrati nei comuni di Sannicandro Garganico, Cagnano Varano, Carpino e Monte Sant’Angelo.
    Senza saperlo, Alan Lomax e Diego Carpitella il 23/24 Agosto di quell’anno riesumano la Tarantella del Gargano.
    1957/1958 – Roman Vlad intraprende tre viaggi sul Gargano per raccogliere le musiche che gli sarebbero serviti per il film “la loi” di J. Dassin.
    1965 – Roberto de Simone effettua una ricerca specifica su Andrea Sacco.
    1966 – Il 10 dicembre dello 1966 Diego Carpitella e Roberto Leydi, che stanno preparando uno spettacolo a Milano con cantori e suonatori tradizionali, si recano a Carpino per effettuare una raccolta di canti del paesino garganico. È importante rilevare che in quest’occasione viene registrata la cosiddetta Accomë j’èja fa’ p’amà ’sta donnë, che tanto successo ha avuto presso i gruppi di riproposta, in realtà un sonetto (sunèttë) nella forma di tarantella alla mundanarë.
    1967 – Dopo questa raccolta il gruppo di Carpino (Rocco Di Mauro, Andrea Sacco, Gaetano Basanisi, Giuseppe Conforte, Angela Gentile e Antonio Di Cosmo) viene invitato a Milano, nel marzo del 1967, a partecipare allo spettacolo “Sentite buona gente ” presso il Teatro Lirico, con un notevole successo di pubblico.
    1970 – Roberto Leydi pubblica: Folklore Musicale Europeo (Serie di 3 LP, Albatros/Vedette Records).
    1972 – L’iniziatore di una lunga operazione di riproposta della Tarantella del Gargano è Roberto De Simone che con la Nuova Compagnia di Canto Popolare pubblica LP lo guarracino (Ricordi, SMRL 6151).
    Negli anni Settanta/Ottanta del secolo scorso, altri ricercatori, prevalentemente locali, si cimenteranno nella raccolta di documenti di tradizione orale. Ricordiamo tra i più importanti: Francesco Nasuti di Monte Sant’Angelo, Raffaele Cera di San Marco in Lamis, il gruppo che opera all’interno del Centro di Studi Garganici di Monte Sant’Angelo, Eugenio Bennato e Carlo d’Angiò e Giuseppe Michele Gala.
    1976 – Eugenio Bennato e Carlo d’Angiò con i Musicanova pubblicano Garofano d’ammore (Philips-Phonogram), LP che farà conoscere al pubblico di massa i sonetti di Carpino.
    CARLO D’ANGIO’ – Cominciammo a ricercare a Giugliano (nord Napoli) avendo il primo contatto con la tarantella, che poi avremmo continuato a ricercare in tutto il sud, fino ad individuarne quella che, a mio parere, è l’espressione più alta, mitica: quella del Gargano. Arrivammo a Carpino, con Roberto De Simone, nel ’70, e fummo i primi a raccogliere le “Tarantelle del Gargano”.
    EUGENIO BENNATO – Pescammo nel patrimonio di queste zone alcune canzoni che ci avevano profondamente impressionato. La gente di Milano pensava che fossero gospels americani non canti del Gargano.
    In questo periodo vengono pubblicate varie raccolte di canti popolari, encomiabili per l’aspetto letterario, ma di dubbia scientificità nella trascrizione e nell’analisi delle musiche e dei comportamenti musicali.
    A partire dai primi anni del 1980, ad opera del Centro Studi di Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, che collabora con la cattedra di Etnomusicologia dell’Università degli Studi di Bologna, vengo iniziate le prime ricognizioni etnomusicali eseguite con sistematicità e rigore scientifico, sotto la supervisione di Roberto Leydi.
    1996 – ROCCO DRAICCHIO (musicista del gruppo Al Darawish), nativo di Carpino, concepisce l’idea di un folk festival in omaggio alla tradizione musicale popolare. Fin dall’inizio il favore riscosso tra il pubblico e tra gli addetti al settore dimostra la validità dell’intuizione di Draicchio. Viene quindi fondata l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival per ripetere negli anni quell’iniziale felicissima esperienza.
    Da questo momento, le serenate contadine e le tarantelle escono dai sotterranei di Carpino e grazie anche ai suoi Cantori valicano i confini locali e nazionali per divenire le musiche tradizionali tra le più belle al mondo.
    Apprezzato per le sue tradizioni, i suoi suoni e la sua cultura, Carpino costituisce una delle capitali della musica popolare e tradizionale italiana ed europea.

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    Pubblicato da festival | dicembre 1, 2005, 4:30 PM
  4. Avatar di Sconosciuto

    PER IL MIO AMICO GIUSEPPE PERCHE’ NON PENSARE AD UN MUSEO DELLA MUSICA POPOLARE CHIEDENDO AI POSSESSORI DELLE RESISTRAZIONI E DEGLI SCRITTI DI DONARE IL TUTTO AL COSTITUENDO MUSEO?? A LIVELLO ISTITUZIONALE L’INIZIATIVA DI CONSERVAZIONE DEL PATRIMONIO CULTURALE ED ARTISTICO DI QUESTO PAESE NON E’ UNA COSA SERIA? CHE COSA LASCEREMO AI NOSTRI FIGLI?? E’ POSSIBILE TOLLERARE ANCORA LO SCIPPO QUOTIDIANO DELLA NOSTRA STORIA?? CHI DEVE PROMUOVERE E’ INERTE, L’ASSOCIAZIONE CARPINO FOLK FESTIVAL SE NE PUO’ FAR CARICO DELLA COSTITUZIONE DEL MUSEO CHE SARA’ LA NOSTRA MEMORIA STORICA, IL LAVORO DI RICERCA EFFETTUATO DA ALTRI PUO’ ESSERE RECUPERATO?
    RAGAZZI E’ UN IDEA DISCUTIAMONE
    CIAO
    SAVIO

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    Pubblicato da utente anonimo | febbraio 2, 2006, 10:59 am
  5. Avatar di Sconosciuto

    Ciao Savio. Speriamo che qualcuno se ne faccia carico perchè sicuramente il museo è il minimo indispensabile.
    Invece di criticare si dovrebbe fare, ecco un idea semplice da realizzare.
    Speriamo nel pis e nella restaurazione del palazzo barone. dopodiche serviranno i finanziamenti per finalizzarlo a museo, infatti servono le strutture per la conservare e per preservare. Documenti, dischi, cd e altri mezzi hanno bisogno di molta cura.
    Non credo, tuttavia, che servano tanti denari.

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    Pubblicato da festival | febbraio 2, 2006, 7:30 PM

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