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Tarantelle e Canti Tradizionali delle Puglie

 
Ecco un disco insolito: pochissime invenzioni o “sperimentazioni”, arrangiamenti scarni, essenziali, pochi colpi a effetto o assoli, eppure un’atmosfera ricca, piena di sfumature emotive, che rimandano alla semplicità della musica tradizionale.
Sarà merito delle voci, dai timbri interessanti e codici propri della musica contadina, più vicine alle voci dei vecchi che a quelle della musica di riproposta.
I brani sono interamente pugliesi: alle pizziche e tarantelle del Gargano e del Salento si aggiungono bellissimi canti di sole voci, imparati tutti direttamente dai vecchi cantori frequentati negli anni.
DANIELE SEPE

Discussione

4 pensieri su “Tarantelle e Canti Tradizionali delle Puglie

  1. Avatar di Sconosciuto

    Scrive MALICANTI nel libretto del CD: “Non ci siamo mai illusi, in nessun momento, di mimetizzarci con i nostri vecchi maestri contadini.
    Pure a un certo punto abbiamo sognato di poterci incrociare con loro, fosse solo per un canto, per un ballo, per un concerto, sapendo che la strada per l’incontro avremmo dovuto percorrerla quasi tutta noi più giovani, e a ritroso”.
    E in questo paradosso “dell’approssimazione, dell’avvicinamento al mondo orale e sonoro dei contadini”, nasce un disco che mancava, nel panorama musicale della musica etnica italiana, da molto tempo.
    Un disco semplice, tradizionale, di buon gusto.
    Ricordo che a casa mia si cucinava con la “sugna”, l’olio d’oliva era giusto per condire l’insalata. I nostri nonni avevano altri stomaci e il loro vino o il loro ragù era molto lontano da quelle asfittiche e vissaniane imitazioni bioagrituristiche che oggi vanno per la maggiore.
    La musica fa lo stesso. Addomesticato e svuotato di senso, il neofolk invadente degli ultimi anni fa da tappezzeria a feste paesane e feste di laurea senza provocare nessuno scandalo.
    MALICANTI non è così. Sarà stata la frequentazione più per affetto che per voglia di fare i discepoli, ma qualcosa di quelle voci antiche e sofferte gli è rimasta appiccicata in gola.
    Ne avrà potuto più il vino bevuto insieme a Andrea Sacco che gli studi etnomusicolgici…
    DANIELE SEPE

    Distribuzione Felmay-Egea
    (nei negozi specializzati e su http://www.finisterre.it)

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    Pubblicato da festival | ottobre 23, 2005, 2:12 PM
  2. Avatar di Sconosciuto

    Scrive MALICANTI nel libretto del CD: “Non ci siamo mai illusi, in nessun momento, di mimetizzarci con i nostri vecchi maestri contadini.
    Pure a un certo punto abbiamo sognato di poterci incrociare con loro, fosse solo per un canto, per un ballo, per un concerto, sapendo che la strada per l’incontro avremmo dovuto percorrerla quasi tutta noi più giovani, e a ritroso”.
    E in questo paradosso “dell’approssimazione, dell’avvicinamento al mondo orale e sonoro dei contadini”, nasce un disco che mancava, nel panorama musicale della musica etnica italiana, da molto tempo.
    Un disco semplice, tradizionale, di buon gusto.
    Ricordo che a casa mia si cucinava con la “sugna”, l’olio d’oliva era giusto per condire l’insalata. I nostri nonni avevano altri stomaci e il loro vino o il loro ragù era molto lontano da quelle asfittiche e vissaniane imitazioni bioagrituristiche che oggi vanno per la maggiore.
    La musica fa lo stesso. Addomesticato e svuotato di senso, il neofolk invadente degli ultimi anni fa da tappezzeria a feste paesane e feste di laurea senza provocare nessuno scandalo.
    MALICANTI non è così. Sarà stata la frequentazione più per affetto che per voglia di fare i discepoli, ma qualcosa di quelle voci antiche e sofferte gli è rimasta appiccicata in gola.
    Ne avrà potuto più il vino bevuto insieme a Andrea Sacco che gli studi etnomusicolgici…
    DANIELE SEPE

    Distribuzione Felmay-Egea
    (nei negozi specializzati e su http://www.finisterre.it)

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    Pubblicato da festival | ottobre 23, 2005, 2:12 PM
  3. Avatar di Sconosciuto

    «MALICANTI suona e canta le musiche dei modi contadini, soprattutto di due aree della Puglia: il Salento e il Gargano.
    Quasi tutti i canti che facciamo li abbiamo appresi da anziani cantatori e suonatori della tradizione che con il passare degli anni sono diventati amici. In particolare di Andrea Sacco, Uccio Aloisi e il compianto Luigi Stifani, mesciu del tarantismo, abbiamo inserito un piccolo contributo sonoro nel cd per rendere loro grazie.
    Le nostre musiche aggiungono davvero poco, in termini di arrangiamento, alle musiche che abbiamo sentito suonare da loro, e le nostre voci – tutti e cinque cantiamo – non sono “impostate” per il canto lirico, ma tentano di riprendere impostazioni di respiro e di risuonatori propri delle tradizioni contadine.
    Infatti a noi emozionavano le voci e i suoni dei vecchi che sono rimasti a testimoniarci un mondo che non è il nostro. E insieme ci siamo chiesti se suonando potevamo ricreare qualcosa di quell’universo emotivo.
    Il lavoro che facciamo quindi non è un lavoro filologico. Noi siamo disposti a cambiare qualcosa, a ri-creare qualcosa, ma non vogliamo rinunciare alle cose più essenziali e sostanziali della musica contadina.»

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    Pubblicato da festival | ottobre 23, 2005, 2:13 PM
  4. Avatar di Sconosciuto

    «MALICANTI suona e canta le musiche dei modi contadini, soprattutto di due aree della Puglia: il Salento e il Gargano.
    Quasi tutti i canti che facciamo li abbiamo appresi da anziani cantatori e suonatori della tradizione che con il passare degli anni sono diventati amici. In particolare di Andrea Sacco, Uccio Aloisi e il compianto Luigi Stifani, mesciu del tarantismo, abbiamo inserito un piccolo contributo sonoro nel cd per rendere loro grazie.
    Le nostre musiche aggiungono davvero poco, in termini di arrangiamento, alle musiche che abbiamo sentito suonare da loro, e le nostre voci – tutti e cinque cantiamo – non sono “impostate” per il canto lirico, ma tentano di riprendere impostazioni di respiro e di risuonatori propri delle tradizioni contadine.
    Infatti a noi emozionavano le voci e i suoni dei vecchi che sono rimasti a testimoniarci un mondo che non è il nostro. E insieme ci siamo chiesti se suonando potevamo ricreare qualcosa di quell’universo emotivo.
    Il lavoro che facciamo quindi non è un lavoro filologico. Noi siamo disposti a cambiare qualcosa, a ri-creare qualcosa, ma non vogliamo rinunciare alle cose più essenziali e sostanziali della musica contadina.»

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    Pubblicato da festival | ottobre 23, 2005, 2:13 PM

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