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Nuove categorie antropologiche si svillupano

Girovagado nella rete come ormai faccio quotidianamente, mi sono imbattutto (nel sito di www.pizzicata.it che vi consiglio di visitare) in una esilarante classificazione effettuata da Ialma. Ve la ripropongo sul nostro blog.

Le leggi di mercato che hanno sdoganato la piSSIca al grande pubblico hanno creato delle interessantissime categorie antropologiche che potrebbe essere interessante esaminare più approfonditamente. Le ripropongo nei commenti seguenti:

Discussione

2 pensieri su “Nuove categorie antropologiche si svillupano

  1. L’UBIQUO (Ubiquitus Sempervirens Gramignicus) : è l’incubo per eccellenza. Da quando il fenomeno piSSica ha raggiunto codeste vette di diffusione l’Ubiquo è onnipresente e implacabile. Chiunque potrebbe essere un ubiquo piSSicofilo, dal tuo capo al lavoro, al vicino di casa, al giornalaio, all’amico, che inaspettatamente, da interessarsi di entomologia e di farfalle della foce dell’ Orinoco ha scoperto che la piSSica piace alle donne, ERGO ci si può rimorchiare. L’ubiquo si divide in numerose categorie, fra le quali :

    -TAMBURELLISTA A TUTTI I COSTI (Homo Sonaglierus Pizzicapizzicus) :
    E’ colui che si è automaticamente elevato al rango di “musicista” da quando ha comprato il Suo strumento, rimandando ad un momento successivo, (data da destinarsi) l’imparare a suonarlo.
    Pare incapace di separare qualsiasi funzione vitale della sua esistenza dal suo tamburello.
    Alcuni studiosi suppongono che persino si accoppi a ritmo di terzinato, ma lo studio è tuttora in corso.

    Fra le caratteristiche specifiche del TATIC, l’ignoranza di qualsiasi ritmo che non sia la pizzica, da lui considerata la massima forma espressiva, ed una ricerca spasmodica dello strumento più trendy (rigorosamente pirografato, con pelle verniciata o con grossa bestiaccia pelosa ottozampe disegnata sulla pelle, sonagli triangolari in lega nickel argento o in lega di bronzo, il tutto per far colpo sulle appartenenti alla specie di sesso femminile).
    A volte argomenta misticamente la sua scelta al grido di “anche Dio è terzinato, ossia tre in una botta sola”

    Il suo scopo di vita è “la ronda”, il momento in cui si incontrerà con gli altri elementi del branco per dar vita al momento di aggregazione ludico-catartico-misticodiscomusicale.
    Alcuni esemplari si sono adattati, e fuori dalla ronda parassitano altre forme espressive, come il TATIC da concerto (che da bordo palco accompagnerà incessantemente il lavoro del tamburellista titolare, andando spesso fuori tempo e mandando fuori tempo tutto il gruppo a mo di domino) o il TATIC Adaptatus il quale, per via della modesta conoscenza di tutti i ritmi popolari più conosciuti si materializza in qualsiasi situazione, su palco o a terra e pretende di accompagnare il ritmo e di cantare dalla tarantella di Montemarano alla capoeira al cha cha cha.

    Il TATIC non appartiene a nessuna area geografica specifica, essendo soggetto diffuso su tutto il territorio nazionale (con frange oltreconfine).

    Riconoscibile da espressioni tipiche come “siamo tutti amici e tutti coi tamburelli, poi ci facciamo una ronda?” oppure (rivolta ad altre categorie di musicisti di qualsiasi specie, dal sassofonista al timbalero al suonatore di clavicembalo) “mica sai suonare la pizzica che suoniamo tutti insieme?” il TATIC sviluppa un numero di decibel impressionantemente alto, specie se accompagnato da un appartenente ad altra sottocategoria “con djembè”
    Basta un numero sorprendentemente basso di appartenenti alla specie per rendere invivibile qualsiasi avvenimento, da una festa religiosa ad un concerto di piazza ad un raduno privato.

    Nella sfera mistica inconscia, il TATIC venera il dio “taranta”, del quale però non sa assolutamente niente se non che 1) è un ragno 2) se punge fa ballare 3) le sue lodi si cantano suonando il tamburello 4) viva ci bballa

    Altre sottospecie comprendono :

    – il MARTIRE (Sonaglierus Stigmaticus) : mostra con orgoglio al mondo la sbucciatura alla base del pollice prodotta dal suonare pizzica incessantemente, ed il tamburello schizzato di sangue che darebbe conati di vomito anche a Dario Argento o ad un medico legale.
    Generalmente in jeans e maglia chiara, lo stigmaticus sfoggia sguardo rapito, come il dipinto di San Lorenzo sulla graticola ed una smorfia costante di dolore mentre suona, ed esibirà in ogni circostanza possibile ed immaginabile la cicatrice, segno di appartenenza ad un clan ristretto e molto esclusivo.
    – il PROFESSIONISTA DELLA PIZZICA (Sonaglierus Expertuus) : si presenta alle ronde con guantino da bodybuilding accorciato per non rientrare nella categoria MARTIRE (vedi), fascia antisudore o polsiera, tamburello customizzato (cerchio in acero stagionato, pelle mezzocapretto, sonagli in lega nickelargento che mantengono gli acuti pur avendo un suono pieno) e regolarmente va fuori tempo o si stanca di suonare dopo dieci minuti.
    – il CAPORONDA (Sonaglierus Metronomicus) : pretende di gestire a mo di Von Karajan 40 tamburellisti e di farli andare tutti sincronizzati urlando TEMPOOOOOOOOOOOO quando sente lo scarto di un 1/32 di uno dei suonatori. In via di estinzione. Per infarto.
    – l’ ALCOOLICO (Sonaglierus MierumieruMierullallaicus) : il cui motto storico è “No VINO NO PARTY!!”, che porta al seguito bottiglia (una o di solito più esemplari) di rosso sfuso rigorosamente da due litri da consumare con i compagni di avventure.
    – IL COLONIZZATORE (Ubiquitus Missionarius) : Dalla Madonna della Neve al compleanno del parroco al raduno dei boy scout di Cinisello Balsamo, in qualsiasi occasione ci sia da suonare o da ballare, il colonizzatore si presenta con gli amici piSSicati (nella versione con tamburello o senza) inizia a suonare (nella versione con tamburello) o mette su un cd con “I Grandi Successi Della Pizzica” (nella versione senza tamburello), 14 pizziche a 180 BPM, ed inizia a sfrenarsi, con finalità riproduttive (far colpo sulle donne), raramente con finalità di soddisfazione coreutica o tersicorea.
    – IL SUONATORE DI DJEMBE’ (Afroritmicus BUMBADABUM tritamarronibus) : frutto di un reimpasto di categorie musicali, spostato dai centri sociali alle feste popolari, il BUMBUMBUMicus (definito anche come “bongoloide” negli scritti della Valentini) spesso è imparentato con la categoria del punkabbestia e del collettaro (semihomo scusaciaiqualchespicciolus) e inscindibilmente in simbiosi con quello dell’ALCOOLICO (vedi) , si muove in branchi numerosi e compie la transumanza rituale durante il periodo estivo spostandosi da un pascolo musicale all’altro.

    Il WWF e la protezione animali da anni cercano di far estinguere senza successo le predette categorie, proponendo soluzioni che vanno dalla istituzione di detectors e cani guida specializzati nel rilevare sonagli di tamburelli e pelle di capra, alla calmierazione del prezzo della pelle di capra, all’inserimento della bestia nelle specie in via di estinzione.

    IL PURISTA : Forte di anni, mesi, a volte anche giorni o solo ore di studio sulle fonti (spesso nei casi più eclatanti costituite solo da un articolo di fondo su repubblica) assurge al rango di Purista.
    Le sue frasi preferite sono “…ma gli anziani non fanno così…” ci si stia riferendo al canto, al ballo al suonare o alla preparazione dei cavatelli con le cime di rapa e “…non è a tradizione…” a mo di pontifex magnus e arbitro supremo di cosa sia lecito fare a cosa no in materia popolare. Per lui i musicisti non suonano con sufficiente ricerca, anche se sono di famiglie che cantano da 8 generazioni, i ballerini tutti dozzinali, e balla solo se tutti fanno largo e fanno ballare lui e la sua compagna accompagnando con sonori AAAAH ed OOOOH di apprezzamento le votate o le figurazioni, recuperate dopo anni di ricerca.

    IL BALLERINO PISSICATO (Cotolapedius Addhruttepizzicaulatarantellius) : Quando sente pronunciare la parola “pizzica” gli si illuminano gli occhi, e sogna ronde sterminate in cui ballare con gli amici pissicati fino al mattino a mo di discotecalabirinto.
    Lui balla come crede perché secondo lui la pizzica si balla così, chiudendo gli occhi, seguendo il suono del tamburello e mettendo il cuore nei piedi (versione new age/Flashdance), saltellando tipo pogo però etnico (versione centro sociale) o peggio ancora, vittima del tragico manuale radioelettra “ANCHE TU BALLERINO DI PIZZICA IN 3 MINUTI”, facendo il tragico passo “piede destro avanti piede destro indietro” come nelle coreografie de L’AIA, “nota” trasmissione televisiva sulle musiche del mediterraneo che ammorba le domeniche sera su Telenorba.
    Ascolta musica popolare a tutte le ore ma non è che gli piaccia poi da impazzire, le registrazioni dei vecchi poi, du palle, stonati, non si capisce un cassius di quello che dicono, ma li ha trovati al banchetto della casa discografica in Salento e non ha potuto non comprarli tutti quanti, anche se adesso fanno solo colore nello scaffale e servono ad impressionare le piSSicate più fresche.
    Spesso il piSSicato abita in una grande città, di solito del nord; sogna ronde di pissica, ma le vorrebbe più vicine a casa, magari all’Idroscalo, perchè arrivare fino in Salento per ballare è una vera tortura. Uè figa!, con tutta la richiesta che c’è, non capisce perchè non importino a Milano cinque o sei gruppi che rallegrino le serate un po’ “fuori dal trend” ?
    Spesso ha programmi della serata scaglionati come segue ; happy hour, aperitivo, corso di latinoamericani e serata a ballare la pizzica, con amici dai nomi da cane tipo Giangi, Lullu e la Cicci.
    Ha l’orecchio allenato e agile di una campana crepata e balla la piSSica su tutto quello che suoni in tre, tarantelle, saltarelli, house music, tarantelle alla carpinese.
    L’archetipo del soggetto in questione è rappresentato dalle persone che alla festa di S.Rocco a Torrepaduli, al posto di ballare nelle ronde, zompettEano e colotEano davanti alle casse dell’impianto del venditore di panini, che spara pizzica a manetta.

    LA BALLERINA PIZZICATA : Nella versione femminile (Cotulapedia Exagitata Abballatiabballatica), la ballerina piSSicata ostenta il tipico costume da ballerina piSSicata, consistente, dal basso verso l’alto in : scarpine da danza classica (versione ricca), da ginnastica (versione sport) o scalza (versione roots), gonnellone largo nero o “etnico” a motivi floreali o cachemere o batik, comodissima da alzare durante il ballo e mostrare all’universo il colore dell’intimo indossato. Segue top stretto nero o maglietta aderente o camiciona larga. Collana etnica. Fascia nei capelli. Movenze pseudoflamenchere/danza sufi/danza del ventre/passo avanti-passo indietro.
    Come la prende la pizzica non la prende niente, e sente un trasporto mistico verso il suono del tamburello. Spesso balla ad occhi chiusi “perchè la pizzica è un ballo in cui si deve solo ascoltare il ritmo dei tamburelli e lasciarsi andare”

    LA NEOTARANTATA : Anche qui, come nel caso dell’ubiquo, una neotarantata potrebbe nascondersi in vostra sorella, cugina, nella commessa del supermarket, la segretaria del dentista, la collega di università. Come rimedio alla quotidianità hanno deciso che nulla meglio dell’agitarsi scoordinatamente al centro di una ronda di tamburelli o davanti alle casse di un impianto voci in pubblico possa aiutarle a rimuovere lo stress della vita di tutti i giorni.
    Trattasi di ragazza (o carampana -documentata all’estero-) di buona famiglia, senza alcun problema psicologico o dramma sociale alle spalle, tranne la tragedia di avere troppo tempo libero da impegnare.
    L’appartenenza al club delle Neotarantate (rarissimi i casi maschili) si conquista con sudore e fatica, agitandosi al suolo di uno dei tipici scenari urbani o semiurbani :
    – Il centro sociale, fondo in mattonella o cotto, che mantiene la tendenza a diventare viscido a mo di palude a cielo aperto anche il 15 agosto.
    – La strada, fondo in asfalto grezzo con brecciolina, pietrisco e rifiuti di varie tipologie.
    – La campagna. Più ecologica come fondo, permette, quando si solleva il nuvolone di polvere, di avere visioni mistiche a seguito di inalazioni cospicue.
    Le crisi di trotismo (per via di alcuni movimenti, identici a quelli del pesce azzurro appena pescato) esplodono sempre in ambiente pubblico, e solo :
    a) durante un concerto.
    b) in una ronda cospicua di tamburelli
    c) dovunque ci sia del pubblico che osserva
    La Neotarantata è a sua volta rintracciabile in natura in due fattispecie : Quella che ci crede davvero (Tarantata Deliriomystica), quella che no (Tarantata Spectacularia Palcoscenica) che si taranta solo dal vivo e durante i concerti del suo gruppo e la fanatica (Tarantata Diva) che lo fa solo se qualcuno osserva, per darsi delle arie.

    IL PISSICATO : (Tarantatus Simplex) : Parente stretto del ballerino pissicato, il Pissicato semplice è spesso una vittima di amici affascinati del nuovo trend popolarico che dopo carissime lezioni private di danza piSSica in scuole rinomatissime, hanno deciso di organizzare la vacanza salentina tutta sagre e notti a ballare sulla spiaggia.
    Si è trovato coinvolto in serate a base di carne di cavallo, pesce fritto, pettole ed altre specialità locali, musica pompata da impianti spesso pessimi e gruppi da hit parade della pizzica.
    Ha imparato le strofe iniziali di tre brani, per osmosi e canta per ore pizzicarellamiapizzicarella, o LuSantuPaulumeuteletarante.
    Alle feste si gasa solo quando sente suonare quelli e durante i concerti spesso lo richiede ai musicisti sul palco con un urlo belluino, siano i musicisti sul palco i Cantori di Carpino, un gruppo di tarantella montemaranese, i Sunadur di Ponte Caffaro.

    L’ADATTATO : E’ di solito figlio del postino di Busto Arsizio. Generazioni e generazioni di cassoeula, cotoletta e zafferano non hanno impedito che, chissà per quale errore genetico, il giovinotto, al posto di essere interessato ad hobby tipici del luogo tipo la serata in disco con gli amici, la curva della Bustoarsiziese o del Milan o la caccia al negher o al terùn, si appassioni di cultura e musica tradizionale.
    Dopo numerosissimi indescrivibili viaggi Busto Arsizio – Pagani (SA) o Trento – Cardeto (RC), innumerevoli scalate verso santuari pedemontani, sobbarcati per amore della danza e del canto, il soggetto in questione si è impadronito delle forme coreutiche o tersicoree dei luoghi visitati, con il risultato che : capisce benissimo il dialetto, canta come se fosse cresciuto sul posto. Balla come un locale.
    Tradito solo dall’accento nordico, l’adattatus è assolutamente benvoluto dalla gente del luogo, del quale conosce costumi ed usanze e nel quale è perfettamente integrato e salutato come vengono salutati i parenti emigranti.
    Sul territorio nazionale sono presenti rarissimi elementi appartenenti alla specie.

    IL SALENTINO ADOTTIVO : Ricalca la tipologia del ballerino pizzicato (vedi) con alcune differenze sostanziali che andremo ad esaminare, essendo quest’ultima la categoria più inquietante fra quelle su elencate.
    Si “sente salentino” nonostante le sue frequentazioni salentine durino una settimana l’anno, solitamente a cavallo di ferragosto perché ci sono tanti concerti di pizzica fra cui scegliere.
    Di solito passa la sua settimana salentina in villaggio turistico o in campeggio (dove gli unici autoctoni sono i camerieri ed i gestori) dove incontra tanti altri “adottivi” di Gallarate, Cantù, Vipiteno, coi quali porsi interrogativi esistenziali tipo “…è il ragno o è il veleno…” davanti ad un piatto di pesce fritto findus alla sagra locale.
    Ama gli olivi secolari, il mare, l’aria, sfoggia magliette tipo “SALENTU MARE SULE E IENTU” e si fa gran vanto di esprimere la sua salentinità partecipando a tutti i concerti nel raggio di 200 KM da casa e frequentando le cene sociali a base di cibo salentino dei salentini autentici, pur non avendo la minima idea di cosa sia la vita reale in Salento.
    Per lui “disoccupazione” è una parola che sta solo nel vocabolario fra “depressione” e “dove sbarcare il lunario”.
    Per lui, i salentini si allontanano da casa per grande spirito di avventura e per organizzare le cene sociali al nord.
    Ha comprato De Martino per farlo vedere agli amici e riservandosi di leggerlo più in la.
    E’ convinto di essere stato pizzicato da qualcosa di non meglio identificato solo perché prova gusto a ballare sotto i palchi dei concerti di pizzica.
    Non ha mai visto un anziano suonare (a parte Uccio Aloisi beninteso)
    Si reputa molto in gamba perché comportandosi così contribuisce a salvare la tradizione, anche se 90 su 100 ha una tradizione dietro casa sua che sta perdendosi.
    Adora la piSSIca perché lo ha colpito così in profondità, ma sa poco o nulla del resto della musica di tradizione salentina e di qualsiasi altro luogo.

    IL RE DEL FORUM : da quando i fan della musica tradizionale si incontrano in rete, e comunicano fra loro in “forum” specializzati., spesso viene fuori la figura del “re del forum”, perfetto sconosciuto che assume, senza che nessuno glielo abbia mai chiesto, il ruolo di moderatore, commentatore maximus, ed esperto supremo di qualsiasi materia inerente il popolare.
    Questa atipica figura diventa spesso vittima del ludibrio della “comunità”, la quale più o meno velatamente lo invita in toni più o meno offensivi a :
    1) farsi na forchettata di c***i suoi
    2) smettere di postare le sue cazzate buoniste e superficiali
    Senza risultato alcuno.
    Non risultano metodi testati per eliminare creature del genere, a parte ignorarlo prudentemente. Ma purtroppo neanche questo ha effetti visibili.

    L’INSEGNANTE DI PISSICA (Vucumprà Expressio Tersicorea) : Spesso ha cominciato la sua carriera come semplice frequentatore del genere pop-olare.
    Quella fascia di utenti della musica che mentre dieci-quindici anni fa si riuniva intorno al più dotato musicalmente della comitiva (o al padrone della sei corde) e “…cantavamo a squarciagola le canzoni di Battisti fino all’alba…” alternato a Vasco, Ligabbue i Bìtols ed altro materiale da oratorio, oggi fa lo stesso, intonando però classici dai profondissimi contenuti sociali, come Brigante Se More, Vulesse Addeventare Nu Brigante, Le Sei Sorelle, Kalinifta, Lu Rusciu Te Lu Mare (che è MUTU forte, non TRUPPU forte come si avuto modo di ascoltare), la Tarantella “del Gargano”, e qualche brano dalla hit parade della musica pop-olare.
    Indipendentemente dalle modalità e dalle tecniche esecutive, (che di solito alzano le transaminasi agli appassionati e causano emorragie interne agli etnomusicologi) e dalla scaletta, che resta immobile negli anni come uno qualsiasi dei procedimenti penali contro il premier, questo è il terreno di cultura medio da cui viene fuori l’ “insegnante”.
    Il legame con il sud rivendicato dell’insegnante ha ragion d’essere nella genetica. Due generazioni fa i nonni sono saliti a nord in cerca di lavoro e da allora il nostro non è mai sceso a sud per più della classica settimana estiva.
    La genetica fa di lui, nato a Cusano Milanino e cresciuto al Giambellino un “salentino nell’anima” e come tale un essere “superiore” rispetto ai compagni di merende musicali.
    Grande affarista, l’insegnante si è reso conto che con i corsi di tamburello (che chiama tamburi a cornice perchè fa molto più chic) e di danze popolari (pizzica in testa) non solo si può rimorchiare anche se si è brutti, ma si possono anche alzare un bel pò di soldi.
    A questo punto, fatti due corsacci “di perfezionamento” da un paio di mezze giornate, il nostro inizia ad insegnare secondo la pratica molto comune al nord detta “seguo un corso e me lo rivendo” che più ho meno ha la stessa validità teorica e pratica del seguire un corso di russo o di astronomia per un paio di settimane per poi mettersi ad insegnare alle povere vittime che capitano sotto.
    Ovviamente senza porsi irrilevanti problemi tipo “introiettare il ballo”, “capirne le effettive modalità esecutive”, “conoscere le varianti”.
    Le ovvie lacune teoriche e pratiche dei corsi, vengono colmate con un geniale lavoro di marketing che comprende aspetti come : a) l’immagine : abbigliamento “alternativo etnico”, di solito afro per gli insegnanti di djembè ed etnicopugliese –camicia bianca, pantaloni e gilè neri- per gli insegnanti di danze popolari del sud Italia. b) la comunicazione : messaggi pubblicitari che iniziano con frasi tipo “il tamburo comunica con la nostra anima” o “le danze mistiche e sensuali del sud Italia; il ballo del ragno”, “la taranta ti pizzicherà il cuore” o meglio ancora “…la magia dei ritmi atavici…”
    Nelle versioni new age, il corso promette risultati a cui gli interessati dal fenomeno, anticamente, non avevano mai pensato, tipo lo sbloccamento dei chakras del sesso, la comunicazione con la parte più profonda della psiche, il venire in contatto con la propria primordialità, che qualsiasi cosa significhi, che tanto suona un sacco coinvolgente ed etnico.
    Il corso tipico è lievissimamente frequentato, tipo allevamento in batteria, e si basa sulla grande scuola del “vedi come faccio io e rifallo uguale”. Il che rende la lezione media l’equivalente acustico di un live degli Einsturzende Neubauten prima maniera.
    Gli insegnanti di strumento e tamburello nello specifico chiudono i loro corsi con “una coinvolgente jam session a cui potranno partecipare TUTTI coloro che amano questa musica e hanno voglia di farsi trascinare dagli incalzanti ritmi della pizzica”

    IL FINTO ESPERTO (Ignorans Sonagliatus) : Se l’esperto medio di tradizione popolare fonda le sue conoscenze su un substrato concreto, il finto esperto, come preannuncia il nome, fa solo finta.
    Finta di cosa? Di tutto. A scelta ed a seconda del pubblico da impressionare, può far finta di conoscere, di aver letto, di aver ascoltato, di aver suonato con musicisti importantissimi e di aver imparato da autentici maestri di tradizione.
    Salvo poi, come tutti i finti esperti, cadere in contraddizioni patetiche e gaffes da antologia, tipo essere convinto che gli Ucci siano tre (come i ben più noti tre porcellini), che la tammurriata sia napoletana, che Uccio Aloisi sia l’unico interprete rimasto della vera tradizione salentina, che esista una sola pizzica, che la sceblasti sia una antica divinità pagana, che lo scapece una colla da falegnami.
    Il soggetto in questione, (che di solito di musica popolare ha solo un bel folderone di mp3, però a 192 full stereo) ha SEMPRE e tristemente comunque, un suo parere su qualsiasi argomento si tratti, e DEVE per forza dire la sua, e lo DEVE dire con 30000 parole quando per esprimere un concetto mediamente efficace ce ne vorrebbero un decimo scarso.

    COLEI CHE INSEGNA ALLE AMICHE (Foratecapa Faicomefaccioius) : Difficilmente categorizzabile, perchè non rientra in nessuna categoria specifica.
    Non è insegnante di ballo (si spera, altrimenti poveri allievi), non è classificabile come ballerina per via della danza assurda che fa.
    Balla con la verve del leone di Androclo (felino di grosse dimensioni con spina infilata nel piede) o di un plantigrado obeso, ed alla richiesta della amica “…mi faresti vedere il passo base?” lei si enfatizza tutta ed inizia un adrenalinico pasodoble.
    Sputa all’amica informazioni vitali sul ballo tipo “…devi schiacciare, schiacciare, schiacciare la tarantola…” pestando il piede al suolo con l’energia necessaria a sterminare una ben nutrita famiglia di incolpevoli scarrafoni.
    All’arrivo nel posto dove si tiene un concerto di solito urlacchia all’indirizzo del palco frasi tipo “…fateci divertire…” o “…adesso siamo arrivati noi, suonate, vogliamo ballare…”, mettendosi a danzare con impeto l’alligalli.

    L’ESULE : Triste come il vino nel tetrapak, l’esule è colui che rivendica, in nome dei natali terronei dei suoi antenati, un senso di appartenenza al sud che per ovvie ragioni geografiche e culturali non gli appartiene.
    “La pizzica (o il ballo sul tamburo) ce l’ho nel sangue” -a mo di mononucleosi, verrebbe da aggiungere- afferma con orgoglio, nonostante sia cresciuto/a passeggiando per Rialto o all’ombra delle due torri, non conosca dialetto e usanze delle terre natie ed abbia un accento lievissimamente brianzolo o emiliano o, ciò!, venexiano.

    IL RAGNO DA RONDA (OCTOPUS PIZZICATUS) : Altra categoria in rapido aumento, il “ragno” da ronda approfitta del nuovo modo di ballare la pUzzica per allungare i tentacoli.
    In un ballo che dovrebbe essere discreto ed a distanza, il ragno da ronda approfitta delle malcapitate per cercare delle sensualissime avances in modalità
    1) fiatata sul collo
    2) occhi negli occhi
    3) clamoroso “passaggio” sul posteriore della ballerina di turno ballando il suo particolarissimo incrocio fra pizzicapizzica e lambada.

    IL CRITICO MUSICAL POPOLARE DELLA DOMENICA (VITTORIOFELTRIUS TAMBURELLISTICUS) : Cugino di primo grado del Finto Esperto, il CMDD spara giudizi a 360 gradi, lapidari e sconclusionati.
    In mancanza di conoscenza di dati concreti infarcisce i propri articoli di termini e frasi come “festa del ritmo”, transe(X), “dolcissime melodie alternate a”, “la magia della pizzica”, “meravigliosa tradizione salentina”, “nuovi e coinvolgenti arrangiamenti”, frasi che dicono poco ma che hanno un grande effetto mediatico.

    IL TRAUMATIZZATO DA PIZZICA : Povera vittima che, dall’ascoltare mediamente una buona quantità di musica tradizionale, dopo la overdose di tamburelli e di SantiPaoli viene, alla vista di strumenti tradizionali, preso da effetto miorilassante o agorafobico, a seconda delle situazioni.
    Il risultato non cambia, o si accascia o si deprime, ma sempre a ritmo ternario.

    IL NEOGRUPPO : Prodotto dei tempi moderni, in cui si fa prima a mettere su un gruppo di pizzica che a comprare un tamburello, il neogruppo di pizzica ha le sinistre caratteristiche comuni agli altri 200 (all’ultimo censimento) gruppi di pizzica.
    Tecnica approssimativa, zero conoscenza della tradizione, repertorio ridotto ad una dozzina di brani, sempre gli stessi, drammaticamente immutabili nei secoli.
    La scaletta tipica (ordine a scelta) : Pizzicarella, Santu Paulu, Kalinifta, Lu Rusciu Te Lu Mare, la “tarantella del Gargano”, Brigante Se More, Vulesse addeventare nu brigante.
    A questi immancabili, si aggiungono altre chicche come Nia Nia Nia, l’Antidotum Tarantolae (solo il primo modo), la tarantella di Sannicandro, più nota come Oh Re Re.

    L’ALFIERE DELLA PIZZICA : E’ salentino del salento, rigorosamente amante della sua cultura, nell’accezione moderna la pizzica, che difende dovunque e contro qualsiasi boscevico traditore che prova a dirne male.
    Altrettanto ovviamente ha tatuato sul braccio “LA TARANTA E’ VIVA E NU BBE MMORTA”, qualsiasi cosa significhi, e ha un astio spropositato per chiunque provi solo a dire che c’è modo e modo di adeguare la musica tradizionale ai tempi, e che forse suonare solo pizziche a 180bpm non è molto coerente come modo, anzi…
    Per chiusura mentale ce l’ha con chiunque abbia studiato il Salento senza essere salentino, perché ovviamente, non essendo salentini del salento sono inferiori.
    Quindi trova ridicoli luminari come De Martino o il Rolfhs.
    E’ gente di questa categoria che fa la fortuna di gruppi come i Tamburellisti di Torrepaduli.

    LA SS DA PIZZICA (Schutzstaffen Pizzicarellicus) : Soggetto cerebroleso o decerebrato vittima dell’effetto jukebox, secondo cui i musicisti su qualsiasi palco sono li per compiacerlo e suonare quello che preferisce.
    E di solito preferisce la pizzica.
    Va da se che senza vergogna chiede pizzica a chiunque, ai suonatori campani, calabresi, a quelli garganici, ai bulgari.
    Anzi, la IMPONE, esprimendo tutta la sua naturale educazione ed aplomb rivolgendo all’ordine dei musicisti sul palco dei leggiadri commenti tipo “basta co sta lagnaaaaaaaaaaaa… vogliamo la? Indovinate un po? PIZZICA!”
    Vale per tutti la irripetibile risposta data da Uccio Aloisi a due esagitati che gli urlavano ad ogni piè sospinto “santu paulu, santu paulu” :
    “ OMISSIS OMISSIS OMISSIS OMISSIS OMISSIS e te e Santu Paulu!!!”
    Grande Uccio maestro di vita

    concepito e scritto da Francesco Patruno (ialma@email.it)
    Testo libero per l’utilizzo NON COMMERCIALE.
    Citate sempre l’autore, grazie

    _________________
    …la luna aggira il mondo e voi dormite…
    (tradizionale, Matteo Salvatore)

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    Pubblicato da festival | ottobre 15, 2005, 2:09 PM
  2. L’UBIQUO (Ubiquitus Sempervirens Gramignicus) : è l’incubo per eccellenza. Da quando il fenomeno piSSica ha raggiunto codeste vette di diffusione l’Ubiquo è onnipresente e implacabile. Chiunque potrebbe essere un ubiquo piSSicofilo, dal tuo capo al lavoro, al vicino di casa, al giornalaio, all’amico, che inaspettatamente, da interessarsi di entomologia e di farfalle della foce dell’ Orinoco ha scoperto che la piSSica piace alle donne, ERGO ci si può rimorchiare. L’ubiquo si divide in numerose categorie, fra le quali :

    -TAMBURELLISTA A TUTTI I COSTI (Homo Sonaglierus Pizzicapizzicus) :
    E’ colui che si è automaticamente elevato al rango di “musicista” da quando ha comprato il Suo strumento, rimandando ad un momento successivo, (data da destinarsi) l’imparare a suonarlo.
    Pare incapace di separare qualsiasi funzione vitale della sua esistenza dal suo tamburello.
    Alcuni studiosi suppongono che persino si accoppi a ritmo di terzinato, ma lo studio è tuttora in corso.

    Fra le caratteristiche specifiche del TATIC, l’ignoranza di qualsiasi ritmo che non sia la pizzica, da lui considerata la massima forma espressiva, ed una ricerca spasmodica dello strumento più trendy (rigorosamente pirografato, con pelle verniciata o con grossa bestiaccia pelosa ottozampe disegnata sulla pelle, sonagli triangolari in lega nickel argento o in lega di bronzo, il tutto per far colpo sulle appartenenti alla specie di sesso femminile).
    A volte argomenta misticamente la sua scelta al grido di “anche Dio è terzinato, ossia tre in una botta sola”

    Il suo scopo di vita è “la ronda”, il momento in cui si incontrerà con gli altri elementi del branco per dar vita al momento di aggregazione ludico-catartico-misticodiscomusicale.
    Alcuni esemplari si sono adattati, e fuori dalla ronda parassitano altre forme espressive, come il TATIC da concerto (che da bordo palco accompagnerà incessantemente il lavoro del tamburellista titolare, andando spesso fuori tempo e mandando fuori tempo tutto il gruppo a mo di domino) o il TATIC Adaptatus il quale, per via della modesta conoscenza di tutti i ritmi popolari più conosciuti si materializza in qualsiasi situazione, su palco o a terra e pretende di accompagnare il ritmo e di cantare dalla tarantella di Montemarano alla capoeira al cha cha cha.

    Il TATIC non appartiene a nessuna area geografica specifica, essendo soggetto diffuso su tutto il territorio nazionale (con frange oltreconfine).

    Riconoscibile da espressioni tipiche come “siamo tutti amici e tutti coi tamburelli, poi ci facciamo una ronda?” oppure (rivolta ad altre categorie di musicisti di qualsiasi specie, dal sassofonista al timbalero al suonatore di clavicembalo) “mica sai suonare la pizzica che suoniamo tutti insieme?” il TATIC sviluppa un numero di decibel impressionantemente alto, specie se accompagnato da un appartenente ad altra sottocategoria “con djembè”
    Basta un numero sorprendentemente basso di appartenenti alla specie per rendere invivibile qualsiasi avvenimento, da una festa religiosa ad un concerto di piazza ad un raduno privato.

    Nella sfera mistica inconscia, il TATIC venera il dio “taranta”, del quale però non sa assolutamente niente se non che 1) è un ragno 2) se punge fa ballare 3) le sue lodi si cantano suonando il tamburello 4) viva ci bballa

    Altre sottospecie comprendono :

    – il MARTIRE (Sonaglierus Stigmaticus) : mostra con orgoglio al mondo la sbucciatura alla base del pollice prodotta dal suonare pizzica incessantemente, ed il tamburello schizzato di sangue che darebbe conati di vomito anche a Dario Argento o ad un medico legale.
    Generalmente in jeans e maglia chiara, lo stigmaticus sfoggia sguardo rapito, come il dipinto di San Lorenzo sulla graticola ed una smorfia costante di dolore mentre suona, ed esibirà in ogni circostanza possibile ed immaginabile la cicatrice, segno di appartenenza ad un clan ristretto e molto esclusivo.
    – il PROFESSIONISTA DELLA PIZZICA (Sonaglierus Expertuus) : si presenta alle ronde con guantino da bodybuilding accorciato per non rientrare nella categoria MARTIRE (vedi), fascia antisudore o polsiera, tamburello customizzato (cerchio in acero stagionato, pelle mezzocapretto, sonagli in lega nickelargento che mantengono gli acuti pur avendo un suono pieno) e regolarmente va fuori tempo o si stanca di suonare dopo dieci minuti.
    – il CAPORONDA (Sonaglierus Metronomicus) : pretende di gestire a mo di Von Karajan 40 tamburellisti e di farli andare tutti sincronizzati urlando TEMPOOOOOOOOOOOO quando sente lo scarto di un 1/32 di uno dei suonatori. In via di estinzione. Per infarto.
    – l’ ALCOOLICO (Sonaglierus MierumieruMierullallaicus) : il cui motto storico è “No VINO NO PARTY!!”, che porta al seguito bottiglia (una o di solito più esemplari) di rosso sfuso rigorosamente da due litri da consumare con i compagni di avventure.
    – IL COLONIZZATORE (Ubiquitus Missionarius) : Dalla Madonna della Neve al compleanno del parroco al raduno dei boy scout di Cinisello Balsamo, in qualsiasi occasione ci sia da suonare o da ballare, il colonizzatore si presenta con gli amici piSSicati (nella versione con tamburello o senza) inizia a suonare (nella versione con tamburello) o mette su un cd con “I Grandi Successi Della Pizzica” (nella versione senza tamburello), 14 pizziche a 180 BPM, ed inizia a sfrenarsi, con finalità riproduttive (far colpo sulle donne), raramente con finalità di soddisfazione coreutica o tersicorea.
    – IL SUONATORE DI DJEMBE’ (Afroritmicus BUMBADABUM tritamarronibus) : frutto di un reimpasto di categorie musicali, spostato dai centri sociali alle feste popolari, il BUMBUMBUMicus (definito anche come “bongoloide” negli scritti della Valentini) spesso è imparentato con la categoria del punkabbestia e del collettaro (semihomo scusaciaiqualchespicciolus) e inscindibilmente in simbiosi con quello dell’ALCOOLICO (vedi) , si muove in branchi numerosi e compie la transumanza rituale durante il periodo estivo spostandosi da un pascolo musicale all’altro.

    Il WWF e la protezione animali da anni cercano di far estinguere senza successo le predette categorie, proponendo soluzioni che vanno dalla istituzione di detectors e cani guida specializzati nel rilevare sonagli di tamburelli e pelle di capra, alla calmierazione del prezzo della pelle di capra, all’inserimento della bestia nelle specie in via di estinzione.

    IL PURISTA : Forte di anni, mesi, a volte anche giorni o solo ore di studio sulle fonti (spesso nei casi più eclatanti costituite solo da un articolo di fondo su repubblica) assurge al rango di Purista.
    Le sue frasi preferite sono “…ma gli anziani non fanno così…” ci si stia riferendo al canto, al ballo al suonare o alla preparazione dei cavatelli con le cime di rapa e “…non è a tradizione…” a mo di pontifex magnus e arbitro supremo di cosa sia lecito fare a cosa no in materia popolare. Per lui i musicisti non suonano con sufficiente ricerca, anche se sono di famiglie che cantano da 8 generazioni, i ballerini tutti dozzinali, e balla solo se tutti fanno largo e fanno ballare lui e la sua compagna accompagnando con sonori AAAAH ed OOOOH di apprezzamento le votate o le figurazioni, recuperate dopo anni di ricerca.

    IL BALLERINO PISSICATO (Cotolapedius Addhruttepizzicaulatarantellius) : Quando sente pronunciare la parola “pizzica” gli si illuminano gli occhi, e sogna ronde sterminate in cui ballare con gli amici pissicati fino al mattino a mo di discotecalabirinto.
    Lui balla come crede perché secondo lui la pizzica si balla così, chiudendo gli occhi, seguendo il suono del tamburello e mettendo il cuore nei piedi (versione new age/Flashdance), saltellando tipo pogo però etnico (versione centro sociale) o peggio ancora, vittima del tragico manuale radioelettra “ANCHE TU BALLERINO DI PIZZICA IN 3 MINUTI”, facendo il tragico passo “piede destro avanti piede destro indietro” come nelle coreografie de L’AIA, “nota” trasmissione televisiva sulle musiche del mediterraneo che ammorba le domeniche sera su Telenorba.
    Ascolta musica popolare a tutte le ore ma non è che gli piaccia poi da impazzire, le registrazioni dei vecchi poi, du palle, stonati, non si capisce un cassius di quello che dicono, ma li ha trovati al banchetto della casa discografica in Salento e non ha potuto non comprarli tutti quanti, anche se adesso fanno solo colore nello scaffale e servono ad impressionare le piSSicate più fresche.
    Spesso il piSSicato abita in una grande città, di solito del nord; sogna ronde di pissica, ma le vorrebbe più vicine a casa, magari all’Idroscalo, perchè arrivare fino in Salento per ballare è una vera tortura. Uè figa!, con tutta la richiesta che c’è, non capisce perchè non importino a Milano cinque o sei gruppi che rallegrino le serate un po’ “fuori dal trend” ?
    Spesso ha programmi della serata scaglionati come segue ; happy hour, aperitivo, corso di latinoamericani e serata a ballare la pizzica, con amici dai nomi da cane tipo Giangi, Lullu e la Cicci.
    Ha l’orecchio allenato e agile di una campana crepata e balla la piSSica su tutto quello che suoni in tre, tarantelle, saltarelli, house music, tarantelle alla carpinese.
    L’archetipo del soggetto in questione è rappresentato dalle persone che alla festa di S.Rocco a Torrepaduli, al posto di ballare nelle ronde, zompettEano e colotEano davanti alle casse dell’impianto del venditore di panini, che spara pizzica a manetta.

    LA BALLERINA PIZZICATA : Nella versione femminile (Cotulapedia Exagitata Abballatiabballatica), la ballerina piSSicata ostenta il tipico costume da ballerina piSSicata, consistente, dal basso verso l’alto in : scarpine da danza classica (versione ricca), da ginnastica (versione sport) o scalza (versione roots), gonnellone largo nero o “etnico” a motivi floreali o cachemere o batik, comodissima da alzare durante il ballo e mostrare all’universo il colore dell’intimo indossato. Segue top stretto nero o maglietta aderente o camiciona larga. Collana etnica. Fascia nei capelli. Movenze pseudoflamenchere/danza sufi/danza del ventre/passo avanti-passo indietro.
    Come la prende la pizzica non la prende niente, e sente un trasporto mistico verso il suono del tamburello. Spesso balla ad occhi chiusi “perchè la pizzica è un ballo in cui si deve solo ascoltare il ritmo dei tamburelli e lasciarsi andare”

    LA NEOTARANTATA : Anche qui, come nel caso dell’ubiquo, una neotarantata potrebbe nascondersi in vostra sorella, cugina, nella commessa del supermarket, la segretaria del dentista, la collega di università. Come rimedio alla quotidianità hanno deciso che nulla meglio dell’agitarsi scoordinatamente al centro di una ronda di tamburelli o davanti alle casse di un impianto voci in pubblico possa aiutarle a rimuovere lo stress della vita di tutti i giorni.
    Trattasi di ragazza (o carampana -documentata all’estero-) di buona famiglia, senza alcun problema psicologico o dramma sociale alle spalle, tranne la tragedia di avere troppo tempo libero da impegnare.
    L’appartenenza al club delle Neotarantate (rarissimi i casi maschili) si conquista con sudore e fatica, agitandosi al suolo di uno dei tipici scenari urbani o semiurbani :
    – Il centro sociale, fondo in mattonella o cotto, che mantiene la tendenza a diventare viscido a mo di palude a cielo aperto anche il 15 agosto.
    – La strada, fondo in asfalto grezzo con brecciolina, pietrisco e rifiuti di varie tipologie.
    – La campagna. Più ecologica come fondo, permette, quando si solleva il nuvolone di polvere, di avere visioni mistiche a seguito di inalazioni cospicue.
    Le crisi di trotismo (per via di alcuni movimenti, identici a quelli del pesce azzurro appena pescato) esplodono sempre in ambiente pubblico, e solo :
    a) durante un concerto.
    b) in una ronda cospicua di tamburelli
    c) dovunque ci sia del pubblico che osserva
    La Neotarantata è a sua volta rintracciabile in natura in due fattispecie : Quella che ci crede davvero (Tarantata Deliriomystica), quella che no (Tarantata Spectacularia Palcoscenica) che si taranta solo dal vivo e durante i concerti del suo gruppo e la fanatica (Tarantata Diva) che lo fa solo se qualcuno osserva, per darsi delle arie.

    IL PISSICATO : (Tarantatus Simplex) : Parente stretto del ballerino pissicato, il Pissicato semplice è spesso una vittima di amici affascinati del nuovo trend popolarico che dopo carissime lezioni private di danza piSSica in scuole rinomatissime, hanno deciso di organizzare la vacanza salentina tutta sagre e notti a ballare sulla spiaggia.
    Si è trovato coinvolto in serate a base di carne di cavallo, pesce fritto, pettole ed altre specialità locali, musica pompata da impianti spesso pessimi e gruppi da hit parade della pizzica.
    Ha imparato le strofe iniziali di tre brani, per osmosi e canta per ore pizzicarellamiapizzicarella, o LuSantuPaulumeuteletarante.
    Alle feste si gasa solo quando sente suonare quelli e durante i concerti spesso lo richiede ai musicisti sul palco con un urlo belluino, siano i musicisti sul palco i Cantori di Carpino, un gruppo di tarantella montemaranese, i Sunadur di Ponte Caffaro.

    L’ADATTATO : E’ di solito figlio del postino di Busto Arsizio. Generazioni e generazioni di cassoeula, cotoletta e zafferano non hanno impedito che, chissà per quale errore genetico, il giovinotto, al posto di essere interessato ad hobby tipici del luogo tipo la serata in disco con gli amici, la curva della Bustoarsiziese o del Milan o la caccia al negher o al terùn, si appassioni di cultura e musica tradizionale.
    Dopo numerosissimi indescrivibili viaggi Busto Arsizio – Pagani (SA) o Trento – Cardeto (RC), innumerevoli scalate verso santuari pedemontani, sobbarcati per amore della danza e del canto, il soggetto in questione si è impadronito delle forme coreutiche o tersicoree dei luoghi visitati, con il risultato che : capisce benissimo il dialetto, canta come se fosse cresciuto sul posto. Balla come un locale.
    Tradito solo dall’accento nordico, l’adattatus è assolutamente benvoluto dalla gente del luogo, del quale conosce costumi ed usanze e nel quale è perfettamente integrato e salutato come vengono salutati i parenti emigranti.
    Sul territorio nazionale sono presenti rarissimi elementi appartenenti alla specie.

    IL SALENTINO ADOTTIVO : Ricalca la tipologia del ballerino pizzicato (vedi) con alcune differenze sostanziali che andremo ad esaminare, essendo quest’ultima la categoria più inquietante fra quelle su elencate.
    Si “sente salentino” nonostante le sue frequentazioni salentine durino una settimana l’anno, solitamente a cavallo di ferragosto perché ci sono tanti concerti di pizzica fra cui scegliere.
    Di solito passa la sua settimana salentina in villaggio turistico o in campeggio (dove gli unici autoctoni sono i camerieri ed i gestori) dove incontra tanti altri “adottivi” di Gallarate, Cantù, Vipiteno, coi quali porsi interrogativi esistenziali tipo “…è il ragno o è il veleno…” davanti ad un piatto di pesce fritto findus alla sagra locale.
    Ama gli olivi secolari, il mare, l’aria, sfoggia magliette tipo “SALENTU MARE SULE E IENTU” e si fa gran vanto di esprimere la sua salentinità partecipando a tutti i concerti nel raggio di 200 KM da casa e frequentando le cene sociali a base di cibo salentino dei salentini autentici, pur non avendo la minima idea di cosa sia la vita reale in Salento.
    Per lui “disoccupazione” è una parola che sta solo nel vocabolario fra “depressione” e “dove sbarcare il lunario”.
    Per lui, i salentini si allontanano da casa per grande spirito di avventura e per organizzare le cene sociali al nord.
    Ha comprato De Martino per farlo vedere agli amici e riservandosi di leggerlo più in la.
    E’ convinto di essere stato pizzicato da qualcosa di non meglio identificato solo perché prova gusto a ballare sotto i palchi dei concerti di pizzica.
    Non ha mai visto un anziano suonare (a parte Uccio Aloisi beninteso)
    Si reputa molto in gamba perché comportandosi così contribuisce a salvare la tradizione, anche se 90 su 100 ha una tradizione dietro casa sua che sta perdendosi.
    Adora la piSSIca perché lo ha colpito così in profondità, ma sa poco o nulla del resto della musica di tradizione salentina e di qualsiasi altro luogo.

    IL RE DEL FORUM : da quando i fan della musica tradizionale si incontrano in rete, e comunicano fra loro in “forum” specializzati., spesso viene fuori la figura del “re del forum”, perfetto sconosciuto che assume, senza che nessuno glielo abbia mai chiesto, il ruolo di moderatore, commentatore maximus, ed esperto supremo di qualsiasi materia inerente il popolare.
    Questa atipica figura diventa spesso vittima del ludibrio della “comunità”, la quale più o meno velatamente lo invita in toni più o meno offensivi a :
    1) farsi na forchettata di c***i suoi
    2) smettere di postare le sue cazzate buoniste e superficiali
    Senza risultato alcuno.
    Non risultano metodi testati per eliminare creature del genere, a parte ignorarlo prudentemente. Ma purtroppo neanche questo ha effetti visibili.

    L’INSEGNANTE DI PISSICA (Vucumprà Expressio Tersicorea) : Spesso ha cominciato la sua carriera come semplice frequentatore del genere pop-olare.
    Quella fascia di utenti della musica che mentre dieci-quindici anni fa si riuniva intorno al più dotato musicalmente della comitiva (o al padrone della sei corde) e “…cantavamo a squarciagola le canzoni di Battisti fino all’alba…” alternato a Vasco, Ligabbue i Bìtols ed altro materiale da oratorio, oggi fa lo stesso, intonando però classici dai profondissimi contenuti sociali, come Brigante Se More, Vulesse Addeventare Nu Brigante, Le Sei Sorelle, Kalinifta, Lu Rusciu Te Lu Mare (che è MUTU forte, non TRUPPU forte come si avuto modo di ascoltare), la Tarantella “del Gargano”, e qualche brano dalla hit parade della musica pop-olare.
    Indipendentemente dalle modalità e dalle tecniche esecutive, (che di solito alzano le transaminasi agli appassionati e causano emorragie interne agli etnomusicologi) e dalla scaletta, che resta immobile negli anni come uno qualsiasi dei procedimenti penali contro il premier, questo è il terreno di cultura medio da cui viene fuori l’ “insegnante”.
    Il legame con il sud rivendicato dell’insegnante ha ragion d’essere nella genetica. Due generazioni fa i nonni sono saliti a nord in cerca di lavoro e da allora il nostro non è mai sceso a sud per più della classica settimana estiva.
    La genetica fa di lui, nato a Cusano Milanino e cresciuto al Giambellino un “salentino nell’anima” e come tale un essere “superiore” rispetto ai compagni di merende musicali.
    Grande affarista, l’insegnante si è reso conto che con i corsi di tamburello (che chiama tamburi a cornice perchè fa molto più chic) e di danze popolari (pizzica in testa) non solo si può rimorchiare anche se si è brutti, ma si possono anche alzare un bel pò di soldi.
    A questo punto, fatti due corsacci “di perfezionamento” da un paio di mezze giornate, il nostro inizia ad insegnare secondo la pratica molto comune al nord detta “seguo un corso e me lo rivendo” che più ho meno ha la stessa validità teorica e pratica del seguire un corso di russo o di astronomia per un paio di settimane per poi mettersi ad insegnare alle povere vittime che capitano sotto.
    Ovviamente senza porsi irrilevanti problemi tipo “introiettare il ballo”, “capirne le effettive modalità esecutive”, “conoscere le varianti”.
    Le ovvie lacune teoriche e pratiche dei corsi, vengono colmate con un geniale lavoro di marketing che comprende aspetti come : a) l’immagine : abbigliamento “alternativo etnico”, di solito afro per gli insegnanti di djembè ed etnicopugliese –camicia bianca, pantaloni e gilè neri- per gli insegnanti di danze popolari del sud Italia. b) la comunicazione : messaggi pubblicitari che iniziano con frasi tipo “il tamburo comunica con la nostra anima” o “le danze mistiche e sensuali del sud Italia; il ballo del ragno”, “la taranta ti pizzicherà il cuore” o meglio ancora “…la magia dei ritmi atavici…”
    Nelle versioni new age, il corso promette risultati a cui gli interessati dal fenomeno, anticamente, non avevano mai pensato, tipo lo sbloccamento dei chakras del sesso, la comunicazione con la parte più profonda della psiche, il venire in contatto con la propria primordialità, che qualsiasi cosa significhi, che tanto suona un sacco coinvolgente ed etnico.
    Il corso tipico è lievissimamente frequentato, tipo allevamento in batteria, e si basa sulla grande scuola del “vedi come faccio io e rifallo uguale”. Il che rende la lezione media l’equivalente acustico di un live degli Einsturzende Neubauten prima maniera.
    Gli insegnanti di strumento e tamburello nello specifico chiudono i loro corsi con “una coinvolgente jam session a cui potranno partecipare TUTTI coloro che amano questa musica e hanno voglia di farsi trascinare dagli incalzanti ritmi della pizzica”

    IL FINTO ESPERTO (Ignorans Sonagliatus) : Se l’esperto medio di tradizione popolare fonda le sue conoscenze su un substrato concreto, il finto esperto, come preannuncia il nome, fa solo finta.
    Finta di cosa? Di tutto. A scelta ed a seconda del pubblico da impressionare, può far finta di conoscere, di aver letto, di aver ascoltato, di aver suonato con musicisti importantissimi e di aver imparato da autentici maestri di tradizione.
    Salvo poi, come tutti i finti esperti, cadere in contraddizioni patetiche e gaffes da antologia, tipo essere convinto che gli Ucci siano tre (come i ben più noti tre porcellini), che la tammurriata sia napoletana, che Uccio Aloisi sia l’unico interprete rimasto della vera tradizione salentina, che esista una sola pizzica, che la sceblasti sia una antica divinità pagana, che lo scapece una colla da falegnami.
    Il soggetto in questione, (che di solito di musica popolare ha solo un bel folderone di mp3, però a 192 full stereo) ha SEMPRE e tristemente comunque, un suo parere su qualsiasi argomento si tratti, e DEVE per forza dire la sua, e lo DEVE dire con 30000 parole quando per esprimere un concetto mediamente efficace ce ne vorrebbero un decimo scarso.

    COLEI CHE INSEGNA ALLE AMICHE (Foratecapa Faicomefaccioius) : Difficilmente categorizzabile, perchè non rientra in nessuna categoria specifica.
    Non è insegnante di ballo (si spera, altrimenti poveri allievi), non è classificabile come ballerina per via della danza assurda che fa.
    Balla con la verve del leone di Androclo (felino di grosse dimensioni con spina infilata nel piede) o di un plantigrado obeso, ed alla richiesta della amica “…mi faresti vedere il passo base?” lei si enfatizza tutta ed inizia un adrenalinico pasodoble.
    Sputa all’amica informazioni vitali sul ballo tipo “…devi schiacciare, schiacciare, schiacciare la tarantola…” pestando il piede al suolo con l’energia necessaria a sterminare una ben nutrita famiglia di incolpevoli scarrafoni.
    All’arrivo nel posto dove si tiene un concerto di solito urlacchia all’indirizzo del palco frasi tipo “…fateci divertire…” o “…adesso siamo arrivati noi, suonate, vogliamo ballare…”, mettendosi a danzare con impeto l’alligalli.

    L’ESULE : Triste come il vino nel tetrapak, l’esule è colui che rivendica, in nome dei natali terronei dei suoi antenati, un senso di appartenenza al sud che per ovvie ragioni geografiche e culturali non gli appartiene.
    “La pizzica (o il ballo sul tamburo) ce l’ho nel sangue” -a mo di mononucleosi, verrebbe da aggiungere- afferma con orgoglio, nonostante sia cresciuto/a passeggiando per Rialto o all’ombra delle due torri, non conosca dialetto e usanze delle terre natie ed abbia un accento lievissimamente brianzolo o emiliano o, ciò!, venexiano.

    IL RAGNO DA RONDA (OCTOPUS PIZZICATUS) : Altra categoria in rapido aumento, il “ragno” da ronda approfitta del nuovo modo di ballare la pUzzica per allungare i tentacoli.
    In un ballo che dovrebbe essere discreto ed a distanza, il ragno da ronda approfitta delle malcapitate per cercare delle sensualissime avances in modalità
    1) fiatata sul collo
    2) occhi negli occhi
    3) clamoroso “passaggio” sul posteriore della ballerina di turno ballando il suo particolarissimo incrocio fra pizzicapizzica e lambada.

    IL CRITICO MUSICAL POPOLARE DELLA DOMENICA (VITTORIOFELTRIUS TAMBURELLISTICUS) : Cugino di primo grado del Finto Esperto, il CMDD spara giudizi a 360 gradi, lapidari e sconclusionati.
    In mancanza di conoscenza di dati concreti infarcisce i propri articoli di termini e frasi come “festa del ritmo”, transe(X), “dolcissime melodie alternate a”, “la magia della pizzica”, “meravigliosa tradizione salentina”, “nuovi e coinvolgenti arrangiamenti”, frasi che dicono poco ma che hanno un grande effetto mediatico.

    IL TRAUMATIZZATO DA PIZZICA : Povera vittima che, dall’ascoltare mediamente una buona quantità di musica tradizionale, dopo la overdose di tamburelli e di SantiPaoli viene, alla vista di strumenti tradizionali, preso da effetto miorilassante o agorafobico, a seconda delle situazioni.
    Il risultato non cambia, o si accascia o si deprime, ma sempre a ritmo ternario.

    IL NEOGRUPPO : Prodotto dei tempi moderni, in cui si fa prima a mettere su un gruppo di pizzica che a comprare un tamburello, il neogruppo di pizzica ha le sinistre caratteristiche comuni agli altri 200 (all’ultimo censimento) gruppi di pizzica.
    Tecnica approssimativa, zero conoscenza della tradizione, repertorio ridotto ad una dozzina di brani, sempre gli stessi, drammaticamente immutabili nei secoli.
    La scaletta tipica (ordine a scelta) : Pizzicarella, Santu Paulu, Kalinifta, Lu Rusciu Te Lu Mare, la “tarantella del Gargano”, Brigante Se More, Vulesse addeventare nu brigante.
    A questi immancabili, si aggiungono altre chicche come Nia Nia Nia, l’Antidotum Tarantolae (solo il primo modo), la tarantella di Sannicandro, più nota come Oh Re Re.

    L’ALFIERE DELLA PIZZICA : E’ salentino del salento, rigorosamente amante della sua cultura, nell’accezione moderna la pizzica, che difende dovunque e contro qualsiasi boscevico traditore che prova a dirne male.
    Altrettanto ovviamente ha tatuato sul braccio “LA TARANTA E’ VIVA E NU BBE MMORTA”, qualsiasi cosa significhi, e ha un astio spropositato per chiunque provi solo a dire che c’è modo e modo di adeguare la musica tradizionale ai tempi, e che forse suonare solo pizziche a 180bpm non è molto coerente come modo, anzi…
    Per chiusura mentale ce l’ha con chiunque abbia studiato il Salento senza essere salentino, perché ovviamente, non essendo salentini del salento sono inferiori.
    Quindi trova ridicoli luminari come De Martino o il Rolfhs.
    E’ gente di questa categoria che fa la fortuna di gruppi come i Tamburellisti di Torrepaduli.

    LA SS DA PIZZICA (Schutzstaffen Pizzicarellicus) : Soggetto cerebroleso o decerebrato vittima dell’effetto jukebox, secondo cui i musicisti su qualsiasi palco sono li per compiacerlo e suonare quello che preferisce.
    E di solito preferisce la pizzica.
    Va da se che senza vergogna chiede pizzica a chiunque, ai suonatori campani, calabresi, a quelli garganici, ai bulgari.
    Anzi, la IMPONE, esprimendo tutta la sua naturale educazione ed aplomb rivolgendo all’ordine dei musicisti sul palco dei leggiadri commenti tipo “basta co sta lagnaaaaaaaaaaaa… vogliamo la? Indovinate un po? PIZZICA!”
    Vale per tutti la irripetibile risposta data da Uccio Aloisi a due esagitati che gli urlavano ad ogni piè sospinto “santu paulu, santu paulu” :
    “ OMISSIS OMISSIS OMISSIS OMISSIS OMISSIS e te e Santu Paulu!!!”
    Grande Uccio maestro di vita

    concepito e scritto da Francesco Patruno (ialma@email.it)
    Testo libero per l’utilizzo NON COMMERCIALE.
    Citate sempre l’autore, grazie

    _________________
    …la luna aggira il mondo e voi dormite…
    (tradizionale, Matteo Salvatore)

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    Pubblicato da festival | ottobre 15, 2005, 2:09 PM

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