Carpino. La vita e le vicende canoro-musicali di Antonio Maccarone, uno degli ultimi cantori di Carpino, potrebbe presto finire in un video, edito da una nota società garganica in collaborazione con il Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, presieduto dall’etnomusicologo Salvatore Villani.
A renderlo noto lo
stesso ricercatore che ha curato la presentazione del recente volume
di Enrico Noviello su Andrea Sacco, leader indiscusso dei suddetti
cantori. Maccarone, nato a Carpino nel lontano 1920, ha affrontato
una esistenza convulsa, fatta di tremende sciagure, di emigrazione e
di soddisfazioni ottenute nel campo della musica popolare. Il suo
nome è legato alle melodie di un tempo, ereditate direttamente dai
portatori della tradizione carpinese e garganica. Lo incontriamo
nella sua casa di campagna, alla periferia di Carpino, in compagnia
di Villani, suo fraterno amico e sostenitore. Nel suo piccolo
rifugio, Maccarone, reso cieco dall’errore di un medico oculista,
cerca di dimenticare i dispiaceri della vita (ha perso i due nipoti
e la moglie nel giro di pochi anni, ha un solo figlio, che vive in
Germania) suonando la sua inseparabile chitarra francese e intonando
sonetti e canti della Carpino che fu e che rischia di perdere
irrimediabilmente il suo patrimonio canoro-musicale per discutibili
operazioni commerciali proposte o affidate a personaggi più o meno
famosi. A lanciare il grido d’allarme è lo stesso cantore, che
chiede ai giovani di pensare si alla riproposta dei loro canti e dei
loro suoni, ma di non inficiarli con strumenti musicali moderni che
nulla hanno a che vedere con quello che da secoli rappresenta la
tradizione garganica e carpinese. Sa leggere e scrivere, grazie al
diploma di terza elementare ottenuto da privatista. Allievo di
Pasquale Di Viesti, nativo di Rodi Garganico, da cui apprende la
maggior parte del repertorio di canti e musiche popolari. Oltre alla
cecità, Maccarone è afflitto dalla completa sordità ad un
orecchio, “ereditata” in guerra, quando nel 1943 fu travolto dalle
bombe americane a Taranto. Uscì miracolosamente salvo dal crollo di
un magazzino del Genio militare (lui era il custode), ma perse
l’udito, ottenendo in cambio la pensione di guerra. Fu salvato da
un “angelo custode”, il suo sergente, che udì le sue grida di aiuto
e quelle di un amico commilitone, pure lui poi tratto in salvo. Dopo
la guerra il cantore ha svolto diversi lavori, tra cui quello di
vigile campestre a Carpino. Nel 1961 decide di emigrare. Assieme
alla moglie Maddalena Ruo (classe 1929) approda a Milano. Svolge
diverse attività, passando da un lavoro ad un altro, fino a quando
decide di mettersi in proprio. Si dedica interamente
all’importazione di prodotti locali dalla Puglia alla Lombardia. Gli
affari vanno talmente bene che nel 1968 gli viene attribuito
il “Leone d’oro per il commercio”, assegnato ai maggiori
imprenditori lombardi. Nel 1967 conosce professionalmente Andrea
Sacco a Milano. Maccarone è testimone diretto del concerto
organizzato al Teatro lirico da Roberto Leydi e Diego Carpitella,
due dei più importanti ricercatori italiani di musica, danze e canti
della tradizione. La regia dello spettacolo era affidata a Filippo
Crivelli. Ritorna definitivamente a Carpino nel 1986. I soldi
risparmiati gli hanno permesso di acquistare casa e di vivere
agiatamente. Nel 1998 l’arrivo di Giovanna Marini sul Gargano e a
Carpino, allo scopo di “immortalare” e salvaguardare la vera
tradizione locale. Tradizione a cui è strettamente legato lo stesso
cantore carpinese, che invita oggi i giovani a non farsi trascinare
dalla moda preferendo strumenti e accelerazioni moderne ai veri
canti e alle vere musiche tramandate dagli anziani eredi-custodi
della cultura popolare garganica e pugliese. Maccarone, per
concludere, sarà insignito del premio “Tarantella Fest Gargano e
Capitanata 2005”, assegnano ai maggiori portatori della tradizione
italiana.
Angelo Del Vecchio
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Pubblicato da festival | luglio 12, 2005, 10:07 am