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Intervista a Mimmo Gori, Monia Calia e Salvatore Ladiana

La realtà del Gargano è ricca di eventi culturali e di manifestazioni di musica popolare. Basta pensare al Festival di Carpino che sta alla musica popolare come Sanremo sta a quella leggera.

Discussione

Un pensiero su “Intervista a Mimmo Gori, Monia Calia e Salvatore Ladiana

  1. Avatar di Sconosciuto

    Mimmo Gori: definirlo solo artista potrà sembrare addirittura riduttivo.
    Tarantino verace, percussionista e ultimamente eccellente tamburellista con i Demotika Orkestar, vanta una infinità di collaborazioni nel panorama musicale popolare e non. Dal 2004 è Direttore Artistico della Rassegna “Pizzichicchio & Friends” che si svolge presso la Masseria Belmonte di Crispiano, all’interno della quale si annovera la presenza di artisti di indubbio valore della musica popolare.
    Gori ha iniziato poprio con la musica latino-americana studiando con il cubano R. Hernandez mentre il suo maestro di tamburello è stato Pierangelo Colucci. Si è occupato anche di jazz avendo avuto l’opportunità di suonare con Patrizia Conte e attraverso la cantante tarantina è riuscito a fare concerti al fianco di Massimo Morriconi, Giampaolo Ascolese, Roberto Ottaviano, Gianluca Petrella, Rino Mazzarano, Mimmo Campanale. Le collaborazioni nell’ambito della musica etnica sono sfociate in nomi come Enzo Avitabile, Nando Citarella, Marcello Colasurdo, Patrizio Trampetti e Gabin Dabirè. Senza dimenticare la sua presenza negli ultimi lavori discografici del grande Eugenio Bennato.
    Di sicuro grazie a Mimmo Gori, la tarentinità continua a fare il giro del mondo.
    Buona lettura.

    MIMMO GORI NASCE TAMBURELLISTA O SI E’ AVVICINATO ALLO STRUMENTO DOPO VARI PERCORSI PERCUSSIONISTICI ?
    Il tamburello in realtà è l’ultimo strumento che ho preso in considerazione. Mi sono avvicinato al tamburello nel 1998 quando ho conosciuto Pierangelo Colucci, uno dei più grandi maestri di tamburello oserei dire in ambito europeo, avendo lavorato con i più grandi nel mondo, specie in Italia con Peppe e Concetta Barra. Avendo al fianco questo grande artista ho scoperto i segreti del tamburello che è un po’ la sintesi di tutto quello che ho studiato da quando ero più giovane. Mi sono avvicinato alle percussioni attraverso la musica afro-americana, i capricci di gioventù come il rock, il funk o l’approccio verso la musica brasiliana. E poi la grande esperienza vissuta con un grande musicista tarantino: Angelo Losasso. Per cui per me l’approccio al tamburello ha suscitato una sorta di ritorno alle origini, innamorandomene immediatamente e trascurando forse l’interesse verso altre percussioni. Nonostante ciò il tamburello mi sta regalando tante soddisfazioni nella mia breve carriere di musicista.
    DEL RESTO IL TAMBURELLO RAPPRESENTA IL VERO CUORE PULSANTE DI MOLTA MUSICA POPOLARE SPECIE DELLA NOSTRA PIZZICA. NON DIMENTICHIAMO CHE PER QUASI UN SECOLO E’ STATO CONSIDERATO COME UNO “STRUMENTO GUARITORE”…
    Si. Non solo è stato considerato uno “strumento guaritore”, ma anche uno strumento maledetto in quanto con il Concilio di Trento si dichiarò lo stesso tamburello uno strumento demoniaco in quanto appartenente a quella serie di oggetti utilizzati nei riti dionisiaci. Pertanto nel Sud dell’Italia esisteva questa sorta di contrapposizione con quello che era la Chiesa alla fine del suo periodo inquisitorio. Per quanto concerne il fenomeno pizzica ed il tamburello “strumento guaritore” esistono varie correnti di pensiero. Personalmente non ho mai avuto la possibilità di assistere da vicino all’uso del tamburello in funzione “terapeutica”, ma sicuramente ne ho sentito tanto parlare attraverso libri, testimonianze dirette, specie attraverso quelle del compianto Giorgio Di Lecce, leader degli Arakne Mediterranea che tra l’altro ospiteremo alla Masseria Belmonte di Crispiano.
    Del resto il tamburello assieme all’organetto ed al violino erano gli strumenti prediletti da coloro che avevano la capacità di guarire da quello che poteva apparentemente sembrare un problema psichiatrico o un problema di intossicazione. Personalmente non ho mai partecipato a questo tipo di rituale terapeutico ma ho potuto constatare che il sudare è un fatto disintossicante. In effetti il tarantato o la tarantata non facevano altro che dimenarsi, sudare e ballare in continuazione e forse il vero segreto potrebbe essere proprio legato alla sudorazione intensa. Ovviamente è un discorso molto complesso e va visto anche attraverso altri tipi di indagine. Esiste una componente musicale, e la musica è “incantesimo”, ha il suo potere magico. Basta pensare che basta un accordo in minore per suscitare tristezza o in maggiore per suscitare ilarità, così come tensione o spensieratezza o addirittura si possono raggiungere livelli di transe. E’ inevitabile che la musica abbia un proprio potere sul nostro spirito o sulla nostra condizione psichica. In definitiva il tamburello, specie quando regnava il silenzio nelle nostre campagne, aveva sicuramente il potere di sollecitare certi meccanismi che servivano a guarire questo tipo di problema.
    COME E’ NATA QUELLA SPLENIDA REALTA’ CHE SI CHIAMA DEMOTIKA ORKESTAR?
    Demotika Orkestar nasce dalle ceneri di un progetto che faceva capo ad Anna Nacci, infatti per molto tempo tutti noi di Demotika eccetto Alessandra Caiulo ed Emanuele Licci abbiamo fatto parte dell’Ensemble Tarantola Rubra che poi è lo pseudonimo radiofonico di Anna Nacci. Con lei abbiamo avuto una splendida esperienza che è durata circa due anni in cui abbiamo avuto la possibilità di confrontarci con molti artisti girando l’Italia in lungo e in largo. Poi le distanze ci hanno un po’ divisi e ci siamo trovati circa un anno e mezzo fa su un palco a Bari a sostituire la Nacci e Sodo con Alessandra e Emanuele e il tutto ha funzionato alla grande e da lì ha preso vita la Demotika Orchestar che in greco significa semplicemente Orchestra Popolare, da un’idea di Gianluca Milanese e Pierangelo Colucci e nel corso dell’ultimo anno siamo stati ospiti in diverse situazioni musicali di particolare importanza che ci hanno regalato vere e proprie soddisfazioni.
    ANNA NACCI GRANDE APPASSIONATA DEL FENOMENO “NEOTARANTISMO”.
    Infatti il primo libro che ha tirato su con Eugenio Bennato, Piero Fumarola, Gorge Lapassade e so anche che ha appena presentato proprio al Festival di Carpino un nuovo libro con allegato una nuova compilation. Anna è stata una delle prime ad occuparsi di tarantismo ed a coniare la parola di Neotarantismo specie nella sua radio.
    TAMBURELLO, VIOLINO, BASSO ELETTRICO, ADDIRITTURA CHITARRA BATTENTE DELL’ECCELLENTE GIOVANNI COLUCCCI. CHE MIX DI PASSIONE!!
    In effetti pur vivendo questa avventura nel terzo millennio, siamo molto legati ad una eredità preziosa, che è quella degli strumenti che nascono un po’ diversi secoli prima. Per esempio la chitarra battente veniva già utilizzata nel Medioevo. Esistono numerose ballate e tarantelle che venivano eseguite con questo strumento particolarissimo. La nostra ricerca musicale è proiettata verso sonorità acustiche, ma siccome viviamo in un era elettronica in cui i suoni sono davvero tanti e difficile da gestire, ci siamo semplicemente soffermati ad apprezzare le qualità di queste sonorità che messe insieme danno vita al sound Demotika Orchestar. Non solo chitarra battente, ma anche il tamburello è uno strumento arcaico o addirittura il Didjeridoo che è uno strumento che proviene dalla tradizione aborigena australiana. Lo scopo nostro è quello di creare una World Music che possa rendere bene l’idea di quello che sono i suoni mediterranei ma che sono rivolti sicuramente ad un discorso europeo e perchè no mondiale.
    DEL RESTO LA COLLABORAZIONE E LA PRESENZA DI NUMEROSI ARTISTI ALL’INTERNO DEL GRUPPO RAPPRESENTA UNA VOSTRA PECULIARITA..
    Si, questa abitudine di ospitare apertamente degli artisti anche di caratura internazionale è un’iniziativa partita da Tarantula Rubra e si è proiettata con il progetto Demotika Orchestar con cui abbiamo avuto esperienze con Enzo Avitabile, Patrizio Trampetti, Nando Citarella, Marcello Colasurdo, lo stesso Guido Sodo che sarà nella nostra rassegna ad agosto, Gabin Dabirè e tantissimi altri. Ma non è solamente questa una peculiarità di Demotika, perché ogni elemento della stessa Demotika Orchestar proviene a sua volta da altri tipi di esperienze; non a caso ben 6/9 dei Demotika fa parte dell’Ensemble della Notte della Taranta, dove annoveriamo artisti del calibro di Ambrogio Sparagna, Copeland, Zawinul, Battiato. Del resto la pizzica si è ritagliato uno spazio non indifferente nella World Music internazionale. Ci risulta che ci sono dei gruppi giapponesi ed austriaci che suonano la pizzica. Pensate che durante i nostri concerti a Bologna e a Bolzano abbiamo assistito a veri e propri deliri, sembrava di essere davvero in Salento.
    INFATTI IN UNO DEI VOSTRI ULTIMI CONCERTI ERA PRESENTE GUIDO SODO DEI CANTODISCANTO: RIASCOLTARE UN VASTO REPERTORIO ANCHE DELLA TRADIZIONE PARTENOPEA HA FATTO UN CERTO EFFETTO…..IL CANTO DEI SANFEDISTI…( LA CARMAGNOLA)
    Si, in effetti il “Canto dei Sanfedisti” è un canto di lotta, ci riporta indietro nel tempo, nel periodo dei Giacobini.Naturalmente questa è una storia che non ci appartiene personalmente ma che diventa molto attuale. Ancora oggi abbiamo molti popoli che lottano per la propria libertà e pertanto il Canto dei Sanfedisti diviene un po’ la bandiera di tutta la Musica Popolare italiana e nel mondo, perché va a ripercorrere certe sensazioni che non sono mai purtroppo morte essendo molto attuali.
    Per quanto riguarda Guido Sodo, la nostra esperienza nasce da Tarantola Rubra però poi come avete potuto notare le nostre collaborazioni continuano. Guido Sodo è una delle voci nell’ambito della World Music molto interessanti essendo anche un artista completo avendo già realizzato con i Cantodiscanto già tre CD. Siamo sempre felici di collaborare con Sodo essendo anche uno dei più attendibili interpreti della tradizione partenopea che comunque non ci appartiene, anche se i nostri gusti musicali sono molto vicini. Parliamo sempre di Meridione e ovviamente ci sentiamo parte di del patrimonio musicale di quello che era il Regno delle Due Sicilie e sentiamo anche un po’ nostra la tammurriata.
    DURANTE I VOSTRI CONCERTI SPESSO E’ PRESENTE IL DIDJERIDOO, STRUMENTO PER ANTONOMASIA DEGLI ABORIGENI AUSTRALIANI. UNA MERAVIGLIOSA MISCELA DI VARIE SONORITà E CULTURE APPARENTEMENTE LONTANE MA INCREDIBILMENTE IN SIMBIOSI. CREDI NELLE CONTAMINAZIONI ETNOMUSICALI?…….NOI DI TARANTOPOST CREDIAMO CHE LA TRADIZIONE POSSA ESSERE TRAMANDATA ANCHE IN QUESTO MODO…
    Io credo fermamente ad un discorso di globalizzazione per un semplice fatto: i confini sono un’invenzione. Noi siamo nati su di una sfera meravigliosa, per cui se dovessi vedere la terra dalla luna non vedrei affatto dei confini. Per quanto riguarda il Didjeridoo è uno strumento ipnotico con suoni profondissimi con una gamma di suoni vasta, dai più gravi a quelli acuti. Con dei groove che si susseguono quasi in una maniera ossessiva e si riesce ad ottenere, così come per il marranzanu siciliano o le trombe tibetane, la tendenza dell’uomo primordiale al raggiungimento di stati di alterazione della coscienza, per questioni che possono essere religiose o terapeutiche. Quindi anche l’incontro di strumenti come il tamburello e il didjeridoo e la zampogna, la cornamusa, messi insieme, armonizzati, rendono gli spettacoli di Demotika Orchestar veramente particolari ed unici nel loro genere.
    SPLENDIDE PIZZICHE STRUMENTALI CON VARIAZIONI SUL TEMA E SPAZIO PER L’IMPROVVISAZIONE PER OGNI STRUMENTO. IN ALCUNI TRATTI ABBIAMO QUASI PERCEPITO SONORITà TIPICHE DELLA PREMIATA FORNERIA MARCONI ANNI 70 CON QUEL VIOLINO DI PAGANI….UNA SORTA DI “PIZZICA DI RICERCA”..CREDI CHE QUESTO POSSA RAPPRESENTARE IL FUTURO SPECIE PER MUSICISTI CON UNA CERTA PREPARAZIONE E PADRONANZA DELLO STRUMENTO?
    Da parte nostra, il tentativo di sperimentare le sonorità moderne con la pizzica ci è sembrato un po’ naturale, anche se poi dei punti di vista ortodossi ci danno un po’ addosso per questo. In realtà noi cerchiamo di mantenere intatto il discorso che riguarda proprio l’ortodossia musicale, i suoni veri, i ritmi veri e quindi l’atteggiamento vero nei confronti di questa musica. Ma Demotika Orkestar è un gruppo di musicisti che ha studiato che prima di approdare a questo tipo di situazione, hanno davvero lavorato nell’ambito di tutte le musiche possibili che spaziano dal rock al jazz alla musica classica, per cui ci era sembrato un pochettino riduttivo, il fatto di dedicarci esclusivamente a questo tipo di sonorità. Ovviamente cerchiamo sempre di fare questo senza violentare la “purezza” della pizzica con la speranza di dare sensazioni che non vanno a deturpare quella che è la magia e l’atmosfera della stessa pizzica. Ovviamente ci permettiamo d’improvvisare proprio perché il bagaglio artistico dei Demotika ce lo consente; quando voi parlate della Premiata Forneria Marconi non sbagliate! Loro sono stati negli anni settanta, il gruppo che è riuscito a personalizzare il rock italiano attraverso anche delle melodie tipicamente partenopee. Chi ha ascoltato i live (specie quelli negli USA) di quel tempo della PFM, sicuramente riuscirà a cogliere questo aspetto. Noi ovviamente non suoniamo il rock ma ci piace ugualmente utilizzare il violino, il flauto traverso e il tamburello in modi diversi, ritagliando degli spazi durante i nostri concerti in quello che noi chiamiamo “evoluzione sonora”. E’ un Sud che comunque si evolve. E’ vero che la tradizione va conservata però va anche scolpita e modellata.
    ANCHE DA UN PUNTO DI VISTA “ESTETICO” E’ DECISAMENTE APPAGANTE VEDERE MOLTI STRUMENTI CHE SI CONOSCONO POCO. PUO’ ESSERE ANCHE QUESTA UNA COMPONENTE ATTRATTIVA CHE PUO’ INVOGLIARE A SEGUIRE I VOSTRI CONCERTI ANZICHE’ I VARI RAMAZZOTTI E I POOH CON TUTTO IL RISPETTO!
    E’ assolutamente vero ciò che dite! La musica che attualmente viene denominata etnica, in realtà prima si chiamava musica popolare, e non perché era facile da suonare, ma perché molto vicina all’anima delle persone. Chi si avvicina a questo tipo di concerto, anche se in vita sua non ha mai ascoltato la pizzica o la tammurriata, immediatamente avverte dentro di sé uno stimolo che suscita la danza e comunque l’attenzione. La bellezza della musica popolare sta nel fatto di non voler guardare oltre certi confini, per cui l’atteggiamento è quello infantile, quello dei bambini. Approcciarsi a questa musica è molto semplice, non occorre essere intellettuali. La cultura non è un fatto che sta sui libri, è una questione di cuore, di anima. Quando ci si avvicina a questa musica, si perde immediatamente la distanza che c’è tra chi non ha mai ascoltato queste cose e chi invece sta dentro. E’ molto semplice innamorarsi di questo mondo, perché si tratta di aspetti genuini. La musica popolare può essere paragonata ad una porta spalancata, dove solamente un cieco o un sordo può non vedere o non sentire. La musica è dentro di noi. Basta solleticare un po’ certe corde e vengono fuori tutte le caratteristiche che fanno di un uomo e di una donna del Sud delle persone speciali, solari e musicali. Non c’è bisogno di scuole e conservatori!
    MA FORSE OCCORRE ANCHE UN MINIMO DI PREPARAZIONE…
    Il pensiero occidentale ha un concetto di musica “colta”, ma fortunatamente esistono numerosi generi musicali che liberano dalla “prigionia” della cosiddetta musica “colta”. Sono sicuramente molto catartici per chi ascolta e chi suona. Certamente il concetto di musica classica suscita sensazioni grandiose che mirano alla perfezione; la padronanza dello strumento e della timbrica. Però già il Jazz rappresenta l’esaltazione dell’improvvisazione. Nella musica classica se c’è anche solo una nota fuori posto trovi il maestro che ti bacchetta! Nel Jazz come nella musica popolare questo non esiste e, permette di trasformare paradossalmente l’errore in bellezza. Lì dove l’errore non è errore, ma frutto di espressione! Nessun musicista classico potrà mai clonare questi suoni. La musica etnica è davvero inimitabile, ecco perché si distingue dalle altre. Si può tentare di coglierne gli aspetti più intimi, avvicinarsi il più possibile come ho fatto io e non sicuramente da perfetto salentino in quanto sono tarantino. Per un tarantino è maledettamente difficile avvicinarsi al fenomeno pizzica. Ho dovuto vivere per dieci anni dentro questa realtà per poter capire. Devi essere molto vicino al dialetto, alle usanze, alle tradizioni, al cibo, all’acqua, all’aria del posto e poi puoi incominciare a dire la tua come sto facendo ora con i Demotika.
    Prendete il tamburello per esempio. Nella pizzica si suona sempre in 6/8, qualsiasi percussionista di un orchestra potrebbe eseguirla ma il modo di suonare il tamburello non è qualcosa che si può studiare attraverso i metodi perché bisogna vivere di persona ogni cosa. Per cui solo attraverso la vita vissuta prepotentemente vicino a questo strumento si riescono a cogliere tutte le sfumature. Pensate che in Salento molti vanno a dormire con il tamburello!
    E DELLA NOTTE DI MELPIGNANO COSA CI DICI? CI SARETE?
    Come avevo già accennato in precedenza, Emanuele Licci, Alessandra Caiulo, Giovanni Colucci, Gianluca Milanese, Francesco Del Prete e Pierangelo Colucci, sono già da anni in pianta stabile nell’Ensemble della Notte della Taranta che poi è un orchestra che per tradizione è formata da elementi della Grecìa salentina. Noi come Demotika abbiamo appena un anno e mezzo di vita e quindi stiamo faticando a ritagliare il nostro spazio e quindi ancora non siamo certi della nostra presenza. Ma il fatto stesso di avere sei dei nostri elementi nell’Ensemble di Melpignano e aver vinto l’Art Festival a Lecce, già può significare molto per i Demotika per il panorama musicale pugliese.
    Certo sarei felicissimo di partecipare a questa kermesse che tra l’altro seguo dal 1998. Se penso al primo anno dove la manifestazione si è svolta nella piazzetta della città con circa diecimila spettatori e poi all’anno scorso con settantamila presenze, mi rendo conto dell’importanza crescente di questo evento. Pensate che quest’anno si spera di sforare le centomila presenze! Demotika prima o poi parteciperà, ne son certo. L’importante è esserci a Melpignano in questo grido gioioso rivolto al mondo a cui partecipano tutti gli amanti delle musiche etniche mondiali. A Melpignano si vedono razze di tutto il mondo, cittadini del mondo che convergono in quello che non è solo un fenomeno salentino ma ormai un fenomeno mondiale. Per me fare parte dei Demotika rappresenta un punto d’arrivo da un punto di vista, ma un grande trampolino di lancio dall’altro, perché mi ritengo già fortunato a farne parte.
    DAL 2004 SEI IL DIRETTORE ARTISTICO DELLA MASSERIA BELMONTE….UNA MASSERIA CON UNA SUA STORIA…DI TRADIZIONE E BRIGANTAGGIO…PARLACENE UN Po’….
    E’ risaputo che il territorio delle masserie di Crispiano è uno dei più belli del mondo. In Puglia abbiamo la Valle d’Itria, le masserie, il Salento, i trulli, i castelli, davvero una terra meravigliosa quasi in competizione con la Sardegna. La masseria Belmonte è un sito con una propria storia che si distingue dalle altre perchè legata ad un episodio di particolare importanza legata al brigantaggio di terra jonica. Qui il 17 settembre del 1863 all’alba ci fu un’incursione dei cavalleggeri di Saluzzo e dei carabinieri che sgominarono in maniera cruenta la banda di Pizzichiccio, al secolo Cosimo Mazzeo da San Marzano di San Giuseppe, latitante in queste zone. Con la sua cattura terminò il fenomeno del Brigantaggio nella provincia jonica. Chiaramente questa masseria è divenuto un posto con un’anima particolare. Del resto la realtà del Brigantaggio è tutta da interpretare. Era un periodo particolare in cui l’Italia non c’era, c’erano delle invasioni, un cambio della guardia, il Regno delle due Sicilie che finiva per lasciare spazio ai piemontesi e ai francesi, per cui era anche un periodo di pulizia etnica e nello stesso tempo di resistenza. Tante cose non sono ancora chiare nonostante i testi di storia e ancora oggi racchiude una sorta di alone di mistero. Però amiamo pensare ai Briganti un po’ come ai partigiani, uomini e donne che difendevano le loro famiglie e il loro territorio. Quindi cipiace pensare a Pizzichicchio come a un piccolo eroe e a lui abbiamo dedicato questa rassegna perché si svolge in quella che fu la sua ultima casa, anche se Marcello Patrono il vero padrone della masseria ha insistito nel coinvolgermi nella direzione artistica di questa rassegna di musica popolare, senza alcun aiuto dalle istituzioni.
    TRADIZIONE, MUSICA POPOLARE E I PROBLEMI D’IDENTITA’ DEL TARANTINO.
    Tutti i gruppi che hanno suonato o che suoneranno qui, sono gruppi storici che hanno davvero lavorato tanto per il progetto della musica popolare italiana nel mondo e bisogna apprezzare il nostro lavoro mirato a ridonare al territorio jonico quell’identità che non ha, perché se è vero che nella Capitanata, nel brindisino e nel barese gli spettacoli di musica etnica imperversano da un po’ di anni, è anche vero che nella provincia jonica questo avviene solo in taluni posti. Basti pensare a Popularia che ha sempre proposto la musica popolare nella provincia orientale, mentre in quella occidentale specie nel crispianese ci sono sempre stati i fratelli De Vittorio che non hanno mai lasciato morire la tradizione. Noi “attuali” musicisti contemporanei osserviamo come le due cose continuano a resistere e vogliamo aggiungere questa Rassegna a ciò che accade nel territorio, perché la provincia jonica deve tornare ad avere una forte identità e parificarsi all’identità popolare del resto delle province pugliesi. Non dimentichiamo che la Tarantella nasce a Taranto e la stessa Taranto è stata capitale della Magna Grecia e che oggi gioca un importante ruolo sociale politico e militare, ma purtroppo non ha un’identità popolare. Per esempio durante le feste del nostro Santo Patrono (San Cataldo) che è celtico, negli ultimi due anni si sono susseguiti la figlia di Claudio Villa e Tiziana Rivale, artisti che, con tutto il rispetto, non hanno nulla a che fare con la nostra tradizione! Quando noi seguiamo le feste patronali altrui, notiamo la vera anima popolare che a Taranto si nota solo ed esclusivamente nei pur belli e suggestivi Riti della Settimana Santa, ma che non si manifesta affatto durante gli eventi gioiosi.
    Questa è davvero una grave lacuna della città. Quindi questa Rassegna vuole essere anche una incitazione alla coscienza popolare. Non esiste solamente la discoteca, non esiste solamente il concerto dei Pooh o di Battiato, ma esiste anche la musica nostra e il pubblico della Masseria Belmonte sta incominciando ad apprezzare i nostri sforzi. Noi vorremmo vedere in futuro Taranto e il suo territorio non più come un territorio industriale e militare, ma anche un territorio musicale, perché questa è la vera etichetta da donare ad una zona, la nostra, che già produce olio, vino. Se si riuscisse ad abbinare a questi prodotti nostrani il Teatro, la Musica, la Cultura, lavorando in assoluta sinergia, si potrebbe regalare a Taranto la sua vera identità, di capitale della cultura. Puntiamo ad un riscatto del territorio senza perdere di vista la Tradizione. Non bastano le cartoline del Ponte Girevole o del castello Aragonese, ci vuole anche sull’altro piatto della bilancia qualcosa che possa parificare e giustificare il lavoro di tanta gente come la possibilità di svago di tutti, che non deve essere alcool e discoteche, ma festa e dare la possibilità anche ad anziani e bambini di divertirsi proprio come succedeva un tempo. Portare la gente nelle piazze e far divenire loro protagonisti, la danza e gli strumenti devono tornare ad essere protagonisti indiscutibili nelle piazze.
    IL MESE DI LUGLIO LA VOSTRA RASSEGNA HA OSPITATO NOMI CELEBRI DELLA MUSICA POPOLARE..DAI MANIGOLD AL CANZONIERE GRECANICO SALENTINO..COME HA RISPOSTO IL PUBBLICO E COSA PREVEDETE PER AGOSTO?…
    I primi due concerti hanno voluto avere un approccio graduale alla musica popolare. Manigold e i tarantini Anonima Folk, tra l’alro vincitori del “Premio De Andrè” a Roma, su cui sono pronto a scommettere con testi originali e sonorità tradizionali. Per poi proseguire con i discorsi delle tarantelle e tammurriate con i Uaragniaun e lì c’è stata la svolta, con una copiosa risposta del pubblico. La gente ha accettato queste novità fino ad arrivare al Canzoniere Grecanico Salentino che non ha bisogno di presentazione ed ai Demotika di cui abbiamo già abbondantemente parlato. Ad Agosto, nonostante le difficoltà organizzative dovute alla concomitanza di molte rassegne di musica popolari in tutta la Puglia, proseguiremo con Le Assurd, un quartetto al femminile che proporrà pizziche e tammurriate, un mix di Puglia e Campania, con la presenza di una delle voci più belle del Salento: Enza Pagliara. Queste ragazze le inseguo da due anni e finalmente son riuscito a portarle qui a Crispiano. E poi ancora Cantodiscanto con la straordinaria presenza di Gabin Dabirè e i “colorati” Arakne Mediterranea ensemble di ballerini e musicisti, delizia per gli occhi e l’anima. Per concludere con la Mediterranea Ensemble. Ma probabilmente continueremo…chissà….
    I RAPPORTI CON LA POLITICA LOCALE?
    La speranza è che l’anno prossimo il tutto possa prendere una forma più consistente. Ci guarderemo in giro e cercheremo di attirare l’attenzione degli Enti nuovi che si son venuti a delineare con le nuove elezioni, per cercare di ottenere sul territorio la possibilità che hanno le altre province, cioè l’attenzione del mondo amministrativo e di quello politico. Ho avuto modo per esempio di ascoltare il sindaco di Melpignano in un incontro che si tenne al castello Episcopio prima delle elezioni e lui ribadiva che questi eventi hanno addirittura risollevato l’economia salentina, perché attorno a queste musiche ci sono tante persone che lavorano; dall’agriturismo ai campeggi agli alberghi fino ad arrivare ai venditori ambulanti, ai costruttori di tamburelli, agli istruttori di danza. Insomma è tutta una catena economica importante che potrebbe alleviare il problema della disoccupazione del Sud. Credo che una delle maniere più intelligenti per inventarsi un po’ il lavoro, sia quello di prestare attenzione alle risorse anche artistiche del territorio. Il turista quando arriva in Puglia oltre a gustare i nostri prodotti tipici desidera anche ballare le nostre musiche. Il turista quando viene in Puglia predilige solo la zona della Capitanata o del Salento; perché non c’è un turismo pari anche nella provincia jonica? Bisogna chiederselo. Non è solo una questione di logistica, ma è anche una questione di “attrazione artistica”. Mi riferisco soprattutto alla città di Taranto. A Manduria e Torricella ci sono numerose iniziative, vedi Popularia; a Martina Franca uno dei festival più importanti, quello della Valle d’Itria. Quando parliamo invece del territorio cittadino dobbiamo faticare a intravedere degli aspetti etnici. Spero che qualcuno presti attenzione a queste cose, perché tutto questo potrà sicuramente sollevare la nostra economia che non deve essere fatta solo di industria militare e siderurgica, ma anche di industria artistica.
    L’arte è lavoro, vita, commercio e bellezza. La presenza artistica nel territorio deve essere caldeggiata e sponsorizzata, perché questo potrà risolvere molti problemi di occupazione.
    MA QUAL È IL VERO SEGRETO DELLA MUSICA POPOLARE? NON CI SARANNO MICA DELLE ALCHIMIE NASCOSTE?
    Durante i miei corsi di tamburello amo sempre mettere in mostra l’analogia che c’è tra il ritmo della pizzica ed il battito cardiaco. E’ molto simile. Però la spiegazione si perde nella notte dei tempi. Secondo me esiste una componente magica. Quando un tamburello incomincia a suonare automaticamente la gente inizia a ballare! Persino i più scettici, credetemi. Il tamburello prima di essere uno strumento tribale è uno strumento rituale. Basta pensare a Dioniso, alle Baccanti. Purtroppo non possiamo avere delle testimonianze precise. Di sicuro posso dirvi che il tamburello ha un’origine lontanissima. Da noi è venuto dalla Grecia. Basta visitare il Museo di Taranto e troviamo dei vasi con delle raffigurazioni di donne che suonano il tamburello; e parliamo di 3500 anni or sono. Ci sono tracce di tamburi a cornice in tutto il mondo: dall’Himalaya al Brasile, dai Balcani fino ad arrivare agli indiani d’America. Uno strumento rituale presente in tutto il mondo.
    Insomma uno strumento che sicuramente ha a che fare con la magia. E’ uno strumento trino. Legno, pelle e metallo.
    CREDIAMO CHE LA PUGLIA NELL’AMBITO DELL’ITALIA MERIDIONALE RAPPRESENTI UN PATRIMONIO UNICO ED IMMENSO RISPETTO ALLE ALTRE REGIONI, COMPRESA LA CAMPANIA. SE ANCHE LE ZONE GARGANICHE E BARESI SCOPRISSERO E RIVALUTASSERO LE LORO STESSE TRADIZIONI, LA PUGLIA DIVERREBBE DI COLPO L’ANIMA TRAINANTE DELLA MUSICA POPOLARE. BASTA PENSARE ALLA REALTà DEL SALENTO (CHE POSSIAMO TRANQUILLAMENTE CONSIDERARE UNA SUB-REGIONE)…
    Purtroppo sono costretto a smentirvi. Per esempio la realtà del Gargano è ricca di eventi culturali e di manifestazioni di musica popolare. Basta pensare al Festival di Carpino che sta alla musica popolare come Sanremo sta a quella leggera. Anche il territorio barese nasconde un’infinità di meravigliose tarantelle. La Murgia barese è ricca di queste tradizioni. Un esempio lampante è stato il concerto dei Uaragnaun di qualche settimana fa. Anche Brindisi con i Taricata sono lanciatissimi.
    E I NOSTRI CONCITTADINI COME STANNO REAGENDO AL FENOMENO PIZZICA? COSA HAI NOTATO GIRANDO PER I VOSTRI CONCERTI O DURANTE I VENERDI’ DI “PIZZICHICCHIO & FRIENDS” ?
    Il pubblico tarantino considera questo genere musicale come una musica di “moda”. La nostra speranza è che il pubblico del territorio jonico possa innamorarsi, come già per qualcuno sta accadendo, di queste musiche. La speranza è che ci si possa avvicinare a queste danze e ai nostri strumenti, in modo tale da far finalmente nascere il “movimento tarantino” , la tarantella tarantina, la musica tarantina nel mondo e quindi mettere al pari delle altre province pugliesi.
    NELL’ULTIMO CONCERTO DEI DEMOTIKA AVETE ESEGUITO UNA PIZZICA DAI RITMI VERTIGINOSI, DOVE PROPRIO TU ERI AL MICROFONO ED ABBIAMO RICONOSCIUTO UNA NENIA-FILASTROCCA CHE I TARANTINI VERACI HANNO IMMEDIATAMENTE RICONOSCIUTO: “LUNA LUNA…”….
    Quando mi metto al microfono con i Demotika non posso di certo cantare in salentino, sarebbe una cosa non vera. Da tarantino mi propongo sempre con delle filastrocche che ricordo venivano raccontate dai miei nonni e restano indelebili nella mia memoria. Del resto anche nei canti salentini troviamo una infinità di filastrocche. Per cui mi sono regalato delle possibilità di “rappare” in tarantino con la tarantella e da buon tarantino lo faccio in tarantino! Certamente mi sforzo di suonare il tamburello in una maniera personale e quando suono con i Demotika cerco di essere il più salentino possibile. Ma quando canto voglio utilizzare la lingua tarantina anche perché in questo modo faccio conoscere il nostro dialetto anche nel mondo salentino no?
    Del resto questo si è verificato anche tempo addietro con i Maranja Point con cui ho avuto l’onore di farne parte. E poi il mio cantare è piaciuto anche ad Eugenio Bennato. Sono presente nei suoi ultimi due cd “Che il Mediterraneo sia” e “Taranta Power New Edition”. Eugenio Bennato quando ha sentito il linguaggio tarantino si è subito innamorato di questo e ha voluto fortemente innestare alcuni stralci di canzone con il nostro dialetto che spero di aver espresso al meglio. Pensate che alcuni suoi brani con la mia voce sono presenti nella trasmissione “Linea blu” in onda su Rai uno come in una compilation di Giorgio Armani. Le modelle di Armani sfilano anche con un po’ di voce di Mimmo Gori!
    MUSICISTI TARANTINI COME TE ED ENZO GRANELLA DEI RADICANTO CHE SI AVVICINANO ALLA MUSICA POPOLARE DI UN CERTO LIVELLO….ERA ORA DIREI…
    Enzo Granella grandissimo musicista e cantante. Ho avuto modo di conoscerlo proprio durante l’esperienza Maranja Point nella qualità di percussionista proprio nel periodo in cui incominciavo ad accostarmi alla musica afro-americana. Lo stesso Granella insieme a Gianni Cellamare era molto vicino al dialetto, alle nostre melodie. Quindi già all’epoca si avvertivano i primi vagiti di quello che doveva essere poi un fenomeno, perché Enzo Granella ora fa parte dei Radicanto, uno dei gruppi più belli e conosciuti nel panorama etnico pugliese in tutto il mondo. Enzo mi ha fatto un po’ innamorare di questo mondo. Quando ero un po’ giovincello e tentavo di cantare in dialetto, venivo subito additato con il termine di “cozzaro” o termini del genere. In un periodo in cui Taranto era piena di griffes e “paraculi” io cantavo in dialetto con Enzo Granella, e il tempo ci ha dato ragione, perché oggi ho la fortuna di suonare coni Demotika Orkestar e lui è lanciatissimo con i Radicanto. E poi lasciatemelo dire, Enzo Granella è tra quelli che ha contribuito di più alla tarantinità e continua a cantare in tarantino anche nei cd dei Radicanto.
    Vorrei infine ricordare un artista che conosco molto bene e a cui auguro un futuro di soddisfazioni che è Ivano Fortuna. Ha realizzato un cd dal titolo “Uezete” davvero molto bello ricco di tarantinità.
    I PROGETTI IMMEDIATI COME DIRETTORE ARTISTICO E COME MUSICISTA…
    Il progetto da Direttore artistico è strettamente legato da chi mi vuole, da chi mi chiama, perché attraverso me può venire la musica popolare di un certo tipo. Io spero sempre che ci sia attenzione: se loro chiamano io sono pronto. L’importante è svegliarsi ed intuire l’importanza di organizzare certi tipi di rassegne.
    da http://www.pizzicata.it

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    Pubblicato da festival | giugno 18, 2005, 12:30 PM

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