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Giovanna Marini, la più grande folk-singer italiana, racconta in un libro il suo viaggio nel Gargano

Gargano. Il legame profondo di Giovanna Marini con il territorio garganico e l’amicizia con Salvatore Villani, etnomusicologo originario di Rignano Garganico, sono testimoniate nel suo ultimo volume dal titolo "Una mattina mi son svegliata – La musica e le storie di un’Italia perduta", pubblicato recentemente dalla Rizzoli.

Discussione

2 pensieri su “Giovanna Marini, la più grande folk-singer italiana, racconta in un libro il suo viaggio nel Gargano

  1. Avatar di Sconosciuto

    Marini, la più grande folk-singer italiana, che da oltre
    quarant’anni solca i palcoscenici di tutto il mondo, come fedele
    interprete delle tradizioni musicali (nel 2002 giunge al successo
    grazie all’album in comproprietà con Francesco De Gregori, “Il
    fischio del vapore”), racconta in questo libro, oltre agli ultimi
    quattro decenni della musica italiana, i viaggi che ha affrontato in
    giro per l’Italia, alla ricerca di riti, cantori e suonatori
    popolari, con i suoi allievi della Scuola Popolare di Testaccio e
    dell’università Paris VIII di Saint Denis. La Marini Villani nel
    1997 in occasione del Carpino Folk Festival. L’etnomusicologo
    rignanese, in qualità di direttore scientifico della manifestazione
    carpinese, su segnalazione di Ignazio Macchiarella, docente di
    etnomusicologia all’Università di Trento, invita la compositrice e
    folk-singer romana a partecipare al dibattito sulla musica di
    tradizione orale e la sua riproposta. Nella serata dedicata ai
    gruppi di tradizione orale la Marini conosce i magnifici canti delle
    donne di Ischitella, ne è entusiasta, se ne innamora, e propone a
    Villani di organizzare un viaggio sul Gargano l’anno successivo per
    far conoscere ai suoi allievi le tradizioni musicali della Montagna
    del Sole. Siamo alla settimana di Pasqua del 1998. La Marini, con
    circa 100 allievi, dopo aver sostato nel Salento fino al mercoledì
    santo, si reca sul Gargano. “Ci trasferiamo nel Gargano, salutando
    il Salento e promettendo di tornarci. Abbiamo l’albergo a Peschici –
    si legge nel volume alle pagine 82-83 – arriviamo a Ischitella, dove
    ci aspetta Salvatore Villani, giovane etnomusicologo locale, con le
    sue donne: un magnifico gruppo radunato in una piccola sede. Come ci
    vedono, le donne si mettono a cantare senza fare tanti complimenti:
    è un repertorio bellissimo, e per noi completamente nuovo. Passioni,
    ninne nanne, canti epico-narrativi: c’è di tutto”. La sera del
    giovedì santo la folta comitiva si sposta a Vico del Gargano per
    vedere i Sepolcri e ascoltare l’Ufficio delle Tenebre. Il venerdì
    santo, lo passano interamente a Vico per seguire le processioni
    della Passione e ascoltare lo stupendo canto polivocale
    del “Miserere”. “Partita la processione, il primo gruppo intona
    il ‘Miserere’, e così il secondo – si legge più avanti nel libro
    della Marini alla pag. 85 – sfilano tutti con queste voci tuonanti
    di maschi forti: l’effetto è sconvolgente, ci mettiamo tutti a
    piangere, i battimenti sono troppi, non si regge a un’emozione del
    genere. Singhiozzando, faccio il numero di telefono di Patrizia Bovi
    perché senta che cosa straordinaria sia questo Miserere di Vico”. Il
    sabato pomeriggio, guidati sempre da Villani vengono portati nella
    casa di campagna di Antonio Maccarone (a Carpino) per ascoltare gli
    anziani cantori: Andrea Sacco, Antonio Piccininno e lo stesso
    Maccarone. “Sono lì, seduti, sorridenti, sotto un ulivo, in un’oasi
    di pace. E si mettono a cantare. E capiamo subito che ci troviamo di
    fronte a veri cantori in funzione – aggiunge la Marini a pag. 87 –
    cantano e suonano sui loro strumenti, costruiti da loro, Sacco ha la
    sua chitarra battente, e accompagna con una grazia unica le sue
    tarantelle. Sono loro, sono quelli dei dischi di De Simone, sussurro
    alle francesi. Ci coglie un’emozione profonda, gli italiani non
    credono ai loro occhi. Michele mi si avvicina e sussurra: Ma è tutto
    De Simone! Sì, rispondo, solo che questi sono quelli veri,
    l’origine, la placenta”. Il concerto viene a un certo punto fermato
    dalla pioggia. “Si mette a piovere, piano piano, anche la pioggia è
    gentile. I vecchietti si ritirano – si legge a pag. 88 – ce ne
    andiamo con una sensazione di serenità mai provata così forte in
    questi tumultuosi giorni della Puglia”. Il viaggio musicale termina
    il sabato sera a San Giovanni Rotondo. “Partiti da Carpino, ci
    rechiamo a San Giovanni Rotondo, dove il comune ha organizzato in
    collaborazione con il Centro Studi di Tradizioni Popolari del
    Gargano una tavola rotonda – ci spiega Villani – l’incontro avviene
    nel bellissimo chiostro del Palazzo di Città. Dopo i saluti di Mario
    Ritrovato e dell’Assessore alla Cultura Falcone, Giovanna ed io
    prendiamo la parola, raccontando le nostre impressioni su questi tre
    giorni di viaggio, così intensi. Nasce un dibattito con gli allievi
    che si sentono contenti e pienamente soddisfatti dell’esperienza di
    viaggio sul Gargano. Terminato il confronto si esibiscono in
    concerto il coro dell’Arciconfraternita dei Morti della chiesa di
    Sant’Orsola, sotto la direzione del compianto priore Leonardo
    Mischitelli, che eseguono il Benedictus e il Miserere, e un gruppo
    locale che esegue musiche della tradizione sangiovannese: Giuseppe
    di Maggio, alla chitarra battente e organetto, Michele Rinaldi, alla
    chitarra battente, Antonio Steduto, alla chitarra battente,
    Arcangelo Marchesani e Francesco Gorgoglione ai tamburelli e Mario
    Ritrovato al mortaio di bronzo. La serata si conclude tra suoni e
    canti. Tutti gli allievi della Marini mi omaggiano cantando il
    Giovedì Santo di Ischitella, che avevano imparato durante il corso
    dell’anno 1997-1998. Un’emozione profonda mi coglie. Sono commosso
    nel sentire riproporre con sì grande rispetto e fedeltà un canto
    tradizionale e con voci così belle. Abbraccio fortemente Giovanna,
    la ringrazio e da allora nasce un’amicizia che dura tutt’oggi. Il
    disco che ho curato con Valter Colle della casa discografica Nota di
    Udine sui canti di Ischitella ha la presentazione di Giovanna
    Marini”. Giovanna Marini, è bene ricordarlo, oltre ad aver composto
    musica per film, teatro, con i maggiori registi, ha partecipato
    negli anni sessanta agli spettacoli “Bella Ciao”, curato da Roberto
    Leydi e Filippo Crivelli, e “Ci ragiono e canto”, realizzato in
    collaborazione con Dario Fo. I suoi ultimi dischi, dopo “Vi parlo
    dell’America”, “La cantata del Secolo breve” e “Il fischio del
    vapore”, sono “Buon giorno” e “Buonasera”, con arrangiamenti e
    produzione di Francesco De Gregori, e “Passioni”, con il suo
    quartetto vocale (Giovanna Marini, Patrizia Bovi, Francesca Breschi,
    Patrizia Nasini) (Angelo Del Vecchio per Garganopress).

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    Pubblicato da festival | aprile 9, 2005, 1:55 PM
  2. Avatar di Sconosciuto

    Marini, la più grande folk-singer italiana, che da oltre
    quarant’anni solca i palcoscenici di tutto il mondo, come fedele
    interprete delle tradizioni musicali (nel 2002 giunge al successo
    grazie all’album in comproprietà con Francesco De Gregori, “Il
    fischio del vapore”), racconta in questo libro, oltre agli ultimi
    quattro decenni della musica italiana, i viaggi che ha affrontato in
    giro per l’Italia, alla ricerca di riti, cantori e suonatori
    popolari, con i suoi allievi della Scuola Popolare di Testaccio e
    dell’università Paris VIII di Saint Denis. La Marini Villani nel
    1997 in occasione del Carpino Folk Festival. L’etnomusicologo
    rignanese, in qualità di direttore scientifico della manifestazione
    carpinese, su segnalazione di Ignazio Macchiarella, docente di
    etnomusicologia all’Università di Trento, invita la compositrice e
    folk-singer romana a partecipare al dibattito sulla musica di
    tradizione orale e la sua riproposta. Nella serata dedicata ai
    gruppi di tradizione orale la Marini conosce i magnifici canti delle
    donne di Ischitella, ne è entusiasta, se ne innamora, e propone a
    Villani di organizzare un viaggio sul Gargano l’anno successivo per
    far conoscere ai suoi allievi le tradizioni musicali della Montagna
    del Sole. Siamo alla settimana di Pasqua del 1998. La Marini, con
    circa 100 allievi, dopo aver sostato nel Salento fino al mercoledì
    santo, si reca sul Gargano. “Ci trasferiamo nel Gargano, salutando
    il Salento e promettendo di tornarci. Abbiamo l’albergo a Peschici –
    si legge nel volume alle pagine 82-83 – arriviamo a Ischitella, dove
    ci aspetta Salvatore Villani, giovane etnomusicologo locale, con le
    sue donne: un magnifico gruppo radunato in una piccola sede. Come ci
    vedono, le donne si mettono a cantare senza fare tanti complimenti:
    è un repertorio bellissimo, e per noi completamente nuovo. Passioni,
    ninne nanne, canti epico-narrativi: c’è di tutto”. La sera del
    giovedì santo la folta comitiva si sposta a Vico del Gargano per
    vedere i Sepolcri e ascoltare l’Ufficio delle Tenebre. Il venerdì
    santo, lo passano interamente a Vico per seguire le processioni
    della Passione e ascoltare lo stupendo canto polivocale
    del “Miserere”. “Partita la processione, il primo gruppo intona
    il ‘Miserere’, e così il secondo – si legge più avanti nel libro
    della Marini alla pag. 85 – sfilano tutti con queste voci tuonanti
    di maschi forti: l’effetto è sconvolgente, ci mettiamo tutti a
    piangere, i battimenti sono troppi, non si regge a un’emozione del
    genere. Singhiozzando, faccio il numero di telefono di Patrizia Bovi
    perché senta che cosa straordinaria sia questo Miserere di Vico”. Il
    sabato pomeriggio, guidati sempre da Villani vengono portati nella
    casa di campagna di Antonio Maccarone (a Carpino) per ascoltare gli
    anziani cantori: Andrea Sacco, Antonio Piccininno e lo stesso
    Maccarone. “Sono lì, seduti, sorridenti, sotto un ulivo, in un’oasi
    di pace. E si mettono a cantare. E capiamo subito che ci troviamo di
    fronte a veri cantori in funzione – aggiunge la Marini a pag. 87 –
    cantano e suonano sui loro strumenti, costruiti da loro, Sacco ha la
    sua chitarra battente, e accompagna con una grazia unica le sue
    tarantelle. Sono loro, sono quelli dei dischi di De Simone, sussurro
    alle francesi. Ci coglie un’emozione profonda, gli italiani non
    credono ai loro occhi. Michele mi si avvicina e sussurra: Ma è tutto
    De Simone! Sì, rispondo, solo che questi sono quelli veri,
    l’origine, la placenta”. Il concerto viene a un certo punto fermato
    dalla pioggia. “Si mette a piovere, piano piano, anche la pioggia è
    gentile. I vecchietti si ritirano – si legge a pag. 88 – ce ne
    andiamo con una sensazione di serenità mai provata così forte in
    questi tumultuosi giorni della Puglia”. Il viaggio musicale termina
    il sabato sera a San Giovanni Rotondo. “Partiti da Carpino, ci
    rechiamo a San Giovanni Rotondo, dove il comune ha organizzato in
    collaborazione con il Centro Studi di Tradizioni Popolari del
    Gargano una tavola rotonda – ci spiega Villani – l’incontro avviene
    nel bellissimo chiostro del Palazzo di Città. Dopo i saluti di Mario
    Ritrovato e dell’Assessore alla Cultura Falcone, Giovanna ed io
    prendiamo la parola, raccontando le nostre impressioni su questi tre
    giorni di viaggio, così intensi. Nasce un dibattito con gli allievi
    che si sentono contenti e pienamente soddisfatti dell’esperienza di
    viaggio sul Gargano. Terminato il confronto si esibiscono in
    concerto il coro dell’Arciconfraternita dei Morti della chiesa di
    Sant’Orsola, sotto la direzione del compianto priore Leonardo
    Mischitelli, che eseguono il Benedictus e il Miserere, e un gruppo
    locale che esegue musiche della tradizione sangiovannese: Giuseppe
    di Maggio, alla chitarra battente e organetto, Michele Rinaldi, alla
    chitarra battente, Antonio Steduto, alla chitarra battente,
    Arcangelo Marchesani e Francesco Gorgoglione ai tamburelli e Mario
    Ritrovato al mortaio di bronzo. La serata si conclude tra suoni e
    canti. Tutti gli allievi della Marini mi omaggiano cantando il
    Giovedì Santo di Ischitella, che avevano imparato durante il corso
    dell’anno 1997-1998. Un’emozione profonda mi coglie. Sono commosso
    nel sentire riproporre con sì grande rispetto e fedeltà un canto
    tradizionale e con voci così belle. Abbraccio fortemente Giovanna,
    la ringrazio e da allora nasce un’amicizia che dura tutt’oggi. Il
    disco che ho curato con Valter Colle della casa discografica Nota di
    Udine sui canti di Ischitella ha la presentazione di Giovanna
    Marini”. Giovanna Marini, è bene ricordarlo, oltre ad aver composto
    musica per film, teatro, con i maggiori registi, ha partecipato
    negli anni sessanta agli spettacoli “Bella Ciao”, curato da Roberto
    Leydi e Filippo Crivelli, e “Ci ragiono e canto”, realizzato in
    collaborazione con Dario Fo. I suoi ultimi dischi, dopo “Vi parlo
    dell’America”, “La cantata del Secolo breve” e “Il fischio del
    vapore”, sono “Buon giorno” e “Buonasera”, con arrangiamenti e
    produzione di Francesco De Gregori, e “Passioni”, con il suo
    quartetto vocale (Giovanna Marini, Patrizia Bovi, Francesca Breschi,
    Patrizia Nasini) (Angelo Del Vecchio per Garganopress).

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    Pubblicato da festival | aprile 9, 2005, 1:55 PM

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