Chi furono i primi abitatori dell’Europa? Vennero dall’Africa o
erano già qui? Per risolvere l’enigma, gli scienziati hanno studiato
la genetica dei giovani di Paglicci, i paleolitici sepolti nel
sorprendente sito pugliese. Con quale esito?
di ENRICO ANNOSCIA (*)
Sull’evoluzione dell’Uomo, oggi vi sono due teorie principali,
dette «Multiregionale» e «Out-of-Africa». Stando alla prima teoria,
la transizione dalla forma arcaica di «Homo erectus» alla forma
evoluta di «Homo sapiens» sarebbe avvenuta gradualmente nell’ultimo
milione d’anni in maniera quasi indipendente in Africa, Asia ed
Europa. Australia e Americhe furono in seguito colonizzate da «Homo
sapiens» tra 60 e 20 mila anni fa. La seconda teoria («Out-of-
Africa») ritiene che «Homo sapiens» abbia avuto un’unica origine
relativamente recente (150 mila anni fa) in Africa, donde sarebbe
partito per colonizzare Europa e Asia, rimpiazzando le forme
arcaiche di «Homo» che incontrava sul suo cammino. Ne consegue che i
neanderthaliani, per la prima teoria, sarebbero gli antenati diretti
degli Europei, mentre, per la seconda teoria, sarebbero invece gli
antichi abitanti dell’Europa (con una loro storia evolutiva a
parte), che gli antenati di «Homo sapiens», arrivando dall’Africa 35
mila anni fa, avrebbero rimpiazzato. Poiché all’inizio della
convivenza in Europa di neanderthaliani e sapiens, questi ultimi
erano rappresentati dall’Uomo di Cro-Magnon (presente in Italia sul
Gargano, e soprattutto in Francia centro meridionale, Spagna,
Germania meridionale), per risolvere la questione, sarebbe stato
utile il confronto dei loro Dna. In essi, infatti, c’è un messaggio
che viene dal passato ed è possibile in parte decifrare. Negli
scheletri fossili, rintracciare il Dna è impresa ardua se non
impossibile, data la sua facile deperibilità. I recenti sviluppi
della Biologia molecolare consentono ora di aggiungere la dimensione
temporale nell’analisi del Dna ed è quindi possibile analizzare il
Dna antico (sigla: aDnaA), vale a dire il Dna estratto da antichi
esseri viventi anche di specie estinte. Si sono presi allora in
considerazionee alcuni scheletri di neanderthaliani, tramite il
sequenziamento di una frazione del loro Dna mitocondriale (quello
trasmesso per via materna). In ogni cellula di un essere vivente,
sono presenti migliaia di copie di Dna mitocondriale e, per questa
sua abbondanza, viene spesso scelto per gli studi sul Dna antico.
Esaminati i reperti scheletrici di neanderthaliani, è risultato
evidente che il loro Dna era molto diverso da quello dei
moderni «sapiens». In particolare, non è stato notata alcuna
affinità genetica tra i neanderthaliani e gli europei attuali. Ciò
potrebbe però essere dovuto a evoluzione del Dna mitocondrilale
dei «sapiens» avvenuta negli ultimi 30.000 anni. Rimaneva solo di
esaminare il Dna di un contemporaneo dei neanderthaliani, cioè
dell’Uomo di Cro-Magnon, ossia una prima forma europea molto simile
all’uomo europeo attuale e nello stesso tempo contemporanea dei
neanderthaliani. Alla luce delle due teorie, di cui sopra, se si
fosse dimostrata vera l’ipotesi multiregionale della continuità
delle forme arcaiche e moderne in Europa, l’Uomo di Cro-Magnon
sarebbe dovuto risultare molto più vicino al suo cugino coevo
neanderthaliano piuttosto che all’uomo attuale. L’esperimento è
stato condotto nel 2003 nell’Accademia delle Scienze Americana su
due individui di Cro-Magnon vissuti 23 e 25 mila anni fa. Allo scopo
sono stati scelti due Cro-Magnon pugliesi, vissuti e sepolti nella
Grotta di Paglicci sul Gargano, il sito paleolitico con le
manifestazioni di arte mobiliare più antiche d’Italia. E’ stata
determinata la sequenza di una porzione di Dna mitocondriale
asportata dal femore e da una costola di ciascuno dei
due «donatori». Ebbene, le sequenze del Dna antico dei due Cro-
Magnon, vissuti poche centinaia di generazioni dopo l’estinzione dei
neanderthaliani europei, hanno rivelato chiaramente che l’Uomo di
Cro-Magnon era geneticamente molto diverso dai neandertaliani, ma
molto simile o addirittura indistinguibile da «Homo sapiens»
moderno. A questo punto, è chiaro che risulta vincente
l’ipotesi «Out-of-Africa». Mentre i neanderthaliani si estinsero
senza lasciare eredi o diluendosi (eventualmente mediante connubi
spontanei o forzati) con i «sapiens», i Cro-Magnon continuarono la
loro avventura umana insieme ai «sapiens». Gli autori della ricerca
sono C. Barbujani, G. Bertorelle e C. Venesi del Dipartimento di
Biologia dell’Università di Ferrara e D. Caramelli dei Laboratori di
Antropologia del Dipartimento di Biologia animale e Genetica
dell’Università di Firenze. La loro ricerca è stata pubblicata
in «Proc. Natural Academy of Sciences USA», 2003, e in «Archeologia
viva» 2005.
(*) La Gazzetta del Mezzogiorno – 06/02/2005
"Mi piace""Mi piace"
Pubblicato da festival | febbraio 22, 2005, 10:50 amSull’evoluzione dell’Uomo, oggi vi sono due teorie principali,
dette «Multiregionale» e «Out-of-Africa». Stando alla prima teoria,
la transizione dalla forma arcaica di «Homo erectus» alla forma
evoluta di «Homo sapiens» sarebbe avvenuta gradualmente nell’ultimo
milione d’anni in maniera quasi indipendente in Africa, Asia ed
Europa. Australia e Americhe furono in seguito colonizzate da «Homo
sapiens» tra 60 e 20 mila anni fa. La seconda teoria («Out-of-
Africa») ritiene che «Homo sapiens» abbia avuto un’unica origine
relativamente recente (150 mila anni fa) in Africa, donde sarebbe
partito per colonizzare Europa e Asia, rimpiazzando le forme
arcaiche di «Homo» che incontrava sul suo cammino. Ne consegue che i
neanderthaliani, per la prima teoria, sarebbero gli antenati diretti
degli Europei, mentre, per la seconda teoria, sarebbero invece gli
antichi abitanti dell’Europa (con una loro storia evolutiva a
parte), che gli antenati di «Homo sapiens», arrivando dall’Africa 35
mila anni fa, avrebbero rimpiazzato. Poiché all’inizio della
convivenza in Europa di neanderthaliani e sapiens, questi ultimi
erano rappresentati dall’Uomo di Cro-Magnon (presente in Italia sul
Gargano, e soprattutto in Francia centro meridionale, Spagna,
Germania meridionale), per risolvere la questione, sarebbe stato
utile il confronto dei loro Dna. In essi, infatti, c’è un messaggio
che viene dal passato ed è possibile in parte decifrare. Negli
scheletri fossili, rintracciare il Dna è impresa ardua se non
impossibile, data la sua facile deperibilità. I recenti sviluppi
della Biologia molecolare consentono ora di aggiungere la dimensione
temporale nell’analisi del Dna ed è quindi possibile analizzare il
Dna antico (sigla: aDnaA), vale a dire il Dna estratto da antichi
esseri viventi anche di specie estinte. Si sono presi allora in
considerazionee alcuni scheletri di neanderthaliani, tramite il
sequenziamento di una frazione del loro Dna mitocondriale (quello
trasmesso per via materna). In ogni cellula di un essere vivente,
sono presenti migliaia di copie di Dna mitocondriale e, per questa
sua abbondanza, viene spesso scelto per gli studi sul Dna antico.
Esaminati i reperti scheletrici di neanderthaliani, è risultato
evidente che il loro Dna era molto diverso da quello dei
moderni «sapiens». In particolare, non è stato notata alcuna
affinità genetica tra i neanderthaliani e gli europei attuali. Ciò
potrebbe però essere dovuto a evoluzione del Dna mitocondrilale
dei «sapiens» avvenuta negli ultimi 30.000 anni. Rimaneva solo di
esaminare il Dna di un contemporaneo dei neanderthaliani, cioè
dell’Uomo di Cro-Magnon, ossia una prima forma europea molto simile
all’uomo europeo attuale e nello stesso tempo contemporanea dei
neanderthaliani. Alla luce delle due teorie, di cui sopra, se si
fosse dimostrata vera l’ipotesi multiregionale della continuità
delle forme arcaiche e moderne in Europa, l’Uomo di Cro-Magnon
sarebbe dovuto risultare molto più vicino al suo cugino coevo
neanderthaliano piuttosto che all’uomo attuale. L’esperimento è
stato condotto nel 2003 nell’Accademia delle Scienze Americana su
due individui di Cro-Magnon vissuti 23 e 25 mila anni fa. Allo scopo
sono stati scelti due Cro-Magnon pugliesi, vissuti e sepolti nella
Grotta di Paglicci sul Gargano, il sito paleolitico con le
manifestazioni di arte mobiliare più antiche d’Italia. E’ stata
determinata la sequenza di una porzione di Dna mitocondriale
asportata dal femore e da una costola di ciascuno dei
due «donatori». Ebbene, le sequenze del Dna antico dei due Cro-
Magnon, vissuti poche centinaia di generazioni dopo l’estinzione dei
neanderthaliani europei, hanno rivelato chiaramente che l’Uomo di
Cro-Magnon era geneticamente molto diverso dai neandertaliani, ma
molto simile o addirittura indistinguibile da «Homo sapiens»
moderno. A questo punto, è chiaro che risulta vincente
l’ipotesi «Out-of-Africa». Mentre i neanderthaliani si estinsero
senza lasciare eredi o diluendosi (eventualmente mediante connubi
spontanei o forzati) con i «sapiens», i Cro-Magnon continuarono la
loro avventura umana insieme ai «sapiens». Gli autori della ricerca
sono C. Barbujani, G. Bertorelle e C. Venesi del Dipartimento di
Biologia dell’Università di Ferrara e D. Caramelli dei Laboratori di
Antropologia del Dipartimento di Biologia animale e Genetica
dell’Università di Firenze. La loro ricerca è stata pubblicata
in «Proc. Natural Academy of Sciences USA», 2003, e in «Archeologia
viva» 2005.
(*) La Gazzetta del Mezzogiorno – 06/02/2005
"Mi piace""Mi piace"
Pubblicato da festival | febbraio 22, 2005, 10:50 am