Un’analisi dell’etnomusicalo sulle identità culturali nell’Italia delle cento città.
Etnomusicologo e musicista, è uno degli artisti più attivi della nuova musica popolare, autore di un vasto repertorio di canzoni e ballate ispirate alla grande tradizione musicale contadina. Figlio di musicisti tradizionali di Maranola (Latina), ha studiato Etnomusicologia all’Università di Roma con Diego Carpitella con cui ha realizzato numerose campagne di rilevamento sulla musica popolare italiana.
In occasione della Festa di Settembre ad Anguillara lo abbiamo incontrato. Un’occasione per fargli alcune domande. Sparagna, nell’Italia delle Cento Città ci sono elementi comuni che tuttora persistono nel canto popolare. Qual è l’elemento unificante?
“In Italia abbiamo la caratteristica morfologica che è la dorsale dell’Appennino che lega le Alpi con le isole e che fa sì che tra Nord e Sud ci siano molti elementi in comune. Quello che lega oggi tutta la nazione è questa esigenza di ricredere ancora nei propri luoghi di origine. E una novità rispetto al passato l’idea di poter recuperare un passaggio armonioso tra l’antico e il contemporaneo. Questo in molte zone si traduce nel recupero del canto popolare, delle feste, delle tradizioni. Tutto ciò non ha più una forte connotazione ideologica come poteva essere negli anni passati, però ha un carattere sul piano culturale importantissimo. Lo stesso fenomeno della Lega se lo si legge al di là della scimmiotterie di alcuni personaggi è nato, però, come un fenomeno importante in questa chiave. È nato soprattutto come un’esigenza di affermazione di un processo di identità nel momento in cui le realtà periferiche erano completamente soggiogate dalle realtà metropolitane. Per nostra fortuna l’Italia si compone di tante piccole città. Oggi dobbiamo pensare tanti piccoli metodi di vivere il rapporto con le proprie mura e le proprie storie e laddove abbiamo problemi di degrado dobbiamo trovare la maniera di ricomporre tra moderno e contemporaneo. Credo che oggi la musica popolare ci aiuti perché abbiamo ancora tantissime realtà musicali inespresse. Mi riferisco a tutte le comunità appenniniche. Tutte le comunità che vivono una condizione che in qualche modo non è la metropoli devono ricrescere. Devono recuperare quella che era l’Italia dei Comuni, l’Italia che ha fatto il Rinascimento e che ha fatto grande questa nazione”.
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Pubblicato da festival | dicembre 31, 2004, 2:02 PM