“Non esiste la tarantella del Gargano” – E’ stato ribadito nel corso
di una tavola rotonda a Monte Sant’Angelo
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Da: “garganopress”
Data: Ven Ago 27, 2004 9:30 am
Monte Sant’Angelo. “Non esiste la tarantella del Gargano, ma tante
tarantelle diverse comune per comune”. E’ quanto più volte ribadito,
nei giorni scorsi, a Monte Sant’Angelo nel corso di un’apposita
tavola rotonda organizzata dall’assessorato ai saperi, diretto da
Franco Nasuti, dal Centro studi tradizioni popolari del Gargano e
della Capitanata, presieduto dall’etnomusicologo Salvatore Villani,
dal Centro studi “Martella” di Peschici, capitanato da Teresa
Rauzino, e dall’associazione “Avanti tutta” di Pietro Placentino.
All’appuntamento hanno partecipato, oltre ai citati Villani e
Rauzino, due dei massimi esperti nazionali di tradizioni popolari,
canti, musiche e danze. Si tratta dei ricercatori padre Remigio de
Cristoforo, francescano originario di Ischitella, ma da anni
residente a Siena, e Dina Staro, collaboratrice di diversi istituti
di ricerca e del Dams di Bologna. Nel corso della tavola rotonda,
che ha avuto luogo presso l’auditorium delle Clarisse, è stato più
volte ribadito che “non esiste la tarantella del Gargano, è una pura
invenzione, è vero però che ci sono tante tarantelle diverse comune
per comune, da Monte a San Marco in Lamis, da San Giovanni Rotondo a
Rignano, da Ischitella a Carpino, da Peschici a Sannicandro”. Il
resto è, quindi, stando a quanto dichiarato dagli esperti, pura
mistificazione della realtà. Per cui non è più possibile assistere
inerti ad operazioni di travalicazione della realtà delle cose,
create ad hoc spesse volte al puro scopo di organizzare
manifestazioni che nulla hanno a che vedere con la tradizione
garganica e pugliese (ma che comunque restano molto importanti dal
punto di vista dello spettacolo). Molto di tutto ciò è dovuto alla
invenzione, durante il regime fascista, hanno spiegato gli
intervenuti, del cosiddetto “folclore italiano” (scritto con la “c”
e non con la “k”), che ha unito stili, tradizioni, costumi, canti e
danze (introducendo strumenti musicali mai utilizzati prima dal
popolo) che nulla avevano a che vedere tra di loro fino a quel
momento. Il “folclore”, sovvenzionato dal Regime e oggi dallo stato
italiano, ha creato solo confusione, distruggendo nella memoria
collettiva molto spesso ciò che di realmente tradizionale c’era fino
a qualche tempo fa. Ecco il perchè della ricerca e della
riproposizione, senza contaminazioni, delle vere sonorità di un
tempo, quelle che per secoli hanno incantato, fatto innamorare,
fatto litigare i garganici, i pugliesi e gli italiani di tutte le
latitudini. Il fenomeno folcloristico, per concludere, così come è
stato ribadito dai ricercatori, non va comunque disprezzato, perchè
è divenuto anch’esso tradizione e va rispettato per la sua funzione
aggregante e ricreativa (Fonte Garganopress).
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Pubblicato da festival | agosto 30, 2004, 2:57 PMDa: “garganopress”
Data: Ven Ago 27, 2004 9:30 am
Monte Sant’Angelo. “Non esiste la tarantella del Gargano, ma tante
tarantelle diverse comune per comune”. E’ quanto più volte ribadito,
nei giorni scorsi, a Monte Sant’Angelo nel corso di un’apposita
tavola rotonda organizzata dall’assessorato ai saperi, diretto da
Franco Nasuti, dal Centro studi tradizioni popolari del Gargano e
della Capitanata, presieduto dall’etnomusicologo Salvatore Villani,
dal Centro studi “Martella” di Peschici, capitanato da Teresa
Rauzino, e dall’associazione “Avanti tutta” di Pietro Placentino.
All’appuntamento hanno partecipato, oltre ai citati Villani e
Rauzino, due dei massimi esperti nazionali di tradizioni popolari,
canti, musiche e danze. Si tratta dei ricercatori padre Remigio de
Cristoforo, francescano originario di Ischitella, ma da anni
residente a Siena, e Dina Staro, collaboratrice di diversi istituti
di ricerca e del Dams di Bologna. Nel corso della tavola rotonda,
che ha avuto luogo presso l’auditorium delle Clarisse, è stato più
volte ribadito che “non esiste la tarantella del Gargano, è una pura
invenzione, è vero però che ci sono tante tarantelle diverse comune
per comune, da Monte a San Marco in Lamis, da San Giovanni Rotondo a
Rignano, da Ischitella a Carpino, da Peschici a Sannicandro”. Il
resto è, quindi, stando a quanto dichiarato dagli esperti, pura
mistificazione della realtà. Per cui non è più possibile assistere
inerti ad operazioni di travalicazione della realtà delle cose,
create ad hoc spesse volte al puro scopo di organizzare
manifestazioni che nulla hanno a che vedere con la tradizione
garganica e pugliese (ma che comunque restano molto importanti dal
punto di vista dello spettacolo). Molto di tutto ciò è dovuto alla
invenzione, durante il regime fascista, hanno spiegato gli
intervenuti, del cosiddetto “folclore italiano” (scritto con la “c”
e non con la “k”), che ha unito stili, tradizioni, costumi, canti e
danze (introducendo strumenti musicali mai utilizzati prima dal
popolo) che nulla avevano a che vedere tra di loro fino a quel
momento. Il “folclore”, sovvenzionato dal Regime e oggi dallo stato
italiano, ha creato solo confusione, distruggendo nella memoria
collettiva molto spesso ciò che di realmente tradizionale c’era fino
a qualche tempo fa. Ecco il perchè della ricerca e della
riproposizione, senza contaminazioni, delle vere sonorità di un
tempo, quelle che per secoli hanno incantato, fatto innamorare,
fatto litigare i garganici, i pugliesi e gli italiani di tutte le
latitudini. Il fenomeno folcloristico, per concludere, così come è
stato ribadito dai ricercatori, non va comunque disprezzato, perchè
è divenuto anch’esso tradizione e va rispettato per la sua funzione
aggregante e ricreativa (Fonte Garganopress).
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Pubblicato da festival | agosto 30, 2004, 2:57 PMDa: “garganopress”
Data: Ven Ago 27, 2004 9:30 am
Monte Sant’Angelo. “Non esiste la tarantella del Gargano, ma tante
tarantelle diverse comune per comune”. E’ quanto più volte ribadito,
nei giorni scorsi, a Monte Sant’Angelo nel corso di un’apposita
tavola rotonda organizzata dall’assessorato ai saperi, diretto da
Franco Nasuti, dal Centro studi tradizioni popolari del Gargano e
della Capitanata, presieduto dall’etnomusicologo Salvatore Villani,
dal Centro studi “Martella” di Peschici, capitanato da Teresa
Rauzino, e dall’associazione “Avanti tutta” di Pietro Placentino.
All’appuntamento hanno partecipato, oltre ai citati Villani e
Rauzino, due dei massimi esperti nazionali di tradizioni popolari,
canti, musiche e danze. Si tratta dei ricercatori padre Remigio de
Cristoforo, francescano originario di Ischitella, ma da anni
residente a Siena, e Dina Staro, collaboratrice di diversi istituti
di ricerca e del Dams di Bologna. Nel corso della tavola rotonda,
che ha avuto luogo presso l’auditorium delle Clarisse, è stato più
volte ribadito che “non esiste la tarantella del Gargano, è una pura
invenzione, è vero però che ci sono tante tarantelle diverse comune
per comune, da Monte a San Marco in Lamis, da San Giovanni Rotondo a
Rignano, da Ischitella a Carpino, da Peschici a Sannicandro”. Il
resto è, quindi, stando a quanto dichiarato dagli esperti, pura
mistificazione della realtà. Per cui non è più possibile assistere
inerti ad operazioni di travalicazione della realtà delle cose,
create ad hoc spesse volte al puro scopo di organizzare
manifestazioni che nulla hanno a che vedere con la tradizione
garganica e pugliese (ma che comunque restano molto importanti dal
punto di vista dello spettacolo). Molto di tutto ciò è dovuto alla
invenzione, durante il regime fascista, hanno spiegato gli
intervenuti, del cosiddetto “folclore italiano” (scritto con la “c”
e non con la “k”), che ha unito stili, tradizioni, costumi, canti e
danze (introducendo strumenti musicali mai utilizzati prima dal
popolo) che nulla avevano a che vedere tra di loro fino a quel
momento. Il “folclore”, sovvenzionato dal Regime e oggi dallo stato
italiano, ha creato solo confusione, distruggendo nella memoria
collettiva molto spesso ciò che di realmente tradizionale c’era fino
a qualche tempo fa. Ecco il perchè della ricerca e della
riproposizione, senza contaminazioni, delle vere sonorità di un
tempo, quelle che per secoli hanno incantato, fatto innamorare,
fatto litigare i garganici, i pugliesi e gli italiani di tutte le
latitudini. Il fenomeno folcloristico, per concludere, così come è
stato ribadito dai ricercatori, non va comunque disprezzato, perchè
è divenuto anch’esso tradizione e va rispettato per la sua funzione
aggregante e ricreativa (Fonte Garganopress).
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Pubblicato da festival | agosto 30, 2004, 2:57 PMMONTE SANT’ANGELO – «Alla Carpinese», il sonetto garganico nei canti popolari di
Carpino, é il tema dell’ultima poderosa ricerca di studio condotta dal prof. Franco Nasuti che oltre al testo comprende anche un compact disc contenente le piú
belle canzoni dei Cantori di Carpino. Ed é proprio a loro, ai tre vetusti cantori Andrea Sacco, Antonio Piccinnino Antonio Maccarone che Franco Nasuti, capostipite del gruppo musicale de «Li Sammecalere», dedica il suo ultimo lavoro editoriale.
Un libro che evidenzia la bravura e la ricchezza culturale e musicale dei Cantori di Carpino, definiti da Nasuti, al pari del Tancredi, «mistici pastori» che ispirano un innato senso di rispetto verso la saggezza antica del popolo come gli antichi aedi dell’Illiade o dell’Odissea.L’autore nel libro documenta le varie
ricche forme di espressivitá popolare della musica garganica, a conferma di come il
suo lavoro di ricerca é imperniato sul recupero della nostra tradizione popolare: sette capitoli dedicati oltre che ai Cantori di Carpino, al lavoro di Eugenio Bennato sul Gargano, a Teresa De Sio, alle ricerche etnomusicali di Alan Lomax, Roberto De Simone, Eugenio Bennato, Salvatore Villani e allo stesso Franco Nasuti. Un capitolo é stato riservato all’importanza degli strumenti musicali, cosí come altre sezioni hanno esaltato i linguaggi verbali, gli stili musicali e i canti. «Tra i generi musicali oggi presenti nel mondo -ha detto Matteo Gabriele, conoscitore insieme a Nasuti della vera musica popolare -quello etnico é di sicuro il piú ricco di elementi capaci di coinvolgere l’ascoltatore. E i canti dei Cantori di Carpino, evoca un mondo apparentemente scomparso ma in realtá ancora presente nella cultura etnica del Gargano».(s.s.)
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Pubblicato da festival | settembre 7, 2004, 3:26 PMMONTE SANT’ANGELO – «Alla Carpinese», il sonetto garganico nei canti popolari di
Carpino, é il tema dell’ultima poderosa ricerca di studio condotta dal prof. Franco Nasuti che oltre al testo comprende anche un compact disc contenente le piú
belle canzoni dei Cantori di Carpino. Ed é proprio a loro, ai tre vetusti cantori Andrea Sacco, Antonio Piccinnino Antonio Maccarone che Franco Nasuti, capostipite del gruppo musicale de «Li Sammecalere», dedica il suo ultimo lavoro editoriale.
Un libro che evidenzia la bravura e la ricchezza culturale e musicale dei Cantori di Carpino, definiti da Nasuti, al pari del Tancredi, «mistici pastori» che ispirano un innato senso di rispetto verso la saggezza antica del popolo come gli antichi aedi dell’Illiade o dell’Odissea.L’autore nel libro documenta le varie
ricche forme di espressivitá popolare della musica garganica, a conferma di come il
suo lavoro di ricerca é imperniato sul recupero della nostra tradizione popolare: sette capitoli dedicati oltre che ai Cantori di Carpino, al lavoro di Eugenio Bennato sul Gargano, a Teresa De Sio, alle ricerche etnomusicali di Alan Lomax, Roberto De Simone, Eugenio Bennato, Salvatore Villani e allo stesso Franco Nasuti. Un capitolo é stato riservato all’importanza degli strumenti musicali, cosí come altre sezioni hanno esaltato i linguaggi verbali, gli stili musicali e i canti. «Tra i generi musicali oggi presenti nel mondo -ha detto Matteo Gabriele, conoscitore insieme a Nasuti della vera musica popolare -quello etnico é di sicuro il piú ricco di elementi capaci di coinvolgere l’ascoltatore. E i canti dei Cantori di Carpino, evoca un mondo apparentemente scomparso ma in realtá ancora presente nella cultura etnica del Gargano».(s.s.)
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Pubblicato da festival | settembre 7, 2004, 3:26 PMMONTE SANT’ANGELO – «Alla Carpinese», il sonetto garganico nei canti popolari di
Carpino, é il tema dell’ultima poderosa ricerca di studio condotta dal prof. Franco Nasuti che oltre al testo comprende anche un compact disc contenente le piú
belle canzoni dei Cantori di Carpino. Ed é proprio a loro, ai tre vetusti cantori Andrea Sacco, Antonio Piccinnino Antonio Maccarone che Franco Nasuti, capostipite del gruppo musicale de «Li Sammecalere», dedica il suo ultimo lavoro editoriale.
Un libro che evidenzia la bravura e la ricchezza culturale e musicale dei Cantori di Carpino, definiti da Nasuti, al pari del Tancredi, «mistici pastori» che ispirano un innato senso di rispetto verso la saggezza antica del popolo come gli antichi aedi dell’Illiade o dell’Odissea.L’autore nel libro documenta le varie
ricche forme di espressivitá popolare della musica garganica, a conferma di come il
suo lavoro di ricerca é imperniato sul recupero della nostra tradizione popolare: sette capitoli dedicati oltre che ai Cantori di Carpino, al lavoro di Eugenio Bennato sul Gargano, a Teresa De Sio, alle ricerche etnomusicali di Alan Lomax, Roberto De Simone, Eugenio Bennato, Salvatore Villani e allo stesso Franco Nasuti. Un capitolo é stato riservato all’importanza degli strumenti musicali, cosí come altre sezioni hanno esaltato i linguaggi verbali, gli stili musicali e i canti. «Tra i generi musicali oggi presenti nel mondo -ha detto Matteo Gabriele, conoscitore insieme a Nasuti della vera musica popolare -quello etnico é di sicuro il piú ricco di elementi capaci di coinvolgere l’ascoltatore. E i canti dei Cantori di Carpino, evoca un mondo apparentemente scomparso ma in realtá ancora presente nella cultura etnica del Gargano».(s.s.)
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Pubblicato da festival | settembre 7, 2004, 3:26 PM