Il giorno che Cala la sera – da viveur.it
Eurofolk è il festival di musica popolare di Maiolati Spontini, in provincia di Ancona. Dal 4 al 6 luglio a rappresentare il Gargano saranno i Cala la Sera.
ANCONA “Vecine e vecenante bona sera a tutte quante”.
La parlata è quella che scende dalle curve di San Giovanni Rotondo, accompagnata dalla musica di antichi strumenti. Il nome del gruppo, pardon, del progetto è Cala la Sera. Sei componenti, Pio Gravina, Nunzio Mangiacotti, Rosario Nido, Aldo Grillo, Sergio Urbano, Giancarlo Pugliese, allevati alla scuola della tradizione, in grado di scolpire il volto del Gargano, addò la muntagna parla c’u mare, attraverso la tarantella di San Giovanni, con la sua carica liberatoria e il fascino misterioso e antico che hanno i sonetti sotto forma di serenate.
Cala la sera, diventa espressione verace e schietta di quel mondo che alla tradizione è legato da un indissolubile senso di ossequioso rispetto e immensa gratitudine. Sabato 5 luglio si esibiranno a Maiolati Spontini, zona franca di Ancona, siamo in piene Marche, nell’ambito delle selezioni nazionali del festival di musica popolare La Marca Eurofolk 2008. Alla manifestazione, edizione quinta, dal 4 al 6 luglio, parteciperanno altri gruppi della tradizione meridionale che va dall’ Abruzzo, alla Campania, al Salento. Il gruppo vincitore rappresenterà l’Italia alla finale internazionale che si terrà a Malaga nel mese di dicembre, insieme agli altri gruppi vincitori delle selezioni nazionali di Spagna e Portogallo. Ancora una volta la Spagna è di rigore. Ahi! Mai dire dei rigori contro la Spagna, che l’Italia l’ha già matata agli europei.
La sonata è l’urgenza pura e il piacere di cantare, di rivivere quei tempi in cui i cantatori le serenate d’amore o di scontro le portavano alle donne amate da loro o da altri, accompagnati dalle battenti, nelle forme della cannellesa, della cerignulana e della montanara. I Cala la Sera, mutata la Puglia contadina, ne ripropongono valori e suoni, continuando a battere lo stesso ritmo terzinato con una sincera passione capace di tenere lontano rivisitazioni e contaminazioni barocche, smentendo chi permette che quella cultura, quella musica, per sopravvivere alla civiltà globale faccia la puttana, ignorando che quella fu una magia solo e semplicemente autenticamente popolare. Poco importa se a Foggia manifestazioni del genere non riescono ad essere concepite. In provincia sì. Basta il Carpino Folk Festival.
Poi, a pensarci bene, Foggia non è ancora Gargano. Neanche Maiolati, zona franca di Ancona, siamo in piene Marche, è Gargano. Anzi, lì la Puglia è già finita da un pezzo. Ma che c’entra.
“Nata vote lu torne a dice bona sera a tutte l’amice”.
I musicanti
Il gruppo Cala la Sera si esibisce con una formazione di sei componenti: Pio Gravina (voce, chitarra battente), Nunzio Mangiacotti (voce, chitarra battente, mortaio di bronzo), Rosario Nido (voce, tamburi a cornice, puti pu), Aldo Grillo (tamburi a cornice, puti pu), Sergio Urbano (tamburo a cornice, nacchere), Gian Carlo Pugliese (voce, nacchere). A questa formazione spesso si uniscono cantori tradizionali: Francesco Crisetti e Salvatore Russo (anziani pastori di San Giovanni Rotondo).
SPEZZANO ALBANESE (CS), Assegnato a Spezzano Albanese il riconoscimento della FITP (2/07/2008)
Francesco Nasuti, studioso di Monte Sant’Angelo, è il "Padre" del folklore per la Puglia. Il premio "I Padri del Folklore", ideato per celebrare quanti si sono impegnati a promuovere e tutelare il folklore e le tradizioni popolari, è stato consegnato a Spezzano Albanese (Cosenza). La manifestazione, organizzata dalla FITP (Federazione Italiana Tradizioni Popolari) presieduta dal maestro Benito Ripoli, ha visto protagonisti cultori delle seguenti regioni: Piemonte, Veneto, Toscana, Lazio, Puglia, Basilicata e Sicilia. Sessantotto anni, laureato in Giurisprudenza, è stato tra i membri fondatori del Centro di Studi Garganici e ne è diventato presidente nel 1977, anno in cui ha dato vita alla rivista "Gargano studi". Nel 1974 ha fondato il gruppo "Teatromonte" e il Gruppo folclorico "Li Sammecalere". Ha prodotto varie opere teatrali originali tra le quali "Na Speranza Nova" (Grenzi Editore), vincitrice nel 1987 del primo premio quale migliore opera inedita al Festival Nazionale del Teatro Dialettale, e ha scritto numerosi saggi tra i quali "L’Arcangelo e il Pellegrino". Ha curato la pubblicazione di molte opere e ha tenuto vari corsi di laboratorio teatrale, e nel 1997 è stato nominato Coordinatore Scientifico del progetto "Educazione al teatro" organizzato dal Provveditorato agli Studi di Foggia e dal Ministero della Pubblica Istruzione per la formazione teatrale dei docenti. Nel 1999 ha pubblicato il CD "Canti della memoria" con il quale, nel dicembre 2000, ha ottenuto il premio "Pitrè" – Salomone Marino del Centro Internazionale di Etnostoria "Città di Palermo". Nel 2001 gli è stato conferito il Premio "Fenicottero Rosa" promosso dall’APT di Foggia per il rilevante contributo dato alla cultura pugliese. Dal 1998 è Consigliere Nazionale della FITP. Nel 2005 ha pubblicato l’opera ed il CD di canti popolari "Alla carpinese – Il sonetto nella tradizione popolare garganica". Con l’Università degli Studi di Bari e, in collaborazione con lo scrittore e drammaturgo Vito Maurogiovanni, ha scritto e diretto e lo spettacolo "Odore di Santi, Pellegrini e di Briganti". Da giugno 2007 è assessore alla Cultura del Comune di Monte Sant’Angelo.
da
Teleradioerre
Arrivato alla tredicesima edizione, il festival della musica popolare e delle sue contaminazione, promosso dall’Assessorato al Mediterraneo e dell’Assessorato al Turismo della Regione Puglia, dalla Provincia di Foggia, dal Comune di Carpino, dalla Comunità Montana del Gargano, dal Parco Nazionale del Gargano ed organizzato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia e il GalGargano
presenta
“Suoni di passi” – Laboratori didattici 08
Tradizione, musica popolare, capacità d’improvvisazione, una rosa, 5 corde e una chitarra. Il resto vien da sé. Che sia una serenata sotto casa della propria amata o semplicemente un sonetto a sdegno e di "stramurte" con evidenti traslati erotico-allusivi. È la chitarra battente, antico strumento popolare del Gargano, che torna come ogni anno con il suo ritmo e le sue particolarissime armonie a riproporre la storia, con suoni che rispolverano antichi usi e costumi.
La Chitarra Battente tra filosofia, antropologia e musica. Ma non solo. Coltivano la passione per questo strumento particolare da anni. Da quando erano bambini. Spettatori dei "nonni". Da quando assistevano alle feste di famiglia. La sua musica racconta di atmosfere e vissuti passati. Di quando bastavano una chitarra e quattro amici per rendere un semplice momento, un evento da ricordare. Le dita della mano destra dei suonatori sfregano e colpiscono, rimbombando, il piano armonico creando un effetto armonicopercussivo. Si produce così un suono battente, da cui deriva il nome dello strumento. Ai suonatori di chitarra battente si accompagna la voce del "cantori". E poi i balli. Le tarantelle. Il tutto sulle note di antichi sonetti dedicati all’amore e alla passione. La passione per la musica popolare.
Chi si interessa di musica popolare, sa che la zampogna, assieme alla “chitarra battente”, costituisce lo strumento tipico per eccellenza.
Quando oggi si ascolta una zampogna viene normale e naturale associarla all’idea del Natale, alle relative vetrine lucicanti oppure all’ipocrita "quanto siamo buoni". Ma c’è dell’altro dietro una zampogna che da millenni accompagna la vita dell’uomo.
Il termine "zampogna" deriva dal latino arcaico sumponia, che riprendeva la parola greca symphònia ed evidenziava il carattere polifonico dello strumento.
La zampogna, detta anche cornamusa, piva, o in area lucana chiamata i suoni, la sampogne, la zampogne, è un aerofono e fa parte della categoria degli strumenti ad ancia incapsulata.
Questo sacco con le canne, questa capra che suona, come dicono in Calabria, nonostante la sua utilizzazione anche nella musica colta, fu ed è ancora lo strumento principe nella musica popolare di tutta Europa e dell’Italia del Sud. Dalla sicilia e in tutte le zone del sud, tranne che in Puglia, fino a Tivoli e poi misteriosamente scompare.
Il suo funzionamento consiste in un sacco di pelle (è una pelle intera di capra o pecora ricavata con una tecnica particolare di scuoiamento) a tenuta ermetica e gonfiato dal suonatore attraverso una canna di legno (insufflatore) munita di una valvola di non ritorno, che fa sì che l’aria sia convogliata nelle canne dello strumento (di legno e molto raramente di canna) dalla pressione del braccio che comprime il sacco.
E poi chitarre francesi, castagnole, tamburelli, flauti e arpe per i laboratori didattici del Carpino Folk Festival 2008 sotto l’ideazione e la direzione artistica del settore didattico-scientifico di Pino Gala.
Scarica Locandina e Modulo di Partecipazione
Ufficio Stampa – Antonio Basile
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Per informazioni : Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Via Mazzini, 88 – 71010 Carpino (FG) Tel. 










0884 326145
dalle 14:30 alle 19:00
Tamburello: Antonio Manzo 










346/2458058
Chitarra battente e Danza: Alessandro Sinigagliese 333/1793708 – 347/9012313
Non è necessario superare i confini dell’Italia per godere della vista di luoghi dal sapore incontaminato e dalla natura quasi selvaggia.
Il 13 Maggio alle ore 20.00, presso l’aula magna dell’Università Bocconi di Milano, si è svolta l’assegnazione del "Premio Ambasciatore di terre di Puglia".
Il premio è intitolato alla memoria di Francesco Marco Attanasi, giovane musicista scomparso prematuramente in un’incidente stradale.
Viene assegnato ogni anno a persone, associazioni, enti o gruppi che abbiano saputo coniugare nello svolgimento dei loro mandati, arti, professioni e mestier, il raggiungimento di più alti obiettivi oltre le loro personali ambizioni al fine di promuovere l’immagine delle "terre di Puglia".
Alla manifestazione di quest’anno sono stati premiati i Cantori di Carpino ed Antonio Piccininno, il regista Sergio Rubini, Paride De masi, Luca Montrone, Sergio Blasi.
Prima dell’inizio vedo Nicola Gentile sul palco e gli vado incontro per salutarlo; lui mi introduce dietro le quinte in modo da poter salutare "zi’ ‘Ntonie". Mi presento:sono di Carpino. Lui subito mi chiede "a chi sono figlio". Glielo spiego e lui mi dice di conoscere. E’ molto contento, mi dice di essere stato a fare un concerto "con centomila persone" e di essere qui a ritirare il premio. Io mi complimento e lo saluto. Poi ritorno a sedere.
All’annuncio del frizzante conduttore, Antonio Piccininno si reca sul palco per esibirsi in una colorita e applaudita introduzione alla personalità di un Cantore. Inizia con la descrizione delle origini di canto popolare, raccontando la sua storia personale, come esempio di quelle di altri cantori. Trascina il pubblico accattivandosene la simpatia sin dalle prime frasi, scaldando gli animi con il suo parlare schietto. L’aula gremita, al punto da obbligare molti a stare in piedi, apre il cuore ad un uomo del suo genere, con la sua storia singolare e tutta da imparare; l’anziano Cantore continua versegiando le strofe che andrà poi a cantare, intercalandogli curiose spiegazione della vita di una volta.
Inizia l’esibizione accompagnato nella musica da Nicola Gentile (Cantori di Carpino) e dal gruppo degli "Sciuacuddhuzzi", esegue per prima "Vide che bella giovene mei capate".
Termina il suo emozionante spettacolo con la "Ninna nanna", a conclusione della quale scaturisce un fortissimo e spontaneo applauso per quest’artista particolare, questo ultranovantenne che va in giro a diffondere quella che fu la sua cultura, con un vigore sorprendente ed una serenità contagiosa.
Tra il pubblico una signora commenta rivolta ad una vicina esprimendo la tenerezza provata per la sua persona.
La serata, aldilà di qualche "gaffe fotografica" (nella premiazione dell’organizzatore della Notte della Taranta,Sergio Blasi, viene mostrata tra le altre, la famosa foto della piazza di Carpino durante il Folk Festival che ha come protagonista la ballerina dalla gonna gonfiata dal ballo e come sfondo, il folto pubblico e la Chiesa di S. Cirillo d’Alessandria splendidamente illuminata), prosegue con le ulteriori premiazioni.
Ma l’impronta più marcata è stata lasciata dalla persona di Antonio Piccininno, arte: Cantore.
E questo è il ricordo che rimarrà a me e a molti altri di questa splendida serata, trascorsa in sua compagnia.
Rocco D’Antuono
da Teleradioerre
Saranno messi in vendita, attraverso i circuiti delle agenzie di viaggio ed altri canali turistici, pacchetti promozionali che consentiranno al turista di trascorrere qualche giorno in provincia di Foggia visitando i luoghi caratteristici di giorno e ascoltando buona musica la sera.
L’azienda di promozione turistica di Foggia, i direttori dei festival che rientrano nell’iniziativa "Five festival sud system" – le manifestazioni musicali che si svolgono in estate nel foggiano – i sindaci dei comuni di Orsara e Apricena e i rappresentanti delle agenzie di viaggio hanno curato un programma per accogliere i turisti interessati alla musica e a scoprire il territorio.
La manifestazione "Five festival sud system" è nata con lo scopo di portare, oltre alla buona musica, anche il turista nelle zone del foggiano meno frequentate da turisti nel periodo estivo. Nell’edizione 2008, i cinque festival della provincia di Foggia, infatti, viaggeranno sotto uno stesso marchio, dal Carpino Folk Festival a Festambiente Sud di Monte Sant’Angelo, dai Suoni in cava di Apricena al Festival Apuliae e all’Orsara Jazz.
| Scritto dal Comitato Direttivo dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival |
| |
La riunione di ieri sera del Comitato Direttivo dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ha stabilito le date della nuova festa della musica popolare italiana.
La tredicesima edizione del Carpino Folk Festival si terrà dal 01 al 09 Agosto 2008.
Tutto il meglio della musica popolare, anziani cantori, artisti e gruppi di riproposta, si troveranno in quello che negli anni passati è stato un evento e una festa, un equilibrato mix tra riti pagani e religiosi, un magico binomio tra un festival/concerto e una festa paesana/patronale alla scoperta di un mondo antico, per molti sconosciuto e incomprensibile, ma proprio per questo carico di un fascino inesauribile che fa del nostro festival qualcosa di unico nel panorama musicale popolare.
Ogni edizione è sempre un nuovo punto di partenza. Il programma del 2008 sarà un grande spot per il patrimonio immateriale culturale del Gargano affinché i numerosi Suonatori e Cantatori del Gargano, i loro canti e la loro funzione, la chitarra battente, i balli e i tre principali motivi ritmici della musica del Gargano, la rurianella, la viestesana e la mundanara, entrino di diritto nella lista dell’Unesco rappresentativa del “Patrimonio Culturale immateriale dell’Umanità”.
Il Carpino Folk Festival 2008 si inserisce all’interno di F.F.S.S., l’iniziativa fortemente sostenuta e voluta dalla Regione Puglia, dalla Provincia e dall’Azienda di Promozione Turistica di Foggia per proporre un unico festival di grande qualità, con ben due mesi di programmazione, luglio ed agosto, per attrarre molte migliaia di spettatori grazie agli oltre 250 artisti coinvolti negli spettacoli (dal Teatro Civile al Folk, alle Tradizioni Popolari, alla Musica Classica, al Jazz), diffusi su un territorio di venti comuni tra il Gargano e i Monti Dauni.
La line up del Carpino Folk Festival 2008 è in via di definizione, molte le sorprese e gli appuntamenti. Saranno pubblicate anticipazioni sul sito man mano… |
BASILICA – CATTEDRALE DI VIESTE – FESTA A MARIA
5 MAGGIO 2007 – ORE 21.00
I TENORES DI BITTI – “MIALINU PIRA”
IL CANTO A TENORE
Il canto a “tenore” è l’espressione etnico musicale più arcaica della Sardegna centrale ed è la prova dell’esistenza della pratica polifonica in tempi remotissimi. E’ realizzato da quattro cantori chiamati Bassu (Basso), Contra (Contralto), Mesu Oche (Mezza voce), Oche (Voce), disposti in cerchio, riproponendo la forma architettonica dell’antica civiltà sarda, quella nuragica. Ci troviamo di fronte ad un modo molto particolare di cantare dal punto di vista timbrico. Delle quattro voci due sono gutturali: Bassu e sa Contra. Esse caratterizzano in maniera peculiare il canto a tenore. Su Bassu con un suono grave e profondo e un caratteristico vibrato mantiene la stessa tonalità della voce solista, ovvero la fondamentale della triade su cui si accorda la polifonia del tenore; una quinta sopra si trova la Contra che si caratterizza per un suono più lineare, metallico e meno vibrato. E’ difficile stabilire le origini del Canto a Tenore che secondo alcuni risalirebbe addirittura a 4000 anni fa. La natura del canto sembrerebbe strettamente radicata nella vita pastorale, nella solitudine della campagna, a stretto contatto con il bestiame e con la natura. Bitti è uno dei paesi in cui si pratica il Canto a Tenore. Immerso nel centro della Sardegna, nelle vicinanze di Nuoro, in Barbagia, Bitti è il paese di Michelangelo “Mialinu” Pira, antropologo e studioso della cultura bittese, alla cui memoria è intitolato il gruppo. Il 25 Novembre 2005 il Canto a Tenore di Bitti è stato riconosciuto dall’UNESCO Patrimonio Intangibile dell’Umanità.
Il repertorio della serata è caratterizzato soprattutto da antichi canti religiosi della tradizione sarda dal 1500 al 1900. Due particolarità accomunano questi canti alla devozione mariana dei viestani. La prima riguarda l’affinità di melodia tra alcuni canti a tenore e quelli classici delle novene a S. Maria di Merino. La seconda è che tra i canti a tenore più famosi figura “Grobbes de s’Annossata”, ossia canti in onore dell’Annunziata, e la statua di S. Maria di Merino altro non è che una classica rappresentazione dell’Annunciazione.
Il Concerto è organizzato dalla Società di Storia Patria per la Puglia – gruppo di Vieste “Pasquale Soccio”, in collaborazione con la Comunità Parrocchia Cattedrale di Vieste e L’Associazione Musicale Onlus “Nuova Diapason” nell’ambito della “Festa a Maria”. Si ringraziano vivamente tutti i viestani che con il loro contributo hanno permesso la realizzazione di questo grande evento religioso e culturale.
tratto da http://www.puntodistella.it
«Siamo i diavoli alle chitarre; quelli svegli fino al mattino. Siamo "gli angeli che ballano intorno"; la musica che nasce nei paesi. Siamo l’eco delle piazze. Siamo i ragazzi con cui hai suonato a Scapoli, le ragazze che hai baciato a Carpino. Siamo la gioia che hai vissuto a Melpignano, le birre che hai bevuto a Bergolo. Siamo quelli che amano "questa donna", che hanno costruito giardini con "ori fini e acqua sorgentiva". Siamo quelli a cui da piccola hai rubato il cuore, quelli che non ti hanno mai detto una "parola a mmale". Siamo quelli che se non ti volevano bene non sarebbero venuti a cantarti. Siamo i cinque che con lo zoppo Fraccacchione sono andati a rubare le pere. Siamo gli "amanti ritornati", quelli per cui suonano le campane. Siamo le due zitelle che ballano. Siamo quelli mozzicati dalla Taranta. Siamo la “Tarantella del Gargano”. Si presentano così, nel loro spazio web http://www.myspace.com/capitannemo, rivendicando fortemente e orgogliosamente la propria identità (Sime de Monte e tenime la chepa toste! ), i componenti del gruppo di musica popolare “Tarantella del Gargano”. Sono Matteo Rignanese alias capitan Nemo (canto e chitarra); Pinuccio Ciliberti detto a cavaripa (canto). Ci sono anche “quei pazzi dei Sud Folk”: Angela Bisceglia (voce). Bernardo Bisceglia (mandola e voce); Peppe di Iasio (chitarra a basso e voce); Michele Cotugno (chitarra battente); Domenico Prencipe (chitarra acustica); Michelino Bisceglia (tammorra); Ilaria Rignanese (ballerina); Valeria Totaro (ballerina); Veronica Granatiero (ballerina); Michele Sacco (ballerino). Sul sito è possibile ascoltare (e scaricare free) 4 brani (“Tarantella di Monte”, “L’aria dli Muntanere”, “Montanara li Strusce”, “Aprile e nun Aprile”) tratti da “e llarjulà”, un cd di nuova uscita del gruppo. Interessante, nei post del blog, un intervento del leader Matteo Rignanese che, utilizzando il nick name Kudos, spiega ai blogger che “La Tarantella del Gargano non esiste”: «Fino a qualche tempo fa ero fermamente convinto dell’esistenza di questo brano magico la cui scrittura si perde nel tempo (andate a dare un occhio al "Cantico dei Cantici"). La mia certezza derivava dall’aver ascoltato di persona la sua esecuzione, dall’ averne interpretato i versi nelle occasioni più disparate, dall’aver comprato almeno una decina di dischi in cui è stato inciso con interpretazioni che vanno dal folk al jazz, passando per la musica sperimentale e chi più ne ha più ne metta. Per capirci sto parlando del brano in cui un giovanotto si interroga su "come fare per amare questa donna" e gli viene in mente di costruire un giardino. Da bravo Garganico sono fiero ed orgoglioso che un brano così ipnotico ed affascinante rappresenti la mia terra e quindi anche me. Il punto è che questo brano non si chiama "Tarantella del Gargano", e sul Gargano di tarantella non ce n’è soltanto una. La "Tarantella suonata alla Montanara" (ovvero "così come si suona a Monte Sant’Angelo) successivamente intitolata "alla Montanara" o più semplicemente "Montanara", e sempre più spesso chiamata "tarantella del Gargano" è uno dei tre stili di tarantella della città di Carpino; un modo di suonare, la decisione di un musicista di "interpretare" la tarantella su cui tessere i propri versi (una volta improvvisati, oggi rigorosamente fedeli a quanto tramandato dal passato). Su questo stilema esistono innumerevoli versi, alcuni strutturati in canzone vera e propria (di cui la più famosa appunto quella della bella figliola e del giardino), altri estemporanei, tutti strutturati in endecasillabi. Così come pure di Stili si tratta quando si parla delle altre Tarantelle suonate a Carpino: La Viestesana (Vieste), particolarissima per una digressione dalla tonalità maggiore a quella minore che avviene improvvisa per 2/4 di battuta; la Rodianella (Rodi Garganico), quanto di più gioioso la musica possa rappresentare. A queste bisogna aggiungere quanto si è conservato negli altri paesi: la tarantella di Sannicandro, li strusce di Monte S. Angelo etc.etc. In un contesto così vasto ricco di sfumature è senz’altro fuori luogo parlare di Tarantella del Gargano; al massimo si può parlare di "Tarantelle del Gargano". A fare i pignoli poi ci sarebbe da sottolineare che il Gargano con le tarante non ha un granchè a che fare. Quelle che si eseguono e che si continua a tramandare sono delle serenate; a morsi e pizzichi, ragni e tarante (a parte due soli versi della tarantella di Monte Sant’Angelo che fanno riferimento a due ragazze senza marito che il cantore invita a lasciar ballare) non si fa riferimento in nessun verso. Sono tutti versi d’amore, al massimo di sdegno quando non sono canti religiosi. Sì son d’accordo con voi che poco importa se "nel blu dipinto di blu" sia conosciuta in tutto il mondo come "volare", la sua bellezza resta immutata. Ma così come non esiste "volare" non esiste la "tarantella del Gargano". Anche se tutti continueranno a chiederci di suonarla, e noi non avremo nessun dubbio su cosa suonare! Forza Monte!».
Il Consiglio di Amministrazione della Fondazione Apulia Film Commission, in data 12 aprile 2008, ha approvato la graduatoria dei film ammessi al contributo relativamente alla prima tranche del Film Fund 2008 con riferimento all’avviso scaduto in data 31/01/2008 e ne autorizza la pubblicazione sul proprio portale web.
La valutazione è stata complicata perché ben 45 produzioni hanno fatto richiesta di contributo per un totale di richieste pari a 1.693.163,09 € per un ammontare di risorse disponibili pari, invece, a soli 150.000,00 €.
E’ stato adottato un criterio il più possibile selettivo che ha costretto a finanziare esclusivamente i progetti che hanno superato i 70 punti su 100.
Sono, invece, stati rinviati alla prossima sessione quei progetti filmici che, pur mostrando ottime potenzialità, non sono maturi dal punto di vista produttivo e/o sono ulteriormente migliorabili nella scrittura filmica.
Le produzioni i cui film sono stati rinviati, potranno riproporre la domanda nelle prossime sessioni di film fund senza versare alcuna quota di contributo spese nè allegando alcun materiale, ma semplicemente inviandoci l’entry form.
Le produzioni che hanno ottenuto il contributo, invece, saranno contattate nei prossimi giorni dagli uffici della Fondazione per l’assolvimento delle procedure regolamentari e per la firma della convenzione.
L’elenco delle produzioni beneficiarie di contributo e di quelle rinviate alla prossima sessione potete scaricarlo da QUI.
L’elenco di tutti i progetti filmici pervenuti alla nostra attenzione, con il dettaglio dei punteggi per singolo criterio e un breve commento critico, potete scaricarlo da questo file.
Contestualmente, il CdA della Fondazione AFC ha disposto la pubblicazione del nuovo regolamento che mette a disposizione delle produzioni audiovisive italiane e internazionali la seconda tranche di 150.000 € di contributi per il secondo quadrimestre del 2008.
La prossima scadenza è prevista per il 31 maggio. Come sempre farà fede il timbro postale. Invitiamo le produzioni che hanno intenzione di girare un prodotto filmico sul suolo pugliese nei mesi primaverili ed estivi a procedere immediatamente nell’invio della documentazione richiesta, così da agevolare il lavoro di analisi e decisione.
Scarica da qui il regolamento aggiornato.
Per valorizzare gli studi sulla cultura locale l’ANCI bandisce il Premio “Memorie e Musiche comuni” rivolto alle ricerche che riguardano la memoria storica, individuale e comunitaria, e la tradizione etno-musicale.
Il Premio 2008, giunto alla sua quinta edizione, si articola in tre sezioni generali: la sezione memoria storica che contempla le ricerche condotte utilizzando metodologie di storia orale; la sezione tradizione etno-musicale che riguarda le indagini sulle espressioni musicali del mondo popolare, che permangono al nostro tempo o di cui è possibile rintracciare tracce documentali; la sezione minoranze linguistiche che comprende le pubblicazioni aventi come oggetto le lingue e le culture delle minoranze linguistiche storiche presenti nel nostro Paese; e una sezione speciale, dedicata alle ricerche condotte nelle scuole.
Per ogni sezione sarà conferito un premio di 1.500 euro, un premio particolare sarà invece conferito per la sezione speciale dedicata alle scuole, e consisterà in un buono libri di 500 euro.
Sul sito sarà pubblicato l’elenco dei vincitori, nominati entro il 15 ottobre da una Commissione di esperti incaricati dall’ANCI. Nel caso di candidati classificati ex aequo (non più di due) la Commissione potrà ripartire il premio, e potrà anche non conferirlo nel caso in cui non fossero presentati lavori meritevoli.
Come è scritto nel Bando le pubblicazioni (libri, cd, dvd, video), edite nell’anno 2007, dovranno pervenire in triplice copia a: Segreteria Premio, presso l’Ufficio Cultura, Sport e Politiche Giovanili – Associazione Nazionale dei Comuni Italiani, via dei Prefetti 46, 00186 Roma (tel. 06.68009242, email santoro@anci.it), entro e non oltre il 15 giugno 2008. Le opere devono essere accompagnate da una domanda di partecipazione al concorso, sottoscritta dal concorrente.
Testo di Luca Ferrari dal suo portale: http://www.lucaferrari.net
Devo alcune precisazioni a chi, soprattutto sul sito degli amici di Carpino (www.carpinofolkfestival.com), ha frainteso il senso della mia giocosa ‘polemica’ sull’appello degli organizzatori del festival pugliese a votare Eugenio Bennato a Sanremo: non siamo d’accordo con la strumentalizzazione della cultura popolare per fini commerciali e la presenza di Bennato, con quel pezzo decisamente scadente e per niente rappresentativo della musica folk (meridionale), crediamo avesse esclusivamente quello scopo. Restiamo quindi della stessa idea, nonostante riconosciamo di aver sottovalutato il significato che gli estensori dell’appello hanno voluto attribuire alla presenza in TV della chitarra battente: dietro quella presenza ci stava, in effetti, la riflessione che da tempo è in corso sui significati della “Convenzione per la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale”, redatta dall’Unesco nell’ottobre 2003 (cfr. all’indirizzo http://www.unesco.beniculturali.it).
Nel fraintendere il senso di quell’appello, abbiamo rischiato di essere a nostra volta fraintesi, perché alcuni lettori hanno ricavato l’impressione che fossimo insensibili (se non addirittura ignari) della cosa. Tentiamo quindi ora una modesta riparazione.
Dall’ottobre del 2003 ad oggi, è indubbio si siano fatti grandi passi avanti anche in Italia sulla riflessione delle implicazioni che la convenzione dell’Unesco contiene: già nel 2001 e nel 2005, come si ricorderà, l’Unesco aveva riconosciuto l’Opera dei Pupi Siciliani e il Canto a Tenores sardo (area barbaricina) quali “capolavori del patrimonio immateriale dell’umanità”, inducendo il Parlamento italiano ad avviare la procedura per la ratifica della convenzione che, entrata in vigore nell’aprile 2006, è stata formalmente recepita (con atto depositato all’Unesco) il 30 ottobre scorso.
Per chi ancora non fosse a conoscenza dei contenuti davvero straordinari del testo, può scaricarne copia in originale (in lingua inglese) dal sito http://www.patrimoniounesco.it e approfondire anzitutto la definizione di “patrimonio culturale immateriale” – quell’insieme cioè di “pratiche, rappresentazioni, espressioni, conoscenze e saperi – così come gli strumenti, gli oggetti, i manufatti e gli spazi culturali associati ad essi – che le comunità, i gruppi e, in alcuni casi, gli individui riconoscono come facenti parte del loro patrimonio culturale”.
“Tale patrimonio culturale intangibile” – recita il testo – “trasmesso di generazione in generazione, è costantemente ricreato dalle comunità e dai gruppi interessati in conformità al loro ambiente, alla loro interazione con la natura e alla loro storia, e fornisce loro un senso di identità e continuità, promuovendo così il rispetto per la diversità culturale e la creatività umana” (art. 2 comma 1 – Definizioni).
Patrimonio, si precisa, costituito da “tradizioni ed espressioni orali, compreso il linguaggio quale veicolo del patrimonio culturale immateriale; arti dello spettacolo; pratiche sociali, eventi rituali e feste; conoscenza e pratiche che riguardino la natura e l’universo; artigianato tradizionale (art. 2 comma 2).
È facile comprendere quali potenzialità sono implicate dalla Convenzione, tenendo conto soprattutto dell’opera di impulso che l’Unesco dichiara di voler svolgere nei confronti dei paesi aderenti (cfr. l’elenco completo all’indirizzo: http://erc.unesco.org/cp/convention.asp?KO=17116&language=E#1), in particolare nei confronti di quei soggetti già preposti alla tutela e alla promozione per mandato istituzionale (enti locali, province, regioni, fondazioni…). Per questo è previsto un appuntamento internazionale nel settembre 2009 in cui verranno valutate le candidature delle esperienze proposte a tutela.
Come non pensare, quindi, per restare a uno degli ambiti che più ci appassiona, a straordinarie realtà del folk italiano – esclusive, irripetibili, profondamente radicate nella storia del nostro paese – come il trallalero, il canto di risaia, il repertorio dei cantori di Carpino, il Carnevale di Bagolino, la musica per piffero delle quattro province… che rischiano di scomparire per sempre con la scomparsa degli ultimi cantanti/musicisti?
Un’occasione importante, quindi, da presidiare e monitorare costantemente, come già stanno facendo da qualche tempo gli amici del festival di Carpino con iniziative significative come quella tenutasi lo scorso 30 marzo in collaborazione con l’Istituto Centrale per la Etnoantropologia che ha visto la partecipazione di numerosi cantatori e suonatori tradizionali provenienti dal varie regioni italiane.
Per i curiosi qui trovate il casus belli e la relativa discussione.