Terminata la fase dei test, vi presentiamo il nuovo portale dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival.Un portale complesso composto dal sito ufficiale, da un blog e da una comunità.
La presentazione parte dal presupposto che anche per il portale, cosi come per tutte le attività dell’Associazione, è necessario il vostro contributo per poterlo migliorare.
SUONI E SAPORI DELLA TRADIZIONE
Quattro giorni di musica folk, danza, stage, corsi di strumento, feste a ballo e spettacoli, lungo le rive del fiume Reno e nelle piazze di Casalecchio di Reno
AREA RENOFOLKFESTIVAL – PARCO RODARI (Rotonda Biagi)
Con il patrocinio del Comune di Casalecchio di Reno
Il viaggio nel canto, nella musica e nella danza della tradizione popolare continua nel 2006 con la quinta edizione del RENOFOLKFESTIVAL.
Sospinti dal successo delle scorse edizioni sia per la qualità degli artisti e dei gruppi intervenuti, sia per la grande risposta di pubblico nei tre giorni di spettacolo, ci riproviamo, con il proposito di fare meglio.
La comune passione per la danza popolare e il desiderio di incontrare e fare incontrare le persone, le loro storie, i loro entusiasmi in una cornice festosa.
Il fascino delle atmosfere musicali, il piacere del ballo, sono i punti forti della proposta che vuole diventare un appuntamento tra gli appuntamenti, che vuole essere un contributo e un tributo ad una tradizione, quella popolare, che ha saputo elaborare forme espressive di gran valore antropologico e culturale.
Sono previste importanti collaborazioni con gruppi e artisti provenienti dalle diverse aree geografiche e culturali italiane e internazionali (Francia, Bretagna, Spagna).
I laboratori pratici sulle danze, i corsi di strumento, gli spettacoli stessi, rappresentano una concreta opportunità di vivere questa rassegna in modo diretto e piacevole; di scoprire che chiunque può lasciarsi catturare dal fascino di questa esperienza.
Ci auguriamo pertanto la partecipazione non solo dei tanti che in questi anni hanno mostrato sempre più interesse per il mondo della musica e della danza tradizionale, ma anche di tutti coloro che per la prima volta la scopriranno in queste giornate.
San Giovanni Rotondo – Si svolge al “Cala la Sera Caffé” di San Giovanni Rotondo la singolare rassegna musicale “Non solo folk”, l’iniziativa promossa dall’associazione culturale “Cala la Sera” per favorire la diffusione della musica popolare e non solo soprattutto tra i giovani.
Gli appuntamenti fissati quest’anno sono previsti per il primo giugno con l’esibizione di Antonio Mainenti (canti sociali e a-sociali dalla Sicilia); il 4 giugno Francesco Crisetti e Salvatore Russo (cantori di San Giovanni Rotondo); l’8 giugno Riccardo Serradifalco chitarra e voce dalla Sicilia); l’11 giugno Antonio Silvestri (canti e suoni del Gargano); 14 giugno i Cantori di Mattinata (canti tradizionali alla Stesa) e infine il 18 giugno “Serenata battente”.
La rassegna si aperta il 28 maggio con Antonio Piccininno, l’illustre cantore di Carpino e i suoi sonetti.
Informazioni:
Ufficio Stampa
PARTERRE eventi : Tel/fax: 0039 0882 411040
Si svolgerà giovedì 8 giugno alle 18 a Carpino, un Consiglio Comunale in ricordo di Andrea Sacco, il popolare interprete della musica folk garganica e inventore dei “Cantori di Carpino”. Nel corso del Consiglio, il Presidente della Provincia di Foggia, Carmine Stallone, consegnerà una targa in memoria ad Andrea Sacco e un premio agli altri componenti dei “Cantori di Carpino” (Antonio Piccininno, Antonio Maccarone). L’evento è organizzato dalla Provincia di Foggia e dal Comune di Carpino.
Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Ufficio Stampa : trattino
Cerignola (FG) 2 giugno 2006 – Teatro Mercadante, h 20,00
Il CD Calasole è dedicato a Giuseppe Di Vittorio. Opera che segue la precedente La controra, che nel 2004 ha raccolto consensi da tutta la stampa nazionale. Il concerto è stato eseguito al Quirinale, in vari festival italiani oltre che in Germania, Spagna e in diretta alla Radio nazionale francese. Musica jazz e d’autore con influenze etniche elaborata a partire dai testi di matrice popolare bracciantile e contadina. Un dialogo sonoro tra linguaggi musicali del mediterraneo a partire dalle parole e dal dialetto del nostro territorio. Il CD avrà musicisti ospiti che si affiancheranno ai tradizionali di DauniaOrchestra; tra questi Peppe Barra in un omaggio a Matteo Salvatore.
Anche quest’anno tra gli appuntamenti dell’estate garganica c’è la rassegna Trabucco Jazz. Il Trabucco, molti lo sapranno, è un sistema di pesca tradizionale delle coste garganiche; nel caso del Trabucco di Mimì della Baia di San Nicola di Peschici, non è solo un accogliente ristorante dai sapori semplici e veraci, è anche il luogo dove, con cadenza bisettimanale si può ascoltare una ottima musica, come è già noto ai frequentatori più affezionati. La rassegna 2006, dopo alcuni anni di prove perfettamente riuscite che hanno prodotto anche 2 CD live, è organizzata dalla neo-nata associazione culturale ArTrabucco.
Il 9 giugno a partire dalle ore 20 presso la Fabbrica del Vapore di Via Procaccini 4 a Milano
Matteo salvatore è stato uno dei più grandi cantastorie di tutto il sud Italia. Ha cantato, l’amore, la morte, la lotta, il lavoro, e tutti gli aspetti della vita della gente, in particolare della Daunia, unendo sapientemente i versi e i suoni della tradizione orale con i suoni e le parole che nascevano dalla sua vita. L’associazione “che non c’è”, cogliendo al volo la disponibilità dell’unico allievo di Matteo, Nicola Briuolo, in collaborazione con Africa-Milano ha deciso di unire i maggiori esponenti dei suoni, dei canti, delle danze e di tutta la Cultura della gente del sud per rendere omaggio al grande Matteo deceduto lo scorso agosto.
"Chitarra battente", "chitarra mandola", "guitare en bateau", "guitare capucine", "guitare toscane-chitarra toscana", "chitarra a volta-wolbgitarre".
Moltemplici denominazione per un solo strumento, quello a cinque corde che fra il XVIII e il XIX secolo influenzò le tecniche canore e coreutiche, concorrendo a produrre particolari stili di ballo. Sarà questo il tema portante della sezione didattica della nuova edizione del Carpino Folk Festival. Tra il 31 luglio e il 6 agosto si potra scegliere tra ben tre corsi (due di musica e uno di ballo).
Info: www.carpinofolkfestival.com
Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Ufficio Stampa : trattino
L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in occasione della XIª Edizione del festival della musica popolare e delle sue contaminazioni, è lieta di organizzare dal 31 di Luglio al 06 Agosto 2006
“Suoni di passi” – Laboratori didattici
Ideazione e direzione artistica del settore didattico-scientifico di Pino Gala
Tra il XVII e XIX secolo la "chitarra battente" o "chitarra italiana" era praticamente diffusa in quasi tutte le regioni italiane. Nel ‘900 le aree di resistenza di questo strumento erano limitate al sud d’Italia. Sulla chitarra battente si cantava e si ballava: il particolare timbro dello strumento e le sue potenzialità ritmiche e musicali hanno sensibilmente influenzato, oltre che le tecniche canore, anche quelle coreutiche, concorrendo a produrre particolari stili di ballo. Per la prima volta al mondo questi balli vengono presentati, studiati e insegnati in un Laboratorio didattico al Carpino Folk Festival, corredati da una ricca documentazione video e audio.
Il percorso didattico viene arricchito dalla proposizione, nel repertorio garganico, di un corso di chitarra battente e di un corso di tamburello con insegnanti che, oltre agli studi accademici, hanno potuto apprendere lo stile musicale direttamente dai depositari della tradizione carpinese.
«Storie» di Joseph Tusiani : Raccolte tute le sue liriche in vernacolo, dal 1955 al 2005
Tutte le parole che avrebbe voluto pronunciare nella lingua materna e che avrebbero potuto perdersi in tanti decenni di emigrazione in America, Joseph Tusiani le ha affidato al suo fertile mondo fantastico. Dal 1955 al 2005 ha pubblicato ben sedici libri piccoli e grandi di poesia dialettale. Che significato ha mai potuto avere per lui scavare le voci del suo dialetto garganico, inseguire tenacemente l’eco di una «matria» lasciata a 23 anni e restituita in suoni e canti che nulla avevano da spartire con la lingua e la cultura anglosassone? Oggi che abbiamo le coordinate di un’intera vita espressiva si scioglie di più il dilemma delle tante strade percorse, si staglia preciso l’itinerario di uno scrittore che accanto all’inglese e al latino (e al più scontato italiano, quindi in un’attiva dimensione plurilinguistica) ha fatto emergere l’alternativa radicale dell’idioma originario. L’istinto artistico ha portato Tusiani a conservare gelosamente il nocciolo duro della sua identità e a farne uno scudo sentimentale e un ponte flessibile nei tanti frangenti della sua lunga esperienza. Non chiusure o ghetti, bensì orti e giardini di memoria esposti all’ossigeno di altri cieli. Storie dal Gargano. Poesie e narrazioni in versi (1955-2005) raccoglie in quasi 1400 pagine di un’elegante edizione rilegata (edita da Quaderni del Sud, finanziata dalla Comunità montana del Gargano – Parco letterario «J. Tusiani», e curata da Antonio Motta, Anna Siani, Cosma Siani), cinquant’anni di affabulazione e incantamento nella lingua più antica, più segreta. Nel libro c’è, caldo di umori ancor vivi, un intero monumento alla memoria ancestrale, ad una dimensione incoercibile dello spirito, non per questo meno miracolosamente dialogante con le vie perpendicolari e tentacolari di Manhattan. Dalla prima raccolta dialettale di Tusiani, Làcreme e sciure («Lacrime e fiori», 1955), all’ultima (diciassettesima!), rimasta inedita fino ad ora, Li lucernèdde («Le lucciole», 2005), si stende una corrente tutta cristiana di intima pietas, con l’autore che, fatto esule dalla vita e straniero ai suoi monti, certifica ancor più questa sua realtà spirituale, questo saporoso e nutriente pane di certezze e di consolazioni. «Ce sta nu cante che m’unneja ‘mpètte» (C’è un canto che mi ondeggia nel petto), scrive Tusiani in Bronx, America (1991), quando più pressante ormai si fa il richiamo della «matria» e dai viaggi di ritorno distanziati nel tempo (a cominciare dal primo avvenuto nel 1954) egli passa all’annuale appuntamento con Via Palude (la piazzetta del centro storico di San Marco in Lamis, dove aveva abitato da bambino e dove ha preso casa durante il suo soggiorno primaverile). È qui che il nostro ritrova la musica del cuore, l’alfabeto primitivo di un mondo che va ricomponendo idealmente con sottile e tenace legame religioso. Risuscitano i riti, le tradizioni, le credenze, i mestieri, i personaggi piccoli e grandi, le movenze e gli abitanti dell’antica natura: tutto si carica di mito, si colora di sacrale memoria e accresce la coscienza di un viaggio nell’alterità. Queste «storie» garganiche di Tusiani sono, appunto, quasi il reportage da un’altra dimensione dell’uomo, la confessione al proprio io di un’altra lingua. Confermano, infine, un’esigenza, quella di non abolire il proprio passato, portando con sé l’identità popolare fino nei tunnel più intricati e alienanti della metropoli. gazzetta del mezzogiorno – Sergio D’Amaro
ESTADANZA 2006
Per chi non conosce Estadanza, o non vi ha mai partecipato, possiamo dire che la manifestazione nasce da oltre 30 anni d¹intensa ricerca sulle danze tradizionali italiane, da un ricco archivio di documenti cine-video-fonografici e dall’aver mantenuto un rapporto familiare con un’altra Italia, quella nascosta che vive ancora di una propria cultura fatta di persone, saperi e sapori specifici.
Sul piano didattico Estadanza non ama essere un supermarket di corsi e offerte varie, predilige piuttosto numeri limitati e iniziative mirate a favorire approfondimenti demo-etno-antropologici e scambi di esperienze tra gli iscritti. I docenti sono sempre stati esperti di alto profilo culturale.