CRISI DEL COMPARTO OLIVICOLO ANNATA AGRARIA 2008 2009
Convocata riunione associazioni di categoria, istituzioni e sindacati per giovedì 27 novembre 2008 ore 16,00 presso la sala consiliare.
Al grido d’allarme dell’intera regione Puglia circa la grave situazione che attanaglia il comparto olivicolo dell’intero territorio e delle imprese che vi operano, non si sottrae sicuramente il Sindaco di Carpino Prof.Rocco MANZO che, d’intesa con l’Assessore all’Agricoltura Mario Felice ORTORE, ha inteso avviare una energica azione di informazione e sensibilizzazione affinchè tutte le forze politiche, le istituzioni e le associazioni locali di categoria presenti sul territorio, si attivino in maniera massiccia per sostenere iniziative e proposte a sostegno del comparto olivicolo in crisi.
Iniziative e proposte concrete, scaturiranno dall’incontro pubblico promosso dall’Amministrazione comunale presso la sala consiliare giovedì 20.11.2008 alle ore 16,00 e che vedrà la partecipazione di forze politiche, sindacati, patronati ed associazioni locali di categoria.
Successivamente la convocazione in seduta monotematica vedrà impegnato il Consiglio comunale di Carpino a rivolgere al Governo centrale e regionale la richiesta di adozione di provvedimenti urgenti a difesa del settore olivicolo e dell’intero territorio.
LETTERA APERTA DELL’ASSESSORE Mario Pio ORTORE
Ai Sindacati, Patronati
ed Associazioni locali di Categoria
LORO SEDI
Carpino,li 25.11.2008
OGGETTO: Crisi Comparto olivicolo campagna olearia 2008/2009
Il continuo ribasso della quotazione del prezzo dell’olio extravergine di oliva, senza alcuna motivazione concreta, sta determinando una situazione ormai insostenibile per le aziende Olivicole Carpinesi.
I prezzi assolutamente insufficienti per remunerare o semplicemente coprire i costi di raccolta e produzione stanno mettendo in ginocchio la nostra economia.
Ci troviamo al cospetto di una vera e propria speculazione, con inevitabili rischi di esasperazione e di tensioni alimentate da una crisi economica già da tempo in atto.
Sono necessari provvedimenti urgenti e tempestivi per arginare la crisi .
Il nostro Extra vergine di oliva di qualità molto elevata necessita un adeguata tutela e maggiori controlli sul mercato da parte delle autorità preposte per una sempre più chiara trasparenza sul commercio.
Ulteriori controlli andrebbero fatti alle eccessive importazioni di Olio estero, ricordando, inoltre, che le multinazionali, le aziende Spagnole e comunque i grandi importatori usano i nostri marchi per commercializzare il loro olio non di origine italiana, invadendo i nostri mercati con oli di dubbia qualità e provenienza.
È indispensabile che si faccia chiarezza su questa crisi se è vero che si auspica la ripresa della nostra economia. E’di vitale importanza, a mio parere, che produttori , frantoiani , commercianti ed industriali adottino una condotta comune, finalizzata alla tutela e valorizzazione di ogni anello della catena produttiva olearia, riconoscendo ed incentivando maggiormente il ruolo fondamentale del produttore primario.
Certo che la presente possa servire da materia di riflessione e spunto propositivo per le SSVV,
Vi porgo i miei più distinti saluti.
L’Assessore All’Agricoltura
Mario Felice Ortore
Tel. 0884/900711 – Fax. 0884/900734
Il Racconto di Enrico Noviello, leader del gruppo musicale i Malicanti
I compagni nel pulmino fanno un sacco di battute, ci facciamo grandi risate e ogni tanto qualche cantata pure, sono così grato alle persone divertenti, è il segreto della vita, essere allegri. Diceva zì Andrea che i compagni sono quelli con cui suoni e canti, e bevi dormi e ti spartisci un pezzo di pane, e tra noi è una grande allegria. Pure, ogni tanto guardo fuori dal finestrino, e cerco il perché siamo qui.
Melbourne è una città gigantesca, tutte case basse, un piano massimo due, si estende per chilometri. A parte i difetti congeniti a tutti i gigantismi, quello che più di tutto urta la mia sensibilità è la presenza ingombrante degli umani, per chilometri, questa lunga mano di modernità che spazza via il selvatico. Di fatto, ma anche metaforicamente.
A Melbourne puoi toccare con mano come gli esseri umani sappiamo essere come i virus, conquistare territori, depredarli di risorse naturali, addomesticarli ai nostri bisogni, e scacciare tutto quello che in prima battuta non ci serve. Ecco, questo a Melbourne si vede molto di più che a Manfredonia o a Carpino o a Roma, e fa impressione.
Certo che per loro deve essere stata una lotta dura, fatta in pochi decenni dove da noi ci siamo presi secoli o millenni, e probabilmente è questo antropocentrismo estremo degli USA e dell’Australia che fa mancare loro ogni misura nei modi e nei desideri, con quelle street e quelle aiuole così squadrate.
L’Oceano non è il mare, perchè qui tutto è gigante: le alghe lunghe quanto Daniele, le patelle che per farle sugli scogli invece che il coltellino ci vuole l’ascia, e poi quando te la mangi sembra che te ne mangi 3 o 4 delle nostre, tanto sono grandi. Si chiama Sorrento, e i colori sono belli come i nostri, la spiaggia, il mare, rimaniamo incantati, e ci soffia un vento pazzesco, gelido nonostante il sole, perchè viene dritto dritto dalle terre dei Pinguini…dal Sud.
Rosa viene dritta verso di me, mi dà del “giovanotto”, e mi dice che mentre cantavo le ho ricordato quando le avevano portato a lei la serenata, tanti tanti anni fa. Le chiedo di dov’è, “di Carpino” mi dice. La guardo con stupore, perchè pur essendo la mia famiglia di Manfredonia, i miei canti li ho imparati a Carpino. Allora mi faccio coraggio, le chiedo se si ricorda chi era che le aveva portato la serenata, “certo”, mi risponde, “uno era Garëbaldë, e l’altro Sbarlagammë, Sbarlagammë figuriamoci me lo ricordo bene, con lui abitavamo nella stessa via, lì vicino via Roma…”, adesso si chiama via Caracciolo, le dico io, e parliamo di quei portoni, le dico che gli ultimi 10 anni di vita di Sbarlagammë io sono stato sempre a via Caracciolo, mi chiede se Graziella la moglie è morta, è morta dico io, le chiedo se si ricorda delle figlie, si ricorda, e poi mi dice un sonetto a memoria, una serenata “poteva durare un’ora”, i figli e le figlie di Rosa sono accanto a lei, fanno sì con la testa, vorrei stare ancora con Rosa, viaggiare insieme a lei nella sua memoria, come la più preziosa macchina del tempo… così bello… così breve?…
Io se dovessi dire com’è l’Australia che ho visto direi che è un posto organizzato, cool, leggero, moderno, anglosassone. E che gli manca il sangue, il latino, il mediterraneo.
La city è bella, pulita, mai frenetica, e piena di verde.
Eppure ti respinge, dice Elia, non ci sono bar per chiacchierare, non ci sono muretti per cazzeggiare, non ci sono piazze per sostare, per vivere, per trovarsi due volte di seguito. I luoghi per sostare sono i luoghi del consumo mercificato: gli shopping, il casinò, l’acquarium. Ecco, a Melbourne per sostare devi comprare qualcosa.
Puoi comprare una magnifica presentazione sugli squali (“lo sapevate che ogni anno muoiono 10 persone per squali e circa 30 per caduta di cocchi in testa?”, ci dice il perfetto presentatore all’acquarium); una magnifica emozione dall’88° piano tutto vetrato del grattacielo più alto, dove per il vento si oscilla di 50 o 60 cm, solo 15 $ per salirci sopra, venghino signori venghino; o nello zoo safari di Healesville dove alle 11:30 puoi avere l’addomesticatore che comanda all’aquila di sfrecciarti sulla spalla, e alle 12:00 la sua collega sta già preparandoti il cibo da dare ai cangurini… già, ecco i canguri… una giornata indimenticabile?… venghino signori
Nella foresta umbra appare un cervo, un daino, un cinghiale, e quello per noi è il selvatico. Senza organizzazioni, senza presentazioni, il mio modo è quello, sbattermi nella foresta e camminare, magari incontro qualche bestia, magari no.
Come con le persone. Da noi sono tutti strambi, e c’è quello che ti porta a casa a mangiare ma anche quello che ti frega. Nell’Australia che vediamo invece la gente in giro è sempre amabile, gentile, carina. Puoi stare tranquillo a Melbourne, nessun inconveniente. Anche, nessuno ti porterà a casa a mangiare. Manca qualcosa, qualcosa che stava nelle parole di Sbarlagammë quando cantava… mancano i canguri…
Insieme a Joe, di Carpino, sindaco di Moreland, andiamo a conoscere i nostri italiani d’Australia, e io cerco sempre quella cosa lì che stava nelle canzoni. Forse a San Marco è il momento più duro, tavoli imbanditi nella sala rigorosamente congelata anni ’70, e tutti che aspettano le canzoni colte anni ’50, o al massimo Matteo Salvatore, vogliono la musica che ha già preso le distanze dalle sofferenze di contadini e pastori, dalla vita brava selvatica e quasi disumana del mondo rurale prima della modernità. I nostri suoni sono antichi anche per loro, troppo antichi, le voce gridate non le ricordano, non le vogliono ricordare, e forse non le vogliono neanche + sentire, si chiama processo di rimozione della memoria, e qui a San Marco quello che gli preme è solo che diciamo ai sanmarchesi di Puglia che loro stanno bene, meglio di noi, e che le tarantelle non sanno più neanche cosa siano… venghino signori…
Anche di questo parliamo nel pulmino, con Franck, fratello di Joe, che spesso ci guida per Melbourne. Sono due persone eccezionali, questi due fratelli, un gran privilegio essere con loro. Ora siamo in periferia, e dal finestrino ecco un cartello: “Development coming soon”. Già, perchè attorno è tutto costruzioni, e quella area ancora non antropizzata per gli australiani è un “non ancora”, presto arriverà lo sviluppo, scusate tanto se non è ancora arrivato.
Costruire, civilizzare, progredire, consumare, è tutto qui?
Quello che proprio dovremmo imparare noi è la lealtà, l’etica di questa gente, vivere qui è facile, e non devi inventarti ogni giorno la vita. A me magari sembra poco, ma so per certo che per un vecchio o per un bambino è una cosa determinante. E cerco di annotare, e di imparare.
La cosa che + mi piace è l’integrazione perfettamente riuscita di tutti, anche dei cinesi, sembra davvero un paese dove ci sia posto per tutti.
Anzi, tutti no. Gli aborigeni no. Lo stato sta restituendo loro alcune terre, terre strappate con i soliti trucchi e violenze dai signori del capitale d’occidente, è la stessa storia in America Latina, in Africa, in Asia, e anche qui.
E la gente dice: si insomma gliele possiamo anche restituire, le terre, ma poi loro non ci fanno niente, non è che ci fanno degli shopping, delle case, delle città, e allora cosa gliele diamo a fare?? Non le mettono a frutto… Non valorizzano… Già, venghino anche voi, aborigeni…
Siamo stanchi l’ultimo giorno, siamo pieni di racconti, e sembra non entrarci più niente nelle nostre zucche. Vorremmo cantare 2 o 3 canzoni e andar via, ma i pugliesi di Anzano stanno lì per noi, e vorrebbero fare sera insieme a noi, così finiamo per cantare per un’ora buona.
Alla fine viene una signora e prende il microfono. Recita la sua poesia, una poesia di parole scarne, poco ricercate, perché viene dal mondo orale, che poi la signora ha anche vinto dei premi, ma il suo mondo rimane quello, dove le parole sono dirette e ben agganciate alle emozioni, e la sua domanda è “chi mi restituirà quel sorriso?” e rimane senza risposta. Il sorriso, ci dice in rima, è rimasto in Puglia.
Un bacio, un grazie di cuore le do io, perchè signora ci fai vedere anche la parte più dolorosa.
Il ritornello è sempre quello: dite che stiamo bene, che facciamo una bella vita, abbiamo delle belle case, che non stiamo in mezzo ai canguri, che stiamo meglio di voi.
La signora invece squarcia il velo, non cerca comparazioni o rivalse, vuole solo ricordare, che quello strappo lì, di essere andati via, non si ricuce mai, per sempre.
Anche zio mio, si chiama Girolamo, e non ha paura di mostrarmi le ferite.
Vive qui da 1956, e se non fosse stato per i calabresi, mi racconta anche lui, che dopo 1000 provocazioni contro gli italiani, i calabresi hanno ripreso i coltelli, e ogni provocazione una coltellata, e sui giornali dicevano che gli italiani erano belve che accoltellavano, finchè un intellettuale australiano doc fece un articolo, e chiedeva ai suoi perchè mai gli italiani accoltellavano… saranno mica le nostre provocazioni, si chiedeva… piano piano finì, e gli italiani continuarono a lavoravare 7 giorni su 7, come prima
Lavoravano 7 giorno su 7 ma poi il sabato andavano al Trocadero di Melbourne, e corteggiavano le ragazzone bionde australiane, che subito ci stavano a ballare, perchè sapevamo ballare come nessuno, gli italiani, e insomma “prima di conoscere tua zia, Enrico, qui abbiamo solo lavorato, sempre, tranne il sabato al Trocadero…”
Dice zio “che destino ho mai avuto io, per avere 10 fratelli a Manfredonia, ed essere rimasto qui da solo, con mio figlio”, me lo dice nella sua bella casa, ha una buona pensione zio ora che ha 82 anni. A Manfredonia è tornato una sola volta, era il 1971, è stato 4 mesi, suo figlio – mio cugino dice “i + bei 4 mesi della mia vita”, e zio dice che da Manfredonia a Fiumicino Aereoporto non è riuscito a dire una parola, una, che veniva solo da piangere, eppure in Australia si stava meglio, eppure… roba di terra e sangue, inutile scriverne, si può solo sentire, non spiegare o capire…
I compagni sono partiti, e mi dispiace tanto perchè è viaggiando che si diventa compagni e loro parlano con lo stesso accento di Sbarlagammë, e io non lo so perchè sono diventato così vicino a Carpino, che ora poi ho anche il mio proprio nome, ‘Nrichë.
Così vado da solo alla ABC, che sarebbe come la RAI in Italia, io e la mia chitarra battente. Allora canto e suono, e rispondo in inglese a Paul Petran, che dicono che sia uno importante, e che decide anche dei Festival di World Music in Australia. Dice che il prossimo anno dobbiamo tornare, che ci inviteranno a Port Fairy.
Sarebbe bello, tornare da Rosa e sentirla parlare per ore, lei che è troppo vecchia per avere paura del passato, e nei barbecues di Joe e di Franck, da Azzurra e Isabella e Domenica e Kavisha, e con tutti i compagni miei, tutti, nello stesso pulmino.
Sarebbe bello tornare alla city, imparare ancora perchè la gente qui è così friendly, e magari ascoltare un’altra poesia, e stavolta zio mio insieme a mio cugino tornate insieme a me a raccontare voi perchè l’Australia è così bella e generosa, e perchè però non si può morire lontano dal mare nostro, più piccolo, più fragile, e che amiamo così tanto.

Il corso vuole fornire la base culturale per riconoscere le diverse erbe di interesse alimentare, nonchè la conoscenza del territorio e delle tradizioni popolari ed affrontare argomenti riguardanti:
– eventuali rischi di confusione con piante tossiche o velenose;
– la conoscenza degli ambienti che ospitano le varie erbe a diversi livelli;
– i periodi migliori per la raccolta in relazione alla utilizzazione;
– i pericoli derivanti dalla raccolta in ambienti inadatti;
– le precauzioni per evitare danni alle popolazioni vegetali interessate dalla raccolta.
PROGRAMMA
Il programma del corso prevede sei appuntamenti in cui verranno sviluppate le seguenti tematiche: ambiente, flora, vegetazione, erbario e identificazione, composite, precauzione nella raccolta; principi alimentari delle erbe, usi e tradizioni, conservazione, antiche e nuove ricette con le erbe. I temi proposti saranno trattati con lezioni frontali e soprattutto con lezioni in ambiente. Ogni appuntamento si chiuderà con un laboratorio di cucina delle erbe raccolte dai partecipanti e conseguente degustazione.
Il primo appuntamento è programmato per domenica 21 dicembre 2008, ore 10,30 – Presentazione del corso e prime informazioni sul patrimonio di erbe eduli di Capitanata – prof.Nello Biscotti, responsabile del corso.
LEZIONI E MATERIALI DIDATTICI
Le lezioni saranno tenute da esperti (botanici) con l’apporto di docenti e ricercatori universitari. I materiali utilizzati dai docenti per le lezioni saranno messi a disposizione dei partecipanti, sia in formato cartaceo che su CD.
* La quota d’iscrizione al corso è fissata in 50 euro per ogni appuntamento e da diritto alla partecipazione alle lezioni e ai laboratori gastronomici.
N. posti disponibili 40 le iscrizioni si ricevono presso la sede del centro del benessere ‘La Valletta’ tel. 0884 996175 info@lavallettacentrobenessere.it
La prima neve ha fatto la sua comparsa nel Gargano. Imbiancate le cime più alte, da Monte Calvo a Monte Nero, tra i comuni di San Giovanni Rotondo e San Marco in Lamis. Ma la neve è scesa anche a quote basse come a Carpino (nella foto). Pioggia mista a neve e temperature intorno ai 2 gradi a San Giovanni Rotondo. Al momento non si segnalano disagi alla circolazione stradale. Un netto miglioramento delle condizioni meteo è previsto a partire dalla serata di oggi.
Dal nostro inviato Luciano Castelluccia
A Lesina,durante la Seconda Guerra Mondiale,era sito un campo di aviazione americano;precisamente esso era locato in zona caneimpiso (nuova stazione di Lesina).Del campo si occupava il 15 gruppo di volo americano che spedì le squadre 317,318 e 319,alcune tra le squadre più famose della seconda guerra mondiale per il notevole numero di successi.La testimonianza di un pilota dice che all’epoca era molto scomodo raggiungere la base perchè non vi erano strade,ma solo un tratturo ,e che gli uomini lavorarono molto per costruirsi un ambiente comodo con case con pavimento in legno e docce.
Si alternarono nella base 3 comandanti:
l’8 maggio del 1944 il Capitano Roy B. Hogg lasciò il comando al Lt. Col. James V. Toner Jr.
l 23 luglio 1944 quest’ultimo diede il comando al Maggiore Sheldon W. Farnham .
‘ultimo cambio ci fù il 26 novembre e a seguire fu il maggiore Normann McDonald.
il 15°gruppo ebbe le seguenti vittorie in battaglia durante la permanenza a lesina:
2 giugno 1944-11 giugno 1944.Aerei del 318 parteciparono nella prima corsa di shuttle in Russia. Durante due missioni 6 giugno e 11 giugno, sei aerei nemici furono distrutti dallo squadrone.
28 giugno 1944.Sette aerei nemici furono distrutti sui cieli dell’area di Bucharest
31 luglio 1944.Diciotto aerei nemici furono distrutti durante una missione di scorta a Bucharest. Capitano Harry A. Parker distrusse quattro aerei durante questo incontro
23 agosto 1944.Nove FW-190s furono distrutti durante una missione di scorta a Markersdorf, Austria.
5 novembre 1944.Capitano Oscar Rau distrusse quattro Io-109s durante un solo appuntamento.
14 marzo 1945.Su una missione di scorta a marshalling altri 15
10 aprile 1945.Due velivoli del 318 rimasero nell’area di obiettivo di Regensburg-Linz un’ora oltre il tempo richiesto per distruggere sei FW-190s.
A Lesina in quel periodo c’era la malaria ed il nostro pilota si stupiva che la gente ,disperata,mangiava le erbe spontanee raccolte e bollite ed un pesce serpente a loro sconosciuto (anguilla);dice anche che a Lesina ci rimasero per tutto quel tempo per ragioni insolite che però non ricorda. Tra Marzo ed Aprile del 1945 il campo su smantellato e quindi abbandonato,ma ancora oggi quei veterani di guerra si ricordano di Lesina e delle battaglie ad essa legate.
Uno dei velivoli usati era il P-51D ‘Belligerent Bets’ Unit: 319th FS, 325th FGSerial: 77Lesina, Italy, Spring 1945,aereo che oggi è molto ricercato tra i collezionisti;notiamo come nel lunghissimo nome del mezzo compaia 77Lesina,proprio in onore del paese dove i militari vissero quegli anni.
Foto
L’ex base oggi.Nonostante i terreni siano arati si vede benissimo la posizione della base.
L’autore di lesinabloggata dice che in questo periodo sta vedendo un aumentare progressivo delle notizie inerenti la base americana di Lesina, nei siti di tutto il mondo ed ora sta ricercando alcune notizie su dove sono finiti quegli aerei oltre al mustang del colonnello Beverly , che si trova tuttora nel museo dell’aereoporto di Santa Barbara ed è perfettamente funzionante .
Oltre a questo vuole scoprire anche i nomi dei militari fiocinati e buttati nel lago dai lesinesi dopo che infastidivano le donne e la popolazione in generale.
Altre foto trovate da me:
Foto1,Foto2,Foto3,Foto4,Foto5,Foto6,Foto7,Foto8,Foto9,Foto10,Foto11,Foto12
Domenico S. Antonacci
E’ passato poco più di giorno dall’invio della nostra Lettera Aperta e la nostra campagna di sottoscrizione per valutare se la richiesta di un Auditorium fosse avvertita solo da noi promotori oppure se, come pensavamo, il territorio ne sentisse veramente l’esigenza, ha avuto un immenso successo. La tendenza a sottovalutare la funzione decisiva della cultura rischia di compromettere il futuro del nostro Paese.
“Una comunità avveduta non si appaga dell’oro sonante delle monete”, il monito di Erasmo da Rotterdam che ogni classe dirigente dovrebbe sempre tenere presente.
Così come vale per la giustizia e l’istruzione, la cultura è da considerarsi una necessità da cui la vita pubblica non può e non deve prescindere.
Nello specifico, è importante sottolineare che parlare della cultura di un territorio significa necessariamente riferirsi alle testimonianze che la storia ha depositato in esso, ma anche alla sua vita globale e quella attuale.
Ciò è tanto più vero nel momento in cui si considera quello che è il rapporto tra cultura e sviluppo.
“Cultura” è una di quelle parole usate con grande frequenza e disinvoltura, ma non sempre risulta facile definire esattamente il suo significato.
Un sociologo americano, parlando del proprio paese, tentò di darne uno proprio: “culture is how we do things on here”, ovvero la cultura non è altro che l’adoperarsi per il proprio territorio.
Molte volte capita di osservare come dalla fortuna di essere nati in un posto dalle mille risorse scaturisca nella popolazione una sorta di apatia.
Non si può fare affidamento esclusivamente su ciò che la natura offre; al contrario, occorre creare delle basi che possano rivalutarla e salvaguardarla nel tempo. Quale base migliore della cultura?
Oggigiorno la gente ha bisogno di nuovi stimoli e se si ha intenzione di promuovere il proprio territorio bisogna iniziare ad offrirne qualcuno; bisogna iniziare a fare cultura.
E’ ben difficile che vi sia salvezza per una qualsiasi comunità se le sue forze più fresche e generose non vengono cresciute nella luce dell’intelligenza, del sapere, della cultura.
Per la propria prosperità, per il proprio futuro, quindi la comunità regionale deve essere lungimirante e sostenere con ogni mezzo, come fattore essenziale di civiltà e sviluppo, le forme più degne della scienza e della cultura, tanto quelle coltivate nelle istituzioni statali, quanto quelle che fioriscono, spesso tra enormi difficoltà, nella società civile.
Alla luce delle considerazioni svolte chiediamo al Presidente della Regione Puglia un segnale nella direzione invocata già a partire dalla Pianificazione Strategica di Area Vasta.
Lo scorso mese di Settembre l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival rivolse un analogo appello alle istituzioni locali della Capitanata affinché anche la cultura avesse un progetto bandiera per Area Vasta "Capitanata2020".
L’appello nasceva dalla necessità di creare un simbolo che possa cogliere le peculiarità del territorio, che coniugasse nell’ottica eco-compatibile cultura, turismo e ambiente, e nello stesso tempo favorisse uno sviluppo sostenibile dei bisogni delle generazioni presenti senza compromettere quelli delle generazioni future: l’Auditorum della Musica Popolare del Gargano concilierebbe perfettamente tutto ciò.
Unitamente all’opera di Renzo Piano per Padre Pio a S. Giovanni Rotondo, l’Auditorium (progettato ad es. da Massimiliano Fuksas, grande rappresentate italiano dell’architettura dei nostri tempi, oppure da Richard Meier) sarebbe, inoltre, un ottimo biglietto da visita per il Gargano nel contesto del turismo culturale internazionale.
Quella dell’Auditorium è l’idea di una struttura architettonica idonea alla realizzazione di ogni tipo di evento, da quelli artistici e culturali (concerti, spettacoli, mostre artistiche, proiezioni) a quelli economici (fiere, esposizioni) e politici (congressi, dibattiti, comizi), capace di sviluppare nuove attività in grado di attrarre flussi consistenti di visitatori, nonché qualificare, diversificare e ampliare la filiera turistica.
Non deve suonare strano, chiediamo di fare turismo con la cultura.
Un Auditorium, quindi, sufficientemente multifunzionale che consenta il suo utilizzo per ogni aspetto della vita sociale delle nostre terre, tra le meno servite e svantaggiate del territorio nazionale da forme di aggregazione politica, economica e sociale.
Il nostro Appello è stato accolto dalla progettualità del Comune di Carpino, che ringraziamo per la sensibilità dimostrata.
Ora chiediamo al Presidente della Regione Puglia di dare slancio al nostro simbolo, intervenendo affinché l’Auditorium diventi un progetto concreto della Puglia.
Nel riallineamento delle proposte progettuali relative al Documento Strategico Regionale, chiediamo che gli venga dato il valore specifico adeguato a promuovere anche sul nostro Gargano attività ed eventi culturali di richiamo di scala nazionale e internazionale, che in assenza di strutture adeguate non solo non potrebbero essere realizzate, ma inevitabilmente taglierebbero fuori questo territorio dal raggio del turismo culturale.
Certi che le nostre aspettative non rimarranno disattese, porgiamo i nostri più distinti saluti.
E’ da oggi possibile scaricare il nuovo numero di GarganoPress;per farlo cliccate sull’immagine a sinistra

E’ arrivato un nuovo blog dedicato al Gargano!
Sarà aggiornato costantemente a partire dal 1° dicembre
http://www.corrieredelgargano.it/multimedia/video/BertolasoaSanGiovanniRotondo-GTV-.wmv
Questi incontri non servono a niente (Gestione sostenibile dei boschi in area mediterranea, convegno NDR). Si parla e si parla ma non si arriva a nulla.
Noi continuiamo a proporci affinchè il verde venga gestito. La natura non può più farcela da sola. Sul Gargano il problema della rinaturazione è palese. Con l’abbandono delle campagne si stanno avendo delle conseguenze disastrose. Se smetti di arare si forma una massa vegetale che noi chiamiamo “pioniera”, che crea un maggior rischio incendi perché la massa che si crea è altamente infiammabile. Le aree che prima erano adibite a pascoli oggi si strutturano in macchie.
Ma ora diminuisce il bestiame, spariscono i contadini e intanto le superfici non boscate bruciano. Nonostante l’Unione Europea ci imponga di mantenere la biodiversità, non ci riusciamo. Molti non sanno nemmeno che l’80% del territorio del Gargano è area protetta. Ed è per tutta questa serie di ragioni che dico che tutti questi convegni non servono proprio a niente. Dal Molise in su è già diverso. Ma il discorso è molto più ampio.
Parlare di rimboschimento, prati, boschi e del pericolo incendi non serve a nulla se viene meno il sostegno all’agricoltura. L’attività agricola è l’unica ad essere produttiva nel territorio ma nessuno vuole fare più questo mestiere.
E cosa succederà? Che fine faranno paesi come Carpino, Vico, Peschici, Monte che da sempre vivono di agricoltura? E’ l’unica attività che produce reddito qui nel Gargano. Quale futuro può avere il territorio se i politici locali non fanno nulla per incentivare i giovani e non solo loro, ad entrare nel mondo dell’agricoltura?
Tra dieci anni i prodotti tipici saranno spariti. Oggi i politici si riempiono tanto la bocca con questi prodotti tipici ma non sanno che li stanno perdendo. Questo proprio perché non c’è più nessuno che vuole lavorare la terra né valorizzarla.
La catastrofe di Peschici può insegnarci a ridisegnare il nostro rapporto con lo straordinario paesaggio costiero del Gargano, sul quale si regge l’industria turistica. Un disegno che deve poggiare su principi scientifici. La scienza della vegetazione può dirci molto anche in merito agli incendi e aiutarci ad affrontarli e a gestirli. L’area garganica infatti, può prestarsi come esperimento pilota a carattere nazionale per un nuova programmazione del verde, che si rivolga cioè alla pianificazione del territorio tutto e delle aree naturali in particolare, secondo logiche di rispetto della salvaguardia della vita umana, degli ambiti naturali e delle economie locali che incidono su detti territori. Ma chi, oggi, pensa davvero al verde?
Nello Biscotti
articolo di Gaetano BerthoudPensandoci bene sembra che questa problematica si lega un pò a quanto già scritto in precedenza, dove appunto parlo dei comuni garganici che molte volte perseguono strade a caso piuttosto che un percorso segnato e delineato da un preciso scopo e una chiara e definita strategia.
Se così fosse saremmo qui a parlare di condivisione o non condivisione di un progetto, intanto però andrebbe rispettata una linea guida di cui un amministrazione decide di perseguire, invece l’impressione è che sia un altro di quei casi dove nella nostra amata e radicata "improvvisazione", di tanto in tanto viene fuori qualche altra idea come questa, che sinceramente non si capisce bene da dove nasce e con quale scopo.
Anche perchè la domanda che pongono gli amici de Il diario Montanaro, di Legambiente e del circolo Arci di Monte è sacrosanta; Perchè realizzare una nuova cosa che invece già esiste e funziona?
Non conoscendo in modo approfondito le tematiche e problematiche, il beneficio del dubbio è leggittimo e così l’eventuale diritto di replica sacrosanto, quindi attenderò che qualcuno possa rispondere anche a noi come alle associazioni di Monte sul perchè. Magari ci sono giuste ragioni tanto da motivare queste decisioni, in questo caso saremmo noi per primi a prenderne atto e a renderle pubbliche.
Ma visto che ci siamo, approfitto per chiedere all’amministrazione di Monte Sant’Angelo il perchè di un altro mio tormentone, chiedere la ragione di un’altra domanda che mi accompagna ogni volta che si parla di Monte. Vorrei chiedervi come mai non riuscite a fare cerchio e tesoro, collaborare e dare più opportunità, alle tante associazioni che avete a Monte, e che puntualmente richiamano la vostra attenzione e considerazione.
Forse non vi rendete conto della fortuna, come paese del Gargano, che avete.
Lasciamo perdere i colori politici, gli ideali e quant’altro, parliamo di sostanza, ecco, gentili amministratori di Monte vi siete accorti della notevole attività delle vostre associazioni di Monte? Avete considerato quanto impegno e passione viene espressa da così tanti giovani che comunque di loro libera iniziativa decidono di darsi da fare per un Gargano migliore?
Come presidente dell’Associazione Io Sono Garganico, ci tengo a precisare che la mia non vuole essere una polemica, ma personalmente sono legato a Monte da tanti anni, come sono legato anche agli altri comuni del Gargano e posso assicurare che l’attenzione dei giovani e delle associazioni sono notevolmente marcate solo in alcuni centri, di cui prima di tutto Monte.
Ripeto, forse non si potrà essere d’accordo su tutto, ma non credete di avere un patrimonio che si preccupa per voi di promuovere, comunicare, diffondere, sensibilizzare, farsi portavoce, combattere (in senso propositivo), tutta una serie di tematiche e problemi senza avere il più delle volte niente in cambio?
Cari amministratori il mio unico invito è quello di non sottovalutare l’importanza delle associazioni e del volontariato, niente più di queste iniziative esprimono un amore vero e sincero verso la nostra terra, e anche quando un tema non vi trova d’accordo, cercate di apprezzare l’orgoglio di tanti giovani che pur di difendere la loro cultura, si mettono in gioco e dedicano tempo a cose che il più delle volte a voi politici sfugge, magari non volutamente, ma perchè il mondo sta cambiando (e anche in fretta) e Voi pur di non dare l’impressione di essere impreparati, a volte rinnegate.
Invece il mondo sta cambiando anche per voi, quindi il mio consiglio spassionato è provare a discutere insieme cose che tante volte non conoscete bene, ma con dei confronti costruttivi e una buona dose di l’umiltà tutto si impara e tutto si può poi insegnare ad altri. Forza Monte, cuore della cultura Garganica.