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Scarica il Punto di Stella di Gennaio 2009


Il primo numero del 2009 del mensile d’informazione del gargano

 


IL GIORNALE DI "PUNTO DI STELLA"

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Premio Speciale ‘la Zampogna 2009’ ad Antonio Piccininno

Si rinnova a gennaio 2009 l’appuntamento con uno dei festival più importanti in  Italia nel panorama della musica popolare e world:
La Zampogna – Festival di Musica e Cultura Tradizionale.
L’appuntamento, giunto alla XVI edizione, coinvolge un numero sempre maggiore di studiosi, musicisti, liutai e pubblico, dimostrando quanto sia forte e in costante crescita, l’attenzione verso questo importante strumento della tradizione popolare italiana.
Fitto è il programma delle attività che interessa diversi comuni dell’area del Sud Pontino (Maranola, Itri, Monte San Biagio e Lenola) dal 16 al 18 gennaio 2009.
Tra gli ospiti e gli appuntamenti principali sono da segnalare la partecipazione straordinaria della Famiglia Boniface, storica famiglia di musicisti tradizionali valdostani, il focus sulle zampogne del versante appenninico, il concerto “Suoni sulle strade dei Briganti”, uno spettacolo originale commissionato e prodotto dal festival, e  il Premio Speciale “la Zampogna 2009” ad Antonio Piccininno, l’importante voce dei Cantori di Carpino. 
Una vera e propria no-stop di tre giorni che vedrà avvicendarsi numerosi musicisti, giovani e anziani, italiani e stranieri, che animeranno i concerti, i seminari e gli incontri.
Ma il Festival è anche l’occasione per avere un contatto diretto con alcuni tra i costruttori di strumenti musicali tradizionali più importanti della penisola. Una mostra-mercato di liuteria tradizionale sarà tra gli appuntamenti più rilevanti della rassegna, un’occasione unica in cui poter acquistare strumenti musicali, oggettistica tradizionale, attrezzi di uso contadino e pastorale.
Il Festival “La Zampogna” rientra nelle iniziative di Re. Fo. La. – Rete del Folklore del Lazio ed è partner italiano dell’EFWMF – European Forum of World Music Festivals (network europeo dei 40 festival di musica folk più importanti).

Zampogna è Cultura !
Un patrimonio di saperi e memorie da conoscere e da salvaguardare
Un mondo musicale vivace e in continua evoluzione
Anziani musicisti, nuove sonorità

Era nott’è pareva miezojuorno. Mai le stelle – lustre e bbelle – se vedetteno accossì;

Le temperature scenderanno oggi fino a meno sette sul Gargano, zero gradi invece lungo la costa. Non accenna ad allentare la sua morsa il gelo che in queste ore ha colpito la Puglia. Per oggi si prevede cielo nuvoloso con neve soprattutto nelle zone interne. Forti venti dal nord est. «Le temperature scenderanno ancora al di sotto della media stagionale soprattutto a Monte Sant’Angeto sul Gargano», spiega Antonio Laricchia, colonnello dell’ufficio metereologico dell’aeronautica di Gioia del Colle. I primi miglioramenti si cominceranno a vedere da domani mattina: continueranno le piogge su tutta la regione con temperature molto basse, ma terminerà l’emergenza neve anche nelle zone più interne.
Secondo le previsioni, il bel tempo tornerà a partire da mercoledì prossimo e durerà almeno fino al week end. «Si preannunciano – conclude Laricchia – ampie schiarite su tutta la regione almeno fino a sabato».

Intanto a Carpino aperti i cancelli degli stabilimenti sciistici con tanto di skypass direttamente dalla piazza principale.
L’unico stabilimento del Gargano, aperto subito dopo le ultime elezioni amministrative, è preso d’assalto fin dalla prime ore del mattino per la gioia dei grandi e dei piccini.
Proprio un ottima inziativa, mai si erano visti tanti turisti da queste parti. Il tragitto preferito dagli habitué dello stabilimento è quello lungo 9 km da un manto bianco morbidissimo che parte dalla località "Lardicchia" e attraversando tutto Pastromele porta le migliaia di sciatori in soli 27 secondi in località Marasciallo per un breve rallentamento in una zona calda e accogliente e poi, dopo la dovuta visita alla caratteristica chiesetta della Santa Croce ci si infila nella via che porta fino a Piazza del Popolo. Qui vi aspettano i Cantori con le loro arcaiche tarantelle.
Ma la parte del tragitto più tortuoso inizia a questo punto quando si prende la discesa detta di "Sciaquett" dove tra locande e ristori vari si viene tentati dalle mille leccornie natalizie locali, fino alla fontana di "Sgrambin".
La discesa termina in località "Piano" dove gli scavi del 1953 portarono alla luce le terme e la necropoli altomedievale della villa romana di Avicenna.
Cosa consigliamo per questa stagione invernale? Naturalmente, una bella ed economica settimana bianca per sciare, per godersi il sole caldo della Gargano, per ammirare il panorama incredibile dei nostri laghi.
Un soggiorno all’insegna delle tradizioni culinarie, del confort e del relax in un elegante hotel di Carpino è quello che vi occorre per ritrovare la carica e iniziare con grinta il nuovo anno che è alle porte.
Carpino è diventata, senza ombra di dubbio, una delle mete più gettonate dei turisti che amano le vacanze sulla neve. Nota a tutti per essere "il paese dei cantori" e la "porta nord del Parco Nazionale del Gargano", Carpino vi aspetta per sciate indimenticabili lungo le pendici di Pastromele.
Ma il Sindaco di questo piccolo paese, contrariato da questo successo tutto suo, intima "La dovete finire di attribuire a me questa tragedia, – poi rivolto ai singoli visitatori – la gente di Carpino sale tutta sul Comune a protestare ed è da questa mattina che non riesco a fare null’altro. Siete in un luogo dove il silenzio è sacro e dove tutti devono rispetto". Da sindaco che non si lascia passare neanche una mosca sotto il naso dà ordine e disciplina alle 5 lunghissime fila di Snowboards. Contestualmente rivolgendosi a noi giornalisti ci invita a scrivere di far sapere agli italiani di rimanere a casa e di non mettersi in viaggio per Carpino in quando "il pane e pomodoro è ormai finito e il companatico rimasto è solo per i paesani che vivono nel paese. Sono loro i miei elettori e per loro metterò al bando chiunque disturba la nostra quiete pubblica".
Incredibile a credersi, questa cittadina, famosa per le sue tradizioni popolari, oggi si trova a combattere con il turismo di massa e i suoi problemi. Nessuno lo avrebbe detto solo qualche mese fa, neanche l’attuale amministrazione artefice di questo progetto, ma siamo convinti che non si deve assolutamente perdere questa nuova occasione per il benessere e l’economia di tutta la Capitanata, almeno cosi la pensano i colleghi Sindaci di Monte S. Angelo, San Giovanni Rotondo, Peschici e Vieste che assistono da lontano questa inaspettata ondata di turisti : siamo solidali con i cittadini di Carpino e non li lasceremo soli, per la prossima stagione invernale effettueremo tutti gli investimenti necessari per svuotare Carpino da questi vandali della neve, anche perché questa ridente cittadina non è proprio adeguata a questo tipo di sviluppo.
Promesse d’aiuto arrivano anche dal presidente del Parco del Gargano. Con tutti gli investimenti che stiamo operando a Vieste e Manfredonia, non doveva proprio accadere quello che si sta verificando a Carpino. E’ una vera sciagura. Carpino e i Carpinesi non sono preparati, troppo legati alle tradizioni per poter sopportate questo tipo di turismo. Adesso speriamo solo che questa gente non si riversi nei paesi immediatamente vicini, penso a Cagnano, Vico, Ischitella. Il progetto di Carpino si è mostrato vincente, ci ha mostrato come il Gargano può competere con le alpi e gli appennini per il turismo invernale ed allora dobbiamo esportare lo stabilimento a Peschici e poi a Vieste fino a Mattinata. Per questa stagione quello che possiamo fare è organizzare altri grandi eventi lontano da qui. Ormai si pone il problema del riflusso dei turisti dall’entroterra al mare, bisogna riequilibrare la situazione nel più breve tempo possibile. Il Governo e la Regione Puglia ci devono dare una mano è da tempo che dico che abbiamo bisogno di Canader, se ne fossimo dotati potremmo spostare tutta questa gente in poco tempo e in un tempo ancora minore potremmo far sciogliere tutta questa neve.
Ancora una volta siamo lasciati soli, conclude il sindaco di Carpino, adda veni baffone!
Buon Natale a tutti, Belli e Brutti, Buoni e Cattivi
, Utili e Inutili

Sondaggio/inchiesta di Ondaradio – E’ LUIGI DAMIANI IL SINDACO DELLA ‘CITTA’ GARGANO’ 2008

L’intuizione fu del compianto Filippo Fiorentino, splendido educatore, intellettuale lucido e lungimirante. La intuì da Garganico doc. E come tutte le intuizioni sono geniali perché semplici e semplici perché geniali. Che altro si può dire quando si intuisce di una “Città Gargano”? Semplice e nello stesso tempo geniale. “Il Gargano – chiosava Fiorentino – in fondo è una città dove i nostri paesi non sono altro che i suoi quartieri”.

Può sembrare un utopia, ma non lo è affatto in quanto non sarebbe certo irrealizzabile, ad esempio, un divertimentificio nel “quartiere Rodi” (perché aiutato dalla sua viabilità).  E che dire del turismo economico, congressuale alle porte del Gargano cioè nel “quartiere Manfredonia”. Poi i “quartieri residenziali” per intenderci una sorte di Nottigh Hill, Beverly Hills, Bois de Boulogne a Vieste, Peschici, Vico. La marcata tradizione a Carpino, Ischitella, il turismo lagunare di Cagnano; quello agreste di Sannicandro, senza dimenticare quello religioso di San Giovanni Rotondo o Monte Sant’Angelo. Dulcis, ma non in fundo, il mare e i bagliori delle Isole Tremiti. Eccola la “Città Gargano”, semplice e geniale, come solo qualche mente eccelsa può abbracciarla con la sua acuta immaginazione.
Gargano, una città in continuo movimento e fermento. Un sogno? Certo, fin quando si continuerà a parlare in nome e per conto del proprio campanile. Eppure a portata di mano e di bocca visto che mai come in questo periodo è tutto un  passaparola “sistema”. Lo si invoca ad ogni piè sospinto, ad ogni latitudine e longitudine del Promontorio. Si evoca e si augura la “Città Gargano”,  le categorie imprenditoriali che la auspicano strizzano l’occhio ad un altro mito: la destagionalizzazzione.
Il mercato globale bussa alla porta, impone una sterzata e, solleticandoci un po’, ci fa scoprire che un brand, un marchio unitario, un segno riassuntivo esiste ed è quello garganico.
Non si diceva fino a qualche tempo fa che la Puglia era nel Gargano? Cosa manca? Il coraggio di osare. Non possono essere solo i problemi ad accomunarci, quasi a formare solamente un minimo comune denominatore di negatività: rifiuti, sanità, viabilità, solo per citare i più eclatanti. Non possiamo continuare a sgranare gli occhi quando sentiamo parlare di “Grande Salento” e sentirci degli eterni incompiuti o figli di un Dio minore.
Può essere questa nostra economia a sospingere le lancette dell’orologio verso la sveglia della “Città Gargano?” Ipotesi azzardata, se non destituita di fondamento. Anche perché un finissimo pensatore oltre che statista come Churchill ci ammoniva, giustamente, che l’economia era troppo importante per lasciarla trattare agli economisti. E da sola l’economia non spiega nulla dei cambiamenti in atto e di quelli possibili se la stessa non si affida alla  partoriente cultura.
Come non intuirlo se si scrutano a fondo e non solamente in superficie fenomeni  come la formula della Coca Cola, dell’orologio Swatch o l’eruzione telematica di Bill Gates e della sua Microsoft o anche il motore di ricerca Google. Appaiono in forma di numeri e/o di algoritmi, ma impossibili da concepire senza il fondo di un’idea, di un approdo dello spirito di finezza (l’esprit de finesse di Pascaliana memoria) che ha poco a che spartire con la mera logica aritmetica tipica dell’economia. Ecco dunque il grimaldello, la chiave di volta. Se il nostro turismo non assume quei connotati, ahinoi, resta solo compravendita di posti letto. Ma di emozioni, intuizioni, modelli di sviluppo nulla, solo la promessa di consegnarsi ad un chissà quale viaggio sabbatico nella riflessione. Ma la modernità corre troppo veloce e di tempo per riflettere ce ne poco. Tranne per i finissimi d’ingegno come Filippo Fiorentino, garganico fino in fondo.
Ecco allora lo spunto per la proposta/provocazione fatta da Ondaradio.
Rifacendosi così a questo prestigioso méntore, nelle migliori tradizioni, quando a fine anno si tracciano i consuntivi, la redazione giornalistica di Ondaradio, ispirandosi alla sua linea editoriale racchiusa nello slogan “per le vie della Città Gargano”, ha indetto da quest’anno un sondaggio/inchiesta fra gli abitanti del Gargano.
Ad un ampio gruppo di garganici è stato chiesto di indicare quale fra i sindaci dei Comuni del Gargano nord (ovvero Vieste, Peschici, Rodi, Vico, Ischitella, Carpino, Cagnano, Sannicandro, Isole Tremiti) fosse stato percepito nel corso del 2008 come quello che meglio avesse rappresentato/operato  per una (per ora) virtuale/ideale “Città Gargano”.
Questa sorta di sondaggio/inchiesta, partito il 15 ottobre 2008 e terminato lo scorso 15 dicembre, pur non volendo avere parvenze di scientificità statistica, ha interessato una selezione di ascoltatori di Ondaradio, per un totale di 600 contatti distribuiti proporzionalmente fra le varie località (“vie della città Gargano”).
Due le domande proposte.
La prima per l’indicazione diretta del sindaco prescelto:
1) “Tra i sindaci di Vieste, Peschici, Rodi, Vico, Ischitella, Carpino, Cagnano,
      Sannicandro, Isole  Tremiti chi vedrebbe come sindaco di una “Città Gargano”
     di cui tutti i Comuni ne sono i  quartieri?”
La seconda per delineare la caratteristica peculiare che aveva portato a tale scelta:
2) “Ha scelto quel sindaco perché:
     – ha spinto di più per una “Città Gargano”              (A)
     – ha mostrato più attenzione all’identità garganica   (B)
     – si è mostrato meno campanilista                        (C)?”

Al termine del rilevazione, questi sono stati i risultati:

                                  domanda 1              domanda 2
                                                          (A)        (B)        (C)

1) Luigi Damiani                      27%            65%        24%        11%
     (Vico)

2) Peppino Calabrese            18%            27%        58%        15%
     (Isole Tremiti)

3) Costantino Squeo              14%            32%        65%          3%
     (Sannicandro)

4) Ersilia Nobile                      13%            30%        62%          8%  
     (Vieste)

5) Mimmo Vecera                    9%            28%        65%           7%
     (Peschici)  

6) Carmine D’Anelli                 7%            36%        58%           6%
     (Rodi)  

7) Nicola Tavaglione               5%            25%        68%           7%
     (Cagnano)

8) Rocco Manzo                       4%            24%        71%           5%  
     (Carpino)  

9) Pietro Colecchia                 3%            28%        62%         10%  
    (Ischitella)

Il Folclore d’Italia è una risorsa anche economica. E per questo va salvato

La salama ferrarese, la pizzica salentina, il canto dei pastori sardi… L’Unesco dice che sono beni da proteggere
E oggi migliaia di persone scendono in piazza e nelle strade con lo stesso obiettivo Perché la cultura popolare muove passioni. E milioni di euro

“Così salviamo il folclore d’Italia”

MICHELE SMARGIASSI su Repubblica di Sabato 13 Dicembre 2008
E adesso anche la tarantella Doc, lo stornello Igp, la pizzica salentina a denominazione d’origine protetta? L’abbiamo fatto per la burrata delle Murge e la salama ferrarese, anche quelle erano tradizioni a rischio di estinzione, toccherà forse farlo anche con i prodotti più immateriali della nostra cultura materiale.
L’Italia è ricca di quelle arti senza artisti, di quei capolavori senza autore che sono le feste di paese, i canti popolari, le danze tradizionali, i virtuosismi impensabili di semianonimi e straordinari performer del gesto e della parola. Monumenti secolari e invisibili, purtroppo ormai sgretolati, o già in macerie, o distrutti da restauri indecenti.
Oggi sarà la giornata del loro orgoglio, forse del loro riscatto: duecento comuni della Penisola, su invito della Rete italiana di cultura popolare, esporranno contemporaneamente nelle piazze e nei teatri oltre duemila esempi di quanto di meglio è rimasto del folclore d’Italia, quel che si può ancora salvare, forse, ma non è detto, e soprattutto non si sa bene come. È del 2003 la convenzione dell’Unesco sulla tutela del «Patrimonio immateriale dell’umanità», che invitò le comunità locali a proteggere «le pratiche, le rappresentazioni, le conoscenze e i saperi» tramandati oralmente di generazione in generazione.
Conosciamo lo stile Unesco: è fatto di liste, elenchi, registri di opere protette. In quello delle «opere immateriali», per l’Italia figurano soltanto due voci: i pupi siciliani e i cori a tenoressardi. Un po’ poco per il paese dei mille campanili, crocevia di popoli, melting pot culturale da millenni.

Un po’ poco, diciamo anche questo, per un settore culturale da quattro milioni di spettatori l’anno e con un giro d’affari che si può valutare tra i 5 e i 10 milioni di euro. S’è mosso allora un piccolo e poi meno piccolo movimento tutto italiano, è partita la provincia di Torino e le sono andate dietro altre ventinove, s’è aggregata l’Anci, s’è unita Slowfood, e al termine della “Giornata nazionale” di oggi, Santa Lucia, festa antica, forse si potrà dire che è cominciato il secondo folk revival italiano.
Il primo, negli anni Sessanta, fu tutta un’altra cosa. La riscoperta e la proposta della cultura contadina erano un compito rivendicato in esclusiva da sinistra. I primi vagiti del Sessantotto scandivano il ritmo dei canti delle mondine e degli scariolanti, il folklore era “progressivo”, la cultura popolare si chiamava “soggettività antagonista”, canto popolare e canzone di protesta si confondevano nei repertori di mille “canzonieri” sui palchi delle case del popolo. Dietro c’era in realtà il lavoro degli etnologi della scuola di Ernesto de Martino e dell’Istituto milanese che ancora porta il suo nome: Gianni Bosio, Cesare Bermani, Franco Coggiola, e dei cantori che lo trasformavano in spettacolo: Giovanna Marini, Ivan Della Mea, Gualtiero Bertelli, Fausto Amodei, Paolo Pietrangeli. L’identificazione stretta fra folclore e protesta finì però per travolgere il primo nel crollo della seconda. Ma quando ancora le feste dell’Unità risuonavano di Saluteremo il signor padrone antropologi di grande cultura come Lombardi Satriani denunciavano l’«etnocidio annunciato », il «folkmarket», intravisto nelle finte canzoni contadine a Sanremo, nella trasformazione della cultura orale in suppellettile borghese, come i comò rapinati alle case dei nonni in cambio di bei tavoli di fòrmica.
Con gli anni Ottanta, gli anni catodici, lo scontro fra cultura popolare e cultura di massa lasciò vincitrice sul campo solo la seconda.
Quel che è rimasto di “cultura immateriale” pretelevisiva è davvero poco, e quel poco rischia pure di essere sospetto. «Certe feste di paese sono solo la Disneyland di quel che erano trent’anni fa», ammette Antonio Damasco, il direttore della “Rete di cultura popolare” che promuove la giornata. Da arma della lotta di classe, la cultura popolare è diventata armamentario da pro-loco per acchiappare turisti di passo nell’orgia pittoresca della festivalizzazione estiva. Il comitato scientifico della Rete fatica non poco a respingere le richieste di iscrizione di decine di feste in costume medievale inventate di sana pianta da assessori in cerca di “rilancio del brandterritoriale”. «C’è un criterio per non lasciarsi travolgere dal finto folclore», spiega Paolo Apolito, antropologo all’università Roma 3, «un oggetto folclorico vivo è quello a cui una comunità partecipa, non quello a cui si limita ad assistere come spettacolo». Nonostante l’assalto mercantile, ci sono ancora feste popolari che vivono nel cuore delle loro comunità. Come la festa dei Ceri di Gubbio, i Gigli di Nola, la Vara di Palmi. «Perfino al Palio di Siena la cappa televisiva non ha soffocato ancora la passione vera che si respira nelle contrade».
La Rete ha finora censito poco meno di mille “oggetti” immateriali da salvare. Dietro ognuno c’è un piccolo gruppo di “portatori” o di “custodi”, di interpreti non professionali, o magari un singolo “testimone della tradizione”. I Mamuthones sardi con le loro terrificanti maschere di pelliccia e vesciche gonfiate. I poeti all’impronta toscani. I pastori dell’alto Lazio che improvvisano in ottave. I cantilenanti organetti di Soratte. Masino Anghilante, forse l’ultimo poeta italiano in lingua d’Oc. I cugini Nigro di Cosenza, custodi della chitarra battente. Il settantacinquenne Uccio Aloisi, depositario della vera pizzica pugliese. I cavalieri di legno e latta di Turi Grasso, l’ultimo rampollo della più antica famiglia di pupari di Acireale.
Amerigo Vigliermo che nel Canavese tiene in vita i canti raccolti da Costantino Nigra nell’Ottocento.
Il catalogo è questo: ma adesso cosa ne facciamo? Appelli per la tutela con firme illustri: Guccini, Finardi («La cultura popolare è la biodiversità dell’anima»). Premi, riconoscimenti, certificazione di «bene di interesse nazionale», convocazione degli «Stati Generali della Cultura Immateriale». Mamma mia quanta istituzionalizzazione per una cultura “volatile”.
Ma «il folclore è cultura solo se continua a muoversi e a modificarsi», avverte Sandro Portelli, linguista e antropologo pioniere della cultura subalterna. Ai tempi della prima riscoperta collaborò con Gianni Bosio ai Dischi del Sole, archivio sonoro di valore oggi inestimabile. «Ma a un certo punto decidemmo di smettere di fare raccolte ‘regionali’: il rischio era di congelare tutto in una specie di ricettario locale. L’unico modo per salvare un patrimonio popolare è garantire la vita alla comunità che lo ha prodotto: e lasciarle la libertà di farne ciò che crede». Dio ci scampi dagli stornelli Doc, insomma: «E se qualcuno vuole mescolare zampognari e hip-hop, benvenuto. Quando i cantori in ottava rima cominciarono a declamare nelle piazze i versi di Ariosto e Tasso, erano innovatori e sperimentatori».
Invece imbalsamare è sempre la premessa a una sepoltura. O peggio, all’esposizione interessata del cadavere. Perché c’è un altro rischio che corre il secondo folk revival, è un rischio ideologico come negli anni Sessanta, ma speculare.
Non più bandiera di un’identità di classe, ma di un’identità etnica.
Avete già capito di cosa parliamo: di “radici celtiche”, di “tradizioni padane”, di eredità posticce inventate per puntellare identità politiche precarie. «Abbiamo creato la Rete delle Province proprio per non lasciare la cultura popolare in mano a chi ne farebbe uso per delimitare ed escludere », dice Valter Giuliano, l’assessore alla Provincia di Torino, Verdi tendenza Lanzinger. «Vietati i torcicolli nostalgici: il folclore che vogliamo tutelare è quello che cambia e si mescola a quello del vicino, come accade da secoli». Le melodie arabe nelle tammuriate, gli echi aragonesi nei canti sardi.
Oggi, i suoni e i gesti dei migranti.
Non c’è tradizione incontaminata, o eternamente uguale a se stessa.
«Una tradizione», insiste l’assessore, «è solo una novità che ha avuto successo». Forse in qualche periferia metropolitana c’è già un gruppo multicolore di ragazzi che sta creando, con pezzi di culture venute da lontano, un gesto mai visto o un suono inaudito che un giorno qualcuno chiamerà “tradizione immateriale”.

XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica: Carpino in scena

Il 30 novembre scorso a San Marino la Tarantella di Carpino è andata di scena. L’occasione è stata il XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica dal titolo ‘Parole nell’aria. Sincretismo fra musica e altri linguaggi’. Il Convegno dell’AISS (Associazione Italiana di Studi Semiotici) quest’anno è stato dedicato al tema della musica come sistema semiotico visto in relazione dinamica (appunto ‘sincretica’) con possibili altri linguaggi. Tre sezioni hanno articolato gli interventi dei più importanti docenti e studiosi di semiotica italiani (tra cui Umberto Eco) e dei più attivi giovani ricercatori: la prima, dedicata al rapporto tra musica e linguaggio verbale; la seconda, dedicata al rapporto tra la musica ed il complesso tema della narrazione; il terzo, infine, dedicato al sincretismo tra la musica ed altri linguaggi ‘non convenzionali’.
È proprio all’interno della terza sezione intitolata ‘Musica e performance’ che Amedeo Trezza, insieme ad Antonio Basile già Ufficio Stampa del Carpino Folk Festival e referente campano dell’AISS, ha posto all’attenzione della semiotica italiana la performance musico-gestuale di un particolare segmento della Tarantella di Carpino.
 Amedeo Trezza, Dottore di Ricerca in Teoria delle Lingue e del Linguaggio, collaboratore alla cattedra di Semiotica presso l’Università di Napoli L’Orientale e docente a contratto in Semiotica del testo architettonico e paesaggistico presso l’Università di Napoli Federico II, ha proposto un’inedita lettura del fenomeno della Serenata ad personam della tradizione musicale e canora di Carpino.
Consapevole della complessità e della straordinarietà dell’evento-serenata che fino a pochi decenni fa ha caratterizzato la musica popolare di Carpino e del Gargano, ma altrettanto consapevole dell’oblio di questo fenomeno dalle performances realizzative troppo complesse a favore invece di una reiterata riproposizione, negli anni, di frammenti ormai defunzionalizzati e praticati solo a scopo ludico (sonetti e strofette ‘liberi’), Amedeo Trezza ha voluto proporre una prima e del tutto iniziale lettura inedita in campo semiotico della serenata carpinese, di fatto intravedendo un ricco filone d’indagine interdisciplinare tutto da seguire.
"Mentre in Salento tale espressione sonora e canora ha assunto nel tempo sempre più un carattere religioso e catartico (laddove alle prese con la pizzica salentina si è in presenza di una vera e propria attività iatromusicale) e nelle altre regioni d’Italia ha assunto perlopiù un carattere ludico di festa e di intrattenimento, nel Gargano (e con punte di ormai ineguagliabile raffinatezza ed eccellenza musicale e poetica a Carpino – per cui, d’ora in poi, parleremo solo di ‘tarantella di Carpino’) questa forma musico-canora ha fatto suo in maniera prevalente, anche se non assoluto, il tema dell’amore tra l’uomo e la donna".

Qui l’abstract dell’intervento così come è possibile reperirlo anche sul sito dell’AISS (www.associazionesemiotica.it).

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La prosperità e il futuro di una comunità dipendono anche dalla funzione decisiva della Cultura. E’ per questo motivo che chiediamo a tutti coloro l’abbiano a cuore di sottoscrivere il nostro messaggio indirizzato al Presidente della Regione Puglia per un Auditorium/Infrastruttura centro culturale del Gargano. Firma la lettera

ALLA MEMORIA di Rocco Draicchio il Premio Saccia

Di seguito i nomi dei prescelti al “Premio Antonio Saccia – Il Gargano che lavora 2008”, la cui cerimonia di assegnazione si terrà oggi sabato 13 nell’auditorium viestano “L.Fazzini”:

A = SEZIONE CULTURA-PROFESSIONI-SOCIAL

E – padre Leonardo Triggiani (missionario), San Giovanni Rotondo – prof. Piero Giannini (giornalista), Peschici

B = SEZIONE IMPRESE E/O IMPRENDITORI – sig. Nicola Mitrione (servizi all’agricoltura-Agricola 2000), Carpino – sig. Agostino Triggiani (distribuzione alimentare-Cedisur), Ischitella – sig. Francesco Marrucchelli (impresa di costruzioni), Cagnano V. – sig. Gaetano Berthoud (editore “Tuttogargano”), Vico del G. – avv. Alfredo Ricucci (azienda agricola), Rodi G. – sig. Berardino Sicuro (forniture alberghiere-Plasticart), Vieste – sig. Arturo Santoro (imprenditore turistico), Isole Tremiti.

C = ALLA MEMORIA – Rocco Draicchio (fondatore del “Carpino Folk Festival”), Carpino.

D = PREMIO SPECIALE "IL BELVEDERE" – mar.llo Nicola Sgherzi, Vico del G.

Dieci borse di studio verrano assegnate, inoltre, ad altrettanti giovani maturandi degli istituti superiori che il 3 dicembre hanno svolto contestualmente un elaborato avente per tema “Turismo nel Gargano”. Un qualificato comitato di valutazione, coordinato dal prof. Lazzaro Rino Caputo, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di tor Vergata in Roma, ne ha selezionato gli elaborati più meritevoli.

La manifestazione è patrocinata dalla Provincia di Foggia, dall’ente Parco, dalla Comunità Montana, dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Foggia e dal Comune di Vieste.

Si farà la tangenziale di Carpino

Il Consiglio provinciale approva all’unanimità l’adozione del Piano Territoriale di Coordinamento

Il Consiglio provinciale ha approvato all’unanimità l’adozione del Piano Territoriale di Coordinamento, il più importante documento di programmazione territoriale che individua e disciplina le potenzialità e le criticità del territorio sotto il profilo paesaggistico, ambientale, culturale, della mobilità e dei trasporti. Il Piano Territoriale si configura come uno strumento che – nato da un monitoraggio delle caratteristiche geomorfologiche del territorio, e passato attraverso una lunga e proficua fase di confronto con gli enti locali, le associazioni, i rappresentanti del terzo settore e degli ordini professionali, i cittadini – disegna una cornice definita all’interno della quale incardinare le politiche di sviluppo futuro. La Provincia di Foggia è adesso la seconda provincia della Puglia – dopo Lecce – ad adottare il Ptcp ponendosi, come ha sottolineato l’assessore provinciale alla Programmazione Leonardo Di Gioia, “all’avanguardia sul terreno della programmazione”. “Il Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale – spiega l’assessore – si caratterizza non soltanto per la sua valenza di natura tecnica, ma anche per una funzione politica: quella di mettere l’Amministrazione provinciale nella condizione di svolgere fino in fondo le sue prerogative di Ente sovracomunale di coordinamento. La vittoria politica raggiunta oggi dall’intera assise provinciale sta dunque nell’aver delineato la cornice della programmazione dei prossimi anni evidenziando, attraverso il rapporto tra potenzialità e criticità del territorio, gli assi sui quali incardinare le politiche di sviluppo e di crescita, costituendo le precondizioni per introitare i fondi comunitari 2007-2013”. Il Ptcp va considerato un documento attuale ed in costante evoluzione, che non si limita a fotografare la condizione territoriale, ma ne recepisce i più recenti cambiamenti. “La Provincia di Foggia – aggiunge Di Gioia – diventa così il fulcro delle dinamiche di crescita del territorio, rivendicando con forza il ruolo di coordinamento per ciò che riguarda la Pianificazione Strategica di Area Vasta”. Il Piano Territoriale si sviluppa a partire dalle tre aree di stretta competenza provinciale: la tutela delle risorse territoriali, la corretta localizzazioni degli elementi del sistema insediativo, le scelte d’uso del territorio. Il quadro conoscitivo emerso dal documento di programmazione evidenzia quali risorse fondamentali della Capitanata i suoi ecosistemi di particolare pregio, il ‘fronte mare’ privo di occupazione edilizia, la ricchezza dei suoi centri storici, la rete dei suoi beni culturali (risorse del sistema paesaggistico, ambientale e culturale); la dotazione delle aree produttive e le infrastrutture del sistema dei trasporti (risorse del sistema insediativi). Accanto alle potenzialità, tuttavia, emergono anche evidenti criticità che diventano da subito le priorità da affrontare: la propensione del territorio al dissesto, l’elevata vulnerabilità delle risorse idriche, la condizione delle aree storicamente sondate e di quelle potenzialmente inondabili, il processo di erosione delle coste. Nel sistema insediativo il Ptcp rileva le difficoltà delle aree produttive per mancanza di intermodalità, della rete infrastrutturale dei trasporti legata agli ambiti, ai nodi, alle tratte, la scarsa dotazione di servizi di base, il crescente fenomeno dello spopolamento specie delle aree interne. “Quello che il Consiglio provinciale ha adottato oggi – prosegue l’assessore provinciale – è il frutto della dinamicità della nuova Amministrazione provinciale che, sia pure muovendosi in una continuità amministrativa, ha saputo innovare e rimodulare gli indirizzi del Ptcp, uniformandoli alla propria idea di sviluppo della Capitanata”. Un lavoro per il quale il presidente della Provincia Antonio Pepe ha espresso un sincero ringraziamento all’architetto Stefano Biscotti, all’Ufficio di Piano tutto e alle Commissioni consiliari Lavori Pubblici e Programmazione che hanno operato con impegno e passione all’arricchimento dei contenuti del documento che è insieme uno strumento di coordinamento politico-istituzionale e punto di riferimento per il territorio”. Con l’adozione del Ptcp da parte del Consiglio provinciale e la successiva pubblicazione, si aprono i 60 giorni nei quali i portatori di interesse e di Comuni potranno formulare le proprie osservazioni. L’assessore provinciale Di Gioia ha anche annunciato la convocazione di una conferenza di coprogrammazione con le Amministrazioni comunali della Capitanata. Un arco di tempo al termine del quale il documento tornerà in Consiglio per la discussione delle osservazioni recepite e l’approvazione che trasferirà il Piano alla Regione Puglia il Piano per il varo definitivo. Sono stati undici gli emendamenti presentati dai Consiglieri provinciali al documento, intesi come contributo aggiuntivo e non come interventi tesi a modificarne l’impianto complessivo. Al dibattito sul Ptcp sono intervenuti i Consiglieri provinciali Paolo Campo (PD), Gaetano Cusenza (PD), Nicandro Marinacci (Udc), Paolo Agostinacchio (La Destra), Giuseppe Moscarella (PdL), Rocco Ruo (La Capitanata prima di tutto), Antonio Angelillis (PD), Domenico Farina (PdL), Carmine D’Anelli (Lista per Pepe presidente), Bernardo Lodispoto (Partito Socialista), Paolo Mongiello (PdL), Antonio Potenza (PdL), Emilio Gaeta (PdL). Il Consiglio provinciale ha poi approvato all’unanimità due Ordini del Giorno, rispettivamente dedicati alla nuova disciplina regionale sulla gestione e sulla promozione degli Enti Fieristici Regionali e alla proroga dello stato di emergenza per i Comuni colpiti dal sisma del 2002. L’Odg inerente il futuro dell’Ente Fiera di Foggia, di cui il Ddl regionale prevede la trasformazione in fondazione con l’affidamento dell’organizzazione degli eventi fieristici a privati, è stato presentato dal presidente del gruppo consiliare del Popolo della Libertà Paolo Mongiello e successivamente emendato in aula. Con l’Odg il Consiglio provinciale chiede al Governo regionale ed alla Giunta “di soprassedere all’approvazione del Disegno di Legge Regionale e di aprire un confronto sul territorio, al fine di pervenire ad una soluzione condivisa”. Con il secondo Ordine del Giorno, presentato dal presidente del gruppo Consiliare dell’Udc Nicandro Marinacci ed emendato nel suo dispositivo dall’Aula, l’assemblea di Palazzo Dogana chiede al Governo di prorogare di due anni lo stato di emergenza per i Comuni compiti dal sisma del 2002 e di prevedere lo stanziamento nella Legge Finanziaria, attualmente in fase di elaborazione e discussione, di 100 milioni di euro per il 2009 e di 80 milioni di euro per il 2010 e per il 2011 per gli interventi di ricostruzione. Il Consiglio provinciale invita inoltre i parlamentari della Capitanata a trasformare i contenuti dell’Ordine del Giorno in un emendamento alla Legge Finanziaria.

Il Consigliere Provinciale Rocco RUO esprime vivo apprezzamento per il brillante risultato conseguito dall’Amministrazione Provinciale guidata da Antonio Pepe e sottolinea che l’emendamento n.8 da lui presentato quale unico frimatario ed approvato dal Consiglio Provinciale, consentirà la realizzazione di una importante opera nel territorio di Carpino. Si tratta, infatti, della “Realizzazione della tangenziale di Carpino”.

L’emendamento proposto dal Consigliere Provinciale Rocco RUO ha come oggetto la realizzazione di una bretella di collegamento tra due strade provinciali, la Sp 51 e la Sp 50bis per la deviazione del traffico pesante dal centro urbano del Comune di Carpino. La nuova arteria sarà destinata altresì a soddisfare le esigenze di connessione dell’area artigianale con la strada a scorrimento veloce del Gargano. Infine, cosa più importante, la strada in progetto permetterà di collegare più agevolmente il Gargano con il Comune di san Giovanni Rotondo, sede del principale ospedale a servizio delle comunità garganiche, nonché meta di notevoli flussi di turismo religioso.

Sul web i materiali integrali della pianificazione strategica di Area Vasta Capitanata 2020

Sul sito “www.capitanata2020.eu”, sono pubblicati integralmente il Metaplan integrato del Piano strategico di area vasta e il Piano Urbano della Mobilità “Capitanata 2020 – Innovare e Conettere”.
Sotto il titolo «Un Piano di sistema fino al 2020 per migliorare la qualità della vita di mezzo milione di cittadini» la visione della grande città metropolitana, di 4.773,68 chilometri quadrati di superficie, che intende migliorare in dieci anni la qualità della vita di mezzo milione di donne e uomini da Foggia ai Comuni di Apricena, Cagnano Varano, Carapelle, Carpino, Cerignola, Chieuti, Foggia, Ischitella, Isole Tremiti, Lesina, Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Ordona, Orta Nova, Peschici, Poggio Imperiale, Rignano Garganico, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Paolo di Civitate, San Nicandro Garganico, San Severo, Serracapriola, Stornara, Stornarella, Torremaggiore, Vico del Gargano, Vieste e Zapponeta.

Ecco i progetti del Comune di Carpino classificati in base agli obiettivi di indirizzo ed ad una scala di priorità che va dal I al IV Livello. Nelle schede di dettaglio, raggiungibili cliccando sui link, tutti gli altri progetti.
RETI E MOBILITÀ
III Livello
Realizzazione di una circonvallazione di collegamento tra la strada provinciale SP50 e con la strada provinciale SP51BIS

GOVERNANCE E PROCESSI

PRODUZIONE E SERVIZI

AMBIENTE E SPAZIO RURALE
I e II Livello
Attrezzamento e messa in funzione del "campo pozzi" realizzato dal Consorzio di Bonifica Montana del Gargano per usi irrigui
III Livello
Lavori di mitigazione dello stato di rischio idrogeologico del territorio di carpino e del Lago di Varano

CITTÀ E SOLIDARIETÀ
II Livello
Carpino Folk Festival – il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni
III Livello
Struttura di accoglienza a supporto delle manifestazioni folcloristiche "Folk Festival"
Soggetti coinvolti: Provincia FG, Parco Naz Gargano, Comune di Carpino

Rapporto de IlSole24Ore: speciale dedicato alla Cultura della Puglia che conquista le top ten

Nell’inserto Puglia Rapporti de Il Sole 24 Ore alle pagine 10 e 11 speciale dedicato a: Le voci dell’anima, Festival Castel dei Mondi, Puglia Nigh Parade, Carpino Folk Festival, Salento Negramaro Festival, La Ghironda, Festambiente Sud, Festival Internazionale della Valle d’Itria, Ti Fiabo e ti racconto, Teatri di Terra, L’ospite bambino, Maggio all’Infanzia.
E poi il Mezzogiorno che conquista le top ten con: i Cantori di Carpino, Radiodervish, Sud sound system, Negramaro.

Ischitella/ Olivicoltori in rivolata occupano la piazza

Gli olivicoltori di Ischitella, da ieri mattina, occupano la piazza principale del paese, e l’agitazione andrà avanti fin quando non ci saranno segnali positivi per uscire da una crisi che sta mettendo in ginocchio un comparto che rappresenta una delle voci più significative nel bilancio delle famiglie ischitellane.
«E’ evidente – dicono gli agricoltori – che la misura è colma” per questo motivo ci siamo mobilitati per far sentire alle istituzioni il forte disagio che si è determinato a seguito del crollo del prezzo del prodotto».
Il problema coinvolge l’intero comparto agricolo, con una ricaduta più pesante per quanto riguarda la filiera olearia che, vogliamo sottolineare, riguarda molti altri Comuni del Gargano nord.
Una risorsa, che a differenza di altre aree geografiche, per gli olivicoltori garganici ha costi maggiori per l’assenza di risorse idriche, per la scarsa viabilità rurale, tra valli scoscese ed irti pendii. Una terra dura da lavorare disseminata di pietre di selce e fitti anfratti. I numeri danno l’esatta misura della ricaduta negativa che ha per gli olivicoltori l’attuale crisi del mercato, a cui vanno aggiunti i maggiori costi per la lavorazione a fronte di un calo dei prezzi di mercato. Una produzione media di settantamila quintali di olive dal quale scaturiscono tredicimila quintali di olio che tradotti in danaro ai prezzi attuali diventano 3,5 milioni di euro che confrontati con i prezzi dell’inizio della campagna dello scorso anno ( 5,5, milioni di euro), presentano una differenza in meno di circa due milioni (quattro miliardi delle vecchie lire) che verranno meno alle famiglie di questo paese che già tante difficoltà viveva anche allora. Se a tutto questo si aggiunge il fatto che a un territorio che ricade nel Parco Nazionale si dovrebbe dare una priorità assoluta in termini di valorizzazione del prodotto e, di conseguenza, di commercializzazione, sono più che giustificate la protesta e mobilitazione.
In questo senso si stanno muovendo le amministrazioni comunali che stanno chiedendo a Regione e Governo misure urgenti perchè venga riconosciuto a questo territorio benefici ed incentivi che compensino lo svantaggio e mettano gli olivicoltori nelle condizioni di sopravvivere economicamente in un mercato inflazionato da prodotti contraffatti e da importazioni da paesi extra comunitari senza controlli.

Lo stato di malessere non è, come ricordavamo, circoscritto ad Ischitella, ma investe tutte le altre aree garganiche. Infatti, le amministrazioni comunali si stanno mobilitando perchè Regione e Provincia, ma soprattutto il Governo, adottino misure significative.

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