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CARPINO IERI IL COMPLEANNO DI ANTONIO, UNO DEI CANTORI

Quelle 93 candeline sulla torta di Piccininno

Enza Moscaritolo  dalla Gazzetta del Mezzogiorno

Mette tenerezza Antonio Piccininno, questo vecchietto fragile e ossuto, ma sempre sorridente, gli occhi scavati e l’imman – cabile coppola calcata bene in testa. Ieri, uno dei componenti dei Cantori di  (insieme allo scomparso Andrea Sacco e ad Antonio Maccarone) ha festeggiato il traguardo dei novantatre anni, conservando ancora intatta la freschezza di un adolescente innamorato della vita, la schiettezza e la frugalità della sua terra e della sua storia. La fama e le tournée in giro per il mondo non lo hanno cambiato, anzi. Incanta i suoi interlocutori con le sue storie primordiali narrate in dialetto, alternato ad un po’ di italiano: ad animarlo è sempre quell’incontenibile voglia di raccontare e di raccontarsi, sul palco e fuori dal palco, senza quelle noiose pretese didascaliche e moraleggianti di chi è avanti negli anni e pretende di insegnare ai più giovani, chiosando con un semplice «Ai miei tempi si faceva così», di trasferire un bagaglio di informazioni ricco di aneddoti, di deliziose schermaglie d’amore e tecniche di corteggiamento della civiltà contadina. Ed è proprio per questo che i giovani e i ragazzi di questa generazione, che probabilmente non sanno nemmeno collocare storicamente gli eventi e le vicissitudini amorose cui Piccininno allude, lo seguono con calore e coinvolgimento. Un compleanno circondato dalle attenzioni della sua famiglia e della sua gente, della sua  che grazie a questi personaggi, già scivolati nella leggenda, è diventata sinonimo di musica popolare in Puglia e nel mondo.

Nel pomeriggio di oggi dall’Assessorato al Mediterraneo della Regione Puglia:
Auguri affettuosissimi ad Antonio Piccininno anche da parte mia!
02/19/2009 04:13 PM
Silvia Godelli
Cogliamo l’occasione di ringraziare quanti ci hanno riempiti di messaggi d’auguri per il nostro pastorello.

IL SUO 93ESIMO COMPLEANNO. AUGURI!

ANTONIO PICCININNO: LA SUA EREDITA’, CONSIDERAZIONI A MARGINE

di Amedeo Trezza

Oggi è il novantatreesimo compleanno di Antonio Piccininno, auguri! La straordinaria occasione di avere tra di noi uno degli ultimi cantatori di tradizione del sud Italia non può che indurci a riflettere, ancora una volta, sul ruolo della testimonianza e sulle prospettive della musica popolare.
Questo appuntamento di compleanno è così per me diventata l’occasione per fare un punto della situazione in itinere sullo stato dell’arte nel dibattito in proposito. E così, come esattamente un anno fa richiamavo la necessità di non smettere mai d’apprendere dagli antichi cantatori e suonatori non tanto le etichette d’un mondo che non c’è più ma lo spirito di quel mondo, spirito che sotto forme diverse può restare identico nella sostanza, sia pur non nella forma, così quest’anno vorrei soffermarmi su di un altro aspetto del dibattito fra tradizione e innovazione.
Negli ultimi anni mi sembra di aver assistito a Carpino (ma comunque e per fortuna molto meno che altrove) ad una progressiva spettacolarizzazione della tarantella di Carpino e del Gargano, laddove il palcoscenico si mostrava come ribalta di una rappresentazione – a carattere ludico – quasi imprescindibile per la realizzazione delle performances artistiche. Questa forma di resa spettacolarizzante se per un verso ha il merito di ripresentare e preservare una porzione di memoria culturale dall’oblio, dall’altra ha portato ad una defunzionalizzazione dei canti carpinesi che appaiono ai più oggi come canti ludici fini a loro stessi. Non è superfluo invece ricordare che il vero contesto di realizzazione di tali pratiche sonore e canore era ben più complesso e mostrava risvolti socio-antropologici che possiamo per brevità qui individuare nella pratica di senso complessa incarnata dalla serenata d’amore ad personam (fatta non solo di sonetti e strofette ma anche – e soprattutto – dalla Canzone).
Tuttavia lo spirito dei tempi ci offre questo potente sistema di comunicazione che è la rappresentazione scenica che individua un recitante (un performante) e un pubblico che partecipa in quanto assiste, fruisce e semmai valuta la performance. È lo schema della comunicazione teatrale-televisiva che pervade anche ritmi, culture e contesti che per estrazione e vocazione erano a quel sistema (moderno consumistico) alternativi, estranei e critici. Tuttavia quello schema comunicativo prevale. Ma per fortuna non del tutto. E un notevole esempio ce lo dà proprio Antonio Piccininno il quale sa certo ben comportarsi da attore sul palcoscenico ma allo stesso tempo quando scende di lì non dismette il suo abito ma al contrario lo continua (e forse anche meglio) a vestire tra la gente, nei suoi posti abituali della piazza, nel paese, a casa sua. Il suo continuare a cantare, a darsi alla gente e agli amici a prescindere da quale spazio sociale del paese occupi in un dato momento il suo corpo la dice lunga sulla autenticità di un uomo che non ‘fa’ il cantatore ma lo è. Il suo valorizzare lo spazio urbano di Carpino al di là e al di fuori del palco e dei palchi ci suggerisce forse un modo per suggerire a noi stessi e al mondo un modo diverso e forse un po’ più motivato e organico di proporre e veicolare forme e sostanze di un patrimonio artistico di musica popolare come quello di Carpino e del Gargano.
Sarebbe bello ad esempio veder dedicata una serata allo spontaneismo in piazza e in strada nel paese, a gruppi volontari di cantatori e suonatori ‘sciolti’ catalizzare a turni non prestabiliti l’attenzione dei passanti che non saranno più classificabili come turisti-fruitori di un bene di consumo, bensì viaggiatori e produttori essi stessi di un bene immateriale.
È secondo questa logica che sarebbe veicolabile un sistema di valori basato non più sull’etica del consumo, cioè sul  prodotto offerto da consumare ad opera di chi è stato già previsto come consumatore dall’organizzazione del Festival, bensì su quello della produzione partecipata incrociata di chi viene e di chi resta, associando a forme di spettacolarizzazione significativi momenti di co-produzione spontanea, che di certo non dispiacerebbero agli anziani cantatori e suonatori di Carpino. Una dimensione partecipativa che forse risolverebbe anche le beghe di gelosie e di visibilità tra di loro poiché a tenere il banco non sarebbe più il monopolio di un palco ma ciascuno si sceglierebbe il suo palco e la sua referenza.
In questo senso sarebbe auspicabile, a mio avviso, far vedere – o far intra-vedere – tra le maglie del tempo dello spettacolo un altro tempo, quello della condivisione dall’interno e partecipata, come quella che ci suggerisce involontariamente Antonio Piccininno nella sua tensivizzazione dello spazio della piazza, dentro e fuori la piazza. Quando Antonio tante volte dice a me come ad altri, negli spazi del gazebo coperto della pro-loco, “aspettami qui, ora devo andare a cantare sul palco, poi quando finisco ritorno e riprendiamo a parlare e a cantare e suonare, non ti muovere” pare voler suggerire proprio questo.
Così, forse, si potrebbe ricominciare a rintracciare e praticare quelle precondizioni spontaneistiche che nella notte dei tempi hanno generato le più variegate e affascinanti forme di musica popolare.

Il Poeta di Cagnano Varano – Francesco Bocale – ci ha lasciato il giorno 15 febbraio 2009

Stimatissimo Draicchio,

ho avuto l’opportunità e la gioia di lasciarmi trasportare dalle voce e dai suoni una sera di agosto, a Carpino, in Piazza del Popolo. Voci e suoni carichi di emozioni, dei cantatori di Carpino.
Di questo devo ringranziare te e la comunità carpinese perchè avete saputo custodire e rievocare la magia e il fascino del canto garganico.
Io sono di Cagnano, ricca di passato e povera di futuro. Vivo in Lombardia da molti anni.
Quella sera non volevo andare via anche se i miei bambini erano stanchi. Mi sono lasciato trasportare dalla dolcezza di quei "vecchi" cantori.
Di ritorno a Cagnano, il mio pensiero è tornato spesso su quella magica sera carpinese e si è materializzato in alcuni "versi" che mando a te e ai cantatori in segno di ringraziamento.
Inoltre voglio offrirti il mio volumetto: "Infanzia: giorno beato" sicuro che saprai apprezzarne il contenuto e il messaggio.

Tuo, Francesco Bocale – li 30 agosto 97

Laura Drzewicka, la Barbie del Grande Fratello originaria di Carpino

"Si può sempre migliorare: se punti alla luna prima o poi arrivi alle stelle" e cosi dopo Bar Wars, il reality prodotto da Sky Vivo, dopo Casalotto sul circuito 7Gold e Scorie di Nicola Savino su Raidue, lunedi scorso Laura Drzewicka è approdata al Grande Fratello su Canale 5.

Laura è diplomata in ragioneria e parla 4 lingue. Fotomodella con la passione per lo shopping e per gli Swarovsky, Laura è una ragazza appariscente ed espansiva a cui piace prendere la vita con leggerezza ed entusiasmo.
Laura è per metà di origine polacca e per metà di origini garganiche, di Carpino.

Fino all’età di 10 anni ha vissuto ad Amburgo in Germania, con i genitori, proprietari di un ristorante.
Quando il ristorante è fallito nel 1996 lei e la mamma sono venute in Italia.
Laura, dopo la separazione dei genitori, da ormai
più di dieci anni non ha più rapporti con il padre, tant’è che non ha nemmeno il suo numero di telefono e non saprebbe nemmeno come contattarlo.
Invece con la madre ha un rapporto simbiotico, lei è il suo vero punto di riferimento.
Laura è single e ha deciso di prendere il GF “come una seduta psicologica!”. Le piace definirsi una Barbie e il suo motto è ”il mio mondo è rosa e essere Barbie è un complimento perché è di plastica, si piega ma non si rompe mai”.

‘Solarità’ di Domenico Di Lella

"Solarità" è il titolo della raccolta di poesie di Domenico Di Lella (Edizioni Giuseppe Laterza, 150 pagine) presentato ieri sera alle ore 18 presso l’auditorium di Palazzo dei Celestini di Manfredonia.



Di Lella, maestro elementare di Carpino, ora in pensione, vive a Manfredonia ormai da anni. Uomo di cultura e scrittore di poesie da anni, attraverso la poesia esprime pienamente il suo mondo interiore, ricco di sentimenti, sensazione e ricordi.



Con “Solarità” Di Lella ha raccolto degli scritti vecchi e più recenti su svariati temi dalla gioventù, all’amore verso la natura e il suo Gargano fino alla speranza di un mondo migliore. Il sole è assai spesso compagno dei suoi pensieri che, anche quando si soffermano sul passato, sono sempre soffusi di luminosità. Ogni zolla di terreno, ogni goccia di ruscello, ogni tramonto, ogni orizzonte, ogni volo di rondine apre le porte alla sua riflessione sul senso della vita, sull’amore, sulla consapevolezza di essere un puntino infinitesimale dell’universo.



Il lettore percorre con il poeta una sorta di cammino attraverso il tempo, un percorso che è quasi un’altalena tra passato e presente.



Alla presentazione, patrocinata dal comune di Manfredonia, è stata presente, insieme all’autore, Renata Laterza.

La Puglia e il Sud dimenticati da Industria 2015

Cos’è Industria 2015

È il disegno di legge sulla nuova politica industriale varato dal governo Berlusconi il 22 settembre 2006, le cui previsioni sono state recepite dalla Legge Finanziaria 2007.

Industria 2015 stabilisce le linee strategiche per lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo italiano del futuro, fondato su:

  • un concetto di industria esteso alle nuove filiere produttive che integrano manifattura, servizi avanzati e nuove tecnologie;
  • un’analisi degli scenari economico-produttivi futuri che attendono il nostro Paese in una prospettiva di medio-lungo periodo (il 2015).

Sono stati ammessi a finanziamento 30 progetti di ricerca e innovazione sugli 86 presentati.
I progetti ammessi agli incentivi coinvolgeranno 234 imprese, 160 enti di ricerca e attiveranno circa 500 milioni di investimenti in attività di ricerca e sviluppo.
Ieri la presa di posizione della Gazzetta del Mezzogiorno

Puglia dimenticata da «Industria 2015»
di Gianfranco Summo
A forza di sentirlo gridare in televisione, si potrebbe finire per credere al proclama del Sud mangiasoldi e finanziato a discapito del povero Nord. Peccato che spesso, poi, i fatti raccontano tutt’altra storia. Prendiamo ad esempio il bando Industria 2015, un progetto del ministero dello Sviluppo economico del secondo governo Prodi, per il quale sono stati scelti 30 progetti sul tema dell’efficienza energetica in collaborazione con la ricerca pubblica.
I progetti ammessi agli incentivi coinvolgeranno 234 imprese, 160 enti di ricerca e attiveranno circa 500 milioni di investimenti in attività di ricerca e sviluppo. In media ogni progetto riceverà un contributo pubblico pari al 35% dell’investimento previsto. Ma quasi l’80% degli investimenti sarà realizzato al Nord, con  le piccole e medie imprese, che rappresentano il 54% del totale.
Anche nella scelta dei membri del Comitato non si è tenuto conto della presenza del Sud. Gli esperti sono 11 docenti e ricercatori, tre del Politecnico di Milano, uno della Bocconi, 4 di atenei romani, due dell’Università di Genova, uno del Politecnico di Torino.
Le poche imprese del Sud finanziate sono a Catania, Reggio Calabria e Napoli. Per la Puglia, pur essendo stati presentati progetti, nessuno ha trovato favorevole accoglienza.
Vale la pena evidenziare anche qualche altro aspetto. La procedura originaria prevedeva, per i «giudici» dei progetti, la nomina di esperti internazionali scelti dall’albo europeo, scelta poi negata dal governo Berlusconi che ha optato per una procedura nazionale. Non solo. I criteri di valutazione avrebbero dovuto privilegiare quelli ad alto tasso di integrazione Nord-Sud e con il maggior coinvolgimento possibile di piccole e medie imprese. Il risultato? Una delusione proprio per le imprese meridionali. Un’amarezza che traspare dalle parole di Vincenzo Ciccolella, presidente dell’omonima società florovivaistica quotata in Borsa, esclusa da Industria 2015. «Le imprese pugliesi stanno cercando di resistere alla crisi, cercando, quando è possibile, di evitare perfino la cassa integrazione – dice deluso –. Cerchiamo anche di non delocalizzare per non ridurre i posti di lavoro in un’area fortemente a rischio, ma il Governo privilegia le aziende del Nord. Ci chiediamo, allora, esiste un veto alla crescita del Mezzogiorno?».
L’azienda Ciccolella ha presentato un progetto denominato «Mare» (micro algae renewable Energy) che intende dimostrare la fattibilità e la sostenibilità della produzione di biodiesel per autotrazione e combustione a partire da una biomassa di seconda generazione: le microalghe. L’energia prodotta da tali impianti è classificabile tra le energie rinnovabili di natura solare. Al progetto partecipano  anche l’Enea, il Cnr e alcune università italiane, oltre al Centro studi Ricerca e sviluppo «Antonio Meucci».
«Le aziende del Nord ottengono sempre la fetta più consistente e migliore dei finanziamenti – aggiunge Ciccolella – mentre a quelle del Sud viene riservata la piccola progettualità. E anche alle aziende che vogliono fare autoproduzione di energia per le proprie esigenze, vengono creati mille ostacoli.  Eppure i privati investono anche senza l’aiuto dello Stato, come abbiamo fatto noi a Candela, dove i 72 ettari di serre sono stati realizzati tutti con i nostri mezzi, senza finanziamenti pubblici».
Quello di Ciccolella non è un caso isolato. Anche Vito Pertosa, fondatore della MerMec di Monopoli, azienda leader mondiale nella settore dei sistemi diagnostici ferroviari (si è appena aggiudicata una commessa di Trenitalia da 88 milioni, battendo concorrenti internazionali), esprime qualche perplessità. Un’azienda del gruppo ha avuto accesso ad un finanziamento ma in un raggruppamento di cui capofila è un’impresa napoletana, la Firema. Bocciata, invece, un’idea da 40 milioni di euro per la quale MerMec era capofila di una progetto al quale aveva aderito anche una società del gruppo Finmeccanica. «Posso solo constatare – allarga le braccia Pertosa – che il ministero dello Sviluppo Economico non ha più valorizzato e rispettato due criteri inizialmente considerati come premiali e cioé l’integrazione Nord-Sud nei progetti e il coinvolgimento delle piccole e medie imprese».
6/2/2009

TANTA PIOGGIA, EPPURE…

TANTA PIOGGIA, EPPURE…

da http://www.puntodistella.it

 Improvviso stop alla erogazione di acqua nelle abitazioni di alcune comunità del Gargano Nord, da Carpino – dove è avvenuta la “rottura” di una tubazione – a Vieste, passando per Rodi e Peschici. Il ripristino dell’erogazione, previsto per le 11-11.30 di questa mattina è slittato “a data da destinarsi” (si spera quanto prima) poiché, effettuato l’intervento risolutore all’altezza del paese dei Cantori, l’acqua non è riuscita a defluire oltre San Menaio. Si è praticamente fermata qui, consentendo il ritorno alla normalità solo per Carpino e Rodi.

I tecnici pensano a una bolla d’aria che ne ostruisca il normale deflusso. In queste ore stanno cercando di individuare il punto critico. Nel giro di poco tempo si potrebbe superare l’inconveniente. Vi terremo informati.

New Punto di Stella anche nelle edicole di Carpino


E’ ON LINE (www.puntodistella.it) il NUMERO di FEBBRAIO di "new PUNTO DI STELLA". A giorni anche nelle edicole di: VIESTE, VICO, RODI, ISCHITELLA, CARPINO, CAGNANO, SAN GIOVANNI R., MONTESANTANGELO (a Peschici c’è già).

Clicca qui per scaricare il numero di febbraio

Zampogna 2009 all’anziano cantore garganico in rappresentanza di quella formidabile genìa dei Cantori di Carpino

Premio Speciale ‘la Zampogna 2009’ ad Antonio Piccininno

    Si rinnova a gennaio 2009 l’appuntamento con uno dei festival più importanti in  Italia nel panorama della musica popolare e world:

    La Zampogna – Festival di Musica e Cultura Tradizionale.

    L’appuntamento, giunto alla XVI edizione, coinvolge un numero sempre maggiore di studiosi, musicisti, liutai e pubblico, dimostrando quanto sia forte e in costante crescita, l’attenzione verso questo importante strumento della tradizione popolare italiana.

    Fitto è il programma delle attività che interessa diversi comuni dell’area del Sud Pontino (Maranola, Itri, Monte San Biagio e Lenola) dal 16 al 18 gennaio 2009.

    Tra gli ospiti e gli appuntamenti principali sono da segnalare la partecipazione straordinaria della Famiglia Boniface, storica famiglia di musicisti tradizionali valdostani, il focus sulle zampogne del versante appenninico, il concerto “Suoni sulle strade dei Briganti”, uno spettacolo originale commissionato e prodotto dal festival, e  il Premio Speciale “la Zampogna 2009” ad Antonio Piccininno, l’importante voce dei Cantori di Carpino. 

    Una vera e propria no-stop di tre giorni che vedrà avvicendarsi numerosi musicisti, giovani e anziani, italiani e stranieri, che animeranno i concerti, i seminari e gli incontri.

    Ma il Festival è anche l’occasione per avere un contatto diretto con alcuni tra i costruttori di strumenti musicali tradizionali più importanti della penisola. Una mostra-mercato di liuteria tradizionale sarà tra gli appuntamenti più rilevanti della rassegna, un’occasione unica in cui poter acquistare strumenti musicali, oggettistica tradizionale, attrezzi di uso contadino e pastorale.

    Nella serata di Domenica 19 gennaio sarà la volta del tradizionale Gran Concerto del Vespro “IL BORDONE SONORO” a Maranola (LT). A partire dalle 17.30, nella chiesa di SS. Annunziata, saranno in scena i musicisti dei Monti Aurunci, Ausoni e Mainarde,  e ancora tanti ospiti della tradizione. Sarà questa l’occasione in cui verrà consegnato ai CANTORI DI CARPINO il Premio Speciale “la Zampogna” 2009.

La mappa delle energie vitali e della cittadinanza attiva del Promontorio

Sui vecchi e nuovi media si gioca la scommessa della Città Gargano

I Galantuomini del Gargano ispiratori del celebre romanzo del ‘Il Gattopardo’?

Nell’ambito di una ricerca sistemica volta a ricostruire le condizioni ambientali nelle quali si sono perpetuate e tramandate le tradizioni musicali del Gargano, ci siamo imbattuti nel diario di Francesco Brancaccio di Carpino scritto durante i "Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860".
La Casata dei Brancaccio appartenente probabilmente alla dinastia Brancaccio di Napoli con Don Luigi Paolo Brancaccio, nato a Palermo nel 1703 da Ignazia Muscella e dal marchese Giovanni I ereditò dal padre il titolo di Marchese della Guardiabruna, e, tramite il matrimonio contratto nel 1738 con Felicia Vargas, Principessa di Carpino e Duchessa di Cagnano, divenne Principe di Carpino e Duca di Cagnano.
Luigi Paolo Brancaccio amministrò le terre di Carpino e di Cagnano per 17 anni e morì nell’anno 1776. I figli di Luigi Paolo e di Felicia assunsero il cognome Brancaccio-Vargas.
Donna Felicia morì all’età di 52 anni e le terre di Cagnano-Carpino passarono allora nelle mani di Giovanni, primogenito maschio, fratello gemello di Ignazia, nato nel 1739.
Quando Giovanni ereditò il feudo [nel 1755], aveva 16 anni e fu principe di Carpino e duca di Cagnano per 39 anni. Nel 1771 Giovanni convolò a nozze con Camilla, figlia dell’aristocratico Nicola Pirelli.
Dopo un anno di matrimonio, Giovanni e Camilla misero al mondo un bambino di nome Luigi Paolo, come il nonno, il quale entrò in possesso delle due terre alla morte del padre, avvenuta nel 1794, e le mantenne per altri 12 anni.
Nel 1806 Luigi Paolo II sposò Donna Anna Maria Caracciolo, figlia di don Petraccone. A Luigi Paolo II successe il secondogenito Pietro [da don Petraccone], duca dal 1831, dato che il primo nato chiamato Giovanni, era morto quando aveva solo due anni di età.
Dal 1806, quando le leggi eversive cancellarono la feudalità, i principi rimasero tali solo di nome e, insieme alla giurisdizione, perdettero ogni altro diritto feudale. L’ultimo principe di Carpino e duca di Cagnano, fu pertanto Luigi Paolo Brancaccio II, figlio dei Giovanni e di Camilla Pirelli.

Del Casato di Carpino appartenne Francesco Brancaccio(?) che giovanissimo nel 1860 si trovava a Palermo insieme ad altri aristocratici del Regno di Sicilia schierato con Garibaldi nella missione dei Mille. In realtà come racconta lo stesso Brancaccio "non ci interessavamo molto di politica e pensavamo solo a goderci la vita e a divertirci". Francesco e i suoi amici divennero cospiratori solo per divertimento arrotolando cartucce tra un valzer e l’altro.
Dalla lettura del suo diario e dei testi di altri autori si evince subito e in modo chiaro che Giuseppe Tomasi di Lampedusa prima di cominciare a scrivere il suo libro "Il Gattopardo" lesse molte opere su Garibaldi e i Mille in Sicilia e tra questi anche il diario di Francesco Brancaccio di Carpino.
Le ragioni di quest’ultima affermazione sono molte perché molteplici sono le analogie presenti su entrambi i testi e nelle descrizioni che i due autori fanno dei loro personaggi.
La prima analogia è quella che riguarda il rapporto tra Brancaccio, orfano e liberale, e suo zio Francesco De Silvestri, il sostenitore borbone. Esso sembra suggerire il rapporto tra Tancredi e suo zio, il Principe di Salina.
Altra analogia è quella che riguarda proprio la figura del protagonista principale Tancredi verosimilmente il Corrado Valguarnera di Niscemi del diario di Brancaccio.
Perché?
Per tre ragioni: 1) era un nipote di Lampedusa, 2) sposò un ragazza plebea come Tancredi, 3) fu un entusiasta sostenitore di Garibaldi come Tancredi
Altra analogia è la presenza nel romanzo di Lampedusa dell’invisibile moglie di Don Calogero che sembra essere stata suggerita dalle tre figlie del "Cavaliere di Paglia" che sono stati sempre "nel paese" di cui racconta Brancaccio.
Ma, ad avvalorare la tesi, è soprattutto il comportamento esteriore di Tancredi e il suo modo brioso di far la rivoluzione che ricorda tantissimo quello di Brancaccio e dei suoi amici perché entrambi affrontano la rivoluzione del 1860 come un’avventura con poche battaglie e niente disciplina.
Infine concludiamo con "La bella Gigugì" cantata in Brancaccio dai garibaldini alla presa di Milazzo che torna nel Gattopardo intonata dai galoppini continentali durante la campagna per il plebiscito.
Fu, allora, uno dei galantuomini del Gargano ad ispirare il celebre romanzo del "Il Gattopardo"? Agli storici la sentenza.
Antonio Basile – Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

Biografia utilizzata
* Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860 ; Le barricate – Milazzo
Di Francesco Brancaccio di Carpino – Pubblicato da P. Ruggiano & figlio, 1901
* L’ultimo gattopardo: vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Di David Gilmour – Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2003
* Chiaroscuro di un mito: Note sulla letteratura garibaldina
Di Salvadore Comes – Pubblicato da Colombo, 1972
* Il Gattopardo
Di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2002
* L’agonia feudale e la scalata dei "galantuomini"
Di Leonarda Crisetti Grimaldi – Pubblicato da Ed. del Rosone, 2007

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