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Per le arciconfraternite Vico del Gargano stavolta un’unica voce

VICO DEL GARGANO – Le cinque confraternite di Vico del Gargano (L’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, la Confraternita dei Cinturati di Sant’Agostino e Santa Monica, la Confraternita della Morte e Orazione, la Confraternita dei Carmelitani Scalzi, la Confraternita di San Pietro) alla IV edizione de” I canti di passione”, iniziata nei giorni scorsi a Calimera, in provincia di Lecce, e che si concluderà domenica prossima.Per la prima volta, dalla loro nascita, le Confraternite vichesi canteranno tutte insieme domani e il giorno successivo, rispettivamente a Calimera e Martignano, i canti della tradizione vichese: una sublime poesia dell’anima nella ricorrenza della Passione di Cristo. Trentotto voci e cinquanta minuti di emozioni e di riflessione per una rappresentazione che sicuramente farà parlare ancora di sè, per l’occasione, coordinati dall’Associazione culturale “Carpino Folk Festival”, in particolare da un progetto di Luciano Castelluccia e Alessandro Sinigagliese, si esibiranno, come ricordavamo, per la prima volta tutti insieme, in terra salentina. Di norma in  questi canti, che siano sardi, salentini, garganici, calabresi si ricordano gli ultimi istanti della vita di Gesù. La rassegna è un momento significativo per riascoltare i canti della Passione che, da secoli, ripropongono le emozioni di sempre, patrimonio di tante comunità, non solo garganiche, ma anche di altre località italiane e, cosa ancora più straordianria, di molti Paesi europei. Infatti, quest’anno alla rassegna leccese saranno presenti rappresentanze provenienti da Spagna, Portogallo, Grecia e Cipro. L’invito alle confraternite è la testimonianza di quanto i canti della Passione della tradizione vichese vengano apprezzati, conservando ancora tutte quelle sonorità, perdute in tutte le altre parti del Gargano.In passato, le confraternite erano state addirittura undici, poi, emigrazione ed altre contingenze ne hanno portato il numero a cinque.
La nascita delle confraternite vichesi trova certezza temporale in documenti che riportano date tutte risalenti al XVI secolo.
Le confraternite
L’arciconfraternita del Santissimo Sacramento, che è la prima di cui ci sono atti scritti da cui risulta fondata nel 1581, ha come sede la chiesa di San Nicola, come simbolo un medaglione con il Sacramento; la divisa è composta da camice liturgico bianco, mozzetta celeste, cordone azzurro per i confratelli, verde per il priore.
Confraternita della Morte e Orazione, la cui fondazione risale al 1864 ha sede nella chiesa del Purgatorio che nel Settecento vide la nascita dell’Accademia degli Eccitati, importate centro culturale. Camice liturgico bianco, cordone e mozzetta di colore marrone, simbolo, lo stemma con la Madonna Alma Santa del Purgatorio.
Confraternita dei Cinturati di sant’Agostino e santa Monica, istituita fra il 1597 e 1598, la data di fondazione è quella del 6 dicembre del 1708. Una particolarità è rappresentata dal fatto che è l’unica confraternita che ammette al suo interno le consorelle. La sua sede è la chiesa di san Giuseppe; camice liturgico bianco, mozzetta e cordone di cuoio di colore nero per gli uomini; camice liturgico beige chiaro, mozzetta nera e velo nero sul capo le consorelle. Simbolo è un medaglione con sant’Agostino e santa Monica.
La confraternita di san Pietro nasce alla fine del Settecento con il nome di Confraternita dei santi Pietro e Paolo nell’allora chiesa del cimitero. La congrega, dopo un periodo di inattività, è stata rifondata nel 1991 con il nome di confraternita di san Pietro e ha come propria sede la chiesa di santa Maria della Misericordia. Camice liturgico bianco, mozzetta bordeaux, cordone rosso e fascia bordeaux con coccarda.
Simbolo, l’effige di santa Maria della Misericordia e san Pietro.
Confraternita dei Carmelitani scalzi è nata poco meno di un secolo fa, precisamente il 10 dicembre del 1902 nella chiesa del Carmine. Camice liturgico marrone dell’Ordine carmelitanto, mozzetta e cordone di colore bianco; il suo simbolo è una stella.
Le Confraternite canteranno Miserere, Canto dell’Addolorata, Quinta “Stazione” della via crucis, Epistola, Lamentazione, Cristus, Respice, ex Trattato, Ai tuoi piedi, Tomba, Ultima stazione della via crucis, Evviva la croce, Miserere.
Francesco Mastropaolo

Carpino Folk Festival su Il Sole-24 Ore

Non c’è dubbio su come la musica folk, in Italia, sia ancora stravaganza curiosa da amatore, mentre altrove, almeno in Europa, venga comunemente considerata musica delle identità e delle memorie.
Non è un caso che France 3 abbia recentemente coprodotto un documentario sul Carpino Folk Festival (e in Italia?), e che fenomeni come gli e’Zezi di Pomigliano d’Arco e la romana Orchestra di Piazza Vittorio abbiano ricevuto tributi e onori al Festival di Locarno.
Comunque sia, resistono nel nostro Paese numerosi autori, musicisti, associazioni, centri di studio e ricerca, addirittura enti locali che si dedicano, con passione e competenza, alle musiche popolari, folk e tradizionali. Così, nella piccola terra della Grecìasalentina, la cultura popolare vive e si racconta attraverso figure come i Cantori di Carpino e il vecchio Uccio Aloisi, e con Festival come il Carpino Folk Festival.
È cultura di piazza, di pancia e di cuore, non etnografia da museo.
E per raccontare, e non semplicemente celebrare la Pasqua, gli undici Comuni di questo angolo di Italia a sud di Lecce, con il patrocinio morale dell’Istituto Diego Carpitella e quello finanziario di Provincia, Regione e Unione europea, presentano i loro Canti di Passione (dal 25marzo al 1 ºaprile prossimo),un viaggio nelle musiche, nei canti, nel teatro popolare, nel cinema della Passione di Cristo.
Trascendente e carnale, mistica e pagana, colma di credo autentico e di superstizione, decaduta eppure viva, come ogni tradizione popolare del Sud. Musicisti come Moni Ovadia (il 25marzo), l’organettista Ambrogio Sparagna (il 27) e le Confraternite vocali, con l’intatta funzione di commentare le Via Crucis, restituiscono il respiro e un’identità popolarea riti altrove legati alla celebrazione formale. Da Il Sole-24 Ore dell’11marzo2007 – Riccardo Piaggio

Le confraternite di Vico del Gargano alla rassegna dei “Canti di Passione”

Resa nota la scaletta dello spettacolo delle confraternite di Vico del Gargano ospiti della prestigiosa rassegna salentina "Canti di Passione".
Lunedì 26/03/2007 nella chiesa della Misericordia si è svolta la prova generale dello spettacolo delle Confraternite di Vico del Gargano presenti tutte le confraternite (L’Arciconfraternita del Santissimo Sacramento, la Confraternita dei Cinturati di Sant’Agostino e Santa Monica, la Confraternita della Morte e Orazione, la Confraternita dei Carmelitani Scalzi, la Confraternita di San Pietro).
38 voci e cinquanta minuti di emozioni e di riflessione per una rappresentazione che sicuramente farà parlare ancora di se, per l’occasione, coordinati dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, in particolare da un progetto di Luciano Castelluccia e Alessandro Sinigagliese, si esibiranno tutti insieme (cosa rara), a Calimera (il 30 marzo) e Martignano (il 31 marzo), portando i canti garganici che narrano la vita e la morte di Cristo.
La poesia popolare raggiunge una delle più alte espressioni proprio nelle vicende che narrano la storia di Cristo, infatti tutti i linguaggi espressivi di una cultura, canto, poesia, teatro, si sintetizzano in questo dramma umano-divino, essenza stessa del divenire. di norma in questi canti, che siano sardi, salentini, grichi, Garganici, calabresi, ecc. si contemplano gli ultimi istanti, della vita di Gesù, solo di fronte alla morte, con la propria responsabilità e tragica consapevolezza che l’essenza umana contempla anche il massimo dei sacrifici.

1. MISERERE
2. CANTO DELL’ADDOLORATA
3. QUINTA STAZIONE DELLA VIA CRUCIS
4. EPISTOLA
5. LAMENTAZIONE
6. CRISTUS
7. RESPICE
8. EX TRATTATO
9. AI TUOI PIEDI
10. TOMBA ULTIMA STAZIONE DELLA VIA CRUCIS
11. EVVIVA LA CROCE
12. MISERERE

Il Belpaese inizia da OndaRadio e passa per il Carpino Folk Festival

“Un turista (Fabrizio Gatta) si ferma all’edicola e chiede il giornale locale (IL FARO settimanale), dopo averlo spulciato scopre l’indirizzo di OndaRadio, la contatta e si fa ospitare nel “Pomeriggio in Onda” per raccontarsi e raccontarci ai telespettatori di Rai International. Con la regia di Angelo Caseri, ieri si è registrato, presso gli studi dell’emittente garganica, l’inizio della trasmissione “Belpaese”. Un pomeriggio concitato ma particolarmente emozionante per la radio “che serve al Gargano”. Un modo originale di “Belpaese” per presentare le bellezze ed emozioni del nostro Gargano. Belpaese va in onda il lunedì su Rai International 1 alle 23.15 ora italiana; su Rai International 2 alle 10.00 ora italiana; su Rai International 3 alle 8.45 e alle 23.15 ora italiana. <<Ogni settimana Belpaese – racconta ai microfoni di OndaRadio, Maria Elena Fabi, una degli autori della trasmissione –  accompagna il telespettatore d’oltre oceano  in un luogo diverso, con viaggi ricchi di sorprese e tesori da scoprire>>.  <<L’itinerario scelto questa settimana – incalza il regista della trasmissione Angelo Caseario –  è Vieste e il Parco del Gargano. Abbiamo pensato, a questa “ospitata” in radio per partire con la messa a fuoco di alcuni di quei paesaggi umani che sappiamo essere speciali da queste parti>>. <<Attenzione – raccomanda, Anna Rita Di Francesco, aiuto regista – che siano storie universali e uniche. Come quelle di una tradizione popolare che salda il legame tra il territorio e chi lo abita>>. <<Avremo l’imbarazzo della scelta in fase di montaggio>> – confessa il conduttore della trasmissione Fabrizio Gatta, (già presentatore, tra l’altro di Miss Italia nel Mondo, Linea Verde, UnoMattina Estate, Millenium, Sabato Italiano ecc.) al termine della registrazione. <<Un plauso alla redazione di OndaRadio per la scelta degli argomenti tutti originali e dal taglio particolare, bravi i corrispondenti>>. Nel corso della due ore radiofonica sono intervenuti: dalla redazione di Fuori Porta di Vico del Gargano, Michele Lauriola, che ha parlato e presentato “I Canti della Passione”; da Manfredonia: Saverio Serlenga ha descritto e parlato del Lago Salso; Giovanni Ognissanti dell’Abbazia di S. Leonardo e di Ettore Fieramosca; da Carpino, il direttore del Carpino Folk Festival, Luciano Castelluccia, ha raccontato del festival e a invitato OndaRadio ad essere la radio della XII edizione, da Gioia del Colle il presidente dell’associazione “Pugliesi nel mondo” ha approfittato per inviare i saluti ai tanti pugliesi e garganici che dimorano nel mondo, oltre che descrivere le finalità dell’associazione. Non sono mancate altre chicche servite con maestria e arguzia da Gaetano Simone che insieme a Vincenzo Vescera hanno condotto le danze dagli studi.
L’intervista di Luciano Castelluccia è nei commenti.

Rai International sul Gargano

Sono iniziate le riprese della troupe Rai International che è sul nostro Gargano per girare una serie di servizi che saranno trasmessi nelle prossime settimane dalla prestigiosa emittente satellitare in tutto il mondo. Rai International sarà ospite della redazione di Ondaradio oggi a partire dalle ore 16,00 per riprendere dietro le quinte il nostro “Pomeriggio in ONDA” . Nel corso della trasmissione sono previsti collegamenti con Manfredonia con Saverio Serlenga e Giovanni Ognissanti, Vico con Michele Lauriola e la redazione di Fuori Porta, Carpino con Luciano Castelluccia direttore artistico dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, Gioia del Colle con il presidente dell’Associazione Pugliesi nel Mondo Giuseppe Cuscito. In studio: Antonio Troia, Gaetano Simone, Vincenzo Vescera, Rocco Ruo, Sandro Siena e ninì delli Santi.

In memoria di Andrea Sacco

Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

È passato già un anno. Il 17 marzo del 2006, all’eta di 94 anni, si spegneva Andrea Sacco, contadino, cantore e suonatore di talento assoluto, interprete ineguagliabile dei canti tradizionali carpinesi.
A seguito del comunicato stampa con cui l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ne dava la triste notizia i telefoni, il fax, le caselle email e il blog furono inondati da tanti attestati d’affetto per Zì ‘Ndrea, l’en-simo sintomo che la dolcezza della sua chitarra battente e la forza poetica delle sue parole con cui ci ha tramandato i segreti della nostra terra, dall’amore per le donne alla fatica del campi, avevano colpito nel segno.
In suo onore l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival il mese scorso ha richiesto al Sindaco del Comune di Carpino l’intitolazione di una via, un edificio o altro spazio dedito alla fruizione del pubblico a "Andrea Sacco – Cantatore e Suonatore popolare di Carpino" e ci auguriamo che anche gli altri paesi del Promontorio del Gargano possano fare altrettanto.
Oggi lo ricordiamo con le parole di Amedeo Trezza che seguono, ma prima ci piace dirvi anche de “Il Premio Andrea Sacco: La voce del Gargano” un manifestazione ideata da Michele Mangano che per la giornata del 16 marzo prevede un convegno a Palazzo Dogana in cui si parlerà dell’estetica delle tarantelle d’amore e di sdegno del Gargano, mentre la giornata del 17 prevede dieci gruppi di musica popolare che si esibiranno al Teatro del Fuoco, tra i quali i Cantori di Carpino e l’ultranovantenne Antonio Piccininno a cui verrà assegnato il premio alla carriera.

In memoria di Andrea Sacco 

     17 Marzo 2006: ci lascia Zì ‘Ndrea. 17 Marzo 2007: siamo tutti qui a ricordarlo, per la prima volta. Sarebbe forse questo il caso di cominciare a elencare una lunga serie di frasi fatte, di convenevoli scontati, periodi declinati all’imperfetto alla memoria del nostro Cantore. E invece no, non credo serva a molto. Sarebbe uno sforzo da ‘almanacco del giorno…prima’ solo per riempire una pagina su di un foglio o un cuore con ricordi che però già gli appartengono. Sarebbe una malriuscita rievocazione di ciò e di chi, come allora – come fino ad un anno fa, non è e non potrà mai più essere tra noi.
    E allora, davanti a un tale vuoto, a un senso di perdita figlio di una mancanza grave come la nostra quest’oggi, cosa dire, come reagire? Non c’è bisogno di andare lontano, cercando su qualche libro una biografia o in paesi esotici un’icona consolatoria. Bisogna avere solo il coraggio di alzare la testa e di guardarsi intorno, di toccare le piccole cose del nostro paese, meridione mediterraneo, di assaporarne le essenze e d’inseguirne gli odori, di vivere le pause e le fatiche, le gioie e i dolori, di ascoltarne i rumori e i silenzi. E se saremo diligenti questi rumori e silenzi speziati presto sapranno mostrarsi a noi attraverso il sentore di quelle semplici cascate di note argentine che come acqua fresca di un temporale estivo le dita contadine di Zì ‘Ndrea ci versavano addosso e fin dentro all’anima quando lo ascoltavamo suonare la sua chitarra di legno, dura e però accogliente come la sua mano che l’accarezzava. Davvero basta guardarsi intorno e non troppo lontano, perché il mondo narrato dai tantissimi sonetti carpinesi è un mondo semplice, un mondo trasparente agli umori di base dell’uomo. C’è una semplicità dignitosa e lieve, leggera come una nota cantata, che sa riassumere in pochi versi una maniera di stare al mondo che pian piano ci appartiene sempre meno nei modi, nelle usanze, nelle abitudini quotidiane, nei ritmi di vita e nei tipi di lavoro, ma che non dovremmo però lasciarci sfuggire quantomeno nello spirito, nel modo di porci al mondo. È proprio questo il messaggio che si legge tra le righe dei sonetti carpinesi e tra i toni della voce di Andrea Sacco che ora riascoltiamo registrati. Oltre le parole narrate c’è un senso di stare al mondo che, se vogliamo, potrà essere per noi la vera eredità tramandataci da 96 anni d’esperienza, un secolo eppure un soffio di vita tra le eterne terre garganiche.
    In questi istanti di silenzio, intanto, mi torna alla memoria la sua interpretazione a due voci di Povero cuore mio ferito ferito e mi rendo conto di come sia inconfondibilmente elegante quel suo possente ma dolce, potente ma delicato incedere vocale, un vero e proprio Nabucco della musica popolare italiana, perfetta sintesi di passione e compostezza, di sensi e ragione.
    Il nostro omaggio – il nostro tributo – oggi, non sarà quello di rincorrere un mito, imitare una sonorità, conservare con maniacale atteggiamento museale ogni particolare artistico. Ciò che Zì ‘Ndrea si sarebbe proprio aspettato da noi è provare ad essere genuinamente noi stessi, onesti di fronte al ricordo ma risoluti a non temere di guardare innanzi, con negli occhi il profilo del suo volto schietto e gentile, così come ce lo consegnano le righe di Giovanna Marini in Una mattina mi son svegliata, nell’occasione del suo incontro con Andrea Sacco, Antonio Piccininno e Antonio Maccarone nel 1998: «Questi sono i portatori, i veri, e si capisce subito, perfettamente. L’eleganza delle tarantelle di Andrea Sacco, dei suoi saltarelli, la lentezza e i melismi, la risoluzione delle sue frasi musicali, con un accordo sulla quarta, poi una dominante a partire dal sesto grado e una risoluzione assolutamente a sorpresa, i continui cambiamenti, microvarianti eleganti, e mai ripetute due volte uguali nella stessa frase. Un vecchio che ha quasi novant’anni molla la chitarra che si è fatto da solo – come si usava in campagna – e si mette a ballare la tarantella con la sua vecchietta: pochi passi eleganti, niente della diavoleria della pizzica che oramai imperversa nelle discoteche popolari. Siamo alle origini […]».
    Ed è proprio e soltanto a quelle ‘origini’ che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival vuole oggi ispirarsi per ricordarti e salutarti, ovunque tu sia.

 Carpino Folk Festival
Il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni

In ricordo di Andrea Sacco, bene dell’umanità

Mario Trombetta: "il Carpino Folk Festival ha reso famoso il nostro comune e il Gargano in tutto il mondo. Andrea Sacco e’ un figlio di Carpino, ma e’ anche un bene dell’umanità’ come il resto dei cantori" – un volume di Enrico Noviello mette in risalto la figura del cantore scomparso nel 2006.
di Angelo Del Vecchio

CARPINO. "Assatel’abballà chiste zetille che tene la tarante sott’alli péde madonne come ce mènene come nu sacche de tapéne" (Lasciateli ballare questi zitelli che hanno la taranta sotto i piedi madonna come si lanciano come un sacco di patate). E’ questo uno dei sonetti tipici e più noti della tradizione canoro-musicale carpinese e simbolo di uno dei leader storici dei cantori, lo scomparso Andrea Sacco, deceduto nel 2006 a 95 anni, quasi tutti passati a suonare la sua chitarra battente a fondo bombato, costruita nel lontano 1924 da Francesco Paolo Cozzola. "Cozzola, Sacco, Piccininno, Maccarone e tutti gli altri cantori sono il simbolo di una Carpino antica che, grazie anche se non soprattutto alle giovani generazioni, si è saputa innovare imparando dalla tradizione e dal passato – spiega il primo cittadino Mario Trombetta anche nel suo ruolo di dirigente del Gruppo di Azione Locale Gargano – grazie al Festival il nostro comune è uscito dallo storico isolamento dove era sprofondato e da circa 10 anni è diventato punto di riferimento per gli amanti della musica popolare e delle tradizioni tipiche. Carpino deve dire grazie a tutti coloro i quali si sono mossi negli anni per coltivare un sogno, oggi diventato realtà. C’è chi vorrebbe veder morto il festival, chi lo vorrebbe migliorare, chi lo vorrebbe lasciare così com’è. E’ come San Remo, tutti lo amano, tutti lo odiano". In termini di ricaduta turistica, aggiunge Trombetta, il C.F.F. è stato determinante per un settore fondamentale dell’economia locale, quello dell’artigianato legato all’evento (con le chitarre battenti in primo piano, le tammorre e le castagnole) e quello delle produzioni tipiche locali (partendo dall’olio d’oliva, passando per le fave e i loro derivati). Il primo cittadino ha poi voluto ricordare la figura di Andrea Sacco, ricordando che "il cantore è un figlio di Carpino, ma è anche un figlio dell’umanità", essendo la musica universale e senza padroni. "Zje Andreje (Zio Andrea), come veniva chiamato amichevolmente in paese – ha commentato Trombetta – era un uomo semplice, ma anche un grande artista". Nel 2005 un volume ha svelato i lati nascosti di Sacco, trattando della sua figura di maestro e di testimone diretto della tradizione. Quasi un secolo di vita, passato a suonare e a cantare, è stato raccolto e riproposto da un giovane scrittore originario di Manfredonia, Enrico Noviello, che da qualche anno si stava occupando intensamente del cantore. Il libro, come ci spiega per telefono lo stesso autore, oltre che presentare un ritratto del musicista, si sofferma particolarmente sul sistema di valori e sulle esperienze umane che hanno segnato la vita di Andrea. Per questo, in una piccola operazione di storia orale, fa emergere lo spaccato di un mondo orale e contadino che sta scomparendo e dal quale tutti noi in qualche misura proveniamo. Il volume, dal titolo "Andrea Sacco suona e balla – Storie di un suonatore e cantatore di Carpino", edito dalla casa editrice salentina Aramirè, contiene anche due cd, con interviste e brani musicali. Sacco era nato 96 anni fa a Carpino, dove era vissuto per tutta la vita, con l’eccezione della lunga parentesi della II guerra mondiale. Contadino, cantore e suonatore di talento assoluto, ha lasciato tracce molto influenti nella musica popolare, contandosi decine di versioni ispirate alla sua montanara più famosa, "Accomë j’eia fa’ p’amà ‘sta donnë ", conosciuta impropriamente con il titolo "Tarantella del Gargano" (è un falso storico). E’ stato il leader di tre diversi gruppi musicali di cantatori di Carpino che si sono succeduti nei decenni, suonando in tutto il territorio italiano i repertori di sonetti e tarantelle del suo paese. Nella parte iniziale del volume, aggiunge Novello, troviamo alcune riflessioni che introducono lo scenario musicale e culturale in cui prende vita l’esperienza umana e musicale del cantore carpine. "Il canto di Sacco nasce prima della televisione e prima ancora della radio – spiega Noviello – in un mondo povero e contadino, dove le arti visive sono povere, e tutta l’energia ludica e creativa della comunità si concentra nella voce di chi racconta e soprattutto di chi canta". Ritornando al sindaco Trombetta, il premio "Andrea Sacco", come noto "inventato" dall’esperto di folk Michele Mangano, non è propriamente uno scippo a Carpino, ma un monito a riflettere su un uomo e su un artista che comunque fa parlare e che farà parlare di se ancora per tanto, tantissimo tempo. Per concludere, la diatriba sulla nascita della tarantella di tipo garganico va indirizzata agli studiosi del settore, che certamente sapranno distinguere, in maniera più obiettiva dei contendenti garganici, tra i differenti giochi di campanile: è nata a Monte Sant’Angelo o a Carpino? Noi siamo per una verità sostanziale: non c’è mai stata una tarantella del Promontorio, ma tante tarantelle nei tanti comuni della Montagna del Sole.

The Carpino Style a Palazzo Cini -Venezia- 31 marzo 2007 ore 17.30

cover326x326Continua con “Hello, Mister Fogg!” l’esperimento della mostra permanente della Fondazione Giorgio Cini degli ascolti di musica rara e ‘ricercata’alle 17.30 di ogni sabato. Tali matinées sono organizzate quest’anno in una capricciosa successione di dislocazioni del punto di ascolto (da Berlino a Carpino, a New York, Rocky Mountains, da Parigi a Mahé, da Bologna a La Alberca, dal Dahomey a Montecatini ecc.) nel corso della quale si realizza il sogno del viaggio planetario del verneano Mister Fogg. Un viaggio tutto vissuto alla ricerca di monumenti, radici, fronde, oasi, arbusti, virgulti, talee, petali, archetipi, modelli, mostri, semi, grani, fragranze, umori della musica del mondo intero in un tempo storico tanto indefinito quanto reale.
Il 31 marzo 2007 fa tappa Carmelita Gadaleta in Folk Songs di Puglia e Lucania 1973, il secondo disco a parere dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, dopo Lo guarracino di Roberto De Simone e la  Nuova Compagnia di Canto Popolare, in ordine cronologico contenente documenti di riproposta dei Canti dei pastori di Carpino e del Gargano.

Quella di Carmelita Gadaleta è una figura totalmente obliata dalla memoria di studiosi e appassionati. Eppure ha avuto, nella prima metà degli anni settanta, un successo relativo notevole, se risulta essere al secondo posto, come numero di concerti, fra i gruppi di «folk e ricerca popolare» (Tonelli 2012, p. 135) alle Feste dell’Unità: 34 concerti, numero ragguardevole rispetto ad artisti di largo seguito, come Rosa Balistreri (26 spettacoli), il Canzoniere del Lazio (21) (ibidem).  Tratto da “La musica folk – Storie, protagonisti e documenti del revival in Italia” di Goffredo Plastino dove si parlara anche di un recital sul quale sarebbe bene indagare.
Anche nel recital di Carmelita Gadaleta, giovane e preziosa folk singer, le antiche melodie popolari della Lucania e delle Puglie si legano a nuovo canto di lotta. Nella sua nuova formazione è accompagnata da chitarra a dodici corde, violino acustico e a tasti, e da fiati e strumenti elettrificati. Li cafune sono ventisei elementi, presentano canti e danze del Gargano.

All’atto della presentazione discografica di questa raccolta, la Gadaleta si era così presentata, in prima persona:  «Non è importante quando ho cominciato a cantare o come. Mi sembra invece importante la scelta che feci e la dimensione in cui mi trovai decidendo di cantare canzoni popolari dei miei paesi.
Venivo dalle Puglie, lasciate otto anni prima, ma le scoprii da fuori, quando già ne sentivo la distanza, e quando capitò di fare uno spettacolo di canzoni che descrivesse la condizione di sfruttato dell’uomo, io ebbi un quarto d’ora tutto mio in cui cantare le canzoni pugliesi, che erano quelle scritte o adattate da Matteo Salvatore. Con l’aiuto di Eugenio trovai un modo mio di cantarle, non con rassegnazione, come faceva Matteo, ma con rabbia.
La svolta decisiva venne con la conoscenza di Diego Carpitella che mi consigliò di staccarmi da un certo repertorio per acco­starmi ad un altro, più autentico, e mi permise di attingere al suo rilevante materiale. Fu allora che nacque il desiderio di accostarmi in modo più vero e più profondo alla musica tradizionale.
Curare timbro ed emissione non mi sembrò sufficiente, così feci anch’io ricerche, senza pretese, semplicemente parlando e discutendo direttamente con i contadini, accettando i loro inviti e venni a conoscere i loro problemi e scoprii che nelle loro canzoni c’era molto di più di quello che veniva detto.
Al materiale messo a mia disposizione da Diego Carpitella ho aggiunto alcune canzoni da me raccolte, una di Cagnano che si chiama la bonasera e che dà il titolo al disco e l’altra, di Cerignola, stornelli cantati solitamente durante la raccolta delle olive, mestiere quasi completamente scomparso a livello bracciantile.
Con Eugenio abbiamo deciso di contenere al massimo gli interventi della chitarra in modo da mantenere, anche negli accordi, molte volte disarmonici, una rigida osservanza dei moduli popolari.
A volte, come in Maritenie e’ pastore, la chitarra deve assumersi il compito di sostituire il suono continuo della zampogna, altre volte, come le due ninna nanne e U tomu, la chitarra è stata esclusa, perchè nelle prime al massimo si concepisce l’accompagnamento ritmico di una sedia che dondola e nel secondo il fruscio del grano, visto che si tratta di richiami di donne durante la mietitura. In altri brani, come le tarantelle, abbiamo imposto un ritmo più vivace e colorito, e in tutti abbiamo rispet­tato al massimo i tempi e anche il modo di fare le pause degli esecutori tradizionali, interrompendo a metà la parola per ri­prenderla, smussata, nella battuta successiva.”

A questa nota, Roberto Leydi, direttore della collana discografica dell’Albatros aggiungeva:
«Il materiale che compone il repertorio di Carmelita Gadaleta è testimonianza di un’area geografica e culturale abbastanza omogenea e di grande interesse: la Puglia settentrionale e la Lucania orientale. I documenti si accentrano prevalentemente in due zone di quest’area: il Gargano (Cagnano Varano, Carpino, Sannicandro) e il Materese (Pisticci e Ferrandina). Completano il disco esempi di Cerignola e di Locorotondo. Nel quadro del revival italiano l’impegno di Carmelita Gadaleta si colloca nel filo di quel “ricalco” che costituisce il momento più valido del movimento revivalistico, cioè nell’ambito di un impegno di fedeltà ai modi della tradizione, pur con l’intervento critico di una sensibilità contemporanea e di una necessità di nuova comunicazione.
Il momento del “ricalco” non ha avuto, finora, una consistenza organica nel vasto e confuso quadro del “revival” italiano, ma certo può contare su alcuni interpreti che sono visti come la fase “sperimentale” del movimento, sganciati dalle seduzioni commerciali e dalle tentazioni canzonettistiche o divistiche. A questo gruppo di cantanti (e strumentisti) si aggiunge ora Carmelita Gadaleta, affrontando un repertorio che finora era stato in gran parte estraneo al “revival”, se si tolgono le interpretazioni, spesso molto intense e toccanti, ma anche molto personalizzate, di Matteo Salvatore. Abbiamo creduto opportuno, nelle note di presentazione dei vari brani, segnalare per ciascuno la diretta derivazione da una registrazione originale, citando anche quando queste registrazioni sono disponibili in disco. Così ciascuno potrà, volendolo, mettere a confronto quanto Carmelita Gadaleta ha ricavato dall’esecuzione originale, come l’ha saputa rendere e in quale modo si è realizzato il suo intervento, emotivo o critico che sia.»

I Brani del Concerto
1. La bonasera di Cagnano Varano
2. Fronni d’alia di Pisticci
3. Stornelli di Cerignola
4. Alla carpinese di Carpino
5. Ninna di Pisticci
6. O re o re, tarantella di Sannicandro
7. Le funtenelle di Sannicandro
8. U tomu di Locorotondo
9. Romanza di Sannicandro
10. Mariteme è pastore di Ferrandina
11. Ninna di Cerignola
12. Strelli strelli di Sannicandro
13. Saluti a li mura di Cagnano Varano

Riportiamo i testi dei brani proposti cosi come trascritti dalla stessa Carmelita Gadaleta

LA BONASERA Sonetti 1973
‘Na’ uagliona ci ha compiatire
si t’ammi disturbate dallu sonne lu zi’ nun ci vuleva da vinai
j’ e’ stat’ l’ amori chi ci l’ha fatti fa’
chi nun capisci l’ amor’ non capisci nent’ so quilli chi pparten’a la ‘gnuranza chi non capisci l’amor’ abbastanza
pricio’ ti ve saluta pe lu canti
ti preghi d’accitta’ ‘sta bonasera di bonasera ti ne lasci a mille
tenti alla mamma toia e tenti a tili.
Cantine li galli e li sparpagline l’iscell’
canta la gallina cu’ li penni a viulin’ la gallina nera che ti dici bonasera bonasera ti lasci prim’a te poi a li vicini vicini e vicinant’ bonasera a tutti quanti chiaiunque parla e dice bonasera a tutti l’amici chiaiunque parl’e sente bonasera a tutta la gente bonasera padrone di casa j’e’ arrivat’ la bocche riso
l’uocchie tui ‘mpise vonne sempe pazzia’ ‘bbascia la marina dda’ ci steve tu biondina di ser’ e di mattina lui ti vene a visita’ jive fresche fini nun’ci puteva sazia’ durmi cuntenta, durmi ninnella mia durmi bella mia durmi cuntenta chi a’ vo bene a tte, chi a’ vo bene a tte sta vigilante
voi siete figlie a Dio onnipotente siete nipote a lu Spirito Santi,
e di bellezze ci n’aviti na fonte
pe’ quanta frundi cot’ la lu vent’ da me no l’adda ‘ve’ nu tradiment’ comm’ha tradut’ Giuda a lu Padretern, tosi’ tradisc’ a voi pover’ amand’ pover’ amand’ e lla’ bonasera ch’ e’ fatt’ nott’ e nuje c’ jamma ritira’ .

FRONNI D’ALIA
Frammento di una canzone narrativa. Da una registrazione di Diego Carpitella ed Ernesto De Martino, effettuata a Pisticci (Matera) nel 1952 (CNSMP, raccolta n. 18).
Fronni d’alia attaccati li tricci ca lu tuo padri t’adda marita ‘Ah papa, papi, hai me maritare dimmi tu ci mi vuoi da’ ‘A Conte Maggio t’haia pigghia’ ‘La prima vota l’ agghie a ‘ iabba’ .

STORNELLI per la raccolta delle olive 1973
Che so beli’ i rose
e cchiu’ beli’ sond’ e vase du nammurat’ Aggie pers’a voce aggie perso bene e chi m’ha amat’
E ‘ ne vurptjell
t’ n”aj e fatt’ magna’ chine e pepe Anill anjiell
e tu t’hai ‘ mparat’ l’ art’ du crapariell che va vennenn’ o latt’ chi dong ae malat Sint’ me belle
ancora m’avisse abbanduna’ Ije nun t’abbandon’
anommen’ si v’ nnaria o re ‘ m’ person,

ALLA CARPINESE
Canto dei pastori di Carpino, nel Gargano. Da una registrazione effettuata, nel 1954, a Carpino, da Alan Lomax e Diego Carpitella (CNSMP, Raccolta n. 24B).
Pigliatella la palella e ve’ pe’ foto va’ alla casa di lu’nnammurate
pijate du’ore de passa joco
si mama si n’addonde di chieste joco dille ca so’ state faielle de foco
vule, die a lae, chelle che vo la femmena fa.
Luce lu sole quanne e’ buone tiempo luce lu pettu tuo donna galante ‘
in pettu li tieni dui pugnoli d’argentu chi li tocchi, belli ci fa santu ti le tocchi ije ca so l’amante im’ paradise ci ne iamme certamente.

NINNA
Da una registrazione effettuata a Pisticci (Matera), nel 1952, da Diego Carpitella ed Ernesto De Martino
Hoi ninna nanna!
che cos’ e’ la ninna
e jie’ lu ripuoso, o figghie
e de suonno, ninna; e dormi, ninni oh beni di la mamma ninna ‘ddurmete ninne mie, e lu cuscine la mamma te l’ha chine di seta damaschine e dormi ninna.

U TOMU (Il covone)
Canto di lavoro (nell’originale a domanda e risposta) per la mietitura. Da una registrazione effettuata da Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954, a Locorotondo (Bari).
– ‘ Stu campe ce sta’ nunzi
ce passa riete
– Hoi tomu cu passa’riete – ‘Stu campe ce sta’nanzi – Tome belle
– Cu passe riete – E brave
– E ci l’ha seminate e cu se lu miete
– E commu’ na tomma tomma e’ amato tomma.­
Grida a botta e risposta tra donne durante la mietitura e dove il covone assume il doppio senso di innamorato, e soddisfatto uno, ce n’e’ già un altro che aspetta.

ROMANZA
Da una registrazione effettuata, nel 1954, da Alan Lomax e Diego Carpitella a Sannicandro (Gargano).
Nicuola guardiano fuore steva sempre mattina e sera addiavulate nu juorno camminando era di maggio e Innanzi la truvo’ tanne l’amai.’Ch’a lu core non ‘rriverai
io porta tra li rrose la tua effige pur’ ca ti cunzigni la concime e mi cu’ la raffin’ de l′ inganne.

MARITEME E’ PASTORE (Mio marito è pastore)
Canzone di satira della condizione del pastore che ha dimenticato, vivendo in solitudine, come si fa l’amore. Da una registrazione effettuata a Ferrandina (Matera) da Diego Carpitella ed Ernesto De Martino, nel 1952
Mariteme e’ pastore e se ne vene
a ogni quindicina vene da fora se mette a nu cantone di lu foto ‘Vieni, marite mie, venite a cucca’ chi agghie mise le bianche linzola’
‘Mugghiera mea, cuccati sola
chi jie me mette accanto a li muntona’
‘Maria quant’e’ crape lu pastore
ca crede cchiu’ a li muntona non l’amore’

NINNA 1973
Jeninn’ a li’ la ninna ninna nanne
jie la puccenenna mee
e la puccenenna mee e vo fe la nanna;
quandi so’ belli l’occhi e li capielli la canna d’oro ellu
la canna d’oro ellu ogendi lu petto oohh

jie ninna dilla ninna ninna vole li campanella di li campanella di San Nicola

San Nicola mee e vint’la pigghia
jie fammille bene tu
ie fammille bene tu pe l’fa dummille.

STRELLI STRELLI (Sciacqua sciacqua)
Stornelli, raccolti a Sannicandro (Gargano) da Alan Lomax e Diego Carpitella, nel 1954
Strelli, sto mucquatore a quattr’pi,
strelli, strelli, ‘stomucquatore a quattr’ pizz ‘sto mucquatore arrucamat’; so quinn’ce mesi che stoo dda
Hiore, hiore, quantanella dove si trove
hiore, hiore, quantanella dove si trov’? Si trove co’soldato quantanella e soldato vene, vene, vid’che aria ca tene vene, vene, vid’che aria ca tene
nu tomme de camicie e tutti li posti anna’mmeta’, hiore, hiore, quantanella dove si trove;
Quand’me nzore ji
ch’ bella festa c’ aj e a fa
e quanne me’nzore ji che bella festa c’ajea a fa, nu collo de camicie e tutti li polsi aie ammeta’

SALUTI LI MURA (Saluto i muri) 1973
Passa lu traturi
e prima d’arruari salut’ li mura saluta li pedimenti di ‘sta cas’je po saluta te
Cara zitelli e svegliete risvegliet’
ccha nun cchiu’ durmiri lu troppo durmiri dopp’ ti fa danni
,nei dormi quanni va d’amarti
U lett i viole v’ha da fari
lu matarazz e li ‘scini di seta li lenzuola sonni arricamati
La ‘mbuttitella j’e’ di vasilicol’
ha v’ nut’ lu zit’ toie
isse l’ha truat’ chi l’ha bene accumpagnatu.

Il progetto delle Confraternite di Vico del Gargano

L’ottimo lavoro fatto fino a questo momento dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, specialmente su un versante, quello cioè dell’organizzazione di un grande evento, come quello del Carpino Folk Festival, che ha promosso nel mondo e non soltanto in Italia l’immagine del Gargano e delle sue “belle anime” ci ha spinto ad intraprendere con convinzione il versante della ricerca sul campo, che oggi, a differenza di decenni fa, si può fare e fare bene perché si hanno a disposizione tutta una serie di tecnologie che consentono di salvare quello che rimane del timbro, del ritmo, della fonicità dei nostri cantori.
Da questo lavoro di ricerca l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ha dato vita al progetto delle Confraternite di Vico del Gargano. Come noto, la poesia popolare raggiunge una delle più alte espressioni nelle vicende che narrano la vita e la morte di Cristo, infatti tutti i linguaggi espressivi di una cultura, canto, poesia, teatro, si sintetizzano in questo dramma umano-divino, essenza stessa del divenire. In questi canti, che siano sardi, salentini, grichi, Garganici, calabresi, ecc. si contemplano gli ultimi istanti, della vita di Gesù, solo di fronte alla morte, solo nella condizione umana, con la propria responsabilità e tragica consapevolezza che l’essenza umana contempla la morte.
Il progetto delle Confraternite di Vico del Gargano non è un progetto che nasce isolato, anzi, esso, grazie alla rete che in questi anni l’associazione sta intelando con gli altri operatori culturali del Sud Italia, si colloca all’interno di una grande rassegna internazionale di musica legata ai riti della Pasqua che viene organizzata dall’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina, dalla Regione Puglia, dall’Unione europea, dalla Provincia di Lecce e dall’Istituto Diego Carpitella: I Canti di Passione.
Numerosi sono gli artisti professionisti e non che si esibirano nella sette giorni della rassegna e tra essi le Confraternite di Vico del Gargano a Calimera (il 30 marzo) e Martignano (il 31 marzo).

Il Carpino Folk Festival, il Festival di Sanremo, il Premio “Andrea Sacco”, ecc.ecc.

Il Festival di Sanremo, il Premio "Andrea Sacco", ecc.
Sono molti coloro che in questi giorni ci invitano a dire la nostra su argomenti diversi, ad es. Sanremo (ma cosa ci centriamo?) oppure ci invitano ad entrare di petto in polemiche pretestuose e a volte inutili, l’ultima in ordine di tempo sul Premio La Voce del Gargano "Andrea Sacco".
Non è detto assolutamente che l’associazione culturale carpino folk festival debba necessariamente dire la sua su ogni tipo di argomento.
Questa volta lo facciamo e cosi mettiamo un po di ordine.
Il Festival di Sanremo?
Per i temi trattati, ed è un giudizio personale, lo vincono due donne: tra i big, Tosca con "il terzo fuochista" e tra i giovani, Mariangela con la sua "ninna nanna". Entrambi, due testi tipici dei canti popolari su sfondi che riecheggiano la musica dei nostri contadini.
Polemica inutile.
Esiste oppure no una Tarantella del Gargano?
Certamente no.
Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

San Giovanni R. alla BIT ha puntato sul Carpino Folk Festival

La città di San Giovanni Rotondo, tra le mete principali del turismo religioso a livello mondiale, per garantire un’offerta più completa punta sul Carpino Folk Festival e sui suoi anziani cantori, testimoni di una tradizione lunga centinaia di anni e mai sopita dal volgere del tempo..
E’ uno dei pochi dati positivi registrati all’importante manifestazione milanese, dove la città di San Pio da Pietrelcina era rappresentata da un nutrito numero di operatori, capeggiati per l’occasione dall’assessore al ramo Giuseppe Siena e dal dirigente Antonio Puzzolante, autori di diversi studi statistici sulle presenze nel centro garganico e vero “deus ex machina” dell’azione turistica e progettuale di Palazzo San Francesco, sede della municipalità cittadina. Per Siena e Puzzolante, con dati alla mano, lo stand del Comune è stato visitato da migliaia di visitatori e soprattutto da centinaia di operatori del settore, che hanno chiesto e ottenuto le garanzie necessarie per portare i turisti nella cittadina cara al Santo del Gargano: migliore rapporto qualità-prezzo, destagionalizzazione e itinerari alternativi alla fede e alle realtà vicine a Padre Pio (archeologia, eno-gastronomia e ambiente).

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