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BIT, TUTTO IL MONDO DEL TURISMO IN MOSTRA

Milano, 11 febbraio 2009 – Conto alla rovescia allo sprint finale per Bit 2009: la 29.ma edizione della Borsa Internazionale del Turismo si terrà al quartiere fieramilano a Rho da giovedì 19 a domenica 22 febbraio. Un’edizione che, in linea con la tradizione e la missione di Bit, sarà sempre più all’insegna della qualità e della internazionalità. Qualità dell’offerta presente e della proposta culturale; internazionalità di una panoramica mondiale che vede un ruolo di primo piano dell’estero con new entry, ritorni e presenze rafforzate di grande significato. Studiata per le esigenze del pubblico anche la logistica della manifestazione, ospitata nei padiglioni immediatamente accessibili dalla metropolitana.
I contenuti saranno il tratto distintivo anche della inaugurazione, che quest’anno evolve da cerimonia a convegno-dibattito sul tema della globalizzazione del turismo. All’incontro, che si terrà giovedì 19 febbraio alle ore 10.00 presso l’Auditorium del Centro Congressi Stella Polare, parteciperanno alti esponenti delle istituzioni e delle associazioni di categoria italiane e internazionali, con un intervento dell’on. Michela Brambilla, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega a turismo.

“Puglia, da Brand turistico a sviluppo economico”. E’il tema dell’ incontro con la stampa del Presidente della Regione, Nichi Vendola in programma venerdì 20, alle ore 12, nella sala Scorpio del Centro Congressi Stella Polare della Fiera di Milano Rho Pero – sarà l’occasione per tracciare un bilancio dei risultati ottenuti dalla Regione Puglia nel settore turistico; per fornire ai giornalisti dati concreti sugli indicatori economici che contraddistinguono il successo della Puglia in controtendenza con quanto accade in altre regioni italiane; per illustrare i progetti futuri e tutte le iniziative che caratterizzeranno la presenza dalla Regione a questa edizione della Bit.
In particolare, forte di un’offerta ricca e variegata legata agli itinerari della fede e della tradizione religiosa, la Regione Puglia presenterà il progetto “La Settimana Santa in Puglia tra fede e tradizione”, in un’ottica di valorizzazione del patrimonio culturale della regione da una parte e di destagionalizzazione dell’offerta dall’altra.
La delegazione della Capitanata e del Gargano entrerà in campo Giovedì 19 Febbraio 2009 alle ore 12.00 con la presentazione della candidatura ufficiale dell’Italia per la “World Heritage List” UNESCO – Italia Langobardorum – Centri di potere e di culto (568-774 D.C.).
Scarica il programma degli eventi di tutta la Regione Puglia.

Il materiale dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival sarà reperibile presso l’Azienda di Promozione Turistica della Provincia di Foggia e della Provincia di Bari. Inoltre la nostra manifestazione sarà tra le eccellenze di "Puglia Terra di eventi" e verrà citata anche dal Direttore di “Dove” Carlo Montanaro e da Marco Berchi Direttore di “Qui Touring” in occasione della presentazione delle loro pubblicazioni monografiche sulla Puglia che usciranno in tutte le edicole nel mese di Marzo.

Buena Vista, addio a Cachaito

Addio a un altro grande vecchio dei Buena Vista Social Club. E’ morto a Cuba Orlando "Cachaito" Lopez, il bassista 76enne del gruppo. Da tempo era ricoverato in un ospedale dell’Avana. Erede di una famiglia di artisti affermati, Cachaito era considerato uno dei migliori bassisti cubani ed era il nipote del leggendario Israel "Cachao" Lopez. Anima del gruppo Buena Vista Social Club con i colleghi, anche loro scomparsi, Company Segundo, Ibrahim Ferrer e Ruben Gonzalez, a soli 13 anni Cachaito aveva composto il suo primo brano, "Isadora Infantil"

I Galantuomini del Gargano ispiratori del celebre romanzo del ‘Il Gattopardo’?

Nell’ambito di una ricerca sistemica volta a ricostruire le condizioni ambientali nelle quali si sono perpetuate e tramandate le tradizioni musicali del Gargano, ci siamo imbattuti nel diario di Francesco Brancaccio di Carpino scritto durante i "Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860".
La Casata dei Brancaccio appartenente probabilmente alla dinastia Brancaccio di Napoli con Don Luigi Paolo Brancaccio, nato a Palermo nel 1703 da Ignazia Muscella e dal marchese Giovanni I ereditò dal padre il titolo di Marchese della Guardiabruna, e, tramite il matrimonio contratto nel 1738 con Felicia Vargas, Principessa di Carpino e Duchessa di Cagnano, divenne Principe di Carpino e Duca di Cagnano.
Luigi Paolo Brancaccio amministrò le terre di Carpino e di Cagnano per 17 anni e morì nell’anno 1776. I figli di Luigi Paolo e di Felicia assunsero il cognome Brancaccio-Vargas.
Donna Felicia morì all’età di 52 anni e le terre di Cagnano-Carpino passarono allora nelle mani di Giovanni, primogenito maschio, fratello gemello di Ignazia, nato nel 1739.
Quando Giovanni ereditò il feudo [nel 1755], aveva 16 anni e fu principe di Carpino e duca di Cagnano per 39 anni. Nel 1771 Giovanni convolò a nozze con Camilla, figlia dell’aristocratico Nicola Pirelli.
Dopo un anno di matrimonio, Giovanni e Camilla misero al mondo un bambino di nome Luigi Paolo, come il nonno, il quale entrò in possesso delle due terre alla morte del padre, avvenuta nel 1794, e le mantenne per altri 12 anni.
Nel 1806 Luigi Paolo II sposò Donna Anna Maria Caracciolo, figlia di don Petraccone. A Luigi Paolo II successe il secondogenito Pietro [da don Petraccone], duca dal 1831, dato che il primo nato chiamato Giovanni, era morto quando aveva solo due anni di età.
Dal 1806, quando le leggi eversive cancellarono la feudalità, i principi rimasero tali solo di nome e, insieme alla giurisdizione, perdettero ogni altro diritto feudale. L’ultimo principe di Carpino e duca di Cagnano, fu pertanto Luigi Paolo Brancaccio II, figlio dei Giovanni e di Camilla Pirelli.

Del Casato di Carpino appartenne Francesco Brancaccio(?) che giovanissimo nel 1860 si trovava a Palermo insieme ad altri aristocratici del Regno di Sicilia schierato con Garibaldi nella missione dei Mille. In realtà come racconta lo stesso Brancaccio "non ci interessavamo molto di politica e pensavamo solo a goderci la vita e a divertirci". Francesco e i suoi amici divennero cospiratori solo per divertimento arrotolando cartucce tra un valzer e l’altro.
Dalla lettura del suo diario e dei testi di altri autori si evince subito e in modo chiaro che Giuseppe Tomasi di Lampedusa prima di cominciare a scrivere il suo libro "Il Gattopardo" lesse molte opere su Garibaldi e i Mille in Sicilia e tra questi anche il diario di Francesco Brancaccio di Carpino.
Le ragioni di quest’ultima affermazione sono molte perché molteplici sono le analogie presenti su entrambi i testi e nelle descrizioni che i due autori fanno dei loro personaggi.
La prima analogia è quella che riguarda il rapporto tra Brancaccio, orfano e liberale, e suo zio Francesco De Silvestri, il sostenitore borbone. Esso sembra suggerire il rapporto tra Tancredi e suo zio, il Principe di Salina.
Altra analogia è quella che riguarda proprio la figura del protagonista principale Tancredi verosimilmente il Corrado Valguarnera di Niscemi del diario di Brancaccio.
Perché?
Per tre ragioni: 1) era un nipote di Lampedusa, 2) sposò un ragazza plebea come Tancredi, 3) fu un entusiasta sostenitore di Garibaldi come Tancredi
Altra analogia è la presenza nel romanzo di Lampedusa dell’invisibile moglie di Don Calogero che sembra essere stata suggerita dalle tre figlie del "Cavaliere di Paglia" che sono stati sempre "nel paese" di cui racconta Brancaccio.
Ma, ad avvalorare la tesi, è soprattutto il comportamento esteriore di Tancredi e il suo modo brioso di far la rivoluzione che ricorda tantissimo quello di Brancaccio e dei suoi amici perché entrambi affrontano la rivoluzione del 1860 come un’avventura con poche battaglie e niente disciplina.
Infine concludiamo con "La bella Gigugì" cantata in Brancaccio dai garibaldini alla presa di Milazzo che torna nel Gattopardo intonata dai galoppini continentali durante la campagna per il plebiscito.
Fu, allora, uno dei galantuomini del Gargano ad ispirare il celebre romanzo del "Il Gattopardo"? Agli storici la sentenza.
Antonio Basile – Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

Biografia utilizzata
* Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860 ; Le barricate – Milazzo
Di Francesco Brancaccio di Carpino – Pubblicato da P. Ruggiano & figlio, 1901
* L’ultimo gattopardo: vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Di David Gilmour – Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2003
* Chiaroscuro di un mito: Note sulla letteratura garibaldina
Di Salvadore Comes – Pubblicato da Colombo, 1972
* Il Gattopardo
Di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2002
* L’agonia feudale e la scalata dei "galantuomini"
Di Leonarda Crisetti Grimaldi – Pubblicato da Ed. del Rosone, 2007

Cosa resterà del 2008? L’esibizione di Vinicio Capossela al Carpino Folk Festival

Anno bisesto, anno funesto. Mica tanto, a giudicare dal bilancio che la nostra redazione ha tracciato passando in rassegna le copertine dell’annata che si avvia verso la scritta “The End”. Per questo motivo, abbiamo isolato alcuni eventi che resteranno impressi nella memoria di tutti come la spettacolare notte bianca dedicata al teatro che ha animato Foggia per alcune ore, o la vittoria della prima foggiana che abbia messo piede sull’Isola dei Famosi ovvero Vladimir Luxuria; il ritorno sul Gargano – reso possibile grazie a una serie di manifestazioni culturali – di un genio Paz che si chiamava Andrea Pazienza, il successo dei Damadelizia che hanno sbaragliato una concorrenza agguerrita in un tempio della musica come il Piper di Roma; ma questo è stato anche l’anno di Facebook, che ha cambiato – non per sempre, state tranquilli – il nostro modo di comunicare e di quella serata più simile a un’esperienza emozionale che a un concerto che è stata l’esibizione di Vinicio Capossela. Chi l’ha detto che un anno bisesto è per forza un anno funesto?

La band foggiana dell’anno
La copertina del 21 marzo celebrava il loro quarto posto a Sanremo Rock, qualche mese dopo aver sbaragliato la concorrenza di centinaia di band al concorso Un Giorno Insieme dedicato al monumento Augusto Daolio. Ma Fabio Consale, Davide Checchia, Ettore Figliola, Giuseppe Pizzuto e Donato Fiorella si sono spinti ben oltre. I DamaDelizia, lo scorso novembre, hanno lasciato senza fiato il paroliere Mogol, la bacchetta Sandro Comini e il prof Luca Pitteri all’ultima edizione del Tour Music Fest, trampolino di lancio per chi vive con e per la musica, salendo sul podio più alto. Il Piper di Roma che vibrava al ritmo del rock melodico del singolo Ti rincontrerò, Red Ronnie che li accoglie nel salotto buono del leggendario Roxy Bar per poi rincontrarli a Bologna, soltanto qualche giorno fa, sul palco del Motor Show. Tutto in pochi mesi, tutto in un 2008 da ricordare. Ai cinque ragazzi che hanno amplificato in giro per l’Italia il sound made in Puglia va la palma di band foggiana dell’anno.

Le estati di Andrea
caloroso nei confronti dell’artista eternamente giovane che ha risposto al tributo garganico con i suoi toni più confidenziali, le sue opere “estive”. Disegni, viste, bozzetti, fumetti, video e fotografie. C’è molto materiale inedito ma si percepisce un legame profondo di Paz con il Gargano e un talento unico che sta per sbocciare. Pazienza disegna il viaggio per raggiungere San Menaio da San Benedetto del Tronto, un’odissea d’auto sulla statale 16 con tanto di rimproveri dei genitori ai due figli impazienti sui sedili di dietro. Poi, le strisce di una battuta di caccia, grottesca nella ricerca della povera allodola, meravigliosa per la natura s-fumata di Monte Pucci. Andrea diceva di poter disegnare di tutto; poi, con una provocazione, disse che sarebbe morto un certo giorno. Ma così non fu. A Napoli, ancora per sabbie, è possibile ritrovare il disegnatore in mostra a Castel Sant’Elmo (sede di Comicon) fino al 13 gennaio.

Mister Talento suona sempre due volte
Ci sono due cose che non si possono nascondere: una gravidanza e il talento. Chiediamo scusa all’autore di questa frase se non ricordiamo il suo nome ma, in compenso, abbiamo una certezza: queste parole sono perfette per descrivere la superiorità espressiva, l’energia e – appunto – il talento che fanno di Massimo Ranieri un artista eccezionale nel panorama italiano. Voce potente, presenza scenica, versatilità infinita. Canta, balla, dialoga con gli spettatori e fa addirittura gli addominali sul palco: Ranieri, in concerto, fa tutto questo e anche di più, stregando il pubblico foggiano a tal punto da rendere necessaria una replica del suo spettacolo intitolato Canto perché non so nuotare… da quarant’anni. Dopo il successo del 7 luglio, arriva il trionfo definitivo del 20 agosto: il Teatro Mediterraneo straripa ammiratori di ogni età: ad applaudire l’eterno scugnizzo ci sono i suoi coetanei, che lo ricordano urlare nel microfono Rose rosse per te o Se bruciasse la città, ma i più appassionati nell’intonare Perdere l’amore sono i più giovani, che lo hanno scoperto attraverso la vittoria al Festival di Sanremo del 1988.

Quando Vinicio cantava alla luna
Le mani di piazza del Popolo che battevano il tempo, il battito cardiaco del Gargano. Era un anonimo martedì 5 agosto, a Carpino. Vinicio Capossela e la sua musica, colonna sonora di una terra e delle sue diapositive. Oltre due ore di spettacolo, oltre diecimila spettatori in delirio. Il senso della tredicesima edizione del Carpino Folk Festival era tutto in quel blues intersecato al “folk della montagna”, incontro-scontro tra galassie ritmiche e pianeti armonici. L’omaggio ai due giganti di quella montagna, lo spaccone Matteo Salvatore e l’eterno ragazzo Andrea Pazienza, si trasforma in uno degli eventi musicali più attesi e affollati dell’estate senza nuvole. L’astuto illusionista si nasconde dietro la t-shirt “io sono garganico” e mischia le sue carte con il piglio della vecchia volpe, tanto da trasformare terzine e antiche tarante in veri e propri blues arcani. Qualcuno gradisce in ammirato silenzio, qualcun altro si aspetta che da un momento all’altro salga sul palco il Vinicio di sempre, mentre la luna ascolta dall’alto quel lieve, regolare battito.

La vittoria della prima naufraga foggiana
È andata oltre le polemiche, i pregiudizi, le contestazioni, il politicamente corretto, il trash, dimostrando e confermando, così, di essere la vincitrice assoluta del reality show l’Isola dei Famosi.
È la foggiana Vladimir Luxuria, che Viveur aveva incontrato prima della sua partenza per l’Honduras tra cosce, zanzare e speranze.
Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, ha vinto la sesta edizione della trasmissione condotta da Simona Ventura.
Ancora una volta, Vladimir ha dimostrato di avere ragione, confermando la sua capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo senza curarsi delle critiche di chi voleva frenare il suo percorso. Dopo le sue battaglie per i diritti civili, la sua esperienza politica, le feste al Muccassassina, il teatro, la sua biografia, il Gay Pride, tornerà a far parlare di se con l’uscita di una raccolta di fiabe transgender per bambini, per promuovere i valori della tolleranza e della diversità, ma anche della tolleranza delle diversità.

Adda passà a nuttata
Quinta sconfitta in trasferta e rossoneri fuori dalla provvisoria e sempre incerta griglia play-off. Salgado si rompe, dopo neanche dieci minuti. Un Foggia anemico, quello che crea soltanto briciole nonostante un Crotone mediocre. Tante incertezze sull’imme-diato futuro. Del Core è al suo secondo, patetico addio ai colori rossoneri, Rinaldi che scappa dopo l’insanabile e Novelli che, malgrado i mugugni degli scettici, “si mangia pure il panettone” dopo l’insperabile grano cotto. Panettone che è andato di traverso al tifoso foggiano, costretto a sbadigliare davanti al televisore perché la curva ospiti dello Scida aveva i cancelli chiusi. La sosta natalizia arriva probabilmente nel momento giusto, servirà a placare la tensione che si respira nei pressi di via Gioberti, a ricaricare le pile o almeno questo si spera. E a tracciare un bilancio sull’anno che è passato.
Partiamo dagli spunti positivi. Innanzitutto il ruolino interno: il Foggia nel corso dell’anno solare non ha mai perso, almeno per ciò che riguarda le gare di campionato di C1 (che tra un solstizio e l’altro è stato ribattezzato Prima Divisione), tra le gradinate sempre più ristrette e tristemente squadrate dello Zaccheria. Merito della rincorsa dell’allora rinato Foggia di Galderisi e di un inizio di stagione in corso quasi impeccabile (almeno sul piano dei risultati) davanti al pubblico amico. Tre in tutto gli allenatori che hanno scaldato una delle panchine più bollenti del campionato. Lo spaccone Campilongo, che a fine gennaio scorso ha fatto le valigie assieme all’allora ds Di Bari e capitan Cardinale. Il successore Nanu Galderisi, arrivato come anonimo traghettatore e salutato a giugno come l’eroe della rimonta e del miracolo umano. E Raffaele Novelli, il primo allenatore nella storia dell’U.S. Foggia contestato ancora prima di accomodarsi ai piedi della tribuna.
È stato l’anno dei ritorni e degli addii. Il ritorno di Salgado, meno esplosivo e più operaio rispetto a quello ammirato due stagioni fa. Quello di Zanetti, unica vera certezza davanti a Bremec, e il gradito déjà-vu di capitan Pecchia, innamorato di questa piazza ma più stanco e meno incisivo dopo la parentesi di Frosinone. L’addio che più di tutti brucia è quello di Galderisi, che ha salutato Foggia la tra le lacrime dopo la resa di Cremona, abbagliato dal fuoco di paglia appiccato dai Soglia. Ad attenderlo il super-Pescara partito per stravincere il campionato, e che dopo soltanto quattro mesi, indebitato fino al collo, rischia la scomparsa dalla geografia del calcio italiano. Infine i play-off, i maledetti play-off, illusione di una B che sembra irraggiungibile. Il muro rossonero a Verona, a Cittadella, a Novara e a Cremona, in quel grigio 25 maggio. Ruggiva, sventolava, sperava e imprecava, sino all’inesorabile fischio finale, sino all’ennesima resa dell’ultimo, sfortunato decennio di calcio foggiano. Adda passà a nuttata…

Le fughe di Salvatores
La Puglia la conosceva già bene, soprattutto la provincia di Foggia: qui aveva trovato delle distese di grano, dei paesaggi in cui il tempo sembra sospeso che si sono rivelati lo sfondo perfetto per i suoi film. Per potenziare la suspence di Io non ho paura, aveva portato le sue macchine da presa e i suoi attori proprio al confine tra la Daunia e la Basilicata.
A novembre, però, Gabriele Salvatores ha fatto tappa proprio nel capoluogo, per parlare di cinema agli studenti dell’Ateneo foggiano e agli allievi di Pugliaexperience, il progetto formativo pensato dalla Regione Puglia per i giovani talenti cinematografici di cui il regista napoletano è testimonial.
Inevitabili, quasi richiesti a furor di popolo, i riferimenti a Mediterraneo, il film che nel 1992 gli fece stringere tra le mani quel damerino dorato tanto ambito da chi lavora nel mondo della celluloide e che di nome fa Oscar.

Tutti pazzi per Facebook
Fra i vari tormentoni del 2008, oltre a Obama, la crisi finanziaria e il collo del piede della Celentano, come non ricordare quello che è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, al pari del Caffè Borghetti allo stadio? Facebook, il social network partito in sordina nel 2004 ha avuto un sorprendente incremento di iscrizioni negli ultimi sei mesi, sbaragliando autorevoli avversari come Myspace. Ciò che lo differenzia dagli altri social network, la sua carta vincente, è la relativa semplicità di iscrizione e uso, e la reale identità dell’iscritto, con nome e cognome, in contrapposizione ad altri spazi virtuali in cui ci si crea una vita fittizia per evadere dalla realtà quotidiana. In base a questo principio è possibile rincontrare persone perse di vista, ex compagni di scuola o il fidanzatino olandese mai dimenticato. Ma anche qui è possibile imbattersi in personaggi insoliti, come Lazzaro di Betania, Buly il Cane e Hans Fidanken, a dimostrazione che Facebook è davvero alla portata di tutti, anche dei redivivi e degli animali.

La notte più lunga
Puglia Night Parade ha vestito di bianco la notte foggiana del 5 dicembre. Il contenitore di spettacoli, partorito dall’assessorato al turismo della Regione Puglia e dal consorzio Teatro pubblico pugliese, ha ammaliato quanti hanno ceduto al fascino degli spettacoli in strada. Una kermesse che per Alberobello, Andria, Bari, Barletta, Brindisi, Foggia (naturalmente), Lecce e Taranto è stato vettore pubblicitario privilegiato per il turismo volto, contemporaneamente, a scuotere dal torpore pre-invernale i numerosi pugliesi scesi in piazza in una sorta di rito catartico collettivo. Una comunione che, piaccia o meno, ha avuto il merito di trasformare Foggia – pure se soltanto per una notte – in un morbido e fecondissimo ventre animato di spettacoli di arte visiva (Les Farfadais hanno lasciato a bocca aperta e naso in su pure i più scettici), teatro e musica. Poco importa che l’esibizione di Pelù (che tutti si attendevano nelle vesti di mattatore de El Diablo) fosse sottotono e totalmente spaiata con l’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna o che i biglietti gratuiti per Covatta fossero finiti giorni prima dell’esibizione (cui facevano eco numerose file vuote); quello che conta, davvero, è che Puglia Night Parade è stato un assaggio goloso e indimenticabile dell’immagine positiva, glamour e amichevole che Foggia possiede e di cui, troppo spesso, perde coscienza. L’esaltazione di sensi voluta dalla Regione Puglia, è innegabile, c’è stata. Bravi! Bis?
da Viveur.it

Era nott’è pareva miezojuorno. Mai le stelle – lustre e bbelle – se vedetteno accossì;

Le temperature scenderanno oggi fino a meno sette sul Gargano, zero gradi invece lungo la costa. Non accenna ad allentare la sua morsa il gelo che in queste ore ha colpito la Puglia. Per oggi si prevede cielo nuvoloso con neve soprattutto nelle zone interne. Forti venti dal nord est. «Le temperature scenderanno ancora al di sotto della media stagionale soprattutto a Monte Sant’Angeto sul Gargano», spiega Antonio Laricchia, colonnello dell’ufficio metereologico dell’aeronautica di Gioia del Colle. I primi miglioramenti si cominceranno a vedere da domani mattina: continueranno le piogge su tutta la regione con temperature molto basse, ma terminerà l’emergenza neve anche nelle zone più interne.
Secondo le previsioni, il bel tempo tornerà a partire da mercoledì prossimo e durerà almeno fino al week end. «Si preannunciano – conclude Laricchia – ampie schiarite su tutta la regione almeno fino a sabato».

Intanto a Carpino aperti i cancelli degli stabilimenti sciistici con tanto di skypass direttamente dalla piazza principale.
L’unico stabilimento del Gargano, aperto subito dopo le ultime elezioni amministrative, è preso d’assalto fin dalla prime ore del mattino per la gioia dei grandi e dei piccini.
Proprio un ottima inziativa, mai si erano visti tanti turisti da queste parti. Il tragitto preferito dagli habitué dello stabilimento è quello lungo 9 km da un manto bianco morbidissimo che parte dalla località "Lardicchia" e attraversando tutto Pastromele porta le migliaia di sciatori in soli 27 secondi in località Marasciallo per un breve rallentamento in una zona calda e accogliente e poi, dopo la dovuta visita alla caratteristica chiesetta della Santa Croce ci si infila nella via che porta fino a Piazza del Popolo. Qui vi aspettano i Cantori con le loro arcaiche tarantelle.
Ma la parte del tragitto più tortuoso inizia a questo punto quando si prende la discesa detta di "Sciaquett" dove tra locande e ristori vari si viene tentati dalle mille leccornie natalizie locali, fino alla fontana di "Sgrambin".
La discesa termina in località "Piano" dove gli scavi del 1953 portarono alla luce le terme e la necropoli altomedievale della villa romana di Avicenna.
Cosa consigliamo per questa stagione invernale? Naturalmente, una bella ed economica settimana bianca per sciare, per godersi il sole caldo della Gargano, per ammirare il panorama incredibile dei nostri laghi.
Un soggiorno all’insegna delle tradizioni culinarie, del confort e del relax in un elegante hotel di Carpino è quello che vi occorre per ritrovare la carica e iniziare con grinta il nuovo anno che è alle porte.
Carpino è diventata, senza ombra di dubbio, una delle mete più gettonate dei turisti che amano le vacanze sulla neve. Nota a tutti per essere "il paese dei cantori" e la "porta nord del Parco Nazionale del Gargano", Carpino vi aspetta per sciate indimenticabili lungo le pendici di Pastromele.
Ma il Sindaco di questo piccolo paese, contrariato da questo successo tutto suo, intima "La dovete finire di attribuire a me questa tragedia, – poi rivolto ai singoli visitatori – la gente di Carpino sale tutta sul Comune a protestare ed è da questa mattina che non riesco a fare null’altro. Siete in un luogo dove il silenzio è sacro e dove tutti devono rispetto". Da sindaco che non si lascia passare neanche una mosca sotto il naso dà ordine e disciplina alle 5 lunghissime fila di Snowboards. Contestualmente rivolgendosi a noi giornalisti ci invita a scrivere di far sapere agli italiani di rimanere a casa e di non mettersi in viaggio per Carpino in quando "il pane e pomodoro è ormai finito e il companatico rimasto è solo per i paesani che vivono nel paese. Sono loro i miei elettori e per loro metterò al bando chiunque disturba la nostra quiete pubblica".
Incredibile a credersi, questa cittadina, famosa per le sue tradizioni popolari, oggi si trova a combattere con il turismo di massa e i suoi problemi. Nessuno lo avrebbe detto solo qualche mese fa, neanche l’attuale amministrazione artefice di questo progetto, ma siamo convinti che non si deve assolutamente perdere questa nuova occasione per il benessere e l’economia di tutta la Capitanata, almeno cosi la pensano i colleghi Sindaci di Monte S. Angelo, San Giovanni Rotondo, Peschici e Vieste che assistono da lontano questa inaspettata ondata di turisti : siamo solidali con i cittadini di Carpino e non li lasceremo soli, per la prossima stagione invernale effettueremo tutti gli investimenti necessari per svuotare Carpino da questi vandali della neve, anche perché questa ridente cittadina non è proprio adeguata a questo tipo di sviluppo.
Promesse d’aiuto arrivano anche dal presidente del Parco del Gargano. Con tutti gli investimenti che stiamo operando a Vieste e Manfredonia, non doveva proprio accadere quello che si sta verificando a Carpino. E’ una vera sciagura. Carpino e i Carpinesi non sono preparati, troppo legati alle tradizioni per poter sopportate questo tipo di turismo. Adesso speriamo solo che questa gente non si riversi nei paesi immediatamente vicini, penso a Cagnano, Vico, Ischitella. Il progetto di Carpino si è mostrato vincente, ci ha mostrato come il Gargano può competere con le alpi e gli appennini per il turismo invernale ed allora dobbiamo esportare lo stabilimento a Peschici e poi a Vieste fino a Mattinata. Per questa stagione quello che possiamo fare è organizzare altri grandi eventi lontano da qui. Ormai si pone il problema del riflusso dei turisti dall’entroterra al mare, bisogna riequilibrare la situazione nel più breve tempo possibile. Il Governo e la Regione Puglia ci devono dare una mano è da tempo che dico che abbiamo bisogno di Canader, se ne fossimo dotati potremmo spostare tutta questa gente in poco tempo e in un tempo ancora minore potremmo far sciogliere tutta questa neve.
Ancora una volta siamo lasciati soli, conclude il sindaco di Carpino, adda veni baffone!
Buon Natale a tutti, Belli e Brutti, Buoni e Cattivi
, Utili e Inutili

XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica: Carpino in scena

Il 30 novembre scorso a San Marino la Tarantella di Carpino è andata di scena. L’occasione è stata il XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica dal titolo ‘Parole nell’aria. Sincretismo fra musica e altri linguaggi’. Il Convegno dell’AISS (Associazione Italiana di Studi Semiotici) quest’anno è stato dedicato al tema della musica come sistema semiotico visto in relazione dinamica (appunto ‘sincretica’) con possibili altri linguaggi. Tre sezioni hanno articolato gli interventi dei più importanti docenti e studiosi di semiotica italiani (tra cui Umberto Eco) e dei più attivi giovani ricercatori: la prima, dedicata al rapporto tra musica e linguaggio verbale; la seconda, dedicata al rapporto tra la musica ed il complesso tema della narrazione; il terzo, infine, dedicato al sincretismo tra la musica ed altri linguaggi ‘non convenzionali’.
È proprio all’interno della terza sezione intitolata ‘Musica e performance’ che Amedeo Trezza, insieme ad Antonio Basile già Ufficio Stampa del Carpino Folk Festival e referente campano dell’AISS, ha posto all’attenzione della semiotica italiana la performance musico-gestuale di un particolare segmento della Tarantella di Carpino.
 Amedeo Trezza, Dottore di Ricerca in Teoria delle Lingue e del Linguaggio, collaboratore alla cattedra di Semiotica presso l’Università di Napoli L’Orientale e docente a contratto in Semiotica del testo architettonico e paesaggistico presso l’Università di Napoli Federico II, ha proposto un’inedita lettura del fenomeno della Serenata ad personam della tradizione musicale e canora di Carpino.
Consapevole della complessità e della straordinarietà dell’evento-serenata che fino a pochi decenni fa ha caratterizzato la musica popolare di Carpino e del Gargano, ma altrettanto consapevole dell’oblio di questo fenomeno dalle performances realizzative troppo complesse a favore invece di una reiterata riproposizione, negli anni, di frammenti ormai defunzionalizzati e praticati solo a scopo ludico (sonetti e strofette ‘liberi’), Amedeo Trezza ha voluto proporre una prima e del tutto iniziale lettura inedita in campo semiotico della serenata carpinese, di fatto intravedendo un ricco filone d’indagine interdisciplinare tutto da seguire.
"Mentre in Salento tale espressione sonora e canora ha assunto nel tempo sempre più un carattere religioso e catartico (laddove alle prese con la pizzica salentina si è in presenza di una vera e propria attività iatromusicale) e nelle altre regioni d’Italia ha assunto perlopiù un carattere ludico di festa e di intrattenimento, nel Gargano (e con punte di ormai ineguagliabile raffinatezza ed eccellenza musicale e poetica a Carpino – per cui, d’ora in poi, parleremo solo di ‘tarantella di Carpino’) questa forma musico-canora ha fatto suo in maniera prevalente, anche se non assoluto, il tema dell’amore tra l’uomo e la donna".

Qui l’abstract dell’intervento così come è possibile reperirlo anche sul sito dell’AISS (www.associazionesemiotica.it).

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La prosperità e il futuro di una comunità dipendono anche dalla funzione decisiva della Cultura. E’ per questo motivo che chiediamo a tutti coloro l’abbiano a cuore di sottoscrivere il nostro messaggio indirizzato al Presidente della Regione Puglia per un Auditorium/Infrastruttura centro culturale del Gargano. Firma la lettera

Sul web i materiali integrali della pianificazione strategica di Area Vasta Capitanata 2020

Sul sito “www.capitanata2020.eu”, sono pubblicati integralmente il Metaplan integrato del Piano strategico di area vasta e il Piano Urbano della Mobilità “Capitanata 2020 – Innovare e Conettere”.
Sotto il titolo «Un Piano di sistema fino al 2020 per migliorare la qualità della vita di mezzo milione di cittadini» la visione della grande città metropolitana, di 4.773,68 chilometri quadrati di superficie, che intende migliorare in dieci anni la qualità della vita di mezzo milione di donne e uomini da Foggia ai Comuni di Apricena, Cagnano Varano, Carapelle, Carpino, Cerignola, Chieuti, Foggia, Ischitella, Isole Tremiti, Lesina, Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Ordona, Orta Nova, Peschici, Poggio Imperiale, Rignano Garganico, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Paolo di Civitate, San Nicandro Garganico, San Severo, Serracapriola, Stornara, Stornarella, Torremaggiore, Vico del Gargano, Vieste e Zapponeta.

Ecco i progetti del Comune di Carpino classificati in base agli obiettivi di indirizzo ed ad una scala di priorità che va dal I al IV Livello. Nelle schede di dettaglio, raggiungibili cliccando sui link, tutti gli altri progetti.
RETI E MOBILITÀ
III Livello
Realizzazione di una circonvallazione di collegamento tra la strada provinciale SP50 e con la strada provinciale SP51BIS

GOVERNANCE E PROCESSI

PRODUZIONE E SERVIZI

AMBIENTE E SPAZIO RURALE
I e II Livello
Attrezzamento e messa in funzione del "campo pozzi" realizzato dal Consorzio di Bonifica Montana del Gargano per usi irrigui
III Livello
Lavori di mitigazione dello stato di rischio idrogeologico del territorio di carpino e del Lago di Varano

CITTÀ E SOLIDARIETÀ
II Livello
Carpino Folk Festival – il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni
III Livello
Struttura di accoglienza a supporto delle manifestazioni folcloristiche "Folk Festival"
Soggetti coinvolti: Provincia FG, Parco Naz Gargano, Comune di Carpino

Rapporto de IlSole24Ore: speciale dedicato alla Cultura della Puglia che conquista le top ten

Nell’inserto Puglia Rapporti de Il Sole 24 Ore alle pagine 10 e 11 speciale dedicato a: Le voci dell’anima, Festival Castel dei Mondi, Puglia Nigh Parade, Carpino Folk Festival, Salento Negramaro Festival, La Ghironda, Festambiente Sud, Festival Internazionale della Valle d’Itria, Ti Fiabo e ti racconto, Teatri di Terra, L’ospite bambino, Maggio all’Infanzia.
E poi il Mezzogiorno che conquista le top ten con: i Cantori di Carpino, Radiodervish, Sud sound system, Negramaro.

La chitarra battente, una gioia solo per chi l’intende

Su la terrazza della cascina in Val delle Rose. Il plenilunio è sereno, tutta una dolcezza argentea si distende intomo Alcuni contadini, chiamati dal mio ospite, sono giunti per farci assistere ad un ballo tipico del paese: il  pizzèca pizzèca. In una panca, messa in disparte appositamente, prende posto l’orchestra. Sono tre individui, tre istrumenti: una chitarra battente, che il Signore conservi sempre laggiù per gioia di chi s’intende; un tamburello e la cupa-cupa, strumento primitivo composto da una pignatta chiusa all’imboccatura da una pelle fortemente tesa. Detta pelle è attraversata, al centro, da un bastoncello. Il suonatore, dopo essersi spalmato le mani di saliva, le fa scorrere lungo il bastoncello e produce un’ armonia che, udita da lontano, potrebbe essere anche gradevole .
Il ballo comincia. Viene intonata una canzone d’amore dalle cadenze malinconiche. Fino ad ora l’orchestra accompagna in sordina; la cupa-cupa pare un armonioso muggito. L’uomo balla di fianco e in tale posizione compie vari giri intorno alla ballerina, la quale pare perplessa e non sa se sostare o fuggire. Fra il pollice e l’indice di ambo le mani tiene sollevato, con un gesto di grazia, il grembiule. E’ un gesto di disimpegno. La scena di seduzione mi rammenta per associazione di idee i miei studi di ornitologia: molti volatili tentano condurre l’amata al loro desiderio precisamente così, girandole intorno. La scena cambia di aspetto all’improvviso; la ballerina si decide; leva un braccio in molle curva sul capo, appunta l’altro sul fianco e con un guizzo si allontana facendo schioccare le dita. Comincia l’inseguimento. L’ uomo tiene il capo arrovesciato all’indietro e manda un suono speciale, un «ha-ha» prolungato, rincorrendo la compagna che con agili scatti e balzi e guizzi gli sfugge continuamente. Poi si calmano e ricominciano. Così per lungo tempo, sotto le cadenze melanconiche della canzone d’amore e i mugolii della cupa-cupa.
E’ una dolcissima serenità che innamora; l’antica anima della terra vive in quest’ora e in questa scena.

Antonio Beltramelli, Il Gargano

Dove volano i kangaroos – di Enrico Noviello

Il Racconto di Enrico Noviello, leader del gruppo musicale i Malicanti

“Senza una buona dose di demenza, nessuna iniziativa, nessuna impresa, nessun gesto. La ragione, ruggine della nostra vitalità”

I compagni nel pulmino fanno un sacco di battute, ci facciamo grandi risate e ogni tanto qualche cantata pure, sono così grato alle persone divertenti, è il segreto della vita, essere allegri. Diceva zì Andrea che i compagni sono quelli con cui suoni e canti, e bevi dormi e ti spartisci un pezzo di pane, e tra noi è una grande allegria. Pure, ogni tanto guardo fuori dal finestrino, e cerco il perché siamo qui.

Melbourne è una città gigantesca, tutte case basse, un piano massimo due, si estende per chilometri. A parte i difetti congeniti a tutti i gigantismi, quello che più di tutto urta la mia sensibilità è la presenza ingombrante degli umani, per chilometri, questa lunga mano di modernità che spazza via il selvatico. Di fatto, ma anche metaforicamente.

A Melbourne puoi toccare con mano come gli esseri umani sappiamo essere come i virus, conquistare territori, depredarli di risorse naturali, addomesticarli ai nostri bisogni, e scacciare tutto quello che in prima battuta non ci serve. Ecco, questo a Melbourne si vede molto di più che a Manfredonia o a Carpino o a Roma, e fa impressione.

Certo che per loro deve essere stata una lotta dura, fatta in pochi decenni dove da noi ci siamo presi secoli o millenni, e probabilmente è questo antropocentrismo estremo degli USA e dell’Australia che fa mancare loro ogni misura nei modi e nei desideri, con quelle street e quelle aiuole così squadrate.

L’Oceano non è il mare, perchè qui tutto è gigante: le alghe lunghe quanto Daniele, le patelle che per farle sugli scogli invece che il coltellino ci vuole l’ascia, e poi quando te la mangi sembra che te ne mangi 3 o 4 delle nostre, tanto sono grandi. Si chiama Sorrento, e i colori sono belli come i nostri, la spiaggia, il mare, rimaniamo incantati, e ci soffia un vento pazzesco, gelido nonostante il sole, perchè viene dritto dritto dalle terre dei Pinguini…dal Sud.

 Rosa viene dritta verso di me, mi dà del “giovanotto”, e mi dice che mentre cantavo le ho ricordato quando le avevano portato a lei la serenata, tanti tanti anni fa. Le chiedo di dov’è, “di Carpino” mi dice. La guardo con stupore, perchè pur essendo la mia famiglia di Manfredonia, i miei canti li ho imparati a Carpino. Allora mi faccio coraggio, le chiedo se si ricorda chi era che le aveva portato la serenata, “certo”, mi risponde, “uno era Garëbaldë, e l’altro Sbarlagammë, Sbarlagammë figuriamoci me lo ricordo bene, con lui abitavamo nella stessa via, lì vicino via Roma…”, adesso si chiama via Caracciolo, le dico io, e parliamo di quei portoni, le dico che gli ultimi 10 anni di vita di Sbarlagammë io sono stato sempre a via Caracciolo, mi chiede se Graziella la moglie è morta, è morta dico io, le chiedo se si ricorda delle figlie, si ricorda, e poi mi dice un sonetto a memoria, una serenata “poteva durare un’ora”, i figli e le figlie di Rosa sono accanto a lei, fanno sì con la testa, vorrei stare ancora con Rosa, viaggiare insieme a lei nella sua memoria, come la più preziosa macchina del tempo… così bello… così breve?…

Io se dovessi dire com’è l’Australia che ho visto direi che è un posto organizzato, cool, leggero, moderno, anglosassone. E che gli manca il sangue, il latino, il mediterraneo.

La city è bella, pulita, mai frenetica, e piena di verde.

Eppure ti respinge, dice Elia, non ci sono bar per chiacchierare, non ci sono muretti per cazzeggiare, non ci sono piazze per sostare, per vivere, per trovarsi due volte di seguito. I luoghi per sostare sono i luoghi del consumo mercificato: gli shopping, il casinò, l’acquarium. Ecco, a Melbourne per sostare devi comprare qualcosa.

Puoi comprare una magnifica presentazione sugli squali (“lo sapevate che ogni anno muoiono 10 persone per squali e circa 30 per caduta di cocchi in testa?”, ci dice il perfetto presentatore all’acquarium); una magnifica emozione dall’88° piano tutto vetrato del grattacielo più alto, dove per il vento si oscilla di 50 o 60 cm, solo 15 $ per salirci sopra, venghino signori venghino; o nello zoo safari di Healesville dove alle 11:30 puoi avere l’addomesticatore che comanda all’aquila di sfrecciarti sulla spalla, e alle 12:00 la sua collega sta già preparandoti il cibo da dare ai cangurini… già, ecco i canguri… una giornata indimenticabile?… venghino signori

Nella foresta umbra appare un cervo, un daino, un cinghiale, e quello per noi è il selvatico. Senza organizzazioni, senza presentazioni, il mio modo è quello, sbattermi nella foresta e camminare, magari incontro qualche bestia, magari no.

Come con le persone. Da noi sono tutti strambi, e c’è quello che ti porta a casa a mangiare ma anche quello che ti frega. Nell’Australia che vediamo invece la gente in giro è sempre amabile, gentile, carina. Puoi stare tranquillo a Melbourne, nessun inconveniente. Anche, nessuno ti porterà a casa a mangiare. Manca qualcosa, qualcosa che stava nelle parole di Sbarlagammë quando cantava… mancano i canguri…

Insieme a Joe, di Carpino, sindaco di Moreland, andiamo a conoscere i nostri italiani d’Australia, e io cerco sempre quella cosa lì che stava nelle canzoni. Forse a San Marco è il momento più duro, tavoli imbanditi nella sala rigorosamente congelata anni ’70, e tutti che aspettano le canzoni colte anni ’50, o al massimo Matteo Salvatore, vogliono la musica che ha già preso le distanze dalle sofferenze di contadini e pastori, dalla vita brava selvatica e quasi disumana del mondo rurale prima della modernità. I nostri suoni sono antichi anche per loro, troppo antichi, le voce gridate non le ricordano, non le vogliono ricordare, e forse non le vogliono neanche + sentire, si chiama processo di rimozione della memoria, e qui a San Marco quello che gli preme è solo che diciamo ai sanmarchesi di Puglia che loro stanno bene, meglio di noi, e che le tarantelle non sanno più neanche cosa siano… venghino signori…

Anche di questo parliamo nel pulmino, con Franck, fratello di Joe, che spesso ci guida per Melbourne. Sono due persone eccezionali, questi due fratelli, un gran privilegio essere con loro. Ora siamo in periferia, e dal finestrino ecco un cartello: “Development coming soon”. Già, perchè attorno è tutto costruzioni, e quella area ancora non antropizzata per gli australiani è un “non ancora”, presto arriverà lo sviluppo, scusate tanto se non è ancora arrivato.

Costruire, civilizzare, progredire, consumare, è tutto qui?

Quello che proprio dovremmo imparare noi è la lealtà, l’etica di questa gente, vivere qui è facile, e non devi inventarti ogni giorno la vita. A me magari sembra poco, ma so per certo che per un vecchio o per un bambino è una cosa determinante. E cerco di annotare, e di imparare.

La cosa che + mi piace è l’integrazione perfettamente riuscita di tutti, anche dei cinesi, sembra davvero un paese dove ci sia posto per tutti.

Anzi, tutti no. Gli aborigeni no. Lo stato sta restituendo loro alcune terre, terre strappate con i soliti trucchi e violenze dai signori del capitale d’occidente, è la stessa storia in America Latina, in Africa, in Asia, e anche qui.

E la gente dice: si insomma gliele possiamo anche restituire, le terre, ma poi loro non ci fanno niente, non è che ci fanno degli shopping, delle case, delle città, e allora cosa gliele diamo a fare?? Non le mettono a frutto… Non valorizzano… Già, venghino anche voi, aborigeni…

Siamo stanchi l’ultimo giorno, siamo pieni di racconti, e sembra non entrarci più niente nelle nostre zucche. Vorremmo cantare 2 o 3 canzoni e andar via, ma i pugliesi di Anzano stanno lì per noi, e vorrebbero fare sera insieme a noi, così finiamo per cantare per un’ora buona.

Alla fine viene una signora e prende il microfono. Recita la sua poesia, una poesia di parole scarne, poco ricercate, perché viene dal mondo orale, che poi la signora ha anche vinto dei premi, ma il suo mondo rimane quello, dove le parole sono dirette e ben agganciate alle emozioni, e la sua domanda è “chi mi restituirà quel sorriso?” e rimane senza risposta. Il sorriso, ci dice in rima, è rimasto in Puglia.

Un bacio, un grazie di cuore le do io, perchè signora ci fai vedere anche la parte più dolorosa.

Il ritornello è sempre quello: dite che stiamo bene, che facciamo una bella vita, abbiamo delle belle case, che non stiamo in mezzo ai canguri, che stiamo meglio di voi.

La signora invece squarcia il velo, non cerca comparazioni o rivalse, vuole solo ricordare, che quello strappo lì, di essere andati via, non si ricuce mai, per sempre.

Anche zio mio, si chiama Girolamo, e non ha paura di mostrarmi le ferite.

Vive qui da 1956, e se non fosse stato per i calabresi, mi racconta anche lui, che dopo 1000 provocazioni contro gli italiani, i calabresi hanno ripreso i coltelli, e ogni provocazione una coltellata, e sui giornali dicevano che gli italiani erano belve che accoltellavano, finchè un intellettuale australiano doc fece un articolo, e chiedeva ai suoi perchè mai gli italiani accoltellavano… saranno mica le nostre provocazioni, si chiedeva… piano piano finì, e gli italiani continuarono a lavoravare 7 giorni su 7, come prima

Lavoravano 7 giorno su 7 ma poi il sabato andavano al Trocadero di Melbourne, e corteggiavano le ragazzone bionde australiane, che subito ci stavano a ballare, perchè sapevamo ballare come nessuno, gli italiani, e insomma “prima di conoscere tua zia, Enrico, qui abbiamo solo lavorato, sempre, tranne il sabato al Trocadero…”

Dice zio “che destino ho mai avuto io, per avere 10 fratelli a Manfredonia, ed essere rimasto qui da solo, con mio figlio”, me lo dice nella sua bella casa, ha una buona pensione zio ora che ha 82 anni. A Manfredonia è tornato una sola volta, era il 1971, è stato 4 mesi, suo figlio – mio cugino dice “i + bei 4 mesi della mia vita”, e zio dice che da Manfredonia a Fiumicino Aereoporto non è riuscito a dire una parola, una, che veniva solo da piangere, eppure in Australia si stava meglio, eppure… roba di terra e sangue, inutile scriverne, si può solo sentire, non spiegare o capire…

I compagni sono partiti, e mi dispiace tanto perchè è viaggiando che si diventa compagni e loro parlano con lo stesso accento di Sbarlagammë, e io non lo so perchè sono diventato così vicino a Carpino, che ora poi ho anche il mio proprio nome, ‘Nrichë.

Così vado da solo alla ABC, che sarebbe come la RAI in Italia, io e la mia chitarra battente. Allora canto e suono, e rispondo in inglese a Paul Petran, che dicono che sia uno importante, e che decide anche dei Festival di World Music in Australia. Dice che il prossimo anno dobbiamo tornare, che ci inviteranno a Port Fairy.

Sarebbe bello, tornare da Rosa e sentirla parlare per ore, lei che è troppo vecchia per avere paura del passato, e nei barbecues di Joe e di Franck, da Azzurra e Isabella e Domenica e Kavisha, e con tutti i compagni miei, tutti, nello stesso pulmino.
Sarebbe bello tornare alla city, imparare ancora perchè la gente qui è così friendly, e magari ascoltare un’altra poesia, e stavolta zio mio insieme a mio cugino tornate insieme a me a raccontare voi perchè l’Australia è così bella e generosa, e perchè però non si può morire lontano dal mare nostro, più piccolo, più fragile, e che amiamo così tanto.

La prosperità e il futuro di una comunità dipendono anche dalla funzione decisiva della Cultura. E’ per questo motivo che chiediamo a tutti coloro l’abbiano a cuore di sottoscrivere il nostro messaggio indirizzato al Presidente della Regione Puglia per un Auditorium della Musica Popolare sul Gargano.

Gli italiani che vivono il mondo, colorano il mondo

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Grande successo, agli antipodi, per la Settimana della Cultura dei Pugliesi in Australia. Cultura e convivialità hanno rivitalizzato le relazioni tra i pugliesi in patria e quelli all’estero, al di là di ogni aspettativa, confermando quanto la musica dei popoli possa essere il giusto collante non solo per la comunità originaria, ma anche per quella che fu costretta a mettersi in viaggio per terre sconosciute.

Le vie dei canti seguite dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Melbourne è la seconda città australiana per dimensioni ed è un fiorente centro economico. Melbourne è proiettata verso l’esterno ed è fortemente creativa. Posizionata sul fiume Yarra, Melbourne è la capitale artistica e culturale dell’Australia. Il mondo delle arti visive di Melbourne vanta più di 100 gallerie pubbliche e non. Melbourne è la capitale del business, dell’arte, della moda e dei ristoranti di lusso in Australia.
Il Racconto di Enrico Noviello, leader del gruppo musicale i Malicanti

Reportage del nostro inviato Rocco D’Antuono
L’intervista all’emittente televisiva SBS
L’intervista all’emittente radiofonica Rete Italia

Riflettendo sulla prima Settimana della Cultura dei Pugliesi in Australia, siamo spinti a sottolineare innanzitutto i contenuti innovativi e le modalità che l’hanno caratterizzata. La delegazione giunta dall’Italia era composta dai membri dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival e dagli artisti del gruppo di musica di tradizione popolare pugliese I  Malicanti.

Non è un fatto casuale che la Settimana sia partita, il mattino del 20 ottobre, con l’incontro nella sede del Comune di Moreland con il Presidente della Federazione Pugliesi Australiani, Joseph A. Caputo, che rappresenta tutte le associazioni dei Pugliesi presenti in Australia. Joseph A. Caputo, oltre ad essere il presidente della Federazione e di origini Carpinesi, è anche Sindaco di Moreland ma soprattutto una sorta di factotum per gli Italiani di Melbourne.
 
Sulla scommessa di rinsaldare i rapporti tra Pugliesi in patria e quelli all’estero, si sono articolati tutti gli altri incontri della Settimana. «Mi sento fiero di appartenere a questa comunità e a questa cultura», ha affermato il Major Joseph A. Caputo nel saluto inaugurale rivolto ai membri della delegazione e ai duecento invitati, ricevuti nella storica sede del San marco in Lamis SC. «Finalmente, come ci eravamo ripromessi ormai da troppo tempo siamo riusciti a portare qui in Australia il profumo delle nostre origini».
Gli ha fatto eco Luciano Castelluccia: «Parlare a molte migliaia di chilometri da casa, in una struttura che della Puglia porta il nome e il simbolo, è un’emozione. Voi avete dovuto abbandonare la nostra terra, ma avete saputo costruire mezza città di Melbourne. No, voi non vivete con i Kangaroo nelle foreste, voi siete l’Australia. Ma anche la Puglia che avete lasciato non è lo stessa di allora: è una regione che ha saputo crescere e diventare competitiva a tutti i livelli. Ciò che ci rende grandi, in Australia e in Puglia, è la straordinaria voglia di sacrificio della nostra gente».
 
Il risultato della Settimana della Cultura dei Pugliesi di Melbourne è riassunto nei documenti Video e Audio che abbiamo riportato in Italia, presso la nostra sede e che verranno messi a disposizione del pubblico quanto prima. Negli articoli quotidiani usciti in Australia su "La Fiamma" ed "Il Globo", che escono con "La Repubblica", e dalle interviste all’emittente televisiva, della SBS, e radiofonica, a Rete Italia. Nelle 5 esibizione ufficiali tenute martedì 21 ottobre alla Melbourne Girls Grammar, giovedi 23 ottobre al San marco in Lamis SC, venerdì 24 ottobre all’Associazione Culturale Pugliese, sabato 25 ottobre al Box Forrest College di Glenroy e domenica 26 ottobre all’Anzano di Puglia di Altona e nelle altre esibizioni spontanee avvenute nelle piazze di Melbourne e nei locali che abbiamo avuto il piacere di visitare.
Ma quali possono essere le sensazioni e i contenuti che la delegazione italiana ha portato con sé? Innanzitutto la positività di un’esperienza comunitaria, vissuta nella riscoperta dell’identità pugliese, e la ricchezza di tanti incontri che hanno offerto la possibilità di confrontarsi e di dialogare con amici provenienti da ogni dove, anche solo per darci un saluto e per chiederci se conoscevamo questo o quello.
 
Gli italiani, ha voluto sottolineare il Presidente Joseph A. Caputo, hanno avuto un ruolo di primo piano nella storia dei flussi immigratori che ha visto protagonista questo Paese. Dopo aver ripercorso le tappe fondamentali di questo esodo, dai primi cercatori d’oro del 1851, ai grandi flussi del secondo dopoguerra, fino all’esaurirsi degli ingressi italiani a partire dagli anni Settanta. Oggi, la comunità italiana può essere stimata in circa 1.500.000 unità. "Il censimento australiano del 1996 ha registrato 838.000 italiani di prima e seconda generazione, senza tenere conto delle generazioni successive che vengono considerate australiane a tutti gli effetti. Da tali dati si ricava che la componente di ‘italianità’ corrisponde a circa il dieci per cento dell’intera popolazione australiana, pari a venti milioni di abitanti, preceduta per numero solo da quella di derivazione anglo-celtica". Oggi con speciali permessi per gli studenti si registra un altro nuovo flusso immigratorio, all’incirca 3000 giovani italiani annui visitano l’Australia e molti decidono di rimanere.
 
Il grande interesse verso la nostra cultura non è solo da parte degli italiani, ma anche degli australiani, il successo registrato con le ragazze della Melbourne Girls Grammar lo dimostra. Si può pertanto ragionevolmente ipotizzare che le nuove generazioni, oggi solo orgogliose di essere di origini italiane ma insensibili al vivere all’italiana, domani manifesteranno un interesse crescente per riallacciare i rapporti con "quel legame originario".
 
Permetteteci un ringraziamento particolare per Elena Gentile e i funzionari dell’Assessorato alla Solidarietà, Politiche Sociali e Flussi Immigratori della Regione Puglia che ci hanno permesso di vivere, da veri pionieri, un esperienza indimenticabile e di realizzare attività accolte e gradite con molto entusiasmo sia dai pugliesi che da tutti gli altri italiani situatosi nella città di Merlbourne e nei suoi sobborghi.

La prosperità e il futuro di una comunità dipendono anche dalla funzione decisiva della Cultura. E’ per questo motivo che chiediamo a tutti coloro l’abbiano a cuore di sottoscrivere il nostro messaggio indirizzato al Presidente della Regione Puglia per un Auditorium della Musica Popolare sul Gargano.

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