Grazie a Ondaradio potremo seguire in diretta dal Blog (speriamo che il portale http://www.carpinofolkfestival.com attaccato dagli Hacker venga rimesso on line al più presto) la Conferenza Stampa del nascente F.F.S.S dalla Bit di Milano a partire dalle ore 12.00.
Sarà, come annunciato, Renzo Arbore il testimonial della nostra Provincia alla Borsa del Turismo 2008 di Milano. Da domani OndaRadio, per il terzo anno consecutivo, seguirà minuto per minuto in diretta via etere e via streaming, la kermesse milanese con uno proprio staff pilotato da Sandro Siena. Verranno trasmesse fino a sabato le manifestazioni più importanti che riguardano il nostro Gargano. Appuntamento a metà mattinata con il primo collegamento dai padiglioni della Puglia Imperiale.
Nel 1983 Renzo Arbore firmò il film "F.F.S.S.", una pellicola unica, inimitabile, una storia che porta i protagonisti della pellicola, dopo tanto girare e sperare, al Festival di Sanremo. A distanza di 25 anni la terra di origine dello show man foggiano sceglie quella strana, ma molto conosciuta sigla, "F.F.S.S.", per tornare a parlare di musica per un obiettivo sociale importante e in uno scenario straordinario, unico, i Monti Dauni ed il Gargano. Ed ecco nascere "F.F.S.S.", questa volta acronimo di Five Festival Sud System, con Renzo Arbore che il prossimo 21 febbraio alle ore 12,00 nello stand della Regione Puglia durante la BIT di Milano (fiera di Rho) potrà raccontare in conferenza stampa come la musica, dopo eventi negativi come gli incendi sul Gargano, possa essere il miglior mezzo comunicativo per lanciare messaggi positivi. Arbore testimonial, quindi, dei 5 festival che ridaranno una nuova veste al Gargano spazzando via le ceneri degli incendi e facendo scoprire gli straordinari Monti Dauni, portando oltre 200mila spettatori nelle serate della prossima estate. Ogni festival, assolutamente gratuito, ha una sua storia straordinaria ed è ambientato in luoghi unici, a volte incantati, altri lunari. Eccoli: il “Carpino Folk Festival”, “Orsara Jazz Festival”, “Suoni in Cava (Apricena)”, il“Festival d’Arte dei Monti Dauni” e “FestambienteSud”. "Abbiamo tutti ancora in mente le scene devastanti degli incendi della scorsa estate, ha commentato Arbore accettando l’invito alla BIT, così come l’impegno della gente garganica che ha pensato ad aiutare a salvare prima i turisti in difficoltà a spese della propria auto o casa che in quel momento rischiava di andare in fiamme. Di quei drammatici momenti mi piace, però, ricordare solo il coraggio e l’altruismo della gente garganica". All’evento, organizzato dall’Apt e dall’Amministrazione provinciale di Foggia con il contributo della Regione Puglia, saranno presenti l’assessore regionale Massimo Ostillio, il Commissario dell’APT di Foggia Nicola Vascello, il Presidente della Provincia di Foggia Carmine Stallone e l’assessore provinciale al Turismo di Foggia Giuseppe De Leonardis.


di Amedeo Trezza
Novantadue anni sono pochi! Nel giorno più freddo dell’anno questa mattina il nostro cantore garganico Antonio Piccininno vive il suo novantaduesimo compleanno. Raggiunto al telefono poco fa sembrava quasi non avvertire il carattere eccezionale della sua ‘impresa’. Volendo lanciare un messaggio al mondo in questa sua giornata non ha saputo dir altro che: “Sono contento, va tutto bene, vi ringrazio molto per il vostro affetto” e, su una previsione del traguardo del secolo: “Beh, ci proviamo, ok!”. Tutto con quella asciutta semplicità di sempre, tipica dei ‘nostri’ anziani meridionali.
Testimone della Cultura nel 2007, Antonio Piccininno è testimone anche e piuttosto di una vitalità (tipica delle ‘classi’ di inizio secolo) alla quale noi nipoti e pronipoti dovremmo attingere a piene mani, cosa che però non sempre accade. Troppo spesso infatti crediamo che preservare significhi solo e semplicemente ‘conservare’, agendo ‘in differita’ e ‘di rimessa’, piuttosto che agire al presente e nel presente, proponendo, provocando. La tradizione non deve essere messa in bacheca (o peggio, in azoto liquido) ma deve essere percorsa e agita dall’interno, provata, assaggiata con tutti i sensi. Non deve essere solo un piacere intellettuale ma una pratica polisensoriale esperita in ogni momento e nel vivere quotidiano.
È per questo che novantadue anni sono pochi: non perché Zì ‘Ntonio (e tutti i nostri anziani, Carpinesi o meno) non ci abbiano offerto abbastanza, ma perché siamo noi che non abbiamo ancora avuto la capacità di attingere abbastanza da loro.
E’ il primo verso di un “sonetto” con singolari istruzioni per imparare a fare l’amore a dare il titolo al volume di Leonarda Crisetti Grimaldi a Cagnano Varano, "Bbèlla, te vu’ mbarà a fa l’amóre". Il canto, già reso noto dai “Cantori di Carpino”, è uno dei tanti del repertorio musicale ancora vivo in tutto il Gargano. La raccolta di canti e storie di vita contadina, a tratti sorprendente, smentisce il preconcetto della donna del Sud succube delle convenzioni sociali: «Bella, se vuoi imparare a fare l’amore, prendi la paletta e vai in cerca del fuoco. Va’ a casa dell’innamorato, prenditi due ore di spasso e giochi. Se (poi) tua madre s’accorgerà dei baci , (tu le dirai) che sono state le faville del fuoco… (Bbèlla, te vu’ mbarà a fa l’amóre,/pìgghiete la palètta e vva’ pe ffòche./Vaje a lla casa de lu nnammurate/Pigghiete dóje ore de spasse e jóche./Se mammeta ce n’addóna de li vascë,/sò state li frajèdde de lu foche)».
Protagonista è la donna. Una donna lucidamente conscia dei problemi della vita, ma che non vuole rinunciare all’amore, di cui ha appreso fin da piccola la raffinata “arte” della seduzione. «Sono andata in giro piccolina per imparare le cose del mondo. Ho imparato come si comincia a fare l’amore (So gghiuta cammenanne piccolina/ Pe mbararme li cose de lu munne/. Li cóse de lu munne l’aje mbarate: /Accòme ce ccumènza a ffà l’amore) ». Un disponibile iniziatore è il suo innamorato, ma il sentimento d’amore verrà ben presto “sepolto” dai problemi di tutti i giorni, quelli economici. Essi si presentano subito, già al momento della comunicazione ufficiale ai parenti: l’ambasciata. «L’amore comincia con suoni e canti e finisce con l’ambasciatore (L’amore ccumènza cu ssóne e ccande / e cce ffuniusce cu ll’ambasciatóre)». Le estenuanti discussioni con cui le famiglie definivano minuziosamente il contratto dotale, che trovava una sistemazione giuridica nei capitoli matrimoniali, poco hanno a che fare con le dolci promesse che l’amante prospetta alla sua amata.
La donna associa l’amore al matrimonio, l’uomo sembra invece correlare l’amore al piacere, e al sesso: se lei troverà il modo di lasciargli la porta aperta, egli potrà consolarsi fra le sue bianche lenzuola: «Che bell’ambasciatore sarei io! Quando tua madre ti manderà a chiudere la porta, fingi di chiuderla e lasciala aperta. Verso la mezzanotte, senza preoccuparmi se piove o nevica, verrò a coricarmi nel tuo bianco letto, mi stringerò al tuo petto e mi consolerò (Chè bbèll’ambasciatóre che ffurrija/ Quante màmmeta t’ammija a sserrà la pòrta,/ fa mbègna ca la sirre e lla lasse apèrta./ Quante jè llu tire de la medzanòtte/ Ne mme cure ca chióve e mmènsa fiòcche,/ me vènghe a ccrucà nd’a ssu gghianghe lètte/ m’abbrazze a llu tuo pètte e mme chenzóle) ».
Molto accorato è un canto, soffuso di tristezza, che nasce da un amore gentile, appassionato, rafforzato dalla lontananza. Il “cantatore” invoca una rondinella e le chiede un favore: desidera una delle sue eleganti piume, per poter scrivere una missiva d’amore. Vuole intingere la penna nel proprio sangue e sigillare la lettera con il suo cuore. Invoca la rondinella affinchè porti velocemente il messaggio d’amore alla sua donna: «Rondinella che vai per il mare. Voltati indietro e fammi un favore: vorrei strapparti una penna elegante per scrivere una lettera al mio amore. La scriverò con il mio sangue. E per sigillo metterò il mio cuore. Parti rondinella, va dal mio amore. E va’ a dirle quattro parole… (Rondinella che vvaje pe lu mare,/ vòltete ndiètro e famme nu faòre,/ quanda te sciòppe na pènna lejande,/ quanda scrive na lèttra a llu mi’ amóre./ Tutta de sanghe la vòglie stambare./E ppe sseggille ce vò mètte lu core./ Pàrtete, rondinèlla, va’ dal mi’ amóre/ E valle a ddicere quattre paróle)».
I cantatori e le cantatrici di Cagnano Varano appartenevano ai ceti popolari. Erano generalmente i pastori che intonavano sonetti e mannuètte; erano le raccoglitrici di olive e le braccianti che cantavano a distesa gli stornelli durante le varie fasi del lavoro. Nondimeno nei loro canti riecheggiano motivi “cortesi” tipici della scuola poetica siciliana o del dolce stil novo.
Con una fondamentale differenza: è donna a lodare le celestiali “qualità” dell’amato: «Alza quegli occhi, giovane galante/ perchè io possa ammirare la bellezza del tuo viso/ Tu somigli a due viole bianche/ Anzi, a un fiore del paradiso./Bello, a chi somigli? /Alla sfera del sole, a un fresco giglio. / Bello, a chi puoi essere paragonato?/Alla sfera del sole, quando splende in alto (Avèza quidd’occhj, giuvinotte galante,/C’ài vède li billizzi di lu tuo visu,/Tu sumigghje a doi viole bianche,/O puramènte a lu fiore di lu paravisu./E guarda, bèllu, a chi ti rassumigghi?/A la spèra di lu solu, a ‘nu friscu ggigliu./E guarda, bèllu, a chi ti à ssumigghiate?/Alla spèra di lu solu, quannu jè luvate)».
Questi canti popolari oggi sono divenuti gli archivi del popolo, l’espressione del suo cuore (Herder). Con il venir meno di chi li ha prodotti, e tramandati nel tempo, sono a rischio di estinzione. Leonarda Crisetti Grimaldi, consapevole del rischio, li ha raccolti e trascritti, talvolta corredandoli dei relativi spartiti musicali. Ha restituito piena dignità letteraria a centinaia di canti anonimi. La sua ricerca inquadra questi canti in un preciso contesto, quello di Cagnano Varano, paese tra terra, mare e lago, già indagato nel secolo scorso da ricercatori di tradizioni popolari come Saverio La Sorsa ed Ernesto de Martino e da etnomusicologi come Alan Lomax e Diego Carpitella, che depositarono i nastri registrati durante le “campagne” di ricerca della musica popolare del Gargano presso gli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia nazionale di Santa Cecilia, a Roma. Cosa resta oggi di quei canti e di quelle melodie?
Sarà Renzo Arbore a tenere a battesimo FFSS (Five Festival Sud System), il brand adottato da Apt e Provincia di Foggia per indicare una sinergia tra le principali manifestazioni culturali della Capitanata: “Carpino Folk Festival”, “Orsara Jazz Festival”, “Suoni in Cava (Apricena)”, “Festival d’Arte dei Monti Dauni”, “FestambienteSud”.
E’ quanto fanno sapere Nicola Vascello e Giuseppe De Leonardis, rispettivamente commissario dell’Apt di Foggia ed assessore provinciale al turismo.
Il 21 febbraio prossimo, nell’area conferenza stampa del padiglione della Regione Puglia, alla Borsa Internazionale del Turismo di Milano, lo showman foggiano presenterà la nascita di questo nuovo evento con grandissima valenza culturale e turistica.
“Five Festival Sud System – ha detto Nicola Vascello – punta a diventare uno degli eventi culturali del centro sud. Accettando il nostro invito – ha aggiunto – Renzo Arbore ha dimostrato per l’ennesima volta di essere persona gentile e sensibile e di aver conservato integro nel tempo il grande amore per la sua terra d’origine”. L’idea dell’Azienda di Promozione Turistica, con l’appoggio di Provincia e Regione, è proprio quella di un unico festival di grande qualità che, con i suoi due mesi di programmazione, 160.000 spettatori e ben venti comuni, tra Gargano e Monti Dauni, coinvolti, diventerà, ogni anno di più, un vero e proprio evento.
Ritengo molto arguto il ragionamento sviluppato dal consigliere al turismo di Vico del Gargano pertanto ve ne propongo l’intervista video a scopo formativo.
Parla della Citta Gargano e dei Quartieri, parla della mancata Progettazione dei nostri territori, del rapporto tra pubblico e privato e di quali siano le usuali pratiche (definirei clientelari) per ottenere finanziamenti e creare sviluppo.
Ascoltatelo …
Attraverso la musica e le immagini che raccontano dal vivo le fasi della ricerca, gli Archivi custodiscono testimonianze di culture (albanesi di calabria, comunità ebraiche, confraternite), di territori (il mare delle tonnare siciliane, le montagne del Trentino, la Lucania), di mestieri (carrettieri, pescatori, ambulanti), di tecniche espressive (il canto a tenore sardo, il trallallero genovese, i canti accompagnati da chitarra battente del Gargano), di riti e liturgie (ebrei askenaziti, cristiani greco ortodossi, diverse comunità islamiche).
Ettore de Carolis, ai più sconosciuto, aveva contribuito a "modo suo" a raccogliere molte di queste testimonianze, una di queste è la "Raccolta 135" sui canti popolari di Carpino.
Fu lui stesso, Compositore di musica, Polistrumentista ed arrangiatore, Ricercatore di musica etnica, Autore di programmi radiofonici e televisivi, a donarla all’Associazione Culturale Carpino Folk Festival. La consegna avvenne la mattina del 2 Agosto 2006 nelle mie mani, alla presenza di Mattia Sacco e Luciano Castelluccia, rispettivamente presidente e direttore artistico dell’associazione, dei soci e degli studiosi Antonello Ricci, Roberta Tucci e Pino Gala. Con loro in quella giornata si ebbe modo di riflettere sulla utilizzazione, spettacolarizzazione e sulla destinazione dei repertori musicali di Carpino, ma poi Ettore non volle intervenire (si alzo e andò via) al convegno tenutosi in serata in opposizione al modo di raccontare accademico dei primi.
De Carolis, saputo della probabile apertura di un museo musicale in Carpino volle anche fare dono di ben 10 puntate della trasmissione radiofonica dal titolo “Appunti sulla musica folclorica”.
La raccolta 135, come spiega lo stesso De Carolis, contiene 23 brani registrati tutti a Carpino, 2 racconti effettuati da Francesco Solimando cantore di Sannicandro Garganico e si completa con 28 foto "che scattai personalmente. Non professionali, ma che raccontano…".
Dal 29 al 30 settembre 1987 sono state registrate, da un tecnico della RAI di Napoli, le voce e le musiche di informatori (quasi tutti scomparsi), portatori diretti di una tradizione popolare che rischia di sparire nei meandri della dimenticanza e nella caoticità della riproposta. Tra gli altri sono stati immortalati nella "Raccolta 135": Andrea Sacco, Antonio Piccinino, Rocco Andrea Sacco, Gaetano Bernardini, Rocco Valente e Domenico ‘Minguccio’.
Le registrazioni originali, sono state trasmesse per radio nel corso della trasmissione andata in onda su Radio 3, tra il 1987 e il 1988, dal titolo “Appunti sulla musica folclorica", e conservate, gelosamente, negli archivi del Centro Nazionale Studi di Musica Popolare.
Ecco di seguito l’incipit con quale sono state archiviate :
1 La montanara 29.9.1987
2 Sonetto 29.9.1987
3 Rodianella 29.9.1987
4 Viestesana 29.9.1987
5 Sonetto 29.9.1987
6 Sonetto 29.9.1987
7 Canzona 29.9.1987
8 Rosa rossa culurita e bella (sonetto) 29.9.1987
9 Mille bongiorno a te, primo arruvato (sonetto) 29.9.1987
10 Io a diventa’ ‘nu pazziarielle (sonetto) 29.9.1987
11 Intervista sul modo di eseguire le serenate 29.9.1987
12 Vedi che bella giorne hai capato 30.9.1987
13 Che bello ramajette di viuole (sonetto) 30.9.1987
14 Il mio core ferito ferito 30.9.1987
15 Come aj a fa’ pe’amma’ questa femmena 30.9.1987
16 Garofano d’amore 30.9.1987
17 Che bella figlia 30.9.1987
18 Che bello Sabato Santo 30.9.1987
19 Fronned’aulive sposo nuvello 30.9.1987
20 Ce sta ‘na donna qua, se chiama Anna 30.9.1987
21 Tarantella alla carpinese 30.9.1987
22 Sonetto 30.9.1987
23 Piccola manovettapaesana 30.9.1987
Ettore De Carolis era senza ombra di dubbio un uomo fuori dal comune e questo suo gesto è quello che tutti, coloro che amano la musica e hanno realizzato raccolte, dovrebbero compiere per trasmettere alle nuove generazioni quell’identità che altrimenti andrà perduta nel tempo.
Altre raccolte effettuate da De Carolis sono quelle del :
-Lazio (1970/76), Basso Lazio, Monti Lepini, Alto Aniene, Monti Sabini, Piana Tiberina
-Abruzzo (1971/73, e poi 1987), Lanciano e Monti Frentani, reg. Casauria, Piana di Popoli, Penne
-Molise (1973), Alto Volturno
-Fiuggi (FR) (1988), Canti di Confraternite
Ciao Ettore mi piace ricordarti con le tue parole.
Oggi non si usa più cantare, ma cantare in passato svolgeva un’importante funzione umana tra le più normale e quotidiane. Non si cantava solo davanti ad un pubblico per eseguire un brano. Cantavano un po tutti dovunque e nelle piu disparate occasioni: di mattina, di giorno e di notte; in casa, per strada e durante i lavori.
Altre informazioni su www.ettoredecarolis.com
Consiglio "È tanto Tempo che non Recantavo" Canti e musiche tradizionali dalla provincia di Roma – Ricerche di Ettore De Carolis – Finisterre 2006

Al festival di Sanremo i sapori, i suoni e gli umori della musica popolare saranno rappresentati da Eugenio Bennato con ‘Grande Sud’
Io scopro subito le mie carte "faccio il tifo per lui" – appena possibile pubblicherò il testo della sua canzone.
Ecco i nomi e i titoli dei brani in gara.
EUGENIO BENNATO Grande sud
LOREDANA BERTÈ Musica e parole
SERGIO CAMMARIERE L’amore non si spiega
TOTO CUTUGNO Un falco chiuso in gabbia
GIÒ DI TONNO E LOLA PONCE Colpo di fulmine
FINLEY Ricordi
FRANKIE HI NRG Rivoluzione
MAX GAZZÈ Il solito sesso
GIANLUCA GRIGNANI Cammina nel sole
L’AURA Basta!
LITTLE TONY Non finisce qui
PAOLO MENEGUZZI Grande
MIETTA Baciami adesso
AMEDEO MINGHI Cammina cammina
FABRIZIO MORO Eppure mi hai cambiato la vita
ANNA TATANGELO Il mio amico
TIROMANCINO Il rubacuori
TRICARICO Vita tranquilla
MARIO VENUTI A ferro e fuoco
MICHELE ZARRILLO L’ultimo film insieme
La quindicesima edizione del tradizionale concerto di Natale quest’anno si è tenuta a Verona. Dopo le tredici edizioni svolte in Vaticano, nell’aula Paolo VI, e quella a Montecarlo dello scorso anno, quest’anno è stata la volta di Verona.
Il 9 dicembre, al Teatro Filarmonico, Roberto Mennona con Eugenio Bennato insieme ad artisti internazionali si sono esibiti interpretando brani della propria tradizione natalizia e del miglior patrimonio musicale mondiale; a dirigere l’orchestra dell’ Arena il maestro Renato Serio.
Il concerto, presentato dalla conduttrice Mara Venier e stato trasmesso su Rai2 ieri sera, 24 dicembre.
L’elenco degli artisti
Michael Bolton – Niccolò Fabi – Anggun – Eugenio Bennato (Roberto Mennona) – Massimo Ranieri – Ron – Mario Biondi – Giovanni Allevi – Francesco Malapena – Mika Kunii – Gerardina Trovato – Helena Hellwig – Lighea – Ornella Vanoni – Serena Autieri – Matia Bazar – Mattafix – RyanDan – Rev.do Everett Jenkins and The Virginia Gospel Choir – Coro Summertime – I Piccoli Musici – Coro di Voci Bianche "A.d’A.MUS" di Verona diretto dal Maestro Marco Tonini
Roberto Mennona, ha imparato alla maniera tradizionale a suonare la chitarra battente di Carpino, ossia affiancando il più grande suonatore e cantatore del Gargano, Andrea Sacco.
Nei concerti di Eugenio Bennato e nei corsi che dirige al Carpino Folk Festival il suo compito è quello di trasmettere le tecniche e gli stili esecutivi della chitarra battente per l’accompagnamento dei canti e delle tarantelle del gargano.
Si terrà quest’anno a Castelluccio dei Sauri, dal 27 dicembre al 3 gennaio "Capodanze", il festival di musiche e danze popolari organizzato dall’Associazione Culturale Carovana Folkart, con il patrocinio dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione e del Comune.
Capodanze è un festival da "ballare" e non solo da ascoltare o da guardare. Centinaia i corsisti attesi da tutte le regioni d’Italia e dall’estero. Collaudata la formula: ogni giorno corsi di danze popolari (pizziche, tammurriate, tarantelle, occitane, francesi, greche, balcaniche, ecc.) suddivisi in quattro turni da un’ora e mezza ciascuno per un totale di sei ore di lezioni e, dopo cena, concerti e spettacoli fino a notte inoltrata durante i quali gli allievi ballano insieme ai gruppi folk, ai musicisti e agli insegnanti, anche loro provenienti da tutta l’Italia e dall’estero.
Capodanze si propone come vetrina folk internazionale di musiche, canti e danze popolari della tradizione, che in questa edizione è testimoniata dagli anziani, oltre che da musicisti che dagli anziani hanno appreso direttamente e che con loro continuano a suonare, a cantare, a ballare, nelle feste tradizionali della Campania, del Salento e del Gargano.
Il doveroso omaggio che la provincia di Foggia deve ai suoi due più grandi interpreti della musica popolare, i compianti Andrea Sacco e Matteo Salvatore, è affidato direttamente al gruppo dei Cantori di Carpino, di cui Andrea è stato il principale ispiratore, e a Nicola Briuolo, unico allievo di Matteo Salvatore e che tanto gli assomiglia, oltre che nello stile musicale, anche in quello di vita.
Come sempre il festival non farà mancare ai suoi partecipanti pizziche, tammurriate e tarantelle, eseguite da Cinzia Villani e Ballati Tutti Quanti dal Salento, Damadakà e La Tammorra di Monte Coppola dalla Campania. Per le danze occitane, francesi, basche, ci saranno gli Stygiens, Yves Leblanc, Maurizio Diamantini e Andrea Capezzuoli & compagnia dalla Lombardia.