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Attività 2008 e programma 2009 Centro Studi Martella

Il Centro Studi Giuseppe Martella si è costituito nel 1997 ed ha acquisito la personalità giuridica nel 1999. L’istituzione è nata per dare voce alle istanze culturali di Peschici e del suo territorio, la Capitanata. E’formata da studiosi locali e da docenti universitari esterni, che hanno avviato un programma di ricerche ad ampio spettro, interdisciplinare: ricerche storiche che consentano di tracciare i percorsi della poliedrica e plurisecolare storia dei luoghi, delle persone, delle istituzioni e delle tradizioni di popolazioni che, nel ciclico alternarsi delle vicende umane, hanno saputo percorrere la strada delle trasformazioni e dei mutamenti imposti dai tempi.
Il Centro ha organizzato giornate di studio, i cui atti sono pubblicati nella collana "I luoghi della memoria". Oltre alle ricerche di vasto respiro, collabora attivamente con le istituzioni scolastiche del territorio per una sempre maggiore sensibilizzazione dei giovani alle tematiche del patrimonio storico, culturale, artistico e naturale del quale diventare gelosi e fedeli custodi. Attraverso il lavoro del suo Presidente, il Centro Studi Martella svolge anche una corposa attività di informazione attraverso articoli e saggi pubblicati da quotidiani e riviste specializzate, locali e nazionali.
Notevole l’attività sul web, per estendere a livello internazionale i risultati della ricerca storica e la promozione dell’identità culturale della Capitanata.
Nel 2008, in particolare, il Centro ha svolto le seguenti attività:
– Pubblicazione del V volume dei “Luoghi della memoria”, dal titolo “Chiesa e religiosità popolare a Peschici. Itinerari del Parco letterario “San Michele Arcangelo-Gargano segreto”, a cura di Teresa Maria Rauzino e Liana Bertoldi Lenoci, Edizioni Centro Grafico Francescano, 2008 Foggia.
– Presentazione del volume suddetto a Foggia (Palazzo Dogana), Rodi Garganico e Peschici.
– Ricerca presso gli archivi di Simancas e di Aragona di fonti documentarie sulla storia di Rodi Garganico per la redazione del VI volume della collana “I luoghi della memoria”.
– Valorizzazione identità e cultura garganica sulla stampa (Gargano nuovo, Punto di stella, L’Attacco), e sul web (“La memoria dimenticata. Microstorie” su http://www.storiamedievale.net e su http://www.microstorie.net; Peschici e dintorni e segnalazioni culturali su http://www.foggiaweb, http://www.culttime.it; http://www.garganopress.net., Uriatinon su splinder; Centro studi Martella, Peschici e dintorni e Ischitella nei groups msn del Centro Studi Martella.
– Partecipazione, in sinergia con il Centro Studi normanno svevi, l’Università di Bari e il Comune di Barletta, alla Giornata di studi “Puglia in/difesa II” svoltosi il 2 aprile 2008 a Barletta.
– Partecipazione il 19 gennaio 2008, presso l’Aula Magna della Facoltà di Economia e Commercio dell’Università di Foggia, alla manifestazione “Assaggi di Musica, Arte ed Enogastronomia” organizzata dalla provincia di Foggia e dal Coro giovanile “U. Giordano” di Foggia.
– Organizzazione, in sinergia, con l’assessorato alla cultura del Comune di Peschici, di un convegno di studi su Giuseppe Martella.
– Partecipazione alla kermesse “Il Gargano tra natura e cultura” organizzata dalla casa editrice Il Rosone di Foggia e dal Comune di Rodi Garganico.
– Pubblicazione di 7 reportage dal titolo “Viaggiatori del Gargano” sul Corriere del Mezzogiorno-Corriere della sera.
– Presentazione, in sinergia con il Comune di Peschici, del volume “Memorie” di Angela Ventura.
– Una intensa campagna mediatica e di sensibilizzazione per il restauro e la valorizzazione dell’abbazia di Kàlena in agro di Peschici e per l’inserimento nella progettazione di “Area Vasta Capitanata 2020”.

Anche per il 2009 il Centro Studi Martella svolgerà una corposa attività di informazione sulla stampa e sul web, per promuovere la cultura della Capitanata. Oltre ad attivare significative sinergie con le Istituzioni di Capitanata e pugliesi, continuerà a collaborare con varie Associazioni culturali del territorio. Si prefigge di realizzare il seguente programma di massima:
– Pubblicazione VI volume della collana “I luoghi della memoria” sulla storia di Rodi Garganico.
– Prosecuzione campagna mediatica per il restauro e la valorizzazione dell’abbazia di Càlena in agro di Peschici.
– Varie serate culturali in sinergia con l’Assessorato alla cultura del Comune di Peschici.
– Pubblicazione del VII volume della collana “I luoghi della memoria” : “Lettere al Duce. La Capitanata nel ventennio fascista” di Teresa Maria Rauzino.

Peschici, 7 gennaio 2009
La Presidente del Centro Studi Martella di Peschici
prof.ssa Teresa Maria Rauzino

E se Il Gattopardo narrasse di Brancaccio da Carpino?

E’ la tesi di Basile, che nel diario del signorotto garganico ha colto strane coincidenze
di Piero Ferrante

Ci sono teorie che solleticano gli ingegni più frizzanti, che concorrono a portare nel mondo emerso della cultura caratteri troppo subitaneamente catalogati. Come un processo che manchi delle prove scottanti e si limita a giudicare l’accusato fondandosi sulle mere testimonianze. Queste teorie, che spesso sono controcorrente, rimangono a lungo celate, adombrate dal tetro apparire dell’ufficialità. Sparare a salve, certo, è facile, spesso soltanto una forma di protagonismo non tenuto che esplode nella megalomania di individui senza volto che, come profetizzò Andy Warhol, vanno alla ricerca del loro “quarto d’ora di celebrità”.
Talaltre volte non è improbabile che in esse possa cogliersi il seme della verità, o del vero. Perlomeno del verosimile.
Ipotesi che aggiungono piuttosto che togliere. E, per questo, meritano l’approfondimento.
L’ultimo lampo viene da Carpino, sponda Carpino Folk Festival, l’associazione promotrice dell’omonimo festival che si consuma ne paesino garganico in estate. Qui pro quo l’ispirazione che ha animato Tomasi di Lampedusa nella composizione del suo celeberrimo “Il Gattopardo”.
Non che di tesi a proposito ne girassero poche. La critica letteraria moderna abbonda in quanto ad arditismo teorico.
Da chi ne fa un simbolo rivoluzionario, una bacchetta sulle mani dei costumi, a chi lo bolla come reazionario, fino a chi dubita della sua essenza di romanzo storico spremendone il succo religioso. Come non mancano i campanilisti che lo trasformarono in romanzo della sicilianità o chi, come l’accademico Luigi Russo scrisse dalle pagine del “Belfagor” che nel Gattopardo “fin dalle prime pagine si avverte il tono amaro e desolato dello scrittore, roso da un profondo ma anche elegante scetticismo”. Vena intimista.
Ma nessuno, fin d’oggi, si era spinto a tentare la stoccata finale.
Quella che porta all’individuazione piena e completa dell’ispirazione dei personaggi.
Uno svelamento complicato dal fatto che si è scelta un’indagine cristallizzata alla realtà sicula dell’Ottocento. Ed invece, a distanza di cinquant’anni dalla sua pubblicazione per Feltrinelli, la spinta propulsiva viene proprio dal Gargano. E, più precisamente, da ciò che Antonio Basile (capo redattore del sito web dell’associazione di Carpino) ha scorto nel diario di Francesco Brancaccio da Carpino, risalente al 1860. Appartenente ad un’antica casata presumibilmente originaria di Napoli che estese i suoi privilegi sulle terre di Cagnano e Carpino nel 1738 in seguito al matrimonio di Giovanni I con Felicia Vargas (Principessa di Carpino e Duchessa di Cagnano), Francesco Brancaccio visse, giovanissimo, per alcuni anni in quel di Palermo. Qui venne in contatto con alcuni altri intellettuali del Regno di Sicilia e, negli anni dell’impresa dei Mille, nutrì simpatie garibaldine.
Anche se, in definitiva, lo stesso Brancaccio scrive nel diario che “non ci interessavamo molto di politica e pensavamo solo a goderci la vita e divertirci”. Impossibile non scorgervi l’esteriorità briosa di Tancredi. Quel modo, ricorda Basile, “di fare la rivoluzione” più per spirito d’avventura e fascino violento che non per vocazione ideale. “Poca battaglia e niente disciplina”. Un’istantanea tipicamente nobiliare, non dissimile da quelle immortalate da altri autori che descrissero gli usi del tempo. Primo tra tutti Alexandre Dumas, che nel suo “Il Conte di Montecristo”, fotografa nobili oziosi presi da feste danzanti e garantiti da vitalizi lussuosi. Contatti letterari che creano soluzioni labirintiche, intrecci di società e storie che danno adito a teorie spesso ignorate. Punti di contatto trasversali che inducono Basile ad ammettere che “dalla lettura e dal diario e dei testi di altri autori si evince subito e in modo chiaro che Giuseppe Tomasi di Lampedusa prima di cominciare il suo libro lesse molte opere su Garibaldi ed i Mille in Sicilia e tra questi anche il diario di Francesco Brancaccio da Carpino”.
Effettivamente di punti di contatto ce ne sono. E di diversi.
Innanzitutto, lo scontro di famiglia. Il conflitto tra il Tancredi ed il Principe di Salina altro non sarebbe, secondo Basile, che il riflesso di quello che emerge, nel diario, tra “Brancaccio, orfano e liberale, e suo zio Francesco De Silvestri, il sostenitore borbone”.
Altro e secondo punto di raccordo è la figura stessa di Tancredi, “verosimilmente il Corrado Valguarnera di Niscemi” del diario del galantuomo carpinese.
A tal proposito sono tre gli elementi che lasciano presupporre questa identificazione.
Primo, “era un nipote di Lampedusa”; secondo, “sposò una ragazza plebea come Tancredi”; e, terzo, come il gattopardesco personaggio “fu un entusiasta sostenitore di Garibaldi”.
Tracce indelebili per chi ne vuol vedere forma e paternità, oscure o inesistenti per chi non vuole. Intanto son lì, a Carpino, in attesa di essere seguite.

I panni sporchi si lavano in famiglia, ma se la famiglia non esiste?

PREMESSA = I panni sporchi si lavano in famiglia, ma se la famiglia non esiste quei panni resteranno sempre sporchi e tutti noi “puzzeremo” fino alla nausea

Vi chiedo scusa se userò la prima persona (non è mio costume, non ritenendomi un Enzo Biagi o un Indro Montanelli) e se l’ho scelta per la riflessione che segue è solo per offrire alle mie valutazioni maggiore incisività. Non sono mai stato un “mediatore dell’ultim’ora” e quando il mio ex-direttore Mario Gismondi mi dette del “democristiano” nel corso di un tentativo di facilitare un incontro “difficile”, mi offesi a morte. Pertanto quanto sto per affermare non ha assolutissimamente il sapore della composizione di un “battibecco” e non va “assolutissimamente” preso come tale.

In data 1° gennaio ho pubblicato, ripreso poi da OndaRadio, un BUON ANNO un po’ diverso dal solito sollecitato da certe emozioni romane (http://www.puntodistella.it/news.asp?id=1581). Tre giorni dopo, il 4, ho dato spazio a uno “sfogo” del presidente della Associazione vichese “Io sono Garganico”, Gaetano Berthoud (http://www.puntodistella.it/news.asp?id=1584). Due post indiscutibilmente non “collegati” fra loro. Per rendersi conto dei temi trattati, di cui è indispensabile conoscere la sostanza, seguire i link fra parentesi.

Oggi trovo sulla emittente viestana, in coda al mio pezzo scritto in qualità di presidente della Associazione Culturale “Punto di Stella”, una chiosa del direttore Ninì Delli Santi il quale – voglio essere malizioso, ma simpaticamente – prendendo al volo l’occasione si lascia andare a una reazione, giustificata ma a mio parere esagerata, avverso i contenuti della esternazione del Berthoud. Reazione che pongo pari pari all’attenzione degli utenti.

“Nelle analisi e nei piagnistei siamo maestri, e quasi sempre finiamo anche per concordare. Più che di una ‘città’, abbiamo parlato anche noi di un ‘condominio’. L’inchiesta/sondaggio di OndaRadio aveva solo la finalità di accelerare i percorsi di risoluzione di quei problemi, troppi, che ci angustiano da decenni. Proprio perché le difficoltà nascono nel momento in cui questo nostro ‘condominio’ deve confrontarsi con le difficoltà di ogni giorno: ottenere servizi sanitari adeguati, dotarsi di un sito per lo smaltimento dei rifiuti, organizzarsi nella promozione economica, avere strade e infrastrutture adeguate…

“In questo ‘condominio’ ci sono comunità che si trovano da decenni a convivere con tematiche analoghe. Altre realtà del Promontorio hanno sicuramente le loro ma non sono spesso accomunate alle nostre. Altro che ‘voler spaccare il Gargano’! Con San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo, ad esempio, non ci si ritrova assieme per l’emergenza rifiuti o sanitaria (ovvero per una discarica comprensoriale e un ospedale). Come spiegare ai Garganici, ad esempio, che l’Ato (Ambito territoriale di bacino per i rifiuti) è nato solo sulla carta ma che a diventare operativo ne passerà ancora di tempo? Così, con la discarica di Vieste ormai esaurita (in cui conferisce proprio quel nostro ‘condominio’ Gargano), si rischia di fare la fine della Campania, come già sta accadendo nel Salento.

“Tutto perché non si riesce a fare… una riunione di ‘condominio’. Motivo? I Garganici, per usare un eufemismo, faticano a stare assieme per discutere e confrontarsi. Di qui la nostra inchiesta/sondaggio che, partita da un riscontro ultradecennale con le difficoltà di dialogo tra Garganici, ha voluto porsi come punto di partenza per avviare un confronto vista la costante crescita delle varie emergenze. Così dopo trent’anni di attese per un ospedale del Gargano Nord ci si è lasciati scivolare addosso lo ‘scippo’ dell’eliambulanza! Fatti concreti dunque, e non fumo!

“E’ anche vero che non ci scandalizziamo più di tanto se poi alcuni dei nostri ‘condòmini’ non sanno granché proprio di quei problemi da cui il ‘condominio’ è afflitto. Sorprendono però talune levate di scudi (e non vogliamo pensare che siano originate dalla mancata paternità dell’iniziativa… perché altrimenti scivoleremmo davvero nel demenziale!) che, tralasciando la sostanza delle varie questioni, ambiscono solo alla mercificazione del Gargano… E così anche noi siamo costretti a dare un nome alle cose: c’è qualcuno che non sa più cos’è il Gargano…
Sicuramente “l’io garganico”, e sono sicuro caro Piero che concorderai, non è davvero vendita di gadgets!”

Fin qui la “reazione” di Ninì Delli Santi, qua e là farcita di opportuna resipiscenza, alla quale ho… “reagito” con un commentino del seguente tenore: “OK, OK, OK!!! Ma se cominciamo (o continuiamo?) a ‘beccarci’ fra noi, caro Ninì, di passi avanti ne faremo ben pochi e più che una ‘riunione di condominio’, anche accesa battagliata dialettica, scadremmo nella solita solfa impregnata di provincialissimo campanilismo. Ma io sono OTTIMISTA di natura!”

Potrei anche fermarmi qui, sarebbe sufficiente limitarsi allo spirito del commento che nella sua obbligata sintesi esprime “in toto” la mia personale ottica sulle modalità da rispettare in maniera da riuscire a muoversi coi dovuti accorgimenti e i debiti paletti. Eppure due “cosine” le aggiungerei volentieri.

PRIMO – Ciascuno di noi, comunicatori telematici o della stampa, all’interno del proprio piccolo grande cosmo, “deve” esperire tentativi drastici e perentori atti a estirpare quell’humus che sa di faide intestine e rivalità che hanno lasciato il tempo che trovano, e ormai non hanno più terreno fertile e valide motivazioni nemmeno nelle tifoserie più ultras e violente (dopo tutti i morti patiti).

SECONDO – Per costituire e realizzare un “condominio” funzionante e agevolmente gestibile occorrono “larga intelligenza” e apertura di vedute che vadano ben al di là del recinto innalzato a proteggere la personale coltivazione, tal che diventi fruibile a tutti e i cui prodotti vengano distribuiti senza parsimonia e senza speculazioni, non soggetti ad attacchi pseudocritici e devianti o valutazioni gratuite e maligne (della serie “siccome non l’ho fatto io, fa schifo”).

So benissimo che le mie puntualizzazioni – non scivolate, per scelta ponderata, nel merito delle rispettive posizioni assunte dai due “contendenti” – urteranno la suscettibilità di qualcuno e se ciò dovesse malauguratamente accadere, vorrà dire che ho solamente perso tempo a buttar giù le precedenti considerazioni, intese in tutta semplicità e modestia a superare gli “scontri” prediligendo gli “incontri”, a indicare una strada – sorta di sopraelevata – stesa al di sopra di ogni conflittuale interesse e diretta a un obiettivo programmato (o da programmare a breve) preciso, facilmente identificabile, chiaro, immanente, alieno da astrazioni, beceri concettualismi e da tutti gli “ismi” che punteggiano maledettamente certe questioni.
Piero Giannini

Un incontro Garganico – 9 gennaio ore 17 – Vico del Gargano

CHI E’ ASSENTE HA SEMPRE TORTO

Continuano i preparativi per l’incontro del giorno 9 gennaio 2009 a partire dalle ore 17.00 presso il Palazzo della Bella di Vico (n.d.r. l’incontro, in un primo momento previsto presso la sede dell’Associazione, si terrà per motivi logistici presso il Palazzo della Bella), promosso dall’Associazione Io Sono Garganico in collaborazione con il Comune di Vico, per incontrare le Associazioni del Gargano e tutti gli interessati a conoscere le realtà associative del territorio.

Tanti anni fa, tra le vie dei paesi del Gargano, si aggirava un banditore, che era colui che annunciava un evento e diffondeva una notizia. A presentare il luogo dell’incontro è proprio questa figura d’altri tempi, perché l’edificio storico del Palazzo della Bella aprirà le sue porte facendo immergere gli ospiti all’interno di uno scenario antico ma nello stesso tempo familiarmente garganico.

Non ci saranno palchi né microfoni, ma sarà possibile aggirarsi nei diversi ambienti, che rappresenteranno un unico grande paese.

Al centro l’immancabile Piazza, luogo d’incontro e relazioni. All’interno di questo spazio comune sarà possibile conoscersi e scambiarsi idee, diventare socio dell’Associazione ISG, condividere progetti; inoltre si invitano tutti gli interessati a portare il proprio curriculum vitae e consegnarlo al banco registrazione, in modo da poter costruire una prima banca dati delle professionalità del territorio.

In ogni piazza che si rispetti c’è il Cinematografo, spazio di sogni e ricordi. Un luogo in cui assistere a proiezioni sul Gargano di ieri, immagini di racconti e storie che ci ricordano le nostre radici.

E ancora lo spazio dedicato al Circolo sociale, il luogo di ritrovo. Qui saranno presenti i referenti delle Associazioni del territorio, disponibili ad incontrare e confrontarsi con il pubblico, e sarà disponibile del materiale informativo sulle stesse.

Il Circolo culturale sarà invece l’ambiente dedicato all’approfondimento di tematiche storico-culturali e soprattutto naturalistiche del territorio.

E nel “grande paese” non può mancare la Cantina per degustare vino e taralli locali! Quindi anche un’occasione per brindare insieme al nuovo anno e alla nostra “garganicità”. Vi aspettiamo.

– Luogo dell’incontro: Palazzo della Bella, Centro Storico Vico del Gargano (FG)
– Data dell’incontro: venerdì 9 gennaio 2009, a partire dalle ore 17.00
– Info: tel. 0884 993048 – stefania@garganonews.it

Monte Sant’Angelo piange la scomparsa del suo Cantore Cequétte

È scomparso oggi, 3 gennaio 2009, stroncato da un infarto nella prima
mattinata. Michele Totaro, in arte “Cequétte”, ha dedicato parte della sua
vita alla musica popolare di Monte Sant’Angelo. Con lui scompare un pezzo di
storia di Monte Sant’Angelo.

http://www.carpinofolkfestival.com/TarantelladiMonte.mp3

Fin da giovane, con gli inseparabili amici “Vairott” e “Giudecicchie” (anche
lui scomparso pochi anni fa), gira il mondo con il gruppo folkloristico “la
Pacchianella”, diventando così uno dei pionieri della nostra musica popolare.
Ce lo ricorderemo così: nell’ultima sua apparizione in pubblico, a Monte Sant’Angelo,
durante il festival “Storie di Musica Popolare”, quando ha allietato il pubblico
con acuti straordinari, ma soprattutto con battute esilaranti, facendo divertire
gli oltre cinquemila spettatori presenti.
Trasmetteva ai giovani la voglia di vivere, la voglia di sorridere. Gente come
lui ci ricorda i valori che accomunano la nostra storia e che ci rendono
orgogliosi di essere garganici, e soprattutto di essere Montanari… grazie
Michele, ci ricorderemo sempre di te. Con te, scompare un pezzo della nostra
storia, che i tuoi amici, “i Cantori di Monte Sant’Angelo” sapranno certamente
ricordare con gioia ed affetto.

La notizia ci perviene da Domenico Prencipe della redazione de “il diario
Montanaro”.

C’è qualcuno che non sa più cos’è il Gargano!

Diamo un nome alle cose.
C’è qualcuno che non sa più cos’è il Gargano!

di Gaetano Berthoud
Presidente Associazione Io Sono Garganico

Rieccoci qui, dopo i vari festeggiamenti e le innumerevoli mega mangiate, con un nuovo anno alle porte, un 2009 che inizia con i grandi dubbi sulla crisi, un anno che si prospetta nel nome del buon senso e della saggezza da parte di tutti; quindi anche per noi Garganici le riflessioni e le domande non mancano.

Ma proprio in nome di cosa sarebbe "saggio" per noi Garganici, vorrei fare un passo indietro e precisamente ai giorni precedenti al Natale 2008, dove credo ci sia stato un altro grossolano errore, un altro "difetto di comunicazione", un’altra di quelle iniziative che lasciano a dir poco perplessi gran parte di noi.

Mi riferisco (sempre in nome di cosa dovrebbe essere saggio) al continuo e marcato utilizzo improprio della parola "Gargano", a volte magica, altre volte sfruttata, altre volte ancora utilizzata come da ignoranti.

A dire il vero era già da un po’ che volevo scrivere su questo argomento, su come liberi improvvisatori, organizzatori di consorzi, qualche piccola istituzione, continuando con chi organizza premi, passando per chi gestisce una radio locale, per finire a chi si occupa di comunicazione in genere, utilizza, etichetta, sponsorizza, sloganeggia e il più delle volte, potremmo aggiungere, specula sulla parola "Gargano".

Ma veniamo al periodo pre natalizio, dove mi ha particolarmente colpito l’iniziativa di Ondaradio di Vieste, di prendere come campione 600 telefonate per definire quale era il sindaco ideale della "Città Gargano".

Un’iniziativa interessante, aggiungerei trasversalmente politica, dove queste 600 persone hanno poi decretato Luigi Damiani sindaco ideale di "Città Gargano"; quella città, idea del compianto Filippo Fiorentino, che spiega come il territorio del Gargano dovrebbe saper rappresentarsi insieme, da Monte a Vieste, da Lesina a Rignano. Idea a volte giudicata come un’utopia, ma che Fiorentino indica come il futuro.

Benissimo allora, tutto torna, tant’è che il quotidiano "L’Attacco" riprende la notizia facendo sponda con Ondaradio, dandole non poca visibilità, anzi, in prima pagina del 22 dicembre, con tanto di foto ecco Luigi Damiani (che è il mio sindaco) accompagnato da un titolo grande che dice così. "Damiani è il sindaco ideale della città Gargano" segue un sopratitolo "Onda Radio lancia un sondaggio sugli amministratori più curiosi, aperti e con una visione cosmopolita della Montagna Sacra… Vince Vico".

Di bene in meglio ma andiamo avanti. Il Corriere del Mezzogiorno gli fa eco, pubblicando un altro articolo dove sommariamente dice le stesse cose. Onore anche a questo. Ma c’è di più, i responsabili di Ondaradio lanciano un’altra grande idea, cioè organizzare un incontro a Vico con i sindaci per approfondire il tema "Città Gargano", dove sembra emergere chiaro il messaggio: l’unione fa la forza.

Perfetto. Anzi, quasi. Dico quasi perchè è assolutamente inaccettabile che qualcuno faccia passare per Gargano quello che è stato un sondaggio rivolto solo alla metà dei comuni del Gargano, è inaccettabile che un quotidiano riprenda la notizia facendo anch’esso passare per una statistica garganica, quello che garganico non è, se non in parte, è inaccettabile che il Corriere del Mezzogiorno, etichetta Gargano, quando poi il sondaggio riguardava  Vieste, Vico, Peschici, Rodi Garganico, San Nicandro, Tremiti, Cagnano e Carpino.

Quindi cari signori di Rignano, San Giovanni (mmh), San Marco, Manfredonia (ohi), Mattinata, Monte Sant’Angelo (ahi ahi ahi),  Lesina, forse non lo sapevate, ma voi non siete nel Gargano, qui c’è qualcuno che riesce a cambiare anche la geografia, tentando anche con la storia, dimenticando proprio le parole a cui fanno riferimento: quelle dello scrittore Filippo Fiorentino.

Il Gargano non è di chi se lo piglia, non è di chi organizza premi, non è di chi ha una radio e si "veste" di questo ruolo, pensando di poter determinare quali sono i paesi che meritano un sondaggio, il Gargano non è di chi specula con uscite sloganeggianti di "Città Gargano", di chi va su facebook e si inventa un gruppo e un ruolo, senza arte nè parte.

Il Gargano è semmai di tutti, o al massimo di nessuno, il Gargano non deve essere trattato in prima pagina sull’"Attacco", perchè fanno sponda con Ondaradio semplicemente per "spaccare" il Gargano, parlando in nome di "Città Gargano" e di Montagna Sacra.

Stop a questo opportunismo, dove ognuno pensa di "etichettare" Gargano ciò che gli pare. Anche la semplice scritta "Gargano" va rispettata da tutti, da tutti quelli che la scrivono anche solo su una bottiglia o su un logo. Io chiedo scusa a tutti gli abitanti dei paesi non considerati da questo sondaggio, dal Premio Saccia e dalle tante invenzioni che vengono puntualmente contestualizzate come Gargano, chiedo scusa anche alle istituzioni per questo atteggiamento direi da "surfisti", dove si vede sempre più gli interessati alla comunicazione, continuare con  il "copia e incolla", scritto magari dall’amico, senza chiedersi mai, se il ruolo di un giornale o di una radio, sia anche quello di avere una linea editoriale, avere corrispondenti che non vanno facendo le visite a domicilio a chi gli telefona, ma entrano nel sociale e colgono sensazioni e vibrazioni per poter argomentare le impressioni sempre secondo un loro punto di vista, in linea con la scelta editoriale. Questo è un giornalista, colui il quale vede e racconta…

Occuparsi dell’informazione è una responsabilità, farsi venire idee che diventano una discussione politica è un’altra cosa, anche perchè se bastasse scrivere ciò che si vuole per fare informazione, sarebbe facile, invece qui c’è gente che ci gioca con l’informazione, storpiando quella che è la storia, giocando con i titoli sui giornali, dimenticandosi che Monte Sant’Angelo (esclusa dai sondaggi) rappresenta da sola il Gargano più di tutti i comuni messi insieme, da questi sondaggi. (Qualcuno faccia giungere, per favore, questa informazione all’Attacco).

Certo, si potrebbe anche sminuire la cosa, in fondo è solo un sondaggio, a campione per giunta. Ma il problema è proprio il paradosso stesso di questa scellerata comunicazione. Mentre si tenta davvero di costruire un’identità Garganica, vengono fuori queste notizie che invece minano il percorso di unificazione del Gargano, creando ulteriore diffidenza tra i comuni costieri e quelli dell’entroterra, tutto nel nome di "Città Gargano".

Aggiungo che mi aspettavo qualche precisazione da parte di alcuni sindaci "interni", magari un intervento del presidente Gatta, che almeno su questo argomento non perde mai occasione di parlare di un unico territorio.

Se è vero che si organizzerà un incontro con i sindaci all’insegna di “Città Gargano”, ci auguriamo di vedere seduti sullo stesso tavolo, “tutti” i primi cittadini, magari introducendo l’incontro, chiedendo scusa ai paesi non considerati dal sondaggio, determinando una forte mancanza di rispetto verso migliaia di Garganici (veri).

‘Dobbiamo pensare in grande!’ – Filippo Fiorentino

HA ANCORA UN SIGNIFICATO AUGURARSI BUON ANNO?
di Piero Giannini

Rose di fuoco multicolore sull’intero orizzonte. Dai Castelli Romani, guardando verso la Capitale, nella notte più particolare dell’anno vanno in fumo migliaia di euro pirotecnici. Il popolo erede del Marchese del Grillo esulta. E la crisi? Lo spettacolo è degno della “Caput Mundi”, i tempi no. Quei fiori variopinti che si aprono lontano, all’altezza degli occhi per quanto siamo in alto, appaiono tanti schiaffi alla miseria e ai desideri non soddisfatti.

Gli stessi che ci auguriamo nel preciso istante di una nuova Mezzanotte pronta ad affacciarsi sull’ennesimo anno. Mentre ci rendiamo malinconicamente conto che sono i medesimi dell’anno passato, e di due, quattro, cinque, dieci, quaranta anni fa: disattesi o solo in minima parte esauditi. E non è ingratitudine verso la vita o mancata riconoscenza per quanto ci abbia regalato o abbiamo conquistato con fatica e caparbietà, ma fredda costatazione di fatto.

Allora il pensiero va veloce a nuovi desideri, mai espressi o appena sfiorati, timorosi di rivelarli per scaramanzia o eccesso di sfiducia. E alle persone con le quali li hai appena affrontati, quasi tangendoli, preoccupato della loro portata, e rapportandoli ad altri simili ma di minore spessore che (forse) sei riuscito a concretizzare.

Le case al di qua dell’orizzonte infuocato e palpitante di stelle artificiali, poste fra il nostro presente incerto e il domani auspicato dalla corona di costose pirotecnie, ce ne offre lo spunto: villette a due piani di un supercondominio immerso nel verde di abeti scandinavi, cipressi bolgheriani, pini a ombrello tipici dell’agro pontino, contenuti edifici indipendenti l’uno dall’altro eppure legati da un sottile filo catalizzatore che si rinsalda quando c’è da difendersi da calamità insospettate e impreviste.

Ciascuna nella propria autonomia, eppure pronte a trasfigurarsi in un blocco unico d’intenti volto a debellare l’avversario del momento. Una microsocietà rinsaldata da leggi non scritte e regole dettate dal vivere civile e dalle eredità latine ancora presenti nei codici genetici. Valve di mitili preparate a spalancarsi all’arrivo di purificanti ondate di alimenti, ma altrettanto svelte a richiudersi di fronte a una minaccia, all’unisono, come organi di un identico corpo attivati da inequivocabili segnali di pericolo.

In tale microcosmo che lega il personale presente al domani beneaugurante, il vocabolo “condominio” ci ha divelto dalle segrete della memoria la figura di colui col quale osammo parlarne, colui del quale non pochi oggi si riempiono la bocca forse senza neanche averlo conosciuto. “Perché CITTAGARGANO e suoi RIONI, perché partire così sparati, con modalità un po’ megalomani. Lìmitati a pensarla in maniera più ristretta… un condominio, a esempio”.

Filippo guardò nella nostra direzione, con quello sguardo che trafiggeva per leggerti dentro, poi voltò il capo sulla sinistra, verso l’ampia finestra della sua presidenza scolastica rodiana. Il preside Fiorentino, conosciuto di persona non più tardi di una mezzora prima, non aveva perso tempo ad affrontare e mettere in discussione il suo “sogno” con chi sapeva lo avrebbe caldeggiato (pur non spiegandoci, noi, il nostro coinvolgimento in un tema soltanto a lui, in quel segmento di vita, molto caro) ma non aspettandosene un “ridimensionamento”: CONDOMINIO invece di CITTA’!

E non lo accettò. Tornò a girare il capo verso di noi e lo scosse da sinistra a destra. “Dobbiamo pensare in grande!” spiegò, motivandone il diniego. “Lo abbiamo fatto, se lo abbiamo fatto, finora, e non è sortito nulla. Adesso si deve pensare in grande! Mirare alto per essere sicuri di riuscire a colpire nel segno. La parabola di un obice che vada a bersaglio certo”.

Insistemmo, noi. “Comincia a tessere il tuo ‘fil rouge’ con i paesi della costa: da Manfredonia a Lesina – e già sono troppi – poi, gradualmente, monitorato l’esito, calamita gli altri, gli interni, per spostarti infine sulla fascia di confine col Tavoliere”.

Insistette, lui. “O tutto, o niente!”

Erano i primissimi Anni Ottanta. Lui se n’è andato, e a tre decenni di distanza ci troviamo ancora a… niente! Qualche tentativo, qualche esperimento, poca sostanza. Di fronte, il più classico dei muri di gomma. La solita solfa, gli identici “distinguo” di sei lustri orsono, le medesime lotte intestine, lo stesso provincialismo dell’epoca. Chi punta i piedi lo fa a suo rischio e pericolo, correndo un’alea forgiata nell’indifferenza, nella superficialità o, peggio ancora, nella spasmodica “cultura della coltura” del personale orticello.

Scontri di mentalità feudali, duelli borbonici venati di edonismo, riesumazione di catacombali sentenze (“Che sia Francia che sia Spagna, l’importante è che si magna”), riammodernato disseppellimento di labari dietro cui celare i propri egoismi, acredine frammista a invidia e gelosia del successo altrui.

Il segno, tangibile per i più sensibili, dell’impronta fiorentiniana si è slabbrato col tempo, l’orma sta diventando sempre più labile e non vediamo nessuno che possa ricalcarne il sentiero indicato con tanta lucidità e intelligenza. Del senno di poi sono piene le fosse: chissà cosa sarebbe successo se invece di CITTA’ si fosse pensato a iniziare con CONDOMINIO. Che, poi, è lo stesso come dire: chissà cosa sarebbe accaduto se Filippo Fiorentino non fosse morto!

I Galantuomini del Gargano ispiratori del celebre romanzo del ‘Il Gattopardo’?

Nell’ambito di una ricerca sistemica volta a ricostruire le condizioni ambientali nelle quali si sono perpetuate e tramandate le tradizioni musicali del Gargano, ci siamo imbattuti nel diario di Francesco Brancaccio di Carpino scritto durante i "Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860".
La Casata dei Brancaccio appartenente probabilmente alla dinastia Brancaccio di Napoli con Don Luigi Paolo Brancaccio, nato a Palermo nel 1703 da Ignazia Muscella e dal marchese Giovanni I ereditò dal padre il titolo di Marchese della Guardiabruna, e, tramite il matrimonio contratto nel 1738 con Felicia Vargas, Principessa di Carpino e Duchessa di Cagnano, divenne Principe di Carpino e Duca di Cagnano.
Luigi Paolo Brancaccio amministrò le terre di Carpino e di Cagnano per 17 anni e morì nell’anno 1776. I figli di Luigi Paolo e di Felicia assunsero il cognome Brancaccio-Vargas.
Donna Felicia morì all’età di 52 anni e le terre di Cagnano-Carpino passarono allora nelle mani di Giovanni, primogenito maschio, fratello gemello di Ignazia, nato nel 1739.
Quando Giovanni ereditò il feudo [nel 1755], aveva 16 anni e fu principe di Carpino e duca di Cagnano per 39 anni. Nel 1771 Giovanni convolò a nozze con Camilla, figlia dell’aristocratico Nicola Pirelli.
Dopo un anno di matrimonio, Giovanni e Camilla misero al mondo un bambino di nome Luigi Paolo, come il nonno, il quale entrò in possesso delle due terre alla morte del padre, avvenuta nel 1794, e le mantenne per altri 12 anni.
Nel 1806 Luigi Paolo II sposò Donna Anna Maria Caracciolo, figlia di don Petraccone. A Luigi Paolo II successe il secondogenito Pietro [da don Petraccone], duca dal 1831, dato che il primo nato chiamato Giovanni, era morto quando aveva solo due anni di età.
Dal 1806, quando le leggi eversive cancellarono la feudalità, i principi rimasero tali solo di nome e, insieme alla giurisdizione, perdettero ogni altro diritto feudale. L’ultimo principe di Carpino e duca di Cagnano, fu pertanto Luigi Paolo Brancaccio II, figlio dei Giovanni e di Camilla Pirelli.

Del Casato di Carpino appartenne Francesco Brancaccio(?) che giovanissimo nel 1860 si trovava a Palermo insieme ad altri aristocratici del Regno di Sicilia schierato con Garibaldi nella missione dei Mille. In realtà come racconta lo stesso Brancaccio "non ci interessavamo molto di politica e pensavamo solo a goderci la vita e a divertirci". Francesco e i suoi amici divennero cospiratori solo per divertimento arrotolando cartucce tra un valzer e l’altro.
Dalla lettura del suo diario e dei testi di altri autori si evince subito e in modo chiaro che Giuseppe Tomasi di Lampedusa prima di cominciare a scrivere il suo libro "Il Gattopardo" lesse molte opere su Garibaldi e i Mille in Sicilia e tra questi anche il diario di Francesco Brancaccio di Carpino.
Le ragioni di quest’ultima affermazione sono molte perché molteplici sono le analogie presenti su entrambi i testi e nelle descrizioni che i due autori fanno dei loro personaggi.
La prima analogia è quella che riguarda il rapporto tra Brancaccio, orfano e liberale, e suo zio Francesco De Silvestri, il sostenitore borbone. Esso sembra suggerire il rapporto tra Tancredi e suo zio, il Principe di Salina.
Altra analogia è quella che riguarda proprio la figura del protagonista principale Tancredi verosimilmente il Corrado Valguarnera di Niscemi del diario di Brancaccio.
Perché?
Per tre ragioni: 1) era un nipote di Lampedusa, 2) sposò un ragazza plebea come Tancredi, 3) fu un entusiasta sostenitore di Garibaldi come Tancredi
Altra analogia è la presenza nel romanzo di Lampedusa dell’invisibile moglie di Don Calogero che sembra essere stata suggerita dalle tre figlie del "Cavaliere di Paglia" che sono stati sempre "nel paese" di cui racconta Brancaccio.
Ma, ad avvalorare la tesi, è soprattutto il comportamento esteriore di Tancredi e il suo modo brioso di far la rivoluzione che ricorda tantissimo quello di Brancaccio e dei suoi amici perché entrambi affrontano la rivoluzione del 1860 come un’avventura con poche battaglie e niente disciplina.
Infine concludiamo con "La bella Gigugì" cantata in Brancaccio dai garibaldini alla presa di Milazzo che torna nel Gattopardo intonata dai galoppini continentali durante la campagna per il plebiscito.
Fu, allora, uno dei galantuomini del Gargano ad ispirare il celebre romanzo del "Il Gattopardo"? Agli storici la sentenza.
Antonio Basile – Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

Biografia utilizzata
* Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860 ; Le barricate – Milazzo
Di Francesco Brancaccio di Carpino – Pubblicato da P. Ruggiano & figlio, 1901
* L’ultimo gattopardo: vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Di David Gilmour – Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2003
* Chiaroscuro di un mito: Note sulla letteratura garibaldina
Di Salvadore Comes – Pubblicato da Colombo, 1972
* Il Gattopardo
Di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2002
* L’agonia feudale e la scalata dei "galantuomini"
Di Leonarda Crisetti Grimaldi – Pubblicato da Ed. del Rosone, 2007

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Il primo numero del 2009 del mensile d’informazione del gargano

 


IL GIORNALE DI "PUNTO DI STELLA"

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Sondaggio/inchiesta di OndaRadio: IL GARGANO CHIEDE DI ESSERE SISTEMA

Sul Gargano da anni si usa (si abusa?) del termine “sistema” più per una sorta di ecumenismo socio-amministrativo che per una concreta rispondenza delle azioni ai propositi. Si cita perciò il compianto Filippo Fiorentino, splendido educatore, intellettuale lucido e lungimirante, per cui il Gargano “è una città dove i nostri paesi non sono altro che i suoi quartieri”. La traduzione di questo ideale nella prativa quotidiana lascia spesso perplessi e soprattutto nel dubbio che i primi a porre paletti o veti siano proprio gli stessi garganici.  Ne consegue poi una scarsa forza di contrattazione politica allorché, come è accaduto dopo le recenti Provinciali, il Promontorio che pure vanta validi indicatori economici ben superiori al resto della Capitanata non ha avuto nessuna rappresentanza nella Giunta. Debolezza contrattuale, assenza di proposte o marginalizzazione preventiva?
Il mercato globale bussa alla porta, ci impone una sterzata e, solleticandoci un po’, ci fa scoprire che un brand, un marchio unitario, un segno riassuntivo esiste ed è quello garganico. Può essere forse l’economia del territorio a sospingere le lancette dell’orologio verso la sveglia della “Città Gargano?” Potrebbe, se non fosse che non di rado quegli stessi imprenditori turistici si rivelano i primi critici all’idea di vendere/proporre “un Gargano” e non i vari “quartieri”. Alla forma della proposta si aggiunge poi la sostanza di volersi proporre come agglomerato di posti letto in cui l’emozionalità del territorio viene trascurata.
Da dove iniziare? In questo ambito s’inserisce la proposta/provocazione/sondaggio di Ondaradio, l’emittente radiofonica e web del Gargano (al cui linea editoriale è racchiusa nello slogan “per le vie della Città Gargano”) che ha chiesto ai garganici di indicare chi, fra i sindaci del territorio, ha meglio rappresentato il “brand Gargano”, indicandolo come “il sindaco del Gargano 2008”. 
Questa sorta di sondaggio/inchiesta, partito il 15 ottobre 2008 e terminato lo scorso 15 dicembre, pur non volendo avere parvenze di scientificità statistica, ha interessato una vasta selezione di ascoltatori, distribuiti fra le varie località (“le vie della città Gargano”). Tale meccanismo, una sorta di grimaldello comunicativo, voleva porre in evidenza se fosse maturata nella popolazione l’esigenza/aspirazione di ritrovarsi in una progettualità comune. Tutto ciò al di là della figura pur importante (nel caso Luigi Damiani, il sindaco di Vico del  Gargano) che meglio l’avesse rappresentata. Ovvero valutare se fosse veramente giunto il momento per fare “la Città Gargano”, avvalendosi della capacità di tutti i rappresentanti delle istituzioni, delle categorie economiche e della società civile.
Il positivo riscontro avuto dal sondaggio ha reso esplicito come ormai non sia più rinviabile un’occasione di confronto e progettualità per costruire la “Città Gargano”. Per favorire questo dialogo Ondaradio organizzerà una serie di trasmissioni itineranti, tra “i quartieri della Città Gargano”, aperte al confronto con le comunità locali.
Non possono essere solo i problemi ad accomunare. Non si può continuare a sgranare gli occhi quando si sente parlare di “Grande Salento” e sentirci degli eterni incompiuti o figli di un Dio minore. E’ giunto il tempo del fare.
ninì delli Santi – (Corriere del Mezzogiorno del 31/12/2008)

Cosa resterà del 2008? L’esibizione di Vinicio Capossela al Carpino Folk Festival

Anno bisesto, anno funesto. Mica tanto, a giudicare dal bilancio che la nostra redazione ha tracciato passando in rassegna le copertine dell’annata che si avvia verso la scritta “The End”. Per questo motivo, abbiamo isolato alcuni eventi che resteranno impressi nella memoria di tutti come la spettacolare notte bianca dedicata al teatro che ha animato Foggia per alcune ore, o la vittoria della prima foggiana che abbia messo piede sull’Isola dei Famosi ovvero Vladimir Luxuria; il ritorno sul Gargano – reso possibile grazie a una serie di manifestazioni culturali – di un genio Paz che si chiamava Andrea Pazienza, il successo dei Damadelizia che hanno sbaragliato una concorrenza agguerrita in un tempio della musica come il Piper di Roma; ma questo è stato anche l’anno di Facebook, che ha cambiato – non per sempre, state tranquilli – il nostro modo di comunicare e di quella serata più simile a un’esperienza emozionale che a un concerto che è stata l’esibizione di Vinicio Capossela. Chi l’ha detto che un anno bisesto è per forza un anno funesto?

La band foggiana dell’anno
La copertina del 21 marzo celebrava il loro quarto posto a Sanremo Rock, qualche mese dopo aver sbaragliato la concorrenza di centinaia di band al concorso Un Giorno Insieme dedicato al monumento Augusto Daolio. Ma Fabio Consale, Davide Checchia, Ettore Figliola, Giuseppe Pizzuto e Donato Fiorella si sono spinti ben oltre. I DamaDelizia, lo scorso novembre, hanno lasciato senza fiato il paroliere Mogol, la bacchetta Sandro Comini e il prof Luca Pitteri all’ultima edizione del Tour Music Fest, trampolino di lancio per chi vive con e per la musica, salendo sul podio più alto. Il Piper di Roma che vibrava al ritmo del rock melodico del singolo Ti rincontrerò, Red Ronnie che li accoglie nel salotto buono del leggendario Roxy Bar per poi rincontrarli a Bologna, soltanto qualche giorno fa, sul palco del Motor Show. Tutto in pochi mesi, tutto in un 2008 da ricordare. Ai cinque ragazzi che hanno amplificato in giro per l’Italia il sound made in Puglia va la palma di band foggiana dell’anno.

Le estati di Andrea
caloroso nei confronti dell’artista eternamente giovane che ha risposto al tributo garganico con i suoi toni più confidenziali, le sue opere “estive”. Disegni, viste, bozzetti, fumetti, video e fotografie. C’è molto materiale inedito ma si percepisce un legame profondo di Paz con il Gargano e un talento unico che sta per sbocciare. Pazienza disegna il viaggio per raggiungere San Menaio da San Benedetto del Tronto, un’odissea d’auto sulla statale 16 con tanto di rimproveri dei genitori ai due figli impazienti sui sedili di dietro. Poi, le strisce di una battuta di caccia, grottesca nella ricerca della povera allodola, meravigliosa per la natura s-fumata di Monte Pucci. Andrea diceva di poter disegnare di tutto; poi, con una provocazione, disse che sarebbe morto un certo giorno. Ma così non fu. A Napoli, ancora per sabbie, è possibile ritrovare il disegnatore in mostra a Castel Sant’Elmo (sede di Comicon) fino al 13 gennaio.

Mister Talento suona sempre due volte
Ci sono due cose che non si possono nascondere: una gravidanza e il talento. Chiediamo scusa all’autore di questa frase se non ricordiamo il suo nome ma, in compenso, abbiamo una certezza: queste parole sono perfette per descrivere la superiorità espressiva, l’energia e – appunto – il talento che fanno di Massimo Ranieri un artista eccezionale nel panorama italiano. Voce potente, presenza scenica, versatilità infinita. Canta, balla, dialoga con gli spettatori e fa addirittura gli addominali sul palco: Ranieri, in concerto, fa tutto questo e anche di più, stregando il pubblico foggiano a tal punto da rendere necessaria una replica del suo spettacolo intitolato Canto perché non so nuotare… da quarant’anni. Dopo il successo del 7 luglio, arriva il trionfo definitivo del 20 agosto: il Teatro Mediterraneo straripa ammiratori di ogni età: ad applaudire l’eterno scugnizzo ci sono i suoi coetanei, che lo ricordano urlare nel microfono Rose rosse per te o Se bruciasse la città, ma i più appassionati nell’intonare Perdere l’amore sono i più giovani, che lo hanno scoperto attraverso la vittoria al Festival di Sanremo del 1988.

Quando Vinicio cantava alla luna
Le mani di piazza del Popolo che battevano il tempo, il battito cardiaco del Gargano. Era un anonimo martedì 5 agosto, a Carpino. Vinicio Capossela e la sua musica, colonna sonora di una terra e delle sue diapositive. Oltre due ore di spettacolo, oltre diecimila spettatori in delirio. Il senso della tredicesima edizione del Carpino Folk Festival era tutto in quel blues intersecato al “folk della montagna”, incontro-scontro tra galassie ritmiche e pianeti armonici. L’omaggio ai due giganti di quella montagna, lo spaccone Matteo Salvatore e l’eterno ragazzo Andrea Pazienza, si trasforma in uno degli eventi musicali più attesi e affollati dell’estate senza nuvole. L’astuto illusionista si nasconde dietro la t-shirt “io sono garganico” e mischia le sue carte con il piglio della vecchia volpe, tanto da trasformare terzine e antiche tarante in veri e propri blues arcani. Qualcuno gradisce in ammirato silenzio, qualcun altro si aspetta che da un momento all’altro salga sul palco il Vinicio di sempre, mentre la luna ascolta dall’alto quel lieve, regolare battito.

La vittoria della prima naufraga foggiana
È andata oltre le polemiche, i pregiudizi, le contestazioni, il politicamente corretto, il trash, dimostrando e confermando, così, di essere la vincitrice assoluta del reality show l’Isola dei Famosi.
È la foggiana Vladimir Luxuria, che Viveur aveva incontrato prima della sua partenza per l’Honduras tra cosce, zanzare e speranze.
Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, ha vinto la sesta edizione della trasmissione condotta da Simona Ventura.
Ancora una volta, Vladimir ha dimostrato di avere ragione, confermando la sua capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo senza curarsi delle critiche di chi voleva frenare il suo percorso. Dopo le sue battaglie per i diritti civili, la sua esperienza politica, le feste al Muccassassina, il teatro, la sua biografia, il Gay Pride, tornerà a far parlare di se con l’uscita di una raccolta di fiabe transgender per bambini, per promuovere i valori della tolleranza e della diversità, ma anche della tolleranza delle diversità.

Adda passà a nuttata
Quinta sconfitta in trasferta e rossoneri fuori dalla provvisoria e sempre incerta griglia play-off. Salgado si rompe, dopo neanche dieci minuti. Un Foggia anemico, quello che crea soltanto briciole nonostante un Crotone mediocre. Tante incertezze sull’imme-diato futuro. Del Core è al suo secondo, patetico addio ai colori rossoneri, Rinaldi che scappa dopo l’insanabile e Novelli che, malgrado i mugugni degli scettici, “si mangia pure il panettone” dopo l’insperabile grano cotto. Panettone che è andato di traverso al tifoso foggiano, costretto a sbadigliare davanti al televisore perché la curva ospiti dello Scida aveva i cancelli chiusi. La sosta natalizia arriva probabilmente nel momento giusto, servirà a placare la tensione che si respira nei pressi di via Gioberti, a ricaricare le pile o almeno questo si spera. E a tracciare un bilancio sull’anno che è passato.
Partiamo dagli spunti positivi. Innanzitutto il ruolino interno: il Foggia nel corso dell’anno solare non ha mai perso, almeno per ciò che riguarda le gare di campionato di C1 (che tra un solstizio e l’altro è stato ribattezzato Prima Divisione), tra le gradinate sempre più ristrette e tristemente squadrate dello Zaccheria. Merito della rincorsa dell’allora rinato Foggia di Galderisi e di un inizio di stagione in corso quasi impeccabile (almeno sul piano dei risultati) davanti al pubblico amico. Tre in tutto gli allenatori che hanno scaldato una delle panchine più bollenti del campionato. Lo spaccone Campilongo, che a fine gennaio scorso ha fatto le valigie assieme all’allora ds Di Bari e capitan Cardinale. Il successore Nanu Galderisi, arrivato come anonimo traghettatore e salutato a giugno come l’eroe della rimonta e del miracolo umano. E Raffaele Novelli, il primo allenatore nella storia dell’U.S. Foggia contestato ancora prima di accomodarsi ai piedi della tribuna.
È stato l’anno dei ritorni e degli addii. Il ritorno di Salgado, meno esplosivo e più operaio rispetto a quello ammirato due stagioni fa. Quello di Zanetti, unica vera certezza davanti a Bremec, e il gradito déjà-vu di capitan Pecchia, innamorato di questa piazza ma più stanco e meno incisivo dopo la parentesi di Frosinone. L’addio che più di tutti brucia è quello di Galderisi, che ha salutato Foggia la tra le lacrime dopo la resa di Cremona, abbagliato dal fuoco di paglia appiccato dai Soglia. Ad attenderlo il super-Pescara partito per stravincere il campionato, e che dopo soltanto quattro mesi, indebitato fino al collo, rischia la scomparsa dalla geografia del calcio italiano. Infine i play-off, i maledetti play-off, illusione di una B che sembra irraggiungibile. Il muro rossonero a Verona, a Cittadella, a Novara e a Cremona, in quel grigio 25 maggio. Ruggiva, sventolava, sperava e imprecava, sino all’inesorabile fischio finale, sino all’ennesima resa dell’ultimo, sfortunato decennio di calcio foggiano. Adda passà a nuttata…

Le fughe di Salvatores
La Puglia la conosceva già bene, soprattutto la provincia di Foggia: qui aveva trovato delle distese di grano, dei paesaggi in cui il tempo sembra sospeso che si sono rivelati lo sfondo perfetto per i suoi film. Per potenziare la suspence di Io non ho paura, aveva portato le sue macchine da presa e i suoi attori proprio al confine tra la Daunia e la Basilicata.
A novembre, però, Gabriele Salvatores ha fatto tappa proprio nel capoluogo, per parlare di cinema agli studenti dell’Ateneo foggiano e agli allievi di Pugliaexperience, il progetto formativo pensato dalla Regione Puglia per i giovani talenti cinematografici di cui il regista napoletano è testimonial.
Inevitabili, quasi richiesti a furor di popolo, i riferimenti a Mediterraneo, il film che nel 1992 gli fece stringere tra le mani quel damerino dorato tanto ambito da chi lavora nel mondo della celluloide e che di nome fa Oscar.

Tutti pazzi per Facebook
Fra i vari tormentoni del 2008, oltre a Obama, la crisi finanziaria e il collo del piede della Celentano, come non ricordare quello che è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, al pari del Caffè Borghetti allo stadio? Facebook, il social network partito in sordina nel 2004 ha avuto un sorprendente incremento di iscrizioni negli ultimi sei mesi, sbaragliando autorevoli avversari come Myspace. Ciò che lo differenzia dagli altri social network, la sua carta vincente, è la relativa semplicità di iscrizione e uso, e la reale identità dell’iscritto, con nome e cognome, in contrapposizione ad altri spazi virtuali in cui ci si crea una vita fittizia per evadere dalla realtà quotidiana. In base a questo principio è possibile rincontrare persone perse di vista, ex compagni di scuola o il fidanzatino olandese mai dimenticato. Ma anche qui è possibile imbattersi in personaggi insoliti, come Lazzaro di Betania, Buly il Cane e Hans Fidanken, a dimostrazione che Facebook è davvero alla portata di tutti, anche dei redivivi e degli animali.

La notte più lunga
Puglia Night Parade ha vestito di bianco la notte foggiana del 5 dicembre. Il contenitore di spettacoli, partorito dall’assessorato al turismo della Regione Puglia e dal consorzio Teatro pubblico pugliese, ha ammaliato quanti hanno ceduto al fascino degli spettacoli in strada. Una kermesse che per Alberobello, Andria, Bari, Barletta, Brindisi, Foggia (naturalmente), Lecce e Taranto è stato vettore pubblicitario privilegiato per il turismo volto, contemporaneamente, a scuotere dal torpore pre-invernale i numerosi pugliesi scesi in piazza in una sorta di rito catartico collettivo. Una comunione che, piaccia o meno, ha avuto il merito di trasformare Foggia – pure se soltanto per una notte – in un morbido e fecondissimo ventre animato di spettacoli di arte visiva (Les Farfadais hanno lasciato a bocca aperta e naso in su pure i più scettici), teatro e musica. Poco importa che l’esibizione di Pelù (che tutti si attendevano nelle vesti di mattatore de El Diablo) fosse sottotono e totalmente spaiata con l’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna o che i biglietti gratuiti per Covatta fossero finiti giorni prima dell’esibizione (cui facevano eco numerose file vuote); quello che conta, davvero, è che Puglia Night Parade è stato un assaggio goloso e indimenticabile dell’immagine positiva, glamour e amichevole che Foggia possiede e di cui, troppo spesso, perde coscienza. L’esaltazione di sensi voluta dalla Regione Puglia, è innegabile, c’è stata. Bravi! Bis?
da Viveur.it

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