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“Effetto Sabato” per San Valentino sul Gargano

dalla Redazione Fuoriporta
Direttore resp. Michele Lauriola

Effetto sabato, il magazine di informazione e intrattenimento in onda ogni sabato pomeriggio su Rai Uno dalle 14.30 alle 17.00, dedicato ai personaggi del nostro tempo e ad una "lettura", riflessiva e inusuale, di fatti ed effetti del contemporaneo, si occuperà in diretta della festa di San Valentino a Vico del Gargano, il prossimo 14 febbraio.

Effetto sabato è giunto quest’anno alla sua seconda edizione affidata alla conduzione di una giovane coppia della tv, formata da Lorella Landi, giornalista ed ex-inviata de "La vita in diretta", e Luca Calvani, attore e vincitore della quarta edizione de "L’Isola dei famosi".

A loro il compito di accogliere ed intervistare, nello stile del programma sobrio e diretto, 5 ospiti che, di settimana in settimana, si alternano in un mix di incontri per comporre una speciale galleria di ritratti e istantanee che parlano di cinema, musica, televisione, ma anche di attualità, costume, colore ed impresa. Nel segno di un linguaggio ricco di suggestioni ed "effetti" per offrire al pubblico nuovi orizzonti compositivi e critici.

Rai Cinema: per la prima volta un programma televisivo sta portando in giro per l’Italia tutta la magia del grande schermo. Così, ogni settimana,"Effetto sabato" fa tappa in un piccolo centro della penisola per regalare ai suoi abitanti la visione di un film scelto tra i grandi titoli della nostra cinematografia contemporanea grazie all’allestimento di un vero e proprio "cinema viaggiante".

Grande spazio è dedicato alla musica con una sequenza che vede esibirsi sulla ribalta del pomeriggio di Rai Uno alcune giovani promesse del cantautorato italiano per una "rilettura" di grandi canzoni che hanno segnato e raccontato la nostra storia.
Ad affiancare i conduttori, alternando la diretta in studio e i collegamenti esterni, tornano per il secondo anno, il giornalismo sportivo di Giampiero Galeazzi, i viaggi di Paolo Notari e gli interventi graffianti di Lina Sotis.
 
E sarà proprio Paolo Notari a collegarsi da Vico del Gargano, per “raccontare” la festa, i misteri, le tradizioni, i segreti e inedite storie che giungeranno dalla piazza, che si prepara ad accogliere Raiuno, con il calore e lo stile che ha sempre contraddistinto i garganici.
 
Ospite fisso il comico Pino Campagna a cui è affidato il compito di rileggere l’attualità in chiave ironica.

Anche quest’anno gli incontri in studio saranno commentati in diretta da "quelli dei Caterpillar", il popolare programma di Radio2, che seguiranno da casa collegati al telefono il programma "radio-televisivo", interferendo con esso.

LE FOIBE FURONO IL FRUTTO NEFASTO DELLA “PULIZIA ETNICA” FASCISTA CONTRO GLI SLAVI

Immagini dell’ex campo di concentramento di Manfredonia

Una memoria dimenticata: il campo di concentramento di Manfredonia
di TERESA MARIA RAUZINO

Il silenzio sulle foibe, e sull’esodo forzato di dalmati e istriani dalle loro terre, è forse la pagina più oscura della nostra storia repubblicana. Ma ancora più oscure sono le pagine che l’Italia ha scritto tra il 1919 e il 1944 in Slovenia e Croazia (sulle quali continua ipocritamente il silenzio), a cui va fatta risalire la feroce reazione degli Slavi di cui si parla in questi giorni.

E’ singolare che a sollevare la questione (solo delle foibe e dell’esodo, ovviamente) siano, anche a Foggia e in Capitanata, proprio gli "eredi" di quel regime che fu il primo responsabile della sanguinosa e sanguinaria reazione slava.

A tutti coloro che vogliono saperne di più su questa storia “dimenticata” consigliamo la lettura di un libro (a cura) di Costantino di Sante: Italiani senza onore (edizioni Ombre Corte, pp. 270) che pubblica documentazione inedita sui crimini compiuti dall’esercito del Duce in Jugoslavia. Ci fornisce una dettagliata, illuminante cronistoria dell’antislavismo viscerale perseguito dal regime fascista nei Balcani, brutto retroscena della bruttissima storia delle foibe. La politica di occupazione italiana si contraddistinse per una serie ripetuta di violenze, angherie e sopraffazioni che non furono il risultato di scelte isolate dei comandi militari, ma componente essenziale della strategia di dominio territoriale dell’Italia fascista il cui scopo era arrivare alla «distruzione totale e integrale dell’identità nazionale slovena e croata».

«Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava – scriveva Benito Mussolini già dal 1920 – non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell’Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani».

In una lettera spedita in data 8 settembre 1942 (N. 08906) dal generale Roatta al Comando supremo, viene proposta, addirittura, la deportazione dell’ intera popolazione slovena. Nella riunione di Fiume del 23-5-1942, lo stesso Roatta aveva riferito le direttive di Mussolini:
«Il DUCE è assai seccato della situazione in Slovenia perchè Lubiana è provincia italiana. Ha detto di ricordarsi che la miglior situazione si fa quando il nemico è morto. Occorre quindi poter disporre di numerosi ostaggi e applicare la fucilazione tutte le volte che ciò sia necessario. /…/ Il Duce concorda nel concetto di internare molta gente – anche 20-30.000 persone. Si può quindi estendere il criterio di internamento a determinate categorie di persone. Ad esempio: studenti. L’azione però deve essere fatta bene cioè con forze che limitino le evasioni. /…/ Ricordarsi che tutti i provvedimenti di sgombero di gente, li dovremo fare di nostra iniziativa senza guardare in faccia nessuno».

Tutti conosciamo Auschwitz e Buchenwald, ma decenni di censure ci hanno impedito di sapere che noi, italiani, costruimmo e gestimmo i lager di Kraljevica, Lopud, Kupari, Korica, Brac, Hvar, Rab (isola di Arbe). Alla fine del Ventennio gli occupanti italiani costruirono nelle terre slave campi di concentramento che, seppur non scientificamente predisposti allo sterminio, furono la causa di migliaia di morti e di infinite sofferenze.
Furono creati campi anche in Italia, per esempio a Gonars (Udine), a Monigo (Treviso), a Renicci di Anghiari (Arezzo) e a Padova. Secondo stime rapportate nel volume dell’A.N.P.P.I.A. “Pericolosi nelle contingenze belliche”, i fascisti internarono quasi 30.000 sloveni e croati, uomini, donne e bambini.

Facendo riferimento a uno studio effettuato da Viviano Iazzetti (direttore dell’archivio di Stato di Foggia) sul campo di concentramento pugliese di Manfredonia (che funzionò dal 1940 alla fine dell’estate del 1943), possiamo confermare che un gruppo consistente delle persone ivi internate proveniva dalla provincia di Fiume erano cittadini italiani “slavofili“ ovvero ex jugoslavi sospetti di attività antitaliana.
"Per ex jugoslavi – precisa Iazzetti– si intendevano gli internati originari dei territori dell’Istria annessi all’Italia in seguito allo smembramento dell’impero austro-ungarico conseguente il primo conflitto bellico mondiale".
Nel campo di concentramento di Manfredonia la libertà degli internati era limitatissima. Essi potevano passeggiare liberamente soltanto per alcune ore della giornata, ed esclusivamente nell’ambito della zona delimitata. Quando i reclusi si trovavano in quest’area venivano attivati sei posti fissi di guardia per la loro vigilanza; contemporaneamente degli agenti in bicicletta percorrevano la nazionale per Foggia, lungo il tratto antistante il campo, onde evitare contatti con estranei.

Al rientro degli internati nelle camerate venivano chiuse finestre e porte, applicando a queste ultime dei lucchetti dall’esterno. Durante la notte funzionava un servizio di ronda sia all’esterno che all’interno del campo. Per gli internati non era possibile intrattenere rapporti epistolari con i familiari senza la preventiva autorizzazione ministeriale e subordinatamente al vaglio della posta per motivi di censura.

Gli internati avevano l’obbligo di presentarsi negli Uffici della Direzione, ogni qualvolta invitati, a capo scoperto, abbigliati compostamente e salutando "romanamente". Per poter leggere dei libri italiani occorreva l’autorizzazione della direzione, mentre, per i giornali ed i libri in lingua straniera, quella del ministero. Era vietato usare lingue straniere nelle conversazioni.

Della traduzione della corrispondenza degli internati serbo-croati e Sloveni si occupava la signora Maria Nannut presso il campo di concentramento di Fabriano. Il campo di Manfredonia fu una “cosa all’Italiana”, non furono uccisi internati come nei famigerati campi nazisti. Ma non dimentichiamo che il 1° luglio 1940 nel campo suddetto giunsero 31 ebrei tedeschi.

Il 18 settembre 1940 gran parte di essi furono trasferiti presso il campo di concentramento di Tossicia in provincia di Teramo. Restarono solo in cinque a Manfredonia che, a loro volta, ad eccezione di un ebreo di cui si perdono le tracce, furono trasferiti nel campo di concentramento di Campagna (in provincia di Salerno) il 26 febbraio 1942.

Viviano Iazzetti si chiede quale sorte sia toccata a queste persone ( di cui comunicò i nominativi alla Comunità ebraica di Roma fin dal 1984-85), invitando gli studiosi ad effettuare ulteriori ricerche.

Lo abbiamo fatto noi, qualche anno fa, attingendo alla banca dati del sito www1.yadvashem.org: ben 16 su 31 ebrei tedeschi risultano periti nei famigerati campi di concentramento nazisti dove si consumò la Shoah.

Oggi, al Comune di Manfredonia chiediamo che sia posta almeno una targa a loro ricordo e a ricordo dei 519 internati, compresi quelli slavi, nel luogo (il macello comunale, oggi dismesso) che li ospitò.

Buena Vista, addio a Cachaito

Addio a un altro grande vecchio dei Buena Vista Social Club. E’ morto a Cuba Orlando "Cachaito" Lopez, il bassista 76enne del gruppo. Da tempo era ricoverato in un ospedale dell’Avana. Erede di una famiglia di artisti affermati, Cachaito era considerato uno dei migliori bassisti cubani ed era il nipote del leggendario Israel "Cachao" Lopez. Anima del gruppo Buena Vista Social Club con i colleghi, anche loro scomparsi, Company Segundo, Ibrahim Ferrer e Ruben Gonzalez, a soli 13 anni Cachaito aveva composto il suo primo brano, "Isadora Infantil"

Udine, Eluana Englaro è morta

MILANO – Eluana Englaro è morta. La donna – che da 17 anni era in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1992 – ha cessato definitivamente di vivere alle 20,10, a quattro giorni dal ricovero alla casa di riposo «La Quiete» di Udine, dove era stata trasferita per l’avvio del processo di sospensione dell’alimentazione e dell’idratazione forzata che la tenevano in vita. A quanto si apprende, la situazione di Eluana Englaro è rimasta stabile fino al primo pomeriggio, dopodiché sarebbe avvenuto un improvviso peggioramento che ha condotto la donna alla morte. La conferma arriva anche dal neurologo che la segue da anni, Carlo Alberto Defanti. «È morta all’improvviso – ha spiegato – ed è una cosa che non prevedevamo. Ha avuto una crisi improvvisa, sulla cui natura dirà una parola certa l’autopsia che era già programmata».

IL SENATO SI FERMA – La notizia è giunta mentre il Senato stava discutendo il disegno di legge con cui il governo ha cercato di interrompere il processo autorizzato da una sentenza della Corte d’Appello di Milano. Il presidente dell’Aula, Renato Schifani, ha subito chiesto ai senatori di osservare un minuto di silenzio. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invece fatto sapere di avere appreso «con profondo dolore» la notizia della morte di Eluana Englaro. «È grande il rammarico – ha deto – che sia stata resa impossibile l’azione del governo per salvare una vita». Schifani ha poi deciso di interrompere i lavori di Palazzo Madama e di convocare immediatamente la riunione dei capigruppo. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha chiesto che comunque il provvedimento possa essere portato a conclusione, «per evitare che il sacrificio sia stato vano».

LA NOTIZIA AL PADRE – È stato l’anestesista Amato De Monte a telefonare a Beppino Englaro per comunicare la notizia del decesso di Eluana. Il medico era stato subito allertato ai primi segnali di malore e una staffetta della polizia inviata dalla Questura lo ha prelevato a casa sua e condotto in pochi minuti alla casa di riposo, dove è stato constatato il decesso. «Sì, ci ha lasciati – è stato subito dopo il primo e unico commento rilasciato dal padre della donna -. Ma non voglio dire niente, voglio soltanto stare solo».

LE CARTELLE CLINICHE – Nel frattempo sono state acquisite dalla procura di Udine le cartelle cliniche di Eluana Englaro. Si saprà solo martedì mattina se sul corpo della donna verrà effettuata o no l’autopsia. Lo deciderà il procuratore capo Antonio Biancardi insieme al medico legale e a un consulente nominato dalla procura. Tra gli elementi da valutare, anche la corretta applicazione del protocollo per fugare ogni dubbio sull’improvviso decesso di Eluana alla vigilia del voto sul ddl.

LE REAZIONI DI VATICANO E POLITICA – Molto dura la reazione del Vaticano alla notizia del decesso di Eluana: «Che il Signore li perdoni» ha detto Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari. Immediate, dopo la comunicazione della notizia, anche le reazioni del mondo politico, alcune particolarmente dure tanto che nella stessa Aula del Senato si è sfiorata la rissa, con i parlamentari del Pdl che hanno gridato «assassini, assassini».

corriere.it

Una fiaccolata per Alessandro Ciavarrella

 
Monte Sant’Angelo – si intitola “Alessandro… perché?” la manifestazione che si terrà venerdì 13 Febbraio per le strade della cittadina garganica per Alessandro Ciavarrella, il giovanissimo ragazzo inspiegabilmente scomparso da ormai più di un mese.
 “… perché restare indifferenti e silenziosi, soffocando un respiro di 16 anni? Alziamo la nostra voce e urliamo la nostra speranza!”.
L’idea è nata dal comitato studentesco di Monte Sant’Angelo, e sposata immediatamente dalle associazioni cittadine.
Venerdì, 13 febbraio, la cittadinanza e le istituzioni tutte sono invitate a partecipare
alla fiaccolata che partirà da Piazza Vischi alle ore 18:00.
Non restiamo indifferenti… UNIAMOCI!!

La non vita che Eluana non voleva

Un bacio e poi un bacio e poi un bacio e poi altri cento per Eluana

Ecco il testo (dal sito http://www.desistenzaterapeutica.it) della lettera che Beppino Englaro e sua moglie Saturna Minuti, scrissero alle più alte cariche dello Stato compresi l’allora presidente Ciampi e l’allora premier Berlusconi nel 2004. Nella lettera spiegavano nei particolari la situazione di Eluana e chiedevano quello che per anni hanno continuato a chiedere allo Stato senza avere risposte. Solo Ciampi rispose.

Al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
Al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
Al Presidente del Senato Marcello Pera
Al Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini
Al Ministro della Salute Girolamo Sirchia
Al Presidente della Federazione Nazionale Ordine dei Medici Giuseppe Del Barone

Ci rivolgiamo a Lei, signor Presidente della Repubblica e agli altri destinatari di questa lettera aperta per portare a Vostra conoscenza quanto è accaduto, e continua ad accadere, al bene personalissimo "vita" di Eluana.

Noi siamo i suoi genitori: Saturna e Beppino Englaro. E quel che segue è la sintesi d’una storia fatta di dolori, battaglie, illusioni, in nome di una libertà fondamentale che ci pare negata e maltrattata.
Tutto è cominciato la mattina del 18 gennaio 1992, quando nostra figlia Eluana a bordo della sua automobile è entrata in testacoda e si è schiantata contro un muro.

L’impatto violentissimo le ha causato un gravissimo trauma encefalico e spinale: Eluana non era più in grado di intendere e di volere e versava in uno stato di coma profondo. Dal momento in cui è giunta in queste condizioni all’Ospedale di Lecco è scattato un inarrestabile meccanismo di tutela del bene "vita" di Eluana, meccanismo che noi genitori abbiamo considerato inumano ed infernale.

I medici dell’Unità Operativa di Rianimazione dell’Ospedale di Lecco, diretta dal professor Riccardo Massei, in assoluta ottemperanza al giuramento di Ippocrate, hanno dato inizio alla rianimazione ad oltranza di Eluana.

Diamo atto ai medici che l’assistenza data a Eluana è corrisposta ai criteri della più evoluta letteratura scientifica internazionale e si è svolta in una struttura perfettamente adeguata, con il massimo sostegno possibile ed immaginabile da parte di tutte le persone ritenute idonee ad essere chiamate in causa per il bene di Eluana, genitori compresi.

Il prof. Massei fu da subito molto umano, semplice e chiaro, tanto che ci disse che il sapere scientifico, per un caso grave come quello di Eluana, era di poco superiore allo zero per quanto concerneva la sua evoluzione futura. La rianimazione non poteva in alcun modo essere sospesa per volontà di nessuno al mondo, finché non fosse avvenuta la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo di Eluana, ovvero finché non fosse intervenuta la sua morte cerebrale.

Eluana non è morta: è caduta in uno stato vegetativo persistente e, dopo due anni, in uno stato vegetativo permanente nel quale si trova tuttora. Oggi è in un letto d’ospedale, senza alcuna percezione del mondo intorno a sé: non vede, non sente, non parla, non soffre, non ha emozioni, insomma, è in uno stato di morte personale. Ha bisogno d’assistenza in tutto e per tutto: viene lavata, mossa, girata, nutrita ed idratata da una sonda supportata da una pompa.

I medici sono riusciti a salvarle la vita, ma la vita che le hanno restituito è quella che lei aveva sempre definito assolutamente priva di senso e dignità.
Eluana, sin da bambina, in più occasioni ci aveva manifestato un concetto molto definito della libertà e della dignità, che l’adolescenza e la maggiore età avevano sempre più rafforzato e reso limpido. La libertà di disporre della propria vita secondo la sua coscienza e la sua ragione era un valore irrinunciabile per Eluana, il quale non sarebbe mai potuto venir meno perché faceva parte, per così dire, del suo DNA.

Il tema del bene personalissimo "vita" era stato affrontato in famiglia molte volte, anche in occasione di svariate situazioni-limite che i mezzi di comunicazione avevano portato alla ribalta pubblica.
Era così emerso un valore di fondo molto forte ed univoco: solo la coscienza e la ragione di Eluana, di Saturna e di Beppino potevano decidere se le rispettive vite fossero da considerare ancora vite e se avessero un senso ed una dignità.

Il caso ha voluto che la nostra famiglia approfondisse anche il tema della rianimazione senza ripresa di coscienza dopo giorni e settimane, come pure quello dell’essere tenuti in vita in stato vegetativo permanente. La sospensione dei sostegni vitali per queste due estreme condizioni, in modo da non essere tenuti in vita forzatamente oltre determinati limiti di tempo e così poter finalmente essere lasciati morire, era per Eluana, Saturna e Beppino la cosa più ovvia e naturale del mondo.

L’orrore di vedere uno di noi tre privo di coscienza, tenuto in vita a tutti i costi, invaso in tutto e per tutto da mani altrui anche nelle sfere più intime, non sarebbe stato in alcun modo sopportabile e ammissibile: Eluana ha sempre considerato ciò una barbarie.

Questa era la volontà di Eluana e noi genitori volevamo e vogliamo che venga rispettata. Mettere al corrente i medici della volontà di nostra figlia, purtroppo, non è stato sufficiente, perché proprio loro che avevano fatto di tutto per tenere in vita Eluana, non avevano più il potere di sospendere i trattamenti.
Siamo stati costretti ad iniziare una lunga battaglia legale: ci siamo rivolti ai giudici affinché, nel rispetto della volontà di Eluana, autorizzassero i medici a sospendere i trattamenti di sostegno vitale. Riteniamo semplicemente contro lo spirito della nostra Costituzione venire così palesemente discriminati del diritto inviolabile alla libertà di terapia e cura fino alle più estreme conseguenze, possibile nella condizione personale capace di intendere e di volere, ed impossibile in quella non più capace di intendere e di volere.

A oltre 10 anni dallo scioglimento della prognosi nel senso dell’irreversibilità delle condizioni di Eluana, la seconda sentenza della Corte d’Appello di Milano, pronunciata nel dicembre 2003, ha ritenuto inammissibile e da rigettare la richiesta di sospensione delle misure di sostegno vitale, con la quale il papà Beppino (che ne è il tutore) dà semplicemente voce a quanto Eluana avrebbe deciso nel caso le fosse capitato di trovarsi in una simile situazione.

Già in seguito alla prima sentenza della Corte d’Appello di Milano, che risale al dicembre 1999, il Ministro della Salute Umberto Veronesi si era reso conto che le istituzioni avevano dei precisi doveri per arrivare al chiarimento dei problemi irrisolti e si era mosso con l’atto concreto di istituire una Commissione di studio che ha prodotto un importante documento pubblicato nel maggio 2001 (Gruppo di Studio Oleari). Noi genitori di Eluana ci aspettiamo che le istituzioni si muovano di nuovo in tal senso, anche dopo la seconda sentenza della Corte d’Appello di Milano, che non ha neanche ritenuto doveroso approfondire il concetto di dignità della vita che aveva Eluana. Concetto, in questo dramma, per nulla secondario.

Competenza, chiarezza e trasparenza, documentate e documentabili da parte di tutti, non sono mai venute meno dal lontano 18 gennaio 1992 durante tutto l’iter clinico, umano e giuridico che riguarda Eluana.

Pertanto tutti dovranno assumersi le loro responsabilità fino in fondo, senza nessuna possibilità di eluderle. Ci auguriamo che Lei, Signor Presidente, e gli altri destinatari di questa lettera, vogliano trovare gli atti opportuni per dare uno sbocco alla vicenda di nostra figlia Eluana, che da 4.430 giorni è costretta dalle istituzioni e dai medici a una non-vita.
Chiediamo in particolare al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi di essere ricevuti, per poter esporre meglio la nostra situazione.

I nostri rispettosi saluti.
Lecco, 4 marzo 2004
Saturna Minuti Beppino Englaro

Ritrovato un ordigno militare a Poggio Imperiale

Un ordigno della seconda guerra mondiale è stato ritrovato questa mattina a poca distanza dalla A14 all’altezza del casello di Poggio Imperiale. A fare la scoperta una ditta di impianti telefonici che stava effettuando alcuni lavori in area di servizio vicina al luogo del ritrovamento. Mentre gli operai erano impegnati in un scavo nel terreno, la ruspa ha urtato un oggetto di metallo. Il ritrovamento è stato effettuato questa mattina 5 febbraio per puro caso su un terreno adiacente l’autostrada. Gli operai erano impegnati in un piccolo scavo nel terreno quando la ruspa ha urtato un oggetto di metallo dalla forma strana, somigliante a un ordigno. Il primo pensiero è andato quindi alle tante bombe della seconda guerra mondiale sparse sul territorio italiano in seguito ai bombardamenti delle truppe anglo-americane. Dopo l’iniziale sgomento gli operai hanno quindi avvertito gli agenti della polizia autostradale di Foggia. Gli agenti della polizia autostradale di Foggia hanno contattato una squadra di artificieri da Bari. L’ordigno è stato recuperato verso le 12.30 di oggi. Le operazioni sono procedute senza alcun intoppo. L’autostrada è stata chiusa al traffico solo per qualche minuto.

http://poggioimperialefg.blogspot.com

“GARGANO ENERGIA” E’ DA OGGI SUL WEB!

RIGNANO GARGANICO. E’ "on line" il sito internet di GARGANO ENERGIA s.r.l. raggiungibile all’indirizzo http://www.garganoenergia.eu. La società nasce a Rignano Garganico, il più piccolo comune della Montagna del Sole! Il portale è stato realizzato dalla Cooperativa Araiani a r.l., azienda editrice dell’agenzia di stampa Garganopress (http://www.garganopress.net).

GARGANO ENERGIA nasce il 1 agosto 2006 a Rignano Garganico (Foggia), il più piccolo comune della Montagna del Sole, per produrre in proprio e rivendere energia elettrica attraverso l’utilizzo intelligente di impianti eolici, fotovoltaici, a biomasse e utilizzando i più moderni sistemi messi a disposizione dall’industria delle energie alternative e pulite.

L’azienda partorisce dall’intuizione di un gruppo nutrito di imprenditori rignanesi, garganici e dauni, che per la prima volta si sono messi assieme costituendo una solida SRL

garganopress.it

ieste – LA STATUA DELLA MADONNA TORNERA’ A VIESTE IL 25 MARZO

E’ partita di buon mattino, venerdì scorso 6 febbraio, la delegazione viestana che si è recata a Bari presso il laboratorio della Soprintendenza per visionare lo stato dei lavori di restauro della statua di Santa Maria di Merino. Ne facevano parte il sindaco Ersilia Nobile, il vicario episcopale don Gioacchino Strizzi, il presidente del Comitato Festività Alfredo Micale, Ninino Notarangelo in rappresentanza della Confraternita, il comandante della Polizia Municipale Gaetano Laprocina con il vigile Matteo Azzarone.Ad accogliere il gruppo di viestani c’era il soprintendente Fabrizio Vona con le sue collaboratrici addette al restauro.  Nell’occasione sono stati forniti tutti i dettagli sugli interventi in corso (già anticipati da diversi giorni da Ondaradio con un’intervista esclusiva alle restauratrici) sia per quanto riguardo l’aspetto strutturale del simulacro ligneo, in particolare delle azioni attuate contro i parassiti del legno, sia dal punto di vista artistico in riferimento al manto ed alla veste. quanto si è potuto desumere i lavori sono a buon punto per cui sarebbe necessaria solo qualche altra settimana per completare l’intervento. Per questo si presume che il prossimo 25 marzo, fra l’altro giorno dell’Annunciazione di Maria, la statua possa tornare a Vieste, nella sua “casa”, la cappella in Cattedrale.Sui dettagli di questo ritorno della statua se ne discuterà venerdì prossimo 13 febbraio nel corso  del consueto Consiglio capitolare mensile alla presenza di mons. Domenico D’Ambrosio.

ondaradio.it

2 MILIONI DI PAGINE VISITATE, UN GRANDE TRAGUARDO PER IL DIARIO MONTANARO

A "il diario Montanaro" è tempo di festeggiare. Il portale di informazione nato e cresciuto a Monte Sant’Angelo, ha superato le 430 mila visite e oltre 2 milioni di pagine visitate in due anni di vita. 

430.000 visite, 2.000.000 di pagine visitate, quasi 1.000 visite al giorno. Numeri trionfali per il portale di informazione di Monte Sant’Angelo.  A due anni e pochi mesi dal primo articolo pubblicato, il diario Montanaro aggiunge un altro tassello sulla ripida parete del successo. A Domenico Prencipe, ideatore e direttore della testata,  quella parola – successo – suona quasi strana . Eppure davanti allo schermo del suo notebook riesce anche ad abbozzare un sorriso nonostante l’orologio segni solo le 7 e il sole di venirne fuori non ne vuole sapere. Ma la tua sveglia suona sempre così presto? "Purtroppo sì, da quando mi sono trasferito a Ferrara sono costretto a fare tutto col Pc. La finestra del sito è il mio habitat e quando posso cerco anche di dare qualche esame. Ma se i risultati sono questi, è un sacrificio che faccio volentieri".

Era il novembre del 2006 e partiva il progetto di un sito di informazione per Monte Sant’Angelo.  Sembrano passati decenni, in realtà è storia di ieri, "l’altro ieri al massimo", scherza Prencipe, lanciandosi in un revival di quegli inizi comuni a tutte le storie nate un po’ per caso. "Da un po’ di giorni ero costretto a letto per un infortunio alla gamba ed ero curioso di sapere cosa accadeva in città. Ma su Internet non ho trovato niente ed allora mi sono accorto che ai cittadini serviva un mezzo di informazione, uno strumento in grado di raggiungere tutti e permettergli di sapere cosa succede nel proprio paese. Mi sono detto: bisogna provvedere. È partito tutto da lì".

Una partenza stentata. Pochi ragazzi, un "reclutamento" sommario, non una sede. Informare … sì, ma come? L’importante era partire. "Infatti, siamo partiti, come e comunque. Avevo assunto un impegno con me stesso e volevo portarlo avanti e con me tutti i ragazzi che avevano aderito al progetto". Poi, i primi articoli, le prime interviste, i primi dissapori. Tutto appeso saldamente al filo dei ricordi. E adesso? "Adesso, eccoci". Un "eccoci" che sintetizza anche troppo lavoro portato avanti con impegno e serietà. Giorno dopo giorno. Come un diario, appunto.  L’informazione che interessa i cittadini, quella che li riguarda da vicino, ha trovato da un paio di anni una finestra che si apre puntualmente sui temi di attualità. Ingredienti semplici per una ricetta essenziale, condita con l’entusiasmo costante di un gruppo solido. E un compito preciso: informare per "comunic-amare il territorio". Obiettivo raggiunto? "Direi di sì. Se due anni fa qualcuno mi avesse detto che avremmo toccato certi numeri, gli avrei dato del pazzo. Adesso gli avrei chiesto scusa. Vedere concretarsi le proprie idee è sempre una bella soddisfazione. Ma la strada da fare è ancora lunga. Il treno ha preso velocità, ora bisogna guidarlo ogni giorno verso la meta".  

Le pagine degli inizi venivano riempite con la cronaca locale e gli sporadici appuntamenti culturali. Gli accessi? Pochissimi. Si arrivò nei casi migliori a poche centinaia di visite al giorno. I "fedelissimi" che magari si ricordano delle nuove vesti grafiche, delle fatiche per un articolo in tempo reale e ancor meglio dell’intervista doppia ai candidati sindaci o i dossier creati spulciando migliaia di pagine – figlie della faraonica burocrazia italiota – perché "se ci fanno causa ci rimettiamo anche le mutande".  Momenti storici per chi da mettere in gioco ha solo l’inventiva e la voglia di fare. Ora le visite al sito sono l’appuntamento quotidiano per migliaia di montanari sparsi in giro per il mondo. Un’esigenza fatta nascere, una pubblicità costruttiva.  Che ben presto occuperà nuovi spazi. "Ci stiamo dando  da fare per la realizzazione di due progetti importanti". Si riparte dalla Web Tv e dalla Web Radio del diario Montanaro: i prossimi passi per l’ennesima cruciale svolta.  "Il progetto è ancora in alto mare, le idee vanno proposte, discusse e se ci sono le possibilità, realizzate. Noi siamo al primo passo". Al diario Montanaro si pensa in grande. L’ambizione c’entra poco. E’ la passione, l’olio che allenta gli ingranaggi di una macchina che non può più fermarsi. O che, piuttosto, non deve.

ildiariomontanaro.it



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PUGLIA IN ARRIVO UNA LEGGE PER PROTEGGERE LE GROTTE

La Puglia potrebbe avere presto uno strumento per la tutela di ciò che c’è nel sottosuolo. Ieri la quinta commissione (ambiente e urbanistica) ha infatti approvato un ddl che riguarda la tutela e la valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico.

«Questa legge — ha spiegato l’assessore all’Ecologia, Michele Losappio—ha l’obiettivo di valorizzare la storia geologica e geomorfologica della Puglia, in quanto elemento fondamentale del paesaggio, e tutelare i numerosi siti di notevole interesse scientifico e naturale, oggi in particolare stato di compromissione e degrado. Col nuovo disegno di legge andremo ad incidere sulla legge regionale n. 32 del 1986. Dopo 22 anni la normativa aveva bisogno di essere rimodulata alla luce delle conoscenze acquisite estendendo la tutela e la conoscenza, oltre che al patrimonio ipogeo, anche a quello geologico e speleologico».

Uno degli aspetti principali del ddl riguarda l’istituzione di due catasti regionali: quello dei geositi (qualsiasi località, area o territorio in cui possa essere definibile un interesse geologico e quello del patrimonio speleologico, già parzialmente avviati da associazioni riconosciute a livello nazionale, e che permetteranno una conoscenza adeguata dei siti carsici e una loro corretta fruizione. Sarà poi istituita una sezione speciale in entrambi i catasti nella quale saranno individuati i siti di maggiore valore scientifico e rappresentativo su cui verrà apposto il vincolo di «monumento naturale», cioè di emergenze da tutelare in maniera specifica.

La nuova legge darà maggiore spazio agli Enti locali che contribuiranno alla segnalazione dei siti e presenteranno progetti di valorizzazione e fruizione.
Il voto di astensione delle opposizioni è stato spiegato dal consigliere della Puglia prima di tutto, Ignazio Zullo: «Condivido le finalità e l’impianto generale della legge, ma auspico che il testo approdi in aula migliorato nella parte che riguarda il controllo ordinario su questi siti che deve essere più severo e sollecito. Suggerisco, quindi, di confrontarsi con l’assessore Barbanente per rendere migliore il testo e rendere sempre meno «appetibili» le violazioni ambientali».

ondaradio.it

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