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Antonio Basile (Ufficiale)

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Il Consigliere Rocco VIVOLI in Visita al Comune di Canino (VT) leggi il Reportage….

Dal portale del Comune di Carpino...
Nell’ambito delle iniziative sostenute dall’Amministrazione Comunale di Carpino in merito alla promozione dell’olio extravergine di oliva, si è tenuto presso il Comune di Canino, nell’alto Lazio in provincia di Viterbo, un’incontro tematico, all’interno della sagra dell’olivo, sul tema della qualificazione di questo prodotto tipico. Per il Comune di Carpino era presente una delegazione condotta dal consigliere comunale con delega alla Cultura e allo Spettacolo, dott. Rocco Vivoli.
Il consigliere sostiene che l’incontro è stato un utile appuntamento per promuovere e far degustare il nostro olio nell’ambito di una importante manifestazione fieristica che ha visto il nostro prodotto eccellere nello stand dedicato alla Puglia. L’incontro ci ha permesso di confrontare la realtà produttiva del nostro territorio con quelle degli altri comuni pugliesi e di altre regioni italiane.
L’opinione del consigliere Vivoli è che la nostra agricoltura si dimostra molto avanzata rispetto alle altre per quanto riguarda le tecniche di raccolta e di trasformazione delle olive, e ciò si riflette in un prodotto di eccellente qualità che sicuramente non ha pari tra quelli presenti alla manifestazione da lui presieduta. Dal punto di vista commerciale non vi è dubbio che esiste un notevole gap da colmare relativamente alla capacità di proporre con un giusto valore aggiunto il nostro prodotto, magari attraverso la costituzione di un consorzio pubblico/privato che riesca a valorizzare non solo la qualità del prodotto, ma anche a monetizzare in modo dignitoso lo sforzo e la cura che i produttori carpinesi profondono nel proprio lavoro. Il Consigliere Vivoli sostiene infine l’opportunità e la necessità di continuare in questa direzione per la promozione e la valorizzazione del nostro prodotto tipico, in modo da garantire una sempre maggior visibilità ai produttori carpinesi, al fine di ottenere un riconoscimento materiale e morale progressivamente più adeguato allo standard qualitativo del lavoro svolto.

FOGGIA: PRIMA GIORNATA DELLA RETE NAZIONALE DI CULTURA POPOLARE

Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

Clicca per Ingrandire, Scaricare e Diffondere

Il Comitato Festival delle Province
in collaborazione con
Provincia di Foggia
Associazione Culturale Carpino Folk Festival

PRESENTA

PRIMA GIORNATA DELLA RETE NAZIONALE DI CULTURA POPOLARE

Foggia 13 dicembre 2007 – in contemporanea con altre 12 province italiane

Nella Terra della Chitarra Battente si narra sull’esistenza di esseri, di canti e di suoni antropomorfi e immortali, che vissero avventure e compirono azioni fantastiche, interessandosi a ciò che avveniva tra i mortali e modificando il mondo con il loro intervento. Il 13 Dicembre a Foggia in Piazza XX Settembre, il passato diventa presente, ciò che accadde accade ancora, una nuova vita si acquista e il mondo ri-nasce. Non mancare perderesti l’occasione di purificare il tuo corpo.

 

Dal 2007 il Comitato Festival delle Province è riconosciuto “Rete Italiana di Cultura Popolare” dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

Per celebrare questo importante riconoscimento, si dà vità alla Prima Giornata della Rete Nazionale di Cultura Popolare, giovedì 13 dicembre, presso tutte le 13 province socie del Comitato, per evidenziare il loro impegno nella difesa e nella valorizzazione del patrimonio culturale italiano.

La giornata del 13 dicembre verrà anticipata da una Tavola Rotonda che si terrà lunedì 10 dicembre presso la sede dell’UPI, piazza Cardarelli 4 a Roma, che vedrà coinvolte le province del Comitato, proprio sul tema della “Rete Italiana di Cultura Popolare” e sul progetto triennale co-finanziato dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali.

I lavori della tavola rotonda inizieranno alle 14,00, ma prima, alle 12,00 sempre presso l’UPI, si terrà la Conferenza Stampa della giornata della rete Nazionale di Cultura Popolare, a cui parteciperanno le Province socie del Comitato, il Ministero per i beni e le attività culturali ed il direttore generale dell’UPI.

A Foggia il 13 dicembre la Giornata della Rete Nazionale di Cultura Popolare, coorganizzata dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, sarà tutta volta a promuovere l’eccellenza del territorio in fatto di cultura popolare attraverso incontri, proiezioni e presentazioni che si terranno presso la sede della Provincia di Foggia a Palazzo Dogana per poi spostarsi in serata a Piazza XX Settembre dove si potranno ascoltare i concerti della Tradizione Garganica con i Cantori di Carpino, i Cala la Sera con i Cantori di San Giovanni Rotondo e i Malicanti.

Presentazione completa (per la stampa) della Prima Giornata della Rete Nazionale di Cultura Popolare a Foggia

Programma della Giornata della Rete nelle 13 Province

Per ulteriori informazioni rivolgersi all’Ufficio Stampa dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival: info@carpinofolkfestival.com

www.carpinofolkfestival.com

Carpino Folk Festival
Il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni

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Il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni

Associazione Culturale Carpino Folk Festival – Iscritta all’Albo Regionale Pugliese dello Spettacolo al n°11

Lottizzazione servaggia la trionfera’ anche sui resti delle necropoli

Il caso emblematico della località pantanello di Vieste – di Modesta Raimondi

Noi speriamo che non accada.
Si chiama Michele Eugenio Di Carlo, il don Chisciotte viestano. E i suoi mulini a vento sono le ruspe che tra breve co­minceranno a costruire sopra all’antichissima necropoli di San Nicola. O meglio, conti­nueranno ad costruire, perché ciò che resta dell’ipogeo tra­sformato in chiesa rupestre non è molto. La collinetta su cuisorge lanecropoli, infatti, è stata da tempo sventrata dalle lottizzazioni, come spiega lo stesso Di Carlo. E non solo ver­so est, sulla città greca, dove sorge il noto rione Carmine, e dove, tempo addietro, venne­ro ritrovate 2 iscrizioni greche, per fortuna messe in salvo. Il convegno dello scorso marzo sulle necropoli paleo­cristiane del Gargano, orga­nizzato dalla sezione locale di Società diStoria Patria, Comu­ne di Vieste e Parco Nazionale del Gargano, che aveva per fi­ne quello di puntare l’atten­zione sulla salvaguardia del noto sito archeologico, pare non aver raggiunto il suo sco­po, dal momento che è dello scorso martedì, la decisione di giunta di continuare a erigere palazzi in località Pantanello. E pensare che in occasione del succitato convegno, anche Anna Campese Simone, ricer­catrice presso il Pontificio isti­tuto di archeologia cristiana si era mostrata preoccupata del­le condizioni di abbandono e degrado di molti siti archeolo­gici, "schiacciati dal turismo massificato che rovina lavori di recupero eseguiti con crite­rio e professionalità". Il problema è che la necro­poli è sempre passata inosser­vata", spiega DiCarlo, compo­nente dell’assemblea regiona­le del Partito democratico. "Non ci sono accortezze di al­cun tipo per salvaguardare l’interesse artistico. Pensa che domenica ho mandato un co­municato alla stampa, e mar­tedì la giunta ha approvato la nuova lottizzazione edilizia nelle immediate vicinanze di quella zona. Temo che finirà male per la necropoli". Appoggiato dal parlamenta­re diessino Michele Bordo (originario di Manfredonia), dall’associazione Italia No­stra, dal Carpino Folk Festival, Di Carlo non intende mollare la presa, e si dice fortemente interessato a portare fino in fondo questa battaglia. "I pa­trimoni danno fastidio, tocca­no interessi che non sono pub­blici. Ma bisogna saper dire Basta!". L’assessore all’urbanistica Angelo De Vita, protetto dal parere favorevole della sovrin­tendenza archeologica, parla di un piano di lottizzazione approvato già dalla giunta precedente, e chiama ‘ cretinate", le argomentazioni sul valore artistico del territorio. "Presentare le cose in que­sto modo è pretestuoso e scor­retto", esclama. "Noi poniamo le basi per la tutela definita di quella zona. Perché oltre a co­struire, realizzeremo un pic­colo museo collegato alle grot­te, che verranno valorizzate da un parco archeologico e punti di macchia mediterranea. La salvaguardia delle grotte è vin­colante alla realizzazione del­la lottizzazione". Tutto a posto dunque? Mah, certo è che pensare a nuovi pa­lazzi edificati su siti archeolo­gici, quasi a tutela e protezio­ne di questi, appare quanto­meno bizzarro. Ma neanche meeting e convegni appaiono adeguati aproteggere l’antico, come sottolinea Giuseppe Ruggieri, ispettore onorario ai beni architettonici e per il pae­saggio del Comune di Vieste. I convegni sono utili, per carità! Ma ciò che serve davve­ro è il vincolo: è il vincolo l’u­nico appiglio legale utile a di­fesa di un territorio. Ad esem­pio, ai convegni mi invitano sempre: sono momenti di pu­ro presenzialismo.Maquando si tratta di prendere decisioni importanti, mi tengono all’o­scuro di tutto. Le parlo a 50 metri dal Comune, e i miei rap­porti sono ottimi con tutti: parliamo di ogni cosa. Ma in realtà mi hanno isolato. Men­tre ciò che servirebbe è una strettissima collaborazione tra tecnici, residenti, funzio­nari, che abbiano poi capacità di collegamento con i palazzi romani. Fu quello che succes­se negli anni Ottanta, quando nell’arco di pochi mesi riu­scimmo con il nostro lavoro, entusiasmo e collaborazione continua, a far mettere vincoli su diversi punti del territorio di Vieste. Il vincolo per la ne­cropoli di san Nicola, infatti, risale proprio a quel periodo: precisamente al 10 agosto del 89". Tra le sue esperienza a dife­sa del territorio, Ruggieri rac­conta di quella volta in cui i tecnici decidero di porre un impianto biostabilizzatore dei rifiuti solidi urbani, in zona Ci­sco uomo morto, in pieno par­co del Gargano: un punto in­credibilmente panoramico. Per fortuna in quella occasio­ne si cambiò idea, grazie so­prattutto al forte impegno del governatore Nichi Vendola. "Spesso un luogo si salva dalla cementificazione per puro ca­so, per un incontro fortunato di eventi e persone" conclude Ruggeri. Chissà se anche per la necropoli di San Nicola sarà così. In ogni caso pare che oltre a Ruggieri, Di Carlo e pochi altri, non siano in molti ad interes­sarsene. Speriamo sia soltanto un’impressione.
Giuseppe Ruggieri: “ a Vieste ci si salva dalla cementificazione per caso”
La delusione dell’ispettore onorario per i Beni architettonici ed il paesaggio del comune di Vieste.
Incontriamo Giuseppe Rug­gieri, ispettore onorario per i beni architettonici e per il pae­saggio del Comune di Vieste.
Ispettore, qual è la sua opi­nione sulla necropoli di San Nicola al Pantanello?
E’ un sito piuttosto interes­sante: una chiesa rupestre de­dicata a San Nicola che conser­va sul fondo absidato una teo­ria di santi in affresco e tutta una serie di pilastri, il tutto in­cavato nella roccia. E’ un ipo­geo paleocristiano, con tutta una serie di strutture funerarie che andrebbero indagate. Ci sarebbe un grosso lavoro da fa­re…
E invece hanno deciso di co­struirci su…Come le sembra?
Lì andrebbe fatto un piccolo parco archeologico. Anche se è poca cosa ormai, assediato com’è da costruzioni e strade. E poi andrebbe salvaguardato il verde, fatti degli scavi, biso­gnerebbe restaurare, tutela­re …Io comunque non ho di­retta conoscenza della volontà del Comune: mi tengono all’o­scuro di tutto.
Il vincolo alla zona è stato posto nel 1989. Cosa è succes­so da allora?
C’è stato un continuo via vai di nuovi venuti: funzionari, tecnici: vanno, vengono. Ma nessuno mi ha mai contattato. Pensi che sono venuto a sapere al bar che ci costruiranno su.
Ma se ci costruiscono, i vin­coli non servono?
Fanno tutto con permessi. Se un luogo si salva dalla cemen­tificazione è per puro caso: per una combinazione felice di persone. Mai per una severa applicazione delle normative.

SALVIAMO DALLA CEMENTIFICAZIONE LA NECROPOLI DI SAN NICOLA

Riceviamo e diffondiamo per amore di tutto il territorio del Gargano

S.O.S. Ieri, in Consiglio Comunale a Vieste si è assistito ad un’altra lottizzazione nelle immediate adiacenze della necropoli di S. Nicola a Vieste.
Aiutatemi a contattare tutte le istituzioni culturali ed ambientali del territorio garganico, pugliese e nazionale e facciamo partire una petizione per salvare dalla cementificazione le grotte di S. Nicola, già compromesse, degradate e abbandonate. All’interno, vi sono anche affreschi probabilmente di origine longobarda. Grazie!

Il 9 marzo 2007, nella sala normanna del castello Svevo di Vieste, si è tenuto un importante convegno dal tema “Le necropoli paleocristiane del Gargano”, organizzato dalla sezione locale della Società di Storia Patria, dal Comune di Vieste, dal Parco Nazionale del Gargano.
In tale occasione, presenti le massime autorità comunali e del Parco, nonché la relatrice del convegno, la professoressa Chiara Lambert dell’Università di Salerno, la professoressa Anna Campese Simone, ricercatrice presso il Pontificio Istituto di Archeologia Cristiana, ha presentato il suo volume “I cimiteri tardo antichi e altomedievali della Puglia Settentrionale”, minuzioso lavoro di ricerca completo di fotografie e piantine dei siti studiati.
Nel corso del convegno la professoressa Campese comunicò la grande importanza di Vieste, S. Tecla e Monte Sant’Angelo nell’Alto Medio Evo, come poli di aggregazione di contadini e pastori più ampi rispetto ad altri, ma, soprattutto, la professoressa Campese certificò l’alto valore archeologico e l’importanza storico-culturale della necropoli di “San Nicola”, situata in località “Pantanello” del Comune di Vieste, quale unico ipogeo trasformato in chiesa rupestre che si conosca sino ad oggi. Nello stesso tempo, la professoressa apparve molto preoccupata delle condizioni di abbandono e degrado di molti importanti siti archeologici in presenza di un turismo di massa che distrugge e rovina, raccomandando interventi di recupero fatti con criterio, competenza e professionalità.
Visto che l’Amministrazione Comunale ha patrocinato tale convegno, pienamente edotta e consapevole dell’importanza storico, culturale, sociale ed economica, tra gli altri, del sito della necropoli di San Nicola; considerato il degrado e l’abbandono che avvolge tale sito anche a causa di lottizzazioni edilizie non programmate nella maniera opportuna; nota la possibilità di inserire nel mercato dell’offerta turistica pugliese e nazionale la riscoperta e la valorizzazione di molti dei nostri siti culturali con conseguenti ampi vantaggi economici ed occupazionali, chiediamo all’Amministrazione Comunale di Vieste di rendere noti e pubblici gli interventi di recupero, di ripristino e di valorizzazione programmati ad oggi per la necropoli di San Nicola.
Nello stesso tempo lanciamo un appello a tutte le associazioni e a tutti gli enti culturali del territorio garganico e pugliese col preciso intento di salvare la necropoli di San Nicola di Vieste dall’abbandono, dal degrado, dallo scempio, dalla cementificazione.

HARP TO HARPS è il nuovo CD di Giuliana De Donno

HARP TO HARPS
FESTA DI PRESENTAZIONE CD

2 Dicembre 2007 ore 18.30
CAFFE’ LETTERARIO
Via Ostiense 95
ROMA

HARP TO HARPS
HARP TO HARPS è il nuovo CD di Giuliana De Donno realizzato con il contributo IMAIE e prodotto da Lincoln Almada per Twilight Music.
L’affascinante viaggio nel mondo dell’arpa compiuto in questo lavoro discografico racconta una piccola parte di storia dello strumento attraverso l’arpa Irlandese (Celtica), Sud-Americana (Paraguayana), Italiana (Viggianese) e Classica moderna.

Oltre ad avere un carattere storico, il progetto musicale nasce anche dall’esigenza di reinterpretare con libertà e fantasia, brani del ricco repertorio della tradizione popolare e classica : il Barocco musicale irlandese con il Concerto di O’ Carolan, quello Ispano-sud-Americano con la Paradetas di Ribayaz e quello classico con la Sarabanda di Couperin e la Toccata di Paradisi; il Romanticismo con la trascrizione per arpa classica della Serenada Granada dello spagnolo Albeniz; l’antico repertorio musicale dell’area Celta del nord-Europa con Baltiorum, Gaelic waltz, the Knappogue medley ed inoltre la tradizione popolare del sud-Italia con Tarantella Capuanese e Tarascone e quella del sud-America con recenti composizioni che attingono dal passato, come Pampalirima, Merengue rojo, Villavicencio e Milonga par amar.
Nella serata di presentazione della prima uscita di HARP TO HARPS, Giorgio Verdelli racconterà insieme a Giuliana, le immagini, i suoni e le emozioni che hanno ispirato questo affascinante viaggio musicale.
In anteprima assoluta Giuliana suonerà, nel corso della serata, un’arpa originale Viggianese dell’ ‘800, fresca di restauro : si tratta di uno dei pochi esemplari di questo strumento riportato al suo antico splendore e che vanta un posto di riguardo nella storia della musica popolare Italiana e Lucana.
Suoneranno insieme a Giuliana gli ospiti che hanno collaborato al cd :
Lincoln Almada (arpa paraguayana)
Arnaldo Vacca e Massimo Cusato (percussioni)
Raffaello Simeoni e Clara Graziano (organetti)
Marco Tomassi (zampogna)
Elena Somarè (fischio)

Un sistema produttivo del Gargano da realizzare nell’ambito del turismo ad escludendum

Pubblichiamo le dichiarazione di Gianni Sollitto apparse questa mattina sul portale di OndaRadio
Come si vede il fantomatico "Sistema" che si intende creare sul Gargano esclude come in passato le solite località, complimenti.

Un sistema produttivo, da realizzare nell’ambito del settore turistico. E’ questa la nuova ed interessante ini­ziativa che í comuni di Vieste. Peschici, Rodi, Vico, Monte SanfAngela, Mattinata e Isole Tremiti, hanno in animo di attuare, quali partner delle imprese, sfiuttando le opportunità offerte in tale senso dalla Regione Puglia. L’Ente di via Capruzzi, infatti, con la legge 2.3 del 3 agosto scorso, ha inteso "promuovere, sostenere e favorire le iniziative e i programmi di sviluppo su base territoriale tesi a rafforzare la competitivi­a, l’innovazione, l’inter­nazianalizzazione, la crea­zione di nuova e migliore occupazione e la crescita delle imprese che operano nei settori dell’agricoltu­ra, della pesca, delf artì­giauato,dell’industria, del turismo, del commercio e dei servizi alle imprese". Ragion per cui, poiché esiste già da tempo una forte volontà di costituire un Sistema territoriale tu­ristico locale, finalizzato a sviluppare una relazione più efficiente tra i soggetti stessi teso a rafforzare il sistema di offerta locale e creare una filiera turistica integrata úi modo da stimolare le economia interne ed esterne, si è deciso dì aderire all’invito della Regione con il quale si potrà attingere a cospicui finanziamenti. Si sa bene che il comparto del turismo ricopre, per il Gargano, una particolare importanza nel quadro delle politiche di svi­luppo economico e assume una valenza strategica nella co­struzione di un sistema capace di rafforzare la competitività e la capacità attrattiva dell’economia locale. Per cui, il Distretto produttivo turistico che si intende attuare, può rappresentare un decisivo elemento strategico per la valorizzazione e lo svi­luppo della filiera turistica, con effetti diretti sullo sviluppo infrastrutturale, economico-sociale dell’intero territorio e dal dal punto di vista reddituale:A parere dei sette comuni in­teressati ad entrare a far parte del Distretto, con la sua rea­lizzazione si potrà favorire e valorizzare le risorse territoriali.

1° Salone della Piccola Editoria Meridionale Padiglione 71 Fiera di Foggia, con Andrea Sacco e le tradizioni del Gargano


Con la collaborazione di
Regione Puglia
Provincia di Foggia
Comune di Foggia-Assessorato alla Cultura
Banca della Campania

SUDs è il primo salone dell’editoria meridionale e di qualità. È organizzato dall’Ente Fiera di Foggia e dalla Fondazione Banca del Monte “Domenico Siniscalco Ceci”. Si tiene a Foggia da venerdì 30 novembre a domenica 2 dicembre. Partecipano alla manifestazione più di 60 case editrici di ogni parte d’Italia con cataloghi e storie di diversa portata. I tre giorni di esposizione saranno accompagnati da svariate iniziative letterarie ed artistiche.
SUDs è l’ironica declinazione plurale di Sud al tempo del villaggio linguistico globale. Il Salone, infatti, nasce da una volontà di slancio meridionale al di là dei propri confini. SUDs non sarà, dunque, un arroccamento nella tradizione o l’esposizione dei cimeli cartacei di un’identità certa, ma un luogo vivo di confronto della ricchezza culturale meridionale con i linguaggi della contemporaneità e le esperienze editoriali di altre realtà italiane.
SUDs ha la freschezza avventurosa della frontiera, del nuovo, dell’indefinito; è una pioggia di libri contro il rischio di desertificazione della parola per l’effetto serra televisivo. SUDs è la voglia di condividere il piacere dell’esplorazione e della conoscenza del proprio tempo.

Per tali motivazioni l’Ente Autonomo Fiere di Foggia e la Fondazione Banca del Monte di Foggia, con il supporto della Regione Puglia, della Provincia di Foggia, del Comune di Foggia, dell’Assessorato alla Cultura Città di Foggia e della Banca della Campania hanno voluto assicurare un importante sforzo organizzativo al fine di arricchire il patrimonio culturale meridionale di una nuova e significativa iniziativa.

La manifestazione avrà i seguenti orari: venerdì 30 novembre ore 16,30 – 21,00; sabato 1 dicembre ore 9,30 – 13,30 / ore 16,30 – 21,30; domenica 1 dicembre ore 9,30 – 13,30.

Programma:

Venerdì 30 novembre
–    ore 16,30 cerimonia inaugurale alla presenza delle autorità.
–    Forum: POTERE AI LIBRI. Il ruolo dell’editoria nel Meridione d’Italia, prefazione di Michele Trecca, coordina Maddalena Tulanti, vice direttore del “Corriere del Mezzogiorno” di Bari. Contributi di Pietro D’Amore e Agnese Manni, editori. Interventi degli editori presenti.
–    Ore  18,30: Enzo Del Vecchio presenta “Fiorello La Guardia, un Imperatore a New York” Ed. Alberto Gaffi.
–    Antonello Del vecchio presenta “Osterie d’Italia 2008” Ed. Slow Food.
–    Ore 19,30: Masolino D’Amico presenta “La locanda che domina l’abisso”, corto tratto da “Monte Sant’Angelo” di Arthur Miller.

Sabato 1 dicembre giorno riservato agli studenti
–    ore 9,30: Letture da “Se una mattina d’estate un bambino – lettera a mio figlio sull’amore per i libri”, di Roberto Cotroneo
–    ore 10,00: conferenza su L’Identità plurale del Meridione d’Italia, relatore il prof. Franco Cassano, Università degli Studi di Bari
–    ore 11,00 Presentazione di Politiche del diritto nella XIV Legislatura di Francesco Bonito, Ed. Sudest, prefazione di Anna Finocchiaro. Relatore on. Prof. Giuliano Pisapia, presidente Commissione per la Riforma del Codice Penale
–    ore 12,00: Andrea Giachi presenta “Jesus”, Ed. Creativa
–    ore 12,30: Giovanna Marmo, poesia e movimento, Ed. d’if
–    ore 17,00 “Carosello Letterario”: incontri con gli autori, presenta Carlo D’Amicis. Prima Parte
–    ore 18,30: SUDs è Nuove Scritture. Area tematica dedicata alle antologie
“Sporco al sole”, Besa Editori, con gli scrittori Livio Romano e Giovanni Di Jacovo
“Voi siete qui”, Minimum fax ed., con la scrittrice Veronica Raimo
“Quote rosa” Fernandel ed. con le scrittrici Francesca Bonafini e Mascia di Marco.
Coordinano Nicola La Gioia, Michele Trecca, Stefano Donno
–    ore 19,30 “Carosello Letterario”, incontri con gli autori, presenta Carlo D’Amicis
–    ore 20,30: SUDs è Nuove Tradizioni, area tematica dedicata alla cultura popolare
“Mordi e fuggi” Manni ed.
“Andrea Sacco suona e canta”, Aramirè ed. con l’autore Enrico Noviello
“Il cibo dei morti”, Palomar ed., con l’autrice Bianca Tragni
“Lunari di Puglia”, Progedit ed., con l’autore Vittorio Stagnani
Coordinano Vincenzo Santoro e Carlo D’Amicis
–    ore 21,30 Canti della Tradizione salentina e del Gargano, con Pio Gravina, Enrico Noviello, Enza Pagliara, Anna Cinzia Villani.

Gli Autori del CAROSELLO LETTERARIO
Giuseppe Cirino, Giancarlo Liviano D’Arcangelo, Sara Durantini, Bruno Esposito, Gabriele Fabbiani, Raffaello Ferrante, Claudia Grippo, Claudio Menni, Sacha Naspini, Alessandro Panini-Finotti, Aldo Putignano, Pamela Serafino, Giancarlo Spadaccini, Lucia Tancredi.

Domenica 2 dicembre (con chiusura alle 13,30) sarà dedicata alla nuova frontiera di comunicazione dei blog.
Ore 10,00 “La Tribù dei Blog”, seconda edizione, a cura di BooksBrothers, patrocinato da GSA (Giornalisti Associati Specializzati).
     –    Giornalismo 2.0, L’informazione nell’era di Internet
Intervengono
Paola La Forgia, Presidente Ordine dei Giornalisti della Puglia
Michele Dell’Edera, vice presidente Associazione Stampa on line
Luca Conti, Pandemia, Il Sole 24 Ore
Gianni Messa, La Repubblica-Bari
Valerio Lo Monaco, Direttore Radio Alzo Zero
Coordina Roberto Zarriello

–    Raccontarsi 2.0, Esperienze di vita “bit”
Intervengono
Utottotto, Arianna _Leggera, Narciso Lunatico

–    Letteratura 2.0, Nuovi linguaggi alla conquista del web
Intervengono
Loredana Lipperini, Giuseppe Granieri, moderatore Enzo Verrengia

Ore 12,00 Bibliofiles
Presentazione della nuova collana di editoria digitale in facsimile, Claudio Grenzi ed.
Intervengono:
Antonio Ventura – responsabile della sezione “Raro e curioso. Libri introvabili della Capitanata”.
Laura Maggio – curatrice della sezione dedicata all’archeologia della Daunia.
Ai partecipanti verrà fatto omaggio di un saggio della collana, fino ad esaurimento delle copie disponibili.

Benvenuti nel Comune di Carpino, recita cosi il nuovo portale del Comune famoso per le sue tradizioni musicali popolari

www.comunedicarpino.it
In tempi in cui la comunicazione e l’immagine rappresentano uno dei sistemi più immediati ed efficaci per farsi conoscere, anche il Comune di Carpino ha pensato alla realizzazione del suo Portale Istituzionale Ufficiale. Un moderno e agile sistema per permettere di avvicinare i cittadini all’attività amministrativa nel segno della trasparenza.
Esso è innanzitutto pensato e costruito come servizio alla popolazione. L’impostazione è innovativa perché considera in via prioritaria le esigenze concrete di un cittadino attento alle vicende che interessano il proprio Comune di residenza. Un cittadino che vuole meglio capire il funzionamento dell’amministrazione comunale e che è interessato a risolvere numerose questioni amministrative e burocratiche in modo semplice, chiaro e sicuro.
Attraverso questo portale, in una sorta di sportello elettronico senza orari, si forniranno notizie, informazioni e servizi, al fine di semplificare il rapporto tra Amministrazione e pubblico e nel contempo di dare maggiore visibilità ai servizi presenti sul territorio.
La seconda finalità del portale è quella di aprire un nuovo canale di comunicazione con il Mondo intero e con i molti che, ovunque, navigano in internet. Questa opportunità permetterà di rivolgere a tutti l’invito a conoscere e a visitare Carpino con le sue propensioni culturali, i suoi eventi (anche a livello nazionale), i suoi prodotti tipici e le sue tradizioni, la sua storia e il suo futuro, le sue attività produttive, commerciali, imprenditoriali e artigianali.

Convocato il Consiglio Comunale di Carpino

Il Presidente del Consiglio Comunale, Dott. Nicola Maria Trombetta, convoca il Consiglio Comunale in sessione ordinaria in data 28.11.2007 ore 17,00 e, ove occorra, in seduta di seconda convocazione, il giorno 29.11.2007 ore 20,00, nella consueta sala delle adunanze, per trattare il seguente
ORDINE DEL GIORNO:

1) Comunicazioni;
2) Approvazione verbali sedute precedenti;
3) Piano Comunale per il diritto allo studio;
4) Piano particolareggiato della zona “B1” del vigente P.R.G. – Approvazione-;
5) Assestamento generale del bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 200 – art.175, c.8, T.U.E.L. n°267/2000

Pubblicato il Bando di Gara d’appalto per l’adeguamento degli impianti di pubblica illuminazione nel centro abitato di Carpino

In particolare per l’esecuzione di tutte le opere, le somministrazioni e le forniture necessarie per l’adeguamento degli impianti di pubblica illuminazione a basso impatto ambientale nel centro abitato di Carpino.
Il progetto prevede l’ammodernamento degli impianti esistenti per la zona interessata dall’intervento, privilegiando il contenimento dei consumi energetici, migliorare la qualità della luce con tonalità più prossime alla luce solare, eliminare le dispersioni di luce verso l’alto, sostituire i vecchi impianti obsoleti, estendere il numero degli organi illuminanti di tipo artistico per le strade ricadenti nel centro storico, rendere gli impianti confacenti alle moderne tecnologie con flessibilità di gestione, aumentare complessivamente l’efficienza degli impianti.
Importo complessivo dell’appalto (compresi oneri per la sicurezza) è di € 396.729,00
Testo Completo del Bando

Il mio amico Matteo di Angelo Cavallo

Da "La Capitanata 2005 – Quadrimestrale della Biblioteca Provinciale di Foggia"

L’Apricena di Matteo Salvatore nel ventennio fascista è il sole alto della controra, case bianche e sciami di mosche, tante. Strade polverose, uomini seduti sull’uscio delle case, che aspettano, niente. I buoni: la povera gente. I cattivi: ricchi a bordo del king (carozza) che al loro passare alzano polvere e si divertono a gettare soldi ai bambini per vedere come si azzuffano. Ambientazione da Tex-Mex, inscenata negli spaghetti-western. Apricena con le sue cave è la linea di demarcazione tra montagna e tavoliere.
Tra i poveri, i Salvatore soprannominati i Zicozico, sono tremendi. Il padre facchino quando può, la mamma chiede l’elemosina nei vicini paesi. Matteo insieme ai suoi fratelli e compagni di strada vive e gioca scalzo nella piazza. Non ci sono orari da rispettare per il pranzo e la cena, perché non c’è niente da mangiare. Qualche verdura rubata nei campi e poi bollita, la carne ed i maccheroni sono un sogno ad occhi aperti. Una sorella muore per denutrizione.
Il padre va in galera. Al carcere di Lucera viene messo in cella con Giuseppe Di Vittorio. I due insieme compongono Evviva la Repubblica, una marcetta tenera nei testi. Verrà incisa da Matteo Salvatore nel disco “Il lamento dei mendicanti”.
Per noia, di pomeriggio va da un vecchio cieco suonatore di violino per imparare a suonare la chitarra. Servirà ad arrotondare qualche soldo, portando con Vincenzo Pizzicoli, il vecchio cieco, le serenate alle finestre. Fa il garzone in bottega e anche il banditore comunale. Suonerà il corno per annunciare che la carne della macelleria di Pasquale Camicialonga è buona e di diverse qualità per tutte le tasche, tranne che per i poveretti a cui rimane la pelle, la testa e le ossa tutte insieme (bando della carne).
Farà tutti i lavori precari possibili: bracciante, trasportatore di blocchi di pietra, facchino. I giochi d’infanzia, i girotondi, la costruzione dell’aquilone, diventeranno canzoni come Girotondo pugliese e La cometa. Dall’esperienza di bracciante comporrà Lu soprastante. Dalle parole della mamma M’ha ditto mamma mia. L’artista non uscirà più dal suo unico mondo di riferimento, quello della povera gente.
Per lui la scala sociale non ha parole complesse come proletariato, piccola borghesia, borghesia, aristocrazia. Esistono i ricchi potenti e i poveri. Nel mezzo ad indicare il ceto medio, ci sono “gli impiegatucci del comune che non sono né ricchi e né poveri”.
Quando arriva l’età per l’emigrazione, la meta è Roma. Da questo momento in poi nulla più ispirerà le composizioni del futuro cantore. Ogni ballata è un ricordo tra il 1925 e i primi anni ‘50. Poi la cassetta dei ricordi viene sigillata. Lu Pugliese a Roma è l’unica ballata fuori dai ricordi e dalla vita ad Apricena. Persino le ultime composizioni scritte anni fa e che furono incise per Stampa Alternativa, come Lu pensionato, Arrucunete, Sempre poveri sono quella Apricena nella memoria del vecchio cantastorie.
Ritorna ad Apricena con i due figli Lazzaro e Enza e la moglie Ida per un breve periodo. La casa è uno stanzone nella villa comunale, messo a disposizione dall’amministrazione, per la grave indigenza familiare. L’irrequietezza lo porta a vivere in Liguria e poi a Milano, per stabilirsi definitivamente nella Capitale.
A Roma ci arriva con il “traino-stop” e impiega venti giorni. Lì nelle cave di valle Aurelia trova lavoro e casa in una baracca. Una donna del suo paese lo convince a cantare nelle trattorie romane, gli compra una chitarra, dei nuovi pantaloni e gli augura buona fortuna.
E arriva la fortuna: naturalmente arriva di sera. In una di queste trattorie incontra Claudio Villa. Canta al suo tavolo le canzoni di Roberto Murolo, ma il reuccio si accorge che Matteo non è napoletano. Lo convince a cantare in pugliese,
negli stessi anni in cui Domenico Modugno canta in siciliano. Scatta la sua creatività geniale. Decide di comporre testi e musiche, ballate che nascono ispirate dal ricordo.
La purezza di stile singolare della musica di Matteo Salvatore non sarà più condizionata dai tanti cambiamenti e mode musicali per tutto il corso della sua vita.
Mi minore, Si settimo, La minore. Sono le note delle canzoni più struggenti. Il Do maggiore, il Si per le ballate allegre. La maggiore, Mi maggiore e Re maggiore per comporre una tra le ballate più significative del suo repertorio: Padrone mio ti voglio arricchire.
A proposito del canto politico Vinicio Capossela in una intervista di Silvia Boschero per «l’Unità» del 30 aprile 2003 dice: “Ogni nostra scelta è un atto politico.
C’è una tradizione molto nobile di canzoni politiche, rispetto il lavoro dei cantautori ma ci sono sorgenti popolari molto più interessanti. La canzone più vicina a questo sentimento l’ha scritta Matteo Salvatore – Padrone mio ti voglio arricchire, se mi comporto male picchiami, basta che ho il pane da portare ai miei figli – è una canzone bellissima”.
Matteo incide per Claudio Villa e la Vis Radio i primi 78 giri. Le canzoni sono allegre e a doppio senso. È la prima volta che si sente cantare in dialetto pugliese alla radio. Ad Apricena intanto arriva la notizia che Matteo Zicozico sta diventando famoso. Nei bar del paese risuonano le sue ballate, come in quel struggente 29 agosto 2005, giorno del suo ritorno al paese, dentro la bara. La Discoteca di Stato incide il cantore, le canzoni sono Le serve rivali e Il carrettiere. Partecipa a film come Uomini e lupi.
Iniziano i primi concerti sporadici, sono soprattutto feste dell’Unità nelle province di Foggia e Bari. Va in America tre volte per suonare dinanzi alle comunità di emigranti. Negli spettacoli fa il primo tempo, il secondo è per calibri della melodia italiana come Claudio Villa e Domenico Modugno e anche una giovane Patty Pravo. Lì nella veste un po’ da giullare, si aspettano il comico Matteo Salvatore, una sorta di Totò Pugliese. Le prime incisioni in verità fanno pensare ad un personaggio comico e scanzonato. La lucente brillantezza delle sue composizioni più profonde devono essere ancora scoperte ed apprezzate.
In quegli anni freme per sistemare la sua famiglia. Nascono Franco e Margherita.
La moglie Ida lo aiuta nelle composizioni, sa scrivere, ed è per lui una valida collaboratrice che mette ordine a musiche e parole. Dopo l’esperienza con la Vis radio continua a sfornare e incidere ballate per varie etichette discografiche come la Combo Record, Criket, Tank Record, Universal, Vedette Records, Amico, Cetra, Cicala, Dischi del Sole, Quadrifoglio, Up international, Variety. Matteo ha una compagna, non più segreta. È la sua corista Adriana Doriani. Il successo, la famiglia, l’amore si intrecciano negli anni ‘60. La sua famiglia decide di stabilirla a Milano, lui torna a Roma. Gli anni ‘60 sono gli anni più prolifici non solo per le tantissime incisioni. La RAI dedica interi programmi sia radiofonici che televisivi alla musica del sud Italia, di cui Matteo Salvatore è diventato il protagonista assoluto. Il cantante naif, “poeta dei poveri” come lui stesso si descriveva nei manifesti pubblicitari sarà sempre attento al rispetto della sua terra d’origine. Rispetto anche nelle priorità. Sotto il suo nome scrive: Il cantante di Apricena, Gargano, Foggia, Puglie.
Quando si accorgono di lui Giangiacomo Feltrinelli, Italo Calvino, il senatore del P.C.I. Franco Antonicelli, Matteo è un icona contesa nei salotti intellettuali di Roma e di Torino. Suonava nei salotti Matteo, una sua caratteristica che più avanti negli anni bui lo farà sopravvivere alla penuria di concerti pubblici. Le 4 stagioni del Gargano è la consacrazione massima. Le foto all’interno sono di Ferruccio Castronuovo, aiuto regista di Federico Fellini, originario di Vico del Gargano. Edito da RCA e Sorrisi&Canzoni. Il nobile cofanetto che contiene i quattro 33 giri rimarrà per sempre il pezzo da collezione più ambito tra i suoi fans.
Matteo forse, sperpera i soldi; è anche molto generoso, ha voglia di abbondanza e di frigoriferi sempre pieni. Il riscatto è ora, la carne e i maccheroni, mattina e sera.
Vive l’amore passionale con Adriana. Ma i soldi, i tanti soldi non li ha fatti. “Mai li farai”, gli dirà il fratello Umberto, “se continui a farti imbrogliare dalle case discografiche”. Fa i conti e tra diritti e royalties credeva di guadagnare di più. Escogita un piano: ritira i master delle incisioni e li vende a più discografici.
Ognuno di loro ha un contratto di esclusiva con lui firmato. A Matteo non importa niente, anche se lo denunciano. Subirà anche atti di pignoramento.
Ma la sua mobilia non ha valore ed è sempre in case d’affitto. Escono contemporaneamente e per più case discografiche i dischi di Matteo Salvatore con le stesse ballate.
Iniziano gli anni della contestazione. Ivan Della Mea, Paolo Pietrangeli, Giovanna Marini sono i protagonisti del canto politico. Anche Matteo Salvatore, nonostante non abbia mai usato nei testi la falce ed il martello, parole come lotta, cortei, viene identificato in quel filone. Lui il cantante della rassegnazione, di canzoni senza soluzioni politiche sempre con i tre accordi, il falsetto e le semplici parole, canta Lu Sovrastante nel luogo e nel momento sbagliato, al Cantagiro. Lo fischiano, lo criticano per aver abbandonato la sua purezza naif. Matteo era e rimarrà ancora naif, ma sentiva di vivere ai margini del mercato discografico, nonostante le tante incisioni. Il Beat, il canto politico in voga nei ‘60, i concertidibattiti nelle università non erano il suo mondo. Ma non si abbatte; quando finisce di svernare al Folk Studio di Roma torna a Foggia. Questa volta lo fa con la sua Dischi Etichetta di Apricena. Vende personalmente i suoi dischi ai negozianti di Bari e Foggia.
Nel 1972, i CSC (Centro di servizi culturali) finanziati dalla Cassa del Mezzogiorno, decisero di organizzare una serie di recital con Matteo Salvatore. Tra gli animatori un giovane, Gennaro Arbore, responsabile CSC divenuto poi fedele amico di Matteo. A Foggia, il suo recapito è l’Hotel Sarti. Pianificava la sua esistenza professionale a Roma nei periodi invernali per stare vicino alla sede Rai e in primavera, sino all’autunno, a Foggia per eseguire concerti. In quegli anni, anche la Camerata Barese organizza spettacoli nei vari comuni della Provincia di Bari. Lo fa con Matteo Salvatore e Roberto Murolo. Io nel 1994 organizzai il tour di Murolo in Puglia, occasione nella quale i due si rincontrarono e Matteo ricorderà al maestro gli anni della tournèe con la Camerata Barese.
Passato il Beat, in Italia inizia l’era del progressiv dei primi anni ‘70. Nonostante le tante incisioni Matteo non è arrivato al centro della musica. Ma in Italia sta per accadere qualcosa; il folk revival, che servirà a portare l’attenzione musicale verso il sud est Italiano, verso la terra nera, sino alle parole arcaiche di Matteo Salvatore, verso la Capitanata. Napoli aveva i suoi mandolini, i suoi cantori, fraseggi morbidi e parole gentili come mare, amore, cuore, barca. Noi avevamo Matteo, colui che ha avuto il coraggio di intitolare una ballata Brutta Cafona e che un giorno invece di pensare a suonare al San Marino Festival fa una altra cosa. Era il settembre del 1973. Problemi giudiziari terranno il cantante lontano dalle scene, ospitato nel carcere di San Marino. Su Matteo pendeva una grave accusa: l’omicidio di Adriana Doriani.
Anni dopo, grazie ad amici come Renzo Arbore, Mariangela Melato e tanti artisti della RAI, viene organizzata una colletta sostanziosa, che permetterà alla famiglia Salvatore di incaricare un ottimo penalista del forum di Roma a riaprire il caso.
Dopo circa tre anni, riacquistata la libertà, Matteo Salvatore con la moglie Ida raggiunge Foggia; promuovono un incontro con gli amici di Matteo presso l’Hotel Cicolella. In quella occasione, presentatomi da Gennaro Arbore, lo incontrai per la prima volta. Avevo circa 16 anni ed ero un suo fan. Ancora una volta sono lì Gennaro Arbore, Arnaldo Santoro, vice segretario della Camera di Commercio, nonché animatore principale della Taverna del Gufo a Foggia. Matteo Salvatore ha bisogno di lavorare ed è li per questo. Gennaro Arbore parlò con il presidente della Provincia di Foggia, il dott. Michele Protano. Così, tra piazze e camping del Gargano, riuscì a racimolare soldi per la sua sopravvivenza.
Alla RAI di Roma Matteo non poteva metter piede dopo l’incidente di San Marino. Renzo Arbore gli consiglia di farsi vedere però giù ai bar della strada, salutare i dirigenti e non chiedere di lavorare. Il tempo o forse i tempi addolciranno i rigori di una RAI fortemente clericale.
A Loano (Sv) in occasione del suo ultimo concerto del 29 luglio 2005, io e Matteo Salvatore incontriamo l’amico Enrico De Angelis, direttore artistico del Premio Tenco. Matteo ci partecipò in quegli anni. Io ed Enrico, anche con Vinicio Capossela, si parlava spesso di un suo meritato ritorno.
Gli anni ’80 sono anni difficili per la musica d’impegno. Molti cantautori abbandonano le ballad e curvano verso il commerciale, con band rock e concerti da stadio. È l’epoca delle pop star. Matteo Salvatore vive solo a Roma. Ai primi caldi si trasferisce sul Gargano, alloggiando in piccole pensioni. Non fa concerti pubblici, non c’è richiesta. Sono lontani gli anni del folk revival. Viene invitato sporadicamente a tenere recital in ville private. Tra le ville che lo hanno ospitato anche quella di un giovane Pino Daniele. Tra le rare partecipazioni il Pistoia Blues Festival.
È in gran forma; nel 1985 aveva 60 anni quando lo rincontro. Viveva in una baracca sul lungomare Enrico Mattei, nei pressi dell’Hotel Pizzomunno, a Vieste.
Gli vado incontro e gli dico “Maestro che fai qui ?”. Non credo si ricordasse di me.
E, come se non ci vedevamo solo da qualche ora, confidenzialmente iniziò a comunicare con quella sua parlantina veloce. Aveva un cane che chiamava “onorevole”.
Mi dice che giorni addietro nel chiamare il suo cane si voltò il senatore Cariglia, che camminava più avanti sul lungomare, forse in vacanza all’Hotel Pizzomunno. Lui gli disse “no non dico a Lei senatore, sto chiamando il mio cane”. Questo era un tipico approccio alla Matteo. La gente pur non sapendo chi fosse, gradiva il suo spirito da “capa fresca”.
Negli anni ’90, tra giugno e settembre, Matteo Salvatore viene ospitato all’agriturismo Resega Royal di Vieste. Il proprietario, Valentino Di Rodi, diventa suo amico. In quegl’anni Angelo Cavallo e Matteo Salvatore stringono ulteriormente i loro rapporti di amicizia. Coabitando addirittura in un residence. Frequentandosi intensamente sia d’inverno che d’estate. È una vera amicizia. Matteo si stabilisce prima a Mattinata e poi definitivamente a Foggia. Nel 1992 iniziano le riprese del film Nelle carni del cantastorie, regia di Annie Alix. Quante glie ne ha fatte passare! Matteo era irrequieto ed imprevedibile. Le riprese, iniziate a giugno, si conclusero ad ottobre nella Capitale. In quegli anni esegue una serie di concerti a Piazzetta Petrone di Vieste. Ingaggiato forfetariamente dalla Azienda Autonoma Soggiorno e Turismo, diretta dall’avv. Enzo D’Onofrio e da Carlo Nobile. Anni comunque di sopravvivenza. Qualche richiesta arrivava dalla Provincia di Bari. Nessun giornale parlava di lui. I dischi erano introvabili. Il suo perenne girovagare non consentiva di rintracciarlo facilmente per chi lo avesse voluto ad un recital.
Nel mondo della musica qualcosa sta cambiando. Fabrizio De Andrè, con l’album “Cruza de mar” dà il via al filone etnico sull’onda di ciò che accade nel mondo. La scoperta o riscoperta della musica alle periferie della terra. Gli Agricantus, i Tenores De Bitti, gli Al Darawish sono tra i primi fermenti italiani. Matteo Salvatore ignaro, persevera a crearsi manifesti e lettere pubblicitarie di scarsa levatura, dirette a destinatari ormai privi di ogni potere decisionale.
L’Amministrazione Provinciale con a capo il prof. Antonio Pellegrino e l’Assessorato alla cultura diretto dalla prof.ssa Valeria de Trino Galante puntano sulla cultura quale valore intrinseco della crescita della Comunità di Capitanata. L’identità culturale locale è l’investimento primordiale. Tra le varie iniziative viene omaggiato Matteo Salvatore nel settembre 1995. Dinanzi ad una Piazza XX Settembre stracolma di gente. Ospiti della serata artisti della musica partenopea, tra cui Eugenio Bennato, Enzo Gragnaniello, Daniele Sepe.
In seguito, gli artisti lo omaggeranno nei loro dischi e spesso il nome di Matteo Salvatore verrà da loro citato nelle piazze italiane, quale fonte di inesauribile cultura popolare. Io e Matteo, qualche periodo dopo, decidiamo di metterci a lavorare insieme. Mi rendo conto dello spessore musicale che ho ereditato.
Matteo Salvatore. La Luna aggira il mondo e voi dormite. Autobiografia raccontata ad Angelo Cavallo, in allegato il CD con ballate inedite, edito da Stampa Alternativa e patrocinato dalla Amministrazione Provinciale di Foggia e dalla Agenzia per la Cultura, è il gradino che permetterà a Matteo Salvatore di ritornare a far parlare di sé. Si accorgono di lui giornali musicali giovanili. Riscrivono di lui testate giornalistiche importanti. Inizia un periodo felice.
Giriamo per librerie ed auditorium in Italia, tra cui quello di Renzo Piano a Roma. Ogni data è un trionfo. La comunicazione sul libro permette di attivare i canali giusti. Sergio Staino, il papà di Bobo, il mitico personaggio fumetto de «l’Unità », lo vuole per chiudere la rassegna etnica della città di Firenze. Napoli: agli spalti del Maschio Angioino, Matteo Salvatore è in rassegna con Gilberto Gil (cantautore e Ministro della cultura brasiliana). Radio popolare dedica un’intera trasmissione, poi omaggia l’artista con un suo concerto a Milano. A “Storienville”, programma Rai Radio Tre, un’intera settimana è dedicata al libro e a Matteo Salvatore. A Bari Matteo rincontra alla Facoltà di Lingue i suoi vecchi compagni di lavoro in Rai, tra cui un commosso Vito Signorile; memorabile fu il concerto serale. A Tivoli la presenza del maestro è richiesta da appassionati di jazz. “Sono cresciuto a pane, John Coltrane e Matteo Salvatore” mi confesserà il critico jazz Enzo Pavone.
Era “sciamano” Matteo. Quando diceva una cosa raramente non si avverava.
L’acquazzone a Barletta del 2002 alle 20.30 lasciava poche speranze al recital che avrebbe dovuto tenere. Ma lui per niente preoccupato mi dice che non aveva mai piovuto ad un suo concerto e mi tranquillizza dicendomi che sarebbe uscito il sole.
Fece il concerto in perfetto orario. La casa editrice Stampa Alternativa mi comunica che probabilmente riceverò una telefonata dalla redazione del Maurizio Costanzo Show. Matteo sarebbe dovuto andare in trasmissione per pubblicizzare il libro. Lui mi disse: “Vedrai che non andremo, ho litigato anni fa con Maurizio, non mi chiama”.
Telefonò dalla redazione una signora la quale mi espose le sue perplessità nell’ospitare Matteo, poiché la trasmissione aveva bisogno di personaggi brillanti. Io le dissi che più brillante di Matteo e della sua età è difficile trovarne altri. Gli dico “signora il maestro è qui con me, ora glielo passo”. Matteo prese la cornetta e il corno e gli fece il bando. La signora rise. Noi di più perché assistevamo alla scena;
Matteo era in piedi sulla sedia. Quando finì le disse: “Se avita capisciuta avita capisciuta e se n’avita capisciuta, non capiscite chiù”. Non partecipò al Maurizio Costanzo Show.
Più giriamo più mi accorgo di quanti appassionati della sua musica ci sono in giro. Quanti giovani lo conoscono per la prima volta. L’esperienza con Vinicio Capossela ha il suo apice nel concerto di “Chi tiene polvere spara”, eseguito il 9 luglio del 2004 al Parco della Pellerina di Torino. Dinanzi a 25.000 spettatori sul palco ci sono: Matteo Salvatore, Flaco Jemenez (Buena Vista Social Club), Roy Paci, Vinicio Capossela, Marc Ribot & Mistery Trio, Shane Mac Gowan & the Popes.
“Craj”, lo spettacolo sulla musica Pugliese, ci viene proposto da Teresa De Sio quando Matteo Salvatore è ridotto a utilizzare la sedia a rotelle per via di un ictus. La sua volontà è di proseguire a fare concerti “sino alla fine come Modugno”, mi diceva. Aveva smesso di farci ridere, di raccontare aneddoti, aveva ovvie ragioni.
Nella sua casa di via Capozzi, le sere ci riunivamo attorno al tavolo. Era consuetudine e abitudine andare lì. Io, Ninni Maina, paziente “burocrate” delle sue carte e quasi un toccasana nell’espletamento delle procedure per il riconoscimento dei diritti previdenziali ed assistenziali a favore del grande Maestro. Gennaro Arbore, i giovani Mimmo Rendine (mio cognato) e Nicola Briuolo unici allievi di Matteo.
Tanti ricoveri, un diabete che lo tormentava, la bronchite cronica, insufficienza respiratoria.
Chi ha influenzato quel modo di verseggiare e suonare che accomuna un primo Domenico Modugno (Polignano a Mare), prima maniera, Enzo Del Re (cantastorie di Mola di Bari) e Matteo Salvatore (Apricena)? La tradizione musicale orale contadina pugliese ha riferimenti completamente diversi. Si canta in sonetti, si usano tammorra, chitarre battenti e castagnole. Strumenti e melodie mai entrate nel repertorio di Matteo Salvatore. Antonio Infantino, musicista ed etnomusicologo conferma il mio sospetto. C’era un vecchio cantastorie cieco che tra gli anni ‘30 e ’50; girava i mercati della provincia di Foggia e Bari. È però storia troppo recente per appassionare i dotti della etnomusicologia come Roberto Leydi, più attenti in quegli anni ‘50 a fenomeni arcaici come il tarantismo e la tarantella del Gargano.
Matteo Salvatore è senza dubbio la letteratura pugliese. È la singolarità geniale di un artista che ha saputo raccontare al suo pubblico “il lamento dei mendicanti”.
Aveva saggia conoscenza musicale, chi lo invitava a fare un recital. Lui che non faceva tarantelle e bisognava ascoltarlo in rigoroso silenzio. Che richiedeva attenzione, come tutte le grandi cose.

LA NOTTE È BELLA
(Matteo Salvatore)
La notte è bella sola sola
al paese non c’è nessuno
si azzuffano i gatti con i cani
la gatta graffia, la gatta vince
si sente da lontano il lupomannaro
per la paura io mi sono spaventato
poi il rumore dell’acqua delle fontane
mi ha fatto compagnia
la notte è bella, la notte è bella

All’ultimo concerto di Loano (Sv) del 29 luglio 2005, era felice per aver ricevuto il premio alla carriera voluto da una giuria di cinquanta giornalisti. Di Matteo Salvatore e dei nostri giorni felici mi rimarrà il seguente ricordo: un saggio amico che mi ha dato tanta compagnia per un lungo tratto della mia vita. Tutto quello cheè rimasto in sospeso, che non abbiamo fatto, che avremmo voluto fare, si cristallizzerà nei miei sogni.

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