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| Foto da sarinafelice |
Pescatori preoccupati perchè il Comune vuole abbattere i ricoveri edificati vicino ai «varcali», cioè le insenature per allocare “li sànere”, imbarcazioni tipiche del luogo, senza essere stati consultati. Esiste, infatti, un progetto del Comune finanziato dalla Regione Puglia, volto a sistemare il Lungolago dell’isola Varano. Progetto che intende spianare e allargare la strada, consolidare gli argini, sistemare panchine e pali elettrici, costruire porticcioli per mettere a dimora i sandali. I pescatori sono preoccupati. Non va giù che il progetto sia piovuto dall’alto, nè che debbano essere abbattuti i ricoveri-piccoli magazzini dove ripongono i loro attrezzi: reti, motori, pali, e ogni altro strumento utile per svolgere l’attività. Ricoveri costruiti, inizialmente, per rendere più agevole la lavorazione dei mitili, senza esporsi eccessivamente all’azione del sole, della pioggia e del vento. I pescatori non digeriscono, in particolare, il fatto che saranno privati della comodità del «varcale», realizzato in corrispondenza della propria abitazione. II progetto prevede la costruzione di 12 porticcioli in un tratto di costa di lungo-lago di circa 4 chilometri, ciascuno dei quali dovrebbe ospitare sei sandali, a fronte dei circa settanta attuali.
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Ufficio Stampa dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival |
“Mettere in rete il meglio della nostra cultura popolare e delle nostre tradizioni, creando un circuito virtuoso con le altre Province aderenti al Festival delle Province”. Così il presidente della Provincia di Foggia, Carmine Stallone, illustra le iniziative in cantiere per la giornata della rete nazionale di Cultura popolare.
L’evento, previsto per il prossimo 13 dicembre, nasce nell’ambito di una convenzione siglata dal Ministero per i Beni Culturali e il Comitato Festival delle Province (composto dalle Province di Torino, Cuneo, Perugia, Rieti, Sassari, Foggia, Catania, Cosenza, L’Aquila, Modena, Cesena-Forlì, Piacenza, Potenza, Roma, Rovigo), che ha portato all’istituzione della rete italiana di cultura popolare.
Obiettivo della giornata della rete nazionale di cultura popolare è quello di promuovere, con specifici e qualificati eventi, in ciascuna delle Province aderenti, eventi che avranno il fine di promuovere e valorizzare l’eccellenza della cultura popolare.
“In questa giornata di alto profilo abbia deciso di puntare sull’anima folk e popolare che caratterizzano la quintessenza della cultura garganica e di Capitanata. I cantori di Carpino rappresentano un pezzo di fondamentale importanza della nostra identità culturale. Perciò, abbiamo pensato che fosse importante incentrare questo evento di notevole profilo sull’importanza del loro contributo culturale e sociale”, afferma Manduzio.
“La Provincia di Foggia è parte essenziale di questo importante processo. Insieme ad altre importanti Province italiane abbiamo voluto e creduto in questo percorso per valorizzare la cultura popolare italiana”, conclude Stallone.
"Festeggiare la nascita della Rete Italiana di Cultura Popolare – Luciano Castelluccia – è per noi, prima di tutto, motivo di grande orgoglio, perché premia l’impegno nel lavoro, che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, insieme a tutte le istituzioni locali e regionali, porta avanti ormai da quasi 13 anni per promuovere e far conoscere l’immenso patrimonio italiano della cultura popolare. Abbiamo voluto esserci ad ogni costo perché riteniamo che questa grande festa rappresenti un nuovo passo verso il riconoscimento da parte dell’Unesco del nostro patrimonio immateriale popolare tra i meritevoli di tutela e di valorizzazione.
Giovedì 13 dicembre non vi propineremmo magie, stregonerie e/o superstizioni ma solo tanta voglia di cantare, vi proporremo quello stimolo primordiale ad esprimersi vocalmente più o meno connaturale all’uomo. Quel qualcosa in forte vibrazione che parte dalla fronte e coinvolge il naso, la mandibola, i denti, la gola e giù per il petto fino alla pancia. Vi mostreremo come tutto il corpo partecipa a questa emissione di suoni che tendono a sublimarsi e che forse corrispondono al canto dell’uccello o ai versi degli animali in genere a lor quanto quei versi non sono dettati solo dai più immediati bisogni, ma sono l’espressione di tutta una serie di sentimenti… sentimenti d’amore, a volte dal semplice ‘canta che ti passa’, oppure come dice un famoso strambotto ‘la gente che mi sente cantare dice che ce l’ho contento il cuore, ma io in realtà lo faccio per non bestemmiare’.
Venite tutti a Foggia, conclude Castelluccia, in Piazza XX Settembre perchè ancora una volta il mondo si fermerà, il passato diventerà presente ed ancora una volta l’urlo dell’uomo verrà usato come sublime mezzo di seduzione".
Domenica scorsa, alla presenza delle autorità cittadine si è tenuta presso il parco giochi della zona 167 di Carpino la cerimonia di commemorazione di Baden Powell, fondatore del moderno scoutismo. Sotto l’impulso e la perseveranza di Tonino Di Perna, si è tenuto a Carpino un incontro specifico per ricordare Sir Robert e la sua opera. In tale occasione sono state scoperte due targhe ricordo in onore di BP, così come i lupetti intendono riferirsi al fondatore del movimento scout, che nella versione italiana ha festeggiato proprio quest’anno il su centenario. Alla cerimonia era presente anche il parroco di Carpino, don Celestino Jervolino, che ha dato la sua benedizione ai giovani esploratori garganici. Il sindaco, prof. Rocco Manzo è intervenuto alla cerimonia insieme al consigliere delegato alla cultura, dott. Rocco Vivoli. Nel breve colloquio con i ragazzi, egli ha sottolineato il carattere educativo del movimento scout italiano, nato sotto la buona stella del movimento cattolico praticante che lo rende un esempio di portatore sano di valori cristiani, quali la solidarietà e lo spirito fortemente pedagogico che pervade il movimento.
Da www.comunedicarpino.it
In esecuzione della Determina n. 177 del 7.12.2007 è pertanto indetta per le ore 11,00 del giorno 18.12.2007 presso il Comune di Carpino una gara informale precedente procedura negoziata, indetta ai sensi dell’art. 57 del D.Lgs. n. 163/2006 per l’affidamento del servizio di “TERZO RESPONSABILE” PER LA CONDUZIONE, MANUTENZIONE ORDINARIA, STRAORDINARIA E CONTROLLO DELLE CENTRALI TERMICHE DEGLI IMMOBILI COMUNALI , per il periodo 1.1.2008/31.12.2010 con valore a base d’asta €. 2.000,00 annuo oltre IVA.
L’impresa/società interessata è invitata alla gara e per parteciparvi dovrà far pervenire, a mezzo servizio postale o recapitato a mano presso l’ Ufficio Protocollo Comunale, un plico sigillato con ceralacca sui lembi di chiusura e controfirmato, sui lembi stessi dal titolare o legale rappresentante, recante l’indicazione dell’oggetto della gara e del mittente ed indirizzato a: “AMMINISTRAZIONE COMUNALE DI CARPINO – VIA MAZZINI N. 36 – 71010 CARPINO (FG)” entro e non oltre le ore 10,00 del giorno 17.12.2007
Disciplinare di Gara
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| Foto da sarinafelice |
di Leonarda Crisetti – apparso su garganopress
CAGNANO VARANO. Sabato 8 dicembre: il Lungolago Nord, pertinenza del comune di Cagnano Varano, complice il forte vento di Libeccio, è più popolato del solito. Sono ferma a scattare delle foto, quando si avvicinano, incuriositi, alcuni pescatori. Dicono, preoccupati, che il Comune vuole abbattere i ricoveri edificati vicino ai “varcali”- insenature per allocare “li sànere”, imbarcazioni tipiche del luogo – , costruiti con la fatica e il sudore dei loro padri, senza essere stati consultati.
Mi mettono a parte di un grosso Progetto del Comune finanziato dalla Regione Puglia , volto a sistemare il Lungolago dell’isola Varano. Progetto globalmente condivisibile, dato che intenderebbe spianare e allargare la strada, consolidare gli argini, allocare panchine e pali elettrici, costruire porticcioli per mettere a dimora i sandali.
I pescatori, però, sono agitati, tanté che si sono rivolti ad un avvocato e hanno raccolto delle firme. Cos’è che non va, dunque?
Ai pescatori non va che il progetto sia piovuto dall’alto, non va che debbano essere abbattuti i ricoveri-piccoli magazzini dove ripongono i loro attrezzi: reti, lupi, motori, pali, mazza, chiodi e ogni altro strumento utile per svolgere l’attività.
Ricoveri costruiti, inizialmente, per rendere più agevole la lavorazione dei mitili, senza esporsi eccessivamente all’azione del sole, della pioggia e del vento.
I pescatori non digeriscono, in particolare, il fatto che da ora in poi saranno privati della privacy, delle comodità del “varcale” a proprio servizio, realizzato in corrispondenza della propria abitazione.
Il progetto prevede la costruzione di 12 porticcioli in un tratto di costa di lungo-lago di circa 4 km, ciascuno dei quali dovrebbe ospitare sei sandali, a fronte dei circa settanta attuali.
– É possibile che io devo percorrere 700 metri con il motore, le reti, gli attrezzi in spalla due volte al giorno per raggiungere il porticciolo – confida sconcertato uno dei presenti?
– Secondo te è giusto che io armi le reti sotto gli occhi degli altri pescatori, facendo scoprire i segreti del mestiere?- proferisce un altro.
– Ma se io non parlo con quella famiglia, come posso condividere lo stesso “varcale”? – commenta un altro pescatore.
Pare, inoltre, che se finora ciascun pescatore ha avuto modo di vigilare sui propri attrezzi da pesca, con la messa in opera del nuovo progetto questo non sarà più possibile, con la conseguenza che probabilmente si verificheranno atti di vandalismo.
Per altri, i porticcioli sarebbero stati male ideati strutturalmente, presentando un’imboccatura stretta, appena utile a consentire all’imbarcazione di entrare nel proprio sito. La bocca sarebbe, infatti, di circa 3 metri, un’ampiezza simile a quella di un sandalo con la “catena”. Ma, come spingere con i remi, specie quando il vento non agevola i movimenti?
I porticcioli sarebbero poco funzionali anche perché l’imboccatura si presterebbe a far entrare materiali, ostruendola parzialmente. Sotto questo profilo, meglio sarebbe orientare la bocca dei porticcioli verso levante.
I circa settanta "varcali", che oggi ospitano i sandali, indubbiamente non fanno bella mostra di sé rendendo l’area perilacuale poco ospitale. Ogni pescatore, in realtà, ha fatto come ha potuto nel realizzarli – complici le autorità che all’improvviso – e a ragione – fanno appello al rispetto delle regole.
Chi ha costruito il ricovero, lo ha fatto per necessità e rimettendoci dalla tasca sua, cementificando l’area intorno al “varcale”, pensando, così, di svolgere l’attività in modo meno faticoso.
Questo è accaduto perché è mancata una pianificazione. Questo continua a verificarsi perché sono assenti la logica della progettualità, del coinvolgimento, della cooperazione, della legalità. Questo è accaduto perché il pescatore è rimasto in balia di se stesso.
Credo che chi si dedica oggi all’attività della pesca riconosca la necessità di offrire alla laguna anche l’imput del turismo, integrandolo, però, con la pesca tradizionale.
Mi pare di capire, inoltre, che i pescatori comincino a coltivare la cultura del senso estetico e a voler contrastare l’impatto ambientale, si chiedono, infatti, “perché non progettare la ricostruzione di nuovi ricoveri, utilizzando materiali eco-compatibili, secondo un modello condiviso, fruendo del contributo delle istituzioni (Regione, Provincia, Ente Parco e Comunità Montana del Gargano, Comune, …), così come hanno fatto a Rodi Garganico?
Ma, cosa si può realizzare con 750.000 euro! – considerano infine i pescatori. Accadrà che abbatteranno solo alcuni ricoveri, che spianeranno un parte della strada, che i soldi finiranno e si bloccherà l’opera, proprio come hanno fatto per la palazzina di San Nicola Imbuti, per la fogna interrata e sotterrata, mai resa funzionale, con la frustrazione dei malcapitati e la soddisfazione dei più “fortunati”. Come dire, che al danno si aggiungerebbe la beffa!
Una buona negoziazione attivata attraverso il dialogo, la rassicurazione di voler andare in fondo ai problemi e il rispetto degli interlocutori potrebbero essere sufficienti a contrastare la sfiducia radicata dei pescatori nelle istituzioni. Dopotutto sarebbe sufficiente apportare qualche modifica al progetto – che potrebbe sollevare le sorti della laguna, rivalutando la sua immagine e dando una svolta all’economia – prevedendo un numero di porticcioli più congruo.
Laguna di Varano: identikit
Superficie: kmq 65 circa
Perimetro: km 33 circa
Profondità media 3 mt. à fangoso
Acque: salmastre
Apporti idrici: acque piovane, sorgenti, torrenti.
Canali di comunicazione con l’Adriatico: Foce Capojale e Foce Varano, entrambi artigianali, realizzate su antichi tracciati.
Prodotto pescato: orate, spigole, passere, sogliole, gamberi, anguille (maretiche, pantanine, capitoni e capemazze), alici, aguglie, anghioni, grugnaletti, mazzoni, sarde.
Periodo più pescoso: ventennio 1960-1980 allorché il numero dei pescatori ascese fino a 400.
I libri di Socci e Luzzatto hanno riacceso il dibattito sul frate di Pietrelcina. Ma è ripreso anche il linciaggio mediatico che lo trasforma in un’icona trash. Miracolo. Di Padre Pio parlano ormai anche i colti e gli scettici. Un tempo era il padre del popolino, dei parroci e delle donnette, visitato e criticato di nascosto dalle classi dirigenti, laiche e intellettuali del Paese, sprezzanti verso un fenomeno che ai loro occhi istruiti sapeva di peronismo religioso. Ora, invece la musica è cambiata. Due libri, di Luzzatto e di Socci, hanno riacceso le attenzioni intorno al controverso frate cappuccino. E la tv torna spesso sulla sua vita e le sue polemiche; è accaduto l’altra sera con un bel programma su Retequattro. Padre Pio in realtà corre due pericoli opposti e paralleli: uno, che viene dall’alto, e mira a demolire l’aura di santità, a dimostrare che fosse quasi un impostore. L’al tro è che la sua santa immagine si trasformi nell’icona kitsch del Mezzogiorno superstizioso e tardone, che non investe in sviluppo e solidarietà ma in pacchiana paccottiglia e feticismo monumentale.
Faccio un esempio, di cui ho letto sulla Gazzetta del Mezzogiorno. A Rignano Garganico sorgerà una statua del Santo di Pietrelcina alta sessanta metri che costerà dieci milioni di euro. Sarà la millesima statua di Padre Pio, che è ormai dappertutto, perfino nei condomini e nelle stazioni di servizio del sud. Ma questo monumento sarà gigantesco, come la statua della Libertà e il Colosso di Rodi. Sarà il frutto di una specie di azionariato popolare, coagulato tramite un sito internet, dieci milioni di pixel da un euro l’uno, in modo che ogni azionista potrà dire di aver portato il suo mattone. A promuovere l’iniziativa assiro-babilonese è un circolo culturale locale, ma il promotore è quell’ex frate Giuseppe Cionfoli passato dalla mistica leggera alla musica leggera, dal sacerdozio all’isola dei famosi. E mi pare davvero un progetto all’altezza di questa parabola, la riconversione di un santo in una star da reality, anzi da santiry show, degna di Las Vegas più che del Gargano. Per carità, non si tratta di denaro pubblico ma di private e volontarie donazioni; e non voglio nemmeno addentrarmi nell’ipermercato della fede, tra simoniaci, creste e business, che ruota dietro i circuiti della devozione. Ma un santo come Padre Pio che ha aiutato e miracolato tante persone, meriterebbe di veder devolvere queste cifre enormi in opere di bene, assistenza ai malati, aiuto ai bisognosi, e in mille opere di vera beneficenza per il sud. La statua invece è finalizzata al turismo religioso e ad un culto che rischia di sfociare nell’idolatria. Il mio disagio non nasce dalla diffidenza verso la devozione forte e diffusa a Padre Pio, ma al contrario, dal rischio che iniziative come queste squalifichino il Santo, il suo culto e i suoi devoti. E diano una brutta mano a questa rinnovata ondata di linciaggio verso Padre Pio, pompata da giornaloni, circoli laicisti e gruppi anticlericali, logge e lobbies ostili al santo terrone e alla devozione antica e genuina che suscita. Hanno ripreso 1’assurda storia delle stimmate artificiali, procurate con farmaci e le antiche insinuazioni sulla sua vita. Stimmate durate mezzo secolo e poi scomparse all’approssimarsi della morte, non sono frutto di acidi. Si riprendono le famose registrazioni in confessionale per insinuare intimità sessuali con le devote. Non credo, ma lasciatemi dire una cosa scandalosa: cosa volete che sia rispetto ad un grandioso percorso di santità un cedimento sessuale? Ma davvero dobbiamo misurare la santità con questi metri miserabili, da virtuismo borghese e da puritanesimo quacchero? Mi è capitato di sentire fior di atei militanti che si appellavano perfino all’autorità di un Papa, Giovanni XXIII, ostile verso il frate di Pietrelcina, per sostenere la loro campagna contro Padre Pio. Ho loro chiesto se credevano al dogma dell’infallibilità del papa; assolutamente no, mi è stato risposto, e allora perché dovremmo credere a priori all’autorità di un papa, peraltro corretto dal suo successore Paolo VI e vistosamente smentito da un suo grande successore, papa Giovanni Paolo II? Padre Pio è un santo eletto per grazia di Dio e volontà della nazione, assurto agli altari per una forma insolita di elezione diretta, quasi di democrazia plebiscitaria applicata all’agiografia. È un santo che odora di Medio Evo, ma suscita devozioni insospettabili e una vastità impressionante di testimonianze sui suoi miracoli. Certo, poi c’è il risvolto fastidioso, la speculazione, il mercatino, il kitsch. Ma di fronte ad una società che si crede più smagata ma poi coltiva superstizioni ancora più ridicole, legate agli oroscopi, ai segni zodiacali e a mille nuove superstizioni, il culto di Padre Pio rivela la familiarità con il sacro e l’irruzione del religioso nella vita quotidiana, il bisogno, anzi la fame di santità e di fede di una società orfana di senso e braccata dalla disperazione e dalla solitudine. Lasciate che di Padre Pio ciascuno di noi coltivi un altarino domestico, e magari conservi nel proprio portafogli un’immagine, un ricordo, una traccia che ci è stata tramandata da una persona cara e che forse evoca una storia tragica e miracolosa. L’anno prossimo sarà il quarantennale del ’68, e tanti – me compreso – dedicheranno libri e iniziative a quell’anno. Sarà un caso, ma in quell’anno parricida, se ne andarono tre padri: Padre Pio, Giovannino Guareschi, che si fece seppellire con il tricolore con lo stemma sabaudo e Vittorio Pozzo, glorioso commissario della Nazionale che drogava i suoi calciatori con gli inni patriottici. E chiuse i battenti la tv educativa del Maestro Manzi. Che sia avvenuta allora, anziché nel ’43, la morte della patria?
Marcello Veneziani
Libero
La Regione Puglia esprime parere favorevole alla compatibilità ambientale per il progetto di installazione di un allevamento di gamberi nella laguna di Varano, nel comune di Cagnano Varano (Fg), proposto dal dott. Leonardo Grimaldi – Via Bari, 2B – Cagnano Varano (Fg).
Le tipologie di gambero previste in allevamento sono il "Penaeus Japonicus" ed il "Melicertus Kerathurus"; la prima è stata introdotta nelle acque italiane dal 1979 ed è utilizzata nella maggior parte degli impianti di gambericoltura italiani: la seconda è autoctona oltre ad essere ampiamente diffusa nel bacino del mediterraneo.
Entrambe le tipologie di gamberi si nutrono della flora e fauna bentonica presente in laguna e considerata la natura estensiva dell’allevamento (2,3 soggetti/mq), esse non comportano significative alterazioni delle dette componenti ambientali ; si precisa che essendo il bacino della laguna di Varano fortemente eutrofizzato ed essendo i gamberi organismi detritivori, questi svolgono anche una importante funzione relativamente al degrado delle sostanze organiche presenti.
Speriamo bene!!!
Articolo apparso su Ondaradio
Quando si parla dei Cantori di Carpino non ci si riferisce soltanto ad un semplice gruppo di musica popolare dedito alla cura delle tradizioni canore locali. I Cantori di Carpino sono qualcosa di più, il loro nome riecheggia nelle valli del Gargano affondando le proprie radici nei decenni passati.
E’ trascorso più di mezzo secolo ma la loro denominazione è sempre lì, immutata. Sono cambiati i protagonisti, le persone fisiche, ma l’ anima è sempre quella perché, in fondo, le idee camminano sulle gambe degli uomini. I corpi passano, lo spirito resta. Come quello dei Cantori di Carpino giunti, con quella attuale, alla terza edizione di un gruppo ideato negli anni Sessanta dall’indimenticato Andrea Sacco. Trovare una continuità tra passato, presente e futuro" è l’obiettivo, sottolineato da Nicola Gentile, che anima i Cantori di Carpino. Gentile è uno dei promotori del terzo gruppo dei Cantori di Carpino, sorto nel 1997 in seguito alla volontà di alcuni giovani musicisti di non disperdere l’insegnamento dei propri padri. A fungere da sapienti guide ci pensava il trio storico del folk carpinese composto da Andrea Sacco, Antonio Piccininno e Antonio Maccarone. Un mix generazionale di provata efficacia, una ensemble che ha catalizzato le attenzioni del pubblico negli ultimi dieci anni. Un ruolo decisivo nella fase di costituzione del terzo gruppo dei Cantori di Carpino, ricorda Nicola Gentile, è stato svolto da Eugenio Bennato fondatore della Nuova Compagnia di canto popolare a Napoli agli albori degli anni Settanta nonché ideatore circa un decennio fa del movimento Taranta Power oltre che profondo conoscitore della realtà garganica ed amico personale dei Cantori di Carpino, che ha spronato nel’97 i giovani carpinesi a seguire le orme dei loro avi. "Ci veniva spesso a trovare" ricorda Nicolino Gentile. Se inizialmente non è stato facile assemblare musicisti provenienti da esperienze in diversi generi musicali, il progressivo e crescente successo riscosso dal ’97 in poi ha definitivamente persuaso i membri del gruppo, e non soltanto loro, della bontà dell’idea di non disperdere il prezioso patrimonio della cultura folk carpinese e garganica giunta sino a noi. Una musica ancestrale, pura, antica e dinamica, una musica senza tempo. Diverse le tournee effettuate in Italia e all’estero negli ultimi dieci anni dai Cantori di Carpino, che iniziano a programmare anche la nuova stagione. E’ all’orizzonte infatti un tour in Europa in programma la prossima primavera, ma prima di tornare ad esibirsi oltre confine il gruppo folk carpinese sarà di scena a Foggia giovedì 13 dicembre. Tra sei giorni quindi il capoluogo dauno si prepara ad ospitare il noto gruppo garganico in ima serata all’insegna del legame con la propria terra e delle tradizioni musicali datine, piazza XX Settembre la location prescelta per la prima edizione della Giornata della Rete nazionale di cultura popolare che si celebrerà contemporaneamente in tredici città capoluoghi di provincia. I Cantori di Carpino, che nell’occasione del 13 dicembre saranno affiancati da altri rinomati gruppi locali come i Malicanti e i Cantori di San Giovanni Rotondo sul palco che verrà allestito in piazza XX Settembre, a metà della prossima settimana, si sono recentemente esibiti a San Severo e a Carpineto Sinello in provincia di Chieti. Per quanto concerne invece i prossimi appuntamenti, dopo la serata foggiana,il taccuino dei Cantori di Carpino annovera il concerto in calendario a Cagnano Varano il 29 dicembre in prossimità di Capodanno. Se oggi Carpino rappresenta a pieno titolo uno dei punti di riferimento del panorama musicale folk nel territorio nazionale, lo si deve anche all’opera dei Cantori. Quelli passati dei due gruppi precedenti, quelli attuali e quelli futuri che, siamo certi, non mancheranno. E grazie anche alla presenza del Carpino Folk Festival, che quest’anno è giunto alla sua dodicesima edizione. Un appuntamento diventato una costante nell’ambito degli eventi nazionali in materia di musica folk e popolare. Erano circa 15mila le presenze nel corso della serata conclusiva dell’edizione 2007 del Festival, svoltasi lo scorso 11 agosto. Un riscontro di pubblico, un bagno di folla, in grado di rendere efficacemente l’idea dello spessore della manifestazione. Ma se oggi Carpino è un punto di riferimento nazionale della musica folk lo deve, dicevamo, anche ai suoi Maestri. Ci riferiamo al trittico Andrea Sacco, AntonioPiccininno e Antonio Maccarone, preziose guide per Nicola Gentile e gli attuali componenti del terzo gruppo dei Cantori. Andrea Sacco, scomparso a marzo del 2006 all’età di 95 anni, è il più grande interprete di tarantella. Dice di lui Eugenio Bennato: "Abbiamo fatto in tempo a fare qualcosa perché la sua lezione rimanga per le generazioni future. A Milano, Torino, Roma. Bologna, Firenze, Napoli, in Italia e in Europa, decine di giovani con il fiato sospeso di fronte alla semplice e misteriosa potenza della sua voce, di fronte al grande Andrea Sacco uomo del Sud, profeta di un rock lontano dalle finzioni del divismo contemporaneo, artista e sacerdote dello straordinario rito collettivo che si chiama musica popolare". Antonio Piccininno (91 anni) e Antonio Maccarone (87) sono i decani della musica popolare italiana. Passato, presente e futuro si fondono nei Cantori di Carpino, custodi delle tradizioni garganiche.
I GENERI
La serenata ad personam (per conto proprio, quando era innamorato ad essere il cantatore, o su commissione) era in passato il momento più importante per l’esecuzione di canti tradizionali di Carpino. Gli stessi canti che venivano utilizzati in una pluralità di occasioni: nell’ambito dei lavori campestri, durante la pesatura del grano in estate, la raccolta delle olive in autunno; nelle feste, specie durante il carnevale, sulle melodie strumentali dei balli, sul ritmo delle varie Tarantelle alla muntanara. La serenata a Carpino, come in altri paesi del promontorio, era di due tipi: d’amore e di sdegno.
Un agricoltore di 64 anni nella sua Fiat Fiorino è stato travolto da un treno delle Ferrovide del Gargano, presso un passaggio a livello senza barriere
Ferrovia, binari FOGGIA – Una persona è morta nell’incidente ferroviario avvenuto questa mattina ad un passaggio a livello incustodito sulla linea Cagnano Varano-Carpino a pochi chilometri dalla stazione di Carpino (Foggia). Per cause in corso d’accertamento, il treno delle Ferrovie del Gargano ha travolto un «Fiorino» Fiat il cui conducente non è riuscito ad evitare l’impatto. L’uomo è morto sul colpo, illesi i passeggeri ed il macchinista del convoglio.
La vittima si chiamava Michele Trombetta, 64 anni, agricoltore di Carpino. L’uomo è stato travolto da un treno delle Ferrovie del Gargano, nei pressi di un passaggio a livello sprovvisto delle barriere, ma fornito di un segnalatore acustico e visivo. L’incidente è avvenuto sulla tratta Cagnano Varano – Carpino a circa duecento metri dalla stazione di Carpino. L’agricoltore, che aveva un terreno nei pressi del passaggio a livello, era a bordo del furgocino quando è stato travolto dal treno con a bordo soltanto quattro persone, tutti dipendenti delle Ferrovie del Gargano. Il convoglio non procedeva a velocità sostenuta anche perché la motrice non supera i 60 chilometri orari. Nonostante i tempestivi interventi dei Vigili del Fuoco e dei carabinieri di San Severo per l’uomo non c’è stato nulla da fare. Sul posto è intervenuto anche il sostituto procuratore del tribunale di Lucera Claudio Rastrelli della Procura di Lucera che sta indagando sull’incidente mortale e in particolare dovrà verificare se i segnalatori acustici e visivi al momento dell’incidente erano in funzione.
Ritorna a Carpino il rituale appuntamento del 7 dicembre con la manifestazione “Frasca, Fanoia e olio novello”, promossa dal Comune di Carpino e dalla Pro Loco, con la coorganizzazione della Comunità Montana del Gargano.
Se pure tra molteplici difficoltà, a causa dei violenti nubifragi abbattutosi su tutto il territorio comunale, compromettendo seriamente la produzione in atto, l’Assessore all’Agricoltura e Turismo, Mario Felice Ortore, ha voluto fortemente la realizzazione della manifestazione, sicuramente una delle più consolidate tra le innumerevoli tradizioni che caratterizzano la cultura locale.
Frasca, fanoia e olio novello, infatti, nasce dallo scopo di celebrare l’olio novello e riscoprire le antiche tradizioni contadine: attraverso itinerari nei quartieri si va alla riscoperta della “fanoia”, isolato falò di rami di ulivo che, bruciando la notte dell’Immacolata, rievoca, tra memoria pagana e adattamento cristiano, l’antico rito del raccoglimento e della purificazione: l’olivo bruciando diventa sacro e questa pianta rivela le sue molteplici attitudini: riscalda i cuori e rallegra le mense.
Attorno alla “fanoia” le donne intonano antichi canti religiosi, i bambini antichi sonetti e cantilene, mentre gli uomini preparano sotto la brace patate novelle irrorate con abbondante olio novello.
Nella seicentesca Piazza del Popolo, oltre alla sapienza dei produttori locali, sarà l’ipnotica melodia della tarantella a trascinare i visitatori in questa notte sacra con la partecipazione de “I cantori di Carpino” ed il gruppo Folk dell’Istituto Comprensivo “P.G.Castelli” di Carpino, autentici cultori e depositari della tradizione di una terra che, negli anni, ha saputo conservare e valorizzare la sua memoria.