Si terrà mercoledì 16 gennaio alle 11 presso la sala Giunta della Provincia di Foggia una conferenza stampa inerente le sinergie tra le principali manifestazioni culturali della Capitanata: “Carpino Folk Festival”, “Orsara Jazz Festival”, “Suoni in Cava (Apricena)”, “Festival d’Arte dei Monti dauni”, “FestambienteSud”.
Interverranno Carmine Stallone, presidente della Provincia di Foggia, Giuseppe De Leonardis, assessore provinciale al Turismo, Mario Simonelli, sindaco di Orsara, Vito Zuccarino, sindaco di Apricena, Luciano Castelluccia, direttore artistico del “Carpino Folk Festival”, Franco Salcuni, direttore di “FestambienteSud”, Dino De Palma, direttore artistico del “Festival d’arte dei Monti Dauni”, Nicola Vascello, commissario Apt di Capitanata.
Attraverso la musica e le immagini che raccontano dal vivo le fasi della ricerca, gli Archivi custodiscono testimonianze di culture (albanesi di calabria, comunità ebraiche, confraternite), di territori (il mare delle tonnare siciliane, le montagne del Trentino, la Lucania), di mestieri (carrettieri, pescatori, ambulanti), di tecniche espressive (il canto a tenore sardo, il trallallero genovese, i canti accompagnati da chitarra battente del Gargano), di riti e liturgie (ebrei askenaziti, cristiani greco ortodossi, diverse comunità islamiche).
Ettore de Carolis, ai più sconosciuto, aveva contribuito a "modo suo" a raccogliere molte di queste testimonianze, una di queste è la "Raccolta 135" sui canti popolari di Carpino.
Fu lui stesso, Compositore di musica, Polistrumentista ed arrangiatore, Ricercatore di musica etnica, Autore di programmi radiofonici e televisivi, a donarla all’Associazione Culturale Carpino Folk Festival. La consegna avvenne la mattina del 2 Agosto 2006 nelle mie mani, alla presenza di Mattia Sacco e Luciano Castelluccia, rispettivamente presidente e direttore artistico dell’associazione, dei soci e degli studiosi Antonello Ricci, Roberta Tucci e Pino Gala. Con loro in quella giornata si ebbe modo di riflettere sulla utilizzazione, spettacolarizzazione e sulla destinazione dei repertori musicali di Carpino, ma poi Ettore non volle intervenire (si alzo e andò via) al convegno tenutosi in serata in opposizione al modo di raccontare accademico dei primi.
De Carolis, saputo della probabile apertura di un museo musicale in Carpino volle anche fare dono di ben 10 puntate della trasmissione radiofonica dal titolo “Appunti sulla musica folclorica”.
La raccolta 135, come spiega lo stesso De Carolis, contiene 23 brani registrati tutti a Carpino, 2 racconti effettuati da Francesco Solimando cantore di Sannicandro Garganico e si completa con 28 foto "che scattai personalmente. Non professionali, ma che raccontano…".
Dal 29 al 30 settembre 1987 sono state registrate, da un tecnico della RAI di Napoli, le voce e le musiche di informatori (quasi tutti scomparsi), portatori diretti di una tradizione popolare che rischia di sparire nei meandri della dimenticanza e nella caoticità della riproposta. Tra gli altri sono stati immortalati nella "Raccolta 135": Andrea Sacco, Antonio Piccinino, Rocco Andrea Sacco, Gaetano Bernardini, Rocco Valente e Domenico ‘Minguccio’.
Le registrazioni originali, sono state trasmesse per radio nel corso della trasmissione andata in onda su Radio 3, tra il 1987 e il 1988, dal titolo “Appunti sulla musica folclorica", e conservate, gelosamente, negli archivi del Centro Nazionale Studi di Musica Popolare.
Ecco di seguito l’incipit con quale sono state archiviate :
1 La montanara 29.9.1987
2 Sonetto 29.9.1987
3 Rodianella 29.9.1987
4 Viestesana 29.9.1987
5 Sonetto 29.9.1987
6 Sonetto 29.9.1987
7 Canzona 29.9.1987
8 Rosa rossa culurita e bella (sonetto) 29.9.1987
9 Mille bongiorno a te, primo arruvato (sonetto) 29.9.1987
10 Io a diventa’ ‘nu pazziarielle (sonetto) 29.9.1987
11 Intervista sul modo di eseguire le serenate 29.9.1987
12 Vedi che bella giorne hai capato 30.9.1987
13 Che bello ramajette di viuole (sonetto) 30.9.1987
14 Il mio core ferito ferito 30.9.1987
15 Come aj a fa’ pe’amma’ questa femmena 30.9.1987
16 Garofano d’amore 30.9.1987
17 Che bella figlia 30.9.1987
18 Che bello Sabato Santo 30.9.1987
19 Fronned’aulive sposo nuvello 30.9.1987
20 Ce sta ‘na donna qua, se chiama Anna 30.9.1987
21 Tarantella alla carpinese 30.9.1987
22 Sonetto 30.9.1987
23 Piccola manovettapaesana 30.9.1987
Ettore De Carolis era senza ombra di dubbio un uomo fuori dal comune e questo suo gesto è quello che tutti, coloro che amano la musica e hanno realizzato raccolte, dovrebbero compiere per trasmettere alle nuove generazioni quell’identità che altrimenti andrà perduta nel tempo.
Altre raccolte effettuate da De Carolis sono quelle del :
-Lazio (1970/76), Basso Lazio, Monti Lepini, Alto Aniene, Monti Sabini, Piana Tiberina
-Abruzzo (1971/73, e poi 1987), Lanciano e Monti Frentani, reg. Casauria, Piana di Popoli, Penne
-Molise (1973), Alto Volturno
-Fiuggi (FR) (1988), Canti di Confraternite
Ciao Ettore mi piace ricordarti con le tue parole.
Oggi non si usa più cantare, ma cantare in passato svolgeva un’importante funzione umana tra le più normale e quotidiane. Non si cantava solo davanti ad un pubblico per eseguire un brano. Cantavano un po tutti dovunque e nelle piu disparate occasioni: di mattina, di giorno e di notte; in casa, per strada e durante i lavori.
Altre informazioni su www.ettoredecarolis.com
Consiglio "È tanto Tempo che non Recantavo" Canti e musiche tradizionali dalla provincia di Roma – Ricerche di Ettore De Carolis – Finisterre 2006
Splinder (07/01/2008) DI TORRE IN TORRE… ALLA SCOPERTA DEI MONUMENTI SGARRUPATI DEL GARGANO di Teresa Rauzino Leggi ancora…
Splinder (10/01/2008) “Città di Ischitella-Pietro Giannone” Il Comune di Ischitella (FG), in collaborazione con l’associazione Periferie, bandisce la V edizione del premio nazionale di poesia in dialetto “Città di Ischitella-Pietro Giannone”. Di Teresa Rauzino Leggi ancora…
Monte S.Angelo tra i luoghi in predicato di diventare patrimonio dell’Umanita’
Il Santuario di San Michele, come parte del sito seriale “Italia langobardorum. Centri di Potere e di culto”, è stata presentata come candidata alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco.
Oggi, presso il Ministero dei Beni Culturali a Roma, alla presenza del Ministro Francesco Rutelli, è stata infatti siglata la firma dell’Intesa Istituzionale tra i soggetti promotori per la presentazione della candidatura alla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Unesco del sito “Italia langobardorum. Centri di Potere e di culto”.
I beni compresi nel Sito “Italia Langobardorum. Centri di potere e di culto (568-774 d.C.)”, sono i seguenti: a Cividale del Friuli (UD) l’area della Gastaldaga con il cd. Tempietto Longobardo, e il Complesso episcopale con i resti del Palazzo Patriarcale sottostanti il Museo Archeologico Nazionale; a Brescia il monastero di San Salvatore-Santa Giulia; a Castelseprio (VA) l’area del castrum con la Torre di Torba e la chiesa extra-moenia di Santa Maria foris portas; a Spoleto (PG) la Basilica di San Salvatore; a Campello (PG) il Tempietto del Clitunno; a Benevento il complesso di Santa Sofia con la chiesa e l’annesso chiostro, parte dell’abbazia che oggi ospita il Museo del Sannio;a Monte S.Angelo (FG) il Santuario di San Michele.
Le aree individuate per la candidatura, oltre alla generica condivisione della matrice longobarda, risultano profondamente diversificate tra loro nelle rispettive esperienze storiche, tradizioni ed ambienti naturali, nelle situazioni proprietarie e gestionali, talora anche in quelle normative.
Oltre a ciò, la stessa estensione territoriale del Sito, che va dal nord al sud dell’Italia, nonché la sua straordinaria articolazione, hanno comportato il coinvolgimento diretto nei lavori per la preparazione della candidatura di numerosissime istituzioni ed enti pubblici e privati: ben 5 Regioni, 6 Province, 8 Amministrazioni comunali, 1 Ente parco, 2 Comunità Montane, 3 Enti ecclesiastici, 2 Fondazioni pubblico-private, 2 Centri di studi, ben 19 Uffici territoriali del Ministero per i beni e le attività culturali (Direzioni Regionali e Soprintendenze). Ciascuno di questi enti-istituzioni ha inoltre partecipato all’elaborazione del Piano di gestione, come poi collaborerà alla sua attuazione, con diversi settori e uffici.
La Provincia di Benevento era rappresentata dal Presidente on.le Carmine Nardone. La sigla dell’atto, per Benevento, "costituisce una vera e propria rete istituzionale di tutti i centri in cui si affermò la presenza straordinario di questo popolo che tanto profondamente ha segnato la vita politica, culturale, artistica del nostro Paese: il fine è quello di candidare l’immenso patrimonio lasciato all’Umanità dai Longobardi (tra cui spicca ovviamente un gioiello quale la Chiesa di S. Sofia, tra i tanti che sono custoditi dalla città di Benevento e dal Sannio) nella Lista del Patrimonio mondiale dell’UNESCO (Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura) che nasce dalla ferma volontà di tutte le Nazioni del mondo di considerare patrimonio intangibile per le future generazioni il patrimonio immateriale lasciatoci dalle antiche civiltà".
Commentando l’avvenuta sottoscrizione, il Presidente Nardone ha affermato il valore di un impegno, che è anche etico, alla tutela dei diritti transgenerazionali e, nel dare atto al Ministro per i Beni culturali Rutelli di essersi adoperato con grande rigore storico e scientifico al fine di dare spazio a tutte le diversificate realtà in cui è articolato il potere longobardo in Italia, ha espresso l’auspicio che con questo accordo il Sannio trovi la sua degna e meritata collocazione nel panorama mondiale delle terre di arte e cultura.
Il sindaco di Brescia Paolo Corsini ha dichiarato che l’atto siglato stamani istituisce di fatto una rete istituzionale tra nord e sud del Paese che irrobustisce il vincolo dell’unità nazionale e dà risalto al significato storico culturale, architettonico, urbanistico della presenza longobarda in Italia.
“Si tratta di traguardo importante” ha detto il Sindaco di Spoleto Massimo Brunini. “Abbiamo compiuto un eccellente lavoro di squadra che ci ha visto protagonisti, insieme al Ministero, alle molte Istituzioni e agli Enti coinvolti, in un progetto di grande respiro e di esemplare interesse culturale. Per la città è anche una sorta di ulteriore riconoscimento nei confronti di un grande patrimonio storico-artistico che istituzioni come il Centro Studi sull’Alto Medioevo o sedi illustri come il Museo Nazionale del Ducato di Spoleto contribuiscono a far conoscere al mondo”.
Saperi e Sapori del Gargano, un intreccio di gastronomia e cultura che invita il pubblico a visitare la suggestività dei luoghi, degustare i prodotti tipici e apprezzare l’artigianato locale. Un percorso di viaggi e cucina nei ristoranti d’eccellenza del Gargano, proposto dai giornalisti Giovanni Ognissanti e Saverio Serlenga. Una guida enogastronomica ricca di spunti e consigli per chi è alla ricerca di posti dove poter assaporare il meglio della cucina garganica.
La guida ospita ben venti inserzionisti, dodici ricette e quindici percorsi del gusto da Manfredonia a Peschici, da San Menaio a San Giovanni Rotondo, Monte Sant’Angelo e Borgo Celano. Un lavoro editoriale che racchiude tutta la lunga appassionata ricerca che i ristoratori garganici hanno portato avanti in questi anni, mettendo in evidenza la variegata realtà della tradizione agro-alimentare della Montagna del Sole. Oltre a notizie sui ristoranti e sulle aziende che producono prodotti di qualità, Saperi&Sapori presenta una sezione dedicata ai comuni del Gargano. In copertina il famoso pancotto del contadino, il piatto simbolo della cucina garganica, esaltato dall’obiettivo del fotografo di San Giovanni Rotondo, Domenico Trotta.
Tra gli enti patrocinatori dell’opera editoriale, la Comunità Montana del Gargano, il Parco Nazionale del Gargano e la Provincia di Foggia. “Per sintetizzare in due parole le caratteristiche della gastronomia del Gargano – afferma l’assessore provinciale Antonio Angelillis – è possibile definirla gustosa di natura. Sono infatti le caratteristiche naturali del territorio, il perdurare della tradizione rurale e marinara gli ingredienti che rendono ancora oggi i sapori del Gargano tra i più apprezzati e ricercati. La nostra cucina trae le sue origini dai costumi e dai riti dell’agricoltura tradizionale, dall’uso dei prodotti della terra e del mare, dalla capacità dei contadini e dei pescatori di usare le erbe, i frutti e il pesce fresco, dall’abilità nella trasformazione delle risorse alimentari. Il lavoro editoriale dei giornalisti garganici Giovanni Ognissanti e Saverio Serlenga, da sempre forti sostenitori del proprio territorio, non è altro che il valore aggiunto ad uno dei settori trainanti dell’economia agroalimentare della Provincia di Foggia”.
Caro Sindaco c’è un Bando per te …
Con atto dirigenziale n. 832 del 20 dicembre 2007, del Settore Lavoro e Cooperazione, si approva
l’”Avviso Pubblico per la presentazione di progetti a sostegno dell’emersione del lavoro non regolare nel settore dell’agricoltura”.
La finalità dell’Avviso pubblico è quello di favorire l’emersione dal lavoro non regolare nel settore dell’agricoltura attraverso Azioni integrate; si intende finanziare Azioni dirette a rompere la filiera dell’irregolarità fornendo un supporto materiale allo svolgimento della prestazione di lavoro stagionale nel settore agricolo da parte di lavoratori migranti e altresì, laddove necessario, incentivare l’emersione attraverso interventi di animazione territoriale nell’ottica della cultura della legalità.
I soggetti destinatari sono i Comuni e le Province, in forma singola o associata, ubicati nel territorio della Regione Puglia, interessati dal fenomeno del lavoro agricolo stagionale e che hanno la necessità di far fronte al trasferimento temporaneo di manodopera agricola migrante all’interno del proprio territorio.
L’atto è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 183 del 27 dicembre 2007.
Bando e Allegati
Cogliamo tutte le opportunità che ci vengono proposte, non stiamo solo a lamentarci.
Caro Agricoltore c’è un Bando per te …
Con atto dirigenziale n. 830 del 20 dicembre 2007, del Settore Lavoro e Cooperazione, si approva l’avviso pubblico per la presentazione di progetti finalizzati alla ristrutturazione di immobili per l’accoglienza di lavoratori agricoli migranti e per l’erogazione del servizio di trasporto nei luoghi di lavoro.
Il Bando ha come obiettivo quello di intervenire sull’ampia problematica della residenzialità dei lavoratori agricoli migranti nonché sul servizio di trasporto degli stessi nei luoghi di lavoro.
I soggetti destinatari del presente Avviso sono persone fisiche o giuridiche private nella qualità di datori di lavoro agricoli che intendono favorire il miglioramento delle condizioni generali di vita e di lavoro dei propri lavoratori agricoli migranti.
L’atto è pubblicato nel Bollettino Ufficiale della Regione Puglia n. 183 del 27 dicembre 2007.
Bando e Allegati –
Prego la massima diffusione, penso alle masserie e a tutte le abitazioni che necessitano di interventi migliorativi.

Al festival di Sanremo i sapori, i suoni e gli umori della musica popolare saranno rappresentati da Eugenio Bennato con ‘Grande Sud’
Io scopro subito le mie carte "faccio il tifo per lui" – appena possibile pubblicherò il testo della sua canzone.
Ecco i nomi e i titoli dei brani in gara.
EUGENIO BENNATO Grande sud
LOREDANA BERTÈ Musica e parole
SERGIO CAMMARIERE L’amore non si spiega
TOTO CUTUGNO Un falco chiuso in gabbia
GIÒ DI TONNO E LOLA PONCE Colpo di fulmine
FINLEY Ricordi
FRANKIE HI NRG Rivoluzione
MAX GAZZÈ Il solito sesso
GIANLUCA GRIGNANI Cammina nel sole
L’AURA Basta!
LITTLE TONY Non finisce qui
PAOLO MENEGUZZI Grande
MIETTA Baciami adesso
AMEDEO MINGHI Cammina cammina
FABRIZIO MORO Eppure mi hai cambiato la vita
ANNA TATANGELO Il mio amico
TIROMANCINO Il rubacuori
TRICARICO Vita tranquilla
MARIO VENUTI A ferro e fuoco
MICHELE ZARRILLO L’ultimo film insieme
di Matteo Palumbo
SIPONTO. “Di questo passo San Leonardo non andrà avanti. La Chiesa non è in pericolo, ma il convento corre grossi pericoli e se cadesse, questo complesso non avrebbe più alcun senso d’essere”.
Dure le parole che giungono all’unisono da Rosmary Valenti, presidente della Pro Loco Manfredonia, e dall’architetto Antonello D’Ardes dell’associazione culturale Gugliemus, sull’ effettivo stato di salute dell’Abbazia di San Leonardo di Siponto. L’allarme era scattato qualche giorno fa grazie ad una lettera diffusa a mezzo stampa da Rosmery Valenti, che denuncia lo stato di incuria della preziosa e significativa Abbazia sipontina. L’Attacco, con l’ausilio speciale dei due relatori, ha effettuato un sopraluogo, ed ha constatato il vergognoso stato in cui versa un simile patrimonio. La Chiesa di fatto versa un buona stato, anche se come dice D’Ardes ha bisogno di un rifacimento del tetto, causa infiltrazioni piovane,è pulita, ordinata ed affascina molto il visitatore che rimane in visibilio dinnanzi al ‘miracolo’ del solstizio d’estate. Ma è varcando l’uscio di una entrata secondaria della Chiesa che lo scempio, senza preavviso, si presenta. Il cortile che da accesso a quello che resta del convento che ospitava secoli fa i frati, è pieno di erbacce e calcinacci, e le mura vengono sostenute a stento da puntellamenti rudimentali fatti qualche anno fa dai volontari dell’associazione Guglielmus, che invano hanno cercato di portare decoro in questa struttura, ma puntualmente il loro lavoro è stato guastato dall’incuria, dal menefreghismo e dal vandalismo. “Qualche hanno fa avevamo pulito tutto il cortile dalla erbacce, riportando alla luce lo stupendo pavimento esistente- dice Rosmery Valenti a L’Attacco- Stiamo cercando di salvare il salvabile. Ma pochissimi sono a conoscenza di questo scempio e addirittura dell’esistenza di questo convento”. Nonostante ciò però questi volontari si impegnano e faticano per tenere in sesto questa secolare Abbazia, che è un’importante meta per la via francigena. L’Attacco è riuscito ad entrare nella parte superiore del convento, dove ci sono i resti di quelle che erano le cellette dei frati. Dappertutto ci sono erbacce rigogliose, umidità, muri in decadenza, ruderi, calcinacci e addirittura reti per letti in alluminio e sedie in legno, segno che qualcuno qui ha trovato un riparo di fortuna. Ma non è tutto perché oltre a questo degrado nell’ala antistante a quella delle cellette il solaio è in gran parte crollato e di fatto è andato a rendere inaccessibile l’ingresso alle cantine sotterranee dove i frati decantavano un vino pregiato in grosse vasche. Ma gran parte di queste strutture murarie sono in stato avanzato di decadimento e rendendo rischioso l’accesso a questa storica area. Altro già crollato e ad alto rischio crollo è il comignolo che ha una grande valenza storico artistica. Il suo crollo, inoltre, andrebbe a rendere ancor più inaccessibile l’area conventuale. “Su ogni celletta c’erano decori ed insegne artistiche, ma sono state trafugate per assenza di guardiania- dice D’Ardes- Inoltre quei pochi reperti che restano dei tre grandi altari della Chiesa sono in continuo pericolo di furto. Basti pensare che più volte ignoti hanno sfondato uno storico muro per portarli via, ma hanno desistito causa l’eccessiva dimensione dei reperti- e aggiunge- Negli anni ’90 sono crollati i solai del piano superiore e nel 2004 un fulmine ha colpito il comignolo danneggiandolo gravemente. Se crolla il comignolo, il suo peso porterebbe dietro di sè mezzo convento. L’area conventuale ha bisogno urgentemente di un preciso e strategico puntellamento e una messa in sicurezza”. Queste operazioni, che sembrerebbe richiedano una cifra non faraonica ma di 30/40 euro, dovrebbero interessare la Regione Puglia, IL Parco nazionale del Gargano e la Curia sipontina. “San Leonardo alla fine del 1700 aveva l’ospedale più attrezzato e frequentato dell’epoca-di ce Rosmery Valenty-Poi gli Ospedali Riuniti di Foggia, che ne erano proprietari di questa struttura, hanno deciso di chiudere tutto, portandosi (come narrano le cronache storiche) 25 carretti pieni di roba, che nessuno ha mai più rivisto- e aggiunge- Nel 1809 tutta la struttura fu abbandonata e chiusa e solo un secolo e mezzo dopo, grazie a Don Silvestro Mastrobuono ci fu il ritorno al culto con la festa dell’Ascensione, e negli anni ’80 la Curia dovette riacquistare tutto il terreno, che nel frattempo era finito in mani private. Ciò che noi vorremmo è che qui ritornasse la vita, così come è accaduto a Pulsano, a pochi chilometri di distanza da qui. Anzi lì i volontari hanno dovuto ricostruire quasi ex novo, ed invece qui basterebbe tirare su le pietre che ora giacciono ammassate una sull’altra. Ma ci rendiamo conto che a Pulsano il discorso è diverso, lì c’è e c’è sempre stato un forte attaccamento alla fede molto vivo”. “Non sembra esserci nulla all’orizzonte, e le beghe burocratiche sono il delitto peggiore- afferma D’Ardes- Il Parco si è giocato 1.5 milioni di euro, che erano stati chiesti all’epoca di Fusilli. Noi della Guglielmus è da 5anni che ci battiamo per la salvaguardia e lo sviluppo di S. Leonardo, ma sembra che lottiamo contro i mulini a vento”.