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Telenorba partner ufficiale 2008 del Carpino Folk Festival, è la tv fra le prime dodici TV Locali più seguite in Italia che copre l’intero territorio di Puglia, Basilicata e Molise, e parte di Calabria e Campania, per un totale di oltre 6 milioni di abitanti.
Lo speciale sarà incentrato sulla serata del 06 Agosto 2008 e su "Scusë Nënellë se lu cantenë a malë" il progetto musicale curato da Enrico Noviello
La serata comincia e finisce con rievocazioni sonore della figura del grande musicista tradizionale di Carpino, Andrea SACCO, cui alcuni dei musicisti erano particolarmente legati, e si snoda tra le principali forme di canto e di musica della regione pugliese.
Si alternano sul palco e si accompagnano reciprocamente vecchi e giovani suonatori e cantatori di diverse aree: Gargano, Salento, Murgia.
Caratteristica comune a tutti gli esecutori più giovani, e dunque non interni alla tradizione contadina, è da una parte l’amicizia con i più vecchi, dall’altra la vocalità e la affinità stilistica musicale: voci piene e non edulcorate, stili essenziali con arrangiamenti praticamente inesistenti.
Prodotto della serata, diverse ore di musica tradizionale eseguita all’antica, con una preponderanza delle voci gridate e dei ritmi da ballo di pizziche e tarantelle, per una sera proposti al pubblico senza rinforzi di batterie, bassi elettrici o tamburi estranei alla tradizione musicale pugliese.
Antonio Piccininno Cantatore e Raccoglitore dei Canti Popolari di Carpino

Antonio Piccininno, Piccëninnë, nasce il 18 febbraio 1916 a Carpino, in provincia di Foggia. Pastore e, contadino, con le sue novantadue primavere rappresenta, oggi come oggi, una delle personalità più interessanti, autentiche e complesse della tradizione musicale del Gargano. Cantatore eccellente, tra i più anziani del paese, porta con sé un bagaglio di conoscenze che lascia quale eredità culturale alle nuove generazioni. La sua testimonianza di vita, la sua interpretazione canora e la sua raccolta di canti sono punti di riferimento imprescindibili per un’adeguata comprensione della sua unicità. Il suo percorso si colloca in un ambito intermedio tra oralità e scrittura, frutto di stratificazioni in progress di apprendimento, dalla fase mnemotecnica orale del periodo giovanile, alla fase della partecipazione diretta ai riti collettivi delle serenate e dei balli (quando non ancora defunzionalizzati), alla fase dell’appropriazione autodidattica della scrittura per la raccolta dei canti popolari.
Questo libro vuole essere un omaggio di chi l’ha frequentato con amicizia per quasi un quarto di secolo. Al suo interno sono stati riportati i manoscritti originali della sua autobiografia e del suo ultimo quaderno di raccolta dei canti popolari di Carpino. Allegato un CD musicale con 38 brani della tradizione carpinese da lui interpretati tra cui la ninna nanna, sonetti d’amore e di disprezzo nelle varie forme di tarantella, il canto religioso del Venerdì Santo (in cui Piccininno canta e si accompagna con la chitarra francese).
BRANI CD
01. Ninnë ninnë ninnë ninnë nanno (2:48)
2. Accomë j’èja fa’ p’amà ’sta donnë (2:25)
03. Rosa roscë e culurita bellë (1:29)
04. Turtarellë che ha persë lu cumpagnë (1:34)
05. Lucë lu solë quannë iè bontempë (1:48)
06. Ejë camënatë lu munnë a palmë a palmë (1:38)
07. Cë sta ‘na donnë a qua fa li cavzettë (1:58)
08. Che stratë alluttë alluttë Nënnella bellë (1:50)
09. Donnë che sta’ ‘ffacciatë a ‘ssa fënestrë (1:44)
10. Tridëcë stellë portë la Puddarë (2:26)
11. Bellë che da Napëlë songhë vënutë (1:47)
12. Non m’importë che si’ piccolë ma si’ bellë (1:43)
13. Vurrijë dëvëntà nu pazziarillë (2:20)
14. Allu spuntà lu solë veji ‘na donnë (2:38)
15. J’èjë truatë la stratë dëlla fatë (2:07)
16. Nu jurnë më në jittë marë marë (1:43)
17. Fënestrë falla tu l’ammasciatorë (1:29)
18. Sopë a nu montë javtë jescë lu solë (1:30)
19. Mille bongiornë a te primë arruuatë (2:58)
20. Che dei Nënnellë che të vejë afflittë (2:23)
21. Stënuccë dëllu corë tu si’ l’affettë (1:43)
22. Nu jurnë andajë a caccià ‘na donna unestë (1:49)
23. Questë iè la stratë dëllu nobëlë fiorë (2:09)
24. Vidë quantë n’èji vistë ‘sta matinë (1:50)
25. Puntë songhë arruuatë a ‘stu palazzë d’orë (1:44)
26. Nënnellë che bellu sonnë songhë sunnatë (1:35)
27. Bella donnë che sta’ javtë a supranë (1:48)
28. Rëndënellë che spacchë lu marë (2:04)
29. Alla larghë alla larghë tuttë a qua ‘tturnë (1:47)
30. Vidë che bella lunë che belli stellë (1:20)
31. Occhji nerë capillë castagnazzë (recitato) (1:16)
32. Occhji nerë capillë castagnazzë (1:47)
33. Saccë nu sunettë alla traversë (1:39)
34. Vurrijë che chiuvessë maccarunë (1:59)
35. Nu jurnë andajë a caccià li cardillë (1:57)
36. E jè Vënardija Sandë (3:44)
37. Faccë dë rumungellë ‘ngiallanutë (1:22)
38. Omënë pë’ femënë ji songhë natë (2:06)
Per contatti:
Centro Studi Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata
Via Gioielli n.15 – 71010 Rignano Garganico (Foggia)
Cell. 333/2308282- E-mail: info@folkloregargano.com
E’ on line il Gargano Nuovo di Agosto, potete leggerlo o scaricarlo qui, in formato PDF:
http://files.splinder.com/a8da54d5bdd18fc231431917ce438e2b.pdf
“Caro Gargano Nuovo,
Tu non sei una cosa con i limiti materiali della carta che ti ospita! Non sei una cosa finita, come un giornale, un romanzo, un film, una vita! Tu trascendi tutto questo: sei l’amore del figlio per la propria madre, una fiamma che è destinata a splendere e scaldare nel tempo, oltre la vita del singolo, finchè questa terra avrà un figlio che si riconosce come tale, e non se ne vergogna!”.
Così Antonio Flaman, presidente dell’Associazione “Il Gargano Nuovo” racconta una storia centenaria iniziata a Monte Sant’Angelo con “Il Gazzettino del Gargano”, l’11 novembre 1900 per merito di Michele Flaman. Diretto da Filippo Ungaro, con la collaborazione di Ciro Angelillis, il quindicinale, venduto a 10 centesimi, si proponeva di “… conquistare ciò che spetta a questi luoghi, … per l’elevazione del nostro promontorio benedetto da Dio e dimenticato dagli uomini”. La pubblicazione, interrotta nel 1914, riprese nel 1950 col nome di “Gargano”, organo di stampa dell’Associazione “Rinascita Garganica”, grazie a Giuseppe D’Addetta, e durò fino ai primi anni Settanta.
Dopo qualche anno, nel 1974, alcuni giovani intellettuali vichesi raccolsero la “fiaccola”. Venne costituita l’Associazione “Il Gargano Nuovo” e ritornò in edicola il periodico omonimo, “quale mezzo di incontro, di dibattito e diffusione, per la crescita culturale e sociale … per sensibilizzare e per favorire la ricerca, gli studi, la valorizzazione del patrimonio storico, artistico, etnologico, ambientale e naturale del Gargano”.
Edito in Vico del Gargano, il giornale è stato sempre presente nei dibattiti, man mano accesisi, sul futuro del promontorio. Flaman ricorda con orgoglio l’epoca dell’impegno in difesa dell’ambiente e per l’istituzione del Parco Nazionale, che valse all’Associazione un premio di 500mila lire, conferito dall’allora presidente della provincia Kuntze e dall’assessore Matteo Fusilli. Erano i primi anni Ottanta, “… in questo campo c’era il vuoto. Oggi, proprio attorno al Parco, tanti ecologisti, naturalisti, opportunisti… Come può il Presidente Fusilli ricordarsi di noi?”
Ma il giornale, quasi ignorato da amministrazioni locali, professionisti, commercianti e operatori turistici, deve la vita all’amore per la propria terra degli uomini dell’Associazione, della redazione e ai collaboratori. Oltre alle “firme”, già citate delle prime due edizioni, Flaman ha ricordato gli attuali più assidui sostenitori della “identità garganica”: Filippo Fiorentino, Felice Clima, Enzo Lordi, Leonardo Augello, Francesco Ferrante, Giuseppe Piemontese, Giacomo Aliota, Teresa Rauzino e altri, sparsi per il Gargano e oltre.
Voci dal promontorio, che nelle sue pagine hanno profuso garganicità, mai campanilismo. Al caro Gargano Nuovo, mille di queste voci!
Silverio Silvestri (da puntodistella.it)
Oggi segnaliamo il sito della Marina di Rodi Garganico,dove possiamo vedere il plastico del porto ad oggi in fase di costruzione e scoprirne i dettagli tecnici ed i servizi che fornirà al suo completamento (tra i quali connettività internet wifi a banda larga).Inoltre il sito ci informa sulle tariffe degli affitti per le postazioni dei natanti.Un bel progetto,ma se ne sentiva veramente il bisogno?
CARPINO – Il Festival di Carpino chiude sotto un temporale che ha rovinato un po’ il concerto di Teresa De Sio e la festa. “Rovinato”? E perché rovinato! Quando dopo otto giorni di semina ti arriva una scrosciata d’acqua, quanto hai deposto nel terreno di coltura ha tutte le probabilità di germogliare a tempo debito e fruttificare, meglio e di più. Mettiamola così, senza parlare di delusione, come ha fatto qualcuno, o aspettative finali mancate, come qualche altro avrà pensato. Personalmente siamo sempre della corrente di pensiero del “bicchiere mezzo pieno”, il mezzo vuoto non lo vediamo proprio. Teresa, e con lei il Carpino Folk
Es wird wieder gerockt und das nicht zu leise! Gehört wird der Sound amliebsten live bei Open Airs in so spannenden Locations wie z.B. den Steinbrüchen bei Lecce, Cave di Cursi und Cava di Duca, oder in Musikkneipen. Die zwei angesagtesten Festivals sind das Salento Summer Festival, bei dem Ska-, Reggae-, Rock- und Hardrockgruppen aus ganz Italien aufspielen (www.salentosummerfestival.it) und das Carpino Folk Festival (www.carpinofolkfestival.com, Foto).Neben DJ-Sound gibt’s imClub Zenzero in Bari auch Livekonzerte (Traversa Colletta 12, (www.zenzeroclub.it). Jeden Donnerstag heißt es im Jack’n Jill (Salteno Via Vittorio Veneto 40, Cutrofiano) Ohren auf, denn der Club bietet angesagten Bands aus Apulien eine Bühne, auf der sie sich beweisen können.
L’abbazia di Santa Maria di Kàlena, in agro di Peschici (Fg) è lo specchio del disinteresse della proprietà nei confronti della tutela e della valorizzazione del patrimonio architettonico in suo “affido”. Ma è anche lo specchio di una colpevole dimenticanza della Soprintendenza ai beni culturali e architettonici della Puglia, Ente preposto alla tutela dell’ abbazia stessa. Infatti, nonostante dal 1997 l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale sia molto forte su Kàlena, l’Ente di tutela non ha mai imposto (effettivamente e non soltanto sulla carta) ai proprietari le opportune misure di “conservazione” previste dalla normativa sui beni culturali.
Eppure il Ministero ha invitato da tempo la Soprintendenza a muoversi in questo senso. Il 23 aprile 2003 il soprintendente Giammarco Jacobitti rispondeva con questa nota rassicurante al Ministero che lo sollecitava ad applicare la normativa della legge 490/99 per l’abbazia di Kàlena: “Questo Ufficio, con nota n. 23673 del 23.09.2003, invitava i proprietari a contattare il funzionario tecnico di zona (allora era l’arch. Nunzio Tomaiuoli; ndr) per concordare la data del sopralluogo e le modalità di presentazione degli atti progettuali. A seguito di sopralluogo congiunto, i proprietari si sono impegnati a predisporre atti progettuali volti alla realizzazione delle seguenti opere:
a) risanamento delle creste murarie della chiesa e del recinto del complesso e successiva protezione con massetto in cocciopesto di colore grigio;
b) consolidamento e restauro della copertura lignea della campata absidale;
c) impermeabilizzazione degli estradossi delle navate laterali;
d) ricomposizione e bloccaggio degli elementi lapidei dell’ambito sommatale della vela campanaria e posa in opera di massetto protettivo in cocciopesto di colore grigio;
e) rifacimento dei canali di gronda e dei discendenti pluviali (in rame) sul prospetto laterale (lato cortile) della chiesa e dell’edificio adibito ad abitazione dei proprietari;
f) interventi di stilatura dei giunti dei conci lapidei lungo le sconnessioni della tessitura muraria;
g) bonifica dei vani della primitiva chiesa.
A riguardo, il soprintendente Jacobitti faceva presente al Ministero che i proprietari di Kàlena erano prossimi a trasmettere al suo Ufficio il progetto delle misure conservative del bene, concludendo con questa secca nota: “Qualora i suddetti Proprietari disattenderanno agli impegni assunti, questo Ufficio procederà immediatamente ai sensi degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99”.
Iacobitti quantificava il preventivo di spesa dell’intervento da realizzarsi a Kàlena: il costo del restauro dell’intero complesso poteva attestarsi presumibilmente intorno a un milione e mezzo di euro; riguardo poi alla sua funzionalità, la spesa (non inferiore a 750mila euro) poteva variare a seconda della tipologia funzionale che si intendeva conferirgli (museo, struttura di accoglienza, o altro).
Il 19 maggio 2003 il Ministero per i beni e le Attività culturali, Direzione Generale per i beni Architettonici ed il Paesaggio (Serv. III, Prot. N. 17790) rispondeva così al Soprintendente di Bari:
«E’ pervenuta a questa D.G. la nota prot. 7384 del 23 aprile 2003 con la quale la S.V., secondo quanto richiesto, riferisce nel merito dell’effettivo interesse e stato di conservazione dell’immobile nonché sugli interventi di restauro, e relativi costi, necessari a restituire funzionalità al bene medesimo. Non potendo questo Ministero, allo stato attuale, sopperire direttamente alle necessità di restauro e rifunzionalizzazione dell’immobile si ritiene di poter pienamente condividere quanto concordato tra la S.V. ed i proprietari del complesso.
«A tale proposito si rammenta che, secondo quanto stabilito dall’art. 41 del D.Lgs 490/99 comma 1: “Lo Stato ha facoltà di concorrere nella spesa sostenuta dal proprietario del bene culturale per l’esecuzione degli interventi di restauro per un ammontare non superiore alla metà della stessa”. Sarà dunque facoltà della S.V., valutata la qualità del restauro effettuato dal proprietario, concedere allo stesso un contributo pari anche al 50 percento della spesa sostenuta». La nota ministeriale era firmata dal responsabile del procedimento, architetto Maria Maddalena Scoccianti, e dal Direttore generale, architetto Roberto Cecchi.
In questi anni la Soprintendenza di Bari si è completamente dimenticata di Kàlena… Ha completamente rimosso la sua dichiarazione d’intenti di procedere all’applicazione degli articoli 37 e 38 del citato decreto legislativo N° 490/’99. Gli interventi di recupero ormai inderogabili per la sopravvivenza del monumento non sono mai stati imposti alla proprietà che andava obbligata dal 2003, come da normativa, all’esecuzione delle opere necessarie alla reintegrazione del bene culturale. In caso di inottemperanza, il Ministero era tenuto direttamente, d’ufficio, ad attuarlo, notificando le spese all’obbligato. Non lo ha mai fatto perché la Sovrintendenza non ha mai dato seguito alla sua nota del 2003.
I principi richiamati nella nota Jacobitti al Ministero sono stati riconfermati dall’attuale normativa, vigente dal 2004: il codice Urbani sui “beni culturali e sul paesaggio” mette sempre in primo piano la conservazione dell’integrità dei beni sottoposti a tutela, la loro valorizzazione ed il rispetto dell’interesse pubblico generale. L’articolo 95 del Codice Urbani prevede l’estrema ratio: se c’è un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica di monumento, esso può essere espropriato direttamente dal Ministero per causa di pubblica utilità. Lo stesso provvedimento può essere adottato dalla Regione Puglia.
Perché la Soprintendenza in tutti questi anni non ha mai dato un reale seguito all’invito ministeriale di portare avanti la questione del restauro di Kàlena? Perché ha ignorato la legge vigente, impedendo al Ministero di procedere nelle misure del restauro coatto e dell’esproprio? Perché non ha proceduto con celerità al progetto che avrebbe permesso di utilizzare i 500mila euro stanziati dal ministro Rutelli e azzerati nell’attuale finanziaria perché l’opera non è stata ancora cantierizzata?
Crediamo sia giunta l’ora che la normativa dell’esproprio venga finalmente applicata anche per Kàlena, visto che la Legge è stata disattesa da anni e il Consiglio Comunale di Peschici ha deliberato di procedere all’esproprio per pubblica utilità sin dal lontano 2005. Deliberato mai attuato. Con l’aggravante della perdita di un vecchio finanziamento (del Ministero dell’Economia) di 350mila euro.
Chiediamo al ministro Bondi di adoperarsi per l’esproprio immediato dell’abbazia di Peschici.
Kàlena non può aspettare oltre. Sta davvero crollando!
prof.ssa Teresa Maria Rauzino
presidente Centro Studi MARTELLA di Peschici
N:B: – Lo stesso testo, con qualche leggera variante, è stato inoltrato al presidente della regione Puglia Nichi Vendola
"Se vuoi dare fiducia ad un progetto che vuol credere innanzitutto alle persone del Gargano, di far valere la forza dell’unione e la propria appartenenza, allora continua a leggere. Il Gargano ha bisogno di tutti noi, oggi come non mai. Gli eventi negativi che hanno martoriato la nostra terra e la nostra immagine, esigono una risposta ferma e determinata. Gli atavici problemi garganici: dalla sanità ai trasporti, dal lavoro ai servizi sociali, dall’agricoltura al turismo, hanno bisogno di essere ricordati quotidianamente a chi ci governa. Essere o diventare pungolo positivo dipende da voi, da noi e da quanti vorranno spendere almeno un minuto della loro giornata per il prossimo. Il prossimo in questo caso siamo noi garganici. Solo la nostra consapevolezza unitamente alla vera laboriosità, potranno affermarsi ed essere determinanti. Se vuoi far sentite la tua voce, se vuoi una finestra sempre aperta sull’attualità, se vuoi.. […]"
Il link al blog è iosonogarganico.blogspot.com