
Con il Progetto Memoria l’Apulia Film Commission punta sull’entusiasmo e la creatività di giovani filmaker finanziando la produzione di cortometraggi, documentari o di fiction, selezionati tramite concorso, relativi a personaggi, eventi o luoghi particolarmente significativi della Puglia del ‘900 e che hanno contribuito a definirne identità e storia.
Le tracce in concorso sono state definite da un prestigioso Comitato Scientifico, composto da Vito Amoruso, Silvio Danese, Gianni Donno, Raffaele Gorgoni, Alessandro Laterza, Vito Antonio Leuzzi, Domenico Mennitti. I temi selezionati esaltano le sfumature di un’identità regionale complessa: la vita nei/dei porti (Arrivi e partenze), gli aspetti economici, sociali e culturali di una Puglia che produce (La via del Tabacco, L’acciaio e i Due Mari), gli scambi e le condivisioni di idee e merci (Orientarsi – La Fiera del Levante), il folclore e l’innovazione (Fuochi d’artificio), il volto della Puglia che cambia (Storie di frontiera, Brindisi non è un monumento), il “miracolo” di Padre Pio (Sulla montagna sacra), la musica che attraversa il tempo e lo spazio (Musica Popolare / World / Taranta), le storie e le imprese di uomini straordinari: dagli esordi alla politica dello statista (Aldo Moro è stato giovane) alle gesta atletiche della Freccia del Sud (Miti moderni – Pietro Mennea).
Il concorso è riservato a giovani registi nati o residenti in Puglia, di età compresa tra i 18 e i 35 anni; i progetti filmici devono essere presentati in collaborazione con un’impresa di produzione italiana, europea od extraeuropea. L’Apulia Film Commission finanzierà integralmente la produzione dei migliori progetti, valutati e selezionati da un’apposita Commissione giudicatrice.
I corti realizzati costituiranno il primo nucleo di un archivio audiovisuale della storia pugliese e saranno utilizzati per veicolare un’immagine della Puglia dinamica e attrattiva.
Il termine ultimo per presentare i progetti è il 15 ottobre 2008.
L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival si rende disponibile a collavorare con chi dovesse decidere di realizzare cortometraggi, documentari o di fiction riguardanti la tradizione musicale popolare del Gargano
Per informazioni progettomemoria@apuliafilmcommission.it – www.apuliafilmcommission.it
Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival – Antonio Basile
Pellegrinaggi e processioni a S.ta Maria delle Grazie di Càlena. “Roc’lë” e noci, gelsi e scampagnate … l’8 settembre di tanti anni fa nel ricordo dell’indimenticato Maestro Pupillo
LE TRADIZIONI DI CALENA

La tradizione orale dei più anziani tramanda che, nei secoli trascorsi, dal 1600 circa ai primi anni del Novecento, nella pianura intorno a Càlena si svolgeva una fiera. Era un mercato di prodotti agricoli e zootecnici che alimentavano gli scambi tra l’Abbazia e la popolazione di Peschici ed il commercio con i paesi circonvicini. Si svolgeva il giorno otto mese di settembre, quando conclusi i lavori stagionali estivi, ci si preparava a quelli autunnali. La fiera, che si svolse anche quando il complesso abbadiale nel primo ventennio dell’800 finì in mani private, si esaurì poi per processo naturale, quando il commercio locale prese altre strade e l’economia del paese si impoverì, anche a causa dell’assenza dei monaci di Càlena. Le sue ultime tracce si ritrovavano, fino agli anni Cinquanta, nelle bancarelle che si mettevano intorno Càlena, nel giorno della festa della Madonna, appunto l’otto di settembre.
Era, questo, il giorno in cui ogni peschiciano scendeva a Càlena, molti già dal mattino, per partecipare alla Messa che si celebrava nella chiesa. Ci fu un tempo in cui si svolgeva una processione verso l’Abbazia. Ciò era ancora presente nei ricordi dei peschiciani più anziani, fino ad una cinquantina di anni fa. Ma a memoria delle generazioni di quest’ultimo cinquantennio, il pellegrinaggio era diventato un fatto personale o, al massimo, di famiglia. La signora Raffaela Lopane, classe millenovecento, (di centodue anni), nel novembre del 2002 raccontò quanto segue: “Ricordo la processione di Càlena, ma non le modalità del suo svolgimento. La processione s’è fatta fino alla metà degli anni venti. L’ultimo parroco che la guidò fu Don Attilio Ronchi”. La notizia è attendibile perché in quegli anni il parroco in Peschici era Don Attilio.
Il signor Lorenzo Lopane, lontano parente di Raffaela, classe millenovecentosedici, ricorda bene la processione. Aveva nove o dieci anni, intorno alla metà degli anni venti, quando la processione non si fece più. I suoi ricordi sono nitidi, grazie all’ottima forma fisica con cui porta i suoi anni. Il nostro testimone dice di ricordare che il rito si svolgeva in due fasi: prima si portava la statua della Madonna dall’abbazia di Càlena fino alla Chiesa Madre in Peschici, dove si svolgeva un ciclo di preghiere. Successivamente, otto giorni dopo, l’otto di settembre appunto, la statua della Madonna si riportava solennemente a Càlena per lo svolgimento della festa liturgica della Natività della Vergine. Quel giorno, oltre alla processione e alla messa solenne per il rientro, c’era anche la fiera.
Si andava a Càlena attraverso il tratturo che dal paese raggiungeva la "Scalorn" e, da lì, la Piana. Si marciava allegramente verso l’Abbazia per onorare la Madonna, per partecipare all’allegria generale che prendeva i fedeli attorno all’antico edificio, per bighellonare tra le bancarelle, mangiando noccioline o leccando uno dei rari gelati a cono di quei tempi: il gelato di "Masinuccio". I bambini più grandicelli no, non si accodavano ai gruppi familiari che scendevano a Càlena. Essi preferivano la strada più lunga, quella carrozzabile che va dal paese fino alla Grotta della Posta e prosegue poi sulla statale 89 per Vieste, raggiungendo Càlena dopo un paio di chilometri. Avevano con loro un singolare mezzo di trasporto: la “rocìla” (‘a roc’lë). Era un povero autarchico giocattolo, molto in uso in quei tempi in cui i giocattoli erano privilegio dei soli bambini ricchi; e non sempre. Era fatto di una mazza di scopa alla quale erano inchiodate nel basso due assicelle di legno, parallele e bucate ad una certa altezza. Nei buchi si faceva passare un perno, una normale asta di ferro rotonda che reggeva una ruota di legno. Questo era il veicolo dei ragazzini, che doveva essere portato, invece di portare. Era usato come giocattolo un po’ in tutto l’anno, ma era indispensabile per la festa di Càlena, e guai a non averlo!
Ricordo il pianto dei più piccoli, in quei giorni, pianto che costringeva i padri a pregare i falegnami di costruire una "rocila" ai loro figliuoli. Attaccato al manubrio fisso della rocila, molti portavano un grosso fazzoletto pieno di noci, prese dal "follone" (u’ fullaun) che era stato preparato molti giorni prima. I bambini più grandicelli, quelli più intraprendenti, invece della “rocila” si costruivano un veicolo più sofisticato e più logico per il servizio richiesto: "u trainell", un piccolo traino. Era un’asse più o meno grande con quattro ruote di legno, nei tempi più remoti; con quattro vecchi cuscinetti a sfera, nei tempi più vicini a noi. Su questo trabiccolo, l’asse montata su quattro ruote, si potevano sedere anche tre bambini. In discesa il trainello pigliava l’abbrivo e correva tra l’entusiasmo degli ingegnosi passeggeri. In pianura ed in salita, uno dei ragazzini spingeva, a turno, mentre gli altri viaggiavano comodamente seduti. Per tutti la meta era Càlena.
Una volta giunti a Càlena, i bambini ed i ragazzi si sparpagliavano tra le bancarelle per spendervi i loro soldini. Qualcuno, lestamente, riusciva a rubare qualche nocciolina. Molti davano l’assalto agli alberi di pero, piantati in filari lungo il tratturo, sui quali facevano bella mostra di sé le pere invernali. Erano dure come sassi, immangiabili; maturavano solamente nel pieno inverno. Ma i piccoli vandali non se ne curavano e, di solito, riuscivano a distruggere tutto il raccolto. Altri ancora si arrampicavano sul grande gelso moro che era di fronte all’antico portale abbaziale, alla ricerca di qualche rimasuglio dei grossi e succosi frutti rosso scuro che macchiavano la pelle e i vestiti. A settembre però frutti non ce n’erano più e i monellacci si sfogavano a rompere i rami. Per fortuna, il glorioso gelso riusciva vittorioso sempre, anno dopo anno, nella sua lotta con i monelli di Peschici. Si dovette arrendere, invece, all’asfalto della strada, costruita in tempi a noi vicini, ponendo fine al divertimento devastante dei ragazzini e ad una antica gloria.
I grandi, i nonni, i genitori, le ragazze e i giovani speranzosi di poter scambiare qualche parola con l’innamorata, si recavano in chiesa, dove celebrava messa don Domenico Biscotti, detto "u monaco di Ianna Maria", il monaco di Giovanna Maria, che era la madre. Don Domenico era stato nell’Ordine dei Frati Minori, i Cappuccini, dove era diventato sacerdote e aveva cominciato la sua missione religiosa. Poi volle secolarizzarsi e venne a fare il prete nel suo paese. Era notissimo per essere il prete della Chiesa di Sant’Antonio, per le giaculatorie che recitava al camposanto nel mese dei morti e per la celerità con cui celebrava messa, con grande soddisfazione dei chierichetti. Don Domenico era anche uomo di robusto appetito. Quando finiva di dir messa, immancabilmente si recava nel cortile, dove l’aspettava una mangiata di fichi d’India. Lì c’era Michelangelo Di Maria, il fattore dei Martucci, armato di coltello, che puliva i fichi d’india, (“i mmunnaav” come si dice da noi) e Don Domenico afferrava i grossi frutti e ne faceva un solo boccone. Tra noi giovani si diceva che Don Domenico era capace di mangiarsi un "panaro" di fichi d’india.
Per la Messa, la chiesa straripava di fedeli. In prima fila, c’erano i Martucci. Era l’occasione per fare la passerella e l’occasione per affermare il loro ruolo di padroni. I padroni che davano lavoro a tanta gente nelle loro campagne e che, soprattutto, “permettevano” ai contadini di passaggio e ai loro animali “l’abbeverata” al preziosissimo pozzo, che sorge al centro del cortile del complesso abbadiale. E’ un pozzo monumentale che risale al XVI secolo (su una colonna c’è scritta la data 1571), oggi non più usato dagli estranei perché il portone della masseria è sbarrato; ma allora era essenziale per l’economia contadina della zona.
Finita la messa, i fedeli sciamavano nel cortile e lungo i tratturi adiacenti all’Abbazia. I padroni si intrattenevano con amici e clienti, chiacchierando del più e del meno. Don Domenico si riposava, prendendo il fresco accanto all’uscio di casa del fattore. Michelangelo riponeva quel che restava dei fichi d’india, se rimaneva qualche cosa. Era un momento di pausa ed era l’occasione per i bambini di entrare in chiesa. Essi approfittavano della poca gente che c’era per prendersi un innocente divertimento. Armati di un sasso di media grandezza, andavano a battere sul piano delle piccole nicchie, poste accanto all’abside sul lato sinistro e nelle quali, in altri tempi, si conservavano probabilmente oggetti sacri per la celebrazione dei riti religiosi. Sotto il piano, c’è il vuoto ed il rimbombo che si udiva ad ogni battuta sembrava ai ragazzi il galoppo di numerosi cavalli. Per questo si diceva che a Càlena c’era la cavalleria, che per quel bambini doveva essere una cosa spaventosa; più d’uno di essi si prese delle belle paure, credendo di veder comparire, nelle ore più deserte, cavalieri e cavalli al galoppo per la contrada.
Il pellegrinaggio a Càlena continuava ancora nel pomeriggio, più composto e più calmo. Si trasformava in una passeggiata distensiva in quell’otto settembre quasi sempre bello e di tiepido sole. La gente bighellonava tra Chiesa, cortile e campagna, godendosi gli ultimi splendori dell’estate. Fu proprio a Càlena, durante la seconda guerra mondiale, in quel fatidico 8 settembre del 1943, che ci arrivò la notizia dell’armistizio. Un grido, come un sospiro di liberazione, si levò dalla folla: è finita! La guerra è finita! Presto torneranno tutti a casa. Invece iniziò una guerra ancora peggiore e ben più triste! Finiva piuttosto un’epoca e stava per finire anche la storia di Càlena, con le sue tradizioni, gli usi e le leggende che l’avevano accompagnata per secoli
In poco più di un decennio, la festa e la devozione alla Madonna dell’abbazia persero di interesse per la gente di Peschici, anche se, ancora oggi, molti Peschiciani si recano a Càlena l’otto settembre.
Qualcuno, per il resto dell’anno, vorrebbe visitare ancora la Chiesa ormai cadente, ma i proprietari non fanno più entrare. Qualche struttura potrebbe crollare sulla gente e sarebbero guai! Meglio tenerla chiusa e non correre rischi. Antichi luoghi destinati ad usi diversi da quelli per i quali erano stati costruiti. Una abbazia che diventa masseria, maltenuta dai proprietari e non tutelata dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici, ha visto pian piano mettere da parte, da parte del clero locale, anche le pratiche religiose. Sfrattata la Madonna, impedito l’accesso alla chiesa, il culto per la Madonna delle Grazie è diventato un vago ricordo nostalgico negli anziani e un sentito dire per i più giovani. Che peccato!
Nicola Pupillo
“Salviamo Kàlena. Un’agonia di pietra” (AA.VV – pp. 87-91), a cura di Liana Bertoldi Lenoci, 4° volume della collana “I luoghi della memoria” – Centro Studi Martella, Edizioni del Parco, Foggia 2003
Da Levante la prima biografia del musicista riscoperto tra i grandi
Mauro Giuliani: era pugliese il "Paganini della chitarra"
Mauro Giuliani, il musicista pugliese del primo ‘800 che andrebbe ricordato accanto a Beethoven. Nato nel 1781 e morto a Napoli nel 1829, violoncellista, specie dopo il trasferimento a Vienna rivoluzionò la tecnica e le esecuzioni per chitarra, allora trascurata dalla musica colta.
L’enciclopedia on line Wikipedia lo riconosce come "il più importante compositore per chitarra di tutto il classicismo e oltre". Gli editori Levante gli dedicano ora un testo del discendente Nicola Giuliani: "La sesta corda", 210 pag. 25 euro, una biografica narrata con metodo e passione, basata su ricerche pazienti. Ricostruisce a tutto tondo la figura di un genio della musica cui la sua terra non ha mai tributato onori. A differenza della Puglia, invece, molti paesi europei e Napoli riconobbero i meriti oggettivi di Giuliani. Alla sua morte i giornali del Regno delle due Sicilie ricordarono come la "chitarra si trasformasse nelle sue mani in un’arpa che addolciva i cuori degli uomini". Un ricco corredo iconografico di rare immagini e le partiture di alcune musiche completano la prima biografia assoluta del maestro secondo solo al più grande dei grandi della musica
Intervista al sindaco Luigi Damiani, ideatore dell’iniziativa che ha portato a Vico del Gargano le mostre “combinate” Vico-San Menaio del più famoso fumettista italiano. Lo abbiamo ascoltato per tracciare un bilancio dell’estate e discutere dei problemi irrisolti di questo paese del Promontorio.
DOMANDA – Il Comune di Vico continuerà a tenere vivo non solo il ricordo, ma anche gli studi su Andrea Pazienza?
RISPOSTA – Per l’estate prossima, ma questa è ancora solo un’idea, vorremmo proporre altre vite “imPazienti”. Mentre, per quanto riguarda Andrea, vorremmo organizzare nella Torre di Guardia, alla fine del Lungomare di San Menalo a lui intitolato, una mostra permanente dei suoi lavori.
D. – A proposito del Lungomare di San Menaio “Andrea Pazienza”, come ora si chiama, le segnaliamo uno scempio che sembra uscito da un cartone animato: dalla spiaggia, prima di arrivare ai cosiddetti “Cento Scalini”, si vede una grande muraglia che sostiene un parcheggio, forse abusivo, coperta e malamente nascosta da un folto rampicante di edera di plastica. Lei ne è al corrente? Ciò non le sembra stridente con l’aver intitolato a Pazienza quel Lungomare, che per noi è anche una dichiarazione d’impegno a vigilare su un paesaggio già tanto compromesso e cercare di recuperarlo?
R. – Naturalmente ne sono al corrente: si tratta di un abuso, già segnalato agli organi competenti, che dipende dalla procedura DIA (Dichiarazione di Inizio Attività), presentata al Comune per piccoli interventi edilizi che poi, a volte, si trasformano in abusi di questo genere.
D. – Non sarebbe forse il caso di vigilare con maggiore attenzione a evitare che vengano portati a termine scempi, più difficili poi da abbattere?
R. – Purtroppo abbiamo anche un problema di organico insufficiente, anche se, non lo nascondo, è necessaria una maggiore preparazione degli operatori.
D. – Non crede che il Gargano stenti a decollare rispetto al Salento anche per la scarsa tutela delle sue coste e del suo territorio?
R. – A parte il fatto che anche il Salento ha i suoi scempi, bisogna considerare la storia dello sviluppo turistico del Gargano, partito una quarantina di anni fa in modo spontaneo da parte di persone che, piano piano, si sono trasformate in operatori turistici, senza averne una preparazione. Le strutture di accoglienza negli anni Settanta erano povere, soprattutto campeggi, prima rivolti ai giovani, quelli per intenderci che leggevano i fumetti di Pazienza, e poi via via frequentati da famiglie che non si potevano permettere vacanze più costose. E’ rimasto un luogo per un’utenza media, che ora si sta riqualificando. Inoltre nelle terre di Bari, Brindisi e Lecce, c’è tradizionalmente una classe imprenditoriale più attiva che ha saputo sfruttare alcune idee importanti, come il Festival della Taranta, ed è stata aiutata per cinque anni da un governatore, Fitto, originario del Salento.
D. – Quali sono i margini di intervento, su che cosa ritiene si debba puntare?
R. – Credo che la riqualificazione del Gargano è più facile che parta dall’interno del territorio piuttosto che dalle sue coste, per esempio con la riqualificazione del patrimonio forestale.
D. – Facendo attenzione che non lo incendino, come ahimé troppo spesso è avvenuto.
R. – Ovviamente. Nella Foresta Umbra ci sono strutture, come vecchie caserme, che potrebbero essere il punto di partenza per un’ospitalità diffusa e qualificata.
D. – A proposito, che ne è del famoso progetto di albergo diffuso di Gae Aulenti?
R. – E’ un’idea certamente bella della passata Amministrazione, che però è rimasta un’idea, perché noi non abbiamo trovato nessun progetto e il Comune di Vico possiede solo due casette nel Centro Storico, un po’ poco per avviare un albergo diffuso.
D. – Uno dei problemi che i turisti lamentano è la difficoltà di trovare parcheggio durante il mese di agosto, come risolverlo? E poi, non si potrebbe organizzare una navetta di collegamento tra Vico e Calenella, anche per alleggerire il traffico?
R. – Per i parcheggi abbiamo individuato alcune aree del paese, a ridosso del Centro Storico, ma sono di proprietà privata. Per cui, escludendo l’esproprio, ricorreremo allo strumento della perequazione, vale a dire: i proprietari cedono al Comune i terreni in cambio del diritto di edificare in altre zone, ma questo comporta tempi lunghi, perché bisogna che venga approvato il Piano Regolatore. Per quanto riguarda la navetta per Calenella, bisognerebbe che qualche privato ci pensi.
D. – Abbiamo sentito dire che a Calenella (nella foto, la baia; ndr), nella zona al di qua della Statale, scendendo da Vico, è prevista la costruzione di un insediamento. E’ vero? Non prelude a un’intensa cementificazione della piana, come avvenuto a Peschici?
R. – Lo escludo perché non è stato ancora redatto il Piano Regolatore e io personalmente sono contrario a un’ipotesi di urbanizzazione massiccia E’ previsto, invece, l’ampliamento di un agriturismo, già esistente, che ha ottenuto il permesso di costruire da due Conferenze di Servizio che noi abbiamo ratificato, ravvisandone l’utilità e la non invasività. D’altra parte governare e ben amministrare significa mantenere un equilibrio tra salvaguardia ambientale e necessità di ampliare l’offerta turistica.
D. – Infine, per sintetizzare il bilancio delle iniziative di questa estate: che cosa rimane della kermesse di Pazienza che tanto successo ha ottenuto?
R. – Rimane la lezione che è necessario lavorare sul prodotto Gargano insieme alla sua promozione. Il prodotto Gargano deve essere composto da alcuni ingredienti quali la naturalità, le strutture, le infrastrutture e la cultura. Testimoniamo che se l’iniziativa culturale è stata soddisfacente e la naturalità è un dato di fatto, resta molto da fare sul piano di strutture e infrastrutture. Per queste cose occorre lavorare con “imPazienza”.
K. Ricci / E.Gargiulo dall’Attacco del 6 settembre (puntodistella.it)
Pubblicato l’elenco dei comuni da cui sono pervenute le candidature (1574) al bando Principi Attivi.
Dobbiamo essere orgogliosi. Anche a Carpino abbiamo dei Bollenti Spiriti con dei sani principi attivi.
Adesso facciamo affidamento sulla sua approvazione.
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N. progetti per comune (127.24 kB)]
Cara Gazzetta quando finirai di stupirmi?! Sono le 09,15 del 5 settembre ed ho appena ricevuto una telefonata da un operatore turistico che mi informava di un nuovo articolo o meglio di una lettera aperta alla Gazzetta pubblicata nelle pagine di Capitanata, dal titolo "Ma non siamo tutti truffatori", una lettera che, a leggere l’articolo, sarebbe stata mandata da Albano Rita proprietaria di una struttura turistica di Rodi Garganico. Da come l’hanno presentata sembra un unico grido d’allarme, la rivendicazione che c’è qualcuno che non ha accettato il "Trattamento" ricevuto Domenica 31 agosto, dove il Gargano è finito in prima pagina.
Cara Gazzetta ora spiegaci delle cose, ad esempio perchè non hai scritto che di quelle email ne sono arrivate a decine nella vostra redazione, arrivate da operatori turistici di tutto il Gargano, da Vieste a Rodi, da Peschici a Ischitella, invece la fai passare come un urlo nel deserto di un unico operatore?
Cara Gazzetta potevi anche far finta di niente e come da me consigliato "riflettere", invece ora spiegaci come mai, se proprio avevi voglia di affrontare la cosa non hai risposto a noi associazione "Io Sono Garganico" che come sai siamo i primi responsabili di quelle rivendicazioni? Perchè non hai pubblicato fino in fondo la lettera che come già detto hai ricevuto da moltissimi operatori, dove appunto si continuava dicendo "Mi auguro che oltre al restiling grafico e di formato nasca anche una nuova linea editoriale, decisamente più attenta e responsabile nel trattare le problematiche, i numeri del turismo e la stessa promozione del Gargano, Se il mio appello non sarà raccolto mi riprometto che non comprerò più il vostro giornale e non lo metterò più a disposizione dei miei ospiti", cara Gazzetta why not?
Cara Gazzetta di Capitanata evidentemente sei convinta che abbiamo ancora voglia di raccattare briciole per il nostro territorio, evidentemente pensi che tanto puoi fare e continuare a fare ciò che vuoi con le informazioni, omettendo ciò che non gradisci ma sei riuscita anche questa volta a contestualizzare un titolo ""Ma non siamo tutti truffatori", riferito agli operatori ma espresso a modo tuo, vergogna!
Vergogna cara Gazzettina, perchè se tu fai un titolo a nome di un unico operatore ""Ma non siamo tutti truffatori", implicitamente le strutture che hai nominato nell’articolo dell’altro giorno vuol dire che sono dei Truffatori. Vergogna.
Vergogna perchè meriteresti una bella denuncia (e non è detto che da qualche operatore non ti arrivi) per come ti senti padrone di emettere sentenze e giudizi, sebbene non hai ancora collaboratori esperti del turismo del Gargano.
Cara Gazzetta di Capitanata, ci ripromettiamo di scivere una lettera al direttore De Tomaso per chiedergli un incontro, dove ci auguriamo che il direttore abbia tempo e pazienza di riceverci per un appello pacato e riflessivo.
Il nostro dissenso non è verso la Gazzetta ma nello specifico verso alcuni giornalisti che poi secondo me non meritano questo titolo, e chissà che pian piano la Capitanata possa tirar fuori un prodotto migliore, chissà che finisca una volta per sempre questa non linea editoriale dove basta che ritrovano una macchina bruciata 3 mesi fa per farne come al solito l’ennesima e inutile copertina di cronaca, dove a parte questo non si capisce quale sia la notizia.
articolo di Gaetano Berthoud
Se giugno è stato impagabile, settembre in Puglia si preannuncia particolarmente allettante. L’Assessore regionale al Turismo e Industria alberghiera, Massimo Ostillio, è raggiante, ma lo sono ancora di più gli operatori del settore. Il loro silenzio è molto più loquace di tanti proclami. In questi tempi, di solito, le lamentele scrosciavano. Le prenotazioni, invece per dopo agosto, fioccano come manna, gli indici di presenze s’impennano e le previsioni sono più rosee di un’aurora mediterranea.
Obiettivi e impegni, mirati sulla destagionalizzazione turistica della regione, cominciano a veder delinearsi i contorni di un risultato piuttosto apprezzabile. E se il buongiorno si vede dal mattino, l’impressione è che finalmente la svolta si stia per concretizzare. Non resta che lavorare duro, per consolidare il trend e strutturare un’offerta turistica, che non solo attragga meglio, ma riesca a trattenere viaggiatori, pellegrini, bagnanti, escursionisti e visitatori ancora più a lungo.
Le Cassandre, ferme sui loro pulpiti e abituate a lamentare gli eventi piuttosto che a determinarli, avevano dato spinta alle paure, diventando megafoni di previsioni catastrofiche, per improbabili modelli statistici di osservatorii, più o meno blasonati, come TelefonoBlu o Trademark. Nel frattempo, girando per le spiagge, chiedendo ai ristoratori di provincia, sondando gli umori dell’entroterra e tastando il polso agli albergatori in genere, si notava e si registrava un movimento insolito, per il mese di giugno e un’aspettativa alquanto ottimista per il prolungamento di stagione settembrina. L’esatto contrario del vuoto pneumatico degli anni scorsi, quando gli agenti di viaggio parlavano di stagione a gonfie vele (forse tradendo un’attenzione più outgoing che incoming).
La crisi, certamente, traccia un segno determinante sull’evoluzione del fenomeno. Meno viaggi all’estero, soggiorni più corti e recupero delle mete italiane e delle soluzioni di alloggio più a buon mercato. Ma soprattutto migliore organizzazione degli stessi italiani, quando e per quanto possibile, a programmare i periodi di ferie meno a ridosso del picco d’agosto. E ad assumere abitudini sempre più europee, come il frazionamento dei periodi di vacanza durante tutto l’anno: più volte e meno lunghi.
Anche per questo, risultano favoriti quegli operatori che meglio riescono ad adattare la proposta turistica, rendendone più flessibile il combinato di servizi, qualità e tariffe. Mantenendo adeguato il tasso di qualità del prodotto standard, intuendo che in periodi di crisi la leva tariffaria non può essere tirata troppo (o affatto), e investendo sull’allargamento, la diversificazione e la fidelizzazione della propria clientela.
In particolare, coltivando anche l’umiltà di imparare a vendersi meglio. Perché dal primo rapporto dell’Osservatorio nazionale della Presidenza del Consiglio dei ministri risulta che l’Italia, nel mondo della domanda turistica, è un prodotto molto desiderato, ma poco venduto. E in quella fiera ed orgogliosa consapevolezza, da "pelide Achille", della forza del nostro stivale, la Puglia ne rappresenta il tacco, il tallone. La parte, in realtà e al momento, più vulnerabile nell’immaginario collettivo internazionale.
Antonio V. Gelormini
E’ così dopo il caos di ferragosto e la grande affluenza di turismo sul Gargano, per questo fine stagione tutti ci aspettavamo il classico temporale di fine estate, quasi a sancire un’altra stagione ormai in chiusura, dove anche i più caparbi amanti del nostro territorio sentono affiorare il triste desiderio del rientro dalle vacanze, dove chi invece preferisce settembre per le proprie vacanze, prima di tutto si informa sulle condizioni metereologiche, le previsioni… pioverà o no?
Ma quest’anno il tempo è stato molto buono e generoso con il nostro territorio, ed ecco così che oggi 2 settembre stiamo ancora vivendo delle bellissime giornate dove il mare sembra chiamare… come una calamita, un mare e un clima splendidi che non passano inosservati o in secondo piano, ma che grazie a questa stagione prolungata sono ancora in grado di offrire tutti i servizi, dalle spiagge ai tour in barca, dalle coste alle gite nel meraviglioso Gargano interno, con pic nic in Foresta Umbra, escursioni in jeep, passeggiate nei sentieri e quant’altro.
Ma per il Gargano non basta madre natura, anzi paradossalmente sembra condannato, non si capisce bene da chi (visto che in questo caso madre natura non c’entra), a calamità architettate o addirittura a coltellate gratuite dove si potrebbe addirittura sospettare ad una volontà precisa di spostare il turismo in altri angoli del sud o della stessa Puglia.
Ora vi starete chiedendo che cosa io stia dicendo, o meglio, balenando, molto semplice sto parlando del temporale di fine estate scatenato dalla Gazzetta del Mezzogiorno, dove puntualmente è stato sbattuto (come un mostro) in prima pagina il Gargano proprio in questo periodo che grazie al clima poteva ancora allungare la nostra stagione ed invece (tanto per tagliarci le gambe) usciamo in prima nazionale in copertina con un titolo da brivido "Gargano sotto mirino dei Nas, sigilli a campeggi!" Che roba signori!
Ero sul divano la sera prima dell’uscita del giornale, durante quelle ore notturne che trasmettono la rassegna stampa, direi più che appisolato, quando di colpo ho fatto un salto da ritrovarmi direttamente in piedi, la rassegna stampa (credo) del Tg5 che riprendeva la notizia con l’evidenziatore, l’interlocutore che accennava al nostro territorio dove le strutture turistiche presentavano grossi handicap, sigilli a campeggi, controlli a setaccio.
Dopo aver perso quel bel sonno che mi proiettava verso la mia notte, di buon ora esco a comprare il giornale per raccogliere notizie e precisazioni "sulla tragedia", continuavo a chiedermi cosa mai fosse successo, cosa avevano trovato i Nas, qual’era la realtà delle cose tanto da meritarci la rassegna stampa di Canale 5 conseguente ad un titolo in prima pagina del giornale tra i più autorevoli del sud.
In effetti dal titolo c’erano tutti gli ingredienti da meritarsi la prima pagina nazionale "Sigilli a Campeggi, strutture fuorilegge, da Vico a Rodi a Peschici", bene andiamo avanti, quindi leggo l’articolo all’interno. Ma ecco che più leggo e più il caso sembra ridimensionato, anzi sull’articolo ci sarebbe poco da dire, parla di
4 strutture del Gargano dove i Nas hanno riscontrato rispettivamente quanto segue; in due casi mal conservazione di cibo congelato, in un altro non c’era l’attacco della fogna, nell’ultimo un pozzo non idoneo.
Chiarisco, non ho nulla in contrario al lavoro dei Nas, anzi il nostro augurio è che continuino con i controlli tanto da migliorare le regole che lo stesso turismo chiede, l’unica cosa che mi sento di aggiungere a questo aspetto e che sarebbe ottimo se il proprio dovere non lo facessero solo i Nas.
Sì, perchè mi chiedo proprio se i signori della Gazzetta pensano anche loro di aver fatto semplicemente il proprio dovere o il dovere dettato da chissà quale regola giornalistica, magari interpretata in un giorno dove forse non avevano proprio altre notizie, o chissà per quale altra ragione è sfuggito a loro il senso delle cose.
Perchè dico questo? Lo dico perchè dopo la mia notte insonne dovuta al forte nervosismo mi aspettavo chissà quale "caso" tanto da meritarsi la prima pagina, mi aspettavo di leggere che avevano trovato topi in qualche struttura, oppure cibo avariato, magari qualche turista che avesse subito problemi di salute cibandosi di qualcosa inadeguato, invece cari signori niente di tutto questo, per il nostro caro e sballottato Gargano è bastato un semplice e doveroso controllo dei Nas, dove sono stati riscontrati piccole e migliorabili anomalie (in un caso si parla addirittura di bevande conservate in un garage, cosa che nella mia ignoranza poteva anche essere nomale) ecco sono bastati 20 chili di pesce e carne mal conservati, attenzione…non avariati, scaduti o non commestibili, nella nota dei Nas si precisa "mal conservati", ciò significa che potevano e dovevano essere conservati meglio, ma niente di più, ecco è bastato questo al Gargano per finire in prima pagina a caratteri cubitali sulla prima nazionale.
Così come è bastato che una struttura che non è un campeggio, avvalendosi di una zona terriera per dare servizi non proprio a norma, ha praticamente infangato tutta la categoria dei Campeggi: forse pochi sanno che il Gargano ne detiene il maggior numero in Italia, ma soprattutto è bastata la Gazzetta del Mezzogiorno che riporta la notizia in Prima "Sigilli a Campeggi", quando poi si trattava di un’unica struttura che come detto non è neanche un campeggio e che i sigilli non sono ancora stati messi. Provate a pensare di essere uno dei circa 200 proprietari di un campeggio del Gargano…. come la pensereste?
Cara Gazzetta rifletti, te lo dice un libero cittadino pugliese, rifletti sul tuo ruolo e responsabilità, rifletti sulle tante volte che tratti il turismo del Gargano in modo molto approssimativo, dove un giorno dici che c’è un calo del 20%, e dopo una settimana un altro redattore scrive che c’è il boom, rifletti su alcuni tuoi numeri dove allo stesso interno trovi una notizia con la freccia verso su e nello stesse pagine ne trovi un altro che dice il contrario.
Rifletti sui tuoi collaboratori delle redazioni locali, che a volte smentiscono quanto sostenuto il giorno prima, rifletti sul fatto che se davvero ti vuoi occupare del turismo del Gargano devi farlo fino in fondo, con persone preposte e informate davvero sui fatti e sui numeri, invece di dare in pasto ad una manciata di collaboratori numeri e notizie come se fosse wall street, dove le strutture turistiche una settimana prima sono in declino e poi una settimana dopo sono in forte ascesa… you will think about it!
Rifletti se è giusto che invece che mettere il coraggio di Nicola Vascello in prima pagina metti invece il faccione di Caparezza, anche perchè nei giorni successivi si è voluto solo smontare una notizia montata, si è voluto giustificare e dare voce ad altri personaggi che coinvolti direttamente nella questione hanno solo voluto buttare acqua sul fuoco alludendo che Caparezza è un personaggio alternativo, che la sua provocazione è a fin di bene, che lui ama la Puglia ma è il suo personaggio che invece ha voglia di rivendicare un affetto gridato, urlato, ma nello stesso tempo, cara Gazzetta e caro Caparezza, forse dimenticate che Caparezza non ha scelto l’ultima traccia del suo album, non ha cantato quella canzone in piazza a Molfetta con voce e chitarra, ma ne ha fatto una bandiera del suo nuovo album, "Vieni a ballare in Puglia" è un pezzo che nasce prima dell’estate, un pezzo volutamente strutturato per essere commerciale, un video che viene trasmesso all’infinito sui video canali, diciamo come stanno le cose, un’operazione altamente studiata a livello commerciale, quindi nessuno ci venga a raccontare che "Il Gargano brucia… e che in Puglia ti aspetta il Boia" solo perchè Caparezza è un personaggio alternativo. Riflettiamo. (Per chi non avesse seguito la vicenda qui il testo della canzone di Caparezza)
Oppure parliamo della leggerezza di un certo Ernesto Tardivo, che nella ricorrenza del 24 Luglio di Peschici, si sforza solo di dire che Peschici è uguale ad un anno fa, che il 24 Luglio 2008 sembra non rappresentare niente a Peschici, perchè l’abbandono è totale, lo stesso concerto di Arbore sembra un non evento, certo io ad esempio non sono stato d’accordo con premi a destra e manca. Secondo me andavano solo premiati i cittadini, gli altri ritengo che hanno fatto solo il loro dovere, ma a parte questo, avrei preferito vedere un pò di affetto e di amore almeno per rispetto ai cittadini di Peschici e alla stessa ricorrenza, magari allo stesso Arbore che sempre si è reso disponibile per noi garganici, invece quel redazionale fondamentalmente voleva dire che chi non andava a Peschici non si perdeva niente… compreso l’orchestra Italiana.
In compenso pero il nostro caro Tardivo l’affetto lo dimostra eccome per una struttura privata del Gargano, il club naturalistico FKK, dove addirittura, oltre alla prima pagina di Capitanata, vengono dedicate due intere pagina (la seconda e la terza) a questo angolo di Paradiso presente nel Gargano. Niente di male e niente in contrario ma poi qualcuno ci deve spiegare perchè allora il "Marechiaro" finisce sul giornale nazionale per un semplice controllo dei Nas ma mai un trafiletto di come abbia sollevato i servizi di San Menaio, dove grazie a loro e ad altre strutture turistiche oggi San Menaio offre diversi servizi che diversamente e anche i giovani sarebbero costretti a mettersi in macchina per andare a cercarli chissà dove; animazione in spiaggia, self service, gite ed escursioni, discoclub serale… tutto questo è grazie al Marechiaro e ad altri operatori.
Ma non c’è bisogno che difenda gli operatori. Basterebbe pensare che ogni anno che ho pubblicato la guida Tuttogargano, strumento identificativo del territorio e punto di riferimento di turisti, se non facevo almeno 10 telefonate il mio piccolo e umile trafiletto sull’uscita di Tuttogargano non era possibile averlo poichè veniva considerato pubblicità.
Cara Gazzetta accetta la critica e mi auguro che tu sappia ben interpretarla poichè noi garganici stiamo solo difendendo l’amore per la nostra terra e perchè no i nostri interessi, come presidente dell’Associazione "Io Sono Garganico", posso solo dare il massimo della disponibilità a fornirvi dati e numeri reali e concreti per poter migliorare l’informazione che è di tutti, come associazione possiamo solo augurarci che venga colto lo sdegno e non la critica poichè sappiamo che gestire un grande giornale non è affatto facile e come l’esperienza mi insegna, a volte i migliori consigli si nascondono dietro una critica apparente.
Cari operatori turistici ora sapete altro, se qualche vostro ospite vi chiede un cornetto alla crema attenzione che non sia al cioccolato, a questo punto rischiamo di uscire in prima anche per questo.
Gaetano Bertoud
Presidente dell’Associazione "Io Sono Garganico"
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A TUTTI I NAVIGANTI!
29 agosto 2008: un giorno da ricordare. “Signori, ce l’abbiamo fatta!”: è nata l’Associazione Culturale “Punto di Stella”
29 agosto 2008: un giorno da ricordare. Uno di quei giorni in cui ti auguri che l’ispirazione ti stia accanto e si manifesti in forme tali da farti scrivere l’articolo dell’anno, sospingendoti verso la meta del premio giornalistico più importante della terra. E poi, molto semplicemente, non ti viene che annunciare, altrettanto semplicemente: “Signori, ce l’abbiamo fatta!” Il progetto che avevamo in testa da tempo è andato in porto: è nata l’Associazione culturale “Punto di Stella”!
Superando la terza parte della locuzione – facilmente riconducibile a testimonianze cartacee e mediatiche di recente costituzione e fra breve anche “ri”costituzione per cause non dipendenti dalla nostra volontà ma effetto di comportamenti lontani un milione di anni-luce dalle nostre ottiche di vita – soffermiamoci un attimo sulle prime due, “associazione” e “culturale”, entrambe divenute nel tempo ambigue, distorte dalla loro inflazione e dal loro ricorso a situazioni che non hanno nulla di associativo o associazionistico, e di culturale. Nel nostro caso, al contrario, l’intenzione è di riconquistarne il significato che compete loro perché le energie che sono in noi e in chi ha voluto costituire il sodalizio sono fuori discussione.
Anche se le mille 669 parole che compongono lo statuto (postato nella categoria ULTIME DAL PALAZZO, nel qual caso il “palazzo”… è il nostro; ndr) appariranno viete e di routine, pure dietro ciascuna di esse c’è una sofferta e ponderata misurazione e valutazione del vocabolo, dell’aggettivo, del verbo, finanche delle congiunzioni scelte e utilizzate. Ergo: nel momento in cui sono state vergate hanno riassunto il loro autentico significato, non solo, ma anche sintetizzato – ci auguriamo felicemente – l’obiettivo-principe, anzi “gli” obiettivi-principe della neonata “Punto di Sella”: valorizzazione del territorio, considerato nelle sue decine e decine di sfaccettature, finalizzata al recupero integrale delle tradizioni, e – tenetevi forte – “destagionalizzazione”!
“Destagionalizzazione”, altro sostantivo inflazionato, non dalla sua puntuale traduzione in fatti ed eventi, ma dalla sistematica impotenza a realizzarla, incapacità a vivificarla, indecisione a fornirla di linfa vitale. Le attività fondanti dell’associazione, infatti, saranno informate a richiamare – pur con il coacervo delle difficoltà logistiche e strutturali (di collegamenti e trasporto, viabilità e velocità di raggiungimento) di un territorio abbandonato a se stesso – i nostri vicini dell’entroterra subappenninico, dell’irpinate, delle aree murgiano-salentina e lucana, prima, poi dei flussi turistici organizzati provenienti da zone sempre più lontane, nelle fasce temporali “morte” di una stagionalità allargata. E creare così nuove “stagioni” per il nostro territorio che non siano più la sola estate o scampoli primaveril-autunnali, ma l’enfatizzazione di periodi altrettanto suggestivi e accattivanti, per l’offerta variegata di colori, profumi, attrazioni, festività, consuetudini, diversi e diversificati a seconda degli eventi aggreganti di popolazioni che sanno ancora stare insieme esaltando la personale abilità genetica a creare momenti di allegria e, perché no, nuove dimensioni.
Non sarà facile, lo sappiamo, ma per “forma mentis” miriamo alto per colpire a mezz’altezza; non sarà tutto scontato, ce l’abbiamo in preventivo, ma solo chi non fa non produce (… e non sbaglia!) e noi intendiamo produrre (… e, possibilmente, sbagliare poco!).
Piero Giannini
Ecco la festa che tutti i garganici doc aspettavano… ritorna la festa della Foresta Umbra, la festa della natura, delle tradizioni.. del folk.. del Gargano.. ricordiamo la prima edizione del Festival intitolato “Umbra Forest Folk”.. non poteva di certo mancare il folk.. che per questa occasione di sposta in foresta.. invitiamo quindi i membri di "Io sono Garganico" e tutti coloro che volessero venire, il 7 settembre, presso il piccolo laghetto… ad allietare la giornata prodotti tipici garganici.. con stand e grigliate.. allora: 7 settembre 2008.. ore 14.00.. laghetto UMBRA.. vi aspettiamo TUTTI… ps. IO sono GARGANICO e TU?