//
archives

Antonio Basile (Ufficiale)

Antonio Basile (Ufficiale) ha scritto 2098 articoli per Antonio Basile – OFFICIAL BLOG

E’ arrivato il forum dei Carpinesi!!!


Ecco a voi il forum dei Carpinesi;ho deciso di creare questo piccolo e semplice luogo di ritrovo virtuale dove parlare del più e del meno e spero che possa diventare insieme al blog del CarpinoFolkFestival una tavola rotonda intorno alla quale discutere delle questioni circa il nostro stupendo paese ,ma anche un punto di ritrovo per chi è lontano da Carpino (in Italia e all’estero,per lavoro e per studio e chi più ne ha più ne metta).

Spero che l’idea vi piaccia…iscrivetevi subito al forum, cosa aspettate??

Gli ispettori dell’ Unesco domani a Monte Sant’Angelo

FOTO Continua il percorso che potrebbe portare Monte Sant’Angelo, il paese che sorge su uno sperone nel massiccio garganico, a far parte del patrimonio Unesco.
Per domani si attende la visita degli ispettori dell’organizzazione che dovranno valutare la candidatura, mentre già si stanno leggendo i documenti presentati.
Il promontorio del Gargano conobbe una notevole fortuna per la presenza, nel suo territorio, del santuario di san Michele Arcangelo. Uno dei luoghi di culto che è meta continua di pellegrinaggi illustri e di gente di ogni condizione sociale, provenienti anche da mete molto lontane. Il cammino verso l’Unesco per Monte Sant’Angelo è iniziato il 9 gennaio con la firma nel corso di una cerimonia a Roma presso il Ministero dei Beni Culturali. Oltre al Sindaco, Andrea Ciliberti, firmarono anche i rappresentanti di Regione, Provincia, Ente Parco, Comunità Montana del Gargano, Centro Studi Micaelici e Basilica di San Michele Arcangelo.
Ma per sapere se il prestigioso obiettivo potrà essere raggiunto, bisognerà pazientare fino a luglio del 2009, quando a Siviglia avverrà la valutazione finale di quella che è stata definita una delle candidature più innovative e complesse mai presentate dall’Italia all’Unesco.
Tommi Guerrieri

APPELLO PER LA CULTURA IN AREA VASTA CAPITANATA 2020

Portale della Musica Popolare del Gargano

Gent.mi,
in questi giorni si leggono sulla stampa idee e ipotesi progettuali di singoli esponenti politici in merito alla pianificazione strategica territoriale di Area Vasta e quello che risalta maggiormente anche e soprattutto nella Deliberazione della Cabina di Regia dello scorso 24 luglio è il venir meno della centralità dello sviluppo culturale e di conseguenza del suo turismo sia nel dibattito che nelle dorsali e nei 38 progetti/bandiera del Piano Strategico.

Dal sito di Capitanata2020.eu viene dato ampio risalto ad uno studio del Parlamento UE perché darebbe conferme indirette alle opzioni di "Capitanata 2020" ma è proprio da quello studio che la Commissione per lo sviluppo regionale del Parlamento europeo prende spunto per raccomandare di promuovere il patrimonio e il turismo culturale al fine di diversificare l’offerta turistica delle regioni costiere.

Per queste ed altre ragione l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, nel condividere la richiesta del Sindaco Andrea Ciliberti di maggiore attenzione alla candidatura di Monte Sant’Angelo come Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco e nel sostenere l’ennesimo appello del Centro Studi "Martella" di Peschici per la messa a tutela dell’Abbazia di Kalena, non vuole far mancare anche in questa circostanza il proprio contributo per ottimizzare la competitività sociale, ambientale, economica, turistica e il riposizionamento del nostro Gargano nel contesto regionale, italiano ed europeo.
 
Dal momento che le Misure 4.1 e 4.2 prevedono ingenti fondi per le infrastrutture, la promozione e la valorizzazione dell’economia turistica nonché per la tutela, la valorizzazione e la gestione del patrimonio culturale, e poichè nella fase preliminare, con termine fissato al 30 settembre 2008, per gli interventi e i progetti di importo superiore al Milione di Euro non è necessaria la presentazione di un piano di fattibilità, sottoponiamo alla Vostra attenzione l’idea progettuale di un Auditorum della Musica Popolare, che terrebbe conto delle peculiarità del territorio, aiuterebbe la destagionalizzazione dei flussi turistici, ma, soprattutto, sarebbe in grado di favorire il riequilibrio tra aree costiere ed entroterra, valorizzando in particolare i borghi storici maggiormente dotati di patrimonio culturale materiale e immateriale.

Per rendere famoso in tutto il mondo un territorio e attrarre il turismo internazionale occorrono grandi simboli come la Torre Eifell, la Cupola del Brunelleschi a Firenze, il Ponte Vecchio, il Colosseo, il Ponte di Rialto a Venezia ecc.ecc.

Per far conoscere il Gargano nel mondo occorre un’opera attrattiva, unica, che susciti curiosità, polivalente, che produca reddito e lavoro, che faccia parlare di sé, che sia utile ai cittadini e identitaria, che sia eco-ambientale, che valorizzi la memoria storica e culturale locale e che ne incrementi il valore scenico e panoramico.
 
Per questa ragione vi proponiamo di inserire nella pianificazione strategica un Auditorum della Musica Popolare progettato da un grande architetto dei nostri tempi (ad es. Massimiliano Fuksas o Oscar Niemeyer), che insieme all’opera di Renzo Piano, per Padre Pio a S.Giovanni Rotondo, faccia convergere sul Gargano il turismo culturale internazionale.

Un opera che permetta di istituire un archivio multimediale e sonoro sulla cultura garganica di tradizione, periferico rispetto all’archivio delle musiche di tradizione della Puglia promosso dalla Regione Puglia d’intesa con il Ministero dei Beni Culturali in divenire presso la Biblioteca Nazionale di Bari. (A questo proposito riteniamo ormai urgente – questo vuole essere un’altro progetto – che attraverso l’Università di Foggia e gli operatori culturali del territorio venga condotta un ampia ricerca su tutti gli aspetti del tutto vergini e ininvestigati del patrimonio culturale immateriale del Gargano, una ricerca sul campo per analizzare le pratiche musicali tradizionali (in primis la serenata), i suoi aspetti sociologici, semiotici e linguistici e soprattutto un indagine demoantropologica sui complessi rapporti tra i fenomeni produttivi e i fenomeni sociali del nostro territorio.)

Una struttura architettonica (dicevamo) che, nata per valorizzare il ritmo della Puglia garganica, serva a realizzare ogni sorta di evento non solo artistico e culturale (concerti, spettacoli, mostre artistiche, proiezioni), ma anche ogni sorta di evento economico (fiere, esposizioni) e politico (congressi, dibattiti, comizi), nonché per sviluppare nuove attività che siano in grado di attrarre flussi consistenti di visitatori, nonché qualificare, diversificare e ampliare la filiera turistica.

Un Auditorum, quindi, sufficientemente multifunzionale che consenta il suo utilizzo per ogni aspetto della vita sociale di questa terra, una delle meno servite e svantaggiate del territorio nazionale da forme di aggregazione politica, economica e sociale.

Sicuri di avviare comunque un dibattito intorno alla nostro contributo e in attesa di poterlo precisare in ogni dettaglio, invitiamo tutti coloro che sono impegnati nella progettazione dei Piani Strategici ad avere a cuore le sorti del Gargano tenendo in dovuta considerazione la constatazione che le politiche regionali per il turismo nel nuovo periodo di programmazione 2007/2013, tutte volte a ridurre la pressione sulle zone costiere al fine di ridurre gli impatti negativi dal punto di vista ambientale, economico e sociale, saranno indirizzate da un lato a consolidare e valorizzare gli attrattori attualmente esistenti, dall’altro, a promuovere attività ed eventi culturali di richiamo su scala nazionale e internazionale che in assenza di strutture adeguate sul Gargano non solo non potrebbero essere realizzate, ma inevitabilmente lo taglierebbero fuori dal raggio del turismo culturale.

Una terra popolata solo da vecchi, donne e bambini, bellissima e malinconica

Giovedi 11 Settembre 2008 si è conclusa la rassegna di Reportage d’autore della Terra di Puglia – Viaggiatori del Gargano – del Corriere del Mezzogiorno con l’articolo di Teresa Rauzino "Rosso e la magia di Peschici" che ci ha voluto fare l’ennesimo regalo di cui ringrazio personalmente.
Quanti spunti e quante riflessioni si possono trarre da questo articolo, proprio una bel ritratto.

Articolo di TERESA MARIA RAUZINO
Un selvaggio, bellissimo Gargano emerge dalle note di viaggio di chi lo percorse in lungo e in largo nel corso del Novecento: giornalisti, letterati, storici dell’arte. Il gusto della scoperta antropologica si unisce alla descrizione delle bellezze naturali che stupiscono anche i più «scafati» osservatori.
Come Francesco Rosso, una «firma» di prima grandezza del quotidiano La Stampa. I suoi reportage sono vere e proprie inchieste sociali: raccontano i fermenti delle popolazioni africane avviate alla difficile indipendenza o ancora afflitte dal colonialismo; parlano di Cuba e della rivoluzione castrista, del Centro e Sud America scossi da sanguinose rivolte e da fermenti populisti; indagano l’Asia afflitta dalla fame, il Medio Oriente agitato dai tumulti di Bagdad, Damasco, Gerusalemme e Ankara.
Nel volume Gargano magico (Teca, Torino 1964), Rosso descrive la realtà complessa dello Sperone d’Italia. Un Gargano dalla bellezza ancora intatta, in cui Peschici rappresenta il «porto sepolto» dove egli desidera rigenerarsi prima di chiudere una vita tumultuosa: «Un mattino – scrive nello struggente incipit – lo so per certo, mi sveglierò nell’inquietante stato d’animo della predisposizione all’ultimo consuntivo, pronto a riconoscere che, forse, ho sbagliato tutto.
Il foglio bianco, la macchina per scrivere, gli aerei, i transatlantici, i viaggi nei paesi lontani non potrebbero essere soltanto una finzione in cui soltanto io e quelli che mi sono intorno ci siamo ostinati a credere?
Quel mattino, non molto lontano se giudico dal malessere che monta, se fossi saggio accatasterei nella valigia un abito e scarsi indumenti, un solo libro per le ore disperate, e salirei su un vagone di seconda classe diretto a San Severo di Puglia. Col trenino Garganico raggiungerei la pastorale quiete di Calenella. Da qui, solcando il soave silenzio della baia, la cigolante corriera mi porterebbe a Peschici nel viaggio delle rinunce definitive, verso l’ambiente che mi è congeniale.
Trascorrerei le ore al bar di Rocco, seduto in cerchio con gli altri uomini, in lunghi silenzi. A completare il silenzio, giungerebbe talvolta Manlio (Guberti), scontroso pittore ravennate chiuso in libera solitudine nella casina immersa fra i pini verso la baia di Calenella. Verrebbe (Romano) Conversano, fortunato fra gli uomini per la trasfiguratrice pittura e per il castello proiettato con l’arduo sperone di Peschici nella luminosità senza orizzonti, nel quale mi invita spesso ad un tuffo nell’infinito dalla finestra del suo studio, un largo oblò spalancato su cielo e mare senza riferimenti con la terra. Forse verrebbe anche Libero (Montesi), lo scrittore; si è costruita la casa a Procinisco, oltre Peschici, sul versante deserto affacciato alla pineta di Manacore».
Ma Francesco Rosso, in questo suo ultimo viaggio, non vuole ricostituire questo facile sodalizio intellettuale.
Stavolta vuole mescolarsi alla gente del Gargano, immergersi in un’esistenza sensuale, fatta solo di elementari necessità che mettano a tacere le sue inquietudini. Vuole conoscere il Gargano vero: senza veli né ipocrisie, povero ma civile. Un continente umano contraddittorio e bellissimo, elementare e complesso.
Per scoprirlo bisogna «violentarlo» dolcemente, accostarsi ad esso senza destare sospetti, penetrandone le pieghe intime come e meglio di tanti garganici, inconsci del loro selvaggio Eden. Una scoperta ricca di sorprese: «I contatti col mondo slavo e arabo – osserva Rosso – sono evidenti, gli scambi con la vicina Balcania, la Grecia e quelli meno desiderati con i corsari saraceni si riscontrano nell’aspetto fisico e nel temperamento della gente che, alle antiche influenze islamiche di costumi rigidissimi, alterna improvvisi abbandoni dionisiaci di sapore ellenico».
Da attento analista del presente, Rosso osserva che «Il Gargano sembra popolato da donne, vecchi e bambini ». I giovani, gli uomini validi vanno a cercar lavoro in Svizzera e Germania, Francia e Belgio, Milano e Torino.
Tornano a casa per la festa patronale, lasciando alle mogli il ricordo del loro passaggio con l’attesa di una nuova maternità. Ripartono pochi giorni dopo, tornando a consolare le compagne lasciate a Lione, Amburgo, Berna, Charleroy.
Il paese più povero del Gargano è Carpino. Mezzo nascosto nella stretta valle tagliata nelle pietrose profondità garganiche, è il risultato di una gara anarchica, un gioco urbanistico che alla fine ha trovato una perfetta, compiutissima unità. Un miracolo di cui sono stati artefici contadini e muratori analfabeti. Una civiltà del gusto imparata dall’armonia del paesaggio in cui questa gente vive, fra montagna, pianura, lago e mare. Rosso sfata un luogo comune su questa comunità, un’ombra nera proiettata su di essa dal romanzo di Roger Vailland La Loi, vincitore di un premio Goncourt (e dal quale il regista Jules Dassin trasse anche un film, La legge, interpretato tra gli altri da Yves Montand, Gina Lollobrigida, Marcello Mastroianni).
«Nel romanzo dello scrittore francese – scrive Rosso – non c’è un personaggio pulito: prostitute, ruffiani, pervertiti, aguzzini si rincorrono in lubrico carosello nel perfetto scenario garganico ruotando attorno al tema di un vecchio gioco ormai in disuso, appunto la legge. E’ un vecchio, abusato cliché cui ci ha abituati la letteratura sull’Italia Meridionale, ma il Gargano non può entrare nel gusto di scrittori criminal-folcloristici, perché nella sua storia non ci sono tradizioni fosche».
La chiusa di Francesco Rosso racchiude il «senso della vita» di un paese del Sud senza risorse: «Carpino è un paese bellissimo e malinconico. L’esistenza non è gioconda per questi uomini, persino le cantilene per addormentare i bambini sembrano tramate di pianto; echeggiano la tristezza congenita di questa gente che ha come scenario il fantasioso villaggio arroccato sul pinnacolo di una collina battuta dal vento e folgorata dal sole. Sono nenie che parlano di morte già vicino alla culla, una preparazione all’esistenza dura, quasi disumana, da incominciare subito; coloro che sono appena giunti devono abituarsi presto alla realtà della fatica tremenda cui, per sopravvivere, saranno dannati nel paesaggio di struggente seduzione, ma ostile all’uomo».
Riflessioni profonde, che disvelano il senso esistenziale delle suggestive ninne-nanne del vetusto cantore Antonio Piccininno. Scoprono alle radici l’identità e la vera essenza del ricco patrimonio musicale del Gargano, portato oggi all’attenzione nazionale dal Carpino Folk Festival.

Il futuro di Capitanata e del Gargano in 38 progetti bandiera

Il Consiglio delle Istituzioni del Piano Strategico di Area Vasta “Capitanata 2020” ha approvato, nei giorni scorsi, le dorsali–progetti di qualità selezionati dalla Cabina di Regia (Organo Tecnico) e già approvati dall’Assemblea del Partenariato economico-sociale, rispettivamente (Rappresentanti delle categorie sociali, economiche e ambientali), il 24 luglio e il 31 luglio scorsi. Sulle progettualità si è espresso il voto unanime dei 21 sindaci e presidenti presenti, sui 34 componenti del Consiglio delle Istituzioni (Organo Politico).

Al Consiglio, sotto la presidenza dell’Amministrazione Provinciale, rappresentata dall’assessore alla Programmazione, Leonardo Di Gioia, erano presenti le Amministrazioni comunali di Apricena, Carpino, Cerignola, Foggia, Manfredonia, Mattinata, Monte Sant’Angelo, Orta Nova, Peschici, Rodi Garganico, San Giovanni Rotondo, San Marco in Lamis, San Nicandro Garganico, San Paolo di Civitate, San Severo, Serracapriola, Storna-ra, Torremaggiore, Vico del Gargano e Vieste.

Manca l’opinione dei cittadini e della società civile, per questo vi ripropongo il dettaglio delle cosiddette “dorsali” o progetti-bandiera selezionati dalla Cabina di Regia.

Reti e mobilità. Studio/attuazione di interventi sulla rete stradale e ferroviaria volti a migliorare e potenziare l’accessibilità del Gargano, in particolare attraverso la messa in sicurezza della rete viaria e la rifunzionalizzazione dei seguenti itinerari: Strada a Scorrimento Veloce Garganica (Strada Statale 693) / Strada Statale 89; linea ferroviaria San Severo – Apricena – Rodi Garganico – Calenella – (Peschici – Vieste); percorso turistico-religoso San Severo – San Marco in Lamis – San Giovanni Rotondo – Monte Sant’Angelo – Manfredonia (Strada Statale 272) – Cerignola.

Rifunzionalizzazione e potenziamento del porto industriale di Manfredonia e specializzazione per le Autostrade del Mare e il trasporto combinato.

Adeguamento e potenziamento del corridoio stradale Lucera – Foggia – Manfredonia in un’ottica di interconnessione con
la Strada Regionale
1 Pedesubappenninica.

Adeguamento, potenziamento ed eventuale prolungamento della linea ferroviaria Lucera – Foggia – Manfredonia, con sperimentazione di sistemi di trasporto innovativi (tecnologia Treno-Tram).

Adeguamento, potenziamento e interconnessione del corridoio ferro-stradale Cerignola – Foggia – San Severo e dei relativi nodi logistici (Cerignola – Incoronata – San Severo) e sua messa a sistema con il porto di Manfredonia.

Realizzazione di un sistema integrato per la logistica leggere e pesante.

Aeroporto “Gino Lisa”.

Governance e Processi. Costituzione di un soggetto dei Comuni dell’area vasta con deleghe quale Organismo Intermedio alla pianificazione e gestione dei processi di sviluppo territoriale, ferme restando le specifiche competenze degli Enti Locali e territoriali.

Creazione dell’Associazione degli Stakeholders di Area Vasta organizzati in Comitati di Indirizzo e Monitoraggio (la creazione dell’Associazione deve essere prevista nello Statuto del Soggetto gestore e i Comitati debbono essere Organi del Soggetto).

Analisi funzionale dei processi di servizio dei Comuni e loro classificazione per omologia di servizio / classi di utenza / popolazione.

Definizione e attuazione delle procedure per la riorganizzazione degli uffici e delle strutture comunali in funzione dell’efficacia ed efficienza dei servizi al cittadino e alle imprese.

Certificazione di qualità dei servizi.

Portale di Area Vasta con consultazioe on line dello stato di avanzamento di progetti / programmi / processi.

Creazione di un polo per l’innocazione dei processi di governance e della Pubblica Amministrazione Locale che attui: metodologie e sperimentazione di soluzioni innovative per l’organizzazione dei Servizi della P.A.; coordinamento della partecipazione attiva e dei Comitati di Indirizzo e Monitoraggio degli Stakeholders; coordinamento delle procedure di certificazione dei processi e dei servizi della P.A. Locale; progettazione e sviluppo di strumenti per la formazione continua della P.A.; scouting e riuso di soluzioni per l’e-governement.

Produzione e Servizi. Completamento ed adeguamento (nell’ottica della migliore tecnologia ambientale) di infrastrutture e impianti presenti negli agglomerati ASI.

Promozione e sostegno di adeguate politiche di accesso al credito da parte delle piccole e medie imprese.

Promozione e sostegno di sistemi organizzati e di aggregazioni di impresa nella filiera agroalimentare e della pesca (marina e laguare).

Creazione di una filiera turistica organizzata in maniera da essere riconosciuta come Sistema Turistico Locale.

Creazione di un Polo e potenziamento della rete per l’innovazione strategica del territorio, con particolare riferimento alle attività produttive, con base in località ASI Foggia – Incoronata composto di: Centro direzionale per la formazione e l’innovazione tecnologica di concerto con istituzioni di ricerca regionali, nazionali e comunitarie; coordinamento dei Servizi per l’innovazione dell’agroindustria (Sidat, Dare, ecc.); scouting e trasferimento di servizi innovativi per l’economia turistica (Osservatorio Turismo); audit e monitoraggio delle esigenze di sviluppo del territorio; Centro per la valorizzazione delle produzioni locali, scambi commerciali, borse mercato; Centro servizi e polo multifunzionale per la logistica in rapporto al parco ferroviario esistente e al nuovo casello autostradale.

Ambiente e Spazio rurale. Creazione di centri di produzione locale di energia da fonti alternative: biomasse, eolico (attraverso l’attivazione di impianti eolici), solare (attraverso l’attivazione nelle aree ecologicamente attrezzate di centrali elettriche di tipo fotovoltaico).

Migliorata efficienza nell’utilizzo dell’acqua nel settore agricolo, turistico e nelle aree urbane.

Delimitazione, bonifica e rilancio produttivo sostenibile dei siti inquinati (in particolare di quelli industriali e quelli a maggior valore e sensibilità ambientale) e delle discariche abusive (censimento siti).

Aumento dell’efficienza del ciclo integrato dei rifiuti.

Sviluppo e sostegno della rete ecologica di scala vasta (Appennino Parco d’Europa; Parco Nazionale del Gargano, Zone di Protezione Speciale, Siti di Importanza Comunitaria) attraverso la realizzazione di un’unica struttura logica gestita dal Parco Nazionale del Gargano, che consenta di organizzare servizi di raccolta dati, monitoraggio e controllo tra l’area Parco ed il resto del territorio di area vasta.

Tutela delle formazioni boschive e arbustive e riqualificazione del paesaggio attraverso un sistema integrato di monitoraggio del territorio.

Definizione di un piano comune per la tutela delle spiagge e delle coste (con particolare enfasi per azioni mirate ad arginare il fenomeno dell’erosione costiera) e dell’ambiente marino.

Progetti integrati per la riqualificazione e rifunzionalizzazione delle borgate.

Città e Solidarietà.Implementazione di strumenti in grado di contrastare i fenomeni dell’economia sommersa e del lavoro irregolare.

Creazione/Miglioramento di servizi a supporto dei lavoratori: asili nido, mense, mobility management, ecc.

Riduzione del digital divide in area vasta favorendo lo sviluppo di competenze locali in ambito ICT e garantendo l’accesso alle reti a bada larga a tutti i cittadini dell’area vasta.

Creazione/ammodernamento di una rete integrata dei distretti socio-sanitari, ambulatori ASL e consultori.

Centro Unico di Prenotazione per tutti i presidi ospedalieri dell’area vasta.

Sviluppo e promozione di servizi di assistenza sanitaria di prossimità anche attraverso l’utilizzo di innovative tecnologie.

Sostegno alle iniziative (pubbliche o private) volte al riutilizzo del patrimonio storico-culturale per finalità pubbliche o di interesse collettivo.

Adozione di iniziative rivolte a promuovere lo sviluppo dell’economia creativa (cultura, comunicazione, ICT).

Creazione di un Polo e potenziamento della rete, per l’innovazione strategica del territorio composto di: osservatorio per la conoscenza, valorizzazione e promozione del territorio; sezione/gruppo territoriale per la diffusione della conoscenza, delle iniziative e delle potenzialità territoriali; scouting e trasferimento dell’innovazione per l’ambiente e l’agricoltura; coordinamento e implementazione del Servizio Territoriale per il Monitoraggio dell’inquinamento ambientale; calcolo dell’impronta ecologica; sviluppo e coordinamento di un servizio integrato per l’energy-control sulle reti esistenti (acquedotto, energia elettrica, metano); sviluppo e gestione del Catasto dei Toponimi.

Crazione di un Polo e potenziamento della rete per la ricerca e l’innovazione nel settore sociale con funzioni di: Osservatorio per la conoscenza e la valorizzazione delle tradizioni, della cultura locale e del tessuto sociale; integrazione e coordinamento dei diversi Piani Sociali di Zona; monitoraggio del grado di implementazione, della qualità e dell’impatto delle iniziative in ambito sociale; scouting e implementazione di casi di best pratice; tavolo di confronto e messa in rete delle Associazioni di Volontariato.

Chi è democratico ‘è a pieno titolo antifascista’

Fini: "La destra si riconosca nei valori antifascisti I repubblichini stavano dalla parte sbagliata"

Raramente ho pubblicato notizie politiche di rilievo nazionale, ma questa volta sono proprio contento di farlo.

ROMA – Chi è democratico "è a pieno titolo antifascista" e la destra deve riconoscersi nei valori dell’antifascismo. Lo ha detto Gianfranco Fini alla festa di Azione giovani ‘Atreju 08’ a Roma. Il presidente della Camera ha anche affrontato la questione della Repubblica di Salò, sollevata qualche giorno fa in occasione della cerimonia di commemorazione dell’8 settembre dal ministro della Difesa Ignazio La Russa. "I resistenti stavano dalla parte giusta, i repubblichini dalla parte sbagliata", ha detto Fini. Subito dalla platea si sono levate grida di contestazione: "Sei stato chiaro ma non coerente, presidente".

Subito la replica: "A Salò c’è stata buona fede, riconoscerla è in molti casi doveroso ma è altrettanto doveroso dire che non si può equiparare chi stava da una parte e dall’altra. Onestà storica e compito di una destra che vuole fare i conti con il passato è dire che non è equivalente chi combatteva per una parte giusta e chi, fatta salva la buona fede, combatteva dalla parte sbagliata. La destra deve ribadirlo in ogni circostanza non per archiviarlo ma per costruire una memoria che consenta al nostro popolo di andare avanti".

La terza carica dello Stato ha sottolineato che "la destra politica italiana e a maggior ragione i giovani devono senza ambiguità dire alto e forte che si riconoscono in alcuni valori della nostra Costituzione, come libertà, uguaglianza e solidarietà o giustizia sociale. Sono tre valori che hanno guidato il cammino politico e ribadire che la destra vi si riconosce è un atto doveroso".


"Se in Italia – ha aggiunto Fini – non è stato così agevole, è perché non c’è stata una destra in grado di dire che ci riconosciamo in pieno nei valori antifascisti". Giorni fa hanno fatto molto discutere le dichiarazioni del sindaco di Roma Gianni Alemanno, secondo il quale "il fascismo non fu un male assoluto", mentre lo furono senza dubbio le leggi razziali.

"Quando ci si confronta con la storia – ha ribadito Fini – serve la consapevolezza che un periodo storico va giudicato nel suo complesso, e il giudizio complessivo da parte della destra del periodo del fascismo storico, dal 1922 al 1945 deve essere negativo, in ragione della limitazione e poi della soppressione della libertà. Non possiamo prescindere dai dati storici, il passato non lo possiamo né ignorare, né mistificare". Il presidente della Camera ha scandito a chiare lettere che non solo le leggi razziali sono state la colpa grave del fascismo, ma anche "la soppressione della libertà, la negazione dell’uguaglianza e infine la dichiarazione della guerra, una catastrofe che i nostri padri non hanno dimenticato".

Foggia, presentazione del progetto “Il Treno del Gargano”

vascello_home_int.jpgFoggia – Presentazione del progetto “Il Treno del Gargano”. Mercoledì 17 settembre, alle 11, nella Sala del Presidente di Palazzo Dogana, avrà luogo  la conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa ‘Il treno del Gargano – viaggio tra natura, cultura e tradizioni’. Un progetto culturale congiunta tra il Fai (Fondo per l’ambiente italiano) e la Provincia di Foggia in collaborazione con le Ferrovie del Gargano. All’incontro parteciperanno l’assessore provinciale al Turismo Nicola Vascello (in foto), il capo delegazione del Fai di Foggia Maria Luisa D’Ippolito, il sindaco di Peschici Mimmo Vecera, il sindaco di Rodi Garganico Carmine D’Anelli e il vice capo delegazione del Fai di Foggia e coordinatore del progetto Nico Palatella. (Il Grecale – Red/Fg05)

Matera, Chitaridd mito anche da morto

di Emilio Salierno

MATERA – Il brigante Eustachio Chita, detto Chitaridd, nacque a Matera nel 1862. La Polizia non riuscì mai a catturarlo, furono invece alcuni parenti, con l’inganno, ad ucciderlo con un colpo d’ascia sulla fronte. I suoi resti mortali, con alcuni documenti, furono mandati a Torino da Cesare Lombroso, sostenitore della tesi secondo cui i tratti della personalità criminale sono determinati da anomalie somatiche. Nei giorni scorsi, la notizia su «La Stampa» che non c’è più traccia delle spoglie.

Ossa o no, nei Sassi il brigante resta un mito. Ilaria Dragonetti vende le magliette nere con l’unica immagine esistente di Chita, che con orgoglio indossano i ragazzi del comitato di Vico Solitario. Il Club Velico di Policoro e i motociclisti degli Indian Bikers ne hanno fatto incetta. Proprio il comitato che ha sede negli antichi rioni, un anno fa, raccolse mille firme per riavere quei resti che i piemontesi chissà dove hanno fatto finire.

L’attore e regista lucano Ulderico Pesce è il primo firmatario della petizione, sostenuta anche dal vicesindaco Saverio Acito.

«Esiste un turismo dell’insorgenza molto forte in Italia – dice Pesce – che fa muovere addirittura 1 milione di persone per conoscere i luoghi legati ai personaggi della storia locale. In Basilicata abbiamo molti di questi posti, ad esempio nel Vulture con Carmine Crocco, a Savoia di Lucania con Passanante, a Matera con Chitaridd. Ignorare queste opportunità significa non rendersi conto di una possibilità reddituale e nello stesso tempo non avere la capacità di intercettare risorse turistiche e culturali. La storia di Chitaridd, con le dovute distinzioni, è un po’ come quella di Passannante. Non a caso, con gli amici di Matera del comitato di Vico Solitario stiamo pensando di far rivivere una delle grotte dove si rifugiava Chita e proporre eventi spettacolari da valutare con gli amministratori comunali. Vorremmo anche allestire un ambiente rurale che possa accogliere testimonianze del brigante». E l’inghippo delle spoglie di Chita che non si troverebbero più? «Per me non è una novità. So di questa cosa da un anno. Ne parlò la Gazzetta, e subito dopo, tramite il vicepresidente della Regione Piemonte, di origine lucana, seppi che nel museo Lombroso c’era solo una cartella semivuota. Spero che il sindaco Buccio possa ora riceverci per parlare seriamente delle nostre proposte».

Michele Chita è uno dei parenti del brigante, quarta generazione della famiglia:

«Almeno facessero arrivare la documentazione che arrivò a Torino insieme alle ossa. Magari si può cercare di capire come sono andate esattamente le vicende del mio parente, che in effetti non subì mai una condanna». E la sua grotta? «È in contrada Murgecchia, all’interno della proprietà della famiglia Carenza. È particolare rispetto ad altre perchè ha un ingresso dallo jazzo rupestre e un altro sulla Gravina, così da consentire comunque una via di fuga se lo avessero rintracciato. È uno dei suoi tanti rifugi, dove però fu ucciso. Certo, quel luogo potrebbe essere inserito in un itinerario che lega più elementi, da quello ambientale sino allo storiografico. Credo sia un bel percorso, lo dico con cognizione giacché sono una guida turistica».

Il comitato di Vico Solitario, intanto, con Pippo Lospalluto, lancia alcune proposte: «Una tabella commemorativa di Chitaridd nel cimitero comunale e uno spazio divulgativo nel Museo Ridola».

Patrimonio Immateriale Salentino

La Pizzica nel Dna dei Salentini

http://video.google.com/googleplayer.swf?docid=659963954160907067&hl=it&fs=true
Sabato 20 Agosto, su Radio Rama e Tele Rama è andata in onda una puntata di RadioRama Talk, condotta da Danilo Lupo con la partecipazione del professor Eugenio Imbriani dell’Università degli Studi di Lecce, di Maria Teresa Merico del Centro Studi sul Tarantismo e i costumi salentini di Galantina, di Daniele Vigna della Compagnia di Scherma Salentina e di Carlo Trono della webcommunity pizzicata.it e del Comitato per la promozione del patrimonio immateriale.

Purtroppo come vedrete non si è riuscito a dire tutto quello che doveva essere detto in un occasione del genere, a causa di un “simpatico-ma-non-troppo” intervento telefonico. Comunque, sicuramente qualche messaggio è partito e speriamo venga recepito da chi di dovere.

Kàlena,un altro anno è passato

Dai racconti dei nostri nonni abbiamo appreso che, un tempo, il giorno dedicato alla Natività di Maria Santissima, l’otto settembre, veniva festeggiato a Peschici con una solenne processione della statua della Vergine, che muoveva dalla Chiesa Madre fino ad arrivare nella chiesa dell’abbazia di Kàlena (foto del titolo; ndr) accompagnata da numerosi fedeli, bambini festanti e dal parroco di Peschici. Oggi, però, le cose sono andate diversamente!

Dapprima voci di paese paventavano una totale assenza di autorità civili e religiose, poi la smentita, infine l’annuncio che la giornata di festa si sarebbe svolta come negli ultimi anni. E così, preceduto dalla Banda cittadina, uno sparuto corteo con alla testa sindaco e parroco , è giunto all’interno delle mura del recinto della “moderna” Abbazia di Kàlena (o di quello che ne rimane) per un momento di riflessione. E anche oggi si sono potuti ammirare i segni del tempo che inesorabilmente scavano la pietra e disseccano il legno, danneggiando sempre più irreparabilmente uno dei monumenti più belli della Montagna del Sole.

Attraversando l’arco che immette nel cortile , ci si trova davanti a un manto di folta edera che ricopre completamente la facciata interna dell’antico convento, trasformato in abitazione privata. Alte e rigogliose siepi sparse qua e là testimoniano l’assoluto stato di abbandono in cui versa l’intero plesso. Le travi in legno della copertura a capriate della chiesa più grande pendono pericolosamente dalla sommità del tetto, limitandone la fruizione completa della navata centrale. Nella stessa, poggiata sull’altare in pietra scolpita, è presente la statua lignea della Madonna col Bambino , restaurata qualche anno fa.

Rapiti dall’osservare tanta desolazione, quasi ci si dimentica che oggi è il giorno dedicato alla Madonna e che secoli fa i monaci benedettini trovarono il modo per fissarlo indelebilmente nel tempo. E ancora una volta, come accade da sempre nell’ora del vespro, un raggio di sole è penetrato dalla finestra orientata a sud ovest illuminando con precisione millimetrica la nicchia che custodiva la statua di Maria .

E così anche questo 8 settembre è passato. Uno sparuto gruppetto di persone ha potuto ammirare la grandezza dell’uomo e la sua incuria, e come avviene ogni anno, da anni, i fedeli si sono rivolti vicendevolmente le stesse domande, cui non hanno saputo dare risposta: “Per quanto tempo ancora questi luoghi dovranno restare nel silenzio dell’ignavia delle istituzioni? Quando queste mura potranno riascoltare le lodi e i canti di monaci e fedeli? E infine: ci sarà mai la possibilità di vedere recuperato questo patrimonio storico, vanto della comunità peschiciana e non solo?”

Lasciamo Kàlena, che rimane di nuovo lì, sola, abbandonata, ripiombata nel silenzio, nell’indifferenza, nell’oblio. Ci rimarrà ancora altri 364 giorni, quando il cancello si riaprirà per permettere, a chi lo vorrà, di visitarla. E il “rito” si ripeterà ancora, e poi ancora, e ancora, finché rimarrà pietra su pietra.

Le foto

Domenico Martino

Turismo fuori stagione puntare sulla Cultura

L’estate volge al termine ed iniziano i primi rendiconti sull’andamento turistico pugliese 2008. Secondo i primi dati diffusi da autorevoli fonti la Puglia è risultata una delle mete più gettonate, ma anche quest’anno le stime prevedono la marcata stagionalità dei flussi turistici che continua a penalizzare l’economia dell’intera regione.
L’anno scorso tra giugno e settembre si è concentrato il 78 per cento circa delle presenze complessive e le proiezioni anche quest’anno sembrano andare verso la stessa direzione. In altri termini, aldilà del discreto incremento dei flussi turistici registrato tra giugno e agosto (si parla di un 6 per cento in più rispetto al 2007), l’incontro tra domanda e offerta sembra avvenire soprattutto nella calda estate.
Dunque in una regione come la Puglia, che potrebbe economicamente reggersi soprattutto sul turismo, tutto si riduce a soli tre mesi estivi nei quali vengono esaltati due fattori: mare e ambiente.
Recenti indagini hanno dimostrato che, nella graduatoria delle attrattive che determinano la scelta di trascorrere le vacanze in Puglia, il mare e l’ambiente si trovano rispettivamente al primo e al secondo posto per i turisti stranieri, in particolare tedeschi e svizzeri. In pratica le statistiche dicono che, ad esclusione dei francesi per i quali la cultura rappresenta la seconda motivazione al viaggio in Puglia (il 20 per cento circa degli intervistati dichiara divenire in Puglia per il suo patrimonio artistico), l’incidenza del fattore arte/cultura pugliese fa registrare ovunque valori piuttosto mediocri. Un segnale evidente di come oltre al mare e all’ambiente, il patrimonio artistico della Puglia è uno spazio estremamente vasto sul quale intervenire come elemen Evidentement l’immensa dotazione posseduta dalla Puglia non è opportunamente valorizzata con delle vere e proprie iniziative mirate a far conoscere la Puglia a tutti i bacini di turismo internazionale.
Un problema che doveva essere affrontato e superato da tempo, vista la presenza di luoghi d’importanza culturale mondiale riconosciuti dall’Unesco come Albero- bello e Castel del Monte, sino ad arrivare ai meravigliosi centri storici di molti paesi dislocati dal Gargano al Salento.
Dunque a questa immagine sfuocata si aggiunge una qualità di servizi non sempre in linea con ìl rapporto qualità/prezzo e la carenza delle infrastrutture da sempre l’anello debole del turismo pugliese: Non a caso molti imprenditori esteri e del Nord Italia parlano del Sud e della Puglia in particolare, ma sembrano essere pochi quelli che davvero investono. Questo perché costruire alberghi anche se molto belli, non basta: bisogna poterli raggiungere. Servono infrastrutture, strade con connessioni che siano all’altezza di questa regione.
Allora occorre decidere una volta per tutte se puntare su un turismo costante e di qualità oppure, come dicono i più pessimisti, su un turismo frammentato.
La Puglia non è una regione di passaggio come le altre, ma una regione in cui bisogna venire di proposito. E non può essere solo il prodotto balneare a fare la sua parte, ma anche la valorizzazione di peculiarità culturali ed artistiche di grandissimo rilievo che vanno fatte apprezzare per una maggiore e diffusa visibilità e d’incremento dei flussi turistici. Intanto molte regioni italiane si sono già attrezzate per intercettare i flussi turistici derivanti dai nuovi mercati: una grossa opportunità che arriva da molti Paesi dell’est Europa. Ed è così che, mentre la Puglia sembra essere alla ricerca delle soluzioni per cogliere queste opportunità, una parte dell’Italia ha concretizzato le occasioni con la creazione di un’offerta adeguata alle diverse tipologie di clientela: dal pellegrino che viene per motivi religiosi fino ai nuovi ricchi della Russia che considerano l’Italia meta prediletta perle loro vacanze. Un’altra opportunità si presenta oggi alle regioni italiane che organizzeranno adeguatamente la loro offerta al mercato del turismo cinese. Da una recente stima realizzata dall’OMT (Organizzazione Mondiale del Turismo) risulta che sono circa 150 milioni i ricchi cinesi di cui una buona parte, fortemente attratta dalla cultura italiana, potrebbe desiderare di visitare la nostra terra. Ma se questo dovesse avvenire solo per il mare sarebbe davvero riduttivo.

Archivi