SCAPOLI 27 settembre 2008 Relazioni:
Antonietta Caccia (Presidente del Circolo della Zampogna),
Giuseppe Torre (Coordinatore Comitato per la Salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale),
Antonio Fanelli (in rappresentanza di SIMBDEA-Società Italiana Musei Demoetnoantropologici)
Interventi:
Vincenzo Lombardi (etnomusicologo, Università del Molise);
Emilio Izzo (responsabile Attività Culturali della Soprintendenza ai Beni Culturali del Molise)
Gianfranco Spitilli (antropologo)
Saluti: On. Giuseppe Astore, Ruggero Pentrella (Direttore regionale Beni Culturali – Molise), Graziano D’Agostino (Direttore regionale Confesercenti)
a seguire, presso il Centro Sociale
BUFFET e CONCERTO di musica popolare dal vivo con la partecipazione di Guido Iannetta, Andrea Di Fiore, BOREA – I Folletti del Borgo (Emanuele Rufo, Eduardo Vessella ,Valerio Martino, Serena Paliferro, Serafino De Iuliis, Lorenzo Albanese), Michele Peri e il gruppo ONG, Giuseppe “Spedino” Moffa, Achille Porfirio, Mauro Bassano, Mario Mancini, gli allievi della Scuola di Musica per zampogna e ciaramella di Scapoli.
Esibizioni libere, aperte a tutti i musicisti presenti
Il Circolo della Zampogna aderisce
per il terzo anno consecutivo
alle Giornate Europee del Patrimonio
Nel 2006, in collaborazione con la Soprintendenza Regionale per i Beni Culturali del Molise, organizzammo una Mostra temporanea di zampogne, un convegno e un concerto nella magnifica cornice del castello di Civitacampomarano, sul tema “Zampogne e zampognari, un patrimonio venuto da lontano”.
Nel 2007 partecipammo all’evento con una iniziativa in residenza, cioè a Scapoli, organizzando: nelle due giornate visite guidate gratuite alla Mostra Permanente di Cornamuse Italiane e Straniere; nel pomeriggio della prima giornata, un convegno e un concerto.
Quest’anno siamo nuovamente impegnati in residenza con un programma pressocchè analogo ma con qualche spunto di riflessione in più.
Infatti, nel CONVEGNO, con la partecipazione di esperti e cultori della materia, verrà ripercorso – se pure a grandi linee – il lungo cammino della zampogna dall’utriculus romano ai giorni nostri, valutandone ruolo e significato nell’ambito di quel tessuto di espressioni, conoscenze, prassi, oggetti e spazi culturali connessi la cui salvaguardia e valorizzazione trovano un importante momento di attenzione istituzionale nella ratifica della Convenzione UNESCO concernente la salvaguardia del Patrimonio Culturale Immateriale.
Il CONCERTO vedrà la partecipazione di suonatori tradizionali nonché di musicisti che, da solisti o in gruppo, stanno contribuendo a dare alla zampogna nuove possibilità espressive nel solco della tradizione e oltre.
Ci sostengono in questa iniziativa relatori, musicisti e alcuni sponsors, ai quali tutti va la nostra più sincera gratitudine.
Un benvenuto e un grazie anche a tutti i visitatori e partecipanti, ai quali ci auguriamo di aver offerto la possibilità di scoprire (o di riscoprire) un tesoro chiamato zampogna.
il Direttivo
del Circolo della Zampogna
Il lupo sul Gargano c’è e la sua presenza è stata ufficialmente accertata nel 2006 grazie al ritrovamento di una carcassa nei boschi di Carpino. E’ quanto è emerso da un convegno tenutosi oggi presso l’ex caserma della Guardia Forestale di Coppa Giglio nel bosco Quarto a Monte Sant’Angelo e promosso dall’Ente Parco Nazionale del Gargano. Come possa essersi reintrodotto sul nostro promontorio e come la sua presenza possa essere così testimoniata dalle aggressioni subite dalle greggi è stato oggetto di studio da parte di Ricercatori dell’Università della Sapienza di Roma e dal Prof Boitani Direttore del Dipartimento di Biologia Animale della stessa Università romana.
La risposta potrebbe essere data dalle caratteristiche etologiche di questo carnivoro. Il lupo infatti vive in forma stabile sul territorio abituale dove vive in branchi, ma quando i nuovi nati diventano adulti, necessariamente debbono allontanarsi dal luogo sia per “metter su” una nuova famiglia e sia per poter più facilmente sfamarsi. E’ proprio in questo periodo della vita che il lupo si disperde, affrontando centinaia di chilometri, per trovare un luogo che sia consono alle proprie attività di cacciatore e adatto alla “nuova famiglia”. Questo costringe il lupo a vagare per stagioni intere e per luoghi vari fino a quando non trova il luogo adatto. Questo è anche il motivo che giustifica ritrovamenti di lupi in luoghi assolutamente fuori della norma come è stato il ritrovamento di un esemplare ferito sulle strade nei pressi di Parma. La sua cura ed il successivo rilascio dopo l’applicazione di un collare ha però permesso di capire quali siano gli spostamenti dei lupi. Lo stesso animale, rilasciato sull’Appennino Emiliano, prima di allontanarsi definitivamente verso le montagne della Francia è stato rintracciato addirittura vicino al porto di Genova.
Questa abitudine spiega dunque come il lupo possa essersi introdotto sul Gargano “semplicemente”dopo aver attraversato il Tavoliere delle Puglie, provenendo dal Subappennino Dauno o dal Molise o dall’Abruzzo. Ma alcuni dei presenti al convegno, tra cui Veterinari, Forestali, operatori del mondo ecologico e allevatori, hanno addirittura formulato il dubbio se il lupo, già presente nell’area Garganica fino agli inizi del secolo passato, si sia veramente estinto o se, dopo essersi ridotto notevolmente come numero sia uscito alla ribalta recentemente perchè più protetto dalle Leggi attuali e dalla istituzione del Parco Nazionale del Gargano.
Per conoscere la presenza numerica e le zone di eventuale dimora, agli inizi del 2008, sono state eseguite ricerche attraverso ritrovamenti e prelevamenti di feci simili a quelle dei lupi ( tra cui anche nella zona limitrofa a Tomarosso del Comune di Vieste, in seguito all’episodio avvenuto ai danni di un allevatore alla fine del 2006) e che sono ancora nei laboratori per le specifiche analisi e le conferme; sono state poste inoltre dei richiami acustici di ululati e sistemate fotocamere che però non hanno dato i risultati sperati.
Attualmente, in base alle ricerche effettuate, si può dedurre che sul Gargano non esiste una presenza stabile del lupo con territori ben definiti ma non si esclude la presenza di individui solitari in varie zone ma anche le denunciate presenze potrebbero essere imputate ad ibridi di lupo, più che a vero lupo. Le nostre zone, soprattutto quelle interne e situate nel cuore del Parco sono però ad alta idoneità per l’habitat del lupo.
Tutti hanno ammesso che se il lupo davvero è presente, in forma gregaria o sporadica, deve essere protetto. Ma è altrettanto necessario proteggere le greggi dai danni che questi animali possono provocare. E’ dunque necessario ricercare una forma rapida di indennizzo, sia che si tratti di vera aggressione da lupi sia che si tratti di aggressione di cani randagi le cui lesioni sembrano essere perfettamente uguali e difficilmente riconoscibili se non attraverso anche il ritrovamento di urina, feci e peli di lupo. L’Ente Parco si è fatto carico di studiare con attenzione il fenomeno per correre ai dovuti ripari. Ma i Comuni, ai quali è fatto carico elargire gli indennizzi qualora si tratti di aggressione da parte di cani randagi, che sono molto più probabili, debbono fare la loro parte: solo in questo modo si potrà davvero proteggere il vero re della foresta- Le altre sono solo parole che potrebbero portare nuovamente ad una sua estinzione qualora i successivi studi confermeranno definitivamente che il lupo continua ad esistere fra i nostri secolari alberi.
Bartolo Baldi
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Rinviate a domani definizione e conseguente firma della Convenzione Comune-proprietà.
Alla riunione di oggi uno solo dei 4 eredi ha espresso gli ultimi “desiderata” della famiglia Martucci. Alla ricerca un punto d’incontro
PESCHICI – Si è concluso da poco l’atteso incontro con la famiglia Martucci, proprietaria della millenaria Abazia di Calena nella piana di Peschici, destinato, secondo le intenzioni scaturite dal precedente rendez-vous di lunedì scorso, a convergere verso una convenzione col Comune di Peschici sulla concessione parziale dei beni dell’antico cenobio benedettino. Un “confronto di soluzioni”, potremmo definirlo (mentre tutti si attendevano una soluzione definitiva), che ha visto da una parte le tesi di Francesco Martucci, intervenuto in nome e per conto degli eredi, e dall’altra le ragioni dell’Amministrazione guidata da Mimmo Vecera, coadiuvato dagli assessori Leonardo Di Miscia, Memo Afferrante e Michelino Vecera, accomunate ai “desiderata” della parte clericale, nelle persone dell’Arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, mons. Domenico D’Ambrosio, e dei due parroci locali.
“La proposta che vi porto – ha esordito l’erede Martucci – rispecchia la mia idea e le idee dei miei parenti…” Non gli è stato dato il tempo di continuare, perché subito è scattata la reazione dell’assessore alla Cultura, Di Miscia: “Noi veramente pensavamo che il tempo delle discussioni fosse finito e stamattina dovessimo incontrarci per la firma di una convenzione!”
In buona sostanza, s’è capito subito che non si sarebbe assistito alla nascita di uno storico atto, in quanto il Martucci ha replicato dichiarando quali aree la famiglia avrebbe inserito nel documento: solo e semplicemente le due chiese affiancate. Escludendo quindi gli adiacenti spazi, posti da l’uno e l’altro lato rispetto alle chiese, e cioè: un frantoio abbandonato, ultima destinazione della terza navata della chiesa piccola andata in rovina, e un giardino retrostante all’abside del tempio più grande.
Ciascuna delle parti presenti ha avanzato le personali motivazioni sulla necessità di inserire nella convenzione anche tali aree (disponibilità di un settore destinato a incontri e convegni, completamento architettonico del bene con la presenza dell’area verde, maggiori facilità o probabilità di accesso ai fondi europei dell’Obiettivo Uno, ultima occasione per l’Italia, con un progetto più ampio e “sostanzioso”…), fin quando il Comune ha ceduto per quanto riguarda la zona-frantoio, ma non ha inteso addivenire alla soluzione proposta dalla proprietà che esclude la zona destinata già a verde. L’erede non si è spostato dalla sua precedente dichiarazione, concedendo solo un “informerò i miei” che ha fatto praticamente slittare la definizione della vicenda a domani, sabato 27.
Visti i tempi ristretti (la presentazione del progetto che rientra nel programma di “Area Vasta – Capitanata 2020” scade il 30 di questo mese) non si poteva rinviare più di tanto la soluzione in quanto già lunedì 29 il Consiglio Comunale riunito in seduta straordinaria deve ratificare la convenzione. Altro tempo prezioso perso, dunque, in quanto la proprietà dovrà anche riportare nella riunione di domani la decisione riguardo alla scadenza della convenzione stessa: 19 anni, 99 anni o a tempo indeterminato. Scartate la prima e l’ultima per ovvi motivi legati alla eventualità di una richiesta di mutuo da parte dell’Amministrazione, la prima, e a indicazioni procedurali fissate dal codice civile, la seconda, ci si è accordati (ferma restando l’approvazione della famiglia!) sulla seconda: 99 anni.
Dopo altre precisazioni riguardanti manutenzione del bene restaurato e ristrutturato, pagamento di bollette e così via, si è giunti alla lettura della bozza di convenzione che verrebbe siglata, se nulla osta, domani quando si spera che gli eredi Martucci si presenteranno tutti e quattro, o solo alcuni ma con delega degli assenti, per apporre il sigillo a una storia che sta diventando infinita (se già non lo sia).
da Puntodistella.it Domenico Martino
Il settore turistico di Capitanata è già pronto ad ingranare la quarta per voltare definitivamente pagina, e divenire più efficace ed efficiente. il nuovo punto d’innesto è dato dalla creazione dei sistemi turistici del Gargano e dei Monti Dauni, un’idea che sta portando avanti Nicola Vascello, assessore provinciale al turismo.
Il Sistema Turistico Locale costituisce uno degli strumenti di governance che vede gli Enti Locali, gli operatoti privati, singoli o associati egli altri soggetti pubblici, protagonisti dello sviluppo turistico dei propri territori. La Legge italiana individua questo strumento come “un contesto turistico omogeneo o integrato, comprendente ambiti territoriali appartenenti anche a regioni diverse, caratterizzato dall’offerta integrata di beni culturali, ambientali e di attrazioni turistiche, compresi i prodotti tipici dell’agricoltura e dell’artigianato locale, o dalla presenza diffusa di imprese turistiche singole o associate” (L.N. 29marzo 2001 n.135, “Riforma della legislazione nazionale del turismo”, art.5).
Tra gli aspetti maggiormente innovativi e qualificanti di tale riforma figura l’introduzione di un nuovo modello organizzativo dell’offerta turistica, imperniato sul concetto di cooperazione sistematica tra i primi responsabili e beneficiari dello sviluppo quali gli enti locali, gli operatori del settore ed in genere la comunità locale. L’an. 2 prevede, infatti, che lo Stato e le Regioni riconoscono, sulla base del principio di sussidiarietà, il molo dei territori con particolare riguardo all’attuazione delle politiche intersettoriali ed infrastrutturali necessarie alla qualificazione dell’offerta turistica e, nel contempo, valorizzano l’apporto dei soggetti privati per la promozione e lo sviluppo dell’offerta turistica. Il primo comma dell’art. 5 della L. 135/2001, definisce i Sistemi Turistici Locali come modello organizzativo si caratterizza per due aspetti fondamentali: l’esaltazione della dimensione territoriale dell’offerta turistica e l’integrazione necessaria tra le diverse componenti del sistema, e in particolare fra gli attori pubblici e privati, non solo nella fase di gestione, ma anche in quella della elaborazione progettuale. Gli obiettivi da perseguire sono sostenere attivita’ e processi di aggregazione e di integrazione tra le imprese turistiche, anche informa cooperativa, consortile e di affiliazione; attuare interventi intersettoriali ed infrastrutturali necessari alla qualificazione dell’offerta turistica e alla riqualificazione urbana e territoriale delle localita’ ad alta intensita’ di insediamenti turistico-ricettivi; sostenere l’innovazione tecnologica degli uffici di informazione e di accoglienza ai turisti, con particolare riguardo alla promozione degli standard dei servizi al turista, sostenere la riqualificazione delle imprese turistiche, con priorita’ per gli adeguamenti dovuti a normative di sicurezza, per la classificazione e la standardizzazione dei servizi turistici, con particolare riferimento allo sviluppo di marchi di qualita’, di certificazione ecologica e di qualita’,e di club di prodotto, nonche’ alla tutela dell’immagine del prodotto turistico locale; promuovere il marketing telematico dei progetti turistici tipici, per l’ottimizzazione della relativa commercializzazione in Italia e all’estero. Ora questo iter legislativo approda anche in Capitanata. “Tutto è previsto dalla nuova Legge di riordino del turismo pugliese – dice Vascello a l’Attacco – Per quanto riguarda la nostra provincia, vorremmo creare due sistemi, uno del Gargano e uno dei Monti Dauni, che però non rimarranno due mondi separati perché tra di loro ci sarà un’osmosi. Infatti i due territori hanno diverse caratteristiche ed esigenze, ma anche altrettanti punti di contatto”. Vascello disegna il percorso da intraprendere. “I sistemi turistici locali favoriranno anche zone che non hanno vocazione turistica ma che hanno risorse da mettere in rete, come ad esempio Ordona. Tutto ciò va visto in un’ottica di movimento, imparando a non ripetere gli errori del del passato-aggiunge -. Questo è un importante strumento, che progettato bene diviene un’enorme risorsa, altrimenti si rivela un elemento di criticità che porta alla frammentazione del territorio. L’obiettivo è proprio quello di armonizzare le attività, ponendo fine allo scarso coordinamento e all’improvvisazione. Per fare il salto di qualità serve omogeneità e quindi dobbiamo dire basta alle sovrapposizioni dei vari Gal, Comunità Montana, Comuni e Provincia”. L’assessore conclude strizzando l’occhio al futuro.
“Una volta applicata la Legge saranno convocati i vari attori territoriali, ai quali saranno assegnati ruoli precisi. Pertanto precorreremo i tempi della legge di riordino regionale con il prossimo forum provinciale del turismo, cercando già di istituire un tavolo tecnico permanente”.
Matteo Palumbo
L’Attacco
L’elevata qualità e bontà del prodotto accompagnato dal forte spirito imprenditoriale costituiscono i principali fattori che nel 2005 portano alla nascita dell’azienda agricola Nardella Antonio.
Costituita a Carpino, località del Gargano altamente vocata all’agricoltura ed in particolare alla produzione di olio, essa punta alla conquista di mercati nazionali ed internazionali mediante una politica di prezzi, di promozione, di prodotto altamente qualitativo e sempre attenta alle esigenze della clientela.
"Il Carpinolio", viene coltivato biologicamente e ricavato da olive accuratamente selezionate.
La bassa acidità e il gusto delicato fa di esso un olio pregiato, la cui caratteristica si abbina con tutti i piatti mediterranei.
Il prodotto ha ottenuto la certificazione come prodotto biologico.
In conformità del regolamento (CEE 2092/91) tale riconoscimento è stato dato da SUOLO E SALUTE dopo accurati e precisi controlli.
Caratteristiche:
– Il prodotto proviene dalle terre fertili del Gargano; tali terreni sono situati presso il piccolo centro garganico di Carpino (da sempre città dell’olio) e sono sistemati a terrazze.
– La coltivazione delle piante è effettuata senza interventi di insetticidi, concimi e materiali chimici
– Il prodotto proviene da uliveti di natura collinare traendo caratteristica tipicamente locale apprezzata moltissimo anche a livello nazionale.
– Gli alberi sono giovani e vitali, tanto che il sistema di raccolta e a scuotitore elettrico (idoneo per salvaguardare la pianta e il frutto)
– La lavorazione tipicamente artigianale viene effettuata con frantoio a centrifuga.
La qualità dell’olio deriva da due tipologie di piante, (Il Leccino e la Coratina)
Il Leccino è una pianta coltivata in tutto il mondo, maggiornmente nelle puglie e soprattutto nel Gargano. Le drupe sono utilizzate non solo per l’estrazione dell’olio, ma anche per olive da tavola. Caratteristiche: colore nero-violaceo, forma ellissoidale e ovoidale allungata con apice arrotondato e base piatta.
La Coratina è coltivata anch’essa nel Gargano. I rami fruttiferi sono sottili e corti; le foglie sono langeolate di colore verde; le mignole sono sviluppate a grappoli e il nocciolo presenta sezione ellittica e il frutto (di colore nero) pesa 4 grammi.
Dopo la ricerca delle vestigia saracene di Lucera, lo scrittore inglese Norman Douglas dedica al Gargano ben tre capitoli del volume “Old Calabria” (pubblicato nel 1915): si sofferma a descrivere “la città di Manfredi”, poi parla dell’Arcangelo e del suo “culto cavernicolo” (foto del titolo, disegno di Achille Vianelli; ndr).
Il reportage è ispirato da un avventuroso viaggio in carrozza compiuto a Monte Sant’Angelo. A Manfredonia, Douglas attende invano una bella giornata per scalare il Sacro Monte e visitare la “metropoli del culto europeo degli angeli”. Infine decide di andarvi con qualsiasi tempo. Fa convocare un vetturino e inizia una lunga trattativa sul prezzo della “corsa”. La richiesta iniziale è 65 franchi, il prezzo pagato l’anno precedente da un turista inglese. Douglas ribatte che il servizio di diligenza, andata e ritorno, costa un franco e mezzo e già quel prezzo gli sembra piuttosto esoso.
Ha visto tante grotte sante in vita sua! E in fin dei conti, chi è questo San Michele? Il Padreterno, per caso? Nulla del genere: solo un angelo qualunque. Ce ne sono a dozzine in Inghilterra. Fortunatamente, soggiunge, gli è già stata fatta l’offerta di unirsi a un gruppo privato per raggiungere la vetta in carrozza con una spesa di pochi centesimi. Ma il cielo è minaccioso. Ripensandoci, forse è più saggio rimandare l’escursione… A sorpresa, offre un sigaro al vetturino per ricompensarlo del disturbo. Con rapidità stupefacente, le pretese di costui scendono a otto franchi. Un signore che dà qualcosa in cambio di niente, beh… non si può mai sapere cosa si può ricavarne. Decide di correre il rischio!
Lo scrittore, la mattina dopo, apre le finestre, vede che il tempo è orribile, con forti raffiche di pioggia e nevischio. Ma non importa. La carrozza è già ferma davanti all’albergo e dopo una “detestabile parvenza di prima colazione”, il viaggio inizia, lungo il tracciato carrozzabile per Monte Sant’Angelo (foto 1 sotto, autore Beltramelli). Durante la salita dei ventuno tornanti, Douglas cerca di immaginare i principi normanni, gli imperatori, i pontefici e i tanti pellegrini celebri che si sono arrampicati scalzi e penitenti per quei pendii rocciosi, sotto la neve. Fu messa a dura prova persino la pazienza di San Francesco, quando effettuò l’ascesa al Sacro Monte. Il fraticello d’Assisi, secondo il Pontano, fece anche qui, en passant, un piccolo miracolo.
Dopo tre ore di viaggio, Douglas raggiunge la città di Sant’Angelo. L’altezza di 800 metri si fa sentire: il freddo è pungente. Seguendo il consiglio del vetturino scende subito al santuario: là sotto il caldo è assicurato. La grande festa dell’8 maggio è passata, ma torme di fedeli continuano ad arrivare (affluenza che diminuirà dall’inizio del ‘900, quando i pellegrini erano 30amila l’anno, per lo spopolamento provocato dall’emigrazione in America che farà perdere al Gargano metà della sua popolazione). Hanno un aspetto pittorescamente pagano, i bordoni sormontati da rami di pino, la bisaccia, gli indumenti sudici e cenciosi.
Sulle massicce porte di bronzo del santuario, ordinate a Costantinopoli il 1076 da un ricco cittadino di Amalfi, sono infilati anelli metallici. Il vero pellegrino, come da tradizione, deve batterli furiosamente contro le ante di bronzo per attirare l’attenzione delle potenze divine. Durante la preghiera, bisogna ancora una volta batterli con la massima forza, per segnalare l’atto di adorazione. “Ma a giudicare dal frastuono – commenta Douglas – la divinità doveva essere assai dura d’orecchio”.
Un fitto sciame di straccioni devoti e maleodoranti scende lungo la scalinata angioina, sino all’anfrattuosità naturale nella roccia, illuminata da tante candele, dove dimora l’Arcangelo. Qui la sacra funzione procede al suono di “vivaci arie d’opera” eseguite da un organo asmatico. L’acqua sgocciola senza sosta dalla volta rocciosa sulle teste dei fedeli inginocchiati, “che coprono il pavimento, con candele accese in mano, dondolandosi estatici, biascicando e salmodiando”. Una scena irreale.
Douglas fa alcune osservazioni sul tanfo che rende la sacra grotta una serra umida e maleodorante: “E’ il bouquet di tredici secoli di pellegrini sporchi e sudati”. E ancora: “Terribilis est locus iste, dice un’iscrizione sull’ingresso del santuario. Verissimo. In posti del genere si capiscono le usanze, e forse l’origine, dell’incenso”. Lo inquieta il fanatismo religioso delle masse: “Date loro il nuovo Messia, e tutta la nostra arte e le nostre conoscenze faticosamente accumulate, tutto ciò che riconcilia l’uomo civile con l’esistenza terrena, viene buttato ai quattro venti!”.
La delusione diventa ancora più forte quando nota che, proprio vicino all’altare, i preti vendono le “pietre di San Michele”. Il commercio è più che mai attivo. Non gli piace affatto l’Arcangelo scolpito dal Sansovino: “Ogni traccia di divinità e di forza virile ne è stata spremuta. Così giovane e di bellezza tanto terrena, rassomiglia, piuttosto, a un bel ragazzetto che si è agghindato, per giuocare, con una spada e un elmo infantili – vien voglia quasi di divertircisi insieme. Questo non è un guerriero!”. Anche il gran drago, chiamato Diavolo o Satana, ha subìto una trasformazione: “Si è rattrappito diventando un povero piccolo rettile, un vermiciattolo, che quasi non vale nemmeno la pena di schiacciare!” (foto 2)
Douglas, approfittando di uno spiraglio di sole, visita le rovine del “Castello dei Giganti” (foto 3). Su una delle pietre è incisa la data 1491: una regina di Napoli (Giovanna) è stata uccisa tra quelle mura ora crollanti. La costruzione è quasi un rudere privo di tetto e il suo portale è chiuso. Con stupore nota che è contrassegnato dal numero civico tre. E’ questo l’ultimo “spasso” del Governo italiano: numerare le abitazioni di tutto il Regno, e non solo le abitazioni occupate da esseri umani, ma mura, vecchie rovine, stalle e… chiese. Un deputato romano ha giustificato così questa “trovata”: “Abbiamo gli impiegati e pertanto essi debbono pur trovare qualche cosa da fare!”
Tra dotte citazioni, riferimenti classici e archeologici, Norman Douglas (foto 4) schizza infine un amaro profilo della società contadina garganica: “Che si può offrire a questi montanari? La loro è una vita di miseria avvilente e rivoltante. Non hanno giuochi o sport, non hanno corse di cavalli, club, mostre di bestiame, caccia alla volpe, politica, o una di quelle tante gioie che rendono diversa la vita dei nostri contadini. Non leggono giornali o libri, nulla! La loro esistenza è quasi animalesca. Per quattro mesi l’anno sono stivati in tane umide che non si possono definire stanze, dove un inglese riterrebbe disonorante tenere un cane. Per il resto del tempo si affannano, con il sudore della fronte, a strappare qualche spiga di grano dall’ingrato terreno calcareo. Le visite all’Arcangelo – quei picnic invernali e autunnali – sono la loro unica forma di divertimento!”
Teresa Maria Rauzino
Bosco Quarto (Monte Sant’Angelo) – Si terrà venerdì 26 settembre 2008 alle ore 9,00 un convegno sulla “presenza del lupo nel Parco Nazionale del Gargano” in località Bosco Quarto, presso Casa Natura di “Coppa del Giglio” a Monte Sant’Angelo. L’incontro rientra nell’ambito del Progetto di ricerca “Il lupo nel Parco Nazionale del Gargano” realizzato dall’Ente Parco in collaborazione con l’Università degli Studi di Roma. Sono annunciati interventi di esperti quali il prof Luigi Boitani, direttore del Dipartimento di Biologia Animale e dell’Uomo dell’Università “La Sapienza” di Roma sulle problematiche del lupo in Italia e dei ricercatori Chiara Braschi, Simone Ricci, Lorenzo Manghi dell’Università romana sullo svolgimento del progetto di ricerca e sui risultati preliminari. Poi a seguire Valeria Salvatori rappresentante del progetto LIFE COEX parlerà delle problematiche derivate dalla coesistenza tra le attività agricole ed i grandi carnivori selvatici e sulle possibili soluzioni gestionali.
newsgargano.it
Da fonti vicine alle parti interessate, veniamo a conoscenza che sembra stia per raggiungersi un accordo – che definire storico sembra riduttivo – fra la proprietà della ultramillenaria Abazia di Calena (872 d.C.), la famiglia Martucci, e l’Amministrazione comunale di Peschici sulla destinazione del cenobio benedettino. Questa “prima” conclusione scaturirebbe da un incontro avuto stamattina fra due dei quattro eredi della famiglia (che dovrebbero ora confrontarsi con i due assenti) e la maggioranza di governo della cittadina garganica, sindaco in testa, alla presenza dell’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, mons. D’Ambrosio.
Pare che la proprietà si sia decisa a trasferire in concessione alla comunità peschiciana parte della proprietà. Presumiamo debba ritenersi quella afferente alle due chiese ormai in rovina. Se l’accordo venisse raggiunto, si potrebbero attivare tutte le procedure per l’ottenimento di finanziamenti europei (Obiettivo Uno, ultima chance), mirati al recupero e al successivo restauro, recuperabili dall’inserimento del progetto nel programma di “Area Vasta-Capitanata 2020”, pari a circa tre milioni e mezzo di euro, raggiungendo così l’obiettivo che il Centro Studi Martella – guidato dalla sua presidente prof. Teresa M. Rauzino – persegue da oltre un decennio. Obiettivo supportato questa volta dalla ferma volontà del Municipio peschiciano di risolvere finalmente l’annosa questione.
Con lo stesso beneficio d’inventario comunichiamo il laconico commento dell’Arcivescovo, nella cui diocesi ricade il bene architettonico abbandonato a se stesso: “Miracolo!” Sempre secondo la fonte cui si accennava, un secondo incontro fra le parti – si spera definitivo – dovrebbe aversi venerdì prossimo per la firma della Convenzione. Il lunedì successivo, inoltre, si metterebbe in cantiere una seduta di Consiglio comunale straordinaria per rendere il tutto esecutivo.
Mai come in questa occasione vale il detto: “Chi vivrà, vedrà!”
Piero Giannini puntodistella.it
Gran successo per l’iniziativa ‘Il treno del Gargano – Viaggio tra natura, cultura e tradizioni’, svoltasi nella giornata di ieri. Iniziativa sperimentale – organizzata congiuntamente dalla Provincia di Foggia e dal Fai (Fondo per l’ambiente italiano) in collaborazione con le Ferrovie del Gargano – volta a restituire splendore a un pezzo di storia della Capitanata costituito dalla tratta ferroviaria garganica, mettendola ancor di più al servizio del sistema turistico del territorio. Obiettivo dichiarato: istituzionalizzare il servizio consegnandolo alla disponibilità dei flussi turistici diretti sul Gargano non solo nei mesi estivi.
“Un itinerario pensato per esaltare il felice connubio tra turismo lento, attraverso il trasporto su rotaia, e l’opportunità di arricchirsi attraverso la scoperta di due tra i tanti e stupendi luoghi del Gargano – ha affermato il presidente della Provincia, Antonio Pepe. – Tutto ciò è fondamentale non solo in ottica turistica ma anche ambientale poiché si cercano di ridurre le emissioni inquinanti nell’aria offrendo quindi la possibilità di un turismo ecologicamente sostenibile”.
“La positiva risposta che abbiamo ricevuto dalla partecipazione di utenti a questa iniziativa – ha spiegato l’assessore provinciale al Turismo, Nicola Vascello – ci dimostra che investire energie e progettualità in questo programma di rilancio della tratta ferroviaria garganica è la strada giusta da seguire per incrementare i flussi turistici per quel che riguarda il trasporto su rotaia, offrendo una proposta qualitativamente importante. La generale rivalutazione del turismo lento, infatti, ci invita a profondere tutta la nostra attenzione verso una ricchezza che questo territorio possiede e deve essere resa funzionale e fruibile per l’utenza turistica che fa tappa nei luoghi del Gargano. Una bella opportunità per far conoscere il nostro territorio nelle sue peculiarità ambientali, culturali ed enogastronomiche. Viaggiando in treno – ha concluso – si ha ovviamente più possibilità di restare affascinati dalle ricchezze che il Gargano possiede; cosa che non sempre invece è possibile viaggiando in auto”.
Il viaggio, partito alle 9 dalla stazione di Foggia, ha avuto le sue due tappe fondamentali a Rodi Garganico, dove si è svolta una visita guidata al centro storico e la successiva degustazione di prodotti tipici presso la stazione del paese del Promontorio, e successivamente a Peschici, con la visita guidata al Trabucco e al centro storico.
da puntodistella.it