Nella primavera del 1929, sulle pagine della “Stampa” vedono la luce alcuni interessanti articoli che Riccardo Bacchelli (foto del titolo; ndr) scrive dal Gargano, raccolti poi nel libro “Italia per terra e per mare” (1952). Il futuro autore del “Mulino del Po” è ospite a San Marco in Lamis dell’amico Giustiniano Serrilli che non vede dai tempi dell’Università a Bologna. Partendo dalla "rusticale e civile cittadina", va alla scoperta di quegli aspetti del Promontorio ancora oggi di forte valenza ambientale. Impressioni di viaggio che conservano “intatte vibrazioni di sentimento e forte caratura poetica”.
Nel reportage “Strade e paesi”, ripubblicato da Filippo Fiorentino nel volume “Nel Gargano dei grandi viaggiatori” (ed. Grenzi), percorre una bella strada che da Jacotenente, cuore della Foresta Umbra, porta a Vieste passando per Mattinata (foto 1, Baia delle Zagare): costruita per esigenze belliche dagli ingegneri della Regia Marina, ora i pochi automobilisti che vi transitano potrebbero sbizzarrirsi in corse spericolate, se i muli dei carbonai e i cavalli riottosi dei carrettieri, poco abituati al moderno traffico, non si parassero improvvisamente davanti in qualche tornante. “Nel qual caso – commenta – il severo e chiuso volto del montanaro garganico esprimerà, con disdegno d’ogni parola, tutte le maledizioni e i malauguri contro la polverosa e spetezzante civiltà meccanica”.
La strada, ricca di mandorleti, boschi di querce e lecci, “erma, solenne, accompagnata dalla vista del mare, si inoltra fra selve, selvette e prati”. Termina a Vieste, che appare adagiata “sopra il declino d’uno scoglio nel mare, bianca, moresca e marina, simile nell’indolenza a una bella creatura spossata voluttuosamente dal bagno, che si sia sdraiata sul letto dello scoglio per prendere il sole facendosi baciar i piedi dal mare”. Vieste “dal nome leggiero e gentile come un primo bacio socchiuso”, è illuminata da un sole vivo, da una luce già estiva. Due grandi golfi e “due spiagge fuggenti, lunate”, si aprono a levante e ponente. Nella Marina Piccola si tirano a secco le paranze; su uno scoglio vicino si erge il faro. Dietro, sonnecchia il Castello: i suoi cannoni non rimbombano più dagli spalti.
Il piroscafo bisettimanale delle Tremiti anima “la gentilezza deserta” delle onde primaverili. Sulle scogliere del golfo volano stormi di gabbiani. Alcune massaie versano in mare cestelli di immondizia, e i “rauchi volatori vi s’avventano, facendo godere la più bella giostra e schermaglia e ronda di voli che si possa desiderare”.
Trabucchi e torri puntellano la litoranea tra Vieste a Peschici: “Fremono al vento fresco le lunghe braccia, le gracili impalcature e i cordami delle gran reti a bilancia, che si sporgono sull’Adriatico pescoso dalle rupi nelle vicinanze d’ogni paese della riviera – commenta. – Dappertutto vi sono gabbiani, come, dappertutto, la storia racconta terremoti e rovine di saraceni, di pirati dalmati, di turchi bestiali in questi paesetti, ai quali oggi il mare dà tanta pace quanta già diede guerra nei tempi andati”. E continua: “La maggior dolcezza della costiera è da Pèschici a Rodi, che si guardano di lontano, candide sulle loro due rupi alte al capo della spiaggia piena d’amenità. Pèschici era un paese poverissimo, senz’acqua, affastellato sullo scoglio. La gente viveva in parte in caverne scavate dentro la roccia tenera. Veramente a Pèschici la miseria stringeva il cuore, e vi si conosceva la mancanza di molte cose di prima necessità. Ebbene, Pèschici ha nome d’essere il paese che dà le più belle ragazze (“quatrarë”; ndr) del Gargano. E devon esser belle assai, giudicando da quel che ho potuto scorgere passando. Ornate di collane e orecchini maiuscoli di vecchia filigrana, velate col fazzoletto o collo scialle, laboriose e riposate, salde donne sono le garganiche; contente dei loro uomini, contenti questi di loro: gran principio di ordine e di civiltà”.
Passato Pèschici, Bacchelli attraversa l’ultimo lembo della grande pineta (Marzini) che riveste quel tratto di costa, prima di lasciare il posto agli aranceti di Rodi Garganico. Inoltrandosi verso l’interno, prende la strada che conduce a Vico, “entratura alla regione dei grandi boschi interni”. Da Vico si reca a Ischitella, “aprica e ben murata”, dove un Francesco Emanuele Pinto, principe d’Ischitella, elevò ai primi del ’700 “un palazzo di castigata grazia mirabile” (foto 2). Approfitta poi di un lento tramonto “aureo ed argentino” per recarsi a Carpino, “bianca sul gran piano verde” e a Cagnano. Osserva il Monte d’Elio incupirsi contro il cielo crepuscolare, e la vasta, immota palude del lago di Varano trascolorare pian piano al tramonto. “Questo lago, e l’altro di Lesina – spiega – diffondono la malaria in questa parte del Gargano, fertile e pur bellissima. Nei prati e nei seminati, più cupi, nelle rocce e nei monti, nel color del mare e degli uliveti pallidi, c’è una gravità, una melanconia, che ben si sposa e si rivela con il tramonto”.
Sul Varano, che durante la prima guerra mondiale fu un’importante base d’idrovolanti “e che potrebbe esser porto superbo” (foto 3), sono state aperte due foci “per renderlo salino, risanarlo e impedir la malaria”. I tentativi di bonifica sono una storia troppo lunga e ardua da raccontare, ma quando era palude d’acqua dolce, il Varano era pescoso, e i suoi gustosi capitoni erano “celebratissimi”. Ora anche i capitoni lo stanno abbandonando.
Teresa M. Rauzino
Corriere del Mezzogiorno
da puntodistella.it
«Approffittai d’un lento tramonto aureo ed argentino per scendere coll’automobile a Carpino, bianca sul gran piano verde»
Il Carpino Folk Festival fa un ‘Salto’ in Australia
MORELAND – MELBOURNE – AUSTRALIA
Il Carpino Folk Festival, oggi uno dei più importanti eventi della musica popolare d’Europa, nato per omaggiare i Cantori del Gargano col fine di valorizzarne i suoni tramandati di generazione in generazione, le tecniche musicali sviluppate con attenzione, i ricordi vivi e sottili, spesso complessi, a volte epidermici, e per preservare e trasmettere la conoscenza, rituale e tradizionale, incorporata nella memoria di quest’angolo di Puglia, questa volta diviene ambasciatore di culture per i "Pugliesi nel Mondo".
La "Settimana dei Pugliesi in Australia", promossa dall’Assessorato alla Solidarietà e con il Patrocinio dall’Assessorato al Turismo della Regione Puglia, è prodotta ed organizzata dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con la Federazione Pugliesi Australiani.
Il progetto, dal titolo "La Memoria Storica della Puglia e dei Pugliesi nella Musica Popolare del Gargano", nasce dal bisogno di risolvere il senso di vuoto, di solitudine, di diversità, di non appartenenza che il processo migratorio provoca in un essere umano “costretto” ad abbandonare la sua terra e la sua cultura.
Attraverso la programmazione di questa iniziativa culturale si mira a far conoscere, in particolar modo ai giovani emigrati o ai figli di emigrati, il patrimonio culturale della nostra terra d’origine per aumentare il senso di appartenenza a un’estesa comunità, la conoscenza della propria storia e della propria cultura, per migliorare le relazioni sociali e culturali, la lotta all’esclusione sociale, il dialogo multiculturale e la tolleranza e per rafforzare l’orgoglio delle proprie origini.
La "Settimana dei Pugliesi in Australia" verrà cosi articolata:
“Vecchi” e “Nuovi” Pugliesi
L’intendo è far conoscere i diversi aspetti dell’esperienza migratoria, utilizzando il punto di vista del migrante.
Ripercorrere la storia degli emigranti pugliesi in Australia vuol dire comprendere una parte importante del nostro passato, ma anche capire le dinamiche delle nuove migrazioni verso l’Italia individuando le differenze e le similitudini, in particolare comprendere il concetto di etnocentrismo e riflettere sui concetti di stereotipo e pregiudizio.
“Do ut des” – Laboratori didattici
Le fiabe, i miti e le storie popolari appartengono a tutti i paesi del mondo e contengono elementi che ci conducono alla scoperta di particolari ambienti, situazioni, valori, credenze, comportamenti umani. Compito dei laboratori che verranno realizzare è di giungere a un confronto tra i diversi modi di spiegare lo stesso mondo tra chi è rimasto in Puglia e chi è dovuto emigrare.
Reperire il materiale etnografico dei Pugliesi in Australia mediante l’ascolto dal vivo dei brani musicali tradizionali e dei canti, cosi come tramandati dagli emigrati in Australia, valutare la loro esecuzione nelle occasioni sociali o rituali del paese di accoglienza.
Realizzazione di tre corsi, due, di musica e, uno, di ballo popolare a cura de “I Malicanti”:
-corso di danza popolare italiana
-chitarra battente
-tamburello
Esposizione e degustazione dei prodotti tipici pugliesi
Sarà durante questi momenti formativi e informativi che verranno allestiti stand gastronomici, per la degustazione dei prodotti tipici, doc e dop della Puglia grazie alla collaborazione delle aziende del settore.
Il passaggio del testimone
Le generazioni che ci hanno preceduto hanno allestito un immenso repertorio di "testi" musicali, un patrimonio di idee e di emozioni. E’ anche attraverso questo patrimonio che la civiltà attuale è diventata, nei suoi aspetti migliori , quello che è.
Pertanto per fornire ai giovanissimi emigrati i basilari strumenti di comprensione e di analisi di questa eredità verranno organizzati incontri tenuti da musicisti con l’accompagnamento degli strumenti tradizionali. L’intervento è mirato ad analizzare le tappe più significative che hanno segnato il percorso di sviluppo dei suoni e dei testi della tradizione e in modo particolare sarà esaminata la funzione sociale svolta da Andrea Sacco, il più grande testimone della cultura popolare del Gargano. Gli autori, i musicisti, i brani musicali e gli eventi di maggior rilievo degli ultimi cinquant’anni, saranno esaminati parallelamente ai fenomeni socio-culturali ad essi connessi ed alle tematiche più specificatamente tecniche riguardanti la musica: il ritmo, l’improvvisazione, la voce, la canzone.
PugliaEtnoCinema
Presentazione di film, cortometraggi e discografiche inerenti i temi della tradizione pugliese.
Concerto della Tradizione
A Carpino, “la notte di chi ruba donne”, è quella in cui si gira per il paese a “fare innamorare le donne alla finestra", la notte dei sonetti fatti a serenate.
La notte in cui comunicare pubblicamente un rapporto di fidanzamento.
Ricordiamo che questo era il principale compito della serenata a Carpino, ma anche in altri luoghi d’Italia, oltre a quello di consentire il controllo sociale del rapporto da parte della comunità e quello di rinforzare ed esprimere un rapporto di gruppo fra uomini attraverso la loro collaborazione.
L’intendo è far rivivere in Australia una notte di danze al ritmo di musiche lontane, perse nella memoria dei secoli e riattualizzate tanto da rendere il presente in diretto contatto con il passato; una notte di canti e di sonetti grazie al concerto dei I Malicanti.
La serata sarà una continua rievocazioni sonora della figura del grande musicista tradizionale di Carpino, Andrea Sacco, cui alcuni dei musicisti erano particolarmente legati, e si snoderà tra le principali forme di canto e di musica della regione pugliese.
Caratteristica comune a tutti gli esecutori non interni alla tradizione contadina è da una parte l’amicizia con i più vecchi, dall’altra la vocalità e la affinità stilistica musicale: voci piene e non edulcorate, stili essenziali con arrangiamenti praticamente inesistenti.
Prodotto della serata, diverse ore di musica tradizionale eseguita all’antica, con una preponderanza delle voci gridate e dei ritmi da ballo di pizziche e tarantelle, per una sera proposti al pubblico senza rinforzi di batterie, bassi elettrici o tamburi estranei alla tradizione musicale pugliese.
I MALICANTI suona e canta le musiche dei modi contadini di due aree della Puglia, il Salento e il Gargano.
I canti che facciamo li abbiamo appresi da anziani cantatori e suonatori della tradizione che con il passare degli anni sono diventati amici.
Le nostre musiche aggiungono davvero poco, in termini di arrangiamento, alle musiche che abbiamo sentito suonare da loro, e le nostre voci – tutti e cinque cantiamo – non sono “impostate” per il canto lirico, ma tentano di riprendere impostazioni di respiro e di risuonatori propri delle tradizioni contadine.
Infatti a noi emozionavano le voci e i suoni dei vecchi che sono rimasti a testimoniarci un mondo che non è il nostro. E insieme ci siamo chiesti se, suonando, potevamo comunque ricreare qualcosa di quell’universo emotivo.
Il Gargano, la terra sperduta che fino a poco tempo fa pochi sentivano nominare, la terra delle selve, dei giardini, degli aranceti e dei limoni, la terra della chitarra battente, della tarantella e della serenata d’amore e di disprezzo, la terra schiva, refrattaria a confidenze, che spesso nasconde il meglio di se sotto coltri di pudore primitivo, col Carpino Folk Festival si apre al mondo e svela le sue bellezze segrete e i suoi preziosi tesori.
Sono aperti i termini del bando ‘per la concessione di contributi a fondo perduto per la lotta contro l’inquinamento atmosferico mediante ammodernamento del parco auto circolante e la diffusione di autovetture a bassa emissione’ promosso dall’assessorato alle Risorse Ambientali della Provincia di Foggia in attuazione del Programma Regionale per l’Ambiente.
Il programma prevede lo sviluppo di interventi per l’incentivazione dell’ammodernamento del parco degli autoveicoli circolanti sul territorio regionale con autoveicoli a più basso impatto ambientale. Un obiettivo che mira a contenere i consumi e le emissioni di gas dannosi grazie ad una migliore efficienza media dei veicoli classificati ‘Euro 2’ o inferiori con autoveicoli alimentati con combustibili a basso impatto ambientale come metano e GPL.
Il bando è articolato in otto interventi economici riferiti ad altrettante tipologie. Si parte da un contributo minimo di circa 400 euro per la conversione a GPL di auto ‘Euro 2’ o superiore circolante a benzina, fino ad un massimo di 1.900 Euro per l’acquisto di una nuova auto a metano. Tutti i dettagli sono elencati all’interno del bando, disponibile sul sito istituzionale http://www.provincia.foggia.it a partire da oggi 1 ottobre sino al 30 Aprile 2009. Per ulteriori chiarimenti è possibile contattare il Laboratorio di Educazione Ambientale della Provincia di Foggia.
Scarica il Bando
di Claudio Botta da L’Attacco
Luigi Damiani, sindaco di Vico del Gargano, ha il dono – rarissimo in politica – di dire sempre quello che pensa, aldilà della diplomazia. E di saper argomentare quello che dice, senza limitarsi a battute da consegnare al cronista alla ricerca di una qualsiasi visibilità. Per questo abbiamo conversato con lui di area vasta, alla fine del primo tour de force e prima della classica “contrattazione” con Bari, per portare a casa quanti più progetti e quanti più finanziamenti.
“Abbiamo presentato 23 schede, gran parte delle quali mirate alla riqualificazione della costa – San Menaio – attraverso una serie di infrastrutture”.
Per lui fondamentale è la restituzione alle Ferrovie del Gargano di un ruolo all’altezza dei tempi, visto che saremmo pure nel terzo millennio, anche se non molti se ne sono accorti. “Sono state il simbolo del nuovo che avanzava negli anni Cinquanta, ed hanno avuto il merito di unire la periferia al centro. Ma oggi occorre restituire loro un senso, vista la desolazione di quel vagone che viaggia per gran parte dell’anno immancabilmente vuoto”, spiega Damiani. Il quale pensa ad una nuova rete di collegamento che “rappresenti non solo un transito, ma una vera e propria esperienza turistica e naturalistica”. Attraverso mezzi più moderni e nuovi percorsi, con il prolungamento fino a Vieste non dall’attuale ultima fermata di Calenella, ma da Ischitella per arrivare alle spalle di Vico e poi continuare fino a Mandrione. L’obiettivo – e speranza al tempo stesso – è quello di salvare il lungomare di San Menaio, “la stazione paralizzata dai binari praticamente sulla spiaggia: un percorso alternativo sarebbe un’idea virtuosa”, sottolinea ironico.
Uno spettacolo d’altri tempi, che hanno potuto ammirare la scorsa estate (ormai) i numerosi turisti arrivati sulle tracce delle manifestazini dedicate ad Andrea Pazienza, costretti a confrontarsi con infrastrutture anni cinquanta e disagi e traffico post Blade Runner. In quest’ottica, un prolungamento della strada ferrata da Calenella gli appare altrettanto disastroso: “Bucare Monte Pucci, uscire nella piana di Peschici, attraverso la parte di sotto del paese non mi sembra una grande idea, francamente”.
Gli illustriamo allora il progetto di treno-tram appena presentato a Foggia, la “città globale” prossima ventura nella fervida fantasia dei progettisti, manager ed amministratori a vario titolo coinvolti nell’area vasta. “Certi progetti sono affascinanti, ma vanno contestualizzati: a mio parere, ci andremmo a complicare la vita ed i costi sarebbero di gran lunga superiori ai benefici. Continuo a preferire la tradizionale ferrovia, mi sembra meno impattante, data la necessità di elettrificazione di una rete tranviaria”, è la sua risposta. La ‘sua’ area vasta è piuttosto figlia della concretezza, meno ambiziosa e più legata ad ottenere risultati: un discorso che ci porta dritti al sogno dei sogni, l’aeroporto del Gargano, sostenuto dalla stragrande maggioranza dei suoi colleghi. “Sull’utilità non mi sembra ci sia da discutere, ma sulla praticabilità di questa richiesta ho molte riserve, ad essere sincero”. Per questo preferisce puntare sul sistema di mobilità su gomma, “ma che sia più agile, snello, non la classica e triste corriera blu. Anche in questo caso abbiamo un marchio storico da difendere e restituire ad una nuova valorizzazione”.
Il Damiani che ti aspetti, insomma, con i piedi per terra e che agli effetti speciali preferisce le luci di posizione. Capace di pensare al futuro senza prescindere dal passato, e di dare un senso anche ad un presente che non vuol essere un semplice transito, ma la base per lasciare una traccia al di là di progetti e finanziamenti.
Gargano: Càlena ora passa per Area Vasta Capitanata 2020
articolo di Teresa Rauzino
La data del 29 settembre 2008 certo è da ricordare. Dopo anni di tentativi andati a vuoto, è stata firmata una convenzione tra i proprietariComune di Peschici. Qualcuno ha visto in questa giornata la resurrezione, altri la e il débacle di Càlena. Chi ha vinto? Chi ha perso? Nel gioco del dare-avere non hanno vinto i Martucci: ha vinto soltanto Càlena. Non è quello che sognavamo per l’abbazia, ma per ora va bene così. Non era più possibile assistere impotenti allo sgretolarsi delle sue pietre secolari. Gridavano mute. Reclamavano un aiuto, non una vendetta. “Salviamo Kàlena da un’agonia di pietra!” fu l’appello lanciato l’8 settembre 2002 nel convegno organizzato a Peschici dal Centro Studi Martella. Fu l’avvio di una battaglia civile che non si è mai fermata. Si fermerà soltanto quando sarà posta la parola fine. Soltanto quando l’intera abbazia di Càlena resusciterà, non soltanto nei due templi, ma nella sua interezza.
I Martucci, oltre alla convenzione sulla fruizione quarantennale delle due chiese e del piccolo “ hortus conclusus” dell’aranceto, si sono impegnati (a voce) a restaurare la zona badiale di loro pertinenza, finalizzando almeno un locale del pianterreno (l’antico frantoio) a una destinazione “culturale” (museo, auditorium, centro culturale, non si sa). Nel restauro di questi ed altri edifici “padronali” non devono scordarsi che tutta l’abbazia è vincolata come monumento nazionale. Noi vigileremo affinchè non sia commesso alcun abuso edilizio.
Con l’approvazione (auspicata) dell’idea progettuale redatta dal Comune di Peschici per inserire l’abbazia di Càlena in “Area Vasta. Capitanata 2020”, si potrà realizzare il restauro integrale delle due chiese, affinchè questi due gioielli del Medioevo garganico, oggi ridotti in condizioni di estremo, inaccettabile degrado, ritornino a risplendere. Tutti coloro che nella “cabina di regia” sono preposti alla scelta delle migliori idee progettuali, da proporre alla regione Puglia per il finanziamento, devono sapere che Càlenachiesa di Peschici: è una delle più antiche non è soltanto una abbazie italiane, costruita secondo Pietro Giannone nell’872 d.C..
1306 anni di vita non sono uno scherzo per un monumento che ha sfidato indenne acqua, vento, sole, neve, fino al 1943, quando la copertura lignea della navata centrale della “ chiesa nuova” crollò non per un’incursione aerea, ma per vetustà. Diciamo meglio: per incuria nell’ordinaria manutenzione del tetto.
Un monumento importante, Santa Maria di Càlena, segnalato fin dal 1904 da Emile Bertaux, uno dei più importanti storici dell’arte del mondo, che nel monumentale volume “L’art dans l’Italie meridionale” le dedicò alcune pagine, inserendovi anche i prospetti e i disegni della seconda chiesa.
Se la prima chiesa con le cupole in asse si inserisce nel solco della tradizione pugliese, la “chiesa nuova”, che si addossa all’edificio più antico e ne prosegue l’orientamento, è costruita secondo modelli architettonici di vasta circolazione europea ed extraeuropea. L’originale struttura si rifà infatti a modelli costruttivi giunti dalla Francia, precisamente dalla Borgogna, nei regni crociati e reimportati in Europa dalla Terra Santa da maestranze itineranti di scalpellini che percorrevano nei due sensi la “Via Francigena”, con tappe al Santuario dell’Arcangelo e al porto di Siponto. Sullo scorcio del XII secolo, queste tipologie architettoniche si diffusero, oltre che a Càlena, nelle abbazie di Monte Sacro, di Pulsano e in alcune città come Monte Sant’Angelo, Barletta, Molfetta, Lecce, Otranto dove transitavano pellegrini e crociati.
Nonostante la perdita dell’ abbazia di Monte Sacro, la più ricca delle sue dipendenze in agro di Mattinata, fra la fine del XII e gli inizi del XIII secolo, Càlena possedeva consistenti beni immobili; controllava oltre ai pascoli, i diritti di pesca sul lago di Varano, mulini sui piccoli corsi d’acqua nella zona di Montenero, Rodi e Vico, ed alcune saline nei pressi di Canne; tutti elementi di fondamentale importanza nell’economia medievale. Avere possessi sulle rive del lago di Varano era un privilegio ambito e Càlena lo controllava tutto, con la postazione dei suoi monaci di san Nicola Imbuti, nella zona dell’ex Idroscalo. Le anguille copiose del Varano costituivano una risorsa per le mense monastiche che non conoscevano la carne. Questa fu una delle ragioni per cui anche alcuni monasteri lontani, come Montecassino e Cava, cercavano di procurarsi delle “pescherie” nei laghi costieri garganici. Alle soglie del 1400 Càlena, dopo secoli di effettiva indipendenza, non riuscì a sottrarsi all’ormai generalizzato istituto della “commenda”, poi fu annessa nuovamente all’abbazia di Tremiti (1445-1446). La comunità benedettina fu sostituita dai Canonici Regolari Lateranensi, da alcuni decenni insediati nell’arcipelago, che riorganizzarono le sue ancora consistenti proprietà fondiarie e ricostruirono le fabbriche conventuali che oggi sono ancora in piedi, finora protette, solo sulla carta, dalla normativa sui beni culturali.
Un monumento nazionale, Càlena, fin dal 1951. Un bene culturale di pregio inopinatamente dismesso. Per troppo tempo. Rimosso dalla memoria collettiva e MAI tutelato dall’organismo preposto: la Soprintendenza di Bari. Un bene che appartiene non solo alla Capitanata, ma alla Puglia intera e che va restituito alla pubblica fruibilità anche dei turisti di tutto il mondo che ogni anno scelgono Peschici come luogo di vacanza non solo per il suo mare, per il suo sole e il suo paesaggio, ma anche per la sua storia e le sue tradizioni.
Le testimonianza della presenza monastica nel territorio del Gargano Nord sono, oggi, un patrimonio di memorie in gran parte sconosciuto ai più. E’ necessario intervenire con urgenza, per evitarne la scomparsa. Come l’abbazia di Càlena, versano oggi in uno stato di totale abbandono e decadenza tutte le antiche abbazie garganiche da essa dipendenti: solo un tempestivo intervento di ristrutturazione potrebbe salvarle da un irreversibile degrado. I nomi? Uno per tutti. La Santa Trinità di Monte Sacro. Il comune di Mattinata ha presentato ad “Area vasta” un progetto per il suo restauro. Auspichiamo che venga approvato, insieme a quello di Càlena, per un primo itinerario religioso-naturalistico che da Peschici va fino a Mattinata, con tappe lungo le loro antiche pertinenze badiali sparse per tutto il Gargano.
Gli scavi archeologici nel piano di Carpino del ’53, alla ricerca di Uria
Giace ormai nella memoria di pochi carpinesi il ricordo degli scavi che furono condotti nel 1953 nella piana di Carpino e precisamente tra le località "Bagno", "Avicenna" e "Spineto". In quegli anni un provvedimento del Ministero del Lavoro diede il via alla nascita di numerosi "cantieri scuola" in tutt’Italia con lo scopo primario di ridurre la disoccupazione ma purtroppo gli scavi furono condotti con grande impiego di manodopera non specializzata e a causa della scarsa presenza di tecnici e archeologi gran parte del materiale fu disperso o distrutto durante i lavori (del genere "meglio la quantità che la qualità"). A questo si aggiunse poi la scarna documentazione, e scritta e fotografica, riguardo ai reperti e le strutture rinvenute.
Lo scopo dello scavo fu di chiarire la localizzazione dell’antica città garganica di "Uria", che molti situavano in quella zona; intorno alla sua esistenza e alla localizzazione ci furono accesi dibattiti nella comunità degli storici e archeologi e oggi si è propensi a credere che essa si situasse nella zona circostante al lago di Varano, ciò soprattutto grazie ad un’attenta e approfondita lettura e interpretazione degli antichi scritti riguardanti questa città che ne documentano la certa esistenza (per citarne alcuni Strabone VI e Plinio il Vecchio); sono curiosi inoltre i racconti di alcuni pescatori i quali affermavano che quando l’acqua del lago fosse limpida si scorgevano sul fondo i resti dell’antica città. Focalizzando l’attenzione sugli scavi, la zona più interessante dal punto di vista dei ritrovamenti è quella a ridosso del vecchio casello ferroviario: qui emerse dagli scavi un’antica costruzione del I secolo a.C che presenta varie fasi di vita nelle quali si sono alternati abbandoni e rifacimenti della struttura con adattamenti a vari scopi; in particolare l’ultimo periodo di utilizzo della costruzione è quello altomedievale (VII secolo d.C circa), quando essa fu adibita a luogo di sepoltura.
Gli oggetti ritrovati consistono in monete, vetri, ceramiche di varia fattura e provenienza, lucerne, oggetti agricoli, preziosi e altro; ma il ritrovamento più interessante è stato quello di una decina di tombe,
complete di corredo funerario e scheletro. Purtroppo gli scavi non hanno portato alla luce la completa strutture ma dalla storia della costruzione gli studiosi hanno evinto che essa non fosse all’interno di un tessuto urbano bensì nelle zone periferiche a esso. I materiali rivenuti furono inizialmente tenuti nel vecchio Comune di Cagnano e negli ex ambulatori INAM (in attesa dell’istituzione di un Museo civico, mai realizzato peraltro) per poi esser depositati nel ’60 presso il museo archeologico di Bari, dove sono rimasti a lungo inediti e ignorati. Negli anni futuri agli scavi ci fu un tentativo di riprenderli ma niente fu fatto e ora, purtroppo, tutto resta ignorato e in balia dell’azione corrosiva e del tempo.
Domenico S. Antonacci, Crono88
"E’ il momento che i Festival uniscano in modo più fitto questa rete di eventi sotto il brand del Five Festival sud System".
Con questo augurio l’assessore provinciale al Turismo ha chiuso l’incontro con i responsabili dei Festival che per tutto il periodo estivo hanno movimentato l’estate su tutto il territorio.
Dal Carpino Folk Festival ad Orsara in Musica, da Suoni in Cava al Festival d’Arte Apuliae, da Festambientesud al Teatro Civile Festival, ben 60 spettacoli ed un totale di oltre 100 eventi, per una presenza di oltre 200.000 (duecentomila) spettatori.
Un successo senza precedenti sostenuto da una campagna comunicativa che per il 2009 prevede una serie di novità soprattutto in ambito nazionale. I direttori dei Festival ieri sera hanno sottolineato l’importanza di realizzare eventi sempre più connessi al territorio sostenendo le produzioni per determinare una esclusività più mirata per i singoli cartelloni.
Per il prossimo anno si pensa ad un percorso di avvicinamento dove "f.f.s.s." riserverà delle sorprese interessanti a partire da un grande evento di spettacolo e cultura che si terrà a Foggia per aprire i cartelloni di appuntamenti. Ma sarà solo uno dei tanti fuori programma.
"Dobbiamo pensare anche a fare cultura con gli avvenimenti creando qualcosa di importante per il territorio", ha sottolineato Franco Salcuni Direttore di Festambientesud. Gli fa eco Luciano Castelluccio del Carpino Folk Festival che aggiunge: "tutti i festival insieme rappresentano un valore inestimabile che istituzioni pubbliche e privati devono tenere in seria considerazione. E’ necessario che ognuno svolga il proprio ruolo affinché si possa realizzare un riferimento certo per il territorio e per chi si vuole avvicinare per passione della musica o per turismo".
Il successo dei Festival è determinato da un radicamento forte con il territorio, per le loro origini culturali e popolari che continueranno ad avere una identità precisa anche sotto il brand di "f.f.s.s.". Nelle prossime settimane ci saranno altre novità importanti e non solo la presentazione ufficiale del nuovo logo ma anche una prospettiva che potrebbe far cambiare il modo di concepire il marketing territoriale.
Carpinoparla,la piazza virtuale dei Carpinesi (creata da Domenico Antonacci,Crono) sbarcata da pochi giorni sul web,è su l’Attacco di oggi;il quotidiano foggiano mette in luce ,traendo spunto da una discussione nata sul forum a riguardo, la pessime condizioni nelle quali versa oggi la piccola Chiesa,simbolo di una Carpino che fu.Intanto le autorità continuano a fare orecchie da mercante dinanzi ad una situazione ormai critica:l’edificio infatti rischia il crollo.Ancora per quanto tempo la Chiesa potrà testimoniare le lunghe giornate di lavoro dei nostri avi nella piana di Carpino?Sarebbe un segno di rispetto nei loro confronti restaurare la piccola chiesetta;inoltre potrebbe diventare anche un’attrattiva per i migliaia di turisti di passaggio da Carpino nella stagione estiva con tutte le conseguenze del caso.
Clicca sulla foto per leggere l’articolo
APPELLO PER SALVARE LA CHIESA DI SANT’ANNA
Vorrei richiamare l’attenzione su un monumento del mio paese. Carpino, si sa, fin dalle sue origini, è un borgo agricolo: per questo fu fatta costruire la chiesa di Sant’Anna. Nominata per la prima volta in un documento del 1736, è annoverata tra le chiese rurali. Fu costruita per consentire agli abitanti impegnati nella coltivazione dei campi di assistere alla messa. Era in origine affidata alla custodia di un eremita, per il quale era stata realizzata un’abitazione annessa alla chiesa, presto abbandonata, e che risultava già parzialmente distrutta agli inizi del Novecento. In seguito al primo crollo della copertura, l’edificio fu sottoposto a diversi interventi di restauro, che ne hanno, per fortuna, conservato l’aspetto originario. La semplice facciata in pietra bianca è ancora visibile; sulla parte alta del muro posteriore un arco campanario sorregge una campana. Sull’unico altare in stile barocco, con colonne decorate da tralci di vite a spirale, campeggiava un bel quadro di fattura settecentesca raffigurante la Madonna col bambino e S. Anna, purtroppo sottratto nel 1969. Tale evento, unito alla distanza dal centro abitato, ha contribuito al progressivo abbandono della chiesa, per cui essa, dopo un ulteriore crollo della copertura, appare allo stato di rudere.
Oggi questa chiesetta è ormai dimenticata, nessuno più ne parla; i ragazzi del paese non sanno neppure dove si trova. La Chiesa di Sant’Anna si presenta in una condizione di totale abbandono, se la si guarda, si nota come essa ha preso la forma di una vecchia “torre” di campagna, ormai dimenticata dal mondo.
Ora vi chiedo: perché questa chiesa, che ha contribuito a costruire la religiosità degli abitanti di Carpino, dev’essere dimenticata e abbandonata? Perché nessuno ha mai fatto niente per salvare questo nostro pezzo di storia?
Marcantonio Donatella
Voglio fare un ironico ma al tempo stesso serio appello a tutti i Carpinesi:non avete più scuse,del forum se ne è parlato su un giornale foggiano e voi nemmeno venite a visitarlo?
Clicca qui per dire la tua sulla Chiesa di Sant’Anna
Ringrazio di cuore Teresa Maria Rauzino per la segnalazione e per avermi mandato la foto dell’articolo.
Terminata la fase di presentazione delle proposte progettuali per la Pianificazione Territoriale di Area Vasta
Mercoledi 1 ottobre, alle 10.00 nella Sala Consiliare di Palazzo Dogana, sarà presentato il lavoro svolto dalla Provincia di Foggia nella sua funzione di Ente coordinatore della pianificazione strategica di Area Vasta.
Durante la conferenza stampa saranno illustrati i contributi elaborati per tutti i piani strategici che interessano la Capitanata con particolare riferimento alle proposte finalizzate a mettere in stretta interconnessione i piani strategici ‘Capitanata 2020’; ‘Monti Dauni’ e ‘Bat’.
Intanto il Comune di Vico del Gargano ci fa sapere di aver presentato 22 schede progettuali grazie al lavoro congiunto degli Assessorati all’Urbanistica e dei Lavori Pubblici.
Da Peschici invece ci giunge notizia della firma della convenzione comune-proprieta per l’Abazia di Calena. Anche se solo il settore strettamente religioso è stato dato in concessione al Comune per 40 anni si è potuto cosi inserire il progetto di recupero, ristrutturazione e uso pubblico all’interno di Area Vasta, condizione sine qua non.
Tutti ora, anche l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival date le rassicurazioni ricevute per l’inserimento dell’Auditorium della Musica Popolare del Gargano in Capitanata 2020 da parte del Parco Nazionale del Gargano, in attesa della scrematura dell’Ente Regione quando avverrà la selezione fra tutti i progetti presentati dalle località dell’intera Puglia.
E’ con grande onore che intervistiamo il Grande Capo Estiqaatsi, leader della tribu’ Cherokee Shalakke, medico, sciamano, filosofo e pensatore, figlio del Grande Capo Sequoyah, e noto opinionista di 610, la famosa trasmissione di radio due condotta da Lillo, Greg e Braga.
Allora, Grande Capo Estiqaatsi, innanzitutto grazie per l’intervista in esclusiva. Possiamo comunicare ai lettori del forum che Lei sarà l’opinionista ufficiale anche della nostra board?
"Estiqaatsi! Confermo!"
Bene, vogliamo subito commentare ed ascoltare la Sua preziosa opinione sulla vicenda del prossimo commissariamento della Comunità Montana del Gargano, con lo zampino di Minervini?
"Estiqaatsi! Minervini? Cosa essere minervini? Piccoli raudi? Noi usare minervini contro tribù avversaria Apache di Oklahoma."
Ma no, cosa ha capito! Minervini, l’assessore alla Cittadinanza Attiva e Trasparenza per la Regione Puglia!
"Estiqaatsi! Da noi minervini sparare grandi botti, da voi sparare grosse cazzate!"
Va beh, andiamo avanti. Avete voi in America le Comunità Montane?
"Estiqaatsi! Noi avere Comunità Montana Tahlequah, in Oklahoma! Lei occuparsi di finanziamenti per opere Cherokee!"
Ah, e come vengono distribuiti questi finanziamenti?
"Estiqaatsi! Noi usare metodo molto semplice:
Perchè Voi che metodo utilizzare?"
Mah, il nosto è un pò più complicato: diciamo x/10 dove x è l’ammontare del finanziamento e 10 sono i Comuni. E si finanziano solo sagre di cefali, triglie e pesce azzurro di varia specie.
"Estiqaatsi!"
Bene, ma di cosa si occupa la Comunità Montana Tahlequah, in Oklahoma?
"Estiqaatsi! Ultimamente finanziato progetto di comunicazione senza fili!"
Caspita, la WDCNET, anche da voi?
"Ma no, semplici segnali di fumo, con nuova ed innovativa carbonella di faggio. Almeno funzionano! Non come vostra connessione wireless con antenna su tetto del Comune."
Eh, beh, non possiamo dargli torto. Ma sa, da noi ci sono molti vincoli, il fuoco è pericoloso, c’è il Parco. Anche se, ultimamente, chi lo gestisce è impegnato in una diatriba sulle vongole.
"Estiqaatsi! Arrivata notizia da noi! Vostro nuovo Comissario vietato pesca abusiva vongole filippine. Io conoscere intera storia."
E ce la racconti allora Grande Capo.
"Estiqaatsi! Estiqaatsi se la racconto.
Esserci in passato vongole filippine presso vongole cagnanesi fare da colf. Solo che vongole cagnanesi non pagare contributi per pensione, e allora vongole filippine colonizzato intero lago di Varano. Ora tutti intenti a debellare vongole filippine, a fin di bene. Ma Gatta vietato tutto."
Mah, a noi risulta una storia diversa comunque…
"Estiqaatsi! Estiqaatsi adesso andare via.2
Oh ci scusi, non vorremo rubareLe del tempo prezioso. Dove va?
"Estiqaatsi andare a cena da Jeremiah, grande pensatore e grande sparatore di cazzate divertenti."
Bene, Le auguriamo buona cena, Grande Capo Estiqaatsi, leader della tribu’ Cherokee Shalakke, medico, sciamano, filosofo e pensatore, figlio del Grande Capo Sequoyah. Alla prossima intervista.
"Estiqaatsi!"
Ringraziamenti:
Piero Giannini per l’impalcatura ispiratrice
Gaetano Berthoud per non avermi mandato a quel paese
Il Direttore per permettermi di sfogarmi
E soprattutto tutti i miei amici del Forum che mi hanno rincuorato quando mi ero rotto le scatole, e, dulcis in fundo, il grande matcan!
Salve a tutti,
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L’idea è quella di fornire un spazio in cui poter trovare informazioni, foto, notizie e commenti sugli eventi che accadono in paese.
Questo blog non è mio, ma di tutti voi. Infatti, è accessibile a chiunque, non solo come commentatori di articoli, ma anche e soprattutto come blogger. Possiamo pubblicare le nostre foto, i nostri video, segnalare problemi, dare opinioni, ed altro ancora.
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Grazie,
Nico Di Mauro
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