Diamo un nome alle cose.
C’è qualcuno che non sa più cos’è il Gargano!
di Gaetano Berthoud
Presidente Associazione Io Sono Garganico
Rieccoci qui, dopo i vari festeggiamenti e le innumerevoli mega mangiate, con un nuovo anno alle porte, un 2009 che inizia con i grandi dubbi sulla crisi, un anno che si prospetta nel nome del buon senso e della saggezza da parte di tutti; quindi anche per noi Garganici le riflessioni e le domande non mancano.
Ma proprio in nome di cosa sarebbe "saggio" per noi Garganici, vorrei fare un passo indietro e precisamente ai giorni precedenti al Natale 2008, dove credo ci sia stato un altro grossolano errore, un altro "difetto di comunicazione", un’altra di quelle iniziative che lasciano a dir poco perplessi gran parte di noi.
Mi riferisco (sempre in nome di cosa dovrebbe essere saggio) al continuo e marcato utilizzo improprio della parola "Gargano", a volte magica, altre volte sfruttata, altre volte ancora utilizzata come da ignoranti.
A dire il vero era già da un po’ che volevo scrivere su questo argomento, su come liberi improvvisatori, organizzatori di consorzi, qualche piccola istituzione, continuando con chi organizza premi, passando per chi gestisce una radio locale, per finire a chi si occupa di comunicazione in genere, utilizza, etichetta, sponsorizza, sloganeggia e il più delle volte, potremmo aggiungere, specula sulla parola "Gargano".
Ma veniamo al periodo pre natalizio, dove mi ha particolarmente colpito l’iniziativa di Ondaradio di Vieste, di prendere come campione 600 telefonate per definire quale era il sindaco ideale della "Città Gargano".
Un’iniziativa interessante, aggiungerei trasversalmente politica, dove queste 600 persone hanno poi decretato Luigi Damiani sindaco ideale di "Città Gargano"; quella città, idea del compianto Filippo Fiorentino, che spiega come il territorio del Gargano dovrebbe saper rappresentarsi insieme, da Monte a Vieste, da Lesina a Rignano. Idea a volte giudicata come un’utopia, ma che Fiorentino indica come il futuro.
Benissimo allora, tutto torna, tant’è che il quotidiano "L’Attacco" riprende la notizia facendo sponda con Ondaradio, dandole non poca visibilità, anzi, in prima pagina del 22 dicembre, con tanto di foto ecco Luigi Damiani (che è il mio sindaco) accompagnato da un titolo grande che dice così. "Damiani è il sindaco ideale della città Gargano" segue un sopratitolo "Onda Radio lancia un sondaggio sugli amministratori più curiosi, aperti e con una visione cosmopolita della Montagna Sacra… Vince Vico".
Di bene in meglio ma andiamo avanti. Il Corriere del Mezzogiorno gli fa eco, pubblicando un altro articolo dove sommariamente dice le stesse cose. Onore anche a questo. Ma c’è di più, i responsabili di Ondaradio lanciano un’altra grande idea, cioè organizzare un incontro a Vico con i sindaci per approfondire il tema "Città Gargano", dove sembra emergere chiaro il messaggio: l’unione fa la forza.
Perfetto. Anzi, quasi. Dico quasi perchè è assolutamente inaccettabile che qualcuno faccia passare per Gargano quello che è stato un sondaggio rivolto solo alla metà dei comuni del Gargano, è inaccettabile che un quotidiano riprenda la notizia facendo anch’esso passare per una statistica garganica, quello che garganico non è, se non in parte, è inaccettabile che il Corriere del Mezzogiorno, etichetta Gargano, quando poi il sondaggio riguardava Vieste, Vico, Peschici, Rodi Garganico, San Nicandro, Tremiti, Cagnano e Carpino.
Quindi cari signori di Rignano, San Giovanni (mmh), San Marco, Manfredonia (ohi), Mattinata, Monte Sant’Angelo (ahi ahi ahi), Lesina, forse non lo sapevate, ma voi non siete nel Gargano, qui c’è qualcuno che riesce a cambiare anche la geografia, tentando anche con la storia, dimenticando proprio le parole a cui fanno riferimento: quelle dello scrittore Filippo Fiorentino.
Il Gargano non è di chi se lo piglia, non è di chi organizza premi, non è di chi ha una radio e si "veste" di questo ruolo, pensando di poter determinare quali sono i paesi che meritano un sondaggio, il Gargano non è di chi specula con uscite sloganeggianti di "Città Gargano", di chi va su facebook e si inventa un gruppo e un ruolo, senza arte nè parte.
Il Gargano è semmai di tutti, o al massimo di nessuno, il Gargano non deve essere trattato in prima pagina sull’"Attacco", perchè fanno sponda con Ondaradio semplicemente per "spaccare" il Gargano, parlando in nome di "Città Gargano" e di Montagna Sacra.
Stop a questo opportunismo, dove ognuno pensa di "etichettare" Gargano ciò che gli pare. Anche la semplice scritta "Gargano" va rispettata da tutti, da tutti quelli che la scrivono anche solo su una bottiglia o su un logo. Io chiedo scusa a tutti gli abitanti dei paesi non considerati da questo sondaggio, dal Premio Saccia e dalle tante invenzioni che vengono puntualmente contestualizzate come Gargano, chiedo scusa anche alle istituzioni per questo atteggiamento direi da "surfisti", dove si vede sempre più gli interessati alla comunicazione, continuare con il "copia e incolla", scritto magari dall’amico, senza chiedersi mai, se il ruolo di un giornale o di una radio, sia anche quello di avere una linea editoriale, avere corrispondenti che non vanno facendo le visite a domicilio a chi gli telefona, ma entrano nel sociale e colgono sensazioni e vibrazioni per poter argomentare le impressioni sempre secondo un loro punto di vista, in linea con la scelta editoriale. Questo è un giornalista, colui il quale vede e racconta…
Occuparsi dell’informazione è una responsabilità, farsi venire idee che diventano una discussione politica è un’altra cosa, anche perchè se bastasse scrivere ciò che si vuole per fare informazione, sarebbe facile, invece qui c’è gente che ci gioca con l’informazione, storpiando quella che è la storia, giocando con i titoli sui giornali, dimenticandosi che Monte Sant’Angelo (esclusa dai sondaggi) rappresenta da sola il Gargano più di tutti i comuni messi insieme, da questi sondaggi. (Qualcuno faccia giungere, per favore, questa informazione all’Attacco).
Certo, si potrebbe anche sminuire la cosa, in fondo è solo un sondaggio, a campione per giunta. Ma il problema è proprio il paradosso stesso di questa scellerata comunicazione. Mentre si tenta davvero di costruire un’identità Garganica, vengono fuori queste notizie che invece minano il percorso di unificazione del Gargano, creando ulteriore diffidenza tra i comuni costieri e quelli dell’entroterra, tutto nel nome di "Città Gargano".
Aggiungo che mi aspettavo qualche precisazione da parte di alcuni sindaci "interni", magari un intervento del presidente Gatta, che almeno su questo argomento non perde mai occasione di parlare di un unico territorio.
Se è vero che si organizzerà un incontro con i sindaci all’insegna di “Città Gargano”, ci auguriamo di vedere seduti sullo stesso tavolo, “tutti” i primi cittadini, magari introducendo l’incontro, chiedendo scusa ai paesi non considerati dal sondaggio, determinando una forte mancanza di rispetto verso migliaia di Garganici (veri).
HA ANCORA UN SIGNIFICATO AUGURARSI BUON ANNO?
di Piero Giannini
Rose di fuoco multicolore sull’intero orizzonte. Dai Castelli Romani, guardando verso la Capitale, nella notte più particolare dell’anno vanno in fumo migliaia di euro pirotecnici. Il popolo erede del Marchese del Grillo esulta. E la crisi? Lo spettacolo è degno della “Caput Mundi”, i tempi no. Quei fiori variopinti che si aprono lontano, all’altezza degli occhi per quanto siamo in alto, appaiono tanti schiaffi alla miseria e ai desideri non soddisfatti.
Gli stessi che ci auguriamo nel preciso istante di una nuova Mezzanotte pronta ad affacciarsi sull’ennesimo anno. Mentre ci rendiamo malinconicamente conto che sono i medesimi dell’anno passato, e di due, quattro, cinque, dieci, quaranta anni fa: disattesi o solo in minima parte esauditi. E non è ingratitudine verso la vita o mancata riconoscenza per quanto ci abbia regalato o abbiamo conquistato con fatica e caparbietà, ma fredda costatazione di fatto.
Allora il pensiero va veloce a nuovi desideri, mai espressi o appena sfiorati, timorosi di rivelarli per scaramanzia o eccesso di sfiducia. E alle persone con le quali li hai appena affrontati, quasi tangendoli, preoccupato della loro portata, e rapportandoli ad altri simili ma di minore spessore che (forse) sei riuscito a concretizzare.
Le case al di qua dell’orizzonte infuocato e palpitante di stelle artificiali, poste fra il nostro presente incerto e il domani auspicato dalla corona di costose pirotecnie, ce ne offre lo spunto: villette a due piani di un supercondominio immerso nel verde di abeti scandinavi, cipressi bolgheriani, pini a ombrello tipici dell’agro pontino, contenuti edifici indipendenti l’uno dall’altro eppure legati da un sottile filo catalizzatore che si rinsalda quando c’è da difendersi da calamità insospettate e impreviste.
Ciascuna nella propria autonomia, eppure pronte a trasfigurarsi in un blocco unico d’intenti volto a debellare l’avversario del momento. Una microsocietà rinsaldata da leggi non scritte e regole dettate dal vivere civile e dalle eredità latine ancora presenti nei codici genetici. Valve di mitili preparate a spalancarsi all’arrivo di purificanti ondate di alimenti, ma altrettanto svelte a richiudersi di fronte a una minaccia, all’unisono, come organi di un identico corpo attivati da inequivocabili segnali di pericolo.
In tale microcosmo che lega il personale presente al domani beneaugurante, il vocabolo “condominio” ci ha divelto dalle segrete della memoria la figura di colui col quale osammo parlarne, colui del quale non pochi oggi si riempiono la bocca forse senza neanche averlo conosciuto. “Perché CITTAGARGANO e suoi RIONI, perché partire così sparati, con modalità un po’ megalomani. Lìmitati a pensarla in maniera più ristretta… un condominio, a esempio”.
Filippo guardò nella nostra direzione, con quello sguardo che trafiggeva per leggerti dentro, poi voltò il capo sulla sinistra, verso l’ampia finestra della sua presidenza scolastica rodiana. Il preside Fiorentino, conosciuto di persona non più tardi di una mezzora prima, non aveva perso tempo ad affrontare e mettere in discussione il suo “sogno” con chi sapeva lo avrebbe caldeggiato (pur non spiegandoci, noi, il nostro coinvolgimento in un tema soltanto a lui, in quel segmento di vita, molto caro) ma non aspettandosene un “ridimensionamento”: CONDOMINIO invece di CITTA’!
E non lo accettò. Tornò a girare il capo verso di noi e lo scosse da sinistra a destra. “Dobbiamo pensare in grande!” spiegò, motivandone il diniego. “Lo abbiamo fatto, se lo abbiamo fatto, finora, e non è sortito nulla. Adesso si deve pensare in grande! Mirare alto per essere sicuri di riuscire a colpire nel segno. La parabola di un obice che vada a bersaglio certo”.
Insistemmo, noi. “Comincia a tessere il tuo ‘fil rouge’ con i paesi della costa: da Manfredonia a Lesina – e già sono troppi – poi, gradualmente, monitorato l’esito, calamita gli altri, gli interni, per spostarti infine sulla fascia di confine col Tavoliere”.
Insistette, lui. “O tutto, o niente!”
Erano i primissimi Anni Ottanta. Lui se n’è andato, e a tre decenni di distanza ci troviamo ancora a… niente! Qualche tentativo, qualche esperimento, poca sostanza. Di fronte, il più classico dei muri di gomma. La solita solfa, gli identici “distinguo” di sei lustri orsono, le medesime lotte intestine, lo stesso provincialismo dell’epoca. Chi punta i piedi lo fa a suo rischio e pericolo, correndo un’alea forgiata nell’indifferenza, nella superficialità o, peggio ancora, nella spasmodica “cultura della coltura” del personale orticello.
Scontri di mentalità feudali, duelli borbonici venati di edonismo, riesumazione di catacombali sentenze (“Che sia Francia che sia Spagna, l’importante è che si magna”), riammodernato disseppellimento di labari dietro cui celare i propri egoismi, acredine frammista a invidia e gelosia del successo altrui.
Il segno, tangibile per i più sensibili, dell’impronta fiorentiniana si è slabbrato col tempo, l’orma sta diventando sempre più labile e non vediamo nessuno che possa ricalcarne il sentiero indicato con tanta lucidità e intelligenza. Del senno di poi sono piene le fosse: chissà cosa sarebbe successo se invece di CITTA’ si fosse pensato a iniziare con CONDOMINIO. Che, poi, è lo stesso come dire: chissà cosa sarebbe accaduto se Filippo Fiorentino non fosse morto!
Nell’ambito di una ricerca sistemica volta a ricostruire le condizioni ambientali nelle quali si sono perpetuate e tramandate le tradizioni musicali del Gargano, ci siamo imbattuti nel diario di Francesco Brancaccio di Carpino scritto durante i "Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860".
La Casata dei Brancaccio appartenente probabilmente alla dinastia Brancaccio di Napoli con Don Luigi Paolo Brancaccio, nato a Palermo nel 1703 da Ignazia Muscella e dal marchese Giovanni I ereditò dal padre il titolo di Marchese della Guardiabruna, e, tramite il matrimonio contratto nel 1738 con Felicia Vargas, Principessa di Carpino e Duchessa di Cagnano, divenne Principe di Carpino e Duca di Cagnano.
Luigi Paolo Brancaccio amministrò le terre di Carpino e di Cagnano per 17 anni e morì nell’anno 1776. I figli di Luigi Paolo e di Felicia assunsero il cognome Brancaccio-Vargas.
Donna Felicia morì all’età di 52 anni e le terre di Cagnano-Carpino passarono allora nelle mani di Giovanni, primogenito maschio, fratello gemello di Ignazia, nato nel 1739.
Quando Giovanni ereditò il feudo [nel 1755], aveva 16 anni e fu principe di Carpino e duca di Cagnano per 39 anni. Nel 1771 Giovanni convolò a nozze con Camilla, figlia dell’aristocratico Nicola Pirelli.
Dopo un anno di matrimonio, Giovanni e Camilla misero al mondo un bambino di nome Luigi Paolo, come il nonno, il quale entrò in possesso delle due terre alla morte del padre, avvenuta nel 1794, e le mantenne per altri 12 anni.
Nel 1806 Luigi Paolo II sposò Donna Anna Maria Caracciolo, figlia di don Petraccone. A Luigi Paolo II successe il secondogenito Pietro [da don Petraccone], duca dal 1831, dato che il primo nato chiamato Giovanni, era morto quando aveva solo due anni di età.
Dal 1806, quando le leggi eversive cancellarono la feudalità, i principi rimasero tali solo di nome e, insieme alla giurisdizione, perdettero ogni altro diritto feudale. L’ultimo principe di Carpino e duca di Cagnano, fu pertanto Luigi Paolo Brancaccio II, figlio dei Giovanni e di Camilla Pirelli.
Del Casato di Carpino appartenne Francesco Brancaccio(?) che giovanissimo nel 1860 si trovava a Palermo insieme ad altri aristocratici del Regno di Sicilia schierato con Garibaldi nella missione dei Mille. In realtà come racconta lo stesso Brancaccio "non ci interessavamo molto di politica e pensavamo solo a goderci la vita e a divertirci". Francesco e i suoi amici divennero cospiratori solo per divertimento arrotolando cartucce tra un valzer e l’altro.
Dalla lettura del suo diario e dei testi di altri autori si evince subito e in modo chiaro che Giuseppe Tomasi di Lampedusa prima di cominciare a scrivere il suo libro "Il Gattopardo" lesse molte opere su Garibaldi e i Mille in Sicilia e tra questi anche il diario di Francesco Brancaccio di Carpino.
Le ragioni di quest’ultima affermazione sono molte perché molteplici sono le analogie presenti su entrambi i testi e nelle descrizioni che i due autori fanno dei loro personaggi.
La prima analogia è quella che riguarda il rapporto tra Brancaccio, orfano e liberale, e suo zio Francesco De Silvestri, il sostenitore borbone. Esso sembra suggerire il rapporto tra Tancredi e suo zio, il Principe di Salina.
Altra analogia è quella che riguarda proprio la figura del protagonista principale Tancredi verosimilmente il Corrado Valguarnera di Niscemi del diario di Brancaccio.
Perché?
Per tre ragioni: 1) era un nipote di Lampedusa, 2) sposò un ragazza plebea come Tancredi, 3) fu un entusiasta sostenitore di Garibaldi come Tancredi
Altra analogia è la presenza nel romanzo di Lampedusa dell’invisibile moglie di Don Calogero che sembra essere stata suggerita dalle tre figlie del "Cavaliere di Paglia" che sono stati sempre "nel paese" di cui racconta Brancaccio.
Ma, ad avvalorare la tesi, è soprattutto il comportamento esteriore di Tancredi e il suo modo brioso di far la rivoluzione che ricorda tantissimo quello di Brancaccio e dei suoi amici perché entrambi affrontano la rivoluzione del 1860 come un’avventura con poche battaglie e niente disciplina.
Infine concludiamo con "La bella Gigugì" cantata in Brancaccio dai garibaldini alla presa di Milazzo che torna nel Gattopardo intonata dai galoppini continentali durante la campagna per il plebiscito.
Fu, allora, uno dei galantuomini del Gargano ad ispirare il celebre romanzo del "Il Gattopardo"? Agli storici la sentenza.
Antonio Basile – Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Biografia utilizzata
* Tre mesi nella Vicaria di Palermo nel 1860 ; Le barricate – Milazzo
Di Francesco Brancaccio di Carpino – Pubblicato da P. Ruggiano & figlio, 1901
* L’ultimo gattopardo: vita di Giuseppe Tomasi di Lampedusa
Di David Gilmour – Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2003
* Chiaroscuro di un mito: Note sulla letteratura garibaldina
Di Salvadore Comes – Pubblicato da Colombo, 1972
* Il Gattopardo
Di Giuseppe Tomasi di Lampedusa – Pubblicato da Feltrinelli Editore, 2002
* L’agonia feudale e la scalata dei "galantuomini"
Di Leonarda Crisetti Grimaldi – Pubblicato da Ed. del Rosone, 2007
Sul Gargano da anni si usa (si abusa?) del termine “sistema” più per una sorta di ecumenismo socio-amministrativo che per una concreta rispondenza delle azioni ai propositi. Si cita perciò il compianto Filippo Fiorentino, splendido educatore, intellettuale lucido e lungimirante, per cui il Gargano “è una città dove i nostri paesi non sono altro che i suoi quartieri”. La traduzione di questo ideale nella prativa quotidiana lascia spesso perplessi e soprattutto nel dubbio che i primi a porre paletti o veti siano proprio gli stessi garganici. Ne consegue poi una scarsa forza di contrattazione politica allorché, come è accaduto dopo le recenti Provinciali, il Promontorio che pure vanta validi indicatori economici ben superiori al resto della Capitanata non ha avuto nessuna rappresentanza nella Giunta. Debolezza contrattuale, assenza di proposte o marginalizzazione preventiva?
Il mercato globale bussa alla porta, ci impone una sterzata e, solleticandoci un po’, ci fa scoprire che un brand, un marchio unitario, un segno riassuntivo esiste ed è quello garganico. Può essere forse l’economia del territorio a sospingere le lancette dell’orologio verso la sveglia della “Città Gargano?” Potrebbe, se non fosse che non di rado quegli stessi imprenditori turistici si rivelano i primi critici all’idea di vendere/proporre “un Gargano” e non i vari “quartieri”. Alla forma della proposta si aggiunge poi la sostanza di volersi proporre come agglomerato di posti letto in cui l’emozionalità del territorio viene trascurata.
Da dove iniziare? In questo ambito s’inserisce la proposta/provocazione/sondaggio di Ondaradio, l’emittente radiofonica e web del Gargano (al cui linea editoriale è racchiusa nello slogan “per le vie della Città Gargano”) che ha chiesto ai garganici di indicare chi, fra i sindaci del territorio, ha meglio rappresentato il “brand Gargano”, indicandolo come “il sindaco del Gargano 2008”.
Questa sorta di sondaggio/inchiesta, partito il 15 ottobre 2008 e terminato lo scorso 15 dicembre, pur non volendo avere parvenze di scientificità statistica, ha interessato una vasta selezione di ascoltatori, distribuiti fra le varie località (“le vie della città Gargano”). Tale meccanismo, una sorta di grimaldello comunicativo, voleva porre in evidenza se fosse maturata nella popolazione l’esigenza/aspirazione di ritrovarsi in una progettualità comune. Tutto ciò al di là della figura pur importante (nel caso Luigi Damiani, il sindaco di Vico del Gargano) che meglio l’avesse rappresentata. Ovvero valutare se fosse veramente giunto il momento per fare “la Città Gargano”, avvalendosi della capacità di tutti i rappresentanti delle istituzioni, delle categorie economiche e della società civile.
Il positivo riscontro avuto dal sondaggio ha reso esplicito come ormai non sia più rinviabile un’occasione di confronto e progettualità per costruire la “Città Gargano”. Per favorire questo dialogo Ondaradio organizzerà una serie di trasmissioni itineranti, tra “i quartieri della Città Gargano”, aperte al confronto con le comunità locali.
Non possono essere solo i problemi ad accomunare. Non si può continuare a sgranare gli occhi quando si sente parlare di “Grande Salento” e sentirci degli eterni incompiuti o figli di un Dio minore. E’ giunto il tempo del fare.
ninì delli Santi – (Corriere del Mezzogiorno del 31/12/2008)

Anno bisesto, anno funesto. Mica tanto, a giudicare dal bilancio che la nostra redazione ha tracciato passando in rassegna le copertine dell’annata che si avvia verso la scritta “The End”. Per questo motivo, abbiamo isolato alcuni eventi che resteranno impressi nella memoria di tutti come la spettacolare notte bianca dedicata al teatro che ha animato Foggia per alcune ore, o la vittoria della prima foggiana che abbia messo piede sull’Isola dei Famosi ovvero Vladimir Luxuria; il ritorno sul Gargano – reso possibile grazie a una serie di manifestazioni culturali – di un genio Paz che si chiamava Andrea Pazienza, il successo dei Damadelizia che hanno sbaragliato una concorrenza agguerrita in un tempio della musica come il Piper di Roma; ma questo è stato anche l’anno di Facebook, che ha cambiato – non per sempre, state tranquilli – il nostro modo di comunicare e di quella serata più simile a un’esperienza emozionale che a un concerto che è stata l’esibizione di Vinicio Capossela. Chi l’ha detto che un anno bisesto è per forza un anno funesto?
La band foggiana dell’anno
La copertina del 21 marzo celebrava il loro quarto posto a Sanremo Rock, qualche mese dopo aver sbaragliato la concorrenza di centinaia di band al concorso Un Giorno Insieme dedicato al monumento Augusto Daolio. Ma Fabio Consale, Davide Checchia, Ettore Figliola, Giuseppe Pizzuto e Donato Fiorella si sono spinti ben oltre. I DamaDelizia, lo scorso novembre, hanno lasciato senza fiato il paroliere Mogol, la bacchetta Sandro Comini e il prof Luca Pitteri all’ultima edizione del Tour Music Fest, trampolino di lancio per chi vive con e per la musica, salendo sul podio più alto. Il Piper di Roma che vibrava al ritmo del rock melodico del singolo Ti rincontrerò, Red Ronnie che li accoglie nel salotto buono del leggendario Roxy Bar per poi rincontrarli a Bologna, soltanto qualche giorno fa, sul palco del Motor Show. Tutto in pochi mesi, tutto in un 2008 da ricordare. Ai cinque ragazzi che hanno amplificato in giro per l’Italia il sound made in Puglia va la palma di band foggiana dell’anno.
Le estati di Andrea
caloroso nei confronti dell’artista eternamente giovane che ha risposto al tributo garganico con i suoi toni più confidenziali, le sue opere “estive”. Disegni, viste, bozzetti, fumetti, video e fotografie. C’è molto materiale inedito ma si percepisce un legame profondo di Paz con il Gargano e un talento unico che sta per sbocciare. Pazienza disegna il viaggio per raggiungere San Menaio da San Benedetto del Tronto, un’odissea d’auto sulla statale 16 con tanto di rimproveri dei genitori ai due figli impazienti sui sedili di dietro. Poi, le strisce di una battuta di caccia, grottesca nella ricerca della povera allodola, meravigliosa per la natura s-fumata di Monte Pucci. Andrea diceva di poter disegnare di tutto; poi, con una provocazione, disse che sarebbe morto un certo giorno. Ma così non fu. A Napoli, ancora per sabbie, è possibile ritrovare il disegnatore in mostra a Castel Sant’Elmo (sede di Comicon) fino al 13 gennaio.
Mister Talento suona sempre due volte
Ci sono due cose che non si possono nascondere: una gravidanza e il talento. Chiediamo scusa all’autore di questa frase se non ricordiamo il suo nome ma, in compenso, abbiamo una certezza: queste parole sono perfette per descrivere la superiorità espressiva, l’energia e – appunto – il talento che fanno di Massimo Ranieri un artista eccezionale nel panorama italiano. Voce potente, presenza scenica, versatilità infinita. Canta, balla, dialoga con gli spettatori e fa addirittura gli addominali sul palco: Ranieri, in concerto, fa tutto questo e anche di più, stregando il pubblico foggiano a tal punto da rendere necessaria una replica del suo spettacolo intitolato Canto perché non so nuotare… da quarant’anni. Dopo il successo del 7 luglio, arriva il trionfo definitivo del 20 agosto: il Teatro Mediterraneo straripa ammiratori di ogni età: ad applaudire l’eterno scugnizzo ci sono i suoi coetanei, che lo ricordano urlare nel microfono Rose rosse per te o Se bruciasse la città, ma i più appassionati nell’intonare Perdere l’amore sono i più giovani, che lo hanno scoperto attraverso la vittoria al Festival di Sanremo del 1988.
Quando Vinicio cantava alla luna
Le mani di piazza del Popolo che battevano il tempo, il battito cardiaco del Gargano. Era un anonimo martedì 5 agosto, a Carpino. Vinicio Capossela e la sua musica, colonna sonora di una terra e delle sue diapositive. Oltre due ore di spettacolo, oltre diecimila spettatori in delirio. Il senso della tredicesima edizione del Carpino Folk Festival era tutto in quel blues intersecato al “folk della montagna”, incontro-scontro tra galassie ritmiche e pianeti armonici. L’omaggio ai due giganti di quella montagna, lo spaccone Matteo Salvatore e l’eterno ragazzo Andrea Pazienza, si trasforma in uno degli eventi musicali più attesi e affollati dell’estate senza nuvole. L’astuto illusionista si nasconde dietro la t-shirt “io sono garganico” e mischia le sue carte con il piglio della vecchia volpe, tanto da trasformare terzine e antiche tarante in veri e propri blues arcani. Qualcuno gradisce in ammirato silenzio, qualcun altro si aspetta che da un momento all’altro salga sul palco il Vinicio di sempre, mentre la luna ascolta dall’alto quel lieve, regolare battito.
La vittoria della prima naufraga foggiana
È andata oltre le polemiche, i pregiudizi, le contestazioni, il politicamente corretto, il trash, dimostrando e confermando, così, di essere la vincitrice assoluta del reality show l’Isola dei Famosi.
È la foggiana Vladimir Luxuria, che Viveur aveva incontrato prima della sua partenza per l’Honduras tra cosce, zanzare e speranze.
Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, ha vinto la sesta edizione della trasmissione condotta da Simona Ventura.
Ancora una volta, Vladimir ha dimostrato di avere ragione, confermando la sua capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo senza curarsi delle critiche di chi voleva frenare il suo percorso. Dopo le sue battaglie per i diritti civili, la sua esperienza politica, le feste al Muccassassina, il teatro, la sua biografia, il Gay Pride, tornerà a far parlare di se con l’uscita di una raccolta di fiabe transgender per bambini, per promuovere i valori della tolleranza e della diversità, ma anche della tolleranza delle diversità.
Adda passà a nuttata
Quinta sconfitta in trasferta e rossoneri fuori dalla provvisoria e sempre incerta griglia play-off. Salgado si rompe, dopo neanche dieci minuti. Un Foggia anemico, quello che crea soltanto briciole nonostante un Crotone mediocre. Tante incertezze sull’imme-diato futuro. Del Core è al suo secondo, patetico addio ai colori rossoneri, Rinaldi che scappa dopo l’insanabile e Novelli che, malgrado i mugugni degli scettici, “si mangia pure il panettone” dopo l’insperabile grano cotto. Panettone che è andato di traverso al tifoso foggiano, costretto a sbadigliare davanti al televisore perché la curva ospiti dello Scida aveva i cancelli chiusi. La sosta natalizia arriva probabilmente nel momento giusto, servirà a placare la tensione che si respira nei pressi di via Gioberti, a ricaricare le pile o almeno questo si spera. E a tracciare un bilancio sull’anno che è passato.
Partiamo dagli spunti positivi. Innanzitutto il ruolino interno: il Foggia nel corso dell’anno solare non ha mai perso, almeno per ciò che riguarda le gare di campionato di C1 (che tra un solstizio e l’altro è stato ribattezzato Prima Divisione), tra le gradinate sempre più ristrette e tristemente squadrate dello Zaccheria. Merito della rincorsa dell’allora rinato Foggia di Galderisi e di un inizio di stagione in corso quasi impeccabile (almeno sul piano dei risultati) davanti al pubblico amico. Tre in tutto gli allenatori che hanno scaldato una delle panchine più bollenti del campionato. Lo spaccone Campilongo, che a fine gennaio scorso ha fatto le valigie assieme all’allora ds Di Bari e capitan Cardinale. Il successore Nanu Galderisi, arrivato come anonimo traghettatore e salutato a giugno come l’eroe della rimonta e del miracolo umano. E Raffaele Novelli, il primo allenatore nella storia dell’U.S. Foggia contestato ancora prima di accomodarsi ai piedi della tribuna.
È stato l’anno dei ritorni e degli addii. Il ritorno di Salgado, meno esplosivo e più operaio rispetto a quello ammirato due stagioni fa. Quello di Zanetti, unica vera certezza davanti a Bremec, e il gradito déjà-vu di capitan Pecchia, innamorato di questa piazza ma più stanco e meno incisivo dopo la parentesi di Frosinone. L’addio che più di tutti brucia è quello di Galderisi, che ha salutato Foggia la tra le lacrime dopo la resa di Cremona, abbagliato dal fuoco di paglia appiccato dai Soglia. Ad attenderlo il super-Pescara partito per stravincere il campionato, e che dopo soltanto quattro mesi, indebitato fino al collo, rischia la scomparsa dalla geografia del calcio italiano. Infine i play-off, i maledetti play-off, illusione di una B che sembra irraggiungibile. Il muro rossonero a Verona, a Cittadella, a Novara e a Cremona, in quel grigio 25 maggio. Ruggiva, sventolava, sperava e imprecava, sino all’inesorabile fischio finale, sino all’ennesima resa dell’ultimo, sfortunato decennio di calcio foggiano. Adda passà a nuttata…
Le fughe di Salvatores
La Puglia la conosceva già bene, soprattutto la provincia di Foggia: qui aveva trovato delle distese di grano, dei paesaggi in cui il tempo sembra sospeso che si sono rivelati lo sfondo perfetto per i suoi film. Per potenziare la suspence di Io non ho paura, aveva portato le sue macchine da presa e i suoi attori proprio al confine tra la Daunia e la Basilicata.
A novembre, però, Gabriele Salvatores ha fatto tappa proprio nel capoluogo, per parlare di cinema agli studenti dell’Ateneo foggiano e agli allievi di Pugliaexperience, il progetto formativo pensato dalla Regione Puglia per i giovani talenti cinematografici di cui il regista napoletano è testimonial.
Inevitabili, quasi richiesti a furor di popolo, i riferimenti a Mediterraneo, il film che nel 1992 gli fece stringere tra le mani quel damerino dorato tanto ambito da chi lavora nel mondo della celluloide e che di nome fa Oscar.
Tutti pazzi per Facebook
Fra i vari tormentoni del 2008, oltre a Obama, la crisi finanziaria e il collo del piede della Celentano, come non ricordare quello che è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, al pari del Caffè Borghetti allo stadio? Facebook, il social network partito in sordina nel 2004 ha avuto un sorprendente incremento di iscrizioni negli ultimi sei mesi, sbaragliando autorevoli avversari come Myspace. Ciò che lo differenzia dagli altri social network, la sua carta vincente, è la relativa semplicità di iscrizione e uso, e la reale identità dell’iscritto, con nome e cognome, in contrapposizione ad altri spazi virtuali in cui ci si crea una vita fittizia per evadere dalla realtà quotidiana. In base a questo principio è possibile rincontrare persone perse di vista, ex compagni di scuola o il fidanzatino olandese mai dimenticato. Ma anche qui è possibile imbattersi in personaggi insoliti, come Lazzaro di Betania, Buly il Cane e Hans Fidanken, a dimostrazione che Facebook è davvero alla portata di tutti, anche dei redivivi e degli animali.
La notte più lunga
Puglia Night Parade ha vestito di bianco la notte foggiana del 5 dicembre. Il contenitore di spettacoli, partorito dall’assessorato al turismo della Regione Puglia e dal consorzio Teatro pubblico pugliese, ha ammaliato quanti hanno ceduto al fascino degli spettacoli in strada. Una kermesse che per Alberobello, Andria, Bari, Barletta, Brindisi, Foggia (naturalmente), Lecce e Taranto è stato vettore pubblicitario privilegiato per il turismo volto, contemporaneamente, a scuotere dal torpore pre-invernale i numerosi pugliesi scesi in piazza in una sorta di rito catartico collettivo. Una comunione che, piaccia o meno, ha avuto il merito di trasformare Foggia – pure se soltanto per una notte – in un morbido e fecondissimo ventre animato di spettacoli di arte visiva (Les Farfadais hanno lasciato a bocca aperta e naso in su pure i più scettici), teatro e musica. Poco importa che l’esibizione di Pelù (che tutti si attendevano nelle vesti di mattatore de El Diablo) fosse sottotono e totalmente spaiata con l’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna o che i biglietti gratuiti per Covatta fossero finiti giorni prima dell’esibizione (cui facevano eco numerose file vuote); quello che conta, davvero, è che Puglia Night Parade è stato un assaggio goloso e indimenticabile dell’immagine positiva, glamour e amichevole che Foggia possiede e di cui, troppo spesso, perde coscienza. L’esaltazione di sensi voluta dalla Regione Puglia, è innegabile, c’è stata. Bravi! Bis?
da Viveur.it

Si rinnova a gennaio 2009 l’appuntamento con uno dei festival più importanti in Italia nel panorama della musica popolare e world:
La Zampogna – Festival di Musica e Cultura Tradizionale.
L’appuntamento, giunto alla XVI edizione, coinvolge un numero sempre maggiore di studiosi, musicisti, liutai e pubblico, dimostrando quanto sia forte e in costante crescita, l’attenzione verso questo importante strumento della tradizione popolare italiana.
Fitto è il programma delle attività che interessa diversi comuni dell’area del Sud Pontino (Maranola, Itri, Monte San Biagio e Lenola) dal 16 al 18 gennaio 2009.
Tra gli ospiti e gli appuntamenti principali sono da segnalare la partecipazione straordinaria della Famiglia Boniface, storica famiglia di musicisti tradizionali valdostani, il focus sulle zampogne del versante appenninico, il concerto “Suoni sulle strade dei Briganti”, uno spettacolo originale commissionato e prodotto dal festival, e il Premio Speciale “la Zampogna 2009” ad Antonio Piccininno, l’importante voce dei Cantori di Carpino.
Una vera e propria no-stop di tre giorni che vedrà avvicendarsi numerosi musicisti, giovani e anziani, italiani e stranieri, che animeranno i concerti, i seminari e gli incontri.
Ma il Festival è anche l’occasione per avere un contatto diretto con alcuni tra i costruttori di strumenti musicali tradizionali più importanti della penisola. Una mostra-mercato di liuteria tradizionale sarà tra gli appuntamenti più rilevanti della rassegna, un’occasione unica in cui poter acquistare strumenti musicali, oggettistica tradizionale, attrezzi di uso contadino e pastorale.
Il Festival “La Zampogna” rientra nelle iniziative di Re. Fo. La. – Rete del Folklore del Lazio ed è partner italiano dell’EFWMF – European Forum of World Music Festivals (network europeo dei 40 festival di musica folk più importanti).
Zampogna è Cultura !
Un patrimonio di saperi e memorie da conoscere e da salvaguardare
Un mondo musicale vivace e in continua evoluzione
Anziani musicisti, nuove sonorità
L’Anno Che Verrà

chiancamasitto ,contratto di quartiere, ex cinema piemontese, comparti a Macchia, piano strategico provinciale e altre storie…
passare per l’informazione per costruire partecipazione.
dopo l’incontro su chianca masitto il patto interassociativo per il rilancio e la salvaguardia di Monte Sant’Angelo chiama i cittadini a discutere di quelle che saranno le scelte più importati che dovranno essere fatte da palazzo di città
Lunedì 29 dicembre, ore 17, Museo Tancredi
coordina il dibattito Piero Paciello, direttore del quotidiano l’Attacco
interverranno: Franco Salcuni, segreteria regionale di Legambiente
Domenico Prencipe, direttore de “il diario Montanaro”
Domenico Ioli, responsabile dell’ “ARCI Nuova Gestione”
Il sindaco e i capogruppi consigliari di maggioranza e opposizione sono stati invitati a partecipare.
Tutti i cittadini, i partiti, i sindacati, le associazioni sono invitati a intervenire.
L’incontro sarà trasmesso in diretta video su www.ildiariomontanaro.it

Le temperature scenderanno oggi fino a meno sette sul Gargano, zero gradi invece lungo la costa. Non accenna ad allentare la sua morsa il gelo che in queste ore ha colpito la Puglia. Per oggi si prevede cielo nuvoloso con neve soprattutto nelle zone interne. Forti venti dal nord est. «Le temperature scenderanno ancora al di sotto della media stagionale soprattutto a Monte Sant’Angeto sul Gargano», spiega Antonio Laricchia, colonnello dell’ufficio metereologico dell’aeronautica di Gioia del Colle. I primi miglioramenti si cominceranno a vedere da domani mattina: continueranno le piogge su tutta la regione con temperature molto basse, ma terminerà l’emergenza neve anche nelle zone più interne.
Secondo le previsioni, il bel tempo tornerà a partire da mercoledì prossimo e durerà almeno fino al week end. «Si preannunciano – conclude Laricchia – ampie schiarite su tutta la regione almeno fino a sabato».
Intanto a Carpino aperti i cancelli degli stabilimenti sciistici con tanto di skypass direttamente dalla piazza principale.
L’unico stabilimento del Gargano, aperto subito dopo le ultime elezioni amministrative, è preso d’assalto fin dalla prime ore del mattino per la gioia dei grandi e dei piccini.
Proprio un ottima inziativa, mai si erano visti tanti turisti da queste parti. Il tragitto preferito dagli habitué dello stabilimento è quello lungo 9 km da un manto bianco morbidissimo che parte dalla località "Lardicchia" e attraversando tutto Pastromele porta le migliaia di sciatori in soli 27 secondi in località Marasciallo per un breve rallentamento in una zona calda e accogliente e poi, dopo la dovuta visita alla caratteristica chiesetta della Santa Croce ci si infila nella via che porta fino a Piazza del Popolo. Qui vi aspettano i Cantori con le loro arcaiche tarantelle.
Ma la parte del tragitto più tortuoso inizia a questo punto quando si prende la discesa detta di "Sciaquett" dove tra locande e ristori vari si viene tentati dalle mille leccornie natalizie locali, fino alla fontana di "Sgrambin".
La discesa termina in località "Piano" dove gli scavi del 1953 portarono alla luce le terme e la necropoli altomedievale della villa romana di Avicenna.
Cosa consigliamo per questa stagione invernale? Naturalmente, una bella ed economica settimana bianca per sciare, per godersi il sole caldo della Gargano, per ammirare il panorama incredibile dei nostri laghi.
Un soggiorno all’insegna delle tradizioni culinarie, del confort e del relax in un elegante hotel di Carpino è quello che vi occorre per ritrovare la carica e iniziare con grinta il nuovo anno che è alle porte.
Carpino è diventata, senza ombra di dubbio, una delle mete più gettonate dei turisti che amano le vacanze sulla neve. Nota a tutti per essere "il paese dei cantori" e la "porta nord del Parco Nazionale del Gargano", Carpino vi aspetta per sciate indimenticabili lungo le pendici di Pastromele.
Ma il Sindaco di questo piccolo paese, contrariato da questo successo tutto suo, intima "La dovete finire di attribuire a me questa tragedia, – poi rivolto ai singoli visitatori – la gente di Carpino sale tutta sul Comune a protestare ed è da questa mattina che non riesco a fare null’altro. Siete in un luogo dove il silenzio è sacro e dove tutti devono rispetto". Da sindaco che non si lascia passare neanche una mosca sotto il naso dà ordine e disciplina alle 5 lunghissime fila di Snowboards. Contestualmente rivolgendosi a noi giornalisti ci invita a scrivere di far sapere agli italiani di rimanere a casa e di non mettersi in viaggio per Carpino in quando "il pane e pomodoro è ormai finito e il companatico rimasto è solo per i paesani che vivono nel paese. Sono loro i miei elettori e per loro metterò al bando chiunque disturba la nostra quiete pubblica".
Incredibile a credersi, questa cittadina, famosa per le sue tradizioni popolari, oggi si trova a combattere con il turismo di massa e i suoi problemi. Nessuno lo avrebbe detto solo qualche mese fa, neanche l’attuale amministrazione artefice di questo progetto, ma siamo convinti che non si deve assolutamente perdere questa nuova occasione per il benessere e l’economia di tutta la Capitanata, almeno cosi la pensano i colleghi Sindaci di Monte S. Angelo, San Giovanni Rotondo, Peschici e Vieste che assistono da lontano questa inaspettata ondata di turisti : siamo solidali con i cittadini di Carpino e non li lasceremo soli, per la prossima stagione invernale effettueremo tutti gli investimenti necessari per svuotare Carpino da questi vandali della neve, anche perché questa ridente cittadina non è proprio adeguata a questo tipo di sviluppo.
Promesse d’aiuto arrivano anche dal presidente del Parco del Gargano. Con tutti gli investimenti che stiamo operando a Vieste e Manfredonia, non doveva proprio accadere quello che si sta verificando a Carpino. E’ una vera sciagura. Carpino e i Carpinesi non sono preparati, troppo legati alle tradizioni per poter sopportate questo tipo di turismo. Adesso speriamo solo che questa gente non si riversi nei paesi immediatamente vicini, penso a Cagnano, Vico, Ischitella. Il progetto di Carpino si è mostrato vincente, ci ha mostrato come il Gargano può competere con le alpi e gli appennini per il turismo invernale ed allora dobbiamo esportare lo stabilimento a Peschici e poi a Vieste fino a Mattinata. Per questa stagione quello che possiamo fare è organizzare altri grandi eventi lontano da qui. Ormai si pone il problema del riflusso dei turisti dall’entroterra al mare, bisogna riequilibrare la situazione nel più breve tempo possibile. Il Governo e la Regione Puglia ci devono dare una mano è da tempo che dico che abbiamo bisogno di Canader, se ne fossimo dotati potremmo spostare tutta questa gente in poco tempo e in un tempo ancora minore potremmo far sciogliere tutta questa neve.
Ancora una volta siamo lasciati soli, conclude il sindaco di Carpino, adda veni baffone!
Buon Natale a tutti, Belli e Brutti, Buoni e Cattivi
, Utili e Inutili
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I primi studi sulle tradizioni popolari del Gargano ci restituiscono immagini di grande fascino, dalle pettole di Peschici alla messa nel santuario scavato nella roccia a Monte Sant’Angelo
Le zampogne di Natale nella grotta dell’Angelo
di TERESA ANNA RAUZINO
Le atmosfere natalizie degli anni Trenta erano molto più suggestive di quelle di oggi. Saverio La Sorsa in ”Usi, costumi e feste del popolo pugliese”(1930) ci racconta che, in alcune città della Puglia, le prime note del Natale si avvertivano fin dal 6 dicembre.
Era la festa di San Nicola e nelle varie chiese l’organo suonava per la prima volta “La pastorella” o una ninna nanna. In alcuni paesi nella cattedrale venivano accese dodici lampade: dal giorno di Santa Lucia se ne spegneva una al giorno; l’ultima veniva smorzata nel momento in cui nasceva Gesù Bambino.
Nella notte di Natale nelle ampie e patriarcali cucine pugliesi la fiamma del ceppo non doveva ardere soltanto sotto la cenere, ma brillare gaia e scoppiettante. Per questa occasione, venivano riservati i tronchi d’albero più grossi e pesanti, in grado di illuminare la casa per tutta la notte.
Il ceppo simboleggiava l’albero del peccato originale. Solo consumandosi la notte di Natale, avrebbe annullato la colpa di Adamo ed Eva. La cenere prodotta dal ceppo veniva sparsa nei campi, per propiziare un buon raccolto.
In ogni famiglia pugliese, nel periodo natalizio, si dedicava molto tempo ed attenzione alla cucina. Si preparavano dolci e pasti degni dell’evento e i garzoni dei fornai andavano in giro per la città facendo baccano a più non posso con marmitte, campane di bovi, tamburelli e fischietti, intonando per le strade il perentorio comando: «Alzàteve megghjere de cafune/ E tembrate pèttele e calzune/ Alzàteve, megghjere d’artiste/ E tembrate u pane a Criste./ Alzàteve donne belle / E mettite la calddarèlle». Invitavano quindi le massaie a servirsi del loro forno per cuocere pane, dolci e ciambelle: avrebbero avuto un buon trattamento, ed a un prezzo conveniente. Anche allora esisteva la concorrenza.
A Peschici, per tutto il tempo di Natale, le case erano allietate da canzoni sul tema, intonate a varie riprese da tutti i componenti della famiglia, e in particolare dai bambini. Una nenia, in particolare, riguardava la preparazione del corredino di Gesù, non prima, ma dopo la sua nascita: «Ninna nanna /o Bammnell’/ che Maria vò fatjà/ gli vò fa la camicina/ ninna nanna Gesù bambin’». Questa strofa era seguita da altre simili, con l’elenco di tutti i capi del cambio del neonato. Alla camicina seguivano le scarpette di lana (i’ scarpitell’), la cuffietta (a’ cuffiett’), il vestitino (u’ v’stitin’). La Madonna li confezionava a mano, approfittando dei momenti in cui il suo bambino dormiva.
Una canzoncina di Vico del Gargano recita: «Mò vene Natale/ mò vene Natale/ e vene a’ fest’ di quatràre/ e nà pett’l e nà ’ranoncke/ mamma li stenne e tate l’acconcke». (Ora viene Natale, ora viene Natale, e viene la festa dei bambini/ una pettola e una ranocchia/ mamma le stende e papà dà loro la forma). La ranoncke era un piccolo pane spruzzato di mandorle tritate, confezionato apposta per i bambini in occasione della festa di Natale.
La Sorsa ci documenta che a Peschici le donne facevano le pettole lunghe mezzo braccio. In effetti, ancora oggi, le pett’l sono una specialità natalizia, oltre che nuziale. Le massaie sono abilissime nello stendere la massa lievitata. Le frittelle raggiungono lunghezze considerevoli, e vengono intinte nel mosto-cotto di fichi, che attesta le origini slave degli abitanti. Un proverbio, ancora oggi, invita i peschiciani non saltare questo rito propiziatorio: «I pett’le che nun cj fanne à Natale/ nun ce fanne manch’ à Cap’danne» (le pettole che non si fanno a Natale, non si faranno neppure a Capodanno).
Anche Giovanni Tancredi in “Folklore garganico” nel 1938 descrisse le dolci atmosfere della festa più attesa dell’anno. Verso i primi giorni di dicembre, Monte Sant’Angelo, città dell’Arcangelo Michele, come i più piccoli e sperduti centri del Gargano si animava più del solito: l’avvenimento straordinario era costituito dall’arrivo dei pifferai con la zampogna e la ciaramella. Giungevano dall’Abruzzo e dalla Basilicata, in piccoli gruppi di due o tre persone. Il costume tradizionale di questi robusti zampognari dal viso abbronzato era in seguente: cappelli a cono con le fettucce attorcigliate, corpetto di vello di capra, “robone” bruno (un’ampia veste di drappo pesante aperta dinanzi), camicia aperta sul collo taurino, calzoni di velluto marrone o verde abbottonati sotto il ginocchio, calze di lana grossa, lavorate a mano, e cioce che salgono attorno ai polpacci.
Erano avvolti nei loro tipici e inseparabili mantelli a ruota di pesante lana blu, con due o tre pellegrine (corte mantelline) una sopra l’altra.
Uno anziano, l’altro più giovane, attorniati e seguiti da ragazzini festanti, suonavano le loro allegre novene innanzi a ogni porta della città; si fermavano dappertutto: davanti alle botteghe, agli angoli delle vie, sulla soglia delle case, dove le famiglie erano raccolte attorno al focolare.
«Il più vecchio, dai capelli bianchi e dalla barba incolta, suonava la classica zampogna di legno di olivo a tre pive, stringendo l’ampio otre gonfiato fra il braccio destro ed il corpo; il ragazzo imbottava il piffero esile e snello fatto di olivo per metà e di ceraso per l’altra metà con la pivetta di canna marina». Dopo la suonata di ringraziamento, gli zampognari facevano una scappellata, salutando il capofamiglia con un «addio, sor padrò », con l’intesa di rivedersi l’anno dopo. «Il suono melanconico, dolce della zampogna ed il trillo stridulo ed allegro del piffero – racconta Tancredi – si spandevano per l’aria rigida sotto l’arco limpido del cielo».
La notte di Natale, con un certo anticipo sulla funzione sacra, donne e ragazzi, con sedie e sedioline impagliate, portate sulla testa o sotto il braccio, si avviavano verso la Basilica di San Michele, dove una folla immensa si pigiava, urtandosi lungo la scalinata di ottantotto gradini e dietro la Porta del Toro ancora chiusa.
Essa veniva spalancata solo quando, dal antico campanile angioino, le grosse campane spandevano il loro armonioso suono. La millenaria Grotta in pochi minuti era gremita di gente. Tancredi ci visualizza l’idea di quello stare tutti insieme, accalcati nella Sacra Grotta: «In questa Santa Notte nella Reale Basilica fermentavano gli amori in un dolce contatto di fianchi, di braccia, di piedi. Saltavano inevitabilmente gli austeri e puritani tabù di quel tempo, che impedivano ai giovani innamorati di stare a stretto contatto fisico.
Gli zampognari suonavano la pastorella, sulle note della bellissima pastorale di Bach.
Questa semplice melodia commuoveva profondamente vecchi e giovani. Toccava soprattutto la sensibilità, ed ogni fibra, delle popolane brune e fiorenti».
L’intuizione fu del compianto Filippo Fiorentino, splendido educatore, intellettuale lucido e lungimirante. La intuì da Garganico doc. E come tutte le intuizioni sono geniali perché semplici e semplici perché geniali. Che altro si può dire quando si intuisce di una “Città Gargano”? Semplice e nello stesso tempo geniale. “Il Gargano – chiosava Fiorentino – in fondo è una città dove i nostri paesi non sono altro che i suoi quartieri”.
Può sembrare un utopia, ma non lo è affatto in quanto non sarebbe certo irrealizzabile, ad esempio, un divertimentificio nel “quartiere Rodi” (perché aiutato dalla sua viabilità). E che dire del turismo economico, congressuale alle porte del Gargano cioè nel “quartiere Manfredonia”. Poi i “quartieri residenziali” per intenderci una sorte di Nottigh Hill, Beverly Hills, Bois de Boulogne a Vieste, Peschici, Vico. La marcata tradizione a Carpino, Ischitella, il turismo lagunare di Cagnano; quello agreste di Sannicandro, senza dimenticare quello religioso di San Giovanni Rotondo o Monte Sant’Angelo. Dulcis, ma non in fundo, il mare e i bagliori delle Isole Tremiti. Eccola la “Città Gargano”, semplice e geniale, come solo qualche mente eccelsa può abbracciarla con la sua acuta immaginazione.
Gargano, una città in continuo movimento e fermento. Un sogno? Certo, fin quando si continuerà a parlare in nome e per conto del proprio campanile. Eppure a portata di mano e di bocca visto che mai come in questo periodo è tutto un passaparola “sistema”. Lo si invoca ad ogni piè sospinto, ad ogni latitudine e longitudine del Promontorio. Si evoca e si augura la “Città Gargano”, le categorie imprenditoriali che la auspicano strizzano l’occhio ad un altro mito: la destagionalizzazzione.
Il mercato globale bussa alla porta, impone una sterzata e, solleticandoci un po’, ci fa scoprire che un brand, un marchio unitario, un segno riassuntivo esiste ed è quello garganico.
Non si diceva fino a qualche tempo fa che la Puglia era nel Gargano? Cosa manca? Il coraggio di osare. Non possono essere solo i problemi ad accomunarci, quasi a formare solamente un minimo comune denominatore di negatività: rifiuti, sanità, viabilità, solo per citare i più eclatanti. Non possiamo continuare a sgranare gli occhi quando sentiamo parlare di “Grande Salento” e sentirci degli eterni incompiuti o figli di un Dio minore.
Può essere questa nostra economia a sospingere le lancette dell’orologio verso la sveglia della “Città Gargano?” Ipotesi azzardata, se non destituita di fondamento. Anche perché un finissimo pensatore oltre che statista come Churchill ci ammoniva, giustamente, che l’economia era troppo importante per lasciarla trattare agli economisti. E da sola l’economia non spiega nulla dei cambiamenti in atto e di quelli possibili se la stessa non si affida alla partoriente cultura.
Come non intuirlo se si scrutano a fondo e non solamente in superficie fenomeni come la formula della Coca Cola, dell’orologio Swatch o l’eruzione telematica di Bill Gates e della sua Microsoft o anche il motore di ricerca Google. Appaiono in forma di numeri e/o di algoritmi, ma impossibili da concepire senza il fondo di un’idea, di un approdo dello spirito di finezza (l’esprit de finesse di Pascaliana memoria) che ha poco a che spartire con la mera logica aritmetica tipica dell’economia. Ecco dunque il grimaldello, la chiave di volta. Se il nostro turismo non assume quei connotati, ahinoi, resta solo compravendita di posti letto. Ma di emozioni, intuizioni, modelli di sviluppo nulla, solo la promessa di consegnarsi ad un chissà quale viaggio sabbatico nella riflessione. Ma la modernità corre troppo veloce e di tempo per riflettere ce ne poco. Tranne per i finissimi d’ingegno come Filippo Fiorentino, garganico fino in fondo.
Ecco allora lo spunto per la proposta/provocazione fatta da Ondaradio.
Rifacendosi così a questo prestigioso méntore, nelle migliori tradizioni, quando a fine anno si tracciano i consuntivi, la redazione giornalistica di Ondaradio, ispirandosi alla sua linea editoriale racchiusa nello slogan “per le vie della Città Gargano”, ha indetto da quest’anno un sondaggio/inchiesta fra gli abitanti del Gargano.
Ad un ampio gruppo di garganici è stato chiesto di indicare quale fra i sindaci dei Comuni del Gargano nord (ovvero Vieste, Peschici, Rodi, Vico, Ischitella, Carpino, Cagnano, Sannicandro, Isole Tremiti) fosse stato percepito nel corso del 2008 come quello che meglio avesse rappresentato/operato per una (per ora) virtuale/ideale “Città Gargano”.
Questa sorta di sondaggio/inchiesta, partito il 15 ottobre 2008 e terminato lo scorso 15 dicembre, pur non volendo avere parvenze di scientificità statistica, ha interessato una selezione di ascoltatori di Ondaradio, per un totale di 600 contatti distribuiti proporzionalmente fra le varie località (“vie della città Gargano”).
Due le domande proposte.
La prima per l’indicazione diretta del sindaco prescelto:
1) “Tra i sindaci di Vieste, Peschici, Rodi, Vico, Ischitella, Carpino, Cagnano,
Sannicandro, Isole Tremiti chi vedrebbe come sindaco di una “Città Gargano”
di cui tutti i Comuni ne sono i quartieri?”
La seconda per delineare la caratteristica peculiare che aveva portato a tale scelta:
2) “Ha scelto quel sindaco perché:
– ha spinto di più per una “Città Gargano” (A)
– ha mostrato più attenzione all’identità garganica (B)
– si è mostrato meno campanilista (C)?”
Al termine del rilevazione, questi sono stati i risultati:
domanda 1 domanda 2
(A) (B) (C)
1) Luigi Damiani 27% 65% 24% 11%
(Vico)
2) Peppino Calabrese 18% 27% 58% 15%
(Isole Tremiti)
3) Costantino Squeo 14% 32% 65% 3%
(Sannicandro)
4) Ersilia Nobile 13% 30% 62% 8%
(Vieste)
5) Mimmo Vecera 9% 28% 65% 7%
(Peschici)
6) Carmine D’Anelli 7% 36% 58% 6%
(Rodi)
7) Nicola Tavaglione 5% 25% 68% 7%
(Cagnano)
8) Rocco Manzo 4% 24% 71% 5%
(Carpino)
9) Pietro Colecchia 3% 28% 62% 10%
(Ischitella)