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Antonio Basile (Ufficiale)

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COMINCIAMO A PERDERE COLPI!

“Strane” considerazioni e “cervellotiche” riflessioni – seguite alla lettura della cronaca dell’ultimo Consiglio Comunale di Peschici – informate a una sola sintesi: “Non ci capiamo più niente!”
Di Piero Giannini da http://www.puntodistella.it

Cominciamo a perdere colpi! Sarà l’età, tipica di chi inizi, ormai ampiamente disincantato e in parte deluso da quanto sopportato nella vita, a prendere le distanze da ciò che lo circonda; sarà che non riusciamo più a entrare in sintonia coi meccanismi moderni regolatori della new economy e di tutte le altre diavolerie della ditta “Globalizzazione & Co.”, sarà il nostro forse tutto personale ‘modus’ di affrontare l’esistenza (o nero o bianco, off limits il grigio), sarà quel che sarà… ma non ci capiamo più niente.

E non ne siamo in grado specialmente quando un progetto, di cui si fanno risaltare più le negatività che gli aspetti positivi, venga… approvato! Della scelta del nuovo – che poi tanto nuovo non è – sito che dovrà accogliere la prossima “zona 167” del Comune di Peschici si dice, in pieno Consiglio comunale, peste e corna…

[aperta parentesi – ELENCHIAMO:
1. 1. l’ha “indicato” la giunta passata a miglior vita nell’aprile del 2008 (e questo già depone a sfavore della scelta: s’è mai vista una nuova Amministrazione che accetti progetti e programmi di chi l’abbia preceduta? E… “honni soit qui mal y pense”)
2. 2. non è localizzato nelle immediate vicinanze del paese cui deve servire quale satellite esistenziale
3. 3. costringerebbe i prossimi abitanti a tour de force per: accompagnare i figli a scuola, andarli a riprendere, portarli in palestra o al catechismo o al doposcuola e andarli a riprendere, e per: approvvigionarsi di beni di prima seconda terza necessità, frequentare salotti, templi sacri, amicizie, bar, circoli, rispondere a chiamate cui non poter rinunciare, contattare uffici comunali, postali, sindacali, sanitari, varia assistenza
4. 4. si trova su terreni privati quindi soggetti a esproprio
5. 5. questi stessi terreni sono una landa abbandonata da agricoltori-coltivatori-co

ntadini in quanto “alluvionale” (basti dare un’occhiata alla foto: l’antico ingresso di un tempio benedettino della zona “sotterrato” per metà della sua altezza)
6. 6. questi stessi terreni sono a un passo di via da un monumento storico – abbandonato e schernito quanto si voglia ma sempre monumento storico – “vincolato” dalla Soprintendenza dei Beni Culturali (dicembre 2007) presumibilmente anche nella “zona di rispetto” (PRECISANDO CHE TALE CONDIZIONE NON E’ STATA MINIMAMENTE SFIORATA NEL CORSO DELLA DISCUSSIONE CONSILIARE!)
7. 7. sistematicamente, in inverni particolarmente piovosi, soggetti ad allagamenti per cui l’averli scelti diventerebbe antieconomico per comportare costi non più economici (come ispirato dalla stessa denominazione del piano di riferimento: PEEP = Piano Edilizia Economica Popolare) relativi alla sistemazione del sito, a meno di non vedere le prossime costruzioni “afflosciarsi” su se stesse, più o meno rovinosamente, erose dall’acqua piovana alle fondamenta (il cemento non è eterno) – chiusa parentesi]

… e invece cosa succede? Votano TUTTI SI’, minoranza al traino! Compreso chi dichiara di NON VOLERE la “167” in quella zona (leggi il consigliere d’opposizione Antonio Guerra, candidato sindaco nelle elezioni di aprile 2008 con la lista “W PESCHICI” – … ma proprio VIVA, anzi EVVIVA! – che fa capo in campo nazionale all’ITALIA dei VALORI… MA QUALI VALORI!?!) o chi, esplicitamente, parla di costi necessariamente “gonfiati” per effetto di parametri aggiuntivi che rendono il sito non appetibile nemmeno dalla più disastrata delle Amministrazioni o dal meno scafato fra i palazzinari italici o da chi sia nato ieri o da chi presuma di “fare un affare” nell’ignoranza più totale di cosa lo aspetti.

Alla luce di tutto ciò, ci concedete la possibilità di sussurrarci che cominciamo a non capirci più nulla? E se con noi stessi ci comportiamo in maniera così conciliante e permissiva, non altrettanto lusso ci riteniamo in grado di concedere a chi vada dietro al proverbio “chi disprezza compra”. A loro anticipiamo piuttosto – malauguratamente dovesse in futuro capitare una qualche disavventura, che non stiamo qui neanche a esemplificare – “non dite poi che non ve l’avevamo detto!”

PS – Abbiamo esordito scrivendo: “Cominciamo a perdere colpi”. Al termine non siamo più tanto sicuri di… essere i soli!

E l’Abbazia di Kàlena?

Riflessioni seguite alla notizia di lotti da edificare nella piana di Kàlena a Peschici

Di Michele Eugenio Di Carlo
Vieste, 18 gennaio 2009

E l’Abbazia di Kàlena?
A chiunque giunga a Peschici da Vieste, percorrendo la strada interna, Kàlena appare maestosa, padrona del cielo e della terra, compiutamente adagiata nella sua solitudine, così come l’hanno voluta i suoi ispirati e audaci costruttori, così come i secoli passati l’hanno pietosamente conservata, così come artisti di pregio l’hanno rappresentata, così come fotografi di fama l’hanno immortalata.
Rilevanti il paesaggio agreste e il contesto paesaggistico da cui Kàlena emana i suoi bagliori ricchi di cultura e di storia millenaria, quanto la stessa autorevole e simbolica costruzione, quanto la magia che la avvolge nel mistero dei tempi andati, quanto le emozioni che il luogo della memoria
suggerisce a chi sa leggere nelle sottili trame di un misticismo indelebile.
Più in là, verso la spiaggia, laddove l’insostituibile ma distrutto sistema delle dune, in perenne e precario equilibrio tra acque, venti e sabbie, doveva pur rappresentare un’altra delle autentiche meraviglie della natura garganica, solo caos, cementificazione disordinata, speculazione edilizia, devastazione di un territorio offeso, oltraggiato, a marcare un raccapricciante comune denominatore nel nostro Gargano meraviglioso, non più “sperduto”, semplicemente perso.
Ma come salvare l’Abbazia se non si rispettano il paesaggio, l’ambiente, la peculiarità e l’identità del luogo?
E per salvare Kàlena non è stato ancora posto un vincolo paesaggistico anche nelle sue adiacenze?
Se così è l’Abbazia di Kàlena si appresta a seguire il triste destino che incombe sui tanti luoghi della memoria.
Un destino legato, qui come altrove, a comunità umane svuotate dalle antiche ambizioni culturali che, spesso e più volte nella storia, hanno consegnato alla nostra penisola la fama universale di centro di cultura e di arte. Cultura e arte che qui, nel nostro Gargano, hanno origini antiche e tradizioni consolidate, che anche l’uomo protostorico seppe esprimere e rappresentare, degnamente, sempre con rispetto, comunque con amore.
E se in una notte di stelle e di tramontana, vi dovesse capitare di sostare davanti all’Abbazia, chiudete gli occhi, e ascoltate il canto del mare e del vento sussurrare quiete e pace all’anima.
E oltre la selvaggia febbre edilizia dell’uomo, tutto proteso verso un’assurda modernità dal sapore aspro e amaro di un’identità perduta, sentirete quasi un canto gregoriano provenire dall’ Adriatico “aperto” al sole che nasce. Dove da sempre moltitudini di esuli preganti giungevano alla “Terra promessa”, accolti e rifocillati verso una “nuova rinascita”.
E Kàlena fu edificata lì, solitaria, a testimoniare la cultura dell’accoglienza dei discendenti garganici di Noé, quasi a tramandare nella notte dei tempi le voci greche, diomedee, omeriche, alla fonte delle nostre origini.
E nessuno, nemmeno l’edificazione della piana di Càlena, il colonnato alla “Mancina”di Vieste, la lottizzazione della Necropoli di S. Nicola, l’aggressione alla spiaggia di “Chiancamasitto”, le tante sopraelevazioni nei nostri centri storici, i tanti paesaggi perduti …. ,a passo fermo e socchiuse le palpebre, potrà impedirci di sentire quella nenia antica salire dalle onde.
Voce del passato, sempre presente, mossa a pietà e supplicante, affinché si liberi oltre il mare, ancora una volta, libero e forte, il nostro “grido di dolore”. A richiamare la memoria, a ripensare la storia, a seguitare le tradizioni.

RECUPERATI RESTI DI GUERRIERO DAUNO DEL IV SECOLO A.C.

SAN SEVERO. I resti di un giovane guerriero dauno vissuto presumibilmente nel IV secolo avanti Cristo, insieme a numerosi reperti archeologici di vario genere, sono stati recuperati il 14 Gennaio durante scavi eseguiti in territorio di San Severo da personale della Soprintendenza archeologica di Bari. L’operazione è stata condotta dal comando provinciale della Guardia di finanza di Foggia. Nell’area degli scavi, che in precedenza era stata presa di mira dai tombaroli, sono venute alla luce alcune tombe e in una di queste i resti del guerriero. Si tratta di parti dello scheletro, dell’intera dentatura inferiore e di parte di quella superiore, nonchè delle punte di bronzo di due lance che facevano parte del corredo funerario. Secondo le prime valutazioni degli esperti, è un rinvenimento eccezionale dal punto di vista archeologico.

da Teleradioerre
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I dialetti d’Italia in versi ,bandita la VI edizione del Premio Nazionale

Il Comune di Ischitella (FG), in collaborazione con l’associazione Periferie, bandisce la VI edizione del Premio Nazionale di poesia in dialetto “Città di Ischitella-Pietro Giannone”.

Partecipazione e scadenza. Inviare una raccolta inedita (minimo 20 – massimo 40 pagine, max 30 versi per pagina) di poesie in dialetto (con in calce la traduzione in lingua italiana).

Spedire n. 10 copie dattiloscritte, con le generalità complete, il numero telefonico ed eventuale e-mail a: Comune di Ischitella – Segreteria del Premio nazionale di poesia in dialetto – via 8 settembre 71010 Ischitella (FG). Le copie dovranno pervenire entro il 31 maggio 2009 (fa fede il timbro postale).

Quota adesione. Nessuna. La partecipazione è gratuita.

PREMI:I Premio: soggiorno di 7 giorni nel Comune di Ischitella per 2 persone a spese della Amministrazione Comunale e pubblicazione del manoscritto in 500 copie, a cura delle Edizioni Cofine di Roma.
Il premio dovrà essere ritirato personalmente (pena l’esclusione) nel corso della Premiazione.
II Premio: soggiorno gratuito di 4 giorni per 2 persone.
III Premio: soggiorno gratuito per un week-end per 2 persone. Alcuni testi tratti dalle raccolte vincitrici saranno pubblicati sulla rivista di poesia “Periferie” e sul sito www.poetidelparco.it 

Premiazione. Avverrà il 13 settembre 2009 ad Ischitella, con la partecipazione del vincitore. I risultati saranno resi noti attraverso la stampa ed altri canali di informazione e sul sito www.poetidelparco.it 

La giuria è composta da: Franzo Grande Stevens, Presidente onorario, Dante Della Terza, Presidente, (Università di Harvard e Napoli), Rino Caputo (Università di Roma Tor Vergata), Giuseppe Gaetano Castorina (Università Roma La Sapienza), Franco Trequadrini (Università L’Aquila), Achille Serrao (scrittore e poeta), Cosma Siani (Università di Cassino), Francesco Bellino (Università di Bari), Franca Pinto Minerva (Università di Foggia), Vincenzo Luciani (poeta).

Patrocini: Comune di Ischitella, Regione Puglia, Provincia di Foggia, Ente Parco Nazionale del Gargano, Eurolinguistica Sud, Rotary Club “Gargano”.

Per informazioni ulteriori tel. 06-2253179; e-mail poeti@fastwebnet.it 

Bracconaggio nel Parco Nazionale del Gargano

Le foto allegate dimostrano come l’attuale assetto della vigilanza nelle aree umide del Parco Nazionale del Gargano non è in grado di arginare l’annoso problema del bracconaggio.

Foggia. Le foto allegate dimostrano come l’attuale assetto della vigilanza nelle aree umide del Parco Nazionale del Gargano, così come delle Riserve Naturali di Popolamento Animale dello Stato, quale è Frattarolo, non è in grado di arginare l’annoso problema del bracconaggio.

Bracconaggio ne Parco Nazionale del Gargano

Ormai questi “neri seguaci di Diana” possono cacciare impunemente di giorno, con a seguito cani e richiami vietati, in una zona 1 del Parco tra le più famose a livello europeo.

Recentemente su INTERNET (http://www.argonauti.org/forum/default.asp) sono apparse analoghe foto di cacciatori in barchino nella Riserva Naturale Orientale del Lago di Lesina, anche qui in zona 1 del Parco.

Questo problema è in gran parte dovuto alla non omogenea distribuzione dei comandi stazione dei Forestali.

Per esempio il comando stazione competente per le paludi sipontine è San Marco in Lamis, ad una distanza è tale da vanificare qualsiasi possibilità di prendere in flagranza di reato questi delinquenti, malgrado la buona volontà del Comandante della stazione.

Nei giorni festivi la situazione, se possibile, è addirittura peggiore: una volta segnalato l’abuso al 15.15 viene attivata la pattuglia reperibile che, nel caso di domenica 11/01/2009 era quella del Comune di Mattinata, con il risultato che ancora una volta i bracconieri l’anno fatta franca, visto il tempo necessario per l’arrivo in loco della pattuglia stessa.

I volontari del Centro Studi Naturalistici onlus hanno comunque provveduto a fotografare l’accaduto e ad inviare le foto alle autorità in modo da permettere l’eventuale riconoscimento dei bracconieri.

In ogni caso, ciò che ci preoccupa maggiormente è che se tutto questo avviene di giorno, cosa accade di notte nelle zone umide,  magari in fase di luna piena, quando gli uccelli migratori si muovono? Oppure, chi controlla le mattanze che “addirittura vengono con disgusto denunciate sottovoce dagli stessi cacciatori” nelle riserve private, Poco fuori il Parco?

Tutto questo non è degno di un paese civile, ribadiamo ancora una volta la richiesta di istituire un presidio stabile della  Forestale presso le Paludi Sipontine in modo da tutelare questi importantissimi scrigni di biodiversità.

Centro Studi Naturalistici ONLUS

Bracconaggio o non Bracconaggio per noi, Crono e Abasile, la caccia per divertimento costituisce comunque una barbaria – modifiche a cura di Antonio Basile

Zampogna 2009 all’anziano cantore garganico in rappresentanza di quella formidabile genìa dei Cantori di Carpino

Premio Speciale ‘la Zampogna 2009’ ad Antonio Piccininno

    Si rinnova a gennaio 2009 l’appuntamento con uno dei festival più importanti in  Italia nel panorama della musica popolare e world:

    La Zampogna – Festival di Musica e Cultura Tradizionale.

    L’appuntamento, giunto alla XVI edizione, coinvolge un numero sempre maggiore di studiosi, musicisti, liutai e pubblico, dimostrando quanto sia forte e in costante crescita, l’attenzione verso questo importante strumento della tradizione popolare italiana.

    Fitto è il programma delle attività che interessa diversi comuni dell’area del Sud Pontino (Maranola, Itri, Monte San Biagio e Lenola) dal 16 al 18 gennaio 2009.

    Tra gli ospiti e gli appuntamenti principali sono da segnalare la partecipazione straordinaria della Famiglia Boniface, storica famiglia di musicisti tradizionali valdostani, il focus sulle zampogne del versante appenninico, il concerto “Suoni sulle strade dei Briganti”, uno spettacolo originale commissionato e prodotto dal festival, e  il Premio Speciale “la Zampogna 2009” ad Antonio Piccininno, l’importante voce dei Cantori di Carpino. 

    Una vera e propria no-stop di tre giorni che vedrà avvicendarsi numerosi musicisti, giovani e anziani, italiani e stranieri, che animeranno i concerti, i seminari e gli incontri.

    Ma il Festival è anche l’occasione per avere un contatto diretto con alcuni tra i costruttori di strumenti musicali tradizionali più importanti della penisola. Una mostra-mercato di liuteria tradizionale sarà tra gli appuntamenti più rilevanti della rassegna, un’occasione unica in cui poter acquistare strumenti musicali, oggettistica tradizionale, attrezzi di uso contadino e pastorale.

    Nella serata di Domenica 19 gennaio sarà la volta del tradizionale Gran Concerto del Vespro “IL BORDONE SONORO” a Maranola (LT). A partire dalle 17.30, nella chiesa di SS. Annunziata, saranno in scena i musicisti dei Monti Aurunci, Ausoni e Mainarde,  e ancora tanti ospiti della tradizione. Sarà questa l’occasione in cui verrà consegnato ai CANTORI DI CARPINO il Premio Speciale “la Zampogna” 2009.

Aiutateci a ritrovare Alessandro Ciavarrella

Aiutateci a ritrovare Alessandro Ciavarrella

Monte Sant’Angelo – Non torna a casa da Domenica 11 Gennaio, quando uscì alle dieci del mattino per incontrare un amico. Quell’amico non l’ha mai incontrato.

Alessandro è un ragazzo di 17 anni di Monte Sant’Angelo. Alto circa 1,78 m. Indossava un giubbotto nero e jeans. È stato avvistato l’ultima volta verso le undici del mattino vicino al Byron Cafè di Monte Sant’Angelo.
Aiutateci a ritrovarlo: la sua famiglia lo cerca ormai da giorni, e si è appellata a noi.

Chiunque lo incontri o possa fornirci maggiori informazioni, è pregato di contattare:
ildiariomontanaro@gmail.com
329-7325279
348-6186056

Le energie vitali del Gargano, tra strofette e goliardia

L’incontro, promosso da "io sono garganico" apre nuove sinergie

Porticcioli Varano. Valutazione impatto ambientale in sanatoria?

Da archiviare secondo il PM Abuso d’ufficio in fatto d’impatto ambientale, per i lavori di sistemazione della strada lungo lago istmo di Varano. A giorni l’udienza al tribunale di Lucera

Il Pubblico Ministero chiede al GiP l’archiviazione del procedimento nei confronti del sindaco e del responsabile dell’U.T.C. di Cagnano Varano in merito ai “lavori di sistemazione della strada lungo lago istmo di Varano”, dopo che l’area e il cantiere sono stati sottoposti a sequestro circa un anno fa, a seguito dell’intervento dell’Ufficio circondariale marittimo di Vieste in collaborazione con l’Ufficio locale marittimo di Rodi G.co.
Motivi del sequestro: “occupazione e costruzione abusiva sul suolo demaniale marittimo e nella fascia di rispetto dei trenta metri dal limite demaniale marittimo senza la prevista autorizzazione rilasciata dell’autorità competente”; “deviazione di acque e modificazione dello stato dei luoghi-invasione dei terreni-danneggiamento”; “opere eseguite in assenza di concessione, in zona sottoposta a vincolo paesistico, ambientale”; “violazioni di norme in materia ambientale”; “violazioni concernenti le prescrizioni minime di sicurezza e di salute nei cantieri temporanei o mobili”.
I lavori ordinati dal comune di Cagnano Varano, sono stati eseguiti a fine novembre 2007. Il progetto è stato avversato dai pescatori, ma soprattutto mancava dei pareri previsti dalla normativa ambientale per opere e manufatti ricadenti in area SIC (siti di importanza comunitaria), ZPS (zone protezione speciale) e aree naturali protette (Parco).
Mancano altresì il parere demaniale e le istanze motivate di esproprio, per cui alcuni pescatori hanno esposto denuncia nei confronti del committente (comune di Cagnano Varano).
In fase di esecuzione dei lavori, sono state violate le norme in materia di smaltimento rifiuti. Tantè che esiste una comunicazione trasmessa alla Procura della Repubblica di Lucera in cui si ravvisa un reato “… nella movimentazione del terreno e nei riempimenti di alcune zone del lago venivano impiegati [infatti] materiali di scarto di reti di plastica, legname, copertoni, materiale plastico di vario genere e rifiuti vari”. C’è chi dice di avere visto sotterrare nel lungo lago addirittura resti di amianto.
Il rilascio dei pareri previsti per la realizzazione di un’opera pubblica deve essere propedeutica alla sua cantierizzazione. Tra i pareri, meritevoli di attenzione: l’autorizzazione del Parco Nazionale del Gargano e la determina obbligatoria di V.I.A. (valutazione di impatto ambientale) dell’assessorato all’ambiente. La V.I.A. è una procedura complessa, finalizzata “ad informare e a rendere partecipi i cittadini nei confronti degli interventi che interessano il territorio e le loro condizioni di vita. Essa prevede tra l’altro, il deposito presso il Comune, la Provincia e l’Assessorato all’ambiente del progetto e del S.I.A. (studio di impatto ambientale) dell’opera da realizzare; la pubblicazione su due quotidiani (uno nazionale e locale), sul Bollettino Ufficiale Regione Puglia a inizio e a fine istruttoria, potendo accogliere il parere dei cittadini. Un iter che richiede diversi mesi di tempo.
“Le procedure di V.I.A. hanno lo scopo di prevedere e stimare l’impatto ambientale dell’opera o intervento, di identificare e valutare le possibili alternative, compresa la non realizzazione dell’opera…”. Nel progetto di sistemazione della strada lungo lago di Varano, osteggiato da pescatori e residenti, tali procedure non sono state espletate preventivamente, come può, quindi, il PM sorvolare e chiedere di archiviare il caso, adducendo il motivo che non ci sono prove a supporto del rinvio a giudizio degli implicati (il responsabile del procedimento, il committente comune di Cagnano Varano e il direttore del cantiere)?
È vero che col tempo, l’Amministrazione di Cagnano ha ottenuto due autorizzazioni: a) la valutazione d’incidenza dell’Assessorato all’Ambiente Settore Ecologia della Regione Puglia (20 Marzo 2008, Modugno), a circa un mese dal sequestro, parere comunque insufficiente sulla base dell’art 4 comma 3 L.R. 11/2001 (a cui fa rif. l’assessorato all’ambiente nella valutazione d’incidenza prodotta), in quanto l’interverno ricade in area protetta; b) l’autorizzazione rilasciata dall’Ente Parco Nazionale del Gargano, sebbene condizionata da alcuni paletti, tra cui “che i materiali di risulta vengano conferiti in discariche autorizzate, a distanza di un anno dall’inizio lavori.
Ciò nonostante, come può giustificarsi la richiesta di archiviazione di un caso nel quale non sono rispettate le norme recepite dalla Regione e riconducibili alla CEE, che prevedono il rilascio dei pareri prima della cantierizzazione e non successivamente, quando impatti negativi sono stati già creati e l’habitat pregiudicato?
Di fatto, l’intervento di risistemazione e pulizia della strada lungo lago ha stravolto il delicato equilibrio costiero, minacciato da sesse, maree, venti e moto ondoso. Sono stati creati nuovi porticcioli affatto funzionali, rimuovendo quelli esistenti. Corposi sbancamenti di materiale allo scopo di allineare la strada, hanno prodotto una riduzione del livello di costa, causando l’inondazione dei terreni, l’erosione e l’impaludamento. In precedenti articoli, ho già evidenziato come l’opera non si sia dimostrata funzionale, peggiorando le condizioni dei frequentatori del lago, pescatori, turisti e altri fruitori occasionali, innescando problematiche di natura idrogeologica e contravvendo alle Direttive “Habitat”, recepite con il D.P.R. n° 357/1997. C’era, infatti, nell’area, un complesso sistema dunale, caratterizzato da vegetazione pioniera a Salicornia, che ora non c’è più (vedi blog Dina Crisetti). Un attento studio avrebbe potuto conservare tale complesso sistema, armonizzandolo con l’intervento oggetto di queste riflessioni.
In una nota, datata 4/12/2008, il responsabile U.T.C. del comune di Cagnano Varano, con sollecitudine dichiara “che i lavori devono essere completati e rendicontati entro il 31/12/2008, pena la perdita del finanziamento”, lasciando intuire che bisogna affrettarsi con l’istruttoria.
Finanziamenti, che giustificherebbero la fretta di iniziare i lavori – nonostante il parere avverso degli operatori -, ma che in realtà pare non esistano. Infatti l’allegato 3 POR Puglia 2000-2006 Misura 4.16 dice espressamente che il progetto “completamento strada lungo lago sull’istmo isola Varano” proposto dal Comune di Cagnano Varano non è coerente con gli obiettivi previsti nella comunicazione (Prot. 36/SP/1385 del 7/08/2007). Motivo di esclusione, il “non dichiarato avvio iter, né ottenimento di autorizzazioni ambientali, seppur necessarie”.
Il sindaco di Cagnano invece, nel disporre l’esecuzione dei lavori, dichiara che il nostro Comune “è titolare di un finanziamento da parte della Comunità Europea P.I.S. n°15 Misura 4.16”. Lo stesso finanziamento dal quale sarebbe [è] stato escluso?
I dubbi, a questo punto, sono diversi. Perché le autorizzazioni ambientali ritenute “necessarie all’istruttoria” da parte di chi ha visionato il progetto, escludendolo dal finanziamento, non sono considerate tali dall’Assessorato all’Ecologia, che, a un anno dal sequestro, rilascia una valutazione d’incidenza favorevole?
E soprattutto, perché un’Istituzione come quella comunale, ordina “opere abusive”, aprendo i cantieri, senza i preventivi pareri o autorizzazioni? Perché Ente Parco e Regione rilasciano pareri indispensabili, propedeutici all’intervento, soltanto ex post? Perché il PM chiede l’archiviazione del caso?

Leonarda Crisetti

Il Gargano ce la farà? Chi vivrà vedrà. La direzione da seguire mi sembra chiara

di Franco Salcuni, da "l’Attacco" del 9 gennaio 2009

Foto di Biagio Salcuni, classe 1994.
I tetti di Monte Sant’Angelo

Primo, evitare gli errori del passato. Il Gargano è stato devastato dalla speculazione edilizia. Il cemento non è la soluzione, nè il mezzo. Occorre esplorare altre strade. Partire, forse, dalla vitalità del cosiddetto privato sociale. Potrebbe essere un inizio, ma non basta. Per usare una metafora da new economy, occorre investire sul software, cioè sui programmi, e non solo sull’hardware, ovvero sulla macchina, sulle strutture o infrastrutture. E’ vero, le strade, gli alberghi, le case. Ma se tutta la politica si concentra solo su quello ci ritroviamo solo case, strade, alberghi. E ci perdiamo, l’ambiente, l’identità, la cultura, la coesione sociale, gli abitanti e i turisti.

E poi quali sono le vere infrastrutture di cui il Gargano ha bisogno? Il divario digitale l’abbiamo colmato? Il sistema della viabilità lenta, dopo anni di parco nazionale, a che punto sta? I servizi sociali e formativi in che condizioni sono? Il sistema culturale locale come è organizzato? A che punto è il sistema turistico locale? Il Parco nazionale del Gargano quanta strada deve ancora fare per dirsi una realtà vera, presente, capace di guidare il Gargano e non solo farsi guidare dalle dinamiche politiche consolidate? Anche queste sono infrastrutture. Qualcuno ci sta lavorando?

Occorre fermare l’emorragia dei garganici. Vanno via. Soprattutto i giovani. Vanno via per cercare un lavoro o per studiare. E poi non tornano. Quelli che restano spesso soffrono. E non investono sul territorio. Né energie, né attenzioni, né denaro. Capitale sociale esportato e mai più disponibile. Le associazioni, quelle che ancora resistono, lottano, producono idee, cultura e coesione sociale. Spesso sono sole e contro tutti. Le scuole formano i giovani, spesso affrontando il lavoro educativo con coerenza, correttezza, dedizione. Ma gli altri?

Le lobbies del cemento si sono impadroniti della politica. Si riesce solo a costruire. Anche se le procedure sono difficili, gli investimenti difficoltosi da mettere insieme, le dinamiche aggregative complicate da innescare. Le leggi contrarie. La politica lavora per superare tutte le difficoltà e fa i miracoli. Per il cemento.

Per le altre cose non si fanno miracoli. Ma neanche le cose minime. Quelle di buon senso, facili facili. Niente. Solo errori.

Basta guardare lo stato dei beni culturali. Sarebbe un errore assoluto (il male assoluto!) non dare priorità al restauro di Kalena sul piano strategico provinciale. Lo dico al sindaco di Peschici. Una persona che stimo. Peschici ha bisogno di ripartire da Kalena. Che sta crollando. Luogo simbolico della identità garganica. Della sua storia. Perchè Kalena è diventata, negli anni, un mistero più intricato dei segreti di Fatima? A me le cose sembrano semplici. Più semplice che costruire un porto, un aeroporto, l’ennesimo villaggio turistico. Kalena è la priorità.

Come lo è il centro storico di Vico del Gargano. Il centro storico è la ripartenza per quella comunità e per il Gargano intero. L’albergo diffuso, la cultura, l?identità di quel pezzo di territorio vale molto di più di un nuovo quartiere, di un nuovo albergo.

Lo è il centro storico di Monte Sant?Angelo, attenzionato dall’Unesco. Scommettiamo che sul Piano strategico provinciale il Comune di Monte Sant’Angelo dirà che per il futuro della città Dell’angelo è più importante la piana di Macchia che non il suo centro storico, i suoi monumenti, il suo santuario? Dopo i proclami della retorica Unesco noi aspettiamo la prova dei fatti. Che cosa sarà finanziato con i soldi di Capitanata 2020? Il centro storico o la piana di Macchia per creare i presupposti per una nuova ondata di cemento? L’ennesima, che allontana schifati i turisti e i giovani cittadini?

Le associazioni e la cultura del Gargano devono cominciare a parlare chiaro. La discussione nominale su cosa è Gargano e cosa non lo è, non mi appassiona. Piuttosto mi sembra una stupida perdita di tempo. Vorrei che il mondo del privato sociale, le donne e gli uomini di cultura, il mondo dinamico della informazione e della comunicazione, il sistema delle imprese della qualità, che sul Gargano non è maggioranza, ma esiste eccome in agricoltura e nel turismo, dica chiaramente a se stesso e agli altri se questo Gargano, governato con una mentalità vecchia, è pronto a voltare pagina.

Certo, a risvegliarci dal sogno di un Gargano diverso ci sono i morti ammazzati. Cui la codardia delle istituzioni locali non risponde neanche con una parola, chiara, semplice e gridata con forza. Di condanna. Solo un assordante e tragico silenzio.

IL MIO NOME E’ GARGANO… “GARGANO OLTRAGGIATO”

COMUNICATO UFF. STAMPA ASS. CULT. “PUNTO di STELLA”
di piero giannini

Riflessioni “in libertà” a margine dell’incontro del 9 gennaio completate da una pro-posta: organizzarne un secondo convocando quelle realtà associative sfuggite per un motivo o per l’altro al primo setaccio

Siamo stati convocati a Vico del Gargano, ospiti della “consorella” Io sono Garganico insieme a presidenti e portavoce di altre realtà associative garganiche attive sul territorio. Ci siamo conosciuti (qualcuno usa un verbo più colorito: “annusati”). Ci siamo stretti la mano (c’è stato anche chi si è scambiato un abbraccio). Ci siamo parlati. Ci siamo confrontati. Ci siamo guardati negli occhi man-cando di evitare gli sguardi inquisitori della serie “ma chi c… sei!”
   Qualche esponente di Associazione meno navigata ha già chiesto lumi e conforto (nel senso: dammi un’idea per la mia prossima iniziativa), qualche altro ha voluto “fare il maestro” (capita sempre, in un gruppo appena costituitosi, il personaggio che aspiri a diventare “leader del branco”, come per i lupi, tanto per dire, ma non accadrà nella circostanza in questione visto che nel dna dei presenti la leadership è sacra), qualche altro ancora ha voluto buttarla sul politico ma si è subito ri-preso (notando la scarsa accettazione della velata proposta) calando l’asso della alternatività alle i-stituzioni e non della loro sostituzione. Altri ancora hanno espresso la volontà di non voler morire e hanno chiesto aiuto. E altri, infine, hanno reso comuni le diverse “armi” a disposizione.
   Conclusione: nessuno ha taciuto, nessuno è rimasto all’ancora, nessuno si è messo nella scia, nes-suno si è posizionato al traino di questa o quella realtà associativa. E nessuno ha manifestato un per-sonale obiettivo che non sia stato possibile accomunare all’obiettivo degli altri. Un obiettivo che ha un solo referente: basta con la sopraffazione, basta con l’inerzia, finito il tempo di attesa della man-na, finite le decisioni a pioggia – scarse e tante volte inconcludenti – di chi sia chiamato a regolare il traffico, comportandosi poi da “vigile” poco accorto e sprecone.
   Ma su tutto l’ambaradan voluto e creato da “Io sono Garganico” spicca l’ultima (ma non definiti-va) considerazione: sembrava che la riunione si effettuasse fra gente che si conosceva da una vita, che sapesse le intenzioni del vicino e le avesse già esaminate con lui in decine e decine d’incontri. Un feeling apparso subito esaltante e provocatoriamente positivo avviato sulla corrente continua di un fil rouge che via via si è andato arroventando fino al punto da spingere qualcuno a saltare un passaggio e rivolgersi a soluzioni che necessariamente dovranno venire col tempo, quasi a voler bruciare le tappe di un percorso che per necessità sarà lento… ma inesorabile.
   Un vecchio detto sentenzia: “Chi vivrà, vedrà”, ma se il futuro nasce su un rendez-vous in cui si sono rivelate e rilevate una confluenza e una convergenza di intendimenti quali quelli del 9 gennaio scorso (data memorabile nella storia del Gargano, da inserire in quel particolare calendario che fra cent’anni scriverà cosa sia successo in questo giorno), ci sarà poco da… vedere. Quanto si doveva “vedere” lo si è visto il 9 gennaio: la voglia di “cambiare”, la volontà di interrompere e stoppare un processo di inaridimento apparso all’orizzonte con modalità subdole e rischiose, la ferma decisione di non subire.
   Cattive “politiche”, calamità naturali, mancati o errati ricambi generazionali, solchi perversi scelti per necessità e diventati “norma”, hanno favorito il processo di cui sopra. Ma ora sul suo avanzare si è frapposto un fusto di patriarca vegetativo caduto sulla strada per aver subìto l’onta di essersi vi-sto “bruciare” le radici, di aver assistito all’offesa del rogo delle proprie colonne portanti. Un tronco possente e straordinario, difficile da spostare, la cui imponenza abbattuta reclama giustizia. Ha an-che un nome questo patriarca: si chiama “Gargano Oltraggiato”.

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