Articolo tratto da Puntodistella.it
Foto di Rocco Miucci
C’erano una volta tra Peschici e Vieste, passando per Cala Lunga, pinete d’Aleppo e di pino marittimo, boschi di querce e di rosmarino, ulivi secolari. Il Gargano ha conosciuto, il 24 luglio del 2007, l’inferno della follia umana: mani e menti assassine hanno incenerito pinete, boschi e ulivi. Oggi c’è un cimitero. Sento pietate per il paesaggio perduto, disprezzo per i piromani, vergogna per le istituzioni. A futura memoria a tutti dico: incollate le orecchie alla terra e ascoltatene le grida, perché il paesaggio è lì a ricordarci la vita. Proteggiamo il paesaggio, il paesaggio come un buon libro da piacere: è cultura, è memoria, è la vita stessa in questo tempo di apocalisse già annunciata.
Il Gargano avrà un futuro solo se saprà liberarsi da coloro che antepongono il proprio profitto al bene comune, da quanti hanno elevato a dogma "chi me lo fa fare, tanto non cambia mai niente", da un ceto politico colpevole perché senza idee né progetti. È bastevole guardarsi attorno per accorgersi del nulla realizzato per migliorare la vita di questa terra: la Comunità Montana, il Parco Nazionale, i Comuni, la Provincia, la Regione non ingoiano solo soldi, ma le speranze stesse di questa terra.
Governatore Vendola, "la natura dei problemi" della Puglia e del Gargano – terra dimenticata il Promontorio – non sta né nei numeri né nelle statistiche, ma nella mancanza di futuro dei giovani, nel saccheggio del paesaggio, per anni le istituzioni sono state incapaci di impedire che ulivi e carrubi secolari venissero sradicati. Una tratta ingiuriosa e abietta, una mancanza di pietàs che è profanazione. Il Gargano e il Meridione d’Italia si salveranno se lo Stato, anziché stanziare soldi, imporrà regole; risorgeranno se ritroveranno l’orgoglio della propria dignità; se impareranno a fare affidamento sulle proprie forze e intelligenza. Avranno un futuro se si libereranno da mafie e assistenzialismo, veleni che corrompono e corrodono menti e anime.
La mia è una voce – la voce di un poeta di per sé conta poco – se ad essa se ne sommeranno altre, un altro vivere sarà possibile e più nessuno dirà: c’erano una volta boschi, pinete e ulivi secolari nel Gargano.
Carlo d’Altilia
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