A Tivoli, presso le Scuderie Estensi di piazza Garibaldi, alle ore 21 di sabato 15 marzo, per iniziativa dell’assessorato alla cultura dell’amministrazione comunale, concerto di Otello Profazio, l’antesignano del folk-revival in Italia che, da più di mezzo secolo, costituisce un fenomeno unico nel panorama della musica popolare.
Il concerto sarà aperto da Vincenzo Santoro che presenterà il volume con due cd allegati Otello Profazio che, con una lunga intervista, un’antologia di scritti dedicati alla sua opera da autori come Carlo Levi, un ricco apparato di immagini e un’ampia selezione del suo repertorio contenuta nei due cd allegati, ripercorre la carriera di questo straordinario interprete delle tante anime del Meridione.
Quando Profazio iniziava la sua carriera artistica, il festival di Sanremo contava infatti tre anni di vita, i dischi erano a 78 giri e la televisione non era ancora nata. Dell’Italia vera, ingombra delle macerie della guerra e flagellata da un’emigrazione biblica, poco o nulla trapelava nelle canzoni dell’epoca, dominate da amori struggenti e “papere e papaveri”. Con una precisa intenzione demistificante, il suo esordio discografico, ‘U ciucciu, cantava invece le vicende di un uomo che, ancor più della moglie, rimpiangeva il suo asino, animale per definizione prosaico e legato al mondo della terra. Iniziava così una carriera originalissima che, nel corso dei decenni, si sarebbe mantenuta sempre fedele alla sua vocazione originaria. La fantasia visionaria delle storie e leggende del Sud, il fatalismo di contadini traditi dalla storia hanno così trovato un moderno cantastorie capace di coniugare impegno e ironia ma anche di esaltare pagine di grandissima poesia, come è avvenuto soprattutto nella collaborazione con Ignazio Buttitta. Nell’incontro con il grande poeta siciliano confluivano i temi di un’irripetibile stagione di impegno meridionalistico inaugurata da Carlo Levi con Cristo si è fermato a Eboli. Il dramma dell’emigrazione, le lotte dei braccianti per la terra e il flagello della mafia entravano a far parte del repertorio del canto popolare, in una concezione viva e attuale e non più sterilmente museale del folklore. L’appassionata fede comunista dell’uno e l’individualismo libertario dell’altro si combinavano alla perfezione nel segno di una convinta adesione all’immaginario popolare e della comune passione per il mondo dei cantastorie.
L’estraneità delle masse meridionali allo Stato unitario è, in ogni caso, il tema dominante dei lavori di Profazio, a partire da Il brigante Musolino del 1963, una sorta di autobiografia in musica dell’ultimo dei briganti, fino a L’Italia cantata dal Sud, un’organica controstoria d’Italia in cui invettiva ed ironia si fondono mirabilmente senza mai scadere nella nostalgia reazionaria. Allo stesso clima è riconducibile anche Qua si campa d’aria, primo LP di musica popolare premiato con il Disco d’oro per avere superato le centomila copie, in cui lo scetticismo verso le mirabili sorti riservate al meridione nei tanti interventi speciali si combina alla perfezione con la sferzante considerazione dei vizi atavici di tanti meridionali sui quali la peggiore classe politica del paese ha per decenni fondato il proprio alibi. Non a caso la dimensione più autentica di Otello, cui neanche i dischi migliori rendono interamente giustizia, è proprio quella del concerto con cui questo irriducibile individualista ha incontrato le comunità di emigranti sparsi ai quattro angoli della Terra e ha tratto ispirazione per le sue cose migliori, in un scambio ininterrotto con il pubblico che perdura tuttora in un susseguirsi di spettacoli superiori ancora oggi a quelli delle più celebrate formazioni del momento.
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