Un convegno internazionale e una grande festa, a Roma rispettivamente il 29 e 30 settembre, celebrano la sottoscrizione da parte dell’Italia della convenzione Unesco per la salvaguardia del patrimonio culturale intangibile. «Noi partiamo per ultimi, ma poi diventiamo i primi», ha detto il sottosegretario ai Beni culturali Danielle Mazzonis, ricordando il «grandissimo ritardo» con cui il Parlamento ha approvato (all’unanimità alla Camera e al Senato) nelle scorse settimane le due convenzioni sulle diversità culturali e sui Beni Intangibili. Quest’ultima, ha proseguito il sottosegretario, «riguarda tutto ciò che ci caratterizza, dalle feste ai dialetti, dalla musica alle specificità culinarie». «L’Italia ha molto da inserire in queste liste», ha aggiunto la Mazzonis, e potrebbe accadere come per i siti del Patrimonio culturale, dove il nostro paese è partito in ritardo, ma ora è quello che ne detiene il numero più alto. Il convegno internazionale di sabato, che si svolgerà alla Biblioteca Nazionale, ha appunto lo scopo di illustrare a Regioni e enti locali la nuova convenzione, far conoscere cosa sta già accadendo all’estero (soprattutto in Francia), in che consiste l’iter burocratico per presentare le eventuali candidature, che il ministero dei Beni-attività culturali proporrà quindi in sede Unesco. In Italia c’è grande urgenza di rintracciare queste espressioni di cultura intangibile che altrimenti rischiano la dispersione, con la conseguente scomparsa di molte manifestazioni, ha detto l’assessore alla Cultura della provincia di Roma Vincenzo Vita, che ospita Le giornate della Cultura Immateriale: musiche, danze e cortei ai Fori Imperiali. «Non si tratta di fare i passatisti – ha aggiunto – questo non è folklore, ma l’occasione di sviluppare, in epoca di globalizzazione, il valore del locale».
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