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Canti antichi e nuove contaminazioni tra terapia e folklore

Vacanze Musicali nel Parco Nazionale dell’Appennino Reggiano tra Toscana e Emilia  con il laboratorio di Nando Citarella
29 novembre – 3 dicembre 2006
Il laboratorio si articola su alcuni temi ed aspetti della danza popolare, sia rituali che di festa, e di guerra o sfida. In molti paesi del Sud in occasioni di festa si ritrovano persone che attraverso il ballo esprimono la proprie devozione a Santi o Madonne che proteggono le loro famiglie e i loro paesi.
Questo laboratorio ha lo scopo di portare a conoscenza e avvicinare le persone ad un mondo e ad una realtà che, spesso, è stata vista solo nella forma folclorica, ma che invece nasconde un mondo magico-rituale che negli ultimi quarant’anni ha suscitato interesse presso studiosi (antropologi, etnomusicologi e psicologi).
Le danze di cui ci occuperemo hanno una grande importanza per la gente di questi villaggi e sono legate spesso ad antichi rituali pre-cristiani che, con l’avvento del cristianesimo, sono stati inglobati dalla religione stessa e sono:
La Tammurriata (o canto sul tamburo): danza molto in uso nell’area vesuviana e nell’agro nocerino-sarnese, che nasce come danza di guerra ma che ha poi una evoluzione sia di tipo amoroso che votivo.
La Pizzica Tarantata: danza che è sempre servita a curare quelle persone morse dalla Taranta, ma che è anche legata alla possessione e alla trance proveniente dalla puglia (in particolare dal Salento).
La Tarantella: danza d’amore, di festa e di sfida in uso in molte regioni del sud e che ancora oggi è forma di espressione principale nelle feste popolari e risale probabilmente alla prima invasione dei turchi e si è poi trasformata attraverso la fusione delle due culture.
Unite a queste danze vedremo poi alcune danze armate (moresca, spadiata e danza dei bastoni) che, fino ad alcuni decenni fa, si danzavano soprattutto nelle zone costiere.

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