Cantata per quattro voci e orchestra di Antonello Paliotti su testi poetici e musicali tratti dalla tradizione popolare e da Viviani, Gardel, Monk, 99 Posse, Daniele, Berg. "Coppola Rossa è un disco autobiografico, tratto dallo spettacolo che porta lo stesso nome. In esso c’è il mondo di cui sono stato testimone: il mondo che ho ereditato dai miei padri, della guerra e della povertà vissute in casa propria; ma anche, incredibilmente, della gioia di vivere di chi trovava la forza di ridere senza retrogusti amari.
Musicalmente Coppola Rossa è uno studio sulla forma canzone. Essa è leggibile da almeno due punti di vista: quello immediato, della melodia popolare, tradizionale o meno. Il secondo, che emerge ad un ascolto più approfondito, è quello dell’elaborazione “colta” di materiali di tradizione popolare o della mia tradizione personale di quarantenne cresciuto a Schoenberg, Beatles, Debussy, Canfora, Mingus, Berg, Mina, Rota, Chaplin, Satie, Viviani, Brecht… Coppola Rossa è dunque un omaggio a quei monumenti che, pur agonizzanti, io sento ancora vivi. E’ forte anche la componente sudamericana: motivi autobiografici, ancora. Nel Sudamerica c’è quella parte di terzo mondo che portiamo ancora dentro. La nostra rappresentazione della miseria diventa puro materiale di Divertimento; un riso intriso dì amaro, un pianto corrotto dal ghigno, un gronde sberleffo. La nostra bestemmia comincia dai cantatori della tradizione, Pietro Mozzone in testa, per giungere, nella nostra Dopostoria, ai canti di lavoro di Raffaele Viviani, ai disoccupati dei cantieri di Liverpool, a Thelonious Monk, alla manodopera vergognosamente gratuita strappata ai ghetti di Varsavia, di Berlino, di Karachi, del Borgo Sant’Antonio Abate; ai nostri padri inutilmente onesti, cui rivendichiamo l’umiltà di assomigliare. E’ proprio ai nostri padri che vogliamo dedicare questa bestemmia; a coloro che ci hanno insegnato un mondo che non è mai esistito.” Antonello Paliotti
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Pubblicato da festival | ottobre 23, 2006, 6:56 PM