I lati più quotidiani di Carpino e i momenti topici e liberatori dell’evento estivo piu suggestivo del Gargano, il Carpino Folk Festival 2005, in mostra al Cala La Sera.
Altrove lo si definirebbe un locale di nicchia qui da noi è qualcosa in più, principalmente tanto tanto coraggio. Il coraggio di essere nel centro storico, appartatati rispetto alla piccola movida serale; il coraggio di proporre musica popolare, quasi sconosciuta ad ogni avventore. Il coraggio di portare dal vivo musicisti e cantatori anziani, di convincere ogni volta gli ultimi schivi testimoni di tanta cultura orale: serenate, strappulette, sonetti, aneddoti nelle loro voci battenti.
Canti che riempiono i vicoli, armonie antiche che riscaldano i cuori, sorrisi di ragazzi: questo è il programma domenicale di Cala La Sera, associazione culturale che vuole portare vita, allegria e movimento nel centro storico di San Giovanni Rotondo.
Anziani che cantano che suonano che scherzano, annullando i salti delle generazioni. Suoni antichi che il sangue riconosce, parole d’amore che distendono le rughe più profonde. Così è stato nelle domeniche scorse,
prima col brioso e giovanissimo ottantenne Carlo Trombetta, cantatore di Carpino, accerchiato dalle stupende chitarre battenti, in mostra, fabbricate dal liutaio di Vico del Gargano Antonio Rignanese. Domenica 12
con la voce di Salvatore Biancofiore cantore di San Giovanni che ha regalato sensazioni ruvide e calde in una sera di neve accompagnato con chitarre, tammorra e castagnole dai brillantissimi Nunzio Mangiacotti,
Luigi Perna, Onofrio Daddetta, nonché dal padrone di casa Pio Gravina. A Cala La Sera anche Nicola Briolo, allievo di Matteo Salvatore, a ricordare magistralmente e con tanta emozione, in una serata tributo, uno tra gli ultimi poeti della civiltà contadina. Alle pareti alcuni scatti dal Carpino Folk Festival 2005 eseguiti da Angelo A. Tundis, fotografie che spiano e uniscono i lati più quotidiani del paese e i momenti topici e
liberatori dell’evento estivo.
Il programma del locale è variegato, così per San Valentino agli innamorati è stata donata un’arancia benaugurale di Vico, per la quaresima è stata ripresa l’antica tradizione della Quarantana, simbolo ancestrale
di avvicinamento alla Pasqua, con le bambole “pupe” a lutto che dondolano al vento in vari punti del borgo antico…il 19 marzo, domenica, tutti intorno alla fanoja di San Giuseppe per bruciare l’inverno e andare verso
il bel tempo.
Tutto questo fa di Cala La Sera uno spazio diverso, non omologabile, dove in allegria si va alla scoperta della propria identità passata e spesso sfuggita, dove pasteggiando un ottimo vino si ascoltano anziani felici che
aprono i loro cuori cantanti. Dove si fa ricerca ed esplorazione di arti dimenticate (sicuramente in estate un corso lezione sull’intessere i cesti) e c’è persino lo spazio per rielaborare e dar modo all’arte contemporanea di assorbire gli stimoli e lasciarsi guardare: deliziosi i vimini intrecciati e incompleti che diventano ragni o piccoli soli sulla volta del locale.
"Mi piace""Mi piace"
Pubblicato da festival | marzo 15, 2006, 3:38 PM