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Il Gargano protagonista alla Giornata della Cultura Immateriale

Grande soddisfazione da parte dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival per la ratifica da parte della Camera dei Deputati della Convenzione UNESCO per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale avvenuta lo scorso 13 settembre 2007.

    Finalmente sarà possibile partecipare a pieno titolo ai lavori del Comitato intergovernativo per la salvaguardia del patrimonio culturale immateriale, che ha già riconosciuto per l’Italia i Pupi siciliani e i Tenores sardi, come parte di un tessuto di tradizioni e feste che va oltre i nostri confini e che in tutto il mondo rappresenta una straordinaria ricchezza italiana”.
    L’Italia adesso potrà presentare, a partire dal 2008, le proprie candidature per le prime iscrizioni nella Lista rappresentativa del patrimonio culturale immateriale dell’UNESCO.
    Ricordiamo che questa convenzione disciplina finalmente un settore sinora scarsamente riconosciuto dal punto di vista giuridico, comunemente definito come “cultura tradizionale”, “folclore” o “cultura popolare”.
    In particolare mira a salvaguardare, promuovere e condurre attività di ricerca sulle forme di espressione culturale tradizionali quali la musica, il teatro, le leggende, la danza nonché il sapere tradizionale relativo all’ambiente e alle tecniche artigianali, ponendo al centro dell’attenzione l’importanza della trasmissione orale e la pluralità globale delle forme tradizionali di espressione culturale.
    In proposito l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ritiene che godano di tutti i requisti disposti dalla Convenzione i numerosi Cantori e Cantautori del Gargano, ad es. quelli di Carpino sono stati di recente nominati Testimoni della Cultura, i canti che si ostinano a tramandare anche ad età molto avanzata, la funzione che questi canti avevano in passato, come quella di portare la serenata, lo strumento principe usato per accompagnare questi canti, ossia la chitarra battente e quindi le tecniche artigianali per la loro costruzione, e i tre principali motivi ritmici della musica del Gargano, la rurianella, la viestisana e la mundanara, senza dimenticare la particolarità del ballo delle nostre terre.
    Per festeggiare questa vittoria italiana, di cui siamo orgogliosi, dopo anni di dimenticanza e trascuratezza, il 30 settembre prossimo ai Fori Imperiali verrà festeggiata la Giornata della Cultura Immateriale e tutti i cittadini sono invitati per conoscere da vicino le nostre tradizioni con una manifestazione gioiosa e vitale del patrimonio immateriale dell’Italia.
    Il Gargano sarà rappresentato dai Cantori di Carpino che si esibiranno alle ore 11.00. Ma l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival sarà presente a Roma già dal giorno 29 settembre per sostenere l’Associazione Totarella che in collaborazione con l’Accademia Nazionale di Danza e l’Istituto di Alta Cultura anticiperanno i festeggiamenti con un seminario-spettacolo tenuto presso il Teatro Ruskaja.
    Il messaggio che si cercherà di trasmettere è che la musica tradizionale, la danza ed il canto sono, per coloro i quali vivono in alcune aree del Gargano, della Lucania e di altre regioni d’Italia, la manifestazione unitaria di un rito, che può essere religioso, apotropaico, pedagogico o semplicemente ludico.
Uno dei caratteri più interessanti di queste manifestazioni rituali è che musica, danza e canto tradizionale determinano quasi sempre una fortissima connessione con coloro i quali assistono, che non sono quasi mai semplici “spettatori”, ma soggetti che partecipano attivamente al rito, incitano, partecipano alle danze, sottolineano i virtuosismi. In altre parole, questi eventi creano un ambiente entro il quale si realizza, a volte per giorni e giorni, l’armonia tra gli appartenenti a queste comunità.
    Il seminario-spettacolo ha anche lo scopo di descrivere l’enorme complessità di questo patrimonio culturale, che ha caratteri estetici diversi da quelli “moderni”, ed è basato su regole musicali e coreutiche molto lontane da quelle codificate dal mondo dell’arte “colta”.
    A tal ragione l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ringrazia l’Assessore al Mediterraneo della Regione Puglia, Silvia Godelli, per l’interessamento manifestato attraverso la missiva inviata a Danielle Mazzonis, Sottosegretario al Ministero per i Beni e Attività Culturali, l’onorevole Vladimir Luxuria per aver centrato la propria dichiarazioni di voto finale per la legge di ratifica sul nostro festival e i Cantori di Carpino come testimoni della diversità culturale non omologabile, il Tg3 della Puglia che lo scorso 27 maggio ha dedicato un intero servizio per la valorizzazione del patrimonio culturale immateriale del Gargano, ed invita tutti gli esponenti politici (di destra, centro e sinistra) e della cultura in genere e in particolare  coloro che tengono alle sorti del Gargano e delle Puglie e chiunque possa incidere sui lavori della commissione istituita ad hoc dal Ministro Rutelli per l’inserimento, all’interno delle candidature italiane, del Patrimonio Culturale Popolare del Gargano.
    Senza inutili campanilismi e regionalismi diventiamo artefici del nostro futuro. Avere il riconoscimento dell’Unesco è come istituire un parco intorno al patrimonio immateriale del Gargano all’interno del quale si garantirà la tutela, la salvaguardia e la promozione dell’identità della nostra comunità. Avere un’identità forte significa non aver paura del diverso e quindi predisporsi verso l’accoglienza e l’inclusione, sensibilità necessarie per un territorio che fa del turismo la sua vocazione principale.

La Giornata della Memoria Ambientale, una proposta di OndaRadio

Domenica 16 settembre a Vieste verrà data il benservito a questa martoriata estate con uno concerto della Nuova Orchestra della Taverna del Gufo di Foggia capitanata da quel vecchio lupo di palcoscenico che è Ninni Maina. Come ospite d’onore della serata avremo il piacere di deliziarci con il grande «compaesano adottivo» Lucio Dalla. In tanti auspicavano subito una sua più impegnata esibizione. Meglio poco che nulla, meglio tardi che mai. Ottimo sarebbe stato «sfruttare» Dalla nel suo concerto di inaugurazione della recente Notte Bianca di Roma. Bastava che dedicasse un brano al Gargano o ne facesse riferimento per averne quel ritorno mediatico tanto agognato e che ora sicuramente non si avrà. Ma si sa, fare comunicazione è cosa ben diversa che metter su palchi.   
Subito dopo quel nefasto 24 luglio, si parlò tanto di Dalla, di Arbore come testimonial per rilanciare l’immagine del Gargano con un concertone. Parliamoci chiaro la cosa non era di facile realizzazione come si credeva nel filosofare vicino ai bar. Ci siamo permessi, allora, di lanciare un’idea al presidente del Parco e a qualche altro amministratore. Idea che rilanciamo oggi dal nostro giornale. Istituire una «Giornata della Memoria Ambientale» ed organizzare il prossimo 24 luglio in contemporanea a Lesina, Monte Sant’Angelo, Peschici, Carpino e Vieste un concertone.
A Lesina, per esempio, Bennato, a Monte Nannini, a Vieste Dalla, a Peschici Arbore, a Carpino i Cantori. Quest’estate a ben vedere, le Amministrazioni comunali, lo hanno già fatto anche se con artisti diversi. La variante è di farli in contemporanea. Meglio, adattare le location (quello di Vieste, per esempio farlo in mare al centro della baia di Marina Piccola, in mare al porto, anche quello di Peschici, a Lesina in laguna) e soprattutto di affidare l’organizzazione alla produzione Ballandi, la migliore non solo in Italia, in modo che la Rai possa trasmetterli con collegamenti rimbalzati, come si dice in gergo.
Nulla di nuovo, visto che già tali produzioni sono state e vengono ancora realizzate da «mamma Rai,» si pensi al capodanno di Rai1. I costi verrebbero così diluiti. E’ auspicabile che qualcuno dei «nostri» contatti Ballandi per una seria proposta. Siamo certi che la Regione, la Provincia, il Parco, la Comunità Montana, le Amministrazioni comunali e gli operatori turistici troveranno l’idea non solo realizzabile, ma anche felice, per rilanciare alla grande, almeno sotto il profilo mediatico il nostro Gargano.
L’anello debole della catena, non vorremmo che fosse «lo stare insieme». Ma non si discetta con insistenza che bisogna fare sistema? Quale occasione migliore?
Ninì delli Santi

E torno’ di moda la serenata

Che cosa c’è di meglio di una canzone per colpire al cuore la donna dei nostri sogni? Seppur con sfumature lievemente diverse dal passato, impazza a Manfredonia la tradizione della serenata alla promessa sposa la sera precedente le nozze. Lo sposo, in compagnia di cantori e musici locali, di solito muniti di chitarra e fisarmonica, si apposta sotto il balcone della futura consorte, attendendo impaziente una risposta positiva a questa sua esternazione d’amore. Dopo le prime note, la ragazza di solito si affaccia al balcone, in segno del suo sì. Solitamente la serata continua tra musica e canti in strada con amici e parenti, a cui segue un ricco buffet per tutti in segno di ringraziamento. Un tocco di modernità a quest’antica tradizione  rispolverata con entusiasmo dai sipontini è dato dai fuochi d’artificio a fine serenata.  E così, di sera in sera, gli scoppiettanti giochi pirotecnici annunciano alla città nuove unioni. Anche questa sera si terrà a Manfredonia una serenata, con inizio alle 21.30, nei pressi del ponte lungo. Ma il nome della sposa e la via li teniamo rigorosamente anonimi perché, come vuole tradizione, per la fanciulla la serenata sarà una sorpresa. E mentre la tecnologia prende il sopravvento, per fortuna alcune tradizioni resistono ancora, con buona pace di tutti i romantici. Una nota di folclore è costituita dal fatto che l’evento incuriosisce ed attira vicini di casa e passanti, diventando una vera e propria festa di quartiere con canti antichi e moderni di buon auspicio per i futuri sposi.
dalla GdM

Bene il Carpino Folk Festival

In un’estate sfortunata per il Gargano soddisfazione per la manifestazione canora
Aiutati finalmente dal tempo clemente tutte le serate si sono svolte regolarmente e cosi si è potuto registrate un successo inaspettato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival anche in considerazione dei dati non confortanti del turismo sul Gargano dopo i noti fatti di Peschici.

12 Carpino Folk Festival: l’edizione dei record

‘Nell’estate più nera e tragica del Gargano, la dodicesima edizione del Carpino Folk Festival è invece quella dei record’. E’ il commento dell’associazione culturale Carpino Folk Festival. ‘Superate, infatti, le presenze in una sola serata, 15000 quelle della serata conclusiva dell’11 agosto, e superate le presenze dell’intera rassegna, 80000 complessive. Nove le date del festival, oltre 15 i gruppi per un totale di circa 160 musicisti che si sono impegnati a coniugare innovazione e tradizione, 4 i progetti speciali nati come produzioni originali del festival, 3 le esibizioni dei Cantori di Carpino, 3 i laboratori didattici per i giovani musicisti che sono arrivati a Carpino da tutta l’Italia e anche dall’estero. Il Carpino Folk Festival intende proporsi ancora una volta come volano di sviluppo attraverso il turismo culturale, quello legato alle tradizioni e ai prodotti tipici e dell’artigianato locale, per il rilancio del turismo tout court del Gargano e delle Puglie.
Michele Carelli

Il grande successo del Carpino Folk

Il Carpino Folk Festival supera le aspettative e conquista di diritto un ruolo predominante tra i grandi eventi del Gargano.
Ben 80000 le presenze complessive al festival, 15000 solo nella serata conclusiva.
Un successo che acquisisce un valore aggiunto se si tiene conto delle difficoltà incontrate quest’ anno a causa degli incendi che hanno colpito la zona di Peschici, Vieste e Mattinata.
Il messaggio offerto dagli organizzatori della manifestazione appare ben riassunto in queste parole:
“ Il Carpino Folk Festival parla, fa parlare, canta e suona il Gargano e la Puglia , ricerca, tutela e valorizza un’identità e una cultura degna di essere rivalutata e senza la quale non ci potrà mai essere accoglienza e inclusione ma solo esclusione, il contrario di ciò che serve ad un territorio che fa dell’ospitalità e del turismo la sua vocazione principale. Solo un territorio che ha un’identità forte e ben definita sa accogliere e includere il diverso, il visitatore, il turista e questo è uno degli obiettivi del nostro festival.”
(Comunicato Stampa del 10/09/2007 – Associazione Culturale Carpino Folk Festival)

Da parte nostra, i più sinceri complimenti e l’ augurio che le prossime edizioni riservino un successo ed una partecipazione sempre crescenti.
Redazione Amici del Gargano

A distanza di un mese, il resoconto del Carpino Folk Festival 2007

Clicca per Ingrandire
 

Nell’estate più nera e tragica del Gargano, la dodicesima edizione del Carpino Folk Festival è invece quella dei record, superate infatti le presenze in una sola serata, 15000 quelle della serata conclusiva dell’11 agosto, e superate le presenze dell’intera rassegna, 80000 complessive.

 

 Aiutati finalmente dal tempo clemente tutte le serate si sono svolte regolarmente e cosi si è potuto registrate un successo inaspettato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival anche in considerazione dei dati non confortanti del turismo sul Gargano dopo i noti fatti di Peschici.

    Nove le date del festival, oltre 15 i gruppi per un totale di circa 160 musicisti che si sono impegnati a coniugare innovazione e tradizione, 4 i progetti speciali nati come produzioni originali del festival, 3 le esibizioni dei Cantori di Carpino, 3 i laboratori didattici per i giovani musicisti che sono arrivati a Carpino da tutta l’Italia e anche dall’estero, 2 le produzioni che vedono come protagonista il Festival e i Cantori di Carpino, -20% la richiesta rivolta agli operatori della ricettività, ancora mostre fotografiche, escursioni che hanno fatto conoscere le bellezze del Gargano, prodotti tipici e una goccia per la pace in Medio-Oriente.
    “Siamo la parte sana del Gargano – dice il Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival Mattia Sacco –, mentre in altre località il turismo scema a causa di mille problemi strutturali, non ultimo il rogo di Peschici che ne evidenzia tutta la gravità, a Carpino si registra il tutto esaurito ormai da molti anni.
    Con l’ennesima affermazione il Carpino Folk Festival si propone ancora una volta come volano di sviluppo attraverso il turismo culturale, quello legato alle tradizioni e ai prodotti tipici e dell’artigianato locale, per il rilancio del turismo tout court del Gargano e delle Puglie. Ma sono in molti ha smentire, ha storcere il naso e a non vedere di buon grado i nostri successi, e con lo stessa logica e lo stesso modo di fare (“se non è merito mio non deve esserlo di nessun altro”) che tiene fermo lo sviluppo economico del nostro territorio da ormai 20 anni. Mentre altri continuano con la logica dei campanellismi (addirittura notti bianche sui lidi organizzate e finanziate con soldi pubblici), noi proponiamo qualcosa che vada ben oltre il nostro territorio e si proietti su mercati nazionali e internazionali. Siamo nell’era della globalizzazione, ma molti pensano che una sagra (con tutto il rispetto per le migliaia di volontari che vi lavorano) sia un’adeguata azione di marketing territoriale o di promozione dei prodotti e delle aziende locali”.
    Rocco Draicchio, fondatore del Carpino Folk Festival – primogenito di molte manifestazioni pugliesi – avviò e mise in corsa un treno sul quale molti continuano a mettere pietrucce sui suoi binari sperando di fermarlo. Mentre si continua a organizzare e a finanziare molti spettacoli poi smentiti, rinviati ed infine annullati che nulla lasciano e danno al nostro territorio, se non una serata di intrattenimento, il Carpino Folk Festival parla, fa parlare, canta e suona il Gargano e la Puglia, ricerca, tutela e valorizza un’identità e una cultura degna di essere rivalutata senza la quale non ci potrà mai essere accoglienza e inclusione ma solo esclusione, il contrario di ciò che serve ad un territorio che fa dell’ospitalità e del turismo la sua vocazione principale. Solo un territorio che ha un’identità forte e ben definita sa accogliere e includere il diverso, il visitatore, il turista e questo è uno degli obiettivi del nostro festival.
    Sarà difficile uguagliare i numeri di questa edizione, ma le idee e le novità non ci mancano, ci auguriamo solo che gli operatori del nostro territorio si accorgano dell’opportunità che gli offriamo e la smettano di pensare che una volta accallappato il turista questo debba essere incatenato all’interno del proprio villaggio, camping o hotel per paura che possa spendere fuori.

    Il Gargano è fuori da queste strutture, il Gargano è lunghe spiagge dorate, trabucchi, piccole baie e qualità alta delle acque, parco e foreste, salubre aria di montagna, sole, tanto sole, storia, antiche tradizioni, monumenti e chiese, opere d’arte, cultura, musica e molte altre sorprese a cielo aperto che se proposte in modo adeguato allora sì che possono far vivere una vacanza da sogno.
    Nel deserto occorre costruire grandi alberghi e villaggi lussuosi, sul Gargano No!!!
   Sul Gargano è sufficiente salvaguardare, tutelare e valorizzare quello che madre natura ci ha già donato. Non occorrono ne grandi santoni che vengano a emanciparci ne grandi cattedrali (il viaggiatore non sa cosa farsene e ne troverebbe di più belle e di più lussuose in altre località) che fanno salire i prezzi della vacanza, ma servizi, tanti servizi per equilibrare il rapporto qualità/prezzo a dire di tutti oggi molto sbilanciato sul prezzo. Ottima l’idea degli autobus del Gargano, ma ampliamo il raggio, il Gargano non è solo mare e non è solo Vieste e Peschici. Da sole queste due località hanno già raggiunto il loro picco, adesso per crescere anche loro debbono offrire dell’altro e per farlo debbono avvalersi dell’entroterra, quindi del cuore del Gargano.
    “Il Carpino Folk Festival – Antonio Basile, ufficio stampa – vuole risaltare la storia, le tradizioni, la cultura, l’arte e i sapori del Gargano e vuole integrare e completare gli altri turismi già esistenti. Puntiamo ad un festival più nazionale e più pugliese, a promuovere la musica popolare e all’opportunità di fare innovazione in questa splendida terra.
    Molti ci chiedono perché non siamo allo stesso punto della Notte della Taranta e non si accorgono che in realtà è il Salento nel suo complesso ad aver fatto molti passi avanti. Noi esattamente come loro organizziamo un evento (artisticamente diverso), certo dal punto di vista mediatico minore ma abbiamo anche molte meno risorse economiche e meno certezze. Il punto però è un altro. Intorno a quel evento, nel Salento, si è sviluppato tutto un indotto che nel Gargano è chiuso in se stesso secondo logiche egoistiche. Gli infopoint, la ricettività, l’accoglienza, i trasporti e tantissimi altri servizi non sono certo gestiti dagli organizzatori di quel evento, qui sul Gargano ci si aspetta che ad organizzarli ed a gestirli spetti all’Associazione Culturale Carpino Folk Festival. Dal punto di vista artistico, molti sono gli eventi che vengono inclusi sotto il marchio La Notte della Taranta che fa da cassa di risonanza, qui da noi non solo devi stimolare i creativi ma apponendoci la professionalità da rispettare si viene a battere cassa. Continuo con degli esempi banali: come mai un gestore di un villaggio turistico nella settimana del festival non decide di mettere a riposo anche solo per una serata la propria animazione e di portare i propri ospiti al Carpino Folk Festival risparmiando cosi anche i costi della cena? Come mai enti addetti alla valorizzazione dei prodotti tipici e delle aziende di produzione locale e le stesse aziende non decidono di venire ad esporre al Carpino Folk Festival? Potrei continuare cosi ancora per molto. La risposta è sempre la stessa : lo d-o-b-b-i-a-m-o f-a-r-e noi!
    L’inverno scorso in molte città italiane per la promozione del Salento, sono state organizzate serate musicali (di pizzica) con l’esposizione dei prodotti locali ma anche con la proposizione di pacchetti vacanza vantaggiosi. A noi, che organizziamo un evento che più di ogni altro ha saputo recuperare e salvare un identità che altrimenti sarebbe andata persa e che ha saputo porre al centro della cultura popolare italiana il patrimonio immateriale del Gargano (che anche Pasolini definiva “inesistente”), non ci è mai stato proposto. Questa primavera si è fatto un gran parlare di marketing territoriale, molti sono stati i riferimenti al nostro festival, ma ancora una volta non siamo mai, mai stati coinvolti. Molti territori italiani sono impegnati dall’inizio dell’anno a cercare di entrare nella lista del patrimonio immateriale dell’Unesco, nel mese di maggio abbiamo lanciato l’allarme, ripreso anche dal tg3, per sensibilizzare l’opinione pubblica e i membri della commissione di Rutelli circa il nostro territorio, i nostri cantori, i nostri motivi ritmici, i nostri canti e i nostri balli, ma siamo rimasti soli.”
    “Sappiamo che nessuno ci regalerà nulla e quindi – dice Alessandro Sinigagliese, logistica ed editoria – tocca rimetterci al lavoro. Sono dodici anni che mostriamo di saperci fare. Non è da tutti gestire cosi tanti eventi e artisti cosi come abbiamo fatto noi qui a Carpino per di più senza nessuna società di management e di produzioni culturali alle spalle. Inizieremo subito nei prossimi giorni con una provocazione per aprire una discussione che coinvolga altre realtà locali.
Intanto ringraziamo le istituzioni e i privati che hanno creduto in noi, in particolare Silvia Godelli e Massimo Ostillio; le migliaia di giovani che sono accorsi a Carpino e che ci seguono tutto l’anno; tutti i ragazzi che volontariamente hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione con il proprio lavoro e privandosi di un mese di ferie; Ondaradio – la radio che serve il Gargano – che veramente si è messa al servizio del festival con lo spirito giusto e per crescere insieme; tutti i giornalisti che hanno parlato di Carpino e dei suoi Cantori, una citazione particolare per Claudio Gabaldi che ci ha fatto diventare per un giorno il centro del mondo; ed infine tutti gli artisti che hanno accettato il nostro invito primo fra tutti Antonello Paliotti. Grazie, grazie a tutti."

Reportage serata conclusiva del Carpino Folk Festival ’07

11Agosto 2007: Il cielo di Carpino testimone questa notte di un altro spettacolare concerto dei suoi Cantori e del grande maestro di musica Angelo Branduardi, che permettono di stabilire sia il record delle presenze serali che quello dell’intera rassegna

Il cielo di Carpino è stato testimone questa notte di un altro spettacolare concerto dei suoi Cantori che hanno fatto seguito all’esibizione di un grande maestro di musica che porta il nome di Angelo Branduardi.

Si è concluso così questa lungo percorso musicale della XII edizione del Carpino Folk Festival 2007 che ha visto esibirsi molti artisti del panorama della musica popolare italiana e non solo. Dal Libano a Cuba, dalle Alpi alla Sicilia, dalla fedeltà alla tradizione alle più spinte scommesse di contaminazione, gli ospiti di questa XII edizione hanno, nel complesso – e ciascuno a suo modo, degnamente onorato il più longevo festival italiano di musica popolare.

 L’ultratrentennale esperienza musicale del ‘menestrello’ e la plurisecolare tradizione popolare carpinese sono state un vero e proprio omaggio, al contempo colto e popolare, alla Musica. Se Branduardi deve molto alla musica medievale, di cui è stato attento rielaboratore, la tradizione musicale carpinese non è molto più giovane ed ha attraversato i secoli magnificamente conservandosi in un’isola geo-culturale come quella del promontorio del Gargano. 

Stamani, alla domanda se provasse emozione per la chiusura del Festival, Antonio Piccininno ha risposto con semplicità che non era per niente emozionato (ormai abituato ai concerti, in particolar modo se nella sua Carpino) e, con la sua composta e disarmante semplicità, mi ha signorilmente manifestato solo un po’ di preoccupazione per la sua voce poiché queste serate continue e la temperatura altalenante di questi ultimi giorni stanno mettendo a dura prova le sue corde vocali. Tutto sommato però il suo animo era tranquillo e, dopo pranzo, per poter meglio affrontare un’altra notte da protagonista, avrebbe dormito un po’ cercando così di recuperare il sonno perso in queste frenetiche giornate estive.

La medesima apprensione manifestava Antonio Maccarone poche ore prima dell’inizio del concerto, lamentando soltanto un po’ di raucedine che forse avrebbe tentato di smaltire al bar immediatamente prima di cantare. Tuttavia era anch’egli tranquillo e aspettava sereno la chiusura del Festival.

Attori anch’essi invece, sia pur con ruoli diversi, i giovani del gruppo dei Cantori di Carpino, i quali hanno degnamente onorato questa serata finale. Qualche giorno fa, Giuseppe di Mauro e Nicola Gentile, impegnati in un  recupero del modo di suonare e delle sonorità tradizionali della tarantella carpinese, mi spiegavano: “Il secondo nostro lavoro, Alla carpinese, è il primo passo verso un ritorno alla semplicità, un passo indietro rispetto al primo cd, quello con Bennato, pieno di arrangiamenti estranei alla nostra tradizione musicale. Stiamo ora lavorando ad un nuovo disco attraverso il quale vorremmo dimostrare al panorama della musica popolare italiana che si può fare ancora di meglio e che più si torna indietro, più si va avanti”.

Queste parole, nemmeno a farlo apposta, suonano così simili a quelle di Branduardi di qualche tempo fa a proposito delle sue fonti musicali ispiratrici:  "…che un passo indietro sia il primo di cento passi avanti. Il nostro passato sarà, cosi, il nostro futuro”.

                Grazie dunque agli organizzatori dell’evento e a tutto lo staff dell’omonima Associazione Culturale per averci regalato una pioggia (quest’anno per fortuna e finalmente solo metaforica) di emozioni, di colori e di suoni che porteremo nei nostri cuori nella speranza che l’anno prossimo potremo ritrovarci tutti ancora qui ad assistere e godere del miracolo poetico dell’eterna tarantella carpinese.

Spesso ci si è chiesti, da più parti e in più momenti, quale sia il segreto della longevità inossidabile di questa poesia sonora: credo che, al di là di concettose spiegazioni, il segreto risieda nella semplice ‘leggerezza dell’animo’ di chi scrive, suona e canta la tarantella carpinese, consapevoli della durezza della vita e proprio per questo desiderosi di viverla fino in fondo…

Carpino Folk Festival 2007, XII edizione, ore 01.30: è finita! All’anno venturo!

Amedeo Trezza
Ufficio Stampa Carpino Folk Festival

Reportage ottava serata Carpino Folk Festival ’07

10Agosto 2007: Stefano Zuffi e la Pneumatica Emiliano Romagnola, poi La Paranza di Antonio Matrone detto O’ Lione ‘e Scafati ed infine i Tarantolati di Tricarico in un crescendo di emozioni ci hanno portato i suoni dell’Emilia Romagna, della Campania e della Lucania

Per fortuna stasera non è piovuto, così come paventavano i bollettini meteo, e la penultima serata della XII edizione del Carpino Folk Festival si è regolarmente svolta ed è riuscita ad onorare le attese del pubblico: un crescendo di emozioni che da più di una settimana ci sta portando per mano fino alla serata conclusiva di domani.

Si sono succeduti sul palco di Piazza del Popolo dapprima Stefano Zuffi e la Pneumatica Emiliano Romagnola, poi La Paranza di Antonio Matrone detto O’ Lione ‘e Scafati ed infine i Tarantolati di Tricarico.

L’inizio della serata è stato caratterizzato dal meritevole tentativo, ancora in gran parte da realizzare, di Zuffi e del suo gruppo, di recuperare e valorizzare la musica popolare romagnola che troppo finora ha subito le pressioni inibitorie dello strapotere del liscio che, appartenente alla musica colta europea, negli ultimi decenni ha avuto come suoi unici fedeli prosecutori in Italia i Casadei che ne hanno fatto la musica popolare della Romagna. Tuttavia, anche se in quei luoghi ‘popolare’ è diventato sinonimo di ‘liscio’ perché ballo e musica di massa, in realtà la vera musica popolare, quella d’origine contadina (e non colta) è stata per anni negletta e la Pneumatica da alcuni anni a questa parte sta cercando di recuperarla per riproporla alla sua terra ed anche al grande pubblico.

A seguire, le tammorre di O’ Lione hanno riempito e coinvolto attivamente Piazza del Popolo per circa un’ora riscaldando gli animi a cui Antonio Matrone si è continuamente rivolto. Oltre alla formazione dei Cantori di Carpino, la Paranza di Scafati è stato l’unico gruppo di artisti che in questa XII edizione del Festival ci ha fatto ascoltare il suono pulito del tamburello. Gli assolo ritmati a suon di tammorra sono il battito profondo della terra vulcanica da cui emerge il più grande tamburo del mondo, il Vesuvio, dal ritmo lento ma devastante. Il leone è uscito dalla tana e il potente Antonio Matrone ci ha proposto un viaggio virtuale attraverso i luoghi di culto delle tammurriate, dall’agro nocerino-sarnese alla sommese, alla giuglianese. Fedele custode della tradizione, Antonio Matrone ci ha confessato: “i nostri vecchi ci hanno detto ‘questi sono gli strumenti della nostra musica, tammorra, putipù e triccaballacche, se volete suonare non avete bisogno di altro, altrimenti starete facendo un’altra cosa, ma non più la nostra musica’, ed è così che mentre tutti gli altri gruppi di musica popolare vanno in un senso, io vado nel senso opposto, controcorrente, vado da un’altra parte, torno indietro, verso la tradizione”.

In effetti le tammurriate campane, dall’agro giuglianese al comprensorio vesuviano ed all’agro nocerino-sarnese hanno il privilegio di avere ancora un forte seguito spontaneo nella popolazione perché legate al culto mariano in luoghi dove la religione cattolica è molto sentita e partecipata. Così, mentre in altre parti d’Italia si organizzano feste popolari ad opera di enti, fondazioni e associazioni culturali, nel comprensorio campano e fino alla provincia di Salerno, Avellino e Caserta  le manifestazioni ‘spontanee’ tradizionali saturano quasi totalmente l’espressione musicale popolare della tammurriata. In questi luoghi, detto in altri termini, la tradizione musicale popolare è ancora giovane, porta forse diversi lustri in meno rispetto al resto d’Italia e per questo vive di vita propria, non ha cioè nemmeno ancora bisogno di contaminazione per rilanciarsi, di riproposizione per non morire. Lo si vede anche dai suonatori e cantatori. Se sono ancora attivi vecchi cantatori come Zi’ Giannino del Sorbo (per citarne solo uno), tantissimi – anzi la gran parte – sono invece giovani e giovanissimi.

Ma ben oltre la cadenza religiosa delle pratiche musicali tradizionali, la tammurriata eterna è senza tempo – senza inizio e senza fine – perché è la voce di Dioniso, è l’espressione viva del paganesimo soggiacente a duemila anni di cristianesimo. Già in epoca romana alcuni affreschi raffiguravano tammorre e balli sul tamburo, a testimonianza che questa musica affonda le radici nell’autoctonia primigenia mediterranea e che attraverso i corpi arsi e ruvidi dei contadini e le curve abbondanti delle loro donne si è conservata fino a noi oggi.

Laddove non ci sono più mediazioni culturali, griglie comportamentali e interpretative, la tammorra ha il suo potere e ci trasporta dove non arriva il pensiero razionale e il calcolo, fin giù in fondo alle viscere della terra.

Con una bellissima fronna di saluto scritta ad hoc per Carpino e gli organizzatori del Festival, O’ Lione ha lasciato il palco ai Tarantolati di Tricarico che hanno concluso più che degnamente la serata.

La Basilicata, così come è stato affermato dal palco, è una terra bella ma dimenticata, che lotta per sopravvivere a se stessa. La solitudine che accompagna gran parte delle campagne ormai quasi del tutto svuotate e abbandonate, vittime dell’emigrazione, si trasmette inevitabilmente nella musica in forma di sonorità spesso malinconiche ma forti perché ancora ravvivate dalla forza di chi continua a lottare. I Tarantolati ci hanno così proposto suoni dal repertorio lucano consapevolmente rielaborati in un format coeso e suggestivo che, privilegiando al contempo il ritmo e le voci forti dei due non più giovanissimi cantanti, ci ha dato il senso di cosa vuol dire fare consapevole musica di riproposizione in terra meridionale.

Branduardi & i Cantori di Carpino

L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival

presenta

“Branduardi & i Cantori di Carpino”

L’intreccio positivo tra musica sacra e musica profana e tra musica colta e musica popolare

Si chiude con una grande festa la dodicesima edizione della rassegna della musica popolare e delle sue contaminazioni. La serata si apre con il concerto di Angelo Branduardi quindi a seguire i canti e le musiche dei Cantori di Carpino per poi dare luogo ad una jam session tutta da gustare. Improvvisando sulle griglie degli accordi e dei temi dei sonetti e dei ritmi di Carpino si metteranno alla prova tutte le abilità tipiche dei cantori tradizionali e di un grande musicista qual’è Angelo Branduardi.

 

Lo spettacolo è realizzato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con la Regione Puglia, la Provincia di Foggia, il Comune di Carpino, la Comunità Montana del Gargano, il Parco Nazionale del Gargano e d’intesa con il GalGargano e l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia.

Sponsor ufficiale della manifestazione Birra Peroni.

MediaPartner : OndaRadio – La radio che serve al Gargano

 

Il medioevo è stato un periodo meraviglioso per la storia della musica. Il canto gregoriano che pure aveva dato molto in termini di spiritualità ma non solo, inevitabilmente con il suo stile monodico aveva chiuso la musica in una gabbia, dorata, ma pur sempre una gabbia. La religiosa purezza della monodia cominciava ad andare stretta. La musica sacra doveva inoltre fare i conti con quella profana che premeva per un riconoscimento, diciamo cosi, ufficiale. La polifonia, ovvero la esecuzione simultanea di più linee melodiche, era il grande cambiamento in atto. L’espressività ne guadagnava molto. La divisione del tempo, le nuove strutture, e altre importanti innovazioni, erano oramai una realtà. Di grande interesse erano altresì le canzoni dei trovatori, poeti e musici e dei minnesanger, cantori tedeschi. Ma quello che rimane uno dei fatti più salienti dell’epoca, era il modo di intendere la musica. La grande esigenza di libertà si esprimeva nel modo che verrà identificato come ars nova. Si compiva cosi un grande processo di laicizzazione. Francia, Italia, ma anche Inghilterra e Spagna erano gli scenari principali. Oltre ad una maggiore separazione tra musica sacra e musica profana, si assisteva anche, anzi finalmente, alla crescita di importanza dell’accompagnamento strumentale, sebbene la parte vocale rimanesse preponderante. Gli strumenti si univano alla voce, ma avevano anche il loro spazio.

In questi ultimi anni c’è stata una riscoperta della musica medievale. Rassegne, concerti, ricerche filologiche, ma anche goffe speculazioni. Per tale ragione non poteva mancare al Carpino Folk Festival un accenno a questa musica che ha influenzato ed è stata influenzata dalla musica delle classi subalterne, e quale migliore interprete del cantautore che sin dagli esordi era stato soprannominato il "menestrello": Angelo Branduardi.

Il rielaboratore di musiche antiche deve moltissimo ai secoli passati. Pensiamo a brani come "alla fiera dell’est", "sotto il tiglio", "ballo in fa diesis minore" per citarne alcuni. Ma pur guardando al passato le musiche di Branduardi non hanno nulla da invidiare al rock elettrificato, i suoi pezzi infatti sono stati resi moderni a volte persino troppo. Qualche appassionato di musica medievale, potrebbe venire infastidito, ma questo è un tentativo, forse un po’ azzardato, ma tutto sommato positivo. Ascoltando Angelo Branduardi vi si aprirà una porta su un mondo sterminato che lo stesso cantautore cosi esprime "…che un passo indietro sia il primo di cento passi avanti. Il nostro passato sarà cosi, il nostro futuro".

Il nuovo millennio ha rappresentato per Angelo Branduardi l’inizio di un periodo creativo molto intenso e proficuo che gli ha permesso, a dispetto della crisi del settore, di essere presente in maniera più che mai viva e vitale sulla scena artistica nazionale e internazionale.

In questi ultimi anni Angelo Branduardi ha sfruttato a fondo la sua professionalità e le sue basi di musicista colto impostando la sua carriera su filoni, diversi e paralleli, che gli hanno assicurato una attività costante: da tempo ormai Branduardi non annuncia “l’inizio del tour” in quanto è sempre in tour in Italia o all’Estero.

Il progetto dell’”Infinitamente Piccolo” nato in occasione del Giubileo dal desiderio dei Francescani di celebrare la figura di San Francesco d’Assisi, dopo l’iniziale uscita dell’album (disco d’oro e doppio platino solo per quanto riguarda il mercato italiano) , si è sviluppato nel “ Concerto” nel quale, a modo di oratorio, Branduardi racconta Francesco e in seguito nella “ Lauda”.

Intervistato lo scorso 28 luglio 2007 in diretta radiofonica a Prima Fila, il rotocalco culturale di RadioRai3 Branduardi afferma "…al Carpino Folk Festival inevitabilmente eseguirò principalmente il mio repertorio, tuttavia non mi esimerò dal confrontarmi con gli anziani Cantori di Carpino sperando di non sporcare la loro musica millenaria di cui ebbi conoscenza grazie ai racconti del mio amico Diego Carpitella".

Per Branduardi un nuovo filone da studiare e musicare? La CFF ha colpito anche lui?

La risposta l’11 agosto al concerto finale della XII edizione del Carpino Folk Festival 07.

Tutti gli spettacoli del Carpino Folk Festival sono rigorosamente gratuiti

Per dettagli e maggiori informazioni www.carpinofolkfestival.com

Reportage settima serata Carpino Folk Festival ’07

9 Agosto 2007: Continua il nostro viaggio attraverso le regioni italiane – Molise, Puglia e Toscana al Carpino Folk Festival 07
di Amedeo Trezza
Un’altra serata musicale del Carpino Folk Festival ha preso forma in Piazza del Popolo questa sera 9 agosto ’07 ritornando a donare vita al centro storico di Carpino, cuore musicale pulsante del Gargano.
Ogni sera da qualche giorno a questa parte la direzione artistica ci offre a raffica come un torrente inarrestabile una serie di artisti e di gruppi musicali che ci sembra davvero infinita. Riusciremo a riabituarci alla monotonia quando purtroppo dal 12 agosto, terminata questa XII edizione, ognuno di noi riprenderà la solita vita di sempre?
Questa sera Luciano Castelluccia (che ci sta abituando troppo bene!) ci ha proposto l’esperienza di altri tre gruppi molto rappresentativi del panorama musicale tradizionale e folk italiano: i molisani Giuseppe “spedino” Moffa & Co.mpari, gli Uaragnaun col grande Riccando Tesi e i toscani di La banda improvvisa con i pugliesi di Antidotum Tarantulae.

A tenere banco è stato per primo ‘spedino’ che ha saputo molto bene far interagire i suoni della zampogna con ritmi più lenti e raffinati, alternando il suono aspro ed arcaico dello strumento pastorale per eccellenza con suoni d’orchestra che l’hanno saputa accogliere e valorizzare al punto giusto. Buona l’integrazione della sua esibizione col popolo carpinese al quale spesso ha fatto compiaciuto e divertito riferimento.
Il punto più alto lo ha però raggiunto quando ci ha proposto una bella tarantella molisana, l’unica, ci ha confessato, che è riuscito a recuperare finora nelle sue terre: sul ritmo di questa tarantella infatti la voce del tamburellista del gruppo ha innestato, in onore alla tradizione orale carpinese, le parole di Sei ragazzetta di quattordici anni. A seguire una serie di cunti tradizionali molisani accompagnati dalla musica e per concludere ancora la zampogna resa vera e propria protagonista di una ‘orchestra’.

Gli Uaragnaun si sono invece distinti per la perfezione e la professionalità delle esecuzioni musicali e canore in special modo della voce profonda, calda e davvero ‘popolare’ di Maria Moramarco.
Di particolare intensità si sono rivelati gli stornelli, come spiega la Moramarco, “di una donna addolorata a causa della partenza del suo ninno per la guerra”, interpretati nel modo del lamento e riproposti con toni arabeggianti e al ritmo di jambé.
Se a volte forse a tratti ha insistito un eccessivo ritmo battuto, la chiusura con un ottimo pezzo di zampogna ha lasciato un bel ricordo qui a Carpino della testimonianza del gruppo di ricerca e di riproposizione musicale dei suoni e canti dell’Alta Murgia barese.

È con la Banda improvvisa che si chiude la serata: una vera e propria esilarante e divertita esplosione vulcanica attraverso cui Orio Odori ci dimostra come da una formazione bandistica può venir fuori una tessitura musicale scherzosamente barocca la cui musica si propone, così esuberante, sinergicamente intrecciata ai suoi strumenti ed ai suoi numerosi interpreti che ieri hanno simpaticamente ‘affollato’ il palco.
È seguito poi dapprima un pezzo dedicato a Carpino e in seguito la voce degli Antidotum Tarantulae ha intonato, accompagnata dalla Banda, una reinterpretazione della famigerata invocazione salentina a S. Paolo di Galatina, a cui ha fatto seguito una bella tarantella.
Infine anche da loro un omaggio alla tradizione carpinese nella riproposizione del sonetto Accome héija fa’ pi ama’ sta donne, tutto sommato ben fatto anche se la voce e la potenza di Andrea Sacco, anche se non più fisicamente tra noi, ci pare davvero ineguagliabile.

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