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Rodi Garganico:la Chiesa di Santa Barbara sta crollando

Rodi Garganico. Su segnalazione della professoressa Teresa Maria Rauzino mi dirigo verso la zona Santa Barbara di Rodi G.co dove c’è la chiesa omonima. Situata fuori le mura del paese, è la più antica in assoluto. La sua esistenza è attestata già in un documento del 1091 come dipendenza dell’abbazia di Benevento. Più tardi, fu data in commenda ai Cavalieri di Malta,un ordine ospedaliero benedettino intorno alla prima metà del XI secolo a Gerusalemme e divenuto,in seguito alla prima crociata,un ordine religioso cavalleresco cristiano dotato di un proprio statuto a cui fu affidata la cura e la difesa dei pellegrini diretti in Terra Santa.In
seguito l’Ordine si rifugiò brevemente a Cipro e poi a Rodi(non Rodi Garganico), su cui estese la propria sovranità, e successivamente a Malta con lo stato di Vassallo del re di Sicilia.
I cavalieri di Malta ricoprirono un’importante ruolo nel piccolo centro garganico scacciando la pirateria che minacciava le attività commerciale di Rodi nel XVI secolo.
Nel 1645 la Chiesa fu restaurata ed arricchita di un prezioso quadro su tela raffigurante Santa Barbara.

Nell’indifferenza generale (della gente e delle istituzioni) la parte sinistra della facciata della piccola chiesa è crollata compromettendone la solidità strutturale (già precaria).Il culto di Santa Barbara è un culto consolidato sul Gargano e ciò è denotabile dalla presenza (attuale o passata) in quasi ogni paese garganico di edifici sacri consacrati alla Santa protettrice contro i fulmini e le morti improvvise e violente .

Domenico S. Antonacci
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Il 26 Luglio si festeggiava Sant’Anna anche a Carpino

Il 26 luglio di un anno non precisato di mezzo secolo fa a Carpino era festa

Il cammino dei carpinesi alla Chiesa di Sant’Anna nel piano sotto la calura del sole estivo era estenuante; di tanto in tanto ci si fermava all’ombra di qualche ulivo. C’erano tutti, dagli anziani ansimanti ai bambini euforici che finalmente potevano spendere i loro piccoli risparmi per comprare confetti, gelati ed i pochi dolciumi disponibili a quel tempo sulle bancarelle appostate intorno alla Chiesa.
Le donne si erano fatte belle, e gli uomini non avevano i vestiti sporchi della campagna…anche quell’imprecisato anno c’era stato il solito tira e molla tra il proprietario di un terreno adiacente all’edificio sacro ed i passanti per quel tratturo privato (o per lo meno ritenuto tale) che arrivava alla Chiesa. Comunque ora tutti erano a messa..la campagna diventa di nuovo silenziosa, si ode l’eco della voce di Don Agostino che recita l’omelia. Poi il suono della piccola campana, la celebrazione alla protettrice delle donne incinte era finita..qualche piccolo fuoco pirotecnico..e tutti a pranzo (un pò più ricco del solito per chi era fortunato).

La festa di Sant’Anna oggi a Carpino non esiste più…la Chiesa di Sant’Anna sta cadendo a pezzi e con essa la memoria di quella festa secolare e delle giornate dei braccianti carpinesi dettate dai rintocchi di quella piccola campana sparirà.

Domenico S. Antonacci

CALENA: IL RISVEGLIO DELLA SOPRINTENDENZA. FIRMATE LA PETIZIONE

Riceviamo e pubblichiamo “in toto” la lettera inviata dalla Soprintendenza di Bari ai componenti della famiglia Martucci, attuali proprietari della Abazia di Calena in agro di Peschici, a seguito del crollo della residuale copertura nella zona absidale della Chiesa di S. Maria annessa alla millenaria struttura.

MODULARIO
B. C. – 255 MOD. 304

Bari, 22 giugno 2009
MINISTERO PER I BENI E LE ATTIVITÀ CULTURALI
DIPARTIMENTO PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI
DIREZIONE REGIONALE PER I BENI CULTURALI E PAESAGGISTICI DELLA PUGLIA

SOPRINTENDENZA PER I BENI ARCHITETTONICI E PER IL PAESAGGIO PER LE PROVINCE DI BARI E FOGGIA
Al Sig. Martucci Vincenzo
Via Tratturo Castiglione, 7 71100 FOGGIA

Al Sig. Martucci Francesco
Via Castello, 9 71010 PESCHICI (FG)

Alla Sig.ra Martucci Maria
Via P. Mascagni, 48 00199 ROMA

Alla Sig.ra Martucci Anna Elisabetta
Via Castello, 5 71010 PESCHICI (FG)

Al Sindaco del Comune di 71010 PESCHICI (FG)
Alla Direzione Regionale per i Beni Culturali
e Paesaggistici della Puglia 70122 BARI

Prot. N ° 5421 Allegati Raccomandata Risposta al Foglio del
Div. Sez. N °

OGGETTO:Peschici (FG) Abbazia di S. Maria di Kalena.

E’ pervenuta alla Scrivente notizia, tramite posta elettronica inviata in data 19/06 u.s. dal “Centro studi Martella “ di Peschici, dell’avvenuto crollo della residuale copertura nella zona absidale della Chiesa di S. Maria annessa all’Abbazia di Kalena in Peschici.
Pertanto, considerato che l’intero complesso monumentale risulta di proprietà privata, questa Soprintendenza, al fine di garantire la conservazione del bene e impedire ulteriori danni, con riferimento agli artt. 32 e 33 del decreto legislativo n.42/2004;
INGIUNGE
alle SS.VV, quali proprietari dell’intero complesso monumentale in oggetto, di provvedere con urgenza e comunque entro 20 giorni dalla data di ricevimento della presente, all’esecuzione dei sotto elencati interventi:
 realizzazione di strutture provvisionali, nelle zone interessate dal crollo, in ponteggi metallici tipo tubo-giunto, per consentire la messa in sicurezza e conservazione delle strutture murarie esistenti;
 puntellatura dell’arcata trasversale che delimita l’area presbiteriale dalla navata;
 realizzazione di copertura provvisoria in lamiera di ferro zincata da collegare alle strutture provvisionali.
Si fa tuttavia presente che, qualora le SS.VV. non adempiano a quanto sopra prescritto nei termini indicati, questo Ufficio procederà agli ulteriori provvedimenti previsti dalla vigente normativa.
La presente è inviata agli altri Uffici in indirizzo per quanto di competenza.

Il Soprintendente ad interim
Attilio Maurano

NB. Continua, intanto, la raccolta delle firme per la PETIZIONE ON LINE “SALVIAMO CALENA” al link http://www.ipetitions.com/petition/kalena (il PDF è anche in categoria PERIODICI DI CITTA’ GARGANO). Essendo richiesta l’e-mail del firmatario, chi ne fosse sprovvisto può fare riferimento al nostro indirizzo di posta elettronica inserendo info@puntodistella.it

puntodistella.it

La chiesa di Sant’Anna, tra l’indifferenza ed il mistero dei suoi simboli

Chiesa di Sant'Anna a Carpino.

Dott. Andrea Grana (Direttore Team Archeo – Speleologico ARGOD)
Domenico Sergio Antonacci (Team Archeo – Speleologico ARGOD)

La chiesa di Sant’Anna è una delle due chiese rurali di Carpino. Fu costruita in modo da consentire agli abitanti impegnati nella coltivazione dei campi di assistere alla messa mattutina. Nominata per la prima volta in un documento del 1736, e annoverata tra le chiese rurali, in origine fu affidata alla custodia di un eremita, per il quale era stata realizzata una abitazione annessa alla chiesa, presto abbandonata, e che risultava già parzialmente distrutta agli inizi del Novecento. In seguito al primo crollo della copertura, l’edificio fu sottoposto a diversi interventi di restauro, che ne hanno, per fortuna, conservato l’aspetto originario. La semplice facciata in pietra bianca è ancora visibile; sulla parte alta del muro posteriore, un arco campanario sorregge una campana. Sull’unico altare in stile barocco, con colonne decorate da tralci di vite a spirale, campeggiava un bel quadro di fattura settecentesca raffigurante la Madonna col bambino e Sant’Anna, sottratto purtroppo nel 1969. Voci dicono invece che la campana sia in qualche casa di Carpino. Tale evento, unito alla distanza dal centro abitato, ha contribuito al suo progressivo abbandono, per cui, dopo un ulteriore crollo della copertura, appare purtroppo allo stato di rudere. Essa si trova, inoltre, in un piccolo fondo privato e quindi essa stessa è proprietà privata;questo è un’ulteriore ostacolo alla sua tutela ed un suo eventuale restauro. Giorno dopo giorno la chiesa mostra i segni evidenti del suo stato di abbandono;all’interno arbusti e cespugli crescono incontrastati mentre la struttura (la cui costruzione è sicuramente di bassa qualità,e come materiali usati e come tecnica edile) crolla pezzo dopo pezzo. Ultimo episodio negativo riguarda l’architrave del portale d’ingresso caduto qualche mese fa (probabilmente anche a causa di un incendio sviluppatosi davanti la chiesa che ha compromesso la solidità dei materiali già fragili dell’edificio).

Pezzo di architrave crollato nel 2009.

Recentemente il Team Archeo – Speleologico ARGOD ha analizzato le pareti della struttura notando una serie di simboli davvero interessanti. Innanzi tutto sulla parte destra della facciata anteriore si può osservare una variante del centro sacro, simbolo fortemente legato alla Triplice Cinta Sacra e posto generalmente in luoghi particolarmente carichi di sacralità. Questa variante si presenta come un quadrato profondamente inciso con un foro centrale abbastanza profondo ed una linea intermedia verticale che interseca esattamente a metà il quadrilatero. Potrebbe trattarsi anche di un Centro Sacro rimasto incompiuto (il Centro Sacro consiste generalmente in quadrato in cui sono inscritti 8 raggi, che al proprio interno formano due croci greche) sta di fatto che il quadrato in sé rappresenta l’orientamento dell’uomo nello spazio e nell’ambito vitale, in base a una divisione del mondo in parti governate da custodi soprannaturali. E’ il simbolo della terra, in opposizione al cielo, ma è anche, ad un altro livello, il simbolo dell’universo creato, terra e cielo, in opposizione al non-creato e al creatore. Ma è anche un diretto riferimento al cosiddetto “OMPHALOS”, uno dei simboli più potenti che rappresentano il “Centro del Mondo”, diffuso quasi ovunque tra i popoli e le regioni della Terra.

Il cosiddetto Centro Sacro.

I tre cerchi intersecanti a rappresentare probabilmente la Trinità.

Imbarcazione incisa con le croci.

Da notare, ancora, una serie di cerchi intersecanti posizionati vicino al quadrato prima descritto. In generale i cerchi intersecanti rappresentano un di lapicidi lasciato dai magister muratori per indicare che quella costruzione è stata sviluppata secondo i canoni della sezione aurea.

Altre teorie associano questo tipo di simbologia al già citato OMPHALOS, specie se poi l’intersezione forma un FIORE DI LOTO (simbologie che ritroviamo in diverse strutture antiche del Gargano).

In particolare su questa stessa facciata, si può però individuare un insieme di tre cerchi intersecanti, con dimensioni pressoché simili, che potrebbero essere la rappresentazione simbolica della Trinità, cioè Dio uno e trino (come è possibile osservare ad esempio nella Cattedrale di Troia).

Altre incisioni degni di nota sono delle imbarcazioni portanti una o più croci, molto simili a incisioni che raffigurano le imbarcazioni dei Crociati in diverse chiese d’epoca medievale (come è possibile notare all’interno della Chiesa di Monte D’Elio a San Nicandro G.co), anche se la spiegazione potrebbe essere ben altra.

Oltre ad una serie di scritte che stiamo cercando di analizzare è curiosa un’altra incisione, quella di un volto di profilo con un elmo tipico vichingo, conico ed oblungo con due corna poste ai due lati.

La E’ vero che con le incisioni bisogna andare con i piedi di piombo, ma il numero di simboli attribuibili ad epoche decisamente anteriori alle origini della chiesa, fa sospettare che parte di essa sia stata costruita con materiale di risulta di strutture più antiche. Per ora rimane una semplice ed affascinante ipotesi che necessita ulteriori approfondimenti. Non appena  il Team Archeo – Speleologico ARGOD avrà novità in merito verranno riportati su questo blog il prima possibile.

 

 

 

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Firma la petizione su Kàlena

Firma qui la petizione per salvare Kàlena

L’abbazia di Santa Maria di Kàlena in disfacimento. Unica salvazza l’esproprio

L'abbazia di Santa Maria Kàlena in stato d'abbandonoIl sindaco di Peschici Vecera: «Nessuno caccia i soldi. Meglio il restauro in convenzione con la proprietà»

FOGGIA – L’unica strada per salvare l’abbazia di Santa Maria di Kàlena dal disfacimento è l’esproprio. Togliere la proprietà alla famiglia Martucci e dare all’abbazia la patente di un bene pubblico per facilitarne il recupero. Questo quanto indicato ieri su queste pagine dal direttore re­gionale ai Beni culturali, Ruggero Martines, ora che il vincolo è stato esteso anche all’intera area che cir­conda le chiesette. «Tutti sono sta­ti e sono capaci di parlare di Kàle­na, di invocare il restauro – com­menta il sindaco di Peschici, Dome­nico Vecera – , la Regione, la Sovrin­tendenza, Italia Nostra e Italia loro, ma poi alla fine nessuno ci ha mes­so mai un euro. E si punta il dito contro il Comune».

Il sindaco ha assistitito in silen­zio in questi giorni alle polemiche sollevate sui mancati interventi e sul crollo del tetto sull’abside di una delle due chiese: «E’ facile af­fermare che il Comune può avviare l’esproprio. E i soldi? Ce li diano, ci diano qualcosa come un milione di euro e la espropriamo subito l’abbazia. Io invece penso che, vi­sto che abbiamo fatto un passo avanti con la prima convenzione con la famiglia proprietaria, biso­gna partire da questo per avviare il restauro».

Il Comune oggi, attraverso que­sto accordo, può «gestire» a fini culturali le chiese e i giardini stori­ci, la parte religiosa dell’abbazia. La gestione per aprire le chiese ai visitatori durerà 40 anni. Ma, stra­no a dirsi, la convenzione è stata si­glata a settembre, ma al Comune le chiavi per accedere a questa parte del complesso non sono state anco­ra trasferite. Tanto è vero che il tet­to è crollato ma non c’è stato anco­ra nessun intervento di puntella­mento per evitare altri crolli.

«Il tetto era purtroppo già peri­colante, non appena ci consegne­ranno le chiavi faremo le verifiche del caso. Ma voglio essere chiaro: per noi Kàlena è una priorità. Co­me amministrazione abbiamo pre­sentato il progetto per i finanzia­menti del piano strategico di area vasta – sottolinea il primo cittadino – ma non siamo stati noi poi a indi­care le priorità. Noi non siamo pre­senti nella cabina di regia. Non si può pensare che con il bilancio co­munale si possa restaurare quel be­ne. E mi auguro che alla fine non cada tutta a pezzi. Che non riman­ga, come ha scritto qualcuno, un’agonia di pietre».

Restano dunque le incertezze sul futuro dell’abbazia, che è stata dichiarata monumento nazionale nel 1951 e che era stata indicata co­me uno dei pezzi importanti del­l’arte nell’Italia meridionale sin dal 1904 dallo storico Emile Bertaux. Un’abbazia con la prima chiesa, quella cosiddetta vecchia, con le cupole in asse che quindi si inseri­sce nel corso della tradizione pu­gliese; e la chiesa «nuova» addos­sata all’edificio più antico e che fu costruita secondo modelli architet­tonici presenti nella tradizione eu­ropea. Una tradizione che ha il suo pun­to di contatto nella via Francigena, che le maestranze di scalpellini che dalla Francia si spostavano ver­so i regni crociati, percorrevano nei due sensi, fermandosi anche a Kàlena.

Antonella Caruso
18 giugno 2009

Kàlena perde ancora pezzi

E’ di pochi giorni fa la notizia che il tetto di copertura dell’altare dell’Abbazia di Kàlena è crollato.Le travi di legno sono cadute sull’altare ed il loro peso consistente ha impedito agli operai di rimuoverli a mano. Ho avuto modo di vedere l’accaduto durante la manifestazione Un drappo bianco a Kàlena per la libertà di Aung San Suu Kyu.La porta dell’Abbazia era purtroppo chiusa quindi non ho foto migliori di quelle che vedete.In attesa di ulteriori sviluppi della situazione vi rimando al prossimo aggiornamento.

Domenico S. Antonacci

PS
raccomando il giornalista di turno di copiare per bene la notizia per poi pubblicarla sui quotidiani che preferisce
.

Monte Sant’Angelo, La Chiesa Trinità in abbandono

Monte Sant’Angelo – Chiesa della SS.ma Trinità di Monte Sant’Angelo necessita di interventi urgenti sulla tettoia per evitare infiltrazioni di acqua. Le ultime piogge hanno causato problemi alla struttura.Di qui la necessità di intervenire in maniera urgente.
Come si ricorderà la Chiesa della SS.ma Trinità e l’annesso ex monastero delle clarisse occupano una vasta area nel cuore del centro storico di Monte Sant’Angelo e dominano con le loro fabbriche il caratteristico rione ”Junno”.
La Chiesa attuale, di stile prettamente barocco, risale alla metà del 1600; essa poggia su una più antica e preesistente Chiesa risalente al 1400 della quale restano le imponenti strutture murarie che si possono osservare dall’attiguo monastero.
L’intero complesso venne eretto ufficialmente il 17 agosto 1404 con atto dell’arcivescovo sipontino Niccolò II di Imola, il quale concesse al ricco e nobile cittadino garganico Antonio Poldeo di fondare il monastero che ebbe vita floridissima per quasi cinque secoli e che fu un grande centro – ha visto la presenza mediamente di 29 monache, oltre alle educande – sia di preghiera che di cultura, in esso, bisogna ricordare, ci fu nel 1700 una scuola di pittura e di artigianato sacro.

Fonte:lagazzettadelmezzogiorno.it

Edicola devozionale vuota in Corso Vittorio Emanuele

Ma che fine ha fatto la statua di San Michele Arcangelo che si trovava nella nicchia? E’ in fase di restauro? E’ in una delle chiese di Carpino? E’ stata rubata? Da quanto tempo non si trova più li?
Io la ricordo quindi non devono esser passato moltissimo tempo dalla sua rimozione.

Adesso:


Prima:

Peschici/ Zona 167 non piace agli ambientalisti ma l’Amministrazione Comunale procede

Il sindaco Domenico Vecera non ha dubbi: il nuovo insediamento della 167 sarà realizzato nella Piana di Kalena, nonostante le forti opposizioni degli ambientalisti e le perplessità espresse dall’assessore regionale all’assetto del territorio, Angela Barbanente. Il primo cittadino l’ha spiegato, in una nota inviata alle associazioni ambientaliste le quali avevano espresso molti dubbi sulla localizzazione del comparto edilizio, trattandosi di un’area sensibile per il suo valore culturale essendo, a poche centinaia di metri, presente una delle testimonianze più significative: l’omonima abbazia, la cui nascita risale all’anno 872. Il sindaco rassicura che la “167”, di fatto, «ricade a circa 420 metri dal monumento come previsto dal nulla osta paesaggistico comunale».
Da parte loro le associazioni, che sono pronte ad impugnare tutti gli atti, sottolineano che «non sono 420 i metri di distanza a poter tutelare il paesaggio e l’abbazia. Il monumento è di tale importanza che la distanza risulta risicata, perciò l’abbazia finirà per stare in mezzo alle case».
Chiaro, a questo punto, che la palla passa alla Soprintendenza regionale che con decreto potrebbe vincolare l’area esterna all’abbazia definendo una fascia di rispetto più ampia. E’ quanto auspicano gli ambientalisti i quali, insieme alla Soprintendenza, chiedono un intervento anche da parte dell’assessore Barbanente, la quale, tra l’altro, ha già detto che la Regione «non consentirà alcuno scempio. La lottizzazione dovrà passare al vaglio della Regione essendo stata approvata una variante». C’è anche la valutazione di carattere più strettamente culturale, trattandosi – come viene sottolineato – di un progetto che ricade in un’area dal grande valore paesaggistico e culturale, con ulivi secolari e con un contesto idrogeologico molto delicato. Gli ambientalisti, in particolare, non si spiegano tanta rigidità da parte dell’amministrazione nel mantenere ferma l’idea di una “167” che, a meno di ripensamenti dell ultima ora, nasce su un’area dove non ci sono opere di urbanizzazione prima  e secondaria; inoltre – come spiega il presidente della sezione “Gargano” di Italia nostra, Menuccia Fontana – bisogna espropriarla perché privata e non comunale (appartiene alla famiglia Martucci, proprietaria dell’abbazia); ancora, essendo sottolivello, si spenderà . un patrimonio per la necessaria realizzazione della massicciata, dalle dimensioni ciclopiche, sull’attuale piano di campagna. Urbanisticamente – conclude – non e neppure cosa saggia da fare, essendo distante due km dal centro abitato. Non secondaria la considerazione che è vicina all’abbazia. La soluzione dell’esproprio, rigettata per per decenni, appare ore la soluzione primaria.

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