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Svastiche greche a Monte Sant’Angelo

Alcuni mesi fa, noi del Team Archeo – Speleologico ARGOD scoprimmo una nuova Triplice Cinta Sacra sulla facciata anteriore della Chiesa di Santa Maria Maggiore a Monte Sant’Angelo. Per il gruppo si trattò della terza Triplice Cinta scoperta, dopo quella del Castello di Peschici e dell’Abbazia di CàlenaPoco tempo dopo, ad una ulteriore perlustrazione effettuata all’adiacente Tomba di Rotari, Battistero dedicato a San Giovanni, una nuova e sensazionale scoperta: due svastiche incise in un punto poco visibile nel cortile esterno della struttura, vicino alle basi delle quattro colonne di granito. Non svastiche qualsiasi [Fig.1], ma di una ben precisa cultura: Greca!


Fig. 1 Una delle due svastiche greche scoperte nel cortile della Tomba di Rotari.

Ebbene sì, due svastiche di indiscussa tipologia greca [Fig.2] incise in un sito ricco di simbologie rare. 

Fig. 2 Una delle due svastiche greche scoperte nel cortile della Tomba di Rotari.


Lo studio dei simboli percorre strade tortuose e complicate. Strade che spesso sembrano non condividere nulla, ma che inaspettatamente s’intersecano per svelare indizi sconcertanti, da cui poi si dipartono altre strade che alimentano la complessità della ricerca. Il mondo accademico affronta la simbologia con distacco e scetticismo, poiché affetta da troppe variabili, carente di documentazione, viziata da soggettive e variegate interpretazioni, ma soprattutto perché non univocamente identificabile. In pratica, ad oggi, non è stata ancora fondata una giusta metodologia scientifica per lo studio dei simboli.E’ anche vero, però, che la forza di un simbolo sta nel fatto di rivelare non una verità, bensì un concetto, che tanto più si sveste di segretezza tanto più alto è il grado di conoscenza e consapevolezza dello studioso che tenta di decrittarlo. Una conoscenza semplice e diretta, nella sua forma, che riesce a resistere allo scorrere dei secoli molto più di qualsiasi documento scritto, monumento o reperto archeologico, ma che se studiato, contestualizzato e soprattutto capito, riesce a dare una quantità considerevole di informazioni.

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Tornano a girare le pale a Ischitella

Pochi giorni fa per “festeggiare” la promozione dell’esame "museologia, tecniche del restauro e della conservazione", ho deciso di portare in visita i miei compagni di corso in alcuni paesi del Gargano per mostrar loro le bellezze e gli scempi (vedi cattivi esempi di restauro e conservazione) dei nostri antichi centri storici. L’itinerario che avevo previsto, partiva da Vieste passando per Peschici, Vico e Rodi e Ischitella. La giornata, che a dir il vero non prometteva nulla di buono dal punto di vista meteorologico, si è svolta tra un paese e l’altro fino all’arrivo ad Ischitella nel primo pomeriggio; qui, iniziamo la nostra perlustrazione dal maestoso palazzo Pinto e continuiamo il nostro tragitto tra una foto e l’altra quando ad un certo punto rimango (anzi rimaniamo) a bocca aperta.
Contro qualsiasi regola del P.U.G. , del restauro e della conservazione dei centri storici, una bellissima ed antica struttura ad archi è stata letteralmente dilaniata (con i pericoli che ne conseguono, lavori del genere su fabbricati così antichi potrebbero provocarne il crollo) per crearne tre porte coperte in parte con un vistoso e stridente muro di cemento armato e blocchi in cemento. Il tutto, si scopre successivamente, è stato autorizzato dal Comune di Ischitella.
Questo comune non finisce di stupirci! Ho seguito con un certo interesse la costante e continua discussione sul progetto OFF-Shore deliberato “silenziosamente” dal Comune di Ischitella, e sui tanti risvolti poco chiari, ma anche le "balle mediatiche" che farebbero vergognare l’ultimo dei garganici, come la pala eolica con l’ascensore per portare i turisti. Idea prospettata non "dall’ultimo dei garganici" ma dal primo cittadino di questa località, ribattezzata anche "la bomboniera del Gargano".
Si ma della bomboniera mi sa che se continuiamo così ne resterà ben poco. Sembra manchi "la cultura della conservazione", il senso di appartenenza al territorio e agli aspetti storico-culturali che conserva.
E i miei amici arrivati dall’Aquila? Forse gli sarà sembrato (nel piccolo) di tornare al fatidico 6 aprile 2009. Ma questa volta a sfregiare la storia, l’arte di quelle antiche arcate nel cuore esterno del centro storico, non è colpa delle calamità naturali, ma di quell’essere che spesso a torto si professa intelligente: L’UOMO. Quell’uomo è rappresentato dalla mal politica che permette interventi che gli restituisce la fama di essere i primi speculatori della nostra terra.
Con i miei amici aquilani provavamo ad immaginare cosa stesse pensando in "quel" momento chi ha autorizzato questa oscenità. Tutto questo mentre provavo un’infinita vergogna per la mia terra agli occhi dei miei amici. Loro vengono da un’altra cultura, mi raccontavano che in piccoli centri dell’aquilano sono per prima le persone che "conservano", che non permettono, che si oppongono, ma che la stessa politica mai immaginerebbe di fare cose del genere poichè dimostrerebbe una certa pochezza. Stiamo parlando di centri tra le montagne, non di una zona turistica chiamata "Gargano". La cosa che più di ogni altra mi ha fatto male è stata l’affermazione di Eleonora: “Domenico ora abbiamo capito perché vuoi andar via da questo posto!”
La mia non vuol essere una denuncia politica ma sociale, il mio messaggio non vuol toccare la sensibilità di chi non l’ha, come di questi politici, il mio semmai vuol essere un grido verso questa società del gargano che permette tutto questo, non si interessa, non rileva queste “brutte firme indelibili” sulla nostra storia. Non possiamo vivere da ignoranti destinati a rimanerlo pensando che nessuno potrà cambiare questo stato di cose.
Forse siamo noi garganici per primi che dobbiamo dire no a chiunque dimostri scelleratezza, presunzione politica o disinteresse sebbene è stato chiamato dagli elettori ad amministrare. Forse c’è da scrivere una nuova cultura, forse è inutile provare a dialogare con chi non ha orecchie per sentire e cuore per il Gargano.
Continuando il nostro giro verso l’esterno, siamo passati da un altro punto che simboleggia la storia di questa “ex” Bomboniera, definito come “La Porta del Rivellino”. Anche lì hanno avuto idee grandiose. In pratica è stata ricoperta la volta ad arcata di questa antica “Porta” come se fosse il supermercato “Sidis”. E’ stata trattata con del normale intonaco, coprendo tutta la volta delle antiche pietre che la caratterizzavano. Quasi come un colpo di coda, hanno lasciato qualche buchetto per far intravedere come era bella prima. Poi hanno messo un neon tipo officina meccanica e fili elettrici appesi come nei migliori scantinati. Roberto mi faceva notare che saranno stati costretti a farlo per via delle pietre che di tanto in tanto cedevano. Ma chiaramente il percorso per salvaguardare sia la sicurezza che “quelle pietre” non era certamente spalmando sopra del gesso.
Impariamo a coltivare “L’arte dell’ascolto” e dell’identità, perché è l’unica cosa che potrebbe salvarci da questo stato di cose a dir poco imbarazzante. Sempre che non decidiate di non invitare mai i vostri amici a vedere come è bella la nostra terra e come siamo incapaci noi di abbandonarla o peggio distruggerla.
Dove è finita l’attenzione per i beni culturali tanto decantata in occasione dell’inaugurazione dei reperti rinvenuti a Monte Civita?

Domenico Sergio Antonacci

fonte:l’Attacco

Padre Remigio de Cristofaro, etnomusicologo del Gargano… e non solo

Il Centro Studi di Tradizioni Popolari del Gargano e della Capitanata, nel 2005 conferì il Premio Tarantella Fest 2005 a padre Remigio de Cristofaro, autore della Raccolta 104, la più completa compilation di musica popolare del Gargano.
Frate francescano ottantottenne, originario di Ischitella (FG), padre Remigio vive stabilmente a Siena, presso il convento dell’Osservanza, da ben trentanove anni. Compositore fecondo di musica sacra (messe, cantate, laudi, salmi, ecc) ha pubblicato due volumi di canti popolari: "Siena. I Canti del Popolo", e “Ischitella. I canti del popolo”, con la prefazione del grande etnomusicologo Roberto Leydi, scomparso qualche anno fa. «Non l’ho mai conosciuto – ha affermato de Cristofaro – né lui ha conosciuto me. Mi ha cercato un po’ dovunque, non mi ha mai trovato, né io ho trovato lui. Avemmo però intensi contatti telefonici».
Padre Remigio riferisce le esperienze di ricerca sui canti popolari che decenni or sono lo videro impegnato in area toscana e garganica: «Il materiale reperito è stato pubblicato dall’editore Cantagalli di Siena: sono nati così i due volumi dei Canti del Popolo. Essi non contengono soltanto la trascrizione dei testi, ma anche gli spartiti musicali che permettono di interpretare correttamente il canto.
Per i canti di Siena, l’idea scaturì dalla necessità di fornire al coro della Basilica dell’Osservanza, da me fondato, materiale folclorico per serate accademiche, concertistiche, sia in loco sia fuori: «Siamo stati molte volte all’estero a cantare questi canti popolari, con adeguate “armonizzazioni”, alcune facili, altre più impegnate. Molte corali italiane, sapendo di questa mia pubblicazione, si sono date da fare per mettere insieme la tradizione dei loro canti popolari».
La passione di padre Remigio de Cristofaro per l’etnomusicologia è nata dalla frequenza dell’Istituto Pontificio di Musica Sacra in Roma e dalle serate trascorse con gli amici intorno al “glorioso” magnetofono Geloso utilizzato per le rilevazioni: « Al mio paese – racconta padre Remigio – la sera ci si adunava in casa mia e si faceva dell’allegria intorno al registratore, per poi risentire le voci (Siamo noi? – mi chiedevano. Sì siamo noi, siamo tutti noi – li rassicuravo). Davvero una bella cosa. C’era una donna dalle qualità veramente artistiche, Colomba Coccia, era un vulcano, cantava con una veemenza, un entusiasmo, che ti metteva l’entusiasmo addosso».
Nel 1966 padre Remigio ebbe l’incarico dal Centro Nazionale di Musica Popolare di Roma di effettuare la campagna di rilevazione nella sua terra d’origine. Il Centro Nazionale di Musica Popolare era allora animato dal maestro Giorgio Nataletti e da intellettuali del calibro di Ernesto De Martino, Alberto Maria Cirese, Tullio Seppilli, Antonio Uccello, Antonio Pasqualino, Diego Carpitella, oltre all’etnomusicologo americano Alan Lomax.
Per il Gargano c’erano già delle raccolte pregevoli: la 24 B effettuata nel 1954 da Diego Carpitella e da Alan Lomax, e la 43 raccolta nel 1958 dallo stesso Carpitella e da Ernesto de Martino. Tra questi nomi eccelsi – ricorda padre Remigio – si inserì il mio, grazie alla raccolta numero 104».
La raccolta, depositata dal 1966 negli Archivi di Etnomusicologia dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma, è rimasta lì per tutti questi anni, nell’attesa che qualche studioso la valorizzasse. E’ toccato proprio a padre de Cristofaro iniziare l’opera. Incoraggiato dal successo dei canti popolari di Siena, qualche anno fa decise di estrapolare dalla raccolta garganica, la 104 appunto, i canti della sua Ischitella, per darli alle stampe nel 1997.
« Rimane ancora sconosciuto – precisa Padre Remigio – perché ancora inedito, l’enorme repertorio della raccolta 104 relativo ai canti delle altre cittadine garganiche, vi assicuro che c’è materiale pregevole, specialmente quello di Monte Sant’Angelo: «Qui la musicologia popolare aveva assunto un aspetto colto, c’era il coro, contaminato da troppe infiltrazioni degli strumenti, ma trovai anche degli informatori “puri”: i vecchi dell’Asilo di mendicità. Conoscevano tanti canti nella forma originale, recuperati da Giovanni Tancredi, insigne studioso di Monte Sant’Angelo che, oltre a Folclore garganico, pubblicò I canti e balli garganici e i Canti, suoni e balli del Gargano negli «Atti del IV Congresso nazionale arti e tradizioni popolari dell’OND (Opera Nazionale Dopolavoro)».
L’editore Cantagalli di Siena ha pubblicato anche "Ischitella. Le leggende, le fiabe i personaggi", in cui padre Remigio de Cristofaro raccoglie le tradizioni popolari del suo paese d’origine. Un libro che gli è molto caro: «Le favole sono venute fuori in un momento di struggente nostalgia per i racconti dei nonni, degli avi e nel tentativo di trasmettere ai giovanissimi, se possibile, le radici su cui poggiare la loro formazione ». Un libro che è entrato subito nella stima dei lettori; “ bilingue” (dialetto e italiano) è corredato dai disegni dei bambini delle scuole elementari di Ischitella.
I libri di padre Remigio de Cristofaro seguono le indicazioni di altre pubblicazioni del genere, contengono note storiche del luogo e sui caratteri del canto popolare della tradizione. Sono suddivisi in sei capitoli: i canti delle mamme, i canti infantili, gli stornelli e i rispetti, i canti sociali, i canti religiosi e i lamenti funebri.
Padre Remigio ritiene di aver concluso il compito che si era prefisso per la raccolta dei canti di Ischitella: «Il mio lavoro è stato semplice, umile, ma ha richiesto impegno e tanto amore per la mia terra». Il testimone passa a quanti vorranno continuare un lavoro immane, ma stimolante: pubblicare i testi e le partiture dei canti degli altri dieci paesi del Gargano inseriti nella raccolta, corredati dai CD con le vive voci dei testimoni. Voci e suoni immortalati nella raccolta 104 dal mitico registratore “Geloso” di padre Remigio de Cristofaro, cui va la riconoscenza di tutti gli amanti della storia, delle tradizioni etnografiche e della musica popolare del Gargano.
LA RACCOLTA 104
La 104 è la più completa “raccolta” di musica popolare realizzata nel Novecento sul Gargano. L’ intera “impresa” durò dieci giorni: Padre Remigio de Cristofaro dal 26 settembre al 5 ottobre 1966 registrò le voci di numerosi “informatori” oggi quasi tutti scomparsi, portatori diretti di una tradizione di musica popolare che rischia di sparire nei meandri della dimenticanza o nella caoticità della riproposta. Rientrano nella "104" un centinaio di canti di undici paesi del Promontorio: Ischitella, San Giovanni Rotondo, Rignano Garganico, Sannicandro, Vico del Gargano, Rodi Garganico, Vieste, Peschici, Mattinata, Monte Sant’Angelo e Manfredonia. Nella raccolta vi sono anche i canti di due "vaccari anonimi", incontrati da padre Remigio in una radura della Foresta Umbra.
Le tre compilation citate da padre Remigio (la 24 b effettuata da Alan Lomax e Diego Carpitella nel 1954, la 43 effettuata da Ernesto De Martino e Diego Carpitella nel 1958, e la 104 effettata nel 1966 dallo stesso de Cristofaro) sono le uniche raccolte di musica popolare del Gargano conservate presso un ente pubblico.
«Dopo la raccolta 104 – ha affermato l’etnomusicologo Salvatore Villani ( presidente del Centro Studi sulle Tradizioni popolari del Gargano) – il Centro Nazionale di Musica popolare di Roma non ha più commissionato ricerche sul territorio garganico. Alla fine degli anni settanta c’è stato l’esperimento di una raccolta della Biblioteca Provinciale di Foggia effettuata da Giovanni Rinaldi e Paola Sobrero (autori de La memoria che resta Vissuto quotidiano, mito e storia dei braccianti del basso Tavoliere).
Ma i nastri di quelle registrazioni stranamente sono spariti. Quella che doveva essere la quarta raccolta di documenti sonori del Gargano depositata presso un ente pubblico oggi non c’è più …».

Teresa Maria Rauzino

Il Gargano a “La prova del cuoco” – Rai 1 ( li fav d carpin! )

http://www.youtube.com/p/1DC2EACF62745367&hl=it_IT&fs=1
Potete disattivare la radio scorrendo in basso a sinistra altrimenti cliccate qui

20.000 beghe sotto i mari

«Come le balene, anche le navi affondate si fanno uscire dalla pancia versi bassi come muggiti, rantoli cavernosi come un sospiro a bocca aperta, gemiti e mormorii lunghi, che viaggiano dentro l’acqua e arrivano lontano, senza che niente li fermi […] esiste un canto delle navi perdute?» (Carlo Lucarelli, Navi a perdere)
Negli abissi più profondi e oscuri ma mai troppo distanti dall’uomo, fauna e flora marine imparano in fretta a convivere con sinistre e fluorescenti presenze, diventate inesorabilmente parte integrante dell’habitat sommerso. Gli esemplari della nuova specie hanno forma e consistenza molteplici ma alcuni elementi distintivi comuni: non nascono in mare, sono altamente tossici e radioattivi e, per loro natura, fortemente indesiderati. Sono trasportati in alto mare dalle grandi navi dei veleni che a volte li accompagnano inabissandosi solidalmente. E le vicende alle loro spalle sono oscure come i fondali in cui giacciono! Storie di mafia, di politiche segrete, di accordi clandestini, di misteriosi omicidi e di sporchi interessi economici.. La nave Velenia è comandata da una piovra spavalda che ingrassa all’ombra di omertosi “non vedo”, “non sento” e “non parlo” e sta cercando un nuovo angolo di mare in cui scaricare i suoi trasporti eccezionali. E se ciò porterà all’ennesimo sconquasso, poco importa, purché l’unica salvaguardia sia quella del denaro… Deni Bianco

Votate il carro! Cliccando qui e scorrendo la pagina  verso il basso vedrete sulla destra il form per la votazione.

Emergenza a Cagnano Varano

Salve, sono la proprietaria di una casa nella zona vecchia di Cagnano Varano e in questo momento mi vergogno di ESSERE CAGNANESE in quanto dal mese di agosto lotto con tutte le istituzioni locali per far rispettare il mio diritto di proprietà dato che casa mia è occupata abusivamente da un donna con 2 bambini piccoli e il suo convivente; ma non è questo il problema principale, la casa nel mese di agosto è stata dichiarata pericolante ed è stato dato lo sgombro parziale dell’intera palazzina e nel mese di settembre il sindaco ha firmato lo sgombro totale e imposto l’esecuzione dei lavori.
La cosa non può essere eseguita in quanto ancora ad oggi l’intera palazzina è abitata e poi dopo i fatti accaduti in Sicilia vivo con l’angoscia di ricevere una telefonata di qualche vicino che mi dice che la casa è crollata e sotto le macerie sono morti i bambini.
Ancora oggi ho parlato con il sindaco ma senza risultati, ho detto di nuovo che la casa è pericolante e che gli abitanti vivono in uno stato di degrado assoluto;sono stati disattivati da me la luce elettrica e l’acqua,la casa è quasi tutta senza mobili;vivono con una rete ed un materasso, una cucina e poco più cosa (che nel 2010 non dovrebbe essere permesso a dei genitori che vivono di stenti in quanto nessuno dei due lavora, se così si può definire far vivere una bambina di 4 anni ed una di 1 anno e mezzo…=
AIUTATEMI A FAR CONOSCERE QUESTA SITUAZIONE GRAVE IN QUANTO 2 BAMBINI VIVONO IN PERICOLO PER COLPA DI GENITORI IGNORANTI E NELL’INDIFFERENZA DELL’ISTITUZIONI.
Maria

Fonte:http://cagnanovarano.org/forum

We can…

Gargano….Faggeta di Monte Spigno

Gargano….Monte Spigno

Sannicandro/ROSAPAEDA IN “CONCERTO PER UN AMICO”

Domenica 07 febbraio presso il Cinema Teatro Italia di San Nicandro Garganico, alle ore 20:30 avrà luogo lo spettacolo di beneficenza di Rosapaeda: “Concerto per un amico”.
Il concerto, organizzato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con l’Accademia Musicale “Solis Specimen” e con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di San Nicandro Garganico, è finalizzato alla raccolta di fondi a favore di un amico musicista che si trova in una grave situazione di precarietà economica.
Rosapaeda, protagonista indiscussa della scena etno-world italiana, torna sul Gargano, dopo l’esibizione della scorsa estate al Carpino Folk Festival, con il suo fortunato “mater heart folk live tour” dedicato, per l’occasione, ad un amico in difficoltà.
L’artista barese presenterà i brani del suo ultimo lavoro “Mater Heart Folk”, prodotto dalla Felmay, che segna la sua piena maturazione artistica. La sua voce spicca per nitidezza, grande ricchezza interpretativa e per l’originalità della proposta musicale ormai lontanissima dagli stereotipi del folk. Il suo infatti è considerato da molti un lavoro in direzione di una nuova definizione dello stile popolare.
Sul palco, oltre a Rosapaeda, una band di 5 musicisti guidati da Eddi Romano, compositore ed arrangiatore dei brani, in uno spettacolo di grande impatto emotivo.

Associazione culturale Carpino folk Festival
Testo a cura di Alessandro Sinigagliese

Pericolo estrazioni petrolifere alle tremiti scongiurato..almeno per ora

La Giunta regionale– su proposta dell’assessore all’Ecologia, Onofrio Introna – ha espresso parere sfavorevole, nell’ambito della procedura di valutazione di impatto ambientale, per il progetto di ricerca idrocarburi al largo delle Isole Tremiti proposto dalla Petroceltic Elsa Spa. La Giunta ha deliberato dopo il parere del Comitato Regionale VIA che ha analizzato gli impatti delle fasi di indagine e delle fasi di perforazione del pozzo contenuti nello Studio di impatto ambientale che:
1. “appare non puntuale”
2. senza adeguato inquadramento dello sfruttamento del litorale adriatico su vasta scala
3. a pochi chilometri dalla costa
4. a poca distanza dal parco nazionale del Gargano e dalla riserva delle Isole Tremiti.

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