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Sondaggio/inchiesta di OndaRadio: IL GARGANO CHIEDE DI ESSERE SISTEMA

Sul Gargano da anni si usa (si abusa?) del termine “sistema” più per una sorta di ecumenismo socio-amministrativo che per una concreta rispondenza delle azioni ai propositi. Si cita perciò il compianto Filippo Fiorentino, splendido educatore, intellettuale lucido e lungimirante, per cui il Gargano “è una città dove i nostri paesi non sono altro che i suoi quartieri”. La traduzione di questo ideale nella prativa quotidiana lascia spesso perplessi e soprattutto nel dubbio che i primi a porre paletti o veti siano proprio gli stessi garganici.  Ne consegue poi una scarsa forza di contrattazione politica allorché, come è accaduto dopo le recenti Provinciali, il Promontorio che pure vanta validi indicatori economici ben superiori al resto della Capitanata non ha avuto nessuna rappresentanza nella Giunta. Debolezza contrattuale, assenza di proposte o marginalizzazione preventiva?
Il mercato globale bussa alla porta, ci impone una sterzata e, solleticandoci un po’, ci fa scoprire che un brand, un marchio unitario, un segno riassuntivo esiste ed è quello garganico. Può essere forse l’economia del territorio a sospingere le lancette dell’orologio verso la sveglia della “Città Gargano?” Potrebbe, se non fosse che non di rado quegli stessi imprenditori turistici si rivelano i primi critici all’idea di vendere/proporre “un Gargano” e non i vari “quartieri”. Alla forma della proposta si aggiunge poi la sostanza di volersi proporre come agglomerato di posti letto in cui l’emozionalità del territorio viene trascurata.
Da dove iniziare? In questo ambito s’inserisce la proposta/provocazione/sondaggio di Ondaradio, l’emittente radiofonica e web del Gargano (al cui linea editoriale è racchiusa nello slogan “per le vie della Città Gargano”) che ha chiesto ai garganici di indicare chi, fra i sindaci del territorio, ha meglio rappresentato il “brand Gargano”, indicandolo come “il sindaco del Gargano 2008”. 
Questa sorta di sondaggio/inchiesta, partito il 15 ottobre 2008 e terminato lo scorso 15 dicembre, pur non volendo avere parvenze di scientificità statistica, ha interessato una vasta selezione di ascoltatori, distribuiti fra le varie località (“le vie della città Gargano”). Tale meccanismo, una sorta di grimaldello comunicativo, voleva porre in evidenza se fosse maturata nella popolazione l’esigenza/aspirazione di ritrovarsi in una progettualità comune. Tutto ciò al di là della figura pur importante (nel caso Luigi Damiani, il sindaco di Vico del  Gargano) che meglio l’avesse rappresentata. Ovvero valutare se fosse veramente giunto il momento per fare “la Città Gargano”, avvalendosi della capacità di tutti i rappresentanti delle istituzioni, delle categorie economiche e della società civile.
Il positivo riscontro avuto dal sondaggio ha reso esplicito come ormai non sia più rinviabile un’occasione di confronto e progettualità per costruire la “Città Gargano”. Per favorire questo dialogo Ondaradio organizzerà una serie di trasmissioni itineranti, tra “i quartieri della Città Gargano”, aperte al confronto con le comunità locali.
Non possono essere solo i problemi ad accomunare. Non si può continuare a sgranare gli occhi quando si sente parlare di “Grande Salento” e sentirci degli eterni incompiuti o figli di un Dio minore. E’ giunto il tempo del fare.
ninì delli Santi – (Corriere del Mezzogiorno del 31/12/2008)

Cosa resterà del 2008? L’esibizione di Vinicio Capossela al Carpino Folk Festival

Anno bisesto, anno funesto. Mica tanto, a giudicare dal bilancio che la nostra redazione ha tracciato passando in rassegna le copertine dell’annata che si avvia verso la scritta “The End”. Per questo motivo, abbiamo isolato alcuni eventi che resteranno impressi nella memoria di tutti come la spettacolare notte bianca dedicata al teatro che ha animato Foggia per alcune ore, o la vittoria della prima foggiana che abbia messo piede sull’Isola dei Famosi ovvero Vladimir Luxuria; il ritorno sul Gargano – reso possibile grazie a una serie di manifestazioni culturali – di un genio Paz che si chiamava Andrea Pazienza, il successo dei Damadelizia che hanno sbaragliato una concorrenza agguerrita in un tempio della musica come il Piper di Roma; ma questo è stato anche l’anno di Facebook, che ha cambiato – non per sempre, state tranquilli – il nostro modo di comunicare e di quella serata più simile a un’esperienza emozionale che a un concerto che è stata l’esibizione di Vinicio Capossela. Chi l’ha detto che un anno bisesto è per forza un anno funesto?

La band foggiana dell’anno
La copertina del 21 marzo celebrava il loro quarto posto a Sanremo Rock, qualche mese dopo aver sbaragliato la concorrenza di centinaia di band al concorso Un Giorno Insieme dedicato al monumento Augusto Daolio. Ma Fabio Consale, Davide Checchia, Ettore Figliola, Giuseppe Pizzuto e Donato Fiorella si sono spinti ben oltre. I DamaDelizia, lo scorso novembre, hanno lasciato senza fiato il paroliere Mogol, la bacchetta Sandro Comini e il prof Luca Pitteri all’ultima edizione del Tour Music Fest, trampolino di lancio per chi vive con e per la musica, salendo sul podio più alto. Il Piper di Roma che vibrava al ritmo del rock melodico del singolo Ti rincontrerò, Red Ronnie che li accoglie nel salotto buono del leggendario Roxy Bar per poi rincontrarli a Bologna, soltanto qualche giorno fa, sul palco del Motor Show. Tutto in pochi mesi, tutto in un 2008 da ricordare. Ai cinque ragazzi che hanno amplificato in giro per l’Italia il sound made in Puglia va la palma di band foggiana dell’anno.

Le estati di Andrea
caloroso nei confronti dell’artista eternamente giovane che ha risposto al tributo garganico con i suoi toni più confidenziali, le sue opere “estive”. Disegni, viste, bozzetti, fumetti, video e fotografie. C’è molto materiale inedito ma si percepisce un legame profondo di Paz con il Gargano e un talento unico che sta per sbocciare. Pazienza disegna il viaggio per raggiungere San Menaio da San Benedetto del Tronto, un’odissea d’auto sulla statale 16 con tanto di rimproveri dei genitori ai due figli impazienti sui sedili di dietro. Poi, le strisce di una battuta di caccia, grottesca nella ricerca della povera allodola, meravigliosa per la natura s-fumata di Monte Pucci. Andrea diceva di poter disegnare di tutto; poi, con una provocazione, disse che sarebbe morto un certo giorno. Ma così non fu. A Napoli, ancora per sabbie, è possibile ritrovare il disegnatore in mostra a Castel Sant’Elmo (sede di Comicon) fino al 13 gennaio.

Mister Talento suona sempre due volte
Ci sono due cose che non si possono nascondere: una gravidanza e il talento. Chiediamo scusa all’autore di questa frase se non ricordiamo il suo nome ma, in compenso, abbiamo una certezza: queste parole sono perfette per descrivere la superiorità espressiva, l’energia e – appunto – il talento che fanno di Massimo Ranieri un artista eccezionale nel panorama italiano. Voce potente, presenza scenica, versatilità infinita. Canta, balla, dialoga con gli spettatori e fa addirittura gli addominali sul palco: Ranieri, in concerto, fa tutto questo e anche di più, stregando il pubblico foggiano a tal punto da rendere necessaria una replica del suo spettacolo intitolato Canto perché non so nuotare… da quarant’anni. Dopo il successo del 7 luglio, arriva il trionfo definitivo del 20 agosto: il Teatro Mediterraneo straripa ammiratori di ogni età: ad applaudire l’eterno scugnizzo ci sono i suoi coetanei, che lo ricordano urlare nel microfono Rose rosse per te o Se bruciasse la città, ma i più appassionati nell’intonare Perdere l’amore sono i più giovani, che lo hanno scoperto attraverso la vittoria al Festival di Sanremo del 1988.

Quando Vinicio cantava alla luna
Le mani di piazza del Popolo che battevano il tempo, il battito cardiaco del Gargano. Era un anonimo martedì 5 agosto, a Carpino. Vinicio Capossela e la sua musica, colonna sonora di una terra e delle sue diapositive. Oltre due ore di spettacolo, oltre diecimila spettatori in delirio. Il senso della tredicesima edizione del Carpino Folk Festival era tutto in quel blues intersecato al “folk della montagna”, incontro-scontro tra galassie ritmiche e pianeti armonici. L’omaggio ai due giganti di quella montagna, lo spaccone Matteo Salvatore e l’eterno ragazzo Andrea Pazienza, si trasforma in uno degli eventi musicali più attesi e affollati dell’estate senza nuvole. L’astuto illusionista si nasconde dietro la t-shirt “io sono garganico” e mischia le sue carte con il piglio della vecchia volpe, tanto da trasformare terzine e antiche tarante in veri e propri blues arcani. Qualcuno gradisce in ammirato silenzio, qualcun altro si aspetta che da un momento all’altro salga sul palco il Vinicio di sempre, mentre la luna ascolta dall’alto quel lieve, regolare battito.

La vittoria della prima naufraga foggiana
È andata oltre le polemiche, i pregiudizi, le contestazioni, il politicamente corretto, il trash, dimostrando e confermando, così, di essere la vincitrice assoluta del reality show l’Isola dei Famosi.
È la foggiana Vladimir Luxuria, che Viveur aveva incontrato prima della sua partenza per l’Honduras tra cosce, zanzare e speranze.
Luxuria, ex parlamentare di Rifondazione Comunista, ha vinto la sesta edizione della trasmissione condotta da Simona Ventura.
Ancora una volta, Vladimir ha dimostrato di avere ragione, confermando la sua capacità di gettare il cuore oltre l’ostacolo senza curarsi delle critiche di chi voleva frenare il suo percorso. Dopo le sue battaglie per i diritti civili, la sua esperienza politica, le feste al Muccassassina, il teatro, la sua biografia, il Gay Pride, tornerà a far parlare di se con l’uscita di una raccolta di fiabe transgender per bambini, per promuovere i valori della tolleranza e della diversità, ma anche della tolleranza delle diversità.

Adda passà a nuttata
Quinta sconfitta in trasferta e rossoneri fuori dalla provvisoria e sempre incerta griglia play-off. Salgado si rompe, dopo neanche dieci minuti. Un Foggia anemico, quello che crea soltanto briciole nonostante un Crotone mediocre. Tante incertezze sull’imme-diato futuro. Del Core è al suo secondo, patetico addio ai colori rossoneri, Rinaldi che scappa dopo l’insanabile e Novelli che, malgrado i mugugni degli scettici, “si mangia pure il panettone” dopo l’insperabile grano cotto. Panettone che è andato di traverso al tifoso foggiano, costretto a sbadigliare davanti al televisore perché la curva ospiti dello Scida aveva i cancelli chiusi. La sosta natalizia arriva probabilmente nel momento giusto, servirà a placare la tensione che si respira nei pressi di via Gioberti, a ricaricare le pile o almeno questo si spera. E a tracciare un bilancio sull’anno che è passato.
Partiamo dagli spunti positivi. Innanzitutto il ruolino interno: il Foggia nel corso dell’anno solare non ha mai perso, almeno per ciò che riguarda le gare di campionato di C1 (che tra un solstizio e l’altro è stato ribattezzato Prima Divisione), tra le gradinate sempre più ristrette e tristemente squadrate dello Zaccheria. Merito della rincorsa dell’allora rinato Foggia di Galderisi e di un inizio di stagione in corso quasi impeccabile (almeno sul piano dei risultati) davanti al pubblico amico. Tre in tutto gli allenatori che hanno scaldato una delle panchine più bollenti del campionato. Lo spaccone Campilongo, che a fine gennaio scorso ha fatto le valigie assieme all’allora ds Di Bari e capitan Cardinale. Il successore Nanu Galderisi, arrivato come anonimo traghettatore e salutato a giugno come l’eroe della rimonta e del miracolo umano. E Raffaele Novelli, il primo allenatore nella storia dell’U.S. Foggia contestato ancora prima di accomodarsi ai piedi della tribuna.
È stato l’anno dei ritorni e degli addii. Il ritorno di Salgado, meno esplosivo e più operaio rispetto a quello ammirato due stagioni fa. Quello di Zanetti, unica vera certezza davanti a Bremec, e il gradito déjà-vu di capitan Pecchia, innamorato di questa piazza ma più stanco e meno incisivo dopo la parentesi di Frosinone. L’addio che più di tutti brucia è quello di Galderisi, che ha salutato Foggia la tra le lacrime dopo la resa di Cremona, abbagliato dal fuoco di paglia appiccato dai Soglia. Ad attenderlo il super-Pescara partito per stravincere il campionato, e che dopo soltanto quattro mesi, indebitato fino al collo, rischia la scomparsa dalla geografia del calcio italiano. Infine i play-off, i maledetti play-off, illusione di una B che sembra irraggiungibile. Il muro rossonero a Verona, a Cittadella, a Novara e a Cremona, in quel grigio 25 maggio. Ruggiva, sventolava, sperava e imprecava, sino all’inesorabile fischio finale, sino all’ennesima resa dell’ultimo, sfortunato decennio di calcio foggiano. Adda passà a nuttata…

Le fughe di Salvatores
La Puglia la conosceva già bene, soprattutto la provincia di Foggia: qui aveva trovato delle distese di grano, dei paesaggi in cui il tempo sembra sospeso che si sono rivelati lo sfondo perfetto per i suoi film. Per potenziare la suspence di Io non ho paura, aveva portato le sue macchine da presa e i suoi attori proprio al confine tra la Daunia e la Basilicata.
A novembre, però, Gabriele Salvatores ha fatto tappa proprio nel capoluogo, per parlare di cinema agli studenti dell’Ateneo foggiano e agli allievi di Pugliaexperience, il progetto formativo pensato dalla Regione Puglia per i giovani talenti cinematografici di cui il regista napoletano è testimonial.
Inevitabili, quasi richiesti a furor di popolo, i riferimenti a Mediterraneo, il film che nel 1992 gli fece stringere tra le mani quel damerino dorato tanto ambito da chi lavora nel mondo della celluloide e che di nome fa Oscar.

Tutti pazzi per Facebook
Fra i vari tormentoni del 2008, oltre a Obama, la crisi finanziaria e il collo del piede della Celentano, come non ricordare quello che è diventato un vero e proprio fenomeno di costume, al pari del Caffè Borghetti allo stadio? Facebook, il social network partito in sordina nel 2004 ha avuto un sorprendente incremento di iscrizioni negli ultimi sei mesi, sbaragliando autorevoli avversari come Myspace. Ciò che lo differenzia dagli altri social network, la sua carta vincente, è la relativa semplicità di iscrizione e uso, e la reale identità dell’iscritto, con nome e cognome, in contrapposizione ad altri spazi virtuali in cui ci si crea una vita fittizia per evadere dalla realtà quotidiana. In base a questo principio è possibile rincontrare persone perse di vista, ex compagni di scuola o il fidanzatino olandese mai dimenticato. Ma anche qui è possibile imbattersi in personaggi insoliti, come Lazzaro di Betania, Buly il Cane e Hans Fidanken, a dimostrazione che Facebook è davvero alla portata di tutti, anche dei redivivi e degli animali.

La notte più lunga
Puglia Night Parade ha vestito di bianco la notte foggiana del 5 dicembre. Il contenitore di spettacoli, partorito dall’assessorato al turismo della Regione Puglia e dal consorzio Teatro pubblico pugliese, ha ammaliato quanti hanno ceduto al fascino degli spettacoli in strada. Una kermesse che per Alberobello, Andria, Bari, Barletta, Brindisi, Foggia (naturalmente), Lecce e Taranto è stato vettore pubblicitario privilegiato per il turismo volto, contemporaneamente, a scuotere dal torpore pre-invernale i numerosi pugliesi scesi in piazza in una sorta di rito catartico collettivo. Una comunione che, piaccia o meno, ha avuto il merito di trasformare Foggia – pure se soltanto per una notte – in un morbido e fecondissimo ventre animato di spettacoli di arte visiva (Les Farfadais hanno lasciato a bocca aperta e naso in su pure i più scettici), teatro e musica. Poco importa che l’esibizione di Pelù (che tutti si attendevano nelle vesti di mattatore de El Diablo) fosse sottotono e totalmente spaiata con l’Orchestra Popolare Italiana di Ambrogio Sparagna o che i biglietti gratuiti per Covatta fossero finiti giorni prima dell’esibizione (cui facevano eco numerose file vuote); quello che conta, davvero, è che Puglia Night Parade è stato un assaggio goloso e indimenticabile dell’immagine positiva, glamour e amichevole che Foggia possiede e di cui, troppo spesso, perde coscienza. L’esaltazione di sensi voluta dalla Regione Puglia, è innegabile, c’è stata. Bravi! Bis?
da Viveur.it

Premio Speciale ‘la Zampogna 2009’ ad Antonio Piccininno

Si rinnova a gennaio 2009 l’appuntamento con uno dei festival più importanti in  Italia nel panorama della musica popolare e world:
La Zampogna – Festival di Musica e Cultura Tradizionale.
L’appuntamento, giunto alla XVI edizione, coinvolge un numero sempre maggiore di studiosi, musicisti, liutai e pubblico, dimostrando quanto sia forte e in costante crescita, l’attenzione verso questo importante strumento della tradizione popolare italiana.
Fitto è il programma delle attività che interessa diversi comuni dell’area del Sud Pontino (Maranola, Itri, Monte San Biagio e Lenola) dal 16 al 18 gennaio 2009.
Tra gli ospiti e gli appuntamenti principali sono da segnalare la partecipazione straordinaria della Famiglia Boniface, storica famiglia di musicisti tradizionali valdostani, il focus sulle zampogne del versante appenninico, il concerto “Suoni sulle strade dei Briganti”, uno spettacolo originale commissionato e prodotto dal festival, e  il Premio Speciale “la Zampogna 2009” ad Antonio Piccininno, l’importante voce dei Cantori di Carpino. 
Una vera e propria no-stop di tre giorni che vedrà avvicendarsi numerosi musicisti, giovani e anziani, italiani e stranieri, che animeranno i concerti, i seminari e gli incontri.
Ma il Festival è anche l’occasione per avere un contatto diretto con alcuni tra i costruttori di strumenti musicali tradizionali più importanti della penisola. Una mostra-mercato di liuteria tradizionale sarà tra gli appuntamenti più rilevanti della rassegna, un’occasione unica in cui poter acquistare strumenti musicali, oggettistica tradizionale, attrezzi di uso contadino e pastorale.
Il Festival “La Zampogna” rientra nelle iniziative di Re. Fo. La. – Rete del Folklore del Lazio ed è partner italiano dell’EFWMF – European Forum of World Music Festivals (network europeo dei 40 festival di musica folk più importanti).

Zampogna è Cultura !
Un patrimonio di saperi e memorie da conoscere e da salvaguardare
Un mondo musicale vivace e in continua evoluzione
Anziani musicisti, nuove sonorità

Il Patto Associativo per Monte Sant’Angelo in movimento

L’Anno Che Verrà

chiancamasitto ,contratto di quartiere, ex cinema piemontese, comparti a Macchia, piano strategico provinciale e altre storie…

passare per l’informazione per costruire partecipazione.
 
dopo l’incontro su chianca masitto il patto interassociativo per il rilancio e la salvaguardia di Monte Sant’Angelo chiama i cittadini a discutere di quelle che saranno le scelte più importati che dovranno essere fatte da palazzo di città

Lunedì 29 dicembre, ore 17, Museo Tancredi
 
coordina il dibattito Piero Paciello, direttore del quotidiano l’Attacco
interverranno: Franco Salcuni, segreteria regionale di Legambiente
Domenico Prencipe, direttore de “il diario Montanaro”
Domenico Ioli, responsabile dell’ “ARCI Nuova Gestione”

Il sindaco e i capogruppi consigliari di maggioranza e opposizione sono stati invitati a partecipare.
Tutti i cittadini, i partiti, i sindacati, le associazioni sono invitati a intervenire.

L’incontro sarà trasmesso in diretta video su www.ildiariomontanaro.it

Era nott’è pareva miezojuorno. Mai le stelle – lustre e bbelle – se vedetteno accossì;

Le temperature scenderanno oggi fino a meno sette sul Gargano, zero gradi invece lungo la costa. Non accenna ad allentare la sua morsa il gelo che in queste ore ha colpito la Puglia. Per oggi si prevede cielo nuvoloso con neve soprattutto nelle zone interne. Forti venti dal nord est. «Le temperature scenderanno ancora al di sotto della media stagionale soprattutto a Monte Sant’Angeto sul Gargano», spiega Antonio Laricchia, colonnello dell’ufficio metereologico dell’aeronautica di Gioia del Colle. I primi miglioramenti si cominceranno a vedere da domani mattina: continueranno le piogge su tutta la regione con temperature molto basse, ma terminerà l’emergenza neve anche nelle zone più interne.
Secondo le previsioni, il bel tempo tornerà a partire da mercoledì prossimo e durerà almeno fino al week end. «Si preannunciano – conclude Laricchia – ampie schiarite su tutta la regione almeno fino a sabato».

Intanto a Carpino aperti i cancelli degli stabilimenti sciistici con tanto di skypass direttamente dalla piazza principale.
L’unico stabilimento del Gargano, aperto subito dopo le ultime elezioni amministrative, è preso d’assalto fin dalla prime ore del mattino per la gioia dei grandi e dei piccini.
Proprio un ottima inziativa, mai si erano visti tanti turisti da queste parti. Il tragitto preferito dagli habitué dello stabilimento è quello lungo 9 km da un manto bianco morbidissimo che parte dalla località "Lardicchia" e attraversando tutto Pastromele porta le migliaia di sciatori in soli 27 secondi in località Marasciallo per un breve rallentamento in una zona calda e accogliente e poi, dopo la dovuta visita alla caratteristica chiesetta della Santa Croce ci si infila nella via che porta fino a Piazza del Popolo. Qui vi aspettano i Cantori con le loro arcaiche tarantelle.
Ma la parte del tragitto più tortuoso inizia a questo punto quando si prende la discesa detta di "Sciaquett" dove tra locande e ristori vari si viene tentati dalle mille leccornie natalizie locali, fino alla fontana di "Sgrambin".
La discesa termina in località "Piano" dove gli scavi del 1953 portarono alla luce le terme e la necropoli altomedievale della villa romana di Avicenna.
Cosa consigliamo per questa stagione invernale? Naturalmente, una bella ed economica settimana bianca per sciare, per godersi il sole caldo della Gargano, per ammirare il panorama incredibile dei nostri laghi.
Un soggiorno all’insegna delle tradizioni culinarie, del confort e del relax in un elegante hotel di Carpino è quello che vi occorre per ritrovare la carica e iniziare con grinta il nuovo anno che è alle porte.
Carpino è diventata, senza ombra di dubbio, una delle mete più gettonate dei turisti che amano le vacanze sulla neve. Nota a tutti per essere "il paese dei cantori" e la "porta nord del Parco Nazionale del Gargano", Carpino vi aspetta per sciate indimenticabili lungo le pendici di Pastromele.
Ma il Sindaco di questo piccolo paese, contrariato da questo successo tutto suo, intima "La dovete finire di attribuire a me questa tragedia, – poi rivolto ai singoli visitatori – la gente di Carpino sale tutta sul Comune a protestare ed è da questa mattina che non riesco a fare null’altro. Siete in un luogo dove il silenzio è sacro e dove tutti devono rispetto". Da sindaco che non si lascia passare neanche una mosca sotto il naso dà ordine e disciplina alle 5 lunghissime fila di Snowboards. Contestualmente rivolgendosi a noi giornalisti ci invita a scrivere di far sapere agli italiani di rimanere a casa e di non mettersi in viaggio per Carpino in quando "il pane e pomodoro è ormai finito e il companatico rimasto è solo per i paesani che vivono nel paese. Sono loro i miei elettori e per loro metterò al bando chiunque disturba la nostra quiete pubblica".
Incredibile a credersi, questa cittadina, famosa per le sue tradizioni popolari, oggi si trova a combattere con il turismo di massa e i suoi problemi. Nessuno lo avrebbe detto solo qualche mese fa, neanche l’attuale amministrazione artefice di questo progetto, ma siamo convinti che non si deve assolutamente perdere questa nuova occasione per il benessere e l’economia di tutta la Capitanata, almeno cosi la pensano i colleghi Sindaci di Monte S. Angelo, San Giovanni Rotondo, Peschici e Vieste che assistono da lontano questa inaspettata ondata di turisti : siamo solidali con i cittadini di Carpino e non li lasceremo soli, per la prossima stagione invernale effettueremo tutti gli investimenti necessari per svuotare Carpino da questi vandali della neve, anche perché questa ridente cittadina non è proprio adeguata a questo tipo di sviluppo.
Promesse d’aiuto arrivano anche dal presidente del Parco del Gargano. Con tutti gli investimenti che stiamo operando a Vieste e Manfredonia, non doveva proprio accadere quello che si sta verificando a Carpino. E’ una vera sciagura. Carpino e i Carpinesi non sono preparati, troppo legati alle tradizioni per poter sopportate questo tipo di turismo. Adesso speriamo solo che questa gente non si riversi nei paesi immediatamente vicini, penso a Cagnano, Vico, Ischitella. Il progetto di Carpino si è mostrato vincente, ci ha mostrato come il Gargano può competere con le alpi e gli appennini per il turismo invernale ed allora dobbiamo esportare lo stabilimento a Peschici e poi a Vieste fino a Mattinata. Per questa stagione quello che possiamo fare è organizzare altri grandi eventi lontano da qui. Ormai si pone il problema del riflusso dei turisti dall’entroterra al mare, bisogna riequilibrare la situazione nel più breve tempo possibile. Il Governo e la Regione Puglia ci devono dare una mano è da tempo che dico che abbiamo bisogno di Canader, se ne fossimo dotati potremmo spostare tutta questa gente in poco tempo e in un tempo ancora minore potremmo far sciogliere tutta questa neve.
Ancora una volta siamo lasciati soli, conclude il sindaco di Carpino, adda veni baffone!
Buon Natale a tutti, Belli e Brutti, Buoni e Cattivi
, Utili e Inutili

Articolo sul Natale di Teresa Rauzino

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I primi studi sulle tradizioni popolari del Gargano ci restituiscono immagini di grande fascino, dalle pettole di Peschici alla messa nel santuario scavato nella roccia a Monte Sant’Angelo

Le zampogne di Natale nella grotta dell’Angelo

di TERESA ANNA RAUZINO

Le atmosfere natalizie degli anni Trenta erano molto più suggestive di quelle di oggi. Saverio La Sorsa in ”Usi, costumi e feste del popolo pugliese”(1930) ci racconta che, in alcune città della Puglia, le prime note del Natale si avvertivano fin dal 6 dicembre.

Era la festa di San Nicola e nelle varie chiese l’organo suonava per la prima volta “La pastorella” o una ninna nanna. In alcuni paesi nella cattedrale venivano accese dodici lampade: dal giorno di Santa Lucia se ne spegneva una al giorno; l’ultima veniva smorzata nel momento in cui nasceva Gesù Bambino.

Nella notte di Natale nelle ampie e patriarcali cucine pugliesi la fiamma del ceppo non doveva ardere soltanto sotto la cenere, ma brillare gaia e scoppiettante. Per questa occasione, venivano riservati i tronchi d’albero più grossi e pesanti, in grado di illuminare la casa per tutta la notte.

Il ceppo simboleggiava l’albero del peccato originale. Solo consumandosi la notte di Natale, avrebbe annullato la colpa di Adamo ed Eva. La cenere prodotta dal ceppo veniva sparsa nei campi, per propiziare un buon raccolto.

In ogni famiglia pugliese, nel periodo natalizio, si dedicava molto tempo ed attenzione alla cucina. Si preparavano dolci e pasti degni dell’evento e i garzoni dei fornai andavano in giro per la città facendo baccano a più non posso con marmitte, campane di bovi, tamburelli e fischietti, intonando per le strade il perentorio comando: «Alzàteve megghjere de cafune/ E tembrate pèttele e calzune/ Alzàteve, megghjere d’artiste/ E tembrate u pane a Criste./ Alzàteve donne belle / E mettite la calddarèlle». Invitavano quindi le massaie a servirsi del loro forno per cuocere pane, dolci e ciambelle: avrebbero avuto un buon trattamento, ed a un prezzo conveniente. Anche allora esisteva la concorrenza.

A Peschici, per tutto il tempo di Natale, le case erano allietate da canzoni sul tema, intonate a varie riprese da tutti i componenti della famiglia, e in particolare dai bambini. Una nenia, in particolare, riguardava la preparazione del corredino di Gesù, non prima, ma dopo la sua nascita: «Ninna nanna /o Bammnell’/ che Maria vò fatjà/ gli vò fa la camicina/ ninna nanna Gesù bambin’». Questa strofa era seguita da altre simili, con l’elenco di tutti i capi del cambio del neonato. Alla camicina seguivano le scarpette di lana (i’ scarpitell’), la cuffietta (a’ cuffiett’), il vestitino (u’ v’stitin’). La Madonna li confezionava a mano, approfittando dei momenti in cui il suo bambino dormiva.

Una canzoncina di Vico del Gargano recita: «Mò vene Natale/ mò vene Natale/ e vene a’ fest’ di quatràre/ e nà pett’l e nà ’ranoncke/ mamma li stenne e tate l’acconcke». (Ora viene Natale, ora viene Natale, e viene la festa dei bambini/ una pettola e una ranocchia/ mamma le stende e papà dà loro la forma). La ranoncke era un piccolo pane spruzzato di mandorle tritate, confezionato apposta per i bambini in occasione della festa di Natale.

La Sorsa ci documenta che a Peschici le donne facevano le pettole lunghe mezzo braccio. In effetti, ancora oggi, le pett’l sono una specialità natalizia, oltre che nuziale. Le massaie sono abilissime nello stendere la massa lievitata. Le frittelle raggiungono lunghezze considerevoli, e vengono intinte nel mosto-cotto di fichi, che attesta le origini slave degli abitanti. Un proverbio, ancora oggi, invita i peschiciani non saltare questo rito propiziatorio: «I pett’le che nun cj fanne à Natale/ nun ce fanne manch’ à Cap’danne» (le pettole che non si fanno a Natale, non si faranno neppure a Capodanno).

Anche Giovanni Tancredi in “Folklore garganico” nel 1938 descrisse le dolci atmosfere della festa più attesa dell’anno. Verso i primi giorni di dicembre, Monte Sant’Angelo, città dell’Arcangelo Michele, come i più piccoli e sperduti centri del Gargano si animava più del solito: l’avvenimento straordinario era costituito dall’arrivo dei pifferai con la zampogna e la ciaramella. Giungevano dall’Abruzzo e dalla Basilicata, in piccoli gruppi di due o tre persone. Il costume tradizionale di questi robusti zampognari dal viso abbronzato era in seguente: cappelli a cono con le fettucce attorcigliate, corpetto di vello di capra, “robone” bruno (un’ampia veste di drappo pesante aperta dinanzi), camicia aperta sul collo taurino, calzoni di velluto marrone o verde abbottonati sotto il ginocchio, calze di lana grossa, lavorate a mano, e cioce che salgono attorno ai polpacci.

Erano avvolti nei loro tipici e inseparabili mantelli a ruota di pesante lana blu, con due o tre pellegrine (corte mantelline) una sopra l’altra.

Uno anziano, l’altro più giovane, attorniati e seguiti da ragazzini festanti, suonavano le loro allegre novene innanzi a ogni porta della città; si fermavano dappertutto: davanti alle botteghe, agli angoli delle vie, sulla soglia delle case, dove le famiglie erano raccolte attorno al focolare.

«Il più vecchio, dai capelli bianchi e dalla barba incolta, suonava la classica zampogna di legno di olivo a tre pive, stringendo l’ampio otre gonfiato fra il braccio destro ed il corpo; il ragazzo imbottava il piffero esile e snello fatto di olivo per metà e di ceraso per l’altra metà con la pivetta di canna marina». Dopo la suonata di ringraziamento, gli zampognari facevano una scappellata, salutando il capofamiglia con un «addio, sor padrò », con l’intesa di rivedersi l’anno dopo. «Il suono melanconico, dolce della zampogna ed il trillo stridulo ed allegro del piffero – racconta Tancredi – si spandevano per l’aria rigida sotto l’arco limpido del cielo».

La notte di Natale, con un certo anticipo sulla funzione sacra, donne e ragazzi, con sedie e sedioline impagliate, portate sulla testa o sotto il braccio, si avviavano verso la Basilica di San Michele, dove una folla immensa si pigiava, urtandosi lungo la scalinata di ottantotto gradini e dietro la Porta del Toro ancora chiusa.

Essa veniva spalancata solo quando, dal antico campanile angioino, le grosse campane spandevano il loro armonioso suono. La millenaria Grotta in pochi minuti era gremita di gente. Tancredi ci visualizza l’idea di quello stare tutti insieme, accalcati nella Sacra Grotta: «In questa Santa Notte nella Reale Basilica fermentavano gli amori in un dolce contatto di fianchi, di braccia, di piedi. Saltavano inevitabilmente gli austeri e puritani tabù di quel tempo, che impedivano ai giovani innamorati di stare a stretto contatto fisico.

Gli zampognari suonavano la pastorella, sulle note della bellissima pastorale di Bach.

Questa semplice melodia commuoveva profondamente vecchi e giovani. Toccava soprattutto la sensibilità, ed ogni fibra, delle popolane brune e fiorenti».

Sondaggio/inchiesta di Ondaradio – E’ LUIGI DAMIANI IL SINDACO DELLA ‘CITTA’ GARGANO’ 2008

L’intuizione fu del compianto Filippo Fiorentino, splendido educatore, intellettuale lucido e lungimirante. La intuì da Garganico doc. E come tutte le intuizioni sono geniali perché semplici e semplici perché geniali. Che altro si può dire quando si intuisce di una “Città Gargano”? Semplice e nello stesso tempo geniale. “Il Gargano – chiosava Fiorentino – in fondo è una città dove i nostri paesi non sono altro che i suoi quartieri”.

Può sembrare un utopia, ma non lo è affatto in quanto non sarebbe certo irrealizzabile, ad esempio, un divertimentificio nel “quartiere Rodi” (perché aiutato dalla sua viabilità).  E che dire del turismo economico, congressuale alle porte del Gargano cioè nel “quartiere Manfredonia”. Poi i “quartieri residenziali” per intenderci una sorte di Nottigh Hill, Beverly Hills, Bois de Boulogne a Vieste, Peschici, Vico. La marcata tradizione a Carpino, Ischitella, il turismo lagunare di Cagnano; quello agreste di Sannicandro, senza dimenticare quello religioso di San Giovanni Rotondo o Monte Sant’Angelo. Dulcis, ma non in fundo, il mare e i bagliori delle Isole Tremiti. Eccola la “Città Gargano”, semplice e geniale, come solo qualche mente eccelsa può abbracciarla con la sua acuta immaginazione.
Gargano, una città in continuo movimento e fermento. Un sogno? Certo, fin quando si continuerà a parlare in nome e per conto del proprio campanile. Eppure a portata di mano e di bocca visto che mai come in questo periodo è tutto un  passaparola “sistema”. Lo si invoca ad ogni piè sospinto, ad ogni latitudine e longitudine del Promontorio. Si evoca e si augura la “Città Gargano”,  le categorie imprenditoriali che la auspicano strizzano l’occhio ad un altro mito: la destagionalizzazzione.
Il mercato globale bussa alla porta, impone una sterzata e, solleticandoci un po’, ci fa scoprire che un brand, un marchio unitario, un segno riassuntivo esiste ed è quello garganico.
Non si diceva fino a qualche tempo fa che la Puglia era nel Gargano? Cosa manca? Il coraggio di osare. Non possono essere solo i problemi ad accomunarci, quasi a formare solamente un minimo comune denominatore di negatività: rifiuti, sanità, viabilità, solo per citare i più eclatanti. Non possiamo continuare a sgranare gli occhi quando sentiamo parlare di “Grande Salento” e sentirci degli eterni incompiuti o figli di un Dio minore.
Può essere questa nostra economia a sospingere le lancette dell’orologio verso la sveglia della “Città Gargano?” Ipotesi azzardata, se non destituita di fondamento. Anche perché un finissimo pensatore oltre che statista come Churchill ci ammoniva, giustamente, che l’economia era troppo importante per lasciarla trattare agli economisti. E da sola l’economia non spiega nulla dei cambiamenti in atto e di quelli possibili se la stessa non si affida alla  partoriente cultura.
Come non intuirlo se si scrutano a fondo e non solamente in superficie fenomeni  come la formula della Coca Cola, dell’orologio Swatch o l’eruzione telematica di Bill Gates e della sua Microsoft o anche il motore di ricerca Google. Appaiono in forma di numeri e/o di algoritmi, ma impossibili da concepire senza il fondo di un’idea, di un approdo dello spirito di finezza (l’esprit de finesse di Pascaliana memoria) che ha poco a che spartire con la mera logica aritmetica tipica dell’economia. Ecco dunque il grimaldello, la chiave di volta. Se il nostro turismo non assume quei connotati, ahinoi, resta solo compravendita di posti letto. Ma di emozioni, intuizioni, modelli di sviluppo nulla, solo la promessa di consegnarsi ad un chissà quale viaggio sabbatico nella riflessione. Ma la modernità corre troppo veloce e di tempo per riflettere ce ne poco. Tranne per i finissimi d’ingegno come Filippo Fiorentino, garganico fino in fondo.
Ecco allora lo spunto per la proposta/provocazione fatta da Ondaradio.
Rifacendosi così a questo prestigioso méntore, nelle migliori tradizioni, quando a fine anno si tracciano i consuntivi, la redazione giornalistica di Ondaradio, ispirandosi alla sua linea editoriale racchiusa nello slogan “per le vie della Città Gargano”, ha indetto da quest’anno un sondaggio/inchiesta fra gli abitanti del Gargano.
Ad un ampio gruppo di garganici è stato chiesto di indicare quale fra i sindaci dei Comuni del Gargano nord (ovvero Vieste, Peschici, Rodi, Vico, Ischitella, Carpino, Cagnano, Sannicandro, Isole Tremiti) fosse stato percepito nel corso del 2008 come quello che meglio avesse rappresentato/operato  per una (per ora) virtuale/ideale “Città Gargano”.
Questa sorta di sondaggio/inchiesta, partito il 15 ottobre 2008 e terminato lo scorso 15 dicembre, pur non volendo avere parvenze di scientificità statistica, ha interessato una selezione di ascoltatori di Ondaradio, per un totale di 600 contatti distribuiti proporzionalmente fra le varie località (“vie della città Gargano”).
Due le domande proposte.
La prima per l’indicazione diretta del sindaco prescelto:
1) “Tra i sindaci di Vieste, Peschici, Rodi, Vico, Ischitella, Carpino, Cagnano,
      Sannicandro, Isole  Tremiti chi vedrebbe come sindaco di una “Città Gargano”
     di cui tutti i Comuni ne sono i  quartieri?”
La seconda per delineare la caratteristica peculiare che aveva portato a tale scelta:
2) “Ha scelto quel sindaco perché:
     – ha spinto di più per una “Città Gargano”              (A)
     – ha mostrato più attenzione all’identità garganica   (B)
     – si è mostrato meno campanilista                        (C)?”

Al termine del rilevazione, questi sono stati i risultati:

                                  domanda 1              domanda 2
                                                          (A)        (B)        (C)

1) Luigi Damiani                      27%            65%        24%        11%
     (Vico)

2) Peppino Calabrese            18%            27%        58%        15%
     (Isole Tremiti)

3) Costantino Squeo              14%            32%        65%          3%
     (Sannicandro)

4) Ersilia Nobile                      13%            30%        62%          8%  
     (Vieste)

5) Mimmo Vecera                    9%            28%        65%           7%
     (Peschici)  

6) Carmine D’Anelli                 7%            36%        58%           6%
     (Rodi)  

7) Nicola Tavaglione               5%            25%        68%           7%
     (Cagnano)

8) Rocco Manzo                       4%            24%        71%           5%  
     (Carpino)  

9) Pietro Colecchia                 3%            28%        62%         10%  
    (Ischitella)

NEVE E NEVIERE IN CAPITANATA

Lucia Lopriore, con una meticolosa ricerca, basata sui fondi documentari dell’Archivio di Stato di Foggia, proietta un fascio di luce su una vitale realtà produttiva pugliese.
In Sicilia, dall’Etna agli Iblei, da epoche antichissime fino ai primi del ‘900, era intensa l’attività della conservazione della neve che dava da vivere ai contadini e ricchezza ai nobili che ne avevano la «privativa». I principi Alliata, che avevano la «privativa» per Buccheri, erano attrezzati con le barche della neve (barche ra nive) per il trasporto della neve a Napoli e Malta.

Ma le neviere non esistevano soltanto in Sicilia. Anche qui da noi, in tutti i centri della Puglia, vennero creati dei depositi, le neviere appunto, da dove il prodotto veniva regolarmente distribuito al dettaglio dai nevaroli, che avevano avuto l’appalto del prodotto per i vari paesi.

Lucia Lopriore, con la sua minuziosa ricerca “Le neviere in Capitanata. Affitti, appalti, legislazione ” proietta un fascio di luce su questa vitale tradizione, sottraendola al silenzio e alla preziosa “muffa” dei documenti dell’Archivio di Stato di Foggia. I contratti d’appalto, documentati paese per paese, aprono uno spaccato su un mondo forse perduto. Il linguaggio “notarile”, burocratico, ostico per i non addetti ai lavori, acquista un senso.

Già dall’inizio dell’Ottocento, l’illuminista vichese Michelangelo Manicone, ne “La Fisica Appula”, attestò la presenza di neviere: “A San Marco (in Lamis) è ben vero, che nella state havvi molta neve conservata ne’ boschi”. “Quanto è caldo di està il clima Sammarchese, altrettanto è rigido nella invernale stagione. Cinta essendo questa popolazione all’Est, al Nord, ed all’Ovest da eccelse aspre montagne, vi cade spesso molta neve, che vi resta molti giorni; e di qui l’algente freddo di San Marco”. Rignano Garganico aveva un clima ancor più rigido: “Giace Arignano su di una grossa e nuda rupe, ed è dappertutto circondato da un suol pietroso. Più freddo di quello di San Marco è poi nel verno il suo clima”. E Manicone raccomandava caldamente allo sprovveduto “forestiere”: “Stattene qua solo nella stagione de’ fiori!”.

A quel tempo, in Capitanata, luoghi come San Marco in Lamis e Rignano, tradizionalmente vocati alla caduta degli “algidi cristalli”, alimentarono quindi una vera e propria catena del freddo. Dalle neviere, la neve veniva smistata nel Gargano Nord, dove i bianchi fiocchi non cadevano quasi mai, ma anche nei paesi in cui il prodotto locale non era sufficiente al bisogno. Come nel Palazzo Ducale di Urbino, le neviere erano spesso presenti negli ambienti ipogei dei palazzi. I Loffredo, signori di Sant’Agata, Bovino e Guevara ne possedevano due. La famiglia che ebbe la “privativa” della neve su Foggia fu quella dei Marchesi Cavaniglia, nobili “illuminati”, provenienti da San Marco dei Cavoti. In Capitanata detenevano i feudi di San Giovanni Rotondo e di Rodi Garganico. Già dal Settecento, mandavano i loro trabaccoli carichi di agrumi, non sappiamo se stipati anche di neve compressa, fino a Trieste. A Foggia i due prodotti vennero sicuramente smistati assieme. Anche nel caso della nobile famiglia rodiana, come per i siciliani principi Alliata, duchi di Buccheri, il cerchio si chiudeva, probabilmente, sul nesso: Neviere/agrumi/commercio. Un’ipotesi ancora tutta da sondare.

Anche in molte masserie fortificate nobiliari sparse nel Salento, vi erano delle neviere. Una “…neviera atta a conservar la neve…” è riscontrabile presso la masseria Favarella, di Acaya, di proprietà nel 1674 del pizzimicolo di Lecce Andrea Favarella, dal quale, poi, prese il nome attuale. Una delle neviere più grandi che si conosca è quella che si trova sotto il castello Carlo V, costruito dall’architetto militare Gian Giacomo dell’Acaya di Lecce. Anche Caprarica ebbe le sue neviere; una era posta, lo testimonia il Catasto Onciario del 1744, presso una casa-torre, di proprietà di Diego Brunetti, patrizio di Lecce (p. 244 del catasto). Il documento recita: “…Possiede il Palazzo con più e diverse camere superiori ed inferiori, stalle, rimesse e nivera con piccolo giardino di delizia, sito fuori l’abitato per uso proprio e del suo agente”.

Neviera

UN TREKKING FRA LE ANTICHE NEVIERE DEL GARGANO
Le neviere sono dei monumenti non di arte ma della tecnica umana, degne di restauro e recupero, nelle loro tre tipologie a groppa, a dammuso e a cupola. Sarebbe auspicabile che, a livello di singolo comune, gli Uffici tecnici effettuassero un censimento delle neviere tuttora esistenti in Capitanata, per poi procedere al “restauro”, nell’ambito di una proposta di “archeologia industriale”. Il libro della Lopriore può far loro da guida, per individuare e localizzare i siti ormai interrati. Forse nel Subappennino, a Faeto, qualche presenza c’è ancora. Come ci sarà sicuramente in qualche luogo d’altura del Promontorio del Gargano o della Foresta Umbra. Affascina l’idea, già realizzata in certe realtà turistiche dei monti Iblei, di un “Trekking fra le antiche neviere”. Qui da noi si potrebbe creare un itinerario nell’ambito dei “percorsi” del Parco Nazionale del Gargano. Partire dalle neviere di Monte Sant’Angelo, di San Marco in Lamis, o della Foresta Umbra, di Cagnano Varano o di Vico del Gargano, per arrivare all’oasi agrumaria di Rodi, Ischitella e Vico del Gargano. Un percorso, completamente da inventare, quello del Trekking nelle neviere di Capitanata. Archeologia industriale, e percorso del gusto. Insieme. Da proporre ai numerosi turisti alla ricerca di tour diversi da quelli incentrati su sole e mare. Nulla di nuovo sotto il sole: è stato già “testato” in Sicilia. Nel 2001 Italia Nostra, sezione di Siracusa, per illustrarlo, ha pubblicato un libro dal titolo emblematico: “La neve degli Iblei. Piaceri della mensa e rimedio dei malanni”. Vi hanno contribuito autori vari, che hanno giostrato a tutto campo su questo tema monografico, mettendo in risalto anche il collegamento neve/ medicina omeopatica, oltre che neve/arte del sorbetto.
La ricerca di Lucia Lopriore potrebbe essere da noi tutti “rilanciata” con lo spoglio dei Catasti Onciari pugliesi. Potrebbero sicuramente riservare inedite sorprese.

TERESA MARIA RAUZINO
recensione al volume di LUCIA LOPRIORE, "Le neviere in Capitanata. Affitti, appalti, legislazione", Edizioni del Rosone, Foggia 2003, euro 18.

XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica: Carpino in scena

Il 30 novembre scorso a San Marino la Tarantella di Carpino è andata di scena. L’occasione è stata il XXXVI Convegno Nazionale di Semiotica dal titolo ‘Parole nell’aria. Sincretismo fra musica e altri linguaggi’. Il Convegno dell’AISS (Associazione Italiana di Studi Semiotici) quest’anno è stato dedicato al tema della musica come sistema semiotico visto in relazione dinamica (appunto ‘sincretica’) con possibili altri linguaggi. Tre sezioni hanno articolato gli interventi dei più importanti docenti e studiosi di semiotica italiani (tra cui Umberto Eco) e dei più attivi giovani ricercatori: la prima, dedicata al rapporto tra musica e linguaggio verbale; la seconda, dedicata al rapporto tra la musica ed il complesso tema della narrazione; il terzo, infine, dedicato al sincretismo tra la musica ed altri linguaggi ‘non convenzionali’.
È proprio all’interno della terza sezione intitolata ‘Musica e performance’ che Amedeo Trezza, insieme ad Antonio Basile già Ufficio Stampa del Carpino Folk Festival e referente campano dell’AISS, ha posto all’attenzione della semiotica italiana la performance musico-gestuale di un particolare segmento della Tarantella di Carpino.
 Amedeo Trezza, Dottore di Ricerca in Teoria delle Lingue e del Linguaggio, collaboratore alla cattedra di Semiotica presso l’Università di Napoli L’Orientale e docente a contratto in Semiotica del testo architettonico e paesaggistico presso l’Università di Napoli Federico II, ha proposto un’inedita lettura del fenomeno della Serenata ad personam della tradizione musicale e canora di Carpino.
Consapevole della complessità e della straordinarietà dell’evento-serenata che fino a pochi decenni fa ha caratterizzato la musica popolare di Carpino e del Gargano, ma altrettanto consapevole dell’oblio di questo fenomeno dalle performances realizzative troppo complesse a favore invece di una reiterata riproposizione, negli anni, di frammenti ormai defunzionalizzati e praticati solo a scopo ludico (sonetti e strofette ‘liberi’), Amedeo Trezza ha voluto proporre una prima e del tutto iniziale lettura inedita in campo semiotico della serenata carpinese, di fatto intravedendo un ricco filone d’indagine interdisciplinare tutto da seguire.
"Mentre in Salento tale espressione sonora e canora ha assunto nel tempo sempre più un carattere religioso e catartico (laddove alle prese con la pizzica salentina si è in presenza di una vera e propria attività iatromusicale) e nelle altre regioni d’Italia ha assunto perlopiù un carattere ludico di festa e di intrattenimento, nel Gargano (e con punte di ormai ineguagliabile raffinatezza ed eccellenza musicale e poetica a Carpino – per cui, d’ora in poi, parleremo solo di ‘tarantella di Carpino’) questa forma musico-canora ha fatto suo in maniera prevalente, anche se non assoluto, il tema dell’amore tra l’uomo e la donna".

Qui l’abstract dell’intervento così come è possibile reperirlo anche sul sito dell’AISS (www.associazionesemiotica.it).

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La prosperità e il futuro di una comunità dipendono anche dalla funzione decisiva della Cultura. E’ per questo motivo che chiediamo a tutti coloro l’abbiano a cuore di sottoscrivere il nostro messaggio indirizzato al Presidente della Regione Puglia per un Auditorium/Infrastruttura centro culturale del Gargano. Firma la lettera

Le migliori personalità del mondo imprenditoriale garganico in ambito economico e culturale del 2008

Onore al merito: anche il nostro “master in commander”, Piero Giannini, è tra gli “homini magni” prescelti dalla giuria. Conclusa la quarta edizione, svoltasi quest’anno a Vieste (dopo Ischitella, Rodi e Peschici)

“PREMIO SACCIA 2008”: I RICONOSCIMENTI
Il “Premio Saccia” si conferma eccezionale occasione di riunione dei migliori capitani “laboris et industriae” nonché guide alla modernità del nostro distretto produttivo e informativo. Sabato 13, nell’Auditorium dell’Istituto Fazzini di Vieste c’erano le migliori menti al servizio della collettività garganica, con le istituzioni rappresentate a ogni livello grazie alla presenza di tutti i sindaci del comprensorio, dell’assessore provinciale al Turismo, Nicola Vascello, dell’ex presidente della Provincia dauna, Carmine Stallone, del presidente Ente Parco del Gargano, Giandiego Gatta. All’appello anche esponenti delle autorità militari.
   Il riconoscimento che la giuria del premio assegna ogni anno alle migliori personalità del mondo imprenditoriale in ambito economico e culturale è, senza dubbio, un premio “ad personam”. E’ quindi con la più grande soddisfazione che noi, “amici” di Piero Giannini, abbiamo applaudito il momento del passaggio della targa e della pergamena dalle mani del sindaco di Peschici, Domenico Vecera, a quelle vigorose ed esperte della guida morale della nostra Associazione Culturale “Punto di Stella”. L’opera del direttore editoriale di “new Punto di Stella”, apprezzato autore di pregevoli scritti di storia locale, che spazia dal giornalismo alla saggistica, è stata la conferma che stiamo bene operando, anche come gruppo associativo.
   Altri premiati sono stati: Padre Leonardo Triggiani da Ischitella, umile  frate cappuccino missionario in Ciad in risposta alla “chiamata” soprattutto grazie al consiglio chiesto a Padre Pio il 1968, una settimana prima della morte del santo: “Parti tranquillo, io ti accompagno con la mia preghiera. Anch’io, da giovane, volevo partire in missione, ma la mia salute cagionevole non me l’ha consentito”. A seguire, si sono succeduti sul palco dell’Auditorium l’impegnato  direttore del vichese “Tuttogargano”, Gaetano Berthoud,  giovane plurititolato imprenditore informativo che da anni è attivissimo nella promozione creativa del territorio, àmbito in cui ha già conseguito importanti traguardi nella comunicazione globale, e i sani imprenditori che trainano l’economia del nostro distretto.
   Nell’ordine: Alfredo Ricucci, presidente del Consorzio agrumario di Rodi, vittorioso fautore  dell’acquisito marchio IGP per gli agrumi del Gargano; il capitano dell’impresa  Plasticart di Vieste, Berardino Sicuro, benefattore di tanti che soffrono; l’imprenditore agricolo di Carpino Nicola Mitrione, riconoscendone l’attività e la valorizzazione di tecniche di coltivazione rispettose del territorio;  l’operatore della distribuzione alimentare, nonché sostenitore di tante iniziative in campo sportivo e culturale, Agostino Triggiani, ischitellano; Francesco Marrucchelli (Cagnano Varano), assente per motivi di salute – premio ritirato da Carmine Stallone, suo grande amico ed estimatore – e la sua impresa di costruzioni.
   Nella lista dei premiati anche Arturo Santoro (Isole Tremiti), imprenditore all’approvvigionamento natanti, già campione sportivo di pesca subacquea, e – alla memoria – il compianto Rocco Draicchio, fondatore dello straordinario “Carpino Folk Festival”. Un riconoscimento speciale della associazione "Il Belvedere" è andato al maresciallo Nicola Sgherzi, di Vico del Gargano.
   Dopo un intermezzo musicale in cui si è esibito il “Grooveria Ensemble Percussion” con una presentatrice d’eccezione, la conduttrice Rai Rosanna Cancellieri, la serata è proseguita con la premiazione di dieci studenti degli Istituti scolastici del Gargano Nord che il 3 dicembre hanno svolto contestualmente un elaborato avente per tema “Turismo nel Gargano”, valutati e selezionati da un qualificato comitato sotto il coordinamento del prof. Lazzaro Rino Caputo, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Tor Vergata in Roma. Consegnati a ciascuno di loro un personal computer, una pergamena e la possibilità di effettuare uno “stage estivo” in una struttura del “Gruppo Saccia”, sostenitore dell’iniziativa.
   Si è chiusa così la quarta edizione del premio, con una serata ben riuscita, organizzata e realizzata come sempre con grande professionalità dal periodico di Ischitella “Il Belvedere”. (Maria Mattea Maggiano)
 
Comunicato Uff. Stampa Associazione Culturale “Punto di Stella”

ALLA MEMORIA di Rocco Draicchio il Premio Saccia

Di seguito i nomi dei prescelti al “Premio Antonio Saccia – Il Gargano che lavora 2008”, la cui cerimonia di assegnazione si terrà oggi sabato 13 nell’auditorium viestano “L.Fazzini”:

A = SEZIONE CULTURA-PROFESSIONI-SOCIAL

E – padre Leonardo Triggiani (missionario), San Giovanni Rotondo – prof. Piero Giannini (giornalista), Peschici

B = SEZIONE IMPRESE E/O IMPRENDITORI – sig. Nicola Mitrione (servizi all’agricoltura-Agricola 2000), Carpino – sig. Agostino Triggiani (distribuzione alimentare-Cedisur), Ischitella – sig. Francesco Marrucchelli (impresa di costruzioni), Cagnano V. – sig. Gaetano Berthoud (editore “Tuttogargano”), Vico del G. – avv. Alfredo Ricucci (azienda agricola), Rodi G. – sig. Berardino Sicuro (forniture alberghiere-Plasticart), Vieste – sig. Arturo Santoro (imprenditore turistico), Isole Tremiti.

C = ALLA MEMORIA – Rocco Draicchio (fondatore del “Carpino Folk Festival”), Carpino.

D = PREMIO SPECIALE "IL BELVEDERE" – mar.llo Nicola Sgherzi, Vico del G.

Dieci borse di studio verrano assegnate, inoltre, ad altrettanti giovani maturandi degli istituti superiori che il 3 dicembre hanno svolto contestualmente un elaborato avente per tema “Turismo nel Gargano”. Un qualificato comitato di valutazione, coordinato dal prof. Lazzaro Rino Caputo, preside della facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di tor Vergata in Roma, ne ha selezionato gli elaborati più meritevoli.

La manifestazione è patrocinata dalla Provincia di Foggia, dall’ente Parco, dalla Comunità Montana, dalla Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Foggia e dal Comune di Vieste.

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