L’ass. Cult. Carpino Folk Festival – L’ass. Cult. Cantori di Carpino – La Pro-loco di Carpino
con il patrocionio del Comune di Carpino e della Provincia di Foggia
presentano
90 ANNI SUONATI BENE
Lunedì 20 febbraio 2006 Carpino – Foggia
Anche grazie alla sua memoria non si sono perse nel tempo quelle tradizioni che hanno reso Carpino il punto di riferimento della musica popolare italiana.
Con la musica di Antonio Piccininno, il ritmo delle sue “castagnole” e la sua voce è come entrare in un circuito magico, primordiale. Ti senti proiettato in un mondo scomparso ma che senti rivivere in te, in una sorta di metempsicosi che ti fa ritornare quello che forse un tempo, in un’altra vita, sei stato. Sonetti provenzali, suggestive serenate, tenere ninne nanne, lo struggente "planctus Mariae" del giovedì santo, tutto questo è “zio Antonio” classe 1916 , pastorello da piccolo come ama definire la sua professione durante i concerti quando con i suoi “sonetti” alla “rodianella” e alla “viestesana” s’impone all’attenzione degli ascoltatori per il suo carattere estemporaneo, che lascia trasparire come questi canti sgorghino naturalmente dalla vita di campagna, nutrendosi della sua ritualità e della sua genialità.
Ufficio stampa ass.cult. carpino folk festival – trattino
Omaggio del Corpo Bandistico Città di Carpino diretto dal M° Giovanni Iacovone
Proiezione del Film CRAJ (domani) – Incontro con Teresa de Sio (Protagonista e Autore) e Antonio Piccininno (Protagonista)
Incontro/spettacolo con I Cantori di Carpino
Omaggio al M° Antonio Piccininno – Taglio della torta

In Attesa del Palazzo Barone, l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival si dota di un nuovo portale e di una nuova sede, con nuovi numeri per contattarla.
www.carpinofolkfestival.com
Associazione Culturale Carpino Folk Festival
Via Mazzini 88
71010 Carpino (FG)
Tel & Fax – 0884 900360
Tel – 0884 992979
Circa 700 mila euro per il recupero dell’edificio adibito a sede del «Carpino Folk Festival»
Carpino La Regione Puglia, attraverso il Pis 15 «Territorio cultura e ambiente del Gargano» ha ammesso a finanziamento l’intervento di recupero e rifunzionalizzazione del palazzo baronale di Carpino per un importo complessivo di quasi 700 mila euro. Il palazzo monumentale, vero e proprio gioiello storico culturale del piccolo centro garganico sarà restaurato per poi essere adibito a sede istituzionale del «Carpino Folk Festival» e della più antica tradizione della musica popolare. La notizia è stata accolta con grande soddisfazione dal sindaco di Carpino, Mario Trombetta, il quale ora si aspetta altri interventi importanti per il suo comune. «Questo finanziamento non è altro che il frutto di una promessa dell’ex presidente della Regione Puglia, Raffaele Fitto, durante l’edizione 2004 del Carpino Folk Festival. Finalmente creeremo in loco un grande centro culturale, un laboratorio della musica popolare. Sempre attraverso il Pis Gargano, mi aspetto altri finanziamenti per il recupero dell’immenso patrimonio culturale di Carpino». Angelo Del Vecchio
Usi e costumi del Gargano degli anni ’50 del secolo scorso nella cronaca di un film, “La Legge” di Jule Dassin.
Nel giugno 1956, uno scrittore in piena crisi ideologica trascorreva le sue vacanze nel Gargano, cercando la solitudine e la pace; nel giugno 1957, un romanzo di ambiente italiano “La Loi” compariva nelle librerie parigine; nel giugno 1958, Jule Dassin dava il primo giro di manovella al film che era stato tratto dal film. Interpreti del film sono Gina Lollobrigida, Pierre Brasseur, Marcello Mastroianni, Melina Mercouri, Yves Montand e Paolo Stoppa. Il luogo principale in cui viene girato il il film è Piazza del Popolo di Carpino. Un paese a disposizione della troupe. Ecco la cronaca di quei giorni a cura di Luciano Perugia riportato da Cecilia Mangini in “La legge / di Jules Dassin – Dal soggetto al film” che a sua volta cosi descrive il suo arrivo a Carpino.
“Estate 1958: a Carpino ho avuto il mio primo, vero incontro con il cinema nel suo farsi, ero lì per Jules Dassin che girava “La legge” ed io dovevo scrivere un libro per Cappelli editore, per la collana “Dal soggetto al film” diretta da Renzo Renzi. Dassin era la passione di tutti i miei coetanei per il realismo del suo “La città nuda” ma sopratutto per essere stato espulso come uno sputacchio dal cinema USA allora in fase di autolesionismo maccartista. Approdare a Carpino era una conquista: fino a Rodi Garganico ci si arrivava da Foggia con una ferrovia privata a scartamento ridotto, vagoni tarlati 1910, la locomotiva era a carbone. Poi ci si affidava a un’asmatica corriera, viaggiando insieme a polli, tacchini e mamme assediate da decine di bambini a piedi nudi. C’era un libro da scrivere, e va bene, ci tenevo perché a Renzi l’avevo proposto io, fotografare non era previsto dal contratto, figuriamoci chi poteva riuscire a trattenermi, lo facevo per me stessa, anche perché la Titanus che produceva il film mi inondava di fotografie di scena, ma io scattavo a testa mia, Dassin come eroe del cinema creativo, chiuso in una concentrazione solitaria, aperto alla comunicazione totale con Otello Martelli il direttore della fotografia, con Arturo Zavattini il suo assistente, con la masnada dei suoi attori Marcello Mastroianni, Melina Mercouri, Yves Montand, Paolo Stoppa, Pierre Brasseur, Gina Lollobrigida, e soprattutto con le comparse neorealisticamente arruolate sul campo e ipnotizzate come per sortilegio. Il momento grande che sempre ci si aspetta ma capita così di rado è stato al termine di una settimana di esterno notte, quando da Carpino tutti ci siamo precipitati a San Menaio dove era il nostro albergo, gli stanchi morti a letto, gli stanchi vivi Dassin e pochi altri di corsa siamo andati in riva al mare e poi dentro l’Adriatico che con buona pace di D’Annunzio non era “verde come i pascoli dei monti” ma per il sole radente dell’aurora di un azzurrino dolce e chiaro chiaro. Per fotografare, mi sono fermata con l’acqua fino a mezza gamba“.
É strano, ma le fatiche dell’organizzazione, a film finito, assumono, nella retrospettiva del ricordo, un tono clairiano, come se quell’entità composita e pittoresca che è la troupe si muovesse al ritmo accelerato di 16 fotogrammi al secondo. Gli esterni nel Gargano, per esempio. Arrivammo a Carpino per caso, Dassin ed io, durante il primo sopralluogo in Puglia: la piazza, movimentata e un po’ squallida, senza nessuna civetteria, era piaciuta a Dassin. Per lo più, la disponibilità delle case e la loro abitabilità da parte dei personaggi corrispondeva alle esigenze del copione, anche se alcuni ritocchi architettonici erano necessari. Tutto perfetto, tutto a posto. A questo punto, invece, la produzione si trova ad una specie di anno zero.
Complesso abitazione del giudice, del commissario, commissariato e prigioni : occorreva parlamentare con gli inquilini di tutto lo stabile, soprattutto con quelli del primo piano, che dovevano prestarci una camera e permettere che le bocche di lupo della prigione levassero ogni luce al resto dell’appartamento. Si trattava di due vecchie signorine, che da quindici anni non erano più uscite di casa. Non avevano mai visto un film, ed il loro drastico isolamento dal mondo era interrotto soltanto dalle visite del parroco. Come io sia riuscito a convincerle non so ancora. Ricordo il loro salotto buono, invaso da pizzi e fiori finti, consolle e abatjours, cuscini 1926 dipinti a Pierrot inespressivi, falsi arazzi con le vedute del Vesuvio, un rosolio densissimo e sciropposo, ed io, che continuavo a parlare, sicuro che le due figurette nero-vestite e silenti non comprendessero neppure una parole. Non dissero niente. Avevano capito? Potenza del cinema : avevano capito.
Mi mandarono il parocco: rifiutavano i compensi, ma volevano che il cinematografo – eravamo noi – si adoperasse “per il bene della chiesa”. In breve, che ne restaurassimo il portale. Oggi il portale della cattedrale di Carpino ha ritrovato l’eleganza delle sue decorazioni barocco minore, opera paziente degli operai della troupe. Si rimetteva a nuovo il portale, e si costruivano le bocche di lupo e l’ascensore per il primo carrello de La legge. Non potevo attraversare la piazza senza che le due vecchiette, ormai con la coscienza esultante, non mi mandassero a chiamare per offrirmi il rosolio. Occorrevano due caffe e un sigaro toscano per togliermene il gusto dolciastro dalla bocca: ma loro erano convinte di aver trovato un intenditore.
Arrivo uno degli architetti, Pasquale Romano. Ignaro, si recò subito dalle due anziane signorine. E queste, impacciate, lo ricevettero nell’unico cerimoniale che conoscevano : ossequiosi baciamani segni di croce e rosolio a volontà. Romano, allibito, fortunatamente tacque. Ma il peggio doveva ancora venire. Si doveva arredare il commissariato : – “questa è la stanza – gli dissero le due vecchiette – faccia tutto quello che vuole. Ma il letto dove è morta nostra madre, quello non si può ne toccare ne spostare”. Il letto in questione – una specie di Moby Dick dei letti matrimoniali dell’ottocento in ferro battuto – era piazzato esattamente davanti alla finestra, e nessuna angolazione avrebbe potuto evitarlo. Un letto dentro un commissariato ! Romano tacque anche di fronte a questa angelica imposizione. Il solido archivio che occupa buona parte del commissariato non induca gli spettatori a pensare ad una iper-attività criminosa delle genti del luogo : fu l’unica – e aggiungo anche, ottima soluzione per coprire il letto tabù, intoccabile come un apria indiano.
Quindici anni di segregazione sono molti, anche se dedicati ad un intensa fabbricazione di rosolio. Non passarono de mesi, e le due anziane signorine persero l’abitudine al silenzio e all’isolamento : operai sempre per casa, rumore, confusione, due finestre tappate per mesi, tutto questo giovò loro in maniera inaspettata. Una sera – ma già erano iniziate le riprese – le incontrai in piazza, tutte allegre e alle prese con due coni di gelati.
La gente ha una strana idea del cinema e del suo miracolismo economico. Oltre tutto la storia del portale fece colpo, e si diffuse ai quattro venti. Un giorno mi si pararono davanti tra assessori di un comune che non nominerò. Il termometro segnava i 40° gradi all’ombra, ma i tre erano correttamente vestiti di scurissimi e pesantissimi panni di circostanza. Motivo della visita : il bilancio del loro comune era in deficit, quindi eravamo invitati a risanarlo. Tanto per noi, a sentir loro, cinque milioni erano una bazzecola. Se ne andarono via offesi. Fenomeno di ingenuità, non lo nego.
Ma il caso si ripetè quasi identico per la faccenda del vespasiano.
Chi ha pratica dei piccoli centri di provincia, sa cosa conti l’orgogliosa esibizione di un semaforo. Inutile, puramente decorativo, il semaforo sta ad indicare una specie di maggiorità cittadina. Nel Gargano, come ebbi a scoprire, i semafori erano sostituiti in questa funzione simbolica dai vespasiani. E Carpino non ne aveva neppure uno. Da anni gli abitanti si rodevano il fegato, pensando a quelli di Rodi, o di Sannicandro o di San Severo. Lo spirito di campanile suggerì loro una grande trovata. Vennero da noi, seri, computi, cerimoniosi. Avevano preparato tutto : preventivi, disegni, progetti : per un impianto a quattro post – il loro ideale -, a tre, e, alla peggio, anche a due. Noi dovevamo sovvenzionare l’iniziativa; loro in cambio avrebbero aggiunto una enorme lapide, a grandezza di monumento, con gli imperituri grazie della popolazione a Dassin, a Brasseur, a Mastroianni, a Montand, a Stoppa ed a mi. I nomi femminili erano stati esclusi per un comprensivo delicatissimo senso del pudore.
Ho accennato a questi episodi tra i tanti, perché mi sembra rivelino il clima che circonda il nostro lavoro : un clima mitico, che non facilitava certo le cose. E le difficoltà erano molte, ma accresciute e sensibilizzate da mille ostacoli, piccoli e grandi.
Era come se non girassimo a 400 km da Roma ma a 4000 km, urtando di continuo contro la mentalità chiusa e diffidente, ed usi e costumi di mezzo secolo prima. Per la sequenza del ballo, ci rivolgemmo alle ragazze che, immobili, restavano per ore ad osservare con sconfinata ammirazione Gina Lollobrigida. Eravamo sicuri di chiamarle a nozze. Rifiutarono : si sarebbero compromesse a ballare in pubblico con sconosciuti. Una di loro, la più vivace, ci offrì il destro per aggirare il problema : “vengo se il ballerino è mio fratello”. Fratelli, cugini, zii e perfino genitori funsero quella sera da cavalieri. Per la stessa sequenza, ci rivolgemmo ai notabili del luogo. Ci risposero con un no collettivo. Non si sarebbero mescolati con la plebe. Più tardi, attraverso messi di fiducia, ci mandarono ad avvertire che avrebbero acconsentito ma ad un patto : paga doppia, e che la cosa fosse risaputa. Insomma, volevano mantenere le distanze : e come far capire a certa gente che i generici sono generici, e le comparse sono comparse, ai fini della ricompensa? Ne andava del loro onore. Alla fine, partendo da Carpino, andai a salutare le due vecchie signorine, e mi rassegnai all’ultimo rosolio. Mi parve che se lo meritassero, perché, in fondo avevano rivelato uno spirito di collaborazione esemplare.
Associazione Culturale
Carpino Folk Festival
Ufficio Stampa: antonio basile
Carpino. Nicola Mitrione, commerciante, in passato aveva denunciato anche situazioni di illegalità
Il mistero dei proiettili in busta recapitati a esponente di Rc – Francesco Mastropaolo dalla Gazzetta del Mezzogiorno del 21/09/2005
Non credo che sia il Forum giusto per parlare di queste cose e non vorremmo mai farlo, tuttavia non potevo esimermi dall’esprimere la mia personale solidarietà a Nicola.
Intervento D.1.1. del programma triennale 2005/2007 degli interventi immateriali e materiali, differenti dai lavori pubblici, "Attività di varia natura connesse allo sviluppo del turismo e della cultura" – Atto di indirizzo.
Provo a fare una proposta che potrebbe essere interessante per il prossimo CARPINO FOLK FESTIVAL 2006
Quest’estate dopo Carpino sono stato in giro per la Notte della Taranta nel Salento e poi ho proseguito per il festival folk a Caulonia(Calabria ionica) dove tra gli spettacoli c’erano anche i Cantori di Carpino(complimenti ai musicisti perchè non è semplice accompagnare i due vecchietti)
Il festival di Caulonia è abbastanza simile a Carpino con tutte le differenze logistiche dei due paesi,comunque è stata una bella esperienza,ma vorrei in questo momento parlare della NdT che come molti sappiamo si è svolta dal 12 al 27 in quasi tutta la zona della Grecìa salentina quindi un girovagare tra tutti paesi con concerto finale l’ultima serata a Melpignano,io sono stato in zona fino al 15.8 e ho partecipato a tre serate in altrettanto paesi(volendo se qualcuno è interessato potrei argomentare di più sulle due esperienze).Arrivo alla proposta:
Proporrei l’esempio della NdT (non bisogna vergognarsi di imitare dei progetti riusciti benissimo) anche a Carpino e penso ad alcuni paesi lontani dal mare(meno turisti…)tipo CARPINO-CAGNANO V.-ISCHITELLA-SAN MARCO IN L.-S.GIOVANNI R.-VICO. In alcuni di questi paesi le persone ci vanno solo per motivi specifici, con dei progetti di musica popolare ci saranno anche altre persone (aumento turisti)…Premetto che sono di Carpino e capisco la difficoltà a pensare di portare negli altri paesi la bella esperienza del Carpino folk festival,però siamo generosi quindi possiamo anche condividerla con gli altri e nello stesso tempo ricevere altre generosità…..Immagino anche le difficoltà di Luciano e Mattea a lunghissime discussioni con altre realtà simili esistenti negli altri paesi. Ci sarà anche un impegno dei vari Amministratori comunali per l’ospitalità,la ridisegnazione delle strutture stradali di collegamento dei vari paesi-movimento di delegazioni ,decidendo dove fare l’ultima serata,oppure fare più serate,ma credo che si ha abbastanza tempo per organizzarsi,visto che(a sentire) a Carpino le giornate di inverno sono noiose . Intanto io lancio l’idea,in seguito sono propenso per arrichire questa proposta,perchè ho notato delle cose negative nella NdT che si potrebbero evitare. Michele Russi
Carpino Folk Festival chiude i battenti, grandi sono i numeri della Xª edizione
Carpino, 09 agosto 2005 – Oltre 75 mila le presenze complessive, piu di 20 gruppi con almeno 120 artisti, oltre 80 i volontari impegnati. Sono i numeri della 10ma edizione del Carpino Folk Festival, che sono stati forniti dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival.
L’edizione di quest’anno ha fatto registrare il "tutto esaurito" in tutte le sette sere del festival.
Un turbinio di emozioni partite con la presentazione del libro su Andrea Sacco da parte di Enrico noviello, continuate con la notte di ‘chi ruba donne’, la notte in cui si gira per il paese a “fare innamorare le donne alla finestra", la notte dei sonetti fatti a serenate e poi sfociate nelle serate dei concerti, per raggiungere il culmine durante l’esibizione di Antonio Piccininno e Antonio Maccarone e dei giovani cantori di Carpino.
"Tutto ciò in realtà – ha detto il direttore artistico Luciano Castelluccia – eleva il rischio di non riuscire a ripetere, o quanto meno a mantenere il successo della 10ma edizione anche per gli anni a venire!"
Per questo bisogna fare in fretta. Riallacciare i rapporti con le istituzioni, in particolare con la Regione Puglia e il presidente N.Vendola, affinchè insieme alla Provincia di Foggia, al Parco Nazionale del Gargano, alla Comunità Montana del Gargano e al Comune di Carpino si arrivi alla famosa Fondazione del Carpino Folk Festival oppure ad altra formula, che potrebbe essere un Consorzio pubblicoprivato, affinche si dia stabilità a questa manifestazione che con gli anni è riuscita come poche altre ha stimolare la gente a riappropriarsi della propria identità e a riconoscere le proprie radici in una cultura ormai quasi scomparsa, ma certamente degna di essere rivalutata. 
"Bisognerà ridiscutere di tutto! – ha detto la Presidente dell’Associazione Mattia Sacco- Ormai sono dieci anni che mostriamo di saperci fare, non è da tutti gestire cosi tanti eventi e artisti cosi come abbiamo fatto noi qui a Carpino per di più senza nessuna società di management e di produzioni culturali alle spalle".
"Ringrazio tutte le istituzioni e i privati che hanno creduto in noi, le migliaia di giovani che sono accorsi a Carpino per festeggiare con noi il decimo anniversario, tutti i ragazzi che volontariamente hanno contribuito con il proprio lavoro, privandosi di una settimana di ferie, alla riuscita della manifestazione e infine a tutti gli artisti che dietro il solo riconscimento del rimborso spese hanno deciso si fare con noi una bella rimpatriata. Grazie, grazie a tutti."
Ora è il momento di rendere fattibile l’amobizioso progetto dell’associazione ossia creare un anfiteatro della musica popolare, un centro di documentazione; un archivio e una banca dati; una news-letter con distribuzione presso tutti gli enti, le associazioni e i comitati del settore; sviluppare un turismo sostenibile culturale legato ai siti di provenienza delle tradizione individuate; favorire progetti didattici per la conoscenza delle peculiarità culturali delle tradizioni popolari; sollecitare le istituzioni nazionali ad una maggiore attenzione nei loro confronti; mettere in rete il nostro progetto con altre iniziative nazionali ma soprattutto in un orizzonte che guarda alla nuova Europa.
Al Dott. Sandro FRISULLO, VICE PRESIDENTE della REGIONE PUGLIA che nella precedente legislatura fù il primo firmatario dell’iniziativa legislativa per la cultura e lo spettacolo in Puglia – "La Regione deve, a nostro avviso, riformare il settore anche in considerazione del grande progresso che le iniziative private e degli Enti Locali hanno segnato in queste materie: basti ricordare importanti iniziative teatrali a Bari ed a Lecce (Kismet, Koreja), eventi come La notte della Taranta a Melpignano ed il Carpino Folk Festival nel centro garganico nel campo della musica e dell’etno-antropologia musicale" – chiediamo di istituire un tavolo tecnico/politico per dare seguito alle sue affermazioni di modo da dare alla Puglia quello sviluppo culturale di cui tanto ha bisogno. Se la nostra tradizione musicale è un bene culturale, insieme alle politiche di valorizzazione occorre pensare alle politiche di tutela. Senza una adeguata tutela infatti, una valorizzazione massiccia come quella che è stata fatta in questi anni rischia di arrivare al risultato di distruggere l’oggetto culturale che si intende valorizzare.
In proposito altre Regioni già si sono mosse. In particolare, sembra interessante segnalare il caso del Piemonte, che ad oggi è l’unica ad avere una legge regionale specificamente dedicata alla musica popolare, che prevede forme di sostegno sistematico ai gruppi e alle associazioni che svolgono un lavoro continuativo, raggruppati in un albo regionale. Ma anche la Sardegna, la Calabria, il Friuli Venezia Giulia sono casi interessanti, anche perché spesso gli interventi sulla cultura locale sono connessi a quelli sulle lingue minoritaria.
La splendida, la famosa Carpino, il piccolissimo paese in provincia di Foggia che resiste, che custodisce e trasmette ciò che di meglio la tradizione possiede…
Dagli straordinari cantori Sacco, Maccarone e Piccininno un solido ponte si è eretto. Solide basi edificate dagli abitanti, i quali credono che un mondo diverso è possibile, da chi ritiene che i devastanti processi globalizzanti e omologanti del mercato contemporaneo possono essere deviati e rispediti al mittente. Carpino non cederà, Carpino continuerà nel suo ineguagliabile lavoro di ricerca e di riproposizione di culture e musiche lontane che daranno un notevole contributo affinché si sia migliori, per un domani migliore.
CARPINO – Un impianto per la produzione di idrogeno da utilizzare come combustibile per caldaie a vapore abbinate a turbine a gas e pile a combustibile potrebbe nascere a Carpino, il tutto finalizzato alla produzione di energia elettrica che, oltre ad alimentare i costi energetici dello stesso impianto, produce un surplus da destinare alla vendita.
Pubblicato l’elenco dei concerti e delle manifestazioni della 7 giorni di musica popolare
Carpino – Ricco e articolato il programma della X edizione del "Carpino Folk Festival", la manifestazione sulla musica popolare e le sue contaminazioni, in programma nel comune garganico dall’1 al 7 agosto. Tra gli eventi culturali, inseriti nella kermesse allo scopo di diffondere la cultura e le tradizioni alla base della musica popolare, il corso di ballo, della durata di 27 ore, sulle tarantelle del Gargano e della Murgia ed i corsi di musica, ognuno di 12 ore, incentrati su strumenti fondamentali della tradizione folk quali la chitarra battente, l’organetto, il tamburello e la zampogna. Tra le esibizioni musicali in programma nella 7 giorni di festival, da non perdere giorno 3, alle 21:30, il concerto del gruppo simbolo della musica popolare dauna, i Cantori di Carpino. Il programma completo è consultabile online sul sito ufficiale della manifestazione http://www.carpinofolkfestival.com.