Dal 23 al 26 luglio, a Loano, si accenderanno i riflettori sulla terza edizione del Premio Nazionale Città di Loano per la musica tradizionale italiana nell’ambito del Festival Suoni della Tradizione, vetrina della migliore produzione discografica di musica tradizionale italiana.
Entra nel vivo il progetto LeaderMed che attraverso l’azione dei Gal continua ad attirare le attenzioni delle istituzioni locali, ma soprattutto delle popolazioni interessate.
Adesso si punta alla costituzione di un’agenzia di sviluppo che vede anche il Gal Gargano in prima linea e che parteciperà al corso di formazione previsto dall’attività 1.3. del progetto LeaderMed.
Il corso mira a fornire ai PTM (Siria, Malta, Libano e Turchia), coinvolti nel progetto, elementi utili per comprendere la struttura di un’agenzia di sviluppo locale, sulla base dell’esperienza maturata dai Gal pugliesi.
Il corso prevede una prima parte di carattere generale, durante la quale saranno affrontati i temi salienti legati allo sviluppo rurale nell’Unione Europea. Nella seconda parte del corso sarà focalizzata l’attenzione sul Gal come agenzia di sviluppo.
Il corso prevede attività didattica in aula e visite presso aziende che hanno beneficiato dei finanziamenti del progetto Leader.
Tra gli aspetti principali che saranno discussi nell’ambito dell’attività, si parlerà del lavoro dei Gal, dall’iter procedurale per la costituzione, dell’analisi della struttura, e delle funzioni svolte.
Il 5 giugno alle ore 11:00 presso le cantine “Soloperto” di Manduria toccherà al direttore del Gal Gargano, Mario Trombetta, illustrare l’analisi di casi studio a cura del Gruppo d’Azione Locale garganico e relazionare sul “potenziamento e riqualificazione delle risorse umane.
Il progetto di cooperazione Transazione LeadrMed prevede anche la visita della delegazione libanese che sarà ospite del Gal Gargano dal 6 all’8 giugno.
Giovedì 7 la delegazione libanese prenderà parte ad uno stage presso l’Ente di formazione “Monte Celano” di San Marco in Lamis, nel pomeriggio visita guidata nel centro storico di monte Sant’Angelo.
Venerdì 8 giugno a Carpino incontreranno i rappresentanti dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival per la definizione degli aspetti inerenti il progetto pilota. Successivamente prenderanno parte ad un altro stage, questa volta presso l’Azienda agricola “Bio Russi” finanziata dal Gal Gargano con i fondi Leader.
MARZO GIUGNO LUGLIO |
Semplicemente Straordinari – Gli unici grandi maestri della tarantella del gargano.
Grazie alla loro memoria non si sono perse nel tempo quelle tradizioni che hanno reso Carpino il punto di riferimento della musica popolare italiana. Tel.+39 0884/900360–Fax.+390884/992979 Mail:booking@carpinofolkfestival.com
Costruttori di chitarre battenti a Carpino Antonio Rignanese – Artigiano falegname, liutaio, ricercatore di suoni antichi e moderni, costruttore di chitarre classiche ed acustiche, mandolini e mandole, costruttore di chitarra battente di Carpino e calabrese Giuseppe Draicchio – Costruttore di nacchere tammorre e chitarre battenti di Carpino Per contatti e ordinativi contattare l’associazione : info@carpinofolkfestival.com |
Buena Vista Puglian Club di Valter Giuliano
Per arrivare a Carpino bisogna infilarsi tra i gioielli del Gargano, nel cuore del Parco Nazionale, a metà strada tra la Foresta Umbra e il lago di Varano. Nella piana oggi regna sovrano l’oliveto, con il suo argento che vibra nella brezza di questa mattina tersa, bruciante di luce. Da poco è stata anche rilanciata la produzione delle fave, sostenuta dal Parco, che ne ha promosso il Consorzio di tutela. Una varietà locale, piccola e dolce, con una fossetta nella parte inferiore, Presidio Slow Food. Un tempo l’attività agricola era fondata sui cereali e soprattutto sul pascolo.
Il benessere era, quasi sempre, un miraggio; la realtà fatta spesso di miseria e solitudine. Poi è scoccato il tempo del riscatto, che passa anche attraverso la riscoperta della tradizione, delle radici culturali, dell’orgoglio di appartenere a un territorio.
A Carpino tutto questo comincia dal ristabilimento della verità. Appena arrivo in Piazza del Popolo, cuore della città, la prima cosa che mi spiegano è che è questa la piazza del film La legge di Jules Dassin, con Marcello Mastroianni, Gina Lollobrigida e Yves Montand. “Corsica 1958”, dicevano le didascalie della finzione cinematografica. Ma non era vero.
«Macché Corsica, era questa piazza qui».
Nella piazza convergono sei strade e noi arriviamo in giorno di mercato. La confusione regna sovrana, piena di suoni, aromi e colori. Non è difficile immaginare la piazza durante il Carpino Folk festival: dicono sia un muro vivente, un’immensa platea verticale. Per i dettagli continua a leggere.
Un appassionante viaggio in Italia, dal Piemonte alla Sicilia, alla ricerca di quanti hanno saputo salvare la tradizione, reinterpretarla e innovarla, mantenendo viva l’eredità dei padri. Da Amerigo Vigliermo e il Coro Bajolese del Canavese a Turi Grasso e l’Opera dei Pupi di Acireale, da Uccio Aloisi, il patriarca della pizzica salentina, al Gruppo Spontaneo di Magliano Alfieri, dai poeti-pastori dell’Alto Lazio ai Cantori di Carpino, un susseguirsi di dialoghi che costituiscono allo stesso tempo un racconto a più voci della straordinaria ricchezza di espressioni musicali e culturali che attraversano la provincia italiana. Promosso dal Comitato Festival delle Province, i "Testimoni della Cultura Popolare" è il premio che ogni anno viene conferito a uomini, gruppi ed esperienze che, come fragili ma tenaci "biblioteche viventi", sono impegnati nella valorizzazione di antichi saperi, forti di un rapporto profondo con i territori e le comunità di appartenenza e votati a tramandare alle generazioni successive il lascito del loro impegno. Con scritti di Gian Luigi Bravo e Carlo Petrini, presidente di Slow Food, i testi con traduzione dei brani musicali contenuti nell’allegato cd e un consistente apparato fotografico, la rappresentazione dinamica di un eccezionale mosaico di sonorità e culture, tra pizziche e stornelli, canti in ottava rima e cori polifonici.
Valter Giuliano Giornalista e storico dell’ambiente, tra i promotori del movimento ecomuseale in Italia, è Presidente del Comitato per il Festival delle Province nel cui ambito sono stati istituiti il "Premio per i Testimoni della Tradizione e Cultura Popolare" e le "Cattedre ambulanti della Tradizione e Cultura Popolare".
Ricordiamo che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival è stata indicata dalla Provincia di Foggia quale sua rappresentante nel Comitato per il Festival delle Province.
Carpino Folk Festival dal 03 – 11 Agosto 2007
Stabilite dal direttivo dell’Ass. Cult. Carpino Folk Festival le date della XII edizione.
Ritorna dunque quella festa davvero unica, di grande richiamo turistico e di forte coinvolgimento dei cittadini, occasione di scoperta del gargano e dei suoi tesori, ma anche occasione di incontro con la cultura popolare di diverse località italiane.
Sarà ancora una volta il mix tra riti sacri e profani a condurre gli spettatori/partecipanti alla scoperta di un mondo antico, sconosciuto e incomprensibile, ma proprio per questo carico di un fascino inesauribile.
Ecco l’articolazione della manifestazione:
Suoni di Passi
Laboratori Didattici, Danza, Chitarra Battente e Percussioni
Carpino Cinema
Presentazioni di Film e Corti
Carpino Letterario
Presentazioni Letterarie
Festa Festa
Concerti nelle strade e nei vicoli
La Notte di Chi Ruba Donne
Concerti della tradizione
Carpino Folk Festival 2007
Concerti in Piazza del Popolo
La serietà dei corsi e dei seminari, l’ospitalità e l’allegria di un’intera cittadina che trasforma il proprio paese in una schietta e laboriosa factory di musica popolare, la festa, la cultura, l’orgoglio per quest’unicità e la piacevole scoperta di un Sud che valorizza le proprie tradizioni senza cadere in scontati cliché, saranno alla fine gli ingredienti giusti del successo della prossima edizione del Carpino Folk Festival.
Non c’è dubbio su come la musica folk, in Italia, sia ancora stravaganza curiosa da amatore, mentre altrove, almeno in Europa, venga comunemente considerata musica delle identità e delle memorie.
Non è un caso che France 3 abbia recentemente coprodotto un documentario sul Carpino Folk Festival (e in Italia?), e che fenomeni come gli e’Zezi di Pomigliano d’Arco e la romana Orchestra di Piazza Vittorio abbiano ricevuto tributi e onori al Festival di Locarno.
Comunque sia, resistono nel nostro Paese numerosi autori, musicisti, associazioni, centri di studio e ricerca, addirittura enti locali che si dedicano, con passione e competenza, alle musiche popolari, folk e tradizionali. Così, nella piccola terra della Grecìasalentina, la cultura popolare vive e si racconta attraverso figure come i Cantori di Carpino e il vecchio Uccio Aloisi, e con Festival come il Carpino Folk Festival.
È cultura di piazza, di pancia e di cuore, non etnografia da museo.
E per raccontare, e non semplicemente celebrare la Pasqua, gli undici Comuni di questo angolo di Italia a sud di Lecce, con il patrocinio morale dell’Istituto Diego Carpitella e quello finanziario di Provincia, Regione e Unione europea, presentano i loro Canti di Passione (dal 25marzo al 1 ºaprile prossimo),un viaggio nelle musiche, nei canti, nel teatro popolare, nel cinema della Passione di Cristo.
Trascendente e carnale, mistica e pagana, colma di credo autentico e di superstizione, decaduta eppure viva, come ogni tradizione popolare del Sud. Musicisti come Moni Ovadia (il 25marzo), l’organettista Ambrogio Sparagna (il 27) e le Confraternite vocali, con l’intatta funzione di commentare le Via Crucis, restituiscono il respiro e un’identità popolarea riti altrove legati alla celebrazione formale. Da Il Sole-24 Ore dell’11marzo2007 – Riccardo Piaggio
Sono iniziate le riprese della troupe Rai International che è sul nostro Gargano per girare una serie di servizi che saranno trasmessi nelle prossime settimane dalla prestigiosa emittente satellitare in tutto il mondo. Rai International sarà ospite della redazione di Ondaradio oggi a partire dalle ore 16,00 per riprendere dietro le quinte il nostro “Pomeriggio in ONDA” . Nel corso della trasmissione sono previsti collegamenti con Manfredonia con Saverio Serlenga e Giovanni Ognissanti, Vico con Michele Lauriola e la redazione di Fuori Porta, Carpino con Luciano Castelluccia direttore artistico dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival, Gioia del Colle con il presidente dell’Associazione Pugliesi nel Mondo Giuseppe Cuscito. In studio: Antonio Troia, Gaetano Simone, Vincenzo Vescera, Rocco Ruo, Sandro Siena e ninì delli Santi.
Ufficio Stampa Associazione Culturale Carpino Folk Festival

È passato già un anno. Il 17 marzo del 2006, all’eta di 94 anni, si spegneva Andrea Sacco, contadino, cantore e suonatore di talento assoluto, interprete ineguagliabile dei canti tradizionali carpinesi.
A seguito del comunicato stampa con cui l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival ne dava la triste notizia i telefoni, il fax, le caselle email e il blog furono inondati da tanti attestati d’affetto per Zì ‘Ndrea, l’en-simo sintomo che la dolcezza della sua chitarra battente e la forza poetica delle sue parole con cui ci ha tramandato i segreti della nostra terra, dall’amore per le donne alla fatica del campi, avevano colpito nel segno.
In suo onore l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival il mese scorso ha richiesto al Sindaco del Comune di Carpino l’intitolazione di una via, un edificio o altro spazio dedito alla fruizione del pubblico a "Andrea Sacco – Cantatore e Suonatore popolare di Carpino" e ci auguriamo che anche gli altri paesi del Promontorio del Gargano possano fare altrettanto.
Oggi lo ricordiamo con le parole di Amedeo Trezza che seguono, ma prima ci piace dirvi anche de “Il Premio Andrea Sacco: La voce del Gargano” un manifestazione ideata da Michele Mangano che per la giornata del 16 marzo prevede un convegno a Palazzo Dogana in cui si parlerà dell’estetica delle tarantelle d’amore e di sdegno del Gargano, mentre la giornata del 17 prevede dieci gruppi di musica popolare che si esibiranno al Teatro del Fuoco, tra i quali i Cantori di Carpino e l’ultranovantenne Antonio Piccininno a cui verrà assegnato il premio alla carriera.
17 Marzo 2006: ci lascia Zì ‘Ndrea. 17 Marzo 2007: siamo tutti qui a ricordarlo, per la prima volta. Sarebbe forse questo il caso di cominciare a elencare una lunga serie di frasi fatte, di convenevoli scontati, periodi declinati all’imperfetto alla memoria del nostro Cantore. E invece no, non credo serva a molto. Sarebbe uno sforzo da ‘almanacco del giorno…prima’ solo per riempire una pagina su di un foglio o un cuore con ricordi che però già gli appartengono. Sarebbe una malriuscita rievocazione di ciò e di chi, come allora – come fino ad un anno fa, non è e non potrà mai più essere tra noi.
E allora, davanti a un tale vuoto, a un senso di perdita figlio di una mancanza grave come la nostra quest’oggi, cosa dire, come reagire? Non c’è bisogno di andare lontano, cercando su qualche libro una biografia o in paesi esotici un’icona consolatoria. Bisogna avere solo il coraggio di alzare la testa e di guardarsi intorno, di toccare le piccole cose del nostro paese, meridione mediterraneo, di assaporarne le essenze e d’inseguirne gli odori, di vivere le pause e le fatiche, le gioie e i dolori, di ascoltarne i rumori e i silenzi. E se saremo diligenti questi rumori e silenzi speziati presto sapranno mostrarsi a noi attraverso il sentore di quelle semplici cascate di note argentine che come acqua fresca di un temporale estivo le dita contadine di Zì ‘Ndrea ci versavano addosso e fin dentro all’anima quando lo ascoltavamo suonare la sua chitarra di legno, dura e però accogliente come la sua mano che l’accarezzava. Davvero basta guardarsi intorno e non troppo lontano, perché il mondo narrato dai tantissimi sonetti carpinesi è un mondo semplice, un mondo trasparente agli umori di base dell’uomo. C’è una semplicità dignitosa e lieve, leggera come una nota cantata, che sa riassumere in pochi versi una maniera di stare al mondo che pian piano ci appartiene sempre meno nei modi, nelle usanze, nelle abitudini quotidiane, nei ritmi di vita e nei tipi di lavoro, ma che non dovremmo però lasciarci sfuggire quantomeno nello spirito, nel modo di porci al mondo. È proprio questo il messaggio che si legge tra le righe dei sonetti carpinesi e tra i toni della voce di Andrea Sacco che ora riascoltiamo registrati. Oltre le parole narrate c’è un senso di stare al mondo che, se vogliamo, potrà essere per noi la vera eredità tramandataci da 96 anni d’esperienza, un secolo eppure un soffio di vita tra le eterne terre garganiche.
In questi istanti di silenzio, intanto, mi torna alla memoria la sua interpretazione a due voci di Povero cuore mio ferito ferito e mi rendo conto di come sia inconfondibilmente elegante quel suo possente ma dolce, potente ma delicato incedere vocale, un vero e proprio Nabucco della musica popolare italiana, perfetta sintesi di passione e compostezza, di sensi e ragione.
Il nostro omaggio – il nostro tributo – oggi, non sarà quello di rincorrere un mito, imitare una sonorità, conservare con maniacale atteggiamento museale ogni particolare artistico. Ciò che Zì ‘Ndrea si sarebbe proprio aspettato da noi è provare ad essere genuinamente noi stessi, onesti di fronte al ricordo ma risoluti a non temere di guardare innanzi, con negli occhi il profilo del suo volto schietto e gentile, così come ce lo consegnano le righe di Giovanna Marini in Una mattina mi son svegliata, nell’occasione del suo incontro con Andrea Sacco, Antonio Piccininno e Antonio Maccarone nel 1998: «Questi sono i portatori, i veri, e si capisce subito, perfettamente. L’eleganza delle tarantelle di Andrea Sacco, dei suoi saltarelli, la lentezza e i melismi, la risoluzione delle sue frasi musicali, con un accordo sulla quarta, poi una dominante a partire dal sesto grado e una risoluzione assolutamente a sorpresa, i continui cambiamenti, microvarianti eleganti, e mai ripetute due volte uguali nella stessa frase. Un vecchio che ha quasi novant’anni molla la chitarra che si è fatto da solo – come si usava in campagna – e si mette a ballare la tarantella con la sua vecchietta: pochi passi eleganti, niente della diavoleria della pizzica che oramai imperversa nelle discoteche popolari. Siamo alle origini […]».
Ed è proprio e soltanto a quelle ‘origini’ che l’Associazione Culturale Carpino Folk Festival vuole oggi ispirarsi per ricordarti e salutarti, ovunque tu sia.
Carpino Folk Festival
Il festival della musica popolare e delle sue contaminazioni
Mario Trombetta: "il Carpino Folk Festival ha reso famoso il nostro comune e il Gargano in tutto il mondo. Andrea Sacco e’ un figlio di Carpino, ma e’ anche un bene dell’umanità’ come il resto dei cantori" – un volume di Enrico Noviello mette in risalto la figura del cantore scomparso nel 2006.
di Angelo Del Vecchio
CARPINO. "Assatel’abballà chiste zetille che tene la tarante sott’alli péde madonne come ce mènene come nu sacche de tapéne" (Lasciateli ballare questi zitelli che hanno la taranta sotto i piedi madonna come si lanciano come un sacco di patate). E’ questo uno dei sonetti tipici e più noti della tradizione canoro-musicale carpinese e simbolo di uno dei leader storici dei cantori, lo scomparso Andrea Sacco, deceduto nel 2006 a 95 anni, quasi tutti passati a suonare la sua chitarra battente a fondo bombato, costruita nel lontano 1924 da Francesco Paolo Cozzola. "Cozzola, Sacco, Piccininno, Maccarone e tutti gli altri cantori sono il simbolo di una Carpino antica che, grazie anche se non soprattutto alle giovani generazioni, si è saputa innovare imparando dalla tradizione e dal passato – spiega il primo cittadino Mario Trombetta anche nel suo ruolo di dirigente del Gruppo di Azione Locale Gargano – grazie al Festival il nostro comune è uscito dallo storico isolamento dove era sprofondato e da circa 10 anni è diventato punto di riferimento per gli amanti della musica popolare e delle tradizioni tipiche. Carpino deve dire grazie a tutti coloro i quali si sono mossi negli anni per coltivare un sogno, oggi diventato realtà. C’è chi vorrebbe veder morto il festival, chi lo vorrebbe migliorare, chi lo vorrebbe lasciare così com’è. E’ come San Remo, tutti lo amano, tutti lo odiano". In termini di ricaduta turistica, aggiunge Trombetta, il C.F.F. è stato determinante per un settore fondamentale dell’economia locale, quello dell’artigianato legato all’evento (con le chitarre battenti in primo piano, le tammorre e le castagnole) e quello delle produzioni tipiche locali (partendo dall’olio d’oliva, passando per le fave e i loro derivati). Il primo cittadino ha poi voluto ricordare la figura di Andrea Sacco, ricordando che "il cantore è un figlio di Carpino, ma è anche un figlio dell’umanità", essendo la musica universale e senza padroni. "Zje Andreje (Zio Andrea), come veniva chiamato amichevolmente in paese – ha commentato Trombetta – era un uomo semplice, ma anche un grande artista". Nel 2005 un volume ha svelato i lati nascosti di Sacco, trattando della sua figura di maestro e di testimone diretto della tradizione. Quasi un secolo di vita, passato a suonare e a cantare, è stato raccolto e riproposto da un giovane scrittore originario di Manfredonia, Enrico Noviello, che da qualche anno si stava occupando intensamente del cantore. Il libro, come ci spiega per telefono lo stesso autore, oltre che presentare un ritratto del musicista, si sofferma particolarmente sul sistema di valori e sulle esperienze umane che hanno segnato la vita di Andrea. Per questo, in una piccola operazione di storia orale, fa emergere lo spaccato di un mondo orale e contadino che sta scomparendo e dal quale tutti noi in qualche misura proveniamo. Il volume, dal titolo "Andrea Sacco suona e balla – Storie di un suonatore e cantatore di Carpino", edito dalla casa editrice salentina Aramirè, contiene anche due cd, con interviste e brani musicali. Sacco era nato 96 anni fa a Carpino, dove era vissuto per tutta la vita, con l’eccezione della lunga parentesi della II guerra mondiale. Contadino, cantore e suonatore di talento assoluto, ha lasciato tracce molto influenti nella musica popolare, contandosi decine di versioni ispirate alla sua montanara più famosa, "Accomë j’eia fa’ p’amà ‘sta donnë ", conosciuta impropriamente con il titolo "Tarantella del Gargano" (è un falso storico). E’ stato il leader di tre diversi gruppi musicali di cantatori di Carpino che si sono succeduti nei decenni, suonando in tutto il territorio italiano i repertori di sonetti e tarantelle del suo paese. Nella parte iniziale del volume, aggiunge Novello, troviamo alcune riflessioni che introducono lo scenario musicale e culturale in cui prende vita l’esperienza umana e musicale del cantore carpine. "Il canto di Sacco nasce prima della televisione e prima ancora della radio – spiega Noviello – in un mondo povero e contadino, dove le arti visive sono povere, e tutta l’energia ludica e creativa della comunità si concentra nella voce di chi racconta e soprattutto di chi canta". Ritornando al sindaco Trombetta, il premio "Andrea Sacco", come noto "inventato" dall’esperto di folk Michele Mangano, non è propriamente uno scippo a Carpino, ma un monito a riflettere su un uomo e su un artista che comunque fa parlare e che farà parlare di se ancora per tanto, tantissimo tempo. Per concludere, la diatriba sulla nascita della tarantella di tipo garganico va indirizzata agli studiosi del settore, che certamente sapranno distinguere, in maniera più obiettiva dei contendenti garganici, tra i differenti giochi di campanile: è nata a Monte Sant’Angelo o a Carpino? Noi siamo per una verità sostanziale: non c’è mai stata una tarantella del Promontorio, ma tante tarantelle nei tanti comuni della Montagna del Sole.