L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival
presenta
“Carpino suona e canta con Melpignano”
Martedì 7 agosto – La Notte della Taranta al Carpino Folk Festival
Una grande festa per l’avvio della sezione concertistica della dodicesima edizione della rassegna della musica popolare e delle sue contaminazioni. La serata si apre con i canti e le musiche dei Cantori di Carpino e il progetto speciale di Antonello Paliotti e il Collettivo Musicale Carpinese.
Una grande festa popolare, un tripudio di musiche, canti e balli, di identità rinomate di due aree della Puglia che convergono nella trascinante cornice del Carpino Folk Festival: i suoni dell’Ensemble La Notte della Taranta incontrano quelli della tradizione musicale garganica – martedi 7 agosto con inizio alle 21.30 e finale non prevedibile… – sul palcoscenico allestito in Piazza del Popolo.
Lo spettacolo è realizzato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival in collaborazione con la Regione Puglia, la Provincia di Foggia, il Comune di Carpino, la Comunità Montana del Gargano, il Parco Nazionale del Gargano e d’intesa con il GalGargano e l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia.
Sponsor ufficiale della manifestazione Birra Peroni.
L’evento verrà trasmesso in diretta radiofonica da OndaRadio – La radio che serve al Gargano – MediaPartner della XII edizione del Carpino Folk Festival 07 e potrà essere ascoltata in streaming collegandosi su www.carpinofolkfestival.com oppure inserendo nel proprio media player la seguente url – http://s6.mediastreaming.it:7000
L’Ensemble La Notte della Taranta è il cuore della grande Orchestra che si esibisce nell’ambito dell’omonimo e famoso festival salentino (la Notte della Taranta di Melpignano è divenuto negli ultimi anni uno degli appuntamenti più significativi dell’estate italiana), è composta da una ventina fra i migliori musicisti di pizzica e taranta di tutto il Salento e da tutti gli strumenti della tradizione popolare italiana: zampogne, ciaramelle, organetti, tamburelli, mandolini, violini, chitarre battenti, ghironde, lire, arpicelle, conchiglie e tanti altri strumenti "minori". Un organico che nella pratica folklorica non esiste e che può quasi apparire come un’impertinenza culturale, ma che in realtà è divenuto un centro di recupero delle forme e delle modalità espressive del passato e al tempo stesso un mezzo efficace di trasmissione di saperi e repertori altrimenti a rischio di estinzione. Al centro del repertorio dell’Ensemble Popolare è la pizzica, la musica che scandiva l’antico rituale di cura dal morso immaginario della tarantola, il pericoloso ragno velenoso. La tradizione vuole che per liberare la vittima, di solito una donna, si suonassero incessantemente i tamburelli a ritmo vorticoso finché non veniva sciolta dall’incantesimo. Al suono dei tamburelli si accompagnava un ballo ossessivo e ripetitivo, che contribuiva ad esaurire il veleno.
Il progetto “Ensemble La Notte della Taranta” ha la finalità di riunire in un unico spettacolo i momenti più significativi che hanno caratterizzato le edizioni del festival la “Notte della Taranta” dal 1999 al 2006.
Durante il concerto si alterneranno momenti di grande poesia regalataci da Piero Milesi, a momenti di esplosione ritmica firmati da Stewart Copeland con la complicità di Vittorio Cosma passando per le sonorità tipicamente popolari e di grande impatto emotivo, di Ambrogio Sparagna.
Ai componenti dell’Ensemble per l’occasione si aggregherà Alessia Tondo l’eroina della NdT che a soli 5 anni già cantava e suonava il tamburello con il gruppo di musica popolare "Mera Menhir" e che è stata ascoltata da 13 milioni di spettatori quando dal programma Rock Politik di Adriano Celentano su Rai Uno insieme al gruppo Sud Sound System ha cantato "Le Radici ca Tieni".
La cortesia dell’Ensemble verrà ricambiata il 25 agosto quando ad aprire il concertone finale della Notte della Taranta saranno invece i Cantori di Carpino, i due "vetusti cantori" Antonio Piccininno e Antonio Maccarone, gli unici grandi maestri della tarantella, grazie ai quali non si sono perse nel tempo quelle tradizioni che hanno reso Carpino il punto di riferimento della musica popolare italiana.
Due grandi eventi, un unico Grande Spot per il patrimonio culturale immateriale della Puglia affinché il Gargano e il Salento vengano inclusi nella Lista del Patrimonio Immateriale dell’Unesco.
Tutti gli spettacoli del Carpino Folk Festival sono rigorosamente gratuiti
Per dettagli e maggiori informazioni www.carpinofolkfestival.com
LEGGI PROGRAMMA LUNEDI 6 AGOSTO 1
LEGGI PROGRAMMA MERCOLEDI 8 AGOSTO
REPORTAGE DELL’APERTURA DEL CARPINO FOLK FESTIVAL ’07
REPORTAGE DELLA SECONDA SERATA DEL CARPINO FOLK FESTIVAL ’07
4 Agosto 2007: da 52 minuti videoraccotati ad un tentativo di antropologia della festa popolare
di Amedeo Trezza
Questa seconda serata della XII edizione del Carpino Folk Festival ci ha offerto due interessanti punti di vista sulla realtà carpinese: se per un verso abbiamo assistito ad un lungo e ricco documentario sul fenomeno ‘Carpino’, per un altro invece ci siamo trovati di fronte a delle pagine di chi quel fenomeno lo ha vissuto anche dall’interno e ne ha fatto una primissima esperienza di scrittura.
Il testo di Giulia Marra, Dalla festa popolare al moderno folk festival, dopo aver passato in rassegna argomenti utili ad introdurre la materia delle sue riflessioni e ad inquadrare il fenomeno carpinese, ci sembra tocchi (in particolare nelle ultime sezioni del testo) alcuni temi che, benché di marca antropofilosofica e religiosa – quali appunto le riflessioni intorno alle esperienze della sensibilità e della spazialità, eccedono però i riferimenti ad Eliade e ad Arino Lombardi Satriani, innescando tutta una serie di problematiche connesse alla presa in carico dell’istanza della corporeità come nodo di senso a partire dal quale argomentare i concetti di spazio fisico e rituale, da un lato, e la tematica della sensibilità fisico-corporea dall’altra.
E dunque, stando così le cose – e in linea con una scuola di pensiero che qui limitiamo ad almeno due nomi della tradizione fenomenologica (Bergson e Merleau-Ponty), vediamo come in un moderno festival di musica popolare, così come anche nelle performance musicali tradizionali, il corpo svolge un ruolo di soggetto attivo e senziente che fa senso attraverso i cinque sensi (partecipando interattivamente e quindi tridimensionalmente all’evento), istituendo così lo spazio intorno a sé, uno spazio dell’agire e dell’abitare che prende forma intorno ad un percorso di senso collettivo tessuto proprio a partire dal corpo proprio inteso nella sua polivalenza multisensoriale.
È, infine, proprio attraverso questi canali che prendono…corpo i tentativi di risemantizzazione dell’evento festivo, assumendo valenze di volta in volta inevitabilmente differenti, pur sempre però istradati dalle potenzialità iscritte nell’istanza corporea della soggettività senziente.
Se il punto di vista del percorso di Giulia Marra è più ascrivibile a quello dell’insider, di chi cioè partecipa a vario titolo dall’interno all’evento che racconta, il lungo documentario I cantori di Carpino di Thierry Gentet per la Mira Production non può che essere assimilabile, quantomeno per ovvie ragioni geografiche, al modello descrittivo tipico dell’outsider, dell’osservatore esterno ed estraneo al mondo che intende raccontare.
Al di là dei facili commenti di elogio che questa produzione può ricevere, quanto ad esempio alla cifra stilistica della regia e della sceneggiatura, ci sembra forse più utile concentrare questa nostra breve riflessione, che cade alla fine della seconda giornata del Festival, piuttosto proprio sull’alterità, sull’estraneità di questa istanza narrante, della sua posizione di outsider, appunto.
Se prima abbiamo definito ‘descrittivo’ il modello narrativo dell’outsider, possiamo ora definirlo anche – e soprattutto – ‘cognitivo’: infatti è evidente, balzando subito ai nostri occhi, come tutta la tradizione francese razionalista seicentesca, illuminista settecentesca e infine positivista ottocentesca, trasudi nell’ideazione di questo progetto. È propriamente in questo che consiste il divario (che fonda la posizione da outsider) tra chi racconta e cosa si racconta, cioè un popolo, una terra, una musica, una tradizione che con quelle istanze filosofiche ha davvero pochissimo da condividere (si voglia per motivi storici, geografici o socio-antropologici).
Tuttavia c’è da dire che proprio questa frattura permette di far scoccare una scintilla molto feconda e che ci porta molto lontano. Quella diversa tradizione di pensiero è riuscita a dare un taglio socio-ambientale all’argomento, sottolineando e non perdendo mai di vista le istanze sociologiche (che proprio col positivismo hanno visto la luce nell’Europa moderna) che fondano usi e costumi di un paese come Carpino.
Inoltre, e per concludere, se non avessimo avuto il privilegio di uno sguardo altro, così estraneo, oggi non avremmo questo documentario. Sarebbe forse mancato lo stimolo, tant’è che finora, i fatti sono più eloquenti delle parole, un documentario simile non era ancora stato realizzato. In altri termini: la differenza crea consapevolezza. È proprio qui che risiede il grande valore delle differenze identitarie, da preservare e rispettare.
Anche questa sera, dunque, la direzione artistica del Carpino Folk Festival, inaugurando la propria autonoma attività editoriale e firmando una coproduzione così prestigiosa, ha saputo dare spazio ad un fecondo dibattito, impreziosito dalla dolcezza della voce pacata e consapevole di Giulia Marra.
Luciano Castelluccia, in uno dei passaggi del filmato, bucando letteralmente lo schermo, ha detto: “mi sento di Carpino fino in fondo, mi sento figlio di Sacco, di Piccininno, di Maccarone…io mi sento figlio della tradizione”. Fantastico, chi ben comincia è a metà dell’opera; chi ora è figlio presto ne diventerà fedele amante, pronto a generare a sua volta nuovi figli.
Amedeo Trezza
Nell’ambito del Leader Med, il progetto di cooperazione transnazionale che mira alla valorizzazione comune delle aree rurali del Mediterraneo, il GAL Gargano ha scelto la kermesse musicale in programma a Carpino nei prossimi giorni per la presentazione del Progetto Pilota con la Regione di Byblos (Libano).
A tal proposito, lunedì 6 agosto con inizio alle ore 20,30 in piazza del Popolo si terrà una conferenza stampa organizzata dal Gal Gargano, proprio per illustrare le finalità del progetto e per consolidare il legame tra la Regione di Byblos e quella garganica. La tavola rotonda, coordinata dal direttore del Gal Gargano, Mario Trombetta, precederà il concerto di alcune band musicali libanesi che si esibiranno insieme ai cantori di Carpino e del Gargano.
Il Libano e la Regione Puglia sono legati, oltre che da caratteristiche territoriali e climatiche simili, anche da un cammino ideale: l’antica via Appia di epoca romana, che partendo da Roma termina a Brindisi per riprendere a Byblos (Libano).
In Libano si è tracciato un percorso comune tra il GAL Gargano e gli operatori libanesi nel campo dell’agroalimentare e della ristorazione, precostituendo le linee di ulteriori attività nell’ambito agricolo e in quello interculturale e turistico, lungo l’antica via Appia. Come si può intuire il progetto ha come finalità quella di mettere in mostra la parte bella del Gargano e del Libano e quando si parla di musica popolare, o in generale di tradizioni popolari, il connubio indispensabile è quello con le altre produzioni tipiche dell’agro-alimentare e del comparto artigianale.
Quella di lunedì sera sarà una manifestazione che mira a valorizzare tutte le produzioni tipiche del territorio garganico e libanese che, per il forte legame di natura socio-economica esistente, detengono un ruolo di primo ordine nella economia dei sistemi locali di produzione.
L’efficacia di una tale azione, tuttavia, è subordinata al grado di coinvolgimento fattivo e propositivo che si riesce ad instaurare fra gli operatori locali e in questa direzione, il ruolo del Gal, della Comunità Montana e del Parco Nazionale del Gargano, per la parte italiana, e delle istituzioni Libanesi è fondamentale per riunire tutti gli attori delle filiere interessate, stimolandone la partecipazione responsabile e consapevole per trasformare Carpino, durante tutto il Carpino Folk Festival, nella vetrina del Gargano e del Libano.
Alan Lomax in Salento, le fotografie del 1954, presentazione di Luigi Chiriatti
“Immagini e in bianco e nero: paesaggi, chiese, strade, bambini, volti di donne e uomini che sorridono e cantano intorno a un microfono, oppure mentre lavorano il tabacco o cazzanu (spaccano) le pietre. È il Salento che Lomax fotografa nel 1954, quando con Carpitella va in giro a registrare le melodie e i canti di questa parte d’Italia. […] Nelle immagini di Alan Lomax paesaggio, uomini e donne si incrociano e si raccontano, nella loro bellezza estetica e nella loro miseria”.
A leggere queste prime ed ultime parole dell’intervento di Luigi Chiriatti nella prima parte del testo presentato ieri sera dal titolo Alan Lomax in Salento, le fotografie del 1954 sembra quasi di ascoltare invece un commento a caldo appena terminata la proiezione dei due documentari (Fata Morgana di Lino del Fra e Li mali mistieri di Gianfranco Mingozzi) a corredo del lavoro di Mirko Grasso dal titolo Scoprire l’Italia. Inchieste e documentari degli anni ’50.
Ciò che sembra emergere infatti da quei paesaggi e da quei volti trasmessi attraverso un codice visivo in bianco e nero, sebbene proiezioni istantanee e immobili di un mondo altro, è la messa in movimento di una realtà pur dinamica nel suo essere stata se stessa e l’apertura ad una condivisione di stimoli che appartiene invece alla dinamicità delle immagini in movimento dei due documentari.
Tra i due tipi di testi visivi (accompagnati da altrettanti testi scritti) c’è una linea di frattura drammatica, quella dell’emigrazione: mentre le foto di Lomax ci raccontano di una realtà contadina, perlopiù femminile, emarginata e lasciata nelle retrovie del progresso, nel Sud dimenticato e muto degli anni cinquanta, i due filmati ci fanno vedere come invece proprio i compaesani di quei volti fotografati in bianco e nero, strappati dalla loro terra, hanno rincorso la chimera di un progresso solo promesso.
Una linea di frattura dunque che può diventare però una linea di sutura tra comunità dimenticate nelle amare arsure meridionali e comunità emigrate nelle lande fumose e umide della pianura padana, in neo-periferie industriali malsane e abbandonate dalla società civile, ma che proprio quella società civile ha saputo così ben prevedere e predisporre. E propriamente la sutura consiste nella constatazione del medesimo stato d’indigenza in cui sembrano versare tutti, chi va al Nord e chi resta al Sud, sia pur per motivi differenti: una continuità di stati di miseria che sembra accompagnare l’uomo meridionale ovunque egli vada.
Nonostante la presa di distanza che fonda oggi ogni nostro atteggiamento critico nei confronti di questi documenti ridonati finalmente alla memoria ed alla luce del sole, quello stato d’indigenza comune per diversi aspetti tanto agli emigranti quanto a chi decide di non andar via dal proprio paese d’origine, persiste ancor oggi, anche se in forme differenti. La fuga di braccia e di cervelli, dal Sud come dall’Italia intera, non è diminuita: assistiamo senza scandalo alcuno ogni giorno alla dipartita dei nostri giovani e meno giovani verso regioni d’Italia e d’Europa in cerca di lavoro, di ricchezza o soltanto di soddisfazioni professionali altrimenti negate. E non ce ne scandalizziamo.
Se pure la retorica del Ventennio ha drogato e drogava le immagini del nostro paese che transitavano dai mass media di allora, la retorica altrettanto autoritaria che le ha fatto seguito a guerra conclusa, tanto del mito del potere della classe operaia da un lato quanto del liberalismo di marca capitalista a stelle e strisce dall’altro, non ha saputo far molto di meglio. Se infatti siamo qui a vedere questi documentari, meritoriamente realizzati in stato di democrazia ma poi tenuti lì lontani dalla sensibilità collettiva, ci sarà un motivo. Se appaiono in qualche modo inediti e degni perciò di menzione addirittura attraverso due pubblicazioni, ciò sta a significare che al grande pubblico non sono mai efficacemente arrivati, che non sono mai stati sdoganati.
Questa di ieri mi sembra essere stata, invece, un buona mossa proprio in tal senso.
Amedeo Trezza – Ufficio Stampa Carpino Folk Festival
L’Associazione Culturale Carpino Folk Festival
presenta
“La Notte di chi Ruba Donne”
Sicuramente la memoria non è in salita, ma non è neanche tutta dritta. La memoria è piena di curve, senza attraversamenti pedonali e semafori che regolano il traffico.
Si potrebbe dire che la memoria, quando è collettiva, assomiglia a un ponte che ci unisce più che a una semplice strada, ma sarebbe riduttivo.
La memoria spesso divide perché non solo è roba personale, ma la persona stessa la cambia di continuo, la ricostruisce, la recupera e poi se la perde di nuovo, proprio come una strada di città senza indicazioni e riferimenti. E’ una via interrotta che dobbiamo ritrovare continuamente, è piena di lavori in corso. Ne percorri un pezzo e poi trovi il divieto di accesso, certe volte è un senso unico, ma molto più spesso è senza senso.
Poi ti trovi ad entrare nella memoria di un altro come in una strada privata, una di quelle che hanno i dossi per fartela attraversare pian piano. Tu pensavi di fare il furbo e passare per una scorciatoia e invece ti tocca stare attento a non rompere le sospensioni, quelle che ti fanno viaggiare comodo perché attutiscono i colpi sulle strade dissestate. Allora torni indietro, cerchi di muoverti seguendo l’istinto, ma come in una città anche nella memoria puoi distrarti e restare ingannato. Puoi perderti.
A quel punto di ritrovi a passare in un posto dove ti sembra di essere già stato e invece non è vero. E un’altra volta passi davvero su una strada che conosci e non te la ricordi.
La memoria è fatta anche di oblio. Non dobbiamo ricordare tutto come un archivio. Ma perdere la memoria è da criminali.
Dalle 21.30 di Lunedì 5 agosto si terrà la terza edizione de La Notte di chi Ruba Donne a Carpino – un grande evento, promosso ed organizzato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival con la Regione Puglia, la Provincia di Foggia, il Comune di Carpino, la Comunità Montana del Gargano, il Parco Nazionale del Gargano e in collaborazione con il GalGargano e l’Azienda di Promozione Turistica di Foggia.
Carpino vivrà dunque, di nuovo, questa festa davvero unica, di grande richiamo turistico e di forte coinvolgimento dei cittadini, occasione di scoperta del paese e dei suoi tesori, ma anche occasione di incontro con la cultura popolare di altre località italiane. Le scorse edizioni de La Notte di chi Ruba Donne hanno registrato un’eccezionale successo di pubblico dando vita ad un’esperienza collettiva unica che ha messo in risalto tutta la vitalità artistica e culturale della musica popolare di questo territorio.
La Notte di chi ruba donne è la notte in cui si gira per il paese a “fare innamorare le belle donne affacciate alla finestra", la notte dei sonetti fatti a serenate. "Notte di luna, notte di stelle, questa è la notte di chi ruba le donne, (a Carpino) chi ruba le donne non si chiama ladro ma si chiama giovanotto innamorato".
Notte di danze al ritmo di musiche lontane, perse nella memoria dei secoli e riattualizzate tanto da rendere il presente in diretto contatto con il passato; notte di canti e di strani incontri tra culture diverse, in una Carpino che guarda lontano.
In questa notte magica il tema portante è "Puglia-Sicilia andata e ritorno" quindi sarà la volta degli anziani cantori di queste due grandi tradizioni regionali a caratterizzare la III edizione della Notte di chi ruba Donne.
La serata sarà aperta dall’incontro/seminario : “Suoni e canti popolari dal cuore della Sicilia” a cura di Pino Biondo
Il Gal Gargano, nell’ambito del Programma Leader Med, il progetto di cooperazione transnazionale che mira alla valorizzazione comune delle aree del Mediterraneo, è tra gli enti patrocinatori del “Carpino Folk Festival”, la kermesse musicale in programma a Carpino nei prossimi giorni.
OndaRadio a partire dal giorno 6 seguirà in diretta tutti i concerti.
La dodicesima del Carpino Folk Festival, parte questa sera fino all’ 11 agogto, non potrà non assumere un significato particolare dopo le fiamme del 241uglio. Il Carpino Folk non è mai stata una semplice manifestazione musicale. Carpino Folk è tradizione, fatta di canti e balli appassionati. È Storia, fatta di frutti della terra guadagnati con sacrifici e sudore. II festival potrà contribuire alla rinascita del Gargano, facendo quello che ha sempre fatto egregiamente: diffondere la cultura popolare del Gargano in tutta l’Italia per poi arrivare in tutto il mondo. Una spinta verso l’allargamento dei confini che era già un obiettivo degli organizzatori. L’Associazione Culturale di Carpino ha messo in piedi un programma all’altezza delle precedenti edizioni, composto non solo di musica ma anche di iniziative in campo didattico, cinematografico e letterario. Dal 03 al 06 Agosto si terranno i Laboratori didattici "Suoni di passi" che prevedono corsi di chitarra battente, tamburello e ballo popolare. Da quest’anno, inoltre, i partecipanti ai corsi potranno effettuare escursioni per scoprire le bellezze naturalistiche delGargano.II3 e4Agosto sarà la volta delle presentazioni editoriali. Questa sera si parlerà dell’opera filmica "Scoprire l’Italia. Inchieste e documentari degli anni 50" di Mùko Grasso e del libro fotografico "Alan Lomaxin Salento», statunitense che negl’anni’50 ha effettuato una ricerca sul campo in Salento. Domani invece verrà presentato il libro di Giulia Marra "Dalla Festa Popolare al Moderno Folk Festival". L’autrice è una studentessa di Torino, ma origini foggiane, che ha trattato nella sua tesi di laurea il fenomeno Carpino. Seguirà poi nella stessa serata l’anteprima mondiale del documentario, di produzione francese, "I Cantori di Carpino". I15 agosto dopo il seminario Suoni e canti popolari dal cuore della Sicilia", si parte con la musica. Prima ci sarà il concerto di Tradizione "La notte di chi ruba Donne" che ripropone i sonetti e le serenate che un tempo venivano utilizzati per far innamorare le donne. Successivamente si esibiranno I Cantori di Carpino. Ricco di appuntamenti è la giornata del 6 agosto. Si potrà assistere all’evento "Il Balcone dei Poeti Popolari’, nel quale Carlo Trombetta detto Lavironè e Michele Ciccone detto Pezzafinè racconteranno tramite stornelli e proverbi la storia del popolo garganico . Sarà poi la volta di "Le Anime Belle del Gargano", progetto che vuole, attraverso l’incontro tra i cantori del Gargano e quelli tradizionali del Libano, creare un terreno di ricerca per la diffusione della musica popolare e fare di questa uno strumento di pace per i popoli mediterranei. La giornata del 7 agosto si aprirà l’esibizione del"Collettivo Musicale Carpinese" che vedrà impegnati la Banda Musicale del centro garganico nella rivisitazione di tre opere tipiche della Tarantella di Carpino riproposte in collaborazione con il compositore Antonello Paliotti, punto di riferimento della produzione musicale dell’Italia Meridionale. Dopo toccherà all’appuntamento clou della rassegna: il concerto che vedrà insieme 1’Ensemble della Notte della Taranta e i Cantori di Carpino. Due delle maggior tradizioni musicali del mediterraneo, la Pizzica salentina e la Tarantella carpinese, si incontreranno in un avvenimento che si preannuncia storico. II giorno dopo, la kermesse ospiterà il gruppo piemontese dei Lou Dalfin, esponenti della musica tradizionale occitana seguito dall’esibizione di Sergent Garcia, cantante e chitarrista cubano-parigino. Le due giornate successive continuano sempre nel segno di trent d’union tra le musiche tradizionali delle diverse regioni d’Italia. Finale in grande stile l’11 con Angelo Branduardi che, accompagnato sempre dai Cantori, interpreterà a suo modo la "Muntanara". Tutti i concerti (gratuiti) si terranno alle 21: 30 presso Piazza del Popolo, tranne quelli del 5 Agosto che si svolgeranno in Largo San Nicola.