Domenica 16 settembre a Vieste verrà data il benservito a questa martoriata estate con uno concerto della Nuova Orchestra della Taverna del Gufo di Foggia capitanata da quel vecchio lupo di palcoscenico che è Ninni Maina. Come ospite d’onore della serata avremo il piacere di deliziarci con il grande «compaesano adottivo» Lucio Dalla. In tanti auspicavano subito una sua più impegnata esibizione. Meglio poco che nulla, meglio tardi che mai. Ottimo sarebbe stato «sfruttare» Dalla nel suo concerto di inaugurazione della recente Notte Bianca di Roma. Bastava che dedicasse un brano al Gargano o ne facesse riferimento per averne quel ritorno mediatico tanto agognato e che ora sicuramente non si avrà. Ma si sa, fare comunicazione è cosa ben diversa che metter su palchi. Che cosa c’è di meglio di una canzone per colpire al cuore la donna dei nostri sogni? Seppur con sfumature lievemente diverse dal passato, impazza a Manfredonia la tradizione della serenata alla promessa sposa la sera precedente le nozze. Lo sposo, in compagnia di cantori e musici locali, di solito muniti di chitarra e fisarmonica, si apposta sotto il balcone della futura consorte, attendendo impaziente una risposta positiva a questa sua esternazione d’amore. Dopo le prime note, la ragazza di solito si affaccia al balcone, in segno del suo sì. Solitamente la serata continua tra musica e canti in strada con amici e parenti, a cui segue un ricco buffet per tutti in segno di ringraziamento. Un tocco di modernità a quest’antica tradizione rispolverata con entusiasmo dai sipontini è dato dai fuochi d’artificio a fine serenata. E così, di sera in sera, gli scoppiettanti giochi pirotecnici annunciano alla città nuove unioni. Anche questa sera si terrà a Manfredonia una serenata, con inizio alle 21.30, nei pressi del ponte lungo. Ma il nome della sposa e la via li teniamo rigorosamente anonimi perché, come vuole tradizione, per la fanciulla la serenata sarà una sorpresa. E mentre la tecnologia prende il sopravvento, per fortuna alcune tradizioni resistono ancora, con buona pace di tutti i romantici. Una nota di folclore è costituita dal fatto che l’evento incuriosisce ed attira vicini di casa e passanti, diventando una vera e propria festa di quartiere con canti antichi e moderni di buon auspicio per i futuri sposi.
dalla GdM
Il Parco Nazionale del Gargano presenta “La notte di Naturalia alle Isole Tremiti”, un evento suggestivo nello scenario unico dell’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti.
L’importante iniziativa rientra nel progetto “Parco Nazionale del Gargano. Un’emozione per ogni stagione”, un articolato programma, finanziato con fondi dell’Unione Europea POR Puglia 2000/2006-PIS (Progetti Integrati Settoriali), nato con l’obiettivo di destagionalizzare l’offerta turistica e culturale di uno dei più importanti Parchi Nazionali d’Italia.
L’evento si svolgerà presso l’isola di San Nicola il prossimo 22 settembre a partire dalle ore 18.30 sino alle 24.00. L’Area Marina Protetta delle Isole Tremiti, l’unica in Italia nella quale il mito, la storia e le suggestioni di un passato arcaico si fondono in maniera così profonda con i colori e la ricchezza di uno dei fondali più belli del Mediterraneo, si trasformerà nello scenario naturale dell’itinerario eco-culturale notturno di Naturalia. Alle musiche di artisti provenienti dall’ambito della World Music e delle tradizioni antiche e moderne della penisola italiana, alle parole del teatro di narrazione e alle voci e suggestioni profonde dell’Isola sarà affidato il compito di guidare i partecipanti in un viaggio onirico “Sulle tracce delle perdute ali delle Isole Tremiti” (vedi programma allegato).
Le Tremiti saranno il palcoscenico di attività diverse: i luoghi saranno raccontati attraverso la musica e il teatro. E per rendere l’evento ancora più suggestivo è prevista una ”immersione” di due giorni nelle isole del Gargano durante i quali i partecipanti potranno vivere le “Isole Diomedee” attraverso i linguaggi dell’arte e con attività sportivo – naturalistiche.
La prenotazione all’evento è obbligatoria in quanto i posti sono limitati.
Dopo l’esordio di successo di Renzo Arbore, a San Nicandro Garganico venerdì 7 settembre,-e il secondo appuntamento andato in onda domenica 9 settembre 2007 con il concerto del noto artista Nicola Piovani (in una affollata Piazza Marina Piccola a Vieste), il progetto Grandi Eventi, ovvero l’iniziativa finanziata grazie ai fondi Pis – Progetto Integrato Settoriale – della Unione Europea – POR Puglia 2000-2006 – del Parco Nazionale del Gargano, vede venerdì 14 settembre a Manfredonia il terzo ed ultimo appuntamento in programma della prima parte del calendario, che come si ricorderà, abbraccia anche altri mesi dell’anno.
Pertanto appuntamento a Manfredonia in Piazza Duomo dove ci saranno risate a gogò con gli spettacoli di Demo Borselli & Big Band, ed i cabarettisti Enrico Brignano e Dado, Max e Angelo.
“L’offerta turistica odierna, in Italia e negli altri Paesi” ha detto il numero uno dell’ente “risulta eterogenea e ricca di promozioni. Noi intendiamo invece, con la nostra proposta, far conoscere il territorio garganico e la stessa Puglia sotto un altro aspetto”. “La nostra idea” ha continuato il Presidente del Parco Avv. Giandiego Gatta, “ruota sui tre eventi principali di settembre, ma soprattutto sugli eventi collaterali legati alla cultura ed alle tradizioni del nostro territorio che si terranno anche nei prossimi mesi. Perché il nostro obiettivo finale” è stata la conclusione del presidente “è la destagionalizzazione dell’offerta turistica. Intendiamo, con tali iniziative, attrarre masse di turisti anche negli altri mesi dell’anno che non siano quelli strettamente estivi”.
Il progetto “Grandi Eventi” varato dall’Ente Parco mira infatti alla promozione turistica e culturale del territorio garganico, a suscitare l’interesse e l’intervento dei media e del pubblico per la Montagna del Sole. Dopo la infausta stagione caratterizzata dalla recrudescenza del fenomeno incendi, il Parco si mobilita per promuovere il Gargano, alla ricerca della “normalità perduta”.

In un’estate sfortunata per il Gargano soddisfazione per la manifestazione canora
Aiutati finalmente dal tempo clemente tutte le serate si sono svolte regolarmente e cosi si è potuto registrate un successo inaspettato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival anche in considerazione dei dati non confortanti del turismo sul Gargano dopo i noti fatti di Peschici.
‘Nell’estate più nera e tragica del Gargano, la dodicesima edizione del Carpino Folk Festival è invece quella dei record’. E’ il commento dell’associazione culturale Carpino Folk Festival. ‘Superate, infatti, le presenze in una sola serata, 15000 quelle della serata conclusiva dell’11 agosto, e superate le presenze dell’intera rassegna, 80000 complessive. Nove le date del festival, oltre 15 i gruppi per un totale di circa 160 musicisti che si sono impegnati a coniugare innovazione e tradizione, 4 i progetti speciali nati come produzioni originali del festival, 3 le esibizioni dei Cantori di Carpino, 3 i laboratori didattici per i giovani musicisti che sono arrivati a Carpino da tutta l’Italia e anche dall’estero. Il Carpino Folk Festival intende proporsi ancora una volta come volano di sviluppo attraverso il turismo culturale, quello legato alle tradizioni e ai prodotti tipici e dell’artigianato locale, per il rilancio del turismo tout court del Gargano e delle Puglie.
Michele Carelli
Il Carpino Folk Festival supera le aspettative e conquista di diritto un ruolo predominante tra i grandi eventi del Gargano.
Ben 80000 le presenze complessive al festival, 15000 solo nella serata conclusiva.
Un successo che acquisisce un valore aggiunto se si tiene conto delle difficoltà incontrate quest’ anno a causa degli incendi che hanno colpito la zona di Peschici, Vieste e Mattinata.
Il messaggio offerto dagli organizzatori della manifestazione appare ben riassunto in queste parole:
“ Il Carpino Folk Festival parla, fa parlare, canta e suona il Gargano e la Puglia , ricerca, tutela e valorizza un’identità e una cultura degna di essere rivalutata e senza la quale non ci potrà mai essere accoglienza e inclusione ma solo esclusione, il contrario di ciò che serve ad un territorio che fa dell’ospitalità e del turismo la sua vocazione principale. Solo un territorio che ha un’identità forte e ben definita sa accogliere e includere il diverso, il visitatore, il turista e questo è uno degli obiettivi del nostro festival.”
(Comunicato Stampa del 10/09/2007 – Associazione Culturale Carpino Folk Festival)
Da parte nostra, i più sinceri complimenti e l’ augurio che le prossime edizioni riservino un successo ed una partecipazione sempre crescenti.
Redazione Amici del Gargano
Aiutati finalmente dal tempo clemente tutte le serate si sono svolte regolarmente e cosi si è potuto registrate un successo inaspettato dall’Associazione Culturale Carpino Folk Festival anche in considerazione dei dati non confortanti del turismo sul Gargano dopo i noti fatti di Peschici.
Nove le date del festival, oltre 15 i gruppi per un totale di circa 160 musicisti che si sono impegnati a coniugare innovazione e tradizione, 4 i progetti speciali nati come produzioni originali del festival, 3 le esibizioni dei Cantori di Carpino, 3 i laboratori didattici per i giovani musicisti che sono arrivati a Carpino da tutta l’Italia e anche dall’estero, 2 le produzioni che vedono come protagonista il Festival e i Cantori di Carpino, -20% la richiesta rivolta agli operatori della ricettività, ancora mostre fotografiche, escursioni che hanno fatto conoscere le bellezze del Gargano, prodotti tipici e una goccia per la pace in Medio-Oriente.
“Siamo la parte sana del Gargano – dice il Presidente dell’Associazione Culturale Carpino Folk Festival Mattia Sacco –, mentre in altre località il turismo scema a causa di mille problemi strutturali, non ultimo il rogo di Peschici che ne evidenzia tutta la gravità, a Carpino si registra il tutto esaurito ormai da molti anni.
Con l’ennesima affermazione il Carpino Folk Festival si propone ancora una volta come volano di sviluppo attraverso il turismo culturale, quello legato alle tradizioni e ai prodotti tipici e dell’artigianato locale, per il rilancio del turismo tout court del Gargano e delle Puglie. Ma sono in molti ha smentire, ha storcere il naso e a non vedere di buon grado i nostri successi, e con lo stessa logica e lo stesso modo di fare (“se non è merito mio non deve esserlo di nessun altro”) che tiene fermo lo sviluppo economico del nostro territorio da ormai 20 anni. Mentre altri continuano con la logica dei campanellismi (addirittura notti bianche sui lidi organizzate e finanziate con soldi pubblici), noi proponiamo qualcosa che vada ben oltre il nostro territorio e si proietti su mercati nazionali e internazionali. Siamo nell’era della globalizzazione, ma molti pensano che una sagra (con tutto il rispetto per le migliaia di volontari che vi lavorano) sia un’adeguata azione di marketing territoriale o di promozione dei prodotti e delle aziende locali”.
Rocco Draicchio, fondatore del Carpino Folk Festival – primogenito di molte manifestazioni pugliesi – avviò e mise in corsa un treno sul quale molti continuano a mettere pietrucce sui suoi binari sperando di fermarlo. Mentre si continua a organizzare e a finanziare molti spettacoli poi smentiti, rinviati ed infine annullati che nulla lasciano e danno al nostro territorio, se non una serata di intrattenimento, il Carpino Folk Festival parla, fa parlare, canta e suona il Gargano e la Puglia, ricerca, tutela e valorizza un’identità e una cultura degna di essere rivalutata senza la quale non ci potrà mai essere accoglienza e inclusione ma solo esclusione, il contrario di ciò che serve ad un territorio che fa dell’ospitalità e del turismo la sua vocazione principale. Solo un territorio che ha un’identità forte e ben definita sa accogliere e includere il diverso, il visitatore, il turista e questo è uno degli obiettivi del nostro festival.
Sarà difficile uguagliare i numeri di questa edizione, ma le idee e le novità non ci mancano, ci auguriamo solo che gli operatori del nostro territorio si accorgano dell’opportunità che gli offriamo e la smettano di pensare che una volta accallappato il turista questo debba essere incatenato all’interno del proprio villaggio, camping o hotel per paura che possa spendere fuori.
Il Gargano è fuori da queste strutture, il Gargano è lunghe spiagge dorate, trabucchi, piccole baie e qualità alta delle acque, parco e foreste, salubre aria di montagna, sole, tanto sole, storia, antiche tradizioni, monumenti e chiese, opere d’arte, cultura, musica e molte altre sorprese a cielo aperto che se proposte in modo adeguato allora sì che possono far vivere una vacanza da sogno.
Nel deserto occorre costruire grandi alberghi e villaggi lussuosi, sul Gargano No!!!
Sul Gargano è sufficiente salvaguardare, tutelare e valorizzare quello che madre natura ci ha già donato. Non occorrono ne grandi santoni che vengano a emanciparci ne grandi cattedrali (il viaggiatore non sa cosa farsene e ne troverebbe di più belle e di più lussuose in altre località) che fanno salire i prezzi della vacanza, ma servizi, tanti servizi per equilibrare il rapporto qualità/prezzo a dire di tutti oggi molto sbilanciato sul prezzo. Ottima l’idea degli autobus del Gargano, ma ampliamo il raggio, il Gargano non è solo mare e non è solo Vieste e Peschici. Da sole queste due località hanno già raggiunto il loro picco, adesso per crescere anche loro debbono offrire dell’altro e per farlo debbono avvalersi dell’entroterra, quindi del cuore del Gargano.
“Il Carpino Folk Festival – Antonio Basile, ufficio stampa – vuole risaltare la storia, le tradizioni, la cultura, l’arte e i sapori del Gargano e vuole integrare e completare gli altri turismi già esistenti. Puntiamo ad un festival più nazionale e più pugliese, a promuovere la musica popolare e all’opportunità di fare innovazione in questa splendida terra.
Molti ci chiedono perché non siamo allo stesso punto della Notte della Taranta e non si accorgono che in realtà è il Salento nel suo complesso ad aver fatto molti passi avanti. Noi esattamente come loro organizziamo un evento (artisticamente diverso), certo dal punto di vista mediatico minore ma abbiamo anche molte meno risorse economiche e meno certezze. Il punto però è un altro. Intorno a quel evento, nel Salento, si è sviluppato tutto un indotto che nel Gargano è chiuso in se stesso secondo logiche egoistiche. Gli infopoint, la ricettività, l’accoglienza, i trasporti e tantissimi altri servizi non sono certo gestiti dagli organizzatori di quel evento, qui sul Gargano ci si aspetta che ad organizzarli ed a gestirli spetti all’Associazione Culturale Carpino Folk Festival. Dal punto di vista artistico, molti sono gli eventi che vengono inclusi sotto il marchio La Notte della Taranta che fa da cassa di risonanza, qui da noi non solo devi stimolare i creativi ma apponendoci la professionalità da rispettare si viene a battere cassa. Continuo con degli esempi banali: come mai un gestore di un villaggio turistico nella settimana del festival non decide di mettere a riposo anche solo per una serata la propria animazione e di portare i propri ospiti al Carpino Folk Festival risparmiando cosi anche i costi della cena? Come mai enti addetti alla valorizzazione dei prodotti tipici e delle aziende di produzione locale e le stesse aziende non decidono di venire ad esporre al Carpino Folk Festival? Potrei continuare cosi ancora per molto. La risposta è sempre la stessa : lo d-o-b-b-i-a-m-o f-a-r-e noi!
L’inverno scorso in molte città italiane per la promozione del Salento, sono state organizzate serate musicali (di pizzica) con l’esposizione dei prodotti locali ma anche con la proposizione di pacchetti vacanza vantaggiosi. A noi, che organizziamo un evento che più di ogni altro ha saputo recuperare e salvare un identità che altrimenti sarebbe andata persa e che ha saputo porre al centro della cultura popolare italiana il patrimonio immateriale del Gargano (che anche Pasolini definiva “inesistente”), non ci è mai stato proposto. Questa primavera si è fatto un gran parlare di marketing territoriale, molti sono stati i riferimenti al nostro festival, ma ancora una volta non siamo mai, mai stati coinvolti. Molti territori italiani sono impegnati dall’inizio dell’anno a cercare di entrare nella lista del patrimonio immateriale dell’Unesco, nel mese di maggio abbiamo lanciato l’allarme, ripreso anche dal tg3, per sensibilizzare l’opinione pubblica e i membri della commissione di Rutelli circa il nostro territorio, i nostri cantori, i nostri motivi ritmici, i nostri canti e i nostri balli, ma siamo rimasti soli.”
“Sappiamo che nessuno ci regalerà nulla e quindi – dice Alessandro Sinigagliese, logistica ed editoria – tocca rimetterci al lavoro. Sono dodici anni che mostriamo di saperci fare. Non è da tutti gestire cosi tanti eventi e artisti cosi come abbiamo fatto noi qui a Carpino per di più senza nessuna società di management e di produzioni culturali alle spalle. Inizieremo subito nei prossimi giorni con una provocazione per aprire una discussione che coinvolga altre realtà locali.
Intanto ringraziamo le istituzioni e i privati che hanno creduto in noi, in particolare Silvia Godelli e Massimo Ostillio; le migliaia di giovani che sono accorsi a Carpino e che ci seguono tutto l’anno; tutti i ragazzi che volontariamente hanno contribuito alla buona riuscita della manifestazione con il proprio lavoro e privandosi di un mese di ferie; Ondaradio – la radio che serve il Gargano – che veramente si è messa al servizio del festival con lo spirito giusto e per crescere insieme; tutti i giornalisti che hanno parlato di Carpino e dei suoi Cantori, una citazione particolare per Claudio Gabaldi che ci ha fatto diventare per un giorno il centro del mondo; ed infine tutti gli artisti che hanno accettato il nostro invito primo fra tutti Antonello Paliotti. Grazie, grazie a tutti."
Renzo Arbore e l’Orchestra italiana ieri sera alle ore 21.00, in Piazza IV Novembre a San Nicandro Garganico. Il primo dei tre appuntamenti inseriti nell’ambito del progetto "Grandi eventi", finanziato con i fondi dell’Unione Europea. La manifestazione è stata promossa dal Parco Nazionale del Gargano, in collaborazione con la Provincia di Foggia e l’Amministrazione comunale di San Nicandro. Il secondo appuntamento è fissato per domenica 9 settembre con il concerto del noto artista Nicola Piovani (a Vieste, Piazza Marina Piccola, alle 21), compositore di svariate colonne sonore di film di gran successo. Terzo ed ultimo appuntamento in programma a Manfredonia venerdì 14 settembre (Piazza Duomo, alle 21) con gli spettacoli di Demo Borselli & Big Band, ed i cabarettisti Enrico Brignano e Dado, Max e Angelo.
<!–
var jsval = 'http://lnx.ondaradio.info/mambots/content/plugin_jw_allvideos/jw_allvideos_player.swf?file=http://lnx.ondaradio.info/images/stories/video/20070907_arbore_a_sannicandro.flv&showdigits=true&autostart=false‘;
writethis(jsval);//–>
&amp;amp;lt;object classid=&amp;amp;quot;clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000&amp;amp;quot; codebase=&amp;amp;quot;http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=7,0,19,0&amp;amp;quot; style=&amp;amp;quot;width:200px; height:162px;&amp;amp;quot; title=&amp;amp;quot;AllVideos Player&amp;amp;quot;&amp;amp;gt; &amp;amp;lt;param name=&amp;amp;quot;movie&amp;amp;quot; value=&amp;amp;quot;http://lnx.ondaradio.info/mambots/content/plugin_jw_allvideos/jw_allvideos_player.swf?file=http://lnx.ondaradio.info/images/stories/video/20070907_arbore_a_sannicandro.flv&amp;amp;amp;amp;showdigits=true&amp;amp;amp;amp;autostart=false&amp;amp;quot; /&amp;amp;gt; &amp;amp;lt;param name=&amp;amp;quot;quality&amp;amp;quot; value=&amp;amp;quot;high&amp;amp;quot; /&amp;amp;gt; &amp;amp;lt;param name=&amp;amp;quot;wmode&amp;amp;quot; value=&amp;amp;quot;transparent&amp;amp;quot; /&amp;amp;gt; &amp;amp;lt;param name=&amp;amp;quot;bgcolor&amp;amp;quot; value=&amp;amp;quot;#FFFFFF&amp;amp;quot;&amp;amp;gt; &amp;amp;lt;embed src=&amp;amp;quot;http://lnx.ondaradio.info/mambots/content/plugin_jw_allvideos/jw_allvideos_player.swf?file=http://lnx.ondaradio.info/images/stories/video/20070907_arbore_a_sannicandro.flv&amp;amp;amp;amp;showdigits=true&amp;amp;amp;amp;autostart=false&amp;amp;quot; quality=&amp;amp;quot;high&amp;amp;quot; pluginspage=&amp;amp;quot;http://www.macromedia.com/go/getflashplayer&amp;amp;quot; type=&amp;amp;quot;application/x-shockwave-flash&amp;amp;quot; wmode=&amp;amp;quot;transparent&amp;amp;quot; bgcolor=&amp;amp;quot;#FFFFFF&amp;amp;quot; style=&amp;amp;quot;width:200px; height:162px;&amp;amp;quot;&amp;amp;gt;&amp;amp;lt;/embed&amp;amp;gt; &amp;amp;lt;/object&amp;amp;gt;
Da OndaRadio: Sandro Siena
11Agosto 2007: Il cielo di Carpino testimone questa notte di un altro spettacolare concerto dei suoi Cantori e del grande maestro di musica Angelo Branduardi, che permettono di stabilire sia il record delle presenze serali che quello dell’intera rassegna
Il cielo di Carpino è stato testimone questa notte di un altro spettacolare concerto dei suoi Cantori che hanno fatto seguito all’esibizione di un grande maestro di musica che porta il nome di Angelo Branduardi.
Si è concluso così questa lungo percorso musicale della XII edizione del Carpino Folk Festival 2007 che ha visto esibirsi molti artisti del panorama della musica popolare italiana e non solo. Dal Libano a Cuba, dalle Alpi alla Sicilia, dalla fedeltà alla tradizione alle più spinte scommesse di contaminazione, gli ospiti di questa XII edizione hanno, nel complesso – e ciascuno a suo modo, degnamente onorato il più longevo festival italiano di musica popolare.
L’ultratrentennale esperienza musicale del ‘menestrello’ e la plurisecolare tradizione popolare carpinese sono state un vero e proprio omaggio, al contempo colto e popolare, alla Musica. Se Branduardi deve molto alla musica medievale, di cui è stato attento rielaboratore, la tradizione musicale carpinese non è molto più giovane ed ha attraversato i secoli magnificamente conservandosi in un’isola geo-culturale come quella del promontorio del Gargano.
Stamani, alla domanda se provasse emozione per la chiusura del Festival, Antonio Piccininno ha risposto con semplicità che non era per niente emozionato (ormai abituato ai concerti, in particolar modo se nella sua Carpino) e, con la sua composta e disarmante semplicità, mi ha signorilmente manifestato solo un po’ di preoccupazione per la sua voce poiché queste serate continue e la temperatura altalenante di questi ultimi giorni stanno mettendo a dura prova le sue corde vocali. Tutto sommato però il suo animo era tranquillo e, dopo pranzo, per poter meglio affrontare un’altra notte da protagonista, avrebbe dormito un po’ cercando così di recuperare il sonno perso in queste frenetiche giornate estive.
La medesima apprensione manifestava Antonio Maccarone poche ore prima dell’inizio del concerto, lamentando soltanto un po’ di raucedine che forse avrebbe tentato di smaltire al bar immediatamente prima di cantare. Tuttavia era anch’egli tranquillo e aspettava sereno la chiusura del Festival.
Attori anch’essi invece, sia pur con ruoli diversi, i giovani del gruppo dei Cantori di Carpino, i quali hanno degnamente onorato questa serata finale. Qualche giorno fa, Giuseppe di Mauro e Nicola Gentile, impegnati in un recupero del modo di suonare e delle sonorità tradizionali della tarantella carpinese, mi spiegavano: “Il secondo nostro lavoro, Alla carpinese, è il primo passo verso un ritorno alla semplicità, un passo indietro rispetto al primo cd, quello con Bennato, pieno di arrangiamenti estranei alla nostra tradizione musicale. Stiamo ora lavorando ad un nuovo disco attraverso il quale vorremmo dimostrare al panorama della musica popolare italiana che si può fare ancora di meglio e che più si torna indietro, più si va avanti”.
Queste parole, nemmeno a farlo apposta, suonano così simili a quelle di Branduardi di qualche tempo fa a proposito delle sue fonti musicali ispiratrici: "…che un passo indietro sia il primo di cento passi avanti. Il nostro passato sarà, cosi, il nostro futuro”.
Grazie dunque agli organizzatori dell’evento e a tutto lo staff dell’omonima Associazione Culturale per averci regalato una pioggia (quest’anno per fortuna e finalmente solo metaforica) di emozioni, di colori e di suoni che porteremo nei nostri cuori nella speranza che l’anno prossimo potremo ritrovarci tutti ancora qui ad assistere e godere del miracolo poetico dell’eterna tarantella carpinese.
Spesso ci si è chiesti, da più parti e in più momenti, quale sia il segreto della longevità inossidabile di questa poesia sonora: credo che, al di là di concettose spiegazioni, il segreto risieda nella semplice ‘leggerezza dell’animo’ di chi scrive, suona e canta la tarantella carpinese, consapevoli della durezza della vita e proprio per questo desiderosi di viverla fino in fondo…
Carpino Folk Festival 2007, XII edizione, ore 01.30: è finita! All’anno venturo!
Amedeo Trezza
Ufficio Stampa Carpino Folk Festival
10Agosto 2007: Stefano Zuffi e la Pneumatica Emiliano Romagnola, poi La Paranza di Antonio Matrone detto O’ Lione ‘e Scafati ed infine i Tarantolati di Tricarico in un crescendo di emozioni ci hanno portato i suoni dell’Emilia Romagna, della Campania e della Lucania
Per fortuna stasera non è piovuto, così come paventavano i bollettini meteo, e la penultima serata della XII edizione del Carpino Folk Festival si è regolarmente svolta ed è riuscita ad onorare le attese del pubblico: un crescendo di emozioni che da più di una settimana ci sta portando per mano fino alla serata conclusiva di domani.
Si sono succeduti sul palco di Piazza del Popolo dapprima Stefano Zuffi e la Pneumatica Emiliano Romagnola, poi La Paranza di Antonio Matrone detto O’ Lione ‘e Scafati ed infine i Tarantolati di Tricarico.
L’inizio della serata è stato caratterizzato dal meritevole tentativo, ancora in gran parte da realizzare, di Zuffi e del suo gruppo, di recuperare e valorizzare la musica popolare romagnola che troppo finora ha subito le pressioni inibitorie dello strapotere del liscio che, appartenente alla musica colta europea, negli ultimi decenni ha avuto come suoi unici fedeli prosecutori in Italia i Casadei che ne hanno fatto la musica popolare della Romagna. Tuttavia, anche se in quei luoghi ‘popolare’ è diventato sinonimo di ‘liscio’ perché ballo e musica di massa, in realtà la vera musica popolare, quella d’origine contadina (e non colta) è stata per anni negletta e la Pneumatica da alcuni anni a questa parte sta cercando di recuperarla per riproporla alla sua terra ed anche al grande pubblico.
A seguire, le tammorre di O’ Lione hanno riempito e coinvolto attivamente Piazza del Popolo per circa un’ora riscaldando gli animi a cui Antonio Matrone si è continuamente rivolto. Oltre alla formazione dei Cantori di Carpino, la Paranza di Scafati è stato l’unico gruppo di artisti che in questa XII edizione del Festival ci ha fatto ascoltare il suono pulito del tamburello. Gli assolo ritmati a suon di tammorra sono il battito profondo della terra vulcanica da cui emerge il più grande tamburo del mondo, il Vesuvio, dal ritmo lento ma devastante. Il leone è uscito dalla tana e il potente Antonio Matrone ci ha proposto un viaggio virtuale attraverso i luoghi di culto delle tammurriate, dall’agro nocerino-sarnese alla sommese, alla giuglianese. Fedele custode della tradizione, Antonio Matrone ci ha confessato: “i nostri vecchi ci hanno detto ‘questi sono gli strumenti della nostra musica, tammorra, putipù e triccaballacche, se volete suonare non avete bisogno di altro, altrimenti starete facendo un’altra cosa, ma non più la nostra musica’, ed è così che mentre tutti gli altri gruppi di musica popolare vanno in un senso, io vado nel senso opposto, controcorrente, vado da un’altra parte, torno indietro, verso la tradizione”.
In effetti le tammurriate campane, dall’agro giuglianese al comprensorio vesuviano ed all’agro nocerino-sarnese hanno il privilegio di avere ancora un forte seguito spontaneo nella popolazione perché legate al culto mariano in luoghi dove la religione cattolica è molto sentita e partecipata. Così, mentre in altre parti d’Italia si organizzano feste popolari ad opera di enti, fondazioni e associazioni culturali, nel comprensorio campano e fino alla provincia di Salerno, Avellino e Caserta le manifestazioni ‘spontanee’ tradizionali saturano quasi totalmente l’espressione musicale popolare della tammurriata. In questi luoghi, detto in altri termini, la tradizione musicale popolare è ancora giovane, porta forse diversi lustri in meno rispetto al resto d’Italia e per questo vive di vita propria, non ha cioè nemmeno ancora bisogno di contaminazione per rilanciarsi, di riproposizione per non morire. Lo si vede anche dai suonatori e cantatori. Se sono ancora attivi vecchi cantatori come Zi’ Giannino del Sorbo (per citarne solo uno), tantissimi – anzi la gran parte – sono invece giovani e giovanissimi.
Ma ben oltre la cadenza religiosa delle pratiche musicali tradizionali, la tammurriata eterna è senza tempo – senza inizio e senza fine – perché è la voce di Dioniso, è l’espressione viva del paganesimo soggiacente a duemila anni di cristianesimo. Già in epoca romana alcuni affreschi raffiguravano tammorre e balli sul tamburo, a testimonianza che questa musica affonda le radici nell’autoctonia primigenia mediterranea e che attraverso i corpi arsi e ruvidi dei contadini e le curve abbondanti delle loro donne si è conservata fino a noi oggi.
Laddove non ci sono più mediazioni culturali, griglie comportamentali e interpretative, la tammorra ha il suo potere e ci trasporta dove non arriva il pensiero razionale e il calcolo, fin giù in fondo alle viscere della terra.
Con una bellissima fronna di saluto scritta ad hoc per Carpino e gli organizzatori del Festival, O’ Lione ha lasciato il palco ai Tarantolati di Tricarico che hanno concluso più che degnamente la serata.
La Basilicata, così come è stato affermato dal palco, è una terra bella ma dimenticata, che lotta per sopravvivere a se stessa. La solitudine che accompagna gran parte delle campagne ormai quasi del tutto svuotate e abbandonate, vittime dell’emigrazione, si trasmette inevitabilmente nella musica in forma di sonorità spesso malinconiche ma forti perché ancora ravvivate dalla forza di chi continua a lottare. I Tarantolati ci hanno così proposto suoni dal repertorio lucano consapevolmente rielaborati in un format coeso e suggestivo che, privilegiando al contempo il ritmo e le voci forti dei due non più giovanissimi cantanti, ci ha dato il senso di cosa vuol dire fare consapevole musica di riproposizione in terra meridionale.