Ecco il testo (dal sito http://www.desistenzaterapeutica.it) della lettera che Beppino Englaro e sua moglie Saturna Minuti, scrissero alle più alte cariche dello Stato compresi l’allora presidente Ciampi e l’allora premier Berlusconi nel 2004. Nella lettera spiegavano nei particolari la situazione di Eluana e chiedevano quello che per anni hanno continuato a chiedere allo Stato senza avere risposte. Solo Ciampi rispose.
Al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi
Al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi
Al Presidente del Senato Marcello Pera
Al Presidente della Camera Pier Ferdinando Casini
Al Ministro della Salute Girolamo Sirchia
Al Presidente della Federazione Nazionale Ordine dei Medici Giuseppe Del Barone
Ci rivolgiamo a Lei, signor Presidente della Repubblica e agli altri destinatari di questa lettera aperta per portare a Vostra conoscenza quanto è accaduto, e continua ad accadere, al bene personalissimo "vita" di Eluana.
Noi siamo i suoi genitori: Saturna e Beppino Englaro. E quel che segue è la sintesi d’una storia fatta di dolori, battaglie, illusioni, in nome di una libertà fondamentale che ci pare negata e maltrattata.
Tutto è cominciato la mattina del 18 gennaio 1992, quando nostra figlia Eluana a bordo della sua automobile è entrata in testacoda e si è schiantata contro un muro.
L’impatto violentissimo le ha causato un gravissimo trauma encefalico e spinale: Eluana non era più in grado di intendere e di volere e versava in uno stato di coma profondo. Dal momento in cui è giunta in queste condizioni all’Ospedale di Lecco è scattato un inarrestabile meccanismo di tutela del bene "vita" di Eluana, meccanismo che noi genitori abbiamo considerato inumano ed infernale.
I medici dell’Unità Operativa di Rianimazione dell’Ospedale di Lecco, diretta dal professor Riccardo Massei, in assoluta ottemperanza al giuramento di Ippocrate, hanno dato inizio alla rianimazione ad oltranza di Eluana.
Diamo atto ai medici che l’assistenza data a Eluana è corrisposta ai criteri della più evoluta letteratura scientifica internazionale e si è svolta in una struttura perfettamente adeguata, con il massimo sostegno possibile ed immaginabile da parte di tutte le persone ritenute idonee ad essere chiamate in causa per il bene di Eluana, genitori compresi.
Il prof. Massei fu da subito molto umano, semplice e chiaro, tanto che ci disse che il sapere scientifico, per un caso grave come quello di Eluana, era di poco superiore allo zero per quanto concerneva la sua evoluzione futura. La rianimazione non poteva in alcun modo essere sospesa per volontà di nessuno al mondo, finché non fosse avvenuta la cessazione irreversibile di tutte le funzioni dell’encefalo di Eluana, ovvero finché non fosse intervenuta la sua morte cerebrale.
Eluana non è morta: è caduta in uno stato vegetativo persistente e, dopo due anni, in uno stato vegetativo permanente nel quale si trova tuttora. Oggi è in un letto d’ospedale, senza alcuna percezione del mondo intorno a sé: non vede, non sente, non parla, non soffre, non ha emozioni, insomma, è in uno stato di morte personale. Ha bisogno d’assistenza in tutto e per tutto: viene lavata, mossa, girata, nutrita ed idratata da una sonda supportata da una pompa.
I medici sono riusciti a salvarle la vita, ma la vita che le hanno restituito è quella che lei aveva sempre definito assolutamente priva di senso e dignità.
Eluana, sin da bambina, in più occasioni ci aveva manifestato un concetto molto definito della libertà e della dignità, che l’adolescenza e la maggiore età avevano sempre più rafforzato e reso limpido. La libertà di disporre della propria vita secondo la sua coscienza e la sua ragione era un valore irrinunciabile per Eluana, il quale non sarebbe mai potuto venir meno perché faceva parte, per così dire, del suo DNA.
Il tema del bene personalissimo "vita" era stato affrontato in famiglia molte volte, anche in occasione di svariate situazioni-limite che i mezzi di comunicazione avevano portato alla ribalta pubblica.
Era così emerso un valore di fondo molto forte ed univoco: solo la coscienza e la ragione di Eluana, di Saturna e di Beppino potevano decidere se le rispettive vite fossero da considerare ancora vite e se avessero un senso ed una dignità.
Il caso ha voluto che la nostra famiglia approfondisse anche il tema della rianimazione senza ripresa di coscienza dopo giorni e settimane, come pure quello dell’essere tenuti in vita in stato vegetativo permanente. La sospensione dei sostegni vitali per queste due estreme condizioni, in modo da non essere tenuti in vita forzatamente oltre determinati limiti di tempo e così poter finalmente essere lasciati morire, era per Eluana, Saturna e Beppino la cosa più ovvia e naturale del mondo.
L’orrore di vedere uno di noi tre privo di coscienza, tenuto in vita a tutti i costi, invaso in tutto e per tutto da mani altrui anche nelle sfere più intime, non sarebbe stato in alcun modo sopportabile e ammissibile: Eluana ha sempre considerato ciò una barbarie.
Questa era la volontà di Eluana e noi genitori volevamo e vogliamo che venga rispettata. Mettere al corrente i medici della volontà di nostra figlia, purtroppo, non è stato sufficiente, perché proprio loro che avevano fatto di tutto per tenere in vita Eluana, non avevano più il potere di sospendere i trattamenti.
Siamo stati costretti ad iniziare una lunga battaglia legale: ci siamo rivolti ai giudici affinché, nel rispetto della volontà di Eluana, autorizzassero i medici a sospendere i trattamenti di sostegno vitale. Riteniamo semplicemente contro lo spirito della nostra Costituzione venire così palesemente discriminati del diritto inviolabile alla libertà di terapia e cura fino alle più estreme conseguenze, possibile nella condizione personale capace di intendere e di volere, ed impossibile in quella non più capace di intendere e di volere.
A oltre 10 anni dallo scioglimento della prognosi nel senso dell’irreversibilità delle condizioni di Eluana, la seconda sentenza della Corte d’Appello di Milano, pronunciata nel dicembre 2003, ha ritenuto inammissibile e da rigettare la richiesta di sospensione delle misure di sostegno vitale, con la quale il papà Beppino (che ne è il tutore) dà semplicemente voce a quanto Eluana avrebbe deciso nel caso le fosse capitato di trovarsi in una simile situazione.
Già in seguito alla prima sentenza della Corte d’Appello di Milano, che risale al dicembre 1999, il Ministro della Salute Umberto Veronesi si era reso conto che le istituzioni avevano dei precisi doveri per arrivare al chiarimento dei problemi irrisolti e si era mosso con l’atto concreto di istituire una Commissione di studio che ha prodotto un importante documento pubblicato nel maggio 2001 (Gruppo di Studio Oleari). Noi genitori di Eluana ci aspettiamo che le istituzioni si muovano di nuovo in tal senso, anche dopo la seconda sentenza della Corte d’Appello di Milano, che non ha neanche ritenuto doveroso approfondire il concetto di dignità della vita che aveva Eluana. Concetto, in questo dramma, per nulla secondario.
Competenza, chiarezza e trasparenza, documentate e documentabili da parte di tutti, non sono mai venute meno dal lontano 18 gennaio 1992 durante tutto l’iter clinico, umano e giuridico che riguarda Eluana.
Pertanto tutti dovranno assumersi le loro responsabilità fino in fondo, senza nessuna possibilità di eluderle. Ci auguriamo che Lei, Signor Presidente, e gli altri destinatari di questa lettera, vogliano trovare gli atti opportuni per dare uno sbocco alla vicenda di nostra figlia Eluana, che da 4.430 giorni è costretta dalle istituzioni e dai medici a una non-vita.
Chiediamo in particolare al Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi di essere ricevuti, per poter esporre meglio la nostra situazione.
I nostri rispettosi saluti.
Lecco, 4 marzo 2004
Saturna Minuti Beppino Englaro
Un ordigno della seconda guerra mondiale è stato ritrovato questa mattina a poca distanza dalla A14 all’altezza del casello di Poggio Imperiale. A fare la scoperta una ditta di impianti telefonici che stava effettuando alcuni lavori in area di servizio vicina al luogo del ritrovamento. Mentre gli operai erano impegnati in un scavo nel terreno, la ruspa ha urtato un oggetto di metallo. Il ritrovamento è stato effettuato questa mattina 5 febbraio per puro caso su un terreno adiacente l’autostrada. Gli operai erano impegnati in un piccolo scavo nel terreno quando la ruspa ha urtato un oggetto di metallo dalla forma strana, somigliante a un ordigno. Il primo pensiero è andato quindi alle tante bombe della seconda guerra mondiale sparse sul territorio italiano in seguito ai bombardamenti delle truppe anglo-americane. Dopo l’iniziale sgomento gli operai hanno quindi avvertito gli agenti della polizia autostradale di Foggia. Gli agenti della polizia autostradale di Foggia hanno contattato una squadra di artificieri da Bari. L’ordigno è stato recuperato verso le 12.30 di oggi. Le operazioni sono procedute senza alcun intoppo. L’autostrada è stata chiusa al traffico solo per qualche minuto.
RIGNANO GARGANICO. E’ "on line" il sito internet di GARGANO ENERGIA s.r.l. raggiungibile all’indirizzo http://www.garganoenergia.eu. La società nasce a Rignano Garganico, il più piccolo comune della Montagna del Sole! Il portale è stato realizzato dalla Cooperativa Araiani a r.l., azienda editrice dell’agenzia di stampa Garganopress (http://www.garganopress.net).
GARGANO ENERGIA nasce il 1 agosto 2006 a Rignano Garganico (Foggia), il più piccolo comune della Montagna del Sole, per produrre in proprio e rivendere energia elettrica attraverso l’utilizzo intelligente di impianti eolici, fotovoltaici, a biomasse e utilizzando i più moderni sistemi messi a disposizione dall’industria delle energie alternative e pulite.
L’azienda partorisce dall’intuizione di un gruppo nutrito di imprenditori rignanesi, garganici e dauni, che per la prima volta si sono messi assieme costituendo una solida SRL
garganopress.it
E’ partita di buon mattino, venerdì scorso 6 febbraio, la delegazione viestana che si è recata a Bari presso il laboratorio della Soprintendenza per visionare lo stato dei lavori di restauro della statua di Santa Maria di Merino. Ne facevano parte il sindaco Ersilia Nobile, il vicario episcopale don Gioacchino Strizzi, il presidente del Comitato Festività Alfredo Micale, Ninino Notarangelo in rappresentanza della Confraternita, il comandante della Polizia Municipale Gaetano Laprocina con il vigile Matteo Azzarone.Ad accogliere il gruppo di viestani c’era il soprintendente Fabrizio Vona con le sue collaboratrici addette al restauro. Nell’occasione sono stati forniti tutti i dettagli sugli interventi in corso (già anticipati da diversi giorni da Ondaradio con un’intervista esclusiva alle restauratrici) sia per quanto riguardo l’aspetto strutturale del simulacro ligneo, in particolare delle azioni attuate contro i parassiti del legno, sia dal punto di vista artistico in riferimento al manto ed alla veste. quanto si è potuto desumere i lavori sono a buon punto per cui sarebbe necessaria solo qualche altra settimana per completare l’intervento. Per questo si presume che il prossimo 25 marzo, fra l’altro giorno dell’Annunciazione di Maria, la statua possa tornare a Vieste, nella sua “casa”, la cappella in Cattedrale.Sui dettagli di questo ritorno della statua se ne discuterà venerdì prossimo 13 febbraio nel corso del consueto Consiglio capitolare mensile alla presenza di mons. Domenico D’Ambrosio.
ondaradio.it
A "il diario Montanaro" è tempo di festeggiare. Il portale di informazione nato e cresciuto a Monte Sant’Angelo, ha superato le 430 mila visite e oltre 2 milioni di pagine visitate in due anni di vita.
430.000 visite, 2.000.000 di pagine visitate, quasi 1.000 visite al giorno. Numeri trionfali per il portale di informazione di Monte Sant’Angelo. A due anni e pochi mesi dal primo articolo pubblicato, il diario Montanaro aggiunge un altro tassello sulla ripida parete del successo. A Domenico Prencipe, ideatore e direttore della testata, quella parola – successo – suona quasi strana . Eppure davanti allo schermo del suo notebook riesce anche ad abbozzare un sorriso nonostante l’orologio segni solo le 7 e il sole di venirne fuori non ne vuole sapere. Ma la tua sveglia suona sempre così presto? "Purtroppo sì, da quando mi sono trasferito a Ferrara sono costretto a fare tutto col Pc. La finestra del sito è il mio habitat e quando posso cerco anche di dare qualche esame. Ma se i risultati sono questi, è un sacrificio che faccio volentieri".
Era il novembre del 2006 e partiva il progetto di un sito di informazione per Monte Sant’Angelo. Sembrano passati decenni, in realtà è storia di ieri, "l’altro ieri al massimo", scherza Prencipe, lanciandosi in un revival di quegli inizi comuni a tutte le storie nate un po’ per caso. "Da un po’ di giorni ero costretto a letto per un infortunio alla gamba ed ero curioso di sapere cosa accadeva in città. Ma su Internet non ho trovato niente ed allora mi sono accorto che ai cittadini serviva un mezzo di informazione, uno strumento in grado di raggiungere tutti e permettergli di sapere cosa succede nel proprio paese. Mi sono detto: bisogna provvedere. È partito tutto da lì".
Le pagine degli inizi venivano riempite con la cronaca locale e gli sporadici appuntamenti culturali. Gli accessi? Pochissimi. Si arrivò nei casi migliori a poche centinaia di visite al giorno. I "fedelissimi" che magari si ricordano delle nuove vesti grafiche, delle fatiche per un articolo in tempo reale e ancor meglio dell’intervista doppia ai candidati sindaci o i dossier creati spulciando migliaia di pagine – figlie della faraonica burocrazia italiota – perché "se ci fanno causa ci rimettiamo anche le mutande". Momenti storici per chi da mettere in gioco ha solo l’inventiva e la voglia di fare. Ora le visite al sito sono l’appuntamento quotidiano per migliaia di montanari sparsi in giro per il mondo. Un’esigenza fatta nascere, una pubblicità costruttiva. Che ben presto occuperà nuovi spazi. "Ci stiamo dando da fare per la realizzazione di due progetti importanti". Si riparte dalla Web Tv e dalla Web Radio del diario Montanaro: i prossimi passi per l’ennesima cruciale svolta. "Il progetto è ancora in alto mare, le idee vanno proposte, discusse e se ci sono le possibilità, realizzate. Noi siamo al primo passo". Al diario Montanaro si pensa in grande. L’ambizione c’entra poco. E’ la passione, l’olio che allenta gli ingranaggi di una macchina che non può più fermarsi. O che, piuttosto, non deve.
ildiariomontanaro.it
|
Normal 0 14 false false false /* Style Definitions */ |
La Puglia potrebbe avere presto uno strumento per la tutela di ciò che c’è nel sottosuolo. Ieri la quinta commissione (ambiente e urbanistica) ha infatti approvato un ddl che riguarda la tutela e la valorizzazione del patrimonio geologico e speleologico.
La nuova legge darà maggiore spazio agli Enti locali che contribuiranno alla segnalazione dei siti e presenteranno progetti di valorizzazione e fruizione.
Il voto di astensione delle opposizioni è stato spiegato dal consigliere della Puglia prima di tutto, Ignazio Zullo: «Condivido le finalità e l’impianto generale della legge, ma auspico che il testo approdi in aula migliorato nella parte che riguarda il controllo ordinario su questi siti che deve essere più severo e sollecito. Suggerisco, quindi, di confrontarsi con l’assessore Barbanente per rendere migliore il testo e rendere sempre meno «appetibili» le violazioni ambientali».
ondaradio.it
"Solarità" è il titolo della raccolta di poesie di Domenico Di Lella (Edizioni Giuseppe Laterza, 150 pagine) presentato ieri sera alle ore 18 presso l’auditorium di Palazzo dei Celestini di Manfredonia.
Cos’è Industria 2015
È il disegno di legge sulla nuova politica industriale varato dal governo Berlusconi il 22 settembre 2006, le cui previsioni sono state recepite dalla Legge Finanziaria 2007.
Industria 2015 stabilisce le linee strategiche per lo sviluppo e la competitività del sistema produttivo italiano del futuro, fondato su:
Sono stati ammessi a finanziamento 30 progetti di ricerca e innovazione sugli 86 presentati.
I progetti ammessi agli incentivi coinvolgeranno 234 imprese, 160 enti di ricerca e attiveranno circa 500 milioni di investimenti in attività di ricerca e sviluppo.
Ieri la presa di posizione della Gazzetta del Mezzogiorno
Puglia dimenticata da «Industria 2015»
di Gianfranco Summo
A forza di sentirlo gridare in televisione, si potrebbe finire per credere al proclama del Sud mangiasoldi e finanziato a discapito del povero Nord. Peccato che spesso, poi, i fatti raccontano tutt’altra storia. Prendiamo ad esempio il bando Industria 2015, un progetto del ministero dello Sviluppo economico del secondo governo Prodi, per il quale sono stati scelti 30 progetti sul tema dell’efficienza energetica in collaborazione con la ricerca pubblica.
I progetti ammessi agli incentivi coinvolgeranno 234 imprese, 160 enti di ricerca e attiveranno circa 500 milioni di investimenti in attività di ricerca e sviluppo. In media ogni progetto riceverà un contributo pubblico pari al 35% dell’investimento previsto. Ma quasi l’80% degli investimenti sarà realizzato al Nord, con le piccole e medie imprese, che rappresentano il 54% del totale.
Anche nella scelta dei membri del Comitato non si è tenuto conto della presenza del Sud. Gli esperti sono 11 docenti e ricercatori, tre del Politecnico di Milano, uno della Bocconi, 4 di atenei romani, due dell’Università di Genova, uno del Politecnico di Torino.
Le poche imprese del Sud finanziate sono a Catania, Reggio Calabria e Napoli. Per la Puglia, pur essendo stati presentati progetti, nessuno ha trovato favorevole accoglienza.
Vale la pena evidenziare anche qualche altro aspetto. La procedura originaria prevedeva, per i «giudici» dei progetti, la nomina di esperti internazionali scelti dall’albo europeo, scelta poi negata dal governo Berlusconi che ha optato per una procedura nazionale. Non solo. I criteri di valutazione avrebbero dovuto privilegiare quelli ad alto tasso di integrazione Nord-Sud e con il maggior coinvolgimento possibile di piccole e medie imprese. Il risultato? Una delusione proprio per le imprese meridionali. Un’amarezza che traspare dalle parole di Vincenzo Ciccolella, presidente dell’omonima società florovivaistica quotata in Borsa, esclusa da Industria 2015. «Le imprese pugliesi stanno cercando di resistere alla crisi, cercando, quando è possibile, di evitare perfino la cassa integrazione – dice deluso –. Cerchiamo anche di non delocalizzare per non ridurre i posti di lavoro in un’area fortemente a rischio, ma il Governo privilegia le aziende del Nord. Ci chiediamo, allora, esiste un veto alla crescita del Mezzogiorno?».
L’azienda Ciccolella ha presentato un progetto denominato «Mare» (micro algae renewable Energy) che intende dimostrare la fattibilità e la sostenibilità della produzione di biodiesel per autotrazione e combustione a partire da una biomassa di seconda generazione: le microalghe. L’energia prodotta da tali impianti è classificabile tra le energie rinnovabili di natura solare. Al progetto partecipano anche l’Enea, il Cnr e alcune università italiane, oltre al Centro studi Ricerca e sviluppo «Antonio Meucci».
«Le aziende del Nord ottengono sempre la fetta più consistente e migliore dei finanziamenti – aggiunge Ciccolella – mentre a quelle del Sud viene riservata la piccola progettualità. E anche alle aziende che vogliono fare autoproduzione di energia per le proprie esigenze, vengono creati mille ostacoli. Eppure i privati investono anche senza l’aiuto dello Stato, come abbiamo fatto noi a Candela, dove i 72 ettari di serre sono stati realizzati tutti con i nostri mezzi, senza finanziamenti pubblici».
Quello di Ciccolella non è un caso isolato. Anche Vito Pertosa, fondatore della MerMec di Monopoli, azienda leader mondiale nella settore dei sistemi diagnostici ferroviari (si è appena aggiudicata una commessa di Trenitalia da 88 milioni, battendo concorrenti internazionali), esprime qualche perplessità. Un’azienda del gruppo ha avuto accesso ad un finanziamento ma in un raggruppamento di cui capofila è un’impresa napoletana, la Firema. Bocciata, invece, un’idea da 40 milioni di euro per la quale MerMec era capofila di una progetto al quale aveva aderito anche una società del gruppo Finmeccanica. «Posso solo constatare – allarga le braccia Pertosa – che il ministero dello Sviluppo Economico non ha più valorizzato e rispettato due criteri inizialmente considerati come premiali e cioé l’integrazione Nord-Sud nei progetti e il coinvolgimento delle piccole e medie imprese».
6/2/2009
TANTA PIOGGIA, EPPURE…
da http://www.puntodistella.it
Improvviso stop alla erogazione di acqua nelle abitazioni di alcune comunità del Gargano Nord, da Carpino – dove è avvenuta la “rottura” di una tubazione – a Vieste, passando per Rodi e Peschici. Il ripristino dell’erogazione, previsto per le 11-11.30 di questa mattina è slittato “a data da destinarsi” (si spera quanto prima) poiché, effettuato l’intervento risolutore all’altezza del paese dei Cantori, l’acqua non è riuscita a defluire oltre San Menaio. Si è praticamente fermata qui, consentendo il ritorno alla normalità solo per Carpino e Rodi.
I tecnici pensano a una bolla d’aria che ne ostruisca il normale deflusso. In queste ore stanno cercando di individuare il punto critico. Nel giro di poco tempo si potrebbe superare l’inconveniente. Vi terremo informati.
Il bracconaggio? In molte zone del parco del Gargano pare che sia un “esercizio” abbastanza diffuso nella più completa libertà in quanto gli organi preposti al controllo, in particolare le guardie forestali, si troverebbero nell’impossibilità di poter, come dovrebbero e vorrebbero, svolgere azioni di prevenzione ma, ancor più di vigilanza sull’area protetta per un’ef ficacia azione di contrasto, appunto, per impedire che possano avere via libera i bracconieri. Cacciatori con il fucile a portata e relativo cane sono stati fotografati in zone dove l’attività venatoria non è consentita. La denuncia viene da parte di associazioni ambientaliste per le quali «l’attuale assetto della vigilanza nelle aree umide del Parco nazionale del Gargano, così come delle riserve naturali di popolamento animale dello Stato, quale è Frattarolo, non è in grado di arginare l’annoso problema del bracconaggio». «Ormai – viene sottolineato – questi bracconieri cacciano impunemente di giorno, con a seguito cani e richiami vietati, in una zona “uno” del Parco tra le più famose a livello europeo». Recentemente su internet sono apparse foto di cacciatori in barchino nella riserva naturale orientale del lago di Lesina, anche qui in zona “uno” del Parco.Questo problema – ricordano gli ambientalisti – è in gran parte dovuto alla non omogenea distribuzione dei comandi stazione della Forestale». Un esempio su tutti: il comando stazione competente per le paludi sipontine è San Marco in Lamis, ad una distanza che è tale da vanificare qualsiasi possibilità di sorprendere in flagranza di reato quanti continuano a non rispettare il divieto di caccia. Tutto questo nonostante la “buona volontà” dei comandanti di stazione. Nei giorni festivi la situazione, se possibile, è addirittura peggiore perché, una volta segnalato l’abuso viene attivata la pattuglia reperibile che, come accaduto qualche giorno fa, gli uomini disponibili erano a Mattinata. Il risultato: ancora una volta i bracconieri l’hanno fatta franca, visto il tempo necessario per l’arrivo sul posto della pattuglia. Si sta tentando di risalire ai bracconieri grazie alle foto scattate da alcuni ambientalisti, immagini consegnate agli uomini della forestale. Ciò che più sconcerta è il fatto che tutto ciò viene registrato di giorno. È solo possibile immaginare cosa accada di notte nelle zone umide, magari in fase di luna piena, quando gli uccelli migratori si muovono. Oppure, chi controlla le mattanze che «addirittura vengono con disgusto denunciate sottovoce dagli stessi cacciatori» nelle riserve private, poco fuori il Parco? Gli ambientalisti ribadiscono, ancora una volta, la richiesta di istituire un presidio stabile della forestale presso tutte le zone particolarmente sensibili, in modo da tutelare questi importantissimi scrigni di biodiversità.
fonte:La Gazzetta del Mezzogiorno
All’interno il servizio di "Chi l’ha visto?" Perché la maggior parte dei Montanari sono convinti che non si stia facendo veramente tutto il possibile per ritrovarlo? E’ la domanda che circola insistente nella Città dell’Angelo. Alessandro è un ragazzo di Monte Sant’Angelo di 17 anni iscritto all’Istituto tecnico industriale della città, alto 1.78 mt, di carnagione chiara ma bruno di capelli, avvistato per l’ultima volta domenica 11 gennaio alle 10 presso il Bar Byron. Indossava un giubbotto nero e un paio di normali jeans per quella che doveva essere un’ordinaria giornata con gli amici nella piazza adiacente al Bar dove soleva incontrare i coetanei con cui spesso condivideva i momenti più belli della giornata. Spesso rimaneva in campagna, a pranzo, dal suo fraterno amico Saverio e forse sua madre avrà pensato che anche domenica Alessandro era con Saverio in campagna, ma quel pomeriggio Alessandro Ciavarella non era in campagna e la sera non è rincasato. La famiglia non è una di quelle che, in casi di questo genere, possono pensare a un rapimento a scopo di estorsione, non navigando certamente nell’oro e sopportando difficoltà anche di altra natura, visto che il papà di Alessandro vive separato dai congiunti in Germania. Gli amici sono costernati e sperano che Alessandro si rifaccia vivo. La città, intanto, è sprofondata nell’angoscia mentre i carabinieri della locale stazione stanno cercando di ricostruire gli ultimi momenti della giornata domenicale del ragazzo montanaro che tutti definiscono gioviale e spensierato e che mai e poi mai si sarebbe allontanato volontariamente dai suoi cari per qualche ragazzata o disagio adolescenziale. Anche il sito web “il diario montanaro” si è mosso pubblicando il drammatico appello dei familiari affinché qualcuno dia notizie di Alessandro e contatti la redazione. Intanto le forze dell’ordine, dopo notevoli pressioni da parte dei familiari, hanno autorizzato alcune associazioni locali a collaborare per la ricerca di Alessandro: l’altro sabato mattina una trentina di giovani, coadiuvati dall’elicottero delle forze dell’ordine, hanno perlustrato la zona del "Gentile" sulla strada tra Monte e Mattinata. Le ricerche hanno purtroppo avuto riscontri negativi. La famiglia, intervistata da vari giornali e dal tg3 Puglia, ha mostrato il proprio rammarico per l’insufficiente attenzione mostrata dalle forze di polizia al caso in oggetto. Sperano e pregano, in attesa di una svolta delle indagini. Anche la nota trasmissione televisiva di RaiTre, "Chi l’ha visto?" , si è interessata in due puntate successive al caso. Chiunque abbia notizie, anche riportate, di Alessandro è pregato di contattare i seguenti numeri 3297325279 e 3486186056.
fonte:sanmarcoinlamis.eu