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Antonio Basile (Ufficiale)

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Bando di gara del Comune di Cagnano Varano x interventi di sistemazione idraulico forestale della laguna di Varano

INTERVENTI DI SISTEMAZIONE IDRAULICO-FORESTALE ESTENSIVE CON TECNICHE DI INGEGNERIA NATURALISTICA PER IL RIPRISTINO DELLA VEGETAZIONE DUNALE E CONTRO L’EROSIONE EOLICA DELLA PREDUNA DEL LAGO VARANO

Obiettivo principale dell’intervento : contrastare fattori di degrado di natura meteorica e biotica, nonché di natura antropica, con le finalità di: ricostruire l’integrità del corpo delle dune e della loro efficacia; – difesa dei complessi turistici e dei coltivi a ridosso dei cordoni dunosi dalla minaccia dell’azione eolica; – riqualificazione dell’area dal punto di vista paesaggistico ed igienico-ricreativo; contenimento dell’arretramento della linea di costa.

Importo: € 335.105,86 – scarica bando

IL GARGANO CHE AUSPICHIAMO di FRANCESCO MASTROPAOLO

L’anno, l’ottavo del Terzo millennio, che sta per far sentire il suo primo vagito, dovrà rappresentare una svolta per il Gargano, se non vogliamo che la forbice tra sviluppo e perdita di posizioni, si allarghi sempre di più. Sviluppo al quale dobbiamo guardare con la consapevolezza che è legato a opportunità che, fortunatamente, sono ancora alla nostra portata ma che se non sapremo cogliere diffi cilmente potremo recuperare nel futuro immediato il terreno che, oggi, sta scivolando sotto i nostri piedi.
L’equazione è presto fatta. Se altre realtà viaggiano a “velocità della luce” e noi, al contrario, siamo ancora affezionati ai tempi scanditi da orologi “d’epoca”, continueremo a non comprendere il perché di una svolta da sempre auspicata ma ancora di là da venire. Siamo troppo legati ad un modello di sviluppo che, in parte, ha deluso le aspettative di quanti auspicavano una crescita in termini di cifre pesanti per le popolazioni della “Montagna del sole”. Purtroppo, quel modello trovava la sua centralità in una proposta che aveva più punti deboli che pilastri solidi.
E i risultati sono sotto gli occhi di tutti.
Un turismo che consuma e si consuma nell’arco di tempo di pochi mesi. Una vacanza “mordi e fuggi” che ha penalizzato un territorio, ferendolo proprio in quelle che erano (e sono) le sue peculiarità. Parliamo di un ambiente unico; di una costa tra le più apprezzate; di un entroterra da sogno; di una vegetazione che soltanto menti distorte possono voler cancellare, con i suoi colori e i suoi profumi; di un patrimonio culturale mai abbastanza valorizzato, se non proprio seppellito sotto l’indifferenza.
Tutto questo ha fatto sì che per il Gargano si spegnesse quella luce di speranza che per tanti ha rappresentato il punto di partenza per un percorso virtuoso. Oggi, siamo a leccarci le ferite inferte al nostro patrimonio, senza che si sia fatto nulla perché ciò non accadesse.
Ora è tempo di rimboccarsi le maniche e “ridisegnare” un nuovo modello di sviluppo. Per far questo è necessario che si esca dall’improvvisazione. Diversamente, si commetterebbe l’ennesimo errore che, già in partenza, consumerebbe qualsiasi idea e risorsa. Occorre ritornare alle radici della nostra storia per ripensare al nostro patrimonio come ad un “unicum” al quale guardare con rispetto sì, ma anche con molta concretezza.
Torniamo a ripetere che abbiamo risorse ed energie per risollevarci da una sorta di indifferenza, come se tutto ciò che ci ruota attorno non ci appartenesse o, ancora peggio, che non ci toccasse più di tanto. E’ vero esattamente il contrario. Non crediamo che, dal 24 luglio a questa parte, cioè a distanza di ben sei mesi, le cose siano cambiate più di tanto, nonostante promesse e garanzie date con tanta generosità, da quanti, in quei giorni, s’avvicendavano sul palcoscenico dei media. Ma non possiamo neppure sottacere che, da parte di amministrazioni comunali, ente parco, comunità montana e, chi più ne ha più ne metta, siano state fornite testimonianze tali da far ritenere che la “lezione” sarebbe servita a far sì che si creassero le sinergie da sempre invocate. In poche parole, che, fi nalmente, si parlasse una “sola lingua” e che, tutti insieme, si adoperassero per gettare le basi per la nascita di un nuovo “Progetto Gargano”.
Vorremmo continuare a credere che ciò che, fi nora, non c’è stato, possa concretizzarsi nel prossimo anno. Se così fosse, sarebbe il più bel regalo per il Gargano e le sue comunità.
da Il Gargano Nuovo

Carpino: aperti i cancelli dello stabilimento sciistico con tanto di skypass. Si annuncia un’ottima stagione invernale!

Le temperature scenderanno oggi fino a meno sette sul Gargano, zero gradi invece lungo la costa. Non accenna ad allentare la sua morsa il gelo che in queste ore ha colpito la Puglia. Per oggi si prevede cielo nuvoloso con neve soprattutto nelle zone interne. Forti venti dal nord est.
«Le temperature scenderanno ancora al di sotto della media stagionale soprattutto a Monte Sant’Angeto sul Gargano», spiega Antonio Laricchia, colonnello dell’ufficio metereologico dell’aeronautica di Gioia del Colle. I primi miglioramenti si cominceranno a vedere da domani mattina: continueranno le piogge su tutta la regione con temperature molto basse, ma terminerà l’emergenza neve anche nelle zone più interne.
Secondo le previsioni, il bel tempo tornerà a partire da mercoledì prossimo e durerà almeno fino al week end. «Si preannunciano – conclude Laricchia – ampie schiarite su tutta la regione almeno fino a sabato».

A Carpino aperti i cancelli dello stabilimento sciistico con tanto di skypass direttamente dalla piazza principale. L’unico stabilimento del Gargano, aperto subito dopo le ultime elezioni amministrative, è preso d’assalto fin dalla prime ore del mattino per la gioia dei grandi e dei piccini.
Proprio un ottima inziativa, mai si erano visti tanti turisti da queste parti. Il tragitto preferito dagli habitué dello stabilimento è quello lungo 9 km da un manto bianco morbidissimo che parte dalla località “Lardicchia” e attraversando tutto Pastromele porta le migliaia di sciatori in soli 27 secondi in località Marasciallo per un breve rallentamento in una zona calda e accogliente e poi, dopo la dovuta visita alla caratteristica chiesetta della Santa Croce ci si infila nella via che porta fino a Piazza del Popolo. Qui vi aspettano i Cantori con le loro arcaiche tarantelle.
Ma la parte del tragitto più tortuoso inizia a questo punto quando si prende la discesa detta di “Sciaquett” dove tra locande e ristori vari si viene tentati dalle mille leccornie natalizie locali, fino alla fontana di “Sgrambin”.
La discesa termina in località “Piano” dove gli scavi del 1953 portarono alla luce le terme e la necropoli altomedievale della villa romana di Avicenna.
Cosa consigliamo per questa stagione invernale? Naturalmente, una bella ed economica settimana bianca per sciare, per godersi il sole caldo del Gargano, per ammirare il panorama incredibile dei nostri laghi.
Un soggiorno all’insegna delle tradizioni culinarie, del confort e del relax in un elegante hotel di Carpino è quello che vi occorre per ritrovare la carica e iniziare con grinta il nuovo anno che è alle porte.

Carpino è diventata, senza ombra di dubbio, una delle mete più gettonate dei turisti che amano le vacanze sulla neve. Nota a tutti per essere “il paese dei cantori” e la “porta nord del Parco Nazionale del Gargano”, Carpino vi aspetta con il suo mercatino di Natale, il Presepe e per sciate indimenticabili lungo le pendici di Pastromele.

Ma il Sindaco di questo piccolo paese, contrariato da questo successo tutto suo, intima “La dovete finire di attribuire a me questa tragedia, – poi rivolto ai singoli visitatori – la gente di Carpino sale tutta sul Comune a protestare ed è da questa mattina che non riesco a fare null’altro. Siete in un luogo dove il silenzio è sacro e dove tutti devono rispetto“. Da sindaco che non si lascia passare neanche una mosca sotto il naso dà ordine e disciplina alle 5 lunghissime fila di Snowboards. Contestualmente rivolgendosi a noi giornalisti ci invita a scrivere di far sapere agli italiani di rimanere a casa e di non mettersi in viaggio per Carpino in quando “il pane e pomodoro è ormai finito e il companatico rimasto è solo per i paesani che vivono nel paese. Sono loro i miei elettori e per loro metterò al bando chiunque disturba la nostra quiete pubblica“.

Incredibile a credersi, questa cittadina, famosa per le sue tradizioni popolari, oggi si trova a combattere con il turismo di massa e i suoi problemi. Nessuno lo avrebbe detto solo qualche mese fa, neanche l’attuale amministrazione artefice di questo progetto, ma siamo convinti che non si deve assolutamente perdere questa nuova occasione per il benessere e l’economia di tutta la Capitanata, almeno cosi la pensano i colleghi Sindaci di Monte S. Angelo, San Giovanni Rotondo, Peschici e Vieste che assistono da lontano questa inaspettata ondata di turisti : siamo solidali con i cittadini di Carpino e non li lasceremo soli, per la prossima stagione invernale effettueremo tutti gli investimenti necessari per svuotare Carpino da questi vandali della neve, anche perché questa ridente cittadina non è proprio adeguata a questo tipo di sviluppo.

Promesse d’aiuto arrivano anche dal presidente del Parco del Gargano. Con tutti gli investimenti che stiamo operando a Vieste e Manfredonia, non doveva proprio accadere quello che si sta verificando a Carpino. E’ una vera sciagura. Carpino e i Carpinesi non sono preparati, troppo legati alle tradizioni per poter sopportate questo tipo di turismo. Adesso speriamo solo che questa gente non si riversi nei paesi immediatamente vicini, penso a Cagnano, Vico, Ischitella. Il progetto di Carpino si è mostrato vincente, ci ha mostrato come il Gargano può competere con le alpi e gli appennini per il turismo invernale ed allora dobbiamo esportare lo stabilimento a Peschici e poi a Vieste fino a Mattinata. Per questa stagione quello che possiamo fare è organizzare altri grandi eventi lontano da qui. Ormai si pone il problema del riflusso dei turisti dall’entroterra al mare, bisogna riequilibrare la situazione nel più breve tempo possibile. Il Governo e la Regione Puglia ci devono dare una mano è da tempo che dico che abbiamo bisogno di Canader, se ne fossimo dotati potremmo spostare tutta questa gente in poco tempo e in un tempo ancora minore potremmo far sciogliere tutta questa neve.
Ancora una volta siamo lasciati soli, conclude il sindaco di Carpino, adda veni baffone!

dal nostro inviato Saverio Seer Lenga : Buon Natale a Tutti

Un pezzo di Carpino, Roberto Mennona, alla quindicesima edizione del Concerto di Natale

La quindicesima edizione del tradizionale concerto di Natale quest’anno si è tenuta a Verona. Dopo le tredici edizioni svolte in Vaticano, nell’aula Paolo VI, e quella a Montecarlo dello scorso anno, quest’anno è stata la volta di Verona.
Il 9 dicembre, al Teatro Filarmonico, Roberto Mennona con Eugenio Bennato insieme ad artisti internazionali si sono esibiti interpretando brani della propria tradizione natalizia e del miglior patrimonio musicale mondiale; a dirigere l’orchestra dell’ Arena il maestro Renato Serio.
Il concerto, presentato dalla conduttrice Mara Venier e stato trasmesso su Rai2 ieri sera, 24 dicembre.
L’elenco degli artisti
Michael Bolton – Niccolò Fabi – Anggun – Eugenio Bennato (Roberto Mennona) – Massimo Ranieri – Ron – Mario Biondi – Giovanni Allevi – Francesco Malapena – Mika Kunii – Gerardina Trovato – Helena Hellwig – Lighea – Ornella Vanoni – Serena Autieri – Matia Bazar – Mattafix – RyanDan – Rev.do Everett Jenkins and The Virginia Gospel Choir – Coro Summertime – I Piccoli Musici – Coro di Voci Bianche "A.d’A.MUS" di Verona diretto dal Maestro Marco Tonini

Roberto Mennona, ha imparato alla maniera tradizionale a suonare la chitarra battente di Carpino, ossia affiancando il più grande suonatore e cantatore del Gargano, Andrea Sacco.
Nei concerti di Eugenio Bennato e nei corsi che dirige al Carpino Folk Festival il suo compito è quello di trasmettere le tecniche e gli stili esecutivi della chitarra battente per l’accompagnamento dei canti e delle tarantelle del gargano.

Antiche tradizioni garganiche e pugliesi

Natale com’era…
di TERESA MARIA RAUZINO
Atmosfere natalizie Erano anticamente molto più suggestive di quelle di oggi. Ce ne accorgiamo leggendo Usi, costumi e feste del popolo pugliese (1930) di Saverio La Sorsa e Folklore garganico (1938) di Giovanni
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Tradizioni pugliesi degli anni Cinquanta

Natale a Peschici
di TERESA MARIA RAUZINO
Come in tutta la Puglia, per tutto il tempo di Natale, le case di Peschici erano allietate da canzoni sul tema, intonate a varie riprese, da tutti i componenti della famiglia, e in particolare dai bambini. Oggi se ne ricordano quattro, in particolare.
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Gargano 2007: l’anno da dimenticare per Legambiente

legambienteIl Gargano ha conosciuto, nel 2007, il momento più nero degli ultimi dieci anni. Devastato dagli incendi boschivi, dilavato dalle piogge battenti, vittima anche di una recrudescenza dei fenomeni criminali legati alla mafia garganica.

Un’emergenza figlia anche delle carenze di un Parco Nazionale ostaggio della politica e incapace di condurre a termine i processi necessari a dotare il Parco stesso di strumenti minimi di gestione.

Il Piano del Parco è latitante, vittima del fuoco incrociato dei comuni, sempre più insofferenti a qualsiasi strumento di pianificazione nella gestione del territorio. Vittima anche del “parolismo” di una gestione inconcludente e troppo attenta alle campagne elettorali nelle quali il Presidente si espone oltre il dovuto per chi rivesta cariche istituzionali. Il Piano nella sua versione definitiva è stato consegnato da più di due anni dalla società incaricata della sua redazione che, a valle di tutti gli studi, le concertazioni e le consultazioni, ha elaborato un documento che merita solo di essere adottato in via definitiva. Cosa che, come è evidente, non accade.

A questo si aggiunge la mancanza di iniziative sul fronte del contenimento dell’abusivismo edilizio: da quattro anni giacciono 500mila euro nelle casse del parco in attesa di essere utilizzati per gli abbattimenti degli immobili abusivi. I soldi non vengono spesi e, nel frattempo, il parco non avanza richiesta per incassare ulteriori somme che il Ministero dell’Ambiente gli ha messo a disposizione. Tutto questo aggravato da irresponsabili dichiarazioni rese dai vertici del parco, evidentemente mirate a tranquillizzare il popolo degli abusivi.

Un Parco drammaticamente inattivo sul fronte dell’accoglienza turistica. Nonostante la propaganda che mira a far credere il Parco del Gargano un modello da imitare, ascrivendo a merito della gestione del parco i flussi storici di turismo religioso legati ai culti di Padre Pio e di San Michele e quelli consolidati del turismo balneare sulla fascia costiera, l’amara verità è un’altra: i centri visite per l’accoglienza dei visitatori del parco sono tutti chiusi,fatta eccezione per quello di Monte Sant’Angelo. Chiuso quello di Manfredonia. Nonostante la società Oasi Lago Salso si sia fatta avanti per una gestione competente, il Parco non si decide per l’affidamento del servizio, e la struttura patisce l’inattività. Ha chiuso i battenti anche il centro visite di Lesina, il primo ad aver iniziato l’attività una decina di anni fa. Non decolla quello di Borgo Celano, affidato a trattativa privata a una associazione vicina al presidente. Non apre più neanche quello di Rodi Garganico, inaugurato in pompa magna. La mancanza totale della rete infrastrutturale di accoglienza turistica del parco è alla base del crollo di occupazione degli operatori dei servizi turistici ed educativi legati alla fruizione dei beni ambientali e culturali del Gargano: delle decine di imprese di servizi fondate negli anni dell’istituzione dell’area protetta ne sopravvivono poche, e con grandi difficoltà.

Una gestione completamente inadeguata e colpevolmente involuta in dinamiche politiche di parte, che purtroppo, in alcuni casi, fanno essere il Parco Nazionale del Gargano il contrario di quello che dovrebbe essere.

Sul fronte della speculazione edilizia le cose non sono più confortanti. Crescono gli interventi di cementificazione selvaggia, con operazioni speculative di grandissima portata, che si affiancano alla piccola speculazione.

Esplode il caso San Giovanni Rotondo con 1400 abusi edilizi tra accertati e presunti, secondo le stime del politecnico di Milano incaricato della redazione del nuovo PUG, che si aggiungono ai 101 alberghi costruiti in deroga nell’anno del giubileo nella città di San Pio, con molti imprenditori che fanno pressione sulla politica affinché sia reso possibile un cambio di destinazione d’uso da turistico ad abitativo. Legambiente è contraria che, dopo uno scempio come quello perpetrato ai danni del paesaggio, si finisca per legittimare, con il cambio di destinazione, la strategia dei furbi.

Saltano agli occhi il caso Monte Sant’Angelo, con un boom edilizio degno degli anni cinquanta in un periodo di evidente decremento demografico, e quello di Cagnano Varano, che decide di non bloccare l’iter che potrebbe portare alla costruzione di due ecomostri senza precedenti proprio sulle rive del lago costiero di Varano. Mattinata, Vieste e Peschici, che continuano ad approvare lottizzazioni in luoghi ambientalmente e paesaggisticamente rilevanti. Con un caso scandaloso come quello di Peschici, in cui si continua ad utilizzare, senza volontà alcuna di procedere all’elaborazione di un nuovo strumento urbanistico, un piano di fabbricazione anni ’70, che prevede l’edificazione indiscriminata, specie nelle aree adiacenti a quelle costiere.

Una novità per quanto riguarda il caso di Torre Mileto, il più imponente abuso edilizio italiano, che con l’approvazione del PIRT da parte della Regione Puglia, dovrebbe subire centinaia di abbattimenti di villette abusive, con azioni di riqualificazione naturalistica e urbanistica dei luoghi. La vicenda dell’abusivismo a Torre Mileto non ha mancato di mettere in evidenza, anche in tempi recentissimi, il sistema di complicità e connivenza tra il popolo degli abusivi e importanti segmenti della politica locale, che hanno sfruttato gli umori degli abusivi a fini elettorali. E’, per questo, importante che non si abbassi la guardia, affinché il PIRT non resti lettera morta.

Nulla di nuovo per quanto riguarda gli ecomostri storici: il Centro direzionale a Baia dei Campi, di proprietà della Regione Puglia e la Masseria Pilota Agropolis di proprietà della Comunità Montana del Gargano rappresentano due monumenti allo sperpero del denaro pubblico e allo sfregio del paesaggio. Vanno abbattuti, senza tentennamenti.

Evidente il ritardo delle istituzioni anche nelle iniziative di salvaguardia dei beni culturali. Nelle vicende dell’abbazia di Càlena a Peschici, dell’abbazia di San Leonardo nei pressi di Manfredonia, del centro storico di Monte Sant’Angelo e del sistema delle masserie fortificate della zona nord del Gargano, specie in territorio di Sannicandro Garganico, Legambiente ha lamentato più volte l’assenza della Soprintendenza ai beni culturali e paesaggistici, che ha giocato un ruolo non del tutto convincente, lasciando mano libera ai comuni ed ai privati.

Nelle aree interne crescono i fenomeni dei tagli abusivi del patrimonio boschivo, la pressione venatoria dovuta al bracconaggio, mentre continuano fenomeni di sconfinamento da parte di allevatori senza scrupoli, che rendono difficile la crescita delle economie sostenibili legate al Parco. Il numero dei forestali nel Gargano è ampiamente sott’organico e resta un evidente mancanza di presidio del territorio interno. Occorrono azioni di più forte contrasto del controllo criminale sulle aree rurali, che rende ancora oggi insicure le campagne e le aree boschive, e finisce per scoraggiare dinamiche di sviluppo sostenibile.

In tutto questo scenario merita particolare considerazione il caso di Manfredonia, un vero campionario di disastri ambientali. Con i ritardi della bonifica della zona ex enichem e la condanna UE per la mancata bonifica delle discariche. La condanna UE per gli effetti della reindustrializzazione voluta con il Contratto d’Area in pieno SIC Steppe pedegarganiche. Gli errori evidenti nelle scelte industriali del contratto d’area, che vedono oggi una parte delle imprese chiudere e licenziare dopo aver incassato i finanziamenti dello stato, e un’altra fetta consistente sopravvivere a stento, a volte anche a danno del rispetto dei diritti dei lavoratori, in un quadro economico globale facilmente prevedibile che avrebbe potuto ispirare iniziative di sviluppo più solide. Non mancano iniziative industriali convincenti sia sul piano economico produttivo che su quello ambientale, ma nel complesso il contratto d’area rimane in una situazione di criticità generale. Sempre tra le iniziative del Contratto d’Area il finanziamento e la costruzione di alcuni alberghi, paesaggisticamente impattanti e poco utili alla collettività, e di due porti turistici a poco più di un chilometro e mezzo l’uno dall’altro che ci si accinge a costruire su un fronte mare che già contiene infrastrutture portuali inutilizzate e fatiscenti. A proposito della portualità di Manfredonia Legambiente si è sempre espressa per la riqualificazione e l’utilizzazione razionale dell’esistente porto di Manfredonia, più che sufficiente per supportare il traffico peschereccio e turistico, se opportunamente ammodernato, e nel contempo ha sostenuto la necessità di rilanciare in tempi rapidi il porto industriale, con l’utilizzo delle aree retroportuali ad esclusivo vantaggio dell’infrastruttura. Il nuovo porto turistico di Manfredonia in procinto di essere costruito risponde a evidenti spinte speculative, alimentate anche dalla presenza di ingenti risorse provenienti dai finanziamenti messi a disposizione dal contratto d’area.

Il quadro è fosco. Speriamo in un futuro immediato capace di donarci novità interessanti. Sul Gargano è importante inaugurare una nuova fase di protagonismo in cui la gente di buona volontà, le imprese, le istituzioni, il mondo delle associazioni contribuiscano alla creazione di una vasta rete virtuosa per promuovere azioni sociali di vasta portata, per alzare il tiro contro il degrado sociale e ambientale del territorio, e contro i fenomeni criminali. Che l’anno 2008 sia quello giusto per risalire la china!

Non ho altri commenti da fare, questo è quanto!
Spero solo che non sia un de profundis, ma, come termina il comunicato di Legambiente, un  punto da cui  invertire la  marcia.

Capodanze esplode a Castelluccio ricordando Andrea Sacco e Matteo Salvatore

Si terrà quest’anno a Castelluccio dei Sauri, dal 27 dicembre al 3 gennaio "Capodanze", il festival di musiche e danze popolari organizzato dall’Associazione Culturale Carovana Folkart, con il patrocinio dell’Assessorato al Mediterraneo della Regione e del Comune.
Capodanze è un festival da "ballare" e non solo da ascoltare o da guardare. Centinaia i corsisti attesi da tutte le regioni d’Italia e dall’estero. Collaudata la formula: ogni giorno corsi di danze popolari (pizziche, tammurriate, tarantelle, occitane, francesi, greche, balcaniche, ecc.) suddivisi in quattro turni da un’ora e mezza ciascuno per un totale di sei ore di lezioni e, dopo cena, concerti e spettacoli fino a notte inoltrata durante i quali gli allievi ballano insieme ai gruppi folk, ai musicisti e agli insegnanti, anche loro provenienti da tutta l’Italia e dall’estero.
Capodanze si propone come vetrina folk internazionale di musiche, canti e danze popolari della tradizione, che in questa edizione è testimoniata dagli anziani, oltre che da musicisti che dagli anziani hanno appreso direttamente e che con loro continuano a suonare, a cantare, a ballare, nelle feste tradizionali della Campania, del Salento e del Gargano.
Il doveroso omaggio che la provincia di Foggia deve ai suoi due più grandi interpreti della musica popolare, i compianti Andrea Sacco e Matteo Salvatore, è affidato direttamente al gruppo dei Cantori di Carpino, di cui Andrea è stato il principale ispiratore, e a Nicola Briuolo, unico allievo di Matteo Salvatore e che tanto gli assomiglia, oltre che nello stile musicale, anche in quello di vita.
Come sempre il festival non farà mancare ai suoi partecipanti pizziche, tammurriate e tarantelle, eseguite da Cinzia Villani e Ballati Tutti Quanti dal Salento, Damadakà e La Tammorra di Monte Coppola dalla Campania. Per le danze occitane, francesi, basche, ci saranno gli Stygiens, Yves Leblanc, Maurizio Diamantini e Andrea Capezzuoli & compagnia dalla Lombardia.

Capossela interprete di un inedito di Matteo Salvatore

Potrebbe essere Vinicio Capossela ad intonare per la prima volta "L’uomo del Tavolere", una canzone inedita di Matteo Salvatore, una delle poche scritte in italiano. Un testo che ha anche una musica, ma che per questioni di tempo il cantastorie di Apricena non è riuscito ad incidere. Parole che dimostrano come Matteo Salvatore canti della sua terra anche quando canta d’amore così come quando associa il cuore ad una zolla fiorita di grano e la fine di un amore al sole che se ne va.
A preannunciare il papabile interprete, Enrico De Angelis, presidente del club Tenco Sanremo ieri durante la conferenza stampa di presentazione della III edizione del premio Matteo Salvatore. Non è un caso infatti che il manifesto dell’evento metta in primo piano una cassetta 60, ora in disuso, sulla cui etichetta c’è scritto "L’uomo del Tavoliere", il titolo della canzone che, forse nel 2008, avrà una voce anche grazie a "Suoni dal Mondo", l’agenzia di produzione del Premio Matteo Salvatore. La manifestazione avrà inizio questa sera alle 20.30 al Teatro del Fuoco. Tra i premiati di quest’anno il percussionista pastore Alfio Antico, il guitar degli Avion Travel Fausto Mesolella e Teresa De Sio che ha raccontato Matteo Salvatore anche nel suo ultimo spettacolo dedicato alla musica popolare Craj che, tradotto in film, è stato premiato anche al Festival del cinema di Venezia.

Auguri di Buon Natale e Felice Anno Nuovo dal GAL GARGANO

Natale 2007 e Capodanno 2008 – Gli Auguri del Presidente del Parco del Gargano

 

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