L’esposizione e’ un viaggio a ritroso nell’immaginario, a volte fantastico, altre nostalgico, di Andrea Pazienza, in un luogo, il Gargano, che l’artista sente come terra d’elezione e vi ambienta alcune delle sue storie piu’ belle.
La raccolta di queste tavole originali, dei quadri dai suggestivi scorci pittorici, dei tanti disegni fatti per gli amici durante i soggiorni estivi (inediti e mai presentati prima), oltre a tante bellissime fotografie, e’ un modo originale per ripercorrere l’opera di Andrea Pazienza, a venti anni dalla scomparsa. Con quella che ha sempre considerato la “sua” terra”.
L’esposizione e’ corredata da fotografie disposte lungo il percorso e in spazi riservati. Autori delle foto: Vanni Natola, Gino Nardella, Luigi Damiani, Enrico Pazienza. Una mostra delle sole fotografie ritraenti Andrea di Isabella Damiani sara’ allestita, nello stesso periodo, presso Villa Santovito, in San Menaio. Sagome e ingrandimenti saranno disposti lungo tutto il percorso della mostra mentre una saletta sara’ riservata alla proiezione di materiale video. Qui di seguito Il percorso della mostra:
Fumetti
“Le straordinarie avventure di pentothal” n. 6 tavole, “Il partigiano” n.15 tavole, “Una estate” n.14 tavole,“Figure storiche” n.6 tavole “Il perche’ delle anatre” n.8 tavole
Quadri
1 “Isa d’estate”, 2 “Gramsci”, 3-6 Autoritratti, 7 “Monte Pucci” 8 senza titolo (Bagnante, Torre Saracena, Che Guevara), 9 senza titolo (Peschici), 10 “Basket”, 11 senza titolo (Radura con alberi)
Illustrazioni e disegni
1 “Il telefono”, 2 Albero “Pazienza”, 3 “Vico Airline”, 4 “Isa mi legge eco”, 5 “Si apre la caccia” (vignetta), 6-22 Disegni Camping Calenella, 23 “Contadino pugliese”
Vico del Gargano (fg), Palazzo Della Bella
19 luglio- 24 agosto 2008
Per Info: giov.nicolai@tiscali.it / direttore@fuoriporta.info
Durante la seduta del Consiglio Provinciale del 29 maggio u.s., anche il neo eletto consigliere Rocco RUO, nel corso del suo intervento, evidenzia la mancanza nell’esecutivo provinciale di assessori garganici.
"Sig. Presidente della Giunta Provinciale, Cari Colleghi Consiglieri, da strade diverse, abbiamo condiviso la stessa meta con fiducia e tenacia.
Anche la nostra compagine politica “La capitanata Prima di tutto”, ha contribuito, con 13.217 voti, pari al 3,66% dei consensi, alla storica vittoria del 27 e 28 aprile.
Purtroppo, con rammarico registriamo che con una scelta unilaterale, Ella Sig. Presidente ha ritenuto di escluderci dalla squadra di governo. Ritenevamo e riteniamo di avere acquisito i meriti, il diritto a farne parte “sul campo”.
Noi, dal canto nostro, siamo e restiamo forza di maggioranza e la incalzeremo per rivendicare non poltrone ma risposte per il territorio.
Per rispetto ai nostri elettori, ai 30 nostri candidati di tutti collegi della Provincia, conserviamo la nostra identità costituendoci quest’oggi in gruppo consiliare.
Personalmente, sono stato eletto in un collegio del Gargano Nord (Vico del Gargano) un collegio provinciale abbandonato dall’Istituzione Provincia da sempre. In particolare, il mio comune di provenienza (Carpino), non esprimeva un consigliere provinciale dal lontano 1970, quando il compianto nostro concittadino Ciccio Maccarone, fu eletto a Palazzo Dogana.
Inoltre, Sig Presidente, la sua scelta, ed eventualmente quella dei partiti della coalizione, di non nominare nella Giunta provinciale nessun assessore Garganico, nessun assessore rappresentante di una parte di territorio che, invece, meriterebbe attenzioni particolarissime e che ha contribuito, in maniera decisiva, alla Sua elezione non può assolutamente essere condivisa.
A lei e alla Giunta Provinciale formuliamo i migliori auguri di buon lavoro.
Rocco RUO capogruppo de “La capitanata Prima di tutto”
Fonte: Ondaradio
Scriveva qualche anno fa una lettrice del “Gargano Nuovo”:
“Abito per scelta, nel centro storico di Cagnano Varano che, come tutti i paesi del Gargano, possiede una qualità dimenticata: un’anima.
Le ore qui scorrono lente, calme e per me, che arrivo da una città convulsa, dell’estremo nord della penisola, tutto è magico, fuori dal tempo. Ho voluto conoscere meglio Peschici, San Menaio e Vico del Gargano. Il tratto di litorale di San Menaio mi ricorda la Costa Azzurra, con la rigogliosa macchia mediterranea e le enormi agavi, che sembrano tentacoli verso il cielo. A Vico, mi sono accodata a un gruppo di turisti inglesi, che estasiati dal panorama scattavano foto dappertutto, anche contro sole.
Il centro storico mi è parso lo scenario di un enorme palcoscenico, accogliente e pulito, ed è stato ripavimentato in modo gradevole. Le piccole botteghe artigiane (e non), si affacciano nei vicoli creando suggestivi angoli dal sapore antico e familiare. Qui nel Gargano ho imparato molto dalla natura che mi circonda, ho conosciuto una maniera più semplice di vivere. C’è il tempo per tutto, gli amici, la chiacchiera, il pensare, lo scrivere, dipingere…, dipingere è la mia vita, e così ho aperto una bottega d’arte, dove espongo: quadri che produco, e mi piacerebbe farla diventare un salotto, dove si può discutere di tutto un po’, bere un caffè, o anche solo guardare, un sorriso, una stretta di mano ed amicizia è fatta…
Certo, a volte mi chiedo se sarebbe stata la stessa cosa, se mi fossi trasferita da un’altra parte; non credo, perché forse in un’altra vita, qui ci ero già stata, dato che ho spesso l’impressione di aver già visto, già sentito già conosciuto. Anche il silenzio, qui è più silenzio che altrove, e… musicale. Sto disegnando gli ulivi centenari, tipici del Gargano (a rischio per via degli incendi), quando ho finito il bozzetto, abbraccio come posso il tronco dell’albero (anche il suo cuore batte) e la stretta affettuosa fatta di sterpi è come un “grazie a questo splendido “orto del paradiso, dove vivo. Agli uccelli, ai grilli, ai gufi, alle cicale d’estate, grazie davvero, di tutto”.
Questa lettera è emblematica di come le qualità ambientali dei piccoli centri del Gargano Nord siano apprezzate più da coloro che giungono da altre realtà territoriali, che dai residenti.
Numerosi turisti italiani e stranieri preferirebbero trascorrere le loro vacanze nei nostri centri storici piuttosto che negli anonimi villaggi turistici periferici, ma solo pochi addetti ai lavori, gli ambientalisti e alcuni sindaci sembrano pienamente consapevoli delle potenzialità, in questo senso, dei “borghi antichi”. Eppure, varie indagini di mercato ci indicano che è possibile rivitalizzarli in funzione turistica ed artigianale.
Oggi più che mai il turista chiede, oltre all’offerta “mare e luoghi incontaminati’, una vacanza che abbia due fondamentali punti di forza: animazione e contatto con la popolazione residente; percorsi guidati che per mettano, oltre alla fruizione di beni ambientali e culturali, la scoperta di mete alternative. Come, ad esempio, la visita a botteghe e laboratori artigianali, con particolare attenzione alle specialità eno-gastronomiche tipiche del luogo.
La collocazione all’interno del Parco Nazionale potrebbe costituire l’attrattiva vincente per l’auspicato ritorno di quel turismo di qualità, che caratterizzò il lancio del Gargano come meta preferita del turismo nazionale e internazionale alla fine degli anni Sessanta.
La preoccupazione di chi ostacola ancora il pieno decollo del Parco perché “iingabbia l’espansione edilizia” è un anacronismo che nessuno può più permettersi. Occorre piuttosto una nuova progettualità urbanistica, legata anche a un deciso cambiamento di mentalità di tutti i cittadini. Non è affatto vero che le case non bastano: un censimento effettuato qualche anno fa dalla Comunità Montana indicò come disabitate e in precarie condizioni numerose abitazioni dei centri storici delle località dell’entroterra, rilevando nelle aree costiere (Lido del Sole, Foce Varano, Rodi, San Menaio, Peschici, Vieste) un’altissima percentuale di villette ed appartamenti utilizzati soltanto per le vacanze.
Invece di costruire case nuove, talvolta abusive, bisognerebbe recuperare queste residenze, destinate altrimenti a una rapida obsolescenza, evitando un ulteriore, inutile spreco, del nostro territorio.
Bisogna ristrutturare soprattutto le abitazioni dei centri storici: sono proprio queste ad aver conservato meglio le caratteristiche storiche e le tipologie abitative più particolari, come le cupole di Peschici.
Sarebbe davvero un peccato perderle del tutto!
Teresa M.Rauzino
Fonte : Puntodistella – Foto di Arcangelo Palumbo
Peschici e Vieste dopo gli incendi dell’estate scorse sono risorte. Gli alberghi registrano il tutto esaurito.
Se lo specchio della stagione estiva sul Gargano è il ponte del 2 Giugno, gli operatori turistici possono sorridere. In questi giorni le località balneari della Montagna Sacra stanno facendo registrare il tutto esaurito. Peschici e Vieste sono risorte dal periodo nero degli incendi, anche se già qualche giorno dopo il disastro del 24 luglio il flusso turistico era tornato progressivamente alla normalità. Adesso tutto sembra andare per il verso giusto: alberghi pieni, sia quelli di categoria che i semplici `affittacamere’, ristoranti gremiti, bagnanti in spiaggia e tedeschi e ceki, regolarrnente in acqua aiutati anche dal solleone.
Ridono anche Rodi Garganico, San Menaio e Mattinata, tanto che la troupe Rai, impegnata nelle riprese della Vita in Diretta, non è riuscita a soggiornare all’hotel Baia dei Faraglioni, sul litorale tra Mattinata e Vieste, perché tutte le stanze erano prenotate. Sul litorale nord del Gargano, al Lido del Sole, Foce Varano e Capoiale, si predilige invece un turismo mordi e fuggi.
E sono soltanto i primissimi giorni di giugno, con la bella stagione esplosa da poco meno di una settimana, dopo le temperature incerte della primavera in Capitanata. Vieste è invasa dai bambini di "Mangia Bene, Cresci Meglio", una campagna di sensibilizzazione sull’importanza di una sana e corretta alimentazione messa in atto dal ministero delle Politiche agricole e che ha visto in città centinaia di piccoli scolari in maglia bianca e capellino, provenienti da tutta Italia.
I dati registrati dal Telefono Rosso, lo sportello del Codacons dedicato alle vacanze degli italiani, fanno registrare un aumento del 13% sulle tariffe applicate dai vari stabilimenti balneari a quello che si considera il servizio base, ovvero l’affitto giornaliero di un ombrellone e 2 sdraio. Anche 18 curo in più rispetto all’anno passato: sul Gargano tutto è rimasto alla scorsa stagione e la spesa media in provincia di Foggia è di 10,38 curo al giorno. Tra le spiagge più economiche della Capitanata, i dati dell’Azienda di Promozione Turistica registrano quella di Macchia, nei pressi di Monte Sant’Angelo, con una spesa media di 7,3 euro, seguita dalle spiagge di Chieuti e San Menaio, dove un tuffo in mare costa mediamente 7,42 e 7,87 curo. Stabili sui 9 euro i sevizi base delle spiagge di Lesina (9,09) e Margherita di Savoia (9,59) mentre, pur senza Bandiera Blu, ombrellone e sdraio costeranno 10,25 curo a Peschici e 10,89 euro a Vieste. Le spese aumentano sulle spiagge di Rodi Garganico (13), Manfredonia (13,23) e Foce Varano (14). Anche gli albergatori di San Giovanni Rotondo sono contenti, perché l’ostensione delle spoglie di San Pio sta portando molti più fedeli in città rispetto agli altri anni.
Piero Russo
Nella foto Antonio Piccininno se la ride con la Sara Tommasi, qui le altre foto
RIGNANO GARGANICO. Sarà presentato il prossimo 12 agosto, alle ore 21.00, il nuovo lavoro editoriale del direttore dell’agenzia di stampa "on line" Garganopress.net, il giornalista Angelo Del Vecchio. Si tratta di "Lupi mannari, streghe e fantasmi del Gargano", una antologia di racconti fantastici e di storie realmente accadute. In tutto 10 brani che ricostruiscono leggende e fatti veramente accaduti tra il Settecento e gli inizi del Novecento.
PROGETTO GIOCO
presentazione dell’indagine svolta
dalle classi 1, 2, 3 e 5 liceo SOCIO-PSICOPEDAGOGICO
CAGNANO VARANO
giorno 6 giugno aula magna del Liceo
referente prof.ssa Leonarda Crisetti
dirigente prof. A. Scalzi
I giochi della tradizione garganica
Dalle risposte alla domanda n. 10 del questionario ai nonni e ai genitori e dalla lettura dei grafici è possibile effettuare diverse considerazioni, trarre elementi di conoscenza interessanti, forse anche nuovi. Prima di proporveli, sembra utile offrire qualche spiegazione sul metodo seguito nelle leggere e interpretare i dati.
Abbiamo sottoposto il questionario a 168 adulti e anziani. Abbiamo, poi, raggruppato le risposte per campione: M. Anziani, M. Adulti, F. Anziane e F. Adulte. Quindi abbiamo rappresentato le risposte nei vari grafici indicando i valori di percentuale [vedi grafici da 1 a 70]. In seguito abbiamo classificato le risposte riconducendole a tre gruppi: giochi essenzialmente femminili, giochi essenzialmente maschili e giochi più o meno equamente svolti da maschi e femmine. Abbiamo letto le risposte in orizzontale, individuando analogie e differenze tra i vari gruppi. Abbiamo, infine, letto in verticale sia i giochi essenzialmente femminili sia quelli prevalentemente maschili, per individuare eventuali cambiamenti dalla generazione dei nonni a quella dei genitori e cogliere trasformazioni.
tratto dal blog di Leonarda Crisetti:clicca qui per leggere l’intera notizia
A Bortoluzzi, che nel 1953 chiedeva a un’agenzia di viaggi come arrivare nella cittadina garganica, consigliarono di prendersi una bicicletta – di TERESA RAUZINO
Una settimana fa, nella mia casella di posta elettronica ho trovato un’e-mail di Cecilia Porro, conduttrice della trasmissione radiofonica di RAI International "Taccuino Italiano": «Seguiremo tappa dopo tappa i luoghi del Giro d’Italia. Come saprà, giovedì 15 è previsto il giro del Gargano, con arrivo a Peschici. Mi piacerebbe che fosse lei la nostra guida al Gargano, alla sua storia, alle sue tradizioni; abbiamo 15 minuti a disposizione, da registrare telefonicamente nei prossimi giorni. La prego di contattarmi per farmi sapere se è disponibile e, eventualmente, per concordare gli argomenti di cui parlare. Se vuole conoscere la trasmissione, che va in onda via satellite e su internet, la invito a visitare il sito http://www.international.rai.it/taccuinoitaliano; le tappe del Giro d’Italia saranno inserite nello spazio "Oggi parliamo di…", alle 14.45 circa. Spero di sentirla presto». Naturalmente, Cecilia Porro mi ha sentito, eccome. Di cosa ho parlato? Ma naturalmente degli artisti che hanno amato Peschici scegliendola, fin dagli anni Cinquanta, come “luogo dell’anima”. Ne parlerò domani anche ai lettori dell’Attacco.
L’ispirazione materica è alla base della passione che alcuni pittori nutrono per Peschici e per i colori della sua tavolozza mediterranea, che costituiscono da sempre un polo di attrazione per molti artisti italiani e stranieri. ALFREDO BORTOLUZZI, leggendario artista di origine italiana, si stabilì a Peschici nel 1957, in un bianco villino laboratorio antistante la spiaggia, in località Valle Clavia. “Un fascio di luce mediterranea trasfiguratrice di ogni cosa, lo aveva ammaliato e ancorato ai piedi della rupe di Peschici “. Nella Germania degli anni Trenta il pittore era stato allievo dei mitici maestri della Bauhaus: Klee, Kandisky, Albers, Schlemmer. Una loro mostra collettiva di dirompente sperimentalismo fu sequestrata dal regime nazista nel 1933 a Dusseldorf. Bortoluzzi smise di dipingere e si dedicò al balletto classico, diventò quindi coreografo e scenografo di successo.
In una bellissima intervista di una decina di anni fa, l’artista, visibilmente commosso dai ricordi, ci racconta il suo primo rocambolesco ma affascinante viaggio-scoperta verso il favoloso Gargano: «Sono arrivato a Peschici nel 1953 per la prima volta, era in febbraio… Il mio critico d’arte mi aveva raccontato del Gargano… molto bello, verde e selvaggio e così mi sono messo in viaggio fino a Roma. A una agenzia di viaggi ho chiesto come si arriva nel Gargano. Mi hanno detto: “Si può andare fino a San Severo e là non c’è più un mezzo per andare più avanti; prenditi una bicicletta”. Ma abbiam trovato un trenino e un pullman che ci hanno portato fino a Peschici. Siamo andati subito alla spiaggia, era dopo una pioggia, avevano messo le barche ad asciugare e le vele erano tutte dipinte dagli stessi pescatori con colori molto vivaci, anche una Madonna. Era bellissimo, mi ha impressionato molto. La gente aveva una cultura rustica, erano molto gentili. Quello che mi è piaciuto molto a Peschici erano le cupolette delle case, quasi orientali, mi sembrava che le onde e le cupole avevano lo stesso movimento. E mi sono innamorato di Peschici. E adesso sono diventato proprio meridionale e mi sento a casa, qui…».
Secondo il critico Carlo Munari, il pittore aveva colto Peschici quale simbolo del suo stesso atteggiamento spirituale, protesa com’è, simile ad un’invocazione, verso il mondo greco. I monti, e le valli, e il mare, le ore di Peschici diventano pretesti per evocare la Stimmung della solarità. Molti pittori, avventuratisi a dipingere laggiù nella suggestione delle luci e dei colori garganici, si sono ritrovati, alla fine, prigionieri di quelle suggestioni. Solo lui, Bortoluzzi, ha saputo imprimere all’immagine la vitale energia di un’intuizione poetica. E strutturarla, quell’immagine, in una durata, sottraendola all’occasionalità effimera. L’immagine si decanta in visione, nella maniera impalpabile del sogno.
Bortoluzzi è morto qualche anno fa, a novant’anni, ma il suo ricordo è ancora vivo in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. La Chiesa Matrice di Sant’Elia di Peschici ha il privilegio di essere ricca delle sue opere, tra cui uno stupendo polittico d’altare e le stazioni di una Via Crucis.
Un altro grande pittore, “innamorato” della nostra Peschici, è ROMANO CONVERSANO. Egli nasce il 30 settembre 1920 a Rovigno d’Istria. Nel solaio della “casa veneziana, con l’altana, a picco sul mare”, ancora ragazzo ritrova, per caso, i vecchi attrezzi per dipingere del nonno materno. Scopre così la propria vocazione artistica, distinguendosi per l’abilità del segno che contorna le figure senza soluzione di continuità. A Parigi, oltre ai quadri degli impressionisti, scopre la poesia dei simbolisti; “le bateau ivre”, l’ivresse di Rimbaud sono simili a quelli istriani, misti di bora, mare e cielo.
Più tardi in Spagna scopre i colori delle terre, le case contadine cubiche, scolpite nel tufo. Milano è il luogo di lavoro, ma la malinconia padana, le nebbie, le estati continentali non lo ispirano, se non nel “ripensamento”.
E’ l’Italia del sud ad attrarlo come un ricordo atavico, una necessità del sangue: vi scende di corsa, tormentato dall’idea che l’improvvisa illuminazione gli possa sfuggire come acqua tra le dita aperte.
“Arroccata sul promontorio del Gargano, Peschici appare a Conversano, in un mattino d’estate, come una visione di fiaba: un bianco candeggiato, un lustro di rocce, un cielo satinato sul mare di smeraldo puro. Quando rocce, mare e cielo appaiono agli occhi del pittore, non hanno bisogno di essere amati, poiché lo sono già da tempo immemorabile… E diventano un luogo della memoria, un luogo dell’anima. E’ il lontano 1957. Il mare, gli scogli, la pineta, la vegetazione aggrovigliata e lucente gli appaiono il luogo congeniale dove fermarsi, dove poter costruire, un quadro dopo l’altro, il proprio racconto pittorico… Cerca un luogo qualsiasi, un locale ampio, una stalla. Trova invece un castello medievale un tempo fortezza, torre d’avvistamento, a picco sul mare, ormai rudere, per il quale si trasforma in fabbro, falegname, restauratore…
Diventerà il suo rifugio, a contatto con la natura, lontano dal caos metropolitano, dove è possibile «addormentarsi col rombo del mare sotto le finestre, svegliarsi col suo respiro possente, avendo subito negli occhi colori incredibili». Dipinge ammaliato da quelle luci, dall’incantesimo di quel mare sempre azzurro, fra rocce, pini d’Aleppo e sabbie. E’ il periodo dedicato alla “Puglia antica”, ma anche alle enigmatiche “donne del mare”, quelle donne che aveva ritrovato proprio qui, cariche del loro antico fascino slavo e mediterraneo.
E’ lo scrittore Dino Buzzati a descriverci magistralmente le sue marine, il chiarore accecante delle case mediterranee controra, i trabucchi, il mare di cobalto, le donne, facendoci immergere nella magia del Castello, studio artistico d’eccezione, “antico fortilizio sul ciglio della rupe precipitante a picco nel mare”. Conversano riesce a comunicargli il senso del vuoto, della profondità dell’abisso: “scaglie di colore, verdi e azzurri dominanti, fuse e sovrapposte a creare un tipico fermento, vibrazione, lievitazione”. “Ma è soltanto la luce a far questo?” “o è una irrequieta sensibilità del pittore che trasmette alle cose il fremito che porta dentro?” si domanda Buzzati.
E’ la sua stessa risposta ad evocare ulteriori suggestioni: “Non si muovono solo le acque laggiù, ma si muovono anche le scogliere, tremolano le bianche case nel sole meridiano e non riescono all’immobilità neppure gli alberi, i prati, la pelle delle giovani donne, non parliamo poi degli occhi!“.
Anche il poeta Mario Luzi fu profondamente colpito dagli occhi delle “donne d’oggi e di sempre” di Romano Conversano, nereidi dotate di sguardo indagatore, franco, che rivelano a ciascuno di noi il suo cuore.
RIGNANO GARGANICO. Non è ancora finita l’emergenza legata alla valorizzazione e alla salvaguardia di Grotta Paglicci, il sito paleolitico più importante d’Europa. Il Parco Nazionale del Gargano, titolare di un finanziamento Pis da 750.000 euro per la realizzazione del Museo Virtuale sulla grotta, tarda ancora ad avviare la gara per l’aggiudicazione dei lavori, che devono essere ultimati entro e non oltre il 31 dicembre 2008.
Quasi impossibile, visti i tempi stretti, la richiesta alla Regione Puglia di una proroga dei lavori che, se tutto andrà per il meglio, potrebbero a questo punto iniziare a settembre inoltrato. Ma si deve per forza di cose avviare la gara che potrebbe essere rivolta a ditte convenzionate e riconosciute dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia e dal Ministero per i Beni Culturali.
Al Parco da più parti viene chiesto di seguire una procedura breve per l’appalto, possibile seguendo semplici disposizioni di legge, e di evitare lunghe procedure che ingigantirebbero ancor più i tempi di consegna dell’opera, che sarà dipanata su tre strutture: l’ex-Chiesa del Purgatorio, l’ex-asilo comunale e la mostra-museo di Grotta Paglicci. Nelle prossime ore ne sapremo di più. Intanto, non si conoscono i tempi per l’apertura del vero e proprio Museo, soprattutto perchè vi è una causa pendente tra il Comune e la Ditta Claudio Grenzi Editore, titotale dell’allestimento della struttura espositiva, ubicata a Rignano in Corso Giannone al civico 10 (non si doveva giungere ad un accordo?). E non è tutto. La grotta resta ancora nelle mani dei privati e non ci si sta muovendo speditamente per ovviare alla questione. Due le possibilità per la Pubblica Ammnistrazione e per il Ministero competente: espropriare il bene o cercare un rapido accordo con la famiglia Bramante, titolare e responsabile dell’area esterna al giacimento preistorico.
Fonte Garganopress.net
Tempo di turismo, tempo di scelte da parte delle nuove istituzioni dopo le ultime votazioni. Ad esempio, cosa accadrà a Palazzo Dogana? Cosa si deciderà per le sorti e le strategie turistiche del Gargano?
La Provincia, di fronte ad un evento tanto storico, cioè la vittoria dello schieramento di centro destra, in questi giorni sta decidendo le cariche, gli assessorati, si sta scegliendo la nuova squadra che dovrà occuparsi delle varie problematiche della Capitanata.
Certe è che dopo 60 anni di sinistra a Palazzo Dogana, l’attesa e la curiosità è forte, ma ancor più forte per noi Garganici è vedere quali saranno le scelte che ci toccano più da vicino, vale a dire l’Ambiente e soprattutto il Turismo.
In effetti, subito dopo aver appreso della vittoria del Dott. Pepe, il mio pensiero è corso agli ultimi 10/11 anni di Palazzo Dogana, agli 8 anni del Dott. Pellegrino, poi il Dott. Stallone e a quanto sia sempre stato messo in secondo piano il Turismo e il Gargano.
Di solito sentivo dire; "il turismo è l’ultimo assessorato", questo importante settore per il Gargano, nelle tante volte che ho fatto su e giu per quelle scale di Palazzo Dogana, l’ho visto sempre trascurato, sminuito, non sufficentemente responsabilizzato, diciamo una carica "vestita" da contentino per qualche partito un pò lamentoso, questo è stato e poco più, ma soprattutto non ricordo questo incarico nelle mani di un Garganico.
Dal ’98 in poi abbiamo visto su quella poltrona esponenti di sinistra moderata fino alla sinistra estrema, ma mai un Garganico, eppure dovrebbe essere un nostro sacro santo diritto ricoprire quel ruolo, così come quello regionale, dato che il Gargano rappresenta circa il 60% dell’ospitalità turistica di tutta la Puglia. Ma niente, da allora quella poltrona è stata data a Lapollo (di Cerignola), poi Valentino (Cerignola), Lonigro (Foggia), Pica (Lucera), De Leonardis (Troia).
Qualcuno potrebbe pensare che voglia fare del campanilismo, ma al contrario vorrei semplicemente porre l’attenzione su 2 aspetti, il priimo è sicuramente che noi garganici dobbiamo essere un pò più intraprendenti, il secondo è che non c’è da meravigliarsi se nessuno ci regala niente.
La verità è che Palazzo Dogana è troppo lontano dal mare, piazza XX Settembre è troppo distante dalla sensibilità che una zona turistica come il Gargano necessita, e poi le tante problematiche di San Giovanni Rotondo, diciamo pure che non è colpa di nessuno, ma certamente tutto questo andrebbe considerato, ad esempio che è un’utopia fare promozione al Gargano, al Preappennino e al Tavoliere, come se avessero un unico bacino di utenza.
Ad esempio un certo De Leonardis o Pica cosa ne potevano sapere del Gargano? Ricordo che, chi in un modo chi in un altro, cercavano di draghettare grandi e piccoli problemi legati al turismo con quella facilità quasi da Assessore al Turismo di Sanremo, che puntualmente sale sul palco durante il Festival per regalare i fiori all’ospite di turno. Signori non è, e non è stata colpa vostra, semmai la colpa è di chi ha deciso di mettervi in quel ruolo inappropriato, barattando semmai una rivendicazione politica con un assessorato che avrebbe dovuto gestire e pianificare valide soluzioni al Turismo per il Gargano.
Personalmente mi sono anche stancato di tutte quelle parole inutili pronunciate, sono stanco del comportamento e atteggiamento di alcuni foggiani, foggiani che dimenticano che se non fosse per noi Garganici, la provincia di Foggia sarebbe una delle più povere, dimenticano che il PIL prodotto dal Gargano è la vera ricchezza per questa Provincia, dimenticano che è troppo semplice fare da spettatori e molte volte a spettegolare sui Garganici, quando poi in molti casi vengono qui a chiedere voti dimenticandosi puntualmente le loro responsabilità.
Un’altra verità su questo argomento è che i foggiani ma aggiungo anche San Severo ed altri centri del Tavoliere e Preappennino devono decidersi una volta per tutte se sono nostri cugini o nostri nemici.
Quando andiamo nel Salento, che sia Lecce o Gallipoli la gente ti dice "sono salentino", noi timidamente cominciamo a dire "sono garganico", voi a questo punto siete di fronte ad una scelta e cioè "cosa volete essere?", ecco, se il Gargano non vi piace, non lo amate, non volete difenderlo, ma solo tenervi il PIL alto, e venire a passare la pasquetta, il più delle volte criticandoci in tutto, allora a questa gente dico di lasciarci in pace e sentirsi ciò che vuole, meno che Garganico.
Qui c’è una storia da scrivere dove non c’è tempo ancora per lamentele inutili, luoghi comuni di chi si sofferma a fare da spettatore, il mio augurio è che venga raccolta questa riflessione per quel che saranno le decisioni almeno in ambito Turistico, al quale mi auguro di vedere assegnata quella carica ad un Garganico vero, un garganico che conosce gli operatori turistici e conosce i tanti problemi ancora irrisolti e che non si possono ancora cammuffare con l’evento, anche perchè non vorrei proprio che anche questa volta finisce a "tarallucc e vin’".
Mi auguro che la carica al Turismo sia data ad un Garganico come Lonigro (che è di Foggia, ma in quei 2 anni aveva dato serietà a questo assessorato e sensibilità agli operatori), mi auguro che ci sia finalmente un Grande Presidente che si ricorda che nella provnicia di Foggia abbiamo uno dei massimi esperti di Turismo il cui nome è Vincenzo D’Onofrio, avvocato, di Manfredonia, ex direttore Apt, console Touring Club e soprattutto la persona che ha scritto e conserva i migliori progetti di Turismo (chiaramente mai realizzati) dove è esattamente da quei progetti che dovremmo ripartire.
Mi auguro che ci sia al Turismo un Garganico che ami il Gargano, perchè è solo questo che significa Garganico.
Alla nuova giunta faccio i miei più sinceri auguri da presidente dell’associazione Io Sono Garganico e dei tanti operatori turistici che rappresento, al Dott. Pepe auguro i migliori successi e di rendere finalmente Grande la Provincia e Il Gargano, e se posso permettermi un consiglio, ascolti quanto più potrà i professionisti dei vari settori e poco i dirigenti poichè tra loro e i vari assessori passati, i danni sono già inquantificabili.
Della regione non voglio aggiungere altro a quanto già detto dall’assessore Ruocco, ecco perchè, a maggior ragione il mio più grande desiderio è una forte risposta dalla nostra nuova Provincia di Foggia.
Presidente, in bocca al lupo!
Gaetano Berthoud
Il 13 Maggio alle ore 20.00, presso l’aula magna dell’Università Bocconi di Milano, si è svolta l’assegnazione del "Premio Ambasciatore di terre di Puglia".
Il premio è intitolato alla memoria di Francesco Marco Attanasi, giovane musicista scomparso prematuramente in un’incidente stradale.
Viene assegnato ogni anno a persone, associazioni, enti o gruppi che abbiano saputo coniugare nello svolgimento dei loro mandati, arti, professioni e mestier, il raggiungimento di più alti obiettivi oltre le loro personali ambizioni al fine di promuovere l’immagine delle "terre di Puglia".
Alla manifestazione di quest’anno sono stati premiati i Cantori di Carpino ed Antonio Piccininno, il regista Sergio Rubini, Paride De masi, Luca Montrone, Sergio Blasi.
Prima dell’inizio vedo Nicola Gentile sul palco e gli vado incontro per salutarlo; lui mi introduce dietro le quinte in modo da poter salutare "zi’ ‘Ntonie". Mi presento:sono di Carpino. Lui subito mi chiede "a chi sono figlio". Glielo spiego e lui mi dice di conoscere. E’ molto contento, mi dice di essere stato a fare un concerto "con centomila persone" e di essere qui a ritirare il premio. Io mi complimento e lo saluto. Poi ritorno a sedere.
All’annuncio del frizzante conduttore, Antonio Piccininno si reca sul palco per esibirsi in una colorita e applaudita introduzione alla personalità di un Cantore. Inizia con la descrizione delle origini di canto popolare, raccontando la sua storia personale, come esempio di quelle di altri cantori. Trascina il pubblico accattivandosene la simpatia sin dalle prime frasi, scaldando gli animi con il suo parlare schietto. L’aula gremita, al punto da obbligare molti a stare in piedi, apre il cuore ad un uomo del suo genere, con la sua storia singolare e tutta da imparare; l’anziano Cantore continua versegiando le strofe che andrà poi a cantare, intercalandogli curiose spiegazione della vita di una volta.
Inizia l’esibizione accompagnato nella musica da Nicola Gentile (Cantori di Carpino) e dal gruppo degli "Sciuacuddhuzzi", esegue per prima "Vide che bella giovene mei capate".
Termina il suo emozionante spettacolo con la "Ninna nanna", a conclusione della quale scaturisce un fortissimo e spontaneo applauso per quest’artista particolare, questo ultranovantenne che va in giro a diffondere quella che fu la sua cultura, con un vigore sorprendente ed una serenità contagiosa.
Tra il pubblico una signora commenta rivolta ad una vicina esprimendo la tenerezza provata per la sua persona.
La serata, aldilà di qualche "gaffe fotografica" (nella premiazione dell’organizzatore della Notte della Taranta,Sergio Blasi, viene mostrata tra le altre, la famosa foto della piazza di Carpino durante il Folk Festival che ha come protagonista la ballerina dalla gonna gonfiata dal ballo e come sfondo, il folto pubblico e la Chiesa di S. Cirillo d’Alessandria splendidamente illuminata), prosegue con le ulteriori premiazioni.
Ma l’impronta più marcata è stata lasciata dalla persona di Antonio Piccininno, arte: Cantore.
E questo è il ricordo che rimarrà a me e a molti altri di questa splendida serata, trascorsa in sua compagnia.
Rocco D’Antuono
E’ tempo di uscire dai ranghi. Di deragliare dai binari. Di staccarsi dal tracciato dei solchi.
Il futuro non è per sguardi incollati al presente né per pensieri reclusi nel passato.
Il futuro è per chi rompe la linea del tempo e dello spazio, oltrepassa la sequenza del kronos, perlustra nuove realtà, immagina nuovi linguaggi, incalza un nuovo bisogno di senso.
E’ tempo di disordine creativo, di spiazzamento generatore, di intelligenza eccentrica, insomma di idee che disorientino, di segni che sorprendano, di suoni che stupiscano.
Diciamolo pure con coraggio: questo è tempo di disordini e di rumori, forse anche di caos positivo.
Perché c’è bisogno di visioni, che un guizzo dell’immaginazione anticipi mondi possibili, che un lampo dell’ingegno dischiuda scenari imprevedibili.
Questo tempo è kairos, aperto al cambiamento, come la porticina di Benjamin, lasciata appena socchiusa perché in qualsiasi momento possa irrompere la novità.
Questo tempo ha un luogo e un soggetto propizi, il mediterraneo e i giovani.
La Puglia invita i giovani artisti della piazza mediterranea, perimetrata dai confini del mare, a incrociare le loro espressioni per disegnare un futuro avvincente.
Una piazza perché i bollenti spiriti abbiano un luogo aperto per incontrare, ospitare, ascoltare, raccontare, conoscere. Per osare con curiosità.
N.B Il contributo regionale non è proporzionale rispetto al valore complessivo del progetto. Gli importi concessi da Principi Attivi e da eventuali altre fonti sono totalmente indipendenti, anzi il cofinanziamento può anche essere pari a zero.
Perchè i giovani di Carpino non ci devono provare? Forse hanno bisogno di essere aiutati?
Mi appello alla coscienza civile del nostro paese, buttiamo giù delle idee per i nostri ragazzi e cerchiamo di dargli un futuro a Carpino.
Dove sono i laureati under 32, i liceali, i ragionieri e i geometri, disoccupati o non appagati, che hanno il ‘coraggio’ di stare a Carpino? Possibile che per tutta la vita vi dovete nascondere o aspettare il posto e nel frattempo dare le colpe al sistema e al governo ladro. Qui puntano su di voi, sulla vostra capacità di fare impresa. Non stiamo parlando di dx o di sx, qui stiamo parlando di voi. Come dice Matteo Cannarozzi da Vico del Gargano (quando avrò il piacere di citare un carpinese?) "il momento delle doglianze speriamo sia finito! ora a tutti noi viene chiesto di "FARE" senza aspettare gli altri. Non è facile lo so. Proviamoci però. Perchè il cambiamento è un processo complesso e ha bisogno di tempo. Ai giovani oggi si chiede di appropriarsi del loro ruolo, da troppo tempo occupato da altri…fatevi avanti!"
I comuni vicino si stanno attrezzando, qui ad esempio potete leggere di Vico del Gargano, clicca qui per vedere. Cambiamo questa mappa e polticamente parlando la situazione deve trovare un equilibrio e quindi i vostri progetti hanno ampie possibilità di essere approvati.
Una buona idea, minimo 2 persone tra i 18 e i 32 anni, fino a 25.000 € di contributo, 1 anno di tempo, scade il 31 luglio.