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Antonio Basile (Ufficiale)

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Sul Gargano per il ponte del 2 Giugno, gli operatori turistici possono sorridere

Peschici e Vieste dopo gli incendi dell’estate scorse sono risorte. Gli alberghi registrano il tutto esaurito.

Se lo specchio della stagione estiva sul Gargano è il ponte del 2 Giugno, gli operatori turistici possono sorridere. In questi giorni le località balneari della Montagna Sacra stanno facendo registrare il tutto esaurito. Peschici e Vieste sono risorte dal periodo nero degli incendi, an­che se già qualche giorno dopo il disastro del 24 luglio il flusso tu­ristico era tornato progressiva­mente alla normalità. Adesso tutto sembra andare per il verso giusto: alberghi pieni, sia quelli di categoria che i semplici `affit­tacamere’, ristoranti gremiti, ba­gnanti in spiaggia e tedeschi e ceki, regolarrnente in acqua aiu­tati anche dal solleone.
Ridono anche Rodi Gargani­co, San Menaio e Mattinata, tan­to che la troupe Rai, impegnata nelle riprese della Vita in Diretta, non è riuscita a soggiornare al­l’hotel Baia dei Faraglioni, sul li­torale tra Mattinata e Vieste, per­ché tutte le stanze erano preno­tate. Sul litorale nord del Garga­no, al Lido del Sole, Foce Varano e Capoiale, si predilige invece un turismo mordi e fuggi.
E sono soltanto i primissimi giorni di giugno, con la bella stagione esplosa da poco meno di una set­timana, dopo le temperature in­certe della primavera in Capita­nata. Vieste è invasa dai bambini di "Mangia Bene, Cresci Me­glio", una campagna di sensibi­lizzazione sull’importanza di una sana e corretta alimentazio­ne messa in atto dal ministero delle Politiche agricole e che ha visto in città centinaia di piccoli scolari in maglia bianca e capel­lino, provenienti da tutta Italia.
I dati registrati dal Telefono Rosso, lo sportello del Codacons dedicato alle vacanze degli ita­liani, fanno registrare un aumen­to del 13% sulle tariffe applicate dai vari stabilimenti balneari a quello che si considera il servizio base, ovvero l’affitto giornaliero di un ombrellone e 2 sdraio. An­che 18 curo in più rispetto all’an­no passato: sul Gargano tutto è rimasto alla scorsa stagione e la spesa media in provincia di Fog­gia è di 10,38 curo al giorno. Tra le spiagge più economiche della Capitanata, i dati dell’A­zienda di Promozione Turistica registrano quella di Macchia, nei pressi di Monte Sant’Angelo, con una spesa media di 7,3 euro, se­guita dalle spiagge di Chieuti e San Menaio, dove un tuffo in ma­re costa mediamente 7,42 e 7,87 curo. Stabili sui 9 euro i sevizi ba­se delle spiagge di Lesina (9,09) e Margherita di Savoia (9,59) men­tre, pur senza Bandiera Blu, om­brellone e sdraio costeranno 10,25 curo a Peschici e 10,89 eu­ro a Vieste. Le spese aumentano sulle spiagge di Rodi Garganico (13), Manfredonia (13,23) e Foce Varano (14). Anche gli albergato­ri di San Giovanni Rotondo sono contenti, perché l’ostensione delle spoglie di San Pio sta por­tando molti più fedeli in città ri­spetto agli altri anni.
Piero Russo
Nella foto Antonio Piccininno se la ride con la Sara Tommasi, qui le altre foto

Presentazione del nuovo libro di Angelo Del Vecchio:Lupi mannari, streghe e fantasmi del Gargano

RIGNANO GARGANICO. Sarà presentato il prossimo 12 agosto, alle ore 21.00, il nuovo lavoro editoriale del direttore dell’agenzia di stampa "on line" Garganopress.net, il giornalista Angelo Del Vecchio. Si tratta di "Lupi mannari, streghe e fantasmi del Gargano", una antologia di racconti fantastici e di storie realmente accadute. In tutto 10 brani che ricostruiscono leggende e fatti veramente accaduti tra il Settecento e gli inizi del Novecento.

Progetto gioco Cagnano Varano,presentazione risultati dell’indagine

PROGETTO GIOCO

presentazione dell’indagine svolta

dalle classi 1, 2, 3 e 5 liceo SOCIO-PSICOPEDAGOGICO

CAGNANO VARANO

giorno 6 giugno aula magna del Liceo

referente prof.ssa Leonarda Crisetti

dirigente prof. A. Scalzi 

gruppo 1

 
I giochi della tradizione garganica
Dalle risposte alla domanda n. 10 del questionario ai nonni e ai genitori e dalla lettura dei grafici è possibile effettuare  diverse considerazioni, trarre elementi di conoscenza interessanti, forse anche nuovi. Prima di proporveli, sembra utile offrire qualche spiegazione sul metodo seguito nelle leggere e interpretare i dati.
Abbiamo sottoposto il questionario a 168 adulti e anziani. Abbiamo, poi, raggruppato le risposte per campione: M. Anziani, M. Adulti, F. Anziane e F. Adulte. Quindi abbiamo rappresentato le risposte nei vari grafici indicando i valori di percentuale [vedi grafici da 1 a 70]. In seguito abbiamo classificato le risposte riconducendole a tre gruppi: giochi essenzialmente femminili, giochi essenzialmente maschili e giochi più o meno equamente svolti da maschi e femmine. Abbiamo letto le risposte in orizzontale, individuando analogie e differenze tra i vari gruppi. Abbiamo, infine, letto in verticale sia i giochi essenzialmente femminili sia quelli prevalentemente maschili, per individuare eventuali cambiamenti dalla generazione dei nonni a quella dei genitori e cogliere trasformazioni.


tratto dal blog di Leonarda Crisetti:clicca qui per leggere l’intera notizia

Peschici “luogo dell’anima” per due artisti d’eccezione: Alfredo Bortoluzzi e Romano Conversano

A Bortoluzzi, che nel 1953 chiedeva a un’agenzia di viaggi come arrivare nella cittadina  garganica, consigliarono di prendersi una bicicletta di TERESA RAUZINO

Una settimana fa, nella mia casella di posta elettronica ho trovato un’e-mail di Cecilia Porro, conduttrice della trasmissione radiofonica di RAI International "Taccuino Italiano": «Seguiremo tappa dopo tappa i luoghi del Giro d’Italia. Come saprà, giovedì 15 è previsto il giro del Gargano, con arrivo a Peschici. Mi piacerebbe che fosse lei la nostra guida al Gargano, alla sua storia, alle sue tradizioni; abbiamo 15 minuti a disposizione, da registrare telefonicamente nei prossimi giorni. La prego di contattarmi per farmi sapere se è disponibile e, eventualmente, per concordare gli argomenti di cui parlare. Se vuole conoscere la trasmissione, che va in onda via satellite e su internet, la invito a visitare il sito http://www.international.rai.it/taccuinoitaliano; le tappe del Giro d’Italia saranno inserite nello spazio "Oggi parliamo di…", alle 14.45 circa. Spero di sentirla presto». Naturalmente, Cecilia Porro mi ha sentito, eccome. Di cosa ho parlato? Ma naturalmente degli artisti che hanno amato Peschici scegliendola, fin dagli anni Cinquanta, come “luogo dell’anima”.  Ne parlerò domani anche  ai lettori dell’Attacco.

L’ispirazione materica è alla base della passione che alcuni pittori nutrono per Peschici e per i colori della sua tavolozza mediterranea, che costituiscono da sempre un polo di attrazione per molti artisti italiani e stranieri. ALFREDO BORTOLUZZI, leggendario artista di origine italiana, si stabilì a Peschici nel 1957, in un bianco villino laboratorio antistante la spiaggia, in località Valle Clavia. “Un fascio di luce mediterranea trasfiguratrice di ogni cosa, lo aveva ammaliato e ancorato ai piedi della rupe di Peschici “. Nella Germania degli anni Trenta il pittore era stato allievo dei mitici maestri della Bauhaus: Klee, Kandisky, Albers, Schlemmer. Una loro mostra collettiva di dirompente speri­mentalismo fu sequestrata dal regime nazista nel 1933 a Dusseldorf.  Bortoluzzi smise di dipingere e si dedicò al balletto classico, diventò quindi coreografo e sce­nografo di successo.

In una bellissima intervista di una deci­na di anni fa, l’artista, visibilmente commosso dai ricordi, ci racconta il suo pri­mo rocambolesco ma affascinante viaggio-scoperta verso il favoloso Gargano: «Sono arrivato a Peschici nel 1953 per la prima volta, era in febbraio… Il mio cri­tico d’arte mi aveva raccontato del Gargano… molto bello, verde e selvaggio e così mi sono messo in viaggio fino a Roma. A una agenzia di viaggi ho chiesto come si arriva nel Gargano. Mi hanno detto: “Si può andare fino a San Severo e là non c’è più un mezzo per andare più avanti; prenditi una bicicletta”. Ma abbiam tro­vato un trenino e un pullman che ci hanno portato fino a Peschici. Siamo anda­ti subito alla spiaggia, era dopo una pioggia, avevano messo le barche ad asciugare e le vele erano tutte dipinte dagli stessi pescatori con colori molto vivaci, anche una Madonna. Era bellissimo, mi ha impressionato molto. La gente aveva una cultura rustica, erano molto gentili. Quello che mi è piaciuto molto a Peschici erano le cupolette delle case, quasi orientali, mi sembrava che le onde e le cupole avevano lo stesso movimento. E mi sono innamorato di Peschici. E adesso sono diventato proprio meridionale e mi sento a casa, qui…».

Secondo il critico Carlo Munari, il pittore aveva colto Peschici quale simbolo del suo stesso atteggiamento spirituale, protesa com’è, simile ad un’invocazione, verso il mondo greco. I monti, e le valli, e il mare, le ore di Peschici diventano pretesti per evocare la Stimmung della solarità. Molti pittori, avventuratisi a dipingere lag­giù nella suggestione delle luci e dei colori garganici, si sono ritrovati, alla fine, prigionieri di quelle suggestioni. Solo lui, Bortoluzzi, ha saputo imprimere all’im­magine la vitale energia di un’intuizione poetica. E strutturarla, quell’immagine, in una durata, sottraendola all’occasionalità effimera. L’immagine si decanta in visione, nella maniera impalpabile del sogno.

Bortoluzzi è morto qualche anno fa, a novant’anni, ma il suo ricordo è ancora vivo in tutti coloro che hanno avuto la fortuna di conoscerlo. La Chiesa Matrice di Sant’Elia di Peschici ha il privilegio di essere ricca delle sue opere, tra cui uno stupendo polittico d’altare e le stazioni di una Via Crucis.

Un altro grande pittore, “innamorato” della nostra Peschici, è ROMANO CONVERSANO. Egli nasce il 30 settembre 1920 a Rovigno d’Istria. Nel solaio della “casa veneziana, con l’altana, a picco sul mare”, ancora ragazzo ritrova, per caso, i vecchi attrezzi per dipin­gere del nonno materno. Scopre così la propria vocazione artistica, distinguendo­si per l’abilità del segno che contorna le figure senza soluzione di continuità. A Parigi, oltre ai quadri degli impressionisti, scopre la poesia dei simbolisti; “le bateau ivre”, l’ivresse di Rimbaud sono simili a quelli istriani, misti di bora, mare e cielo.

Più tardi in Spagna scopre i colori delle terre, le case contadine cubiche, scolpite nel tufo. Milano è il luogo di lavoro, ma la malinconia padana, le nebbie, le estati continentali non lo ispirano, se non nel “ripensamento”.

E’ l’Italia del sud ad attrarlo come un ricordo atavico, una necessità del sangue: vi scende di corsa, tormentato dall’idea che l’improvvisa illuminazione gli possa sfuggire come acqua tra le dita aperte.

“Arroccata sul promontorio del Gargano, Peschici appare a Conversano, in un mattino d’estate, come una visione di fiaba: un bianco candeggiato, un lustro di rocce, un cielo satinato sul mare di smeraldo puro. Quando rocce, mare e cielo appaiono agli occhi del pittore, non hanno bisogno di essere amati, poiché lo sono già da tempo immemorabile… E diventano un luogo della memoria, un luogo dell’anima. E’ il lontano 1957. Il mare, gli scogli, la pineta, la vegetazione aggrovigliata e lucente gli appaiono il luogo congeniale dove fermarsi, dove poter costruire, un quadro dopo l’altro, il proprio racconto pittorico… Cerca un luogo qualsiasi, un locale ampio, una stalla. Trova invece un castello medievale un tempo fortezza, torre d’avvistamento, a picco sul mare, ormai rudere, per il quale si trasforma in fabbro, falegname, restauratore…

Diventerà il suo rifugio, a con­tatto con la natura, lontano dal caos metropolitano, dove è possibile «addor­mentarsi col rombo del mare sotto le finestre, svegliarsi col suo respiro possente, avendo subito negli occhi colori incredibili». Dipinge ammaliato da quelle luci, dall’incantesimo di quel mare sempre azzurro, fra rocce, pini d’Aleppo e sabbie. E’ il periodo dedicato alla “Puglia antica”, ma anche alle enigmatiche “donne del mare”, quelle donne che aveva ritrovato pro­prio qui, cariche del loro antico fascino slavo e mediterraneo.

E’ lo scrittore Dino Buzzati a descriverci magistralmente le sue marine, il chiaro­re accecante delle case mediterranee controra, i trabucchi, il mare di cobalto, le donne, facendoci immergere nella magia del Castello, studio artistico d’eccezio­ne, “antico fortilizio sul ciglio della rupe precipitante a picco nel mare”. Conversano riesce a comunicargli il senso del vuoto, della profondità dell’abisso: “scaglie di colore, verdi e azzurri dominanti, fuse e sovrapposte a creare un tipico fermento, vibrazione, lievitazione”. “Ma è soltanto la luce a far questo?” “o è una irrequieta sensibilità del pittore che trasmette alle cose il fremito che porta dentro?” si domanda Buzzati.

E’ la sua stessa risposta ad evocare ulteriori suggestioni: “Non si muovono solo le acque laggiù, ma si muo­vono anche le scogliere, tremolano le bianche case nel sole meridiano e non rie­scono all’immobilità neppure gli alberi, i prati, la pelle delle giovani donne, non parliamo poi degli occhi!“.

Anche il poeta Mario Luzi fu profondamente colpito dagli occhi delle “donne d’oggi e di sempre” di Romano Conversano, nereidi dotate di sguardo indagatore, franco, che rivelano a ciascuno di noi il suo cuore.

Ancora nulla di fatto per Grotta Paglicci

RIGNANO GARGANICO. Non è ancora finita l’emergenza legata alla valorizzazione e alla salvaguardia di Grotta Paglicci, il sito paleolitico più importante d’Europa. Il Parco Nazionale del Gargano, titolare di un finanziamento Pis da 750.000 euro per la realizzazione del Museo Virtuale sulla grotta, tarda ancora ad avviare la gara per l’aggiudicazione dei lavori, che devono essere ultimati entro e non oltre il 31 dicembre 2008.

Quasi impossibile, visti i tempi stretti, la richiesta alla Regione Puglia di una proroga dei lavori che, se tutto andrà per il meglio, potrebbero a questo punto iniziare a settembre inoltrato. Ma si deve per forza di cose avviare la gara che potrebbe essere rivolta a ditte convenzionate e riconosciute dalla Soprintendenza Archeologica della Puglia e dal Ministero per i Beni Culturali.

Al Parco da più parti viene chiesto di seguire una procedura breve per l’appalto, possibile seguendo semplici disposizioni di legge, e di evitare lunghe procedure che ingigantirebbero ancor più i tempi di consegna dell’opera, che sarà dipanata su tre strutture: l’ex-Chiesa del Purgatorio, l’ex-asilo comunale e la mostra-museo di Grotta Paglicci. Nelle prossime ore ne sapremo di più. Intanto, non si conoscono i tempi per l’apertura del vero e proprio Museo, soprattutto perchè vi è una causa pendente tra il Comune e la Ditta Claudio Grenzi Editore, titotale dell’allestimento della struttura espositiva, ubicata a Rignano in Corso Giannone al civico 10 (non si doveva giungere ad un accordo?). E non è tutto. La grotta resta ancora nelle mani dei privati e non ci si sta muovendo speditamente per ovviare alla questione. Due le possibilità per la Pubblica Ammnistrazione e per il Ministero competente: espropriare il bene o cercare un rapido accordo con la famiglia Bramante, titolare e responsabile dell’area esterna al giacimento preistorico.
Fonte Garganopress.net

Riflessioni e scelte per il Turismo nel Gargano di Gaetano Berthoud

Tempo di turismo, tempo di scelte da parte delle nuove istituzioni dopo le ultime votazioni. Ad esempio, cosa accadrà a Palazzo Dogana? Cosa si deciderà per le sorti e le strategie turistiche del Gargano?
La Provincia, di fronte ad un evento tanto storico, cioè la vittoria dello schieramento di centro destra, in questi giorni sta decidendo le cariche, gli assessorati, si sta scegliendo la nuova squadra che dovrà occuparsi delle varie problematiche della Capitanata.
Certe è che dopo 60 anni di sinistra a Palazzo Dogana, l’attesa e la curiosità è forte, ma ancor più forte per noi Garganici è vedere quali saranno le scelte che ci toccano più da vicino, vale a dire l’Ambiente e soprattutto il Turismo.
In effetti, subito dopo aver appreso della vittoria del Dott. Pepe, il mio pensiero è corso agli ultimi 10/11 anni di Palazzo Dogana, agli 8 anni del Dott. Pellegrino, poi il Dott. Stallone e a quanto sia sempre stato messo in secondo piano il Turismo e il Gargano.
Di solito sentivo dire; "il turismo è l’ultimo assessorato", questo importante settore per il Gargano, nelle tante volte che ho fatto su e giu per quelle scale di Palazzo Dogana, l’ho visto sempre trascurato, sminuito, non sufficentemente responsabilizzato, diciamo una carica "vestita" da contentino per qualche partito un pò lamentoso, questo è stato e poco più, ma soprattutto non ricordo questo incarico nelle mani di un Garganico.
Dal ’98 in poi abbiamo visto su quella poltrona esponenti di sinistra moderata fino alla sinistra estrema, ma mai un Garganico, eppure dovrebbe essere un nostro sacro santo diritto ricoprire quel ruolo, così come quello regionale, dato che il Gargano rappresenta circa il 60% dell’ospitalità turistica di tutta la Puglia. Ma niente, da allora quella poltrona è stata data a Lapollo (di Cerignola), poi Valentino (Cerignola), Lonigro (Foggia), Pica (Lucera), De Leonardis (Troia).
Qualcuno potrebbe pensare che voglia fare del campanilismo, ma al contrario vorrei semplicemente porre l’attenzione su 2 aspetti, il priimo è sicuramente che noi garganici dobbiamo essere un pò più intraprendenti, il secondo è che non c’è da meravigliarsi se nessuno ci regala niente.
La verità è che Palazzo Dogana è troppo lontano dal mare, piazza XX Settembre è troppo distante dalla sensibilità che una zona turistica come il Gargano necessita, e poi le tante problematiche di San Giovanni Rotondo,  diciamo pure che non è colpa di nessuno, ma certamente tutto questo andrebbe considerato, ad esempio che è un’utopia fare promozione al Gargano, al Preappennino e al Tavoliere, come se avessero un unico bacino di utenza.
Ad esempio un certo De Leonardis o Pica cosa ne potevano sapere del Gargano? Ricordo che, chi in un modo chi in un altro, cercavano di draghettare grandi e piccoli problemi legati al turismo con quella facilità quasi da Assessore al Turismo di Sanremo, che puntualmente sale sul palco durante il Festival per regalare i fiori all’ospite di turno. Signori non è, e non è stata colpa vostra, semmai la colpa è di chi ha deciso di mettervi in quel ruolo inappropriato, barattando semmai una rivendicazione politica con un assessorato che avrebbe dovuto gestire e pianificare valide soluzioni al Turismo per il Gargano.
Personalmente mi sono anche stancato di tutte quelle parole inutili pronunciate, sono stanco del comportamento e atteggiamento di alcuni foggiani, foggiani che dimenticano che se non fosse per noi Garganici, la provincia di Foggia sarebbe una delle più povere, dimenticano che il PIL prodotto dal Gargano è la vera ricchezza per questa Provincia, dimenticano che è troppo semplice fare da spettatori e molte volte a spettegolare sui Garganici, quando poi in molti casi vengono qui a chiedere voti dimenticandosi puntualmente le loro responsabilità.
Un’altra verità su questo argomento è che i foggiani ma aggiungo anche San Severo ed altri centri del Tavoliere e Preappennino devono decidersi una volta per tutte se sono nostri cugini o nostri nemici.
Quando andiamo nel Salento, che sia Lecce o Gallipoli la gente ti dice "sono salentino", noi timidamente cominciamo a dire "sono garganico", voi a questo punto siete di fronte ad una scelta e cioè "cosa volete essere?", ecco, se il Gargano non vi piace, non lo amate, non volete difenderlo, ma solo tenervi il PIL alto, e venire a passare la pasquetta, il più delle volte criticandoci in tutto, allora a questa gente dico di lasciarci in pace e sentirsi ciò che vuole, meno che Garganico.
Qui c’è una storia da scrivere dove non c’è tempo ancora per lamentele inutili, luoghi comuni di chi si sofferma a fare da spettatore, il mio augurio è che venga raccolta questa riflessione per quel che saranno le decisioni almeno in ambito Turistico, al quale mi auguro di vedere assegnata quella carica ad un Garganico vero, un garganico che conosce gli operatori turistici e conosce i tanti problemi ancora irrisolti e che non si possono ancora cammuffare con l’evento, anche perchè non vorrei proprio che anche questa volta finisce a "tarallucc e vin’".
Mi auguro che la carica al Turismo sia data ad un Garganico come Lonigro (che è di Foggia, ma in quei 2 anni aveva dato serietà a questo assessorato e sensibilità agli operatori), mi auguro che ci sia finalmente un Grande Presidente che si ricorda che nella provnicia di Foggia abbiamo uno dei massimi esperti di Turismo il cui nome è Vincenzo D’Onofrio, avvocato, di Manfredonia, ex direttore Apt, console Touring Club e soprattutto la persona che ha scritto e conserva i migliori progetti di Turismo (chiaramente mai realizzati)  dove è esattamente da quei progetti che dovremmo ripartire.
Mi auguro che ci sia al Turismo un Garganico che ami il Gargano, perchè è solo questo che significa Garganico.
Alla nuova giunta faccio i miei più sinceri auguri da presidente dell’associazione Io Sono Garganico e dei tanti operatori turistici che rappresento, al Dott. Pepe auguro i migliori successi e di rendere finalmente Grande la Provincia e Il Gargano, e se posso permettermi un consiglio, ascolti quanto più potrà i professionisti dei vari settori e poco i dirigenti poichè tra loro e i vari assessori passati, i danni sono già inquantificabili.
Della regione non voglio aggiungere altro a quanto già detto dall’assessore Ruocco, ecco perchè, a maggior ragione il mio più grande desiderio è una forte risposta dalla nostra nuova Provincia di Foggia.
Presidente, in bocca al lupo!
Gaetano Berthoud

I Cantori di Carpino e Antonio Piccininno premiati come Ambasciatore di terre di Puglia

Il 13 Maggio alle ore 20.00, presso l’aula magna dell’Università Bocconi  di Milano, si è svolta l’assegnazione del "Premio Ambasciatore di terre di Puglia".

Il premio è intitolato alla memoria di Francesco Marco Attanasi, giovane musicista scomparso prematuramente in un’incidente stradale.

Viene assegnato ogni anno a persone, associazioni, enti o gruppi che abbiano saputo coniugare nello svolgimento dei loro mandati, arti, professioni e mestier, il raggiungimento di più alti obiettivi oltre le loro personali ambizioni al fine di promuovere l’immagine delle "terre di Puglia".

Alla manifestazione di quest’anno sono stati premiati i Cantori di Carpino ed Antonio Piccininno, il regista Sergio Rubini, Paride De masi, Luca Montrone, Sergio Blasi.

Prima dell’inizio vedo Nicola Gentile sul palco e gli vado incontro per salutarlo; lui mi introduce dietro le quinte in modo da poter salutare "zi’ ‘Ntonie". Mi presento:sono di Carpino. Lui subito mi chiede "a chi sono figlio". Glielo spiego e lui mi dice di conoscere. E’ molto contento, mi dice di essere stato a fare un concerto "con centomila persone" e di essere qui a ritirare il premio. Io mi complimento e lo saluto. Poi ritorno a sedere.

All’annuncio del frizzante conduttore, Antonio Piccininno si reca sul palco per esibirsi in una colorita e applaudita introduzione alla personalità di un Cantore. Inizia con la descrizione delle origini di canto popolare, raccontando la sua storia personale, come esempio di quelle di altri cantori. Trascina il pubblico accattivandosene la simpatia sin dalle prime frasi, scaldando gli animi con il suo parlare schietto. L’aula gremita, al punto da obbligare molti a stare in piedi, apre il cuore ad un uomo del suo genere, con la sua storia singolare e tutta da imparare; l’anziano Cantore continua versegiando le strofe che andrà poi a cantare, intercalandogli curiose spiegazione della vita di una volta.

Inizia l’esibizione accompagnato nella musica da Nicola Gentile (Cantori di Carpino) e dal gruppo degli "Sciuacuddhuzzi", esegue per prima "Vide che bella giovene mei capate".

Termina il suo emozionante spettacolo con la "Ninna nanna", a conclusione della quale scaturisce un fortissimo e spontaneo applauso per quest’artista particolare, questo ultranovantenne che va in giro a diffondere quella che fu la sua cultura, con un vigore sorprendente ed una serenità contagiosa.

Tra il pubblico una signora commenta rivolta ad una vicina esprimendo la tenerezza provata per la sua persona. 

La serata, aldilà di qualche "gaffe fotografica" (nella premiazione dell’organizzatore della Notte della Taranta,Sergio Blasi, viene mostrata tra le altre, la famosa foto della piazza di Carpino durante il Folk Festival che ha come protagonista la ballerina dalla gonna gonfiata dal ballo e come sfondo, il folto pubblico e la Chiesa di S. Cirillo d’Alessandria splendidamente  illuminata), prosegue con le ulteriori premiazioni.

Ma l’impronta più marcata è stata lasciata dalla persona di Antonio Piccininno, arte: Cantore.

E questo è il ricordo  che rimarrà a me e a molti altri di questa splendida serata, trascorsa in sua compagnia.   

Rocco D’Antuono

  

Progetti Bollenti anche a Carpino, ma perchè nooo?

E’ tempo di uscire dai ranghi. Di deragliare dai binari. Di staccarsi dal tracciato dei solchi.
Il futuro non è per sguardi incollati al presente né per pensieri reclusi nel passato.
Il futuro è per chi rompe la linea del tempo e dello spazio, oltrepassa la sequenza del kronos, perlustra nuove realtà, immagina nuovi linguaggi, incalza un nuovo bisogno di senso.
E’ tempo di disordine creativo, di spiazzamento generatore, di intelligenza eccentrica, insomma di idee che disorientino, di segni che sorprendano, di suoni che stupiscano.
Diciamolo pure con coraggio: questo è tempo di disordini e di rumori, forse anche di caos positivo.
Perché c’è bisogno di visioni, che un guizzo dell’immaginazione anticipi mondi possibili, che un lampo dell’ingegno dischiuda scenari imprevedibili.
Questo tempo è kairos, aperto al cambiamento, come la porticina di Benjamin, lasciata appena socchiusa perché in qualsiasi momento possa irrompere la novità.
Questo tempo ha un luogo e un soggetto propizi, il mediterraneo e i giovani.
La Puglia invita i giovani artisti della piazza mediterranea, perimetrata dai confini del mare, a incrociare le loro espressioni per disegnare un futuro avvincente.
Una piazza perché i bollenti spiriti abbiano un luogo aperto per incontrare, ospitare, ascoltare, raccontare, conoscere. Per osare con curiosità.

N.B Il contributo regionale non è proporzionale rispetto al valore complessivo del progetto. Gli importi concessi da Principi Attivi e da eventuali altre fonti sono totalmente indipendenti, anzi il cofinanziamento può anche essere pari a zero.

Perchè i giovani di Carpino non ci devono provare? Forse hanno bisogno di essere aiutati?
Mi appello alla coscienza civile del nostro paese, buttiamo giù delle idee per i nostri ragazzi e cerchiamo di dargli un futuro a Carpino.

Dove sono i laureati under 32, i liceali, i ragionieri e i geometri, disoccupati o non appagati, che hanno il ‘coraggio’ di stare a Carpino? Possibile che per tutta la vita vi dovete nascondere o aspettare il posto e nel frattempo dare le colpe al sistema e al governo ladro. Qui puntano su di voi, sulla vostra capacità di fare impresa. Non stiamo parlando di dx o di sx, qui stiamo parlando di voi. Come dice Matteo Cannarozzi da Vico del Gargano (quando avrò il piacere di citare un carpinese?) "il momento delle doglianze speriamo sia finito! ora a tutti noi viene chiesto di "FARE" senza aspettare gli altri. Non è facile lo so. Proviamoci però. Perchè il cambiamento è un processo complesso e ha bisogno di tempo. Ai giovani oggi si chiede di appropriarsi del loro ruolo, da troppo tempo occupato da altri…fatevi avanti!"
I comuni vicino si stanno attrezzando, qui ad esempio potete leggere di Vico del Gargano, clicca qui per vedere. Cambiamo questa mappa e polticamente parlando la situazione deve trovare un equilibrio e quindi i vostri progetti hanno ampie possibilità di essere approvati.
Una buona idea, minimo 2 persone tra i 18 e i 32 anni, fino a 25.000 € di contributo, 1 anno di tempo, scade il 31 luglio.

La storia di Donato Manduzio e gli Ebrei garganici

Autore: Antonio Vigilante

Ho voglia, nella giornata della memoria, di raccontarvi una storia non tragica, anzi a lieto fine; una storia nostra, garganica, anche se non abbiamo molta voglia di riconoscerla come tale, perché provoca in noi qualche imbarazzo. E’ una storia quasi incredibile, che percorre al contrario, ed in piccolo, il cammino che ha portato all’Olocausto.
La notte fra il 10 e l’11 agosto del 1930 un uomo dorme nella sua casa: una stanza imbiancata a calce con un soppalco in legno. Una casa povera di un paese povero. Il paese si chiama Sannicandro, e si trova nella parte settentrionale del Gargano.
L’uomo invece si chiama Donato Manduzio, ha quarantacinque anni, è sposato con una donna di poco più giovane di lui ed è conosciuto ed apprezzato nel paese per certe sue doti di guaritore, oltre che per l’abilità nell’organizzare teatrini popolari.

L’articolo continua Qui (cliccami)

A Foggia 5 festival per promuovere il turismo – Organizzati con l’Apt

Diffondere buona musica e promuovere a livello turistico zone del foggiano meno frequentate da turisti, anche nel periodo estivo. Questi gli obiettivi della manifestazione ‘Five festival sud system’ organizzata dall’Azienda di promozione turistica di Foggia, i direttori dei festival musicali, i sindaci dei Comuni di Orsara e Apicerna a rappresentanti delle agenzie di viaggio, con l’intento di accogliere turisti interessati alla musica e a scoprire il territorio. Nell’edizione 2008, i cinque festival della provincia di Foggia viaggeranno sotto un unico marchio.
I più importanti appuntamenti musicali, dal Carpino Folk Festival a Festambiente Sud di Monte Sant’Angelo, da Suoni in Cava di Apicerna al Festival Apuliae e all’Orsara Jazz, saranno uniti in un’ ‘unica orchestra’. Attraverso i circuiti delle agenzie di viaggio saranno messi in vendita pacchetti promozionali che consentiranno al turista di trascorrere qualche giorno in provincia di Foggia, visitando i luoghi caratteristici di giorno e ascoltando buona musica, non solo tradizionale, la sera. Soluzioni che soddisferanno tutti i tipi di richieste a partire dalla mattina e fino a dopo il tramonto. Il turismo in Capitanata, attraverso la musica, si colorerà di nuove manifestazioni, iniziative, eventi, tutto dedicato a chi la provincia di Foggia non l’ha mai vista o non ci è mai passato. Parlare a tutti di turismo con il linguaggio comune della musica.
da quotidianopuglia.it

Restauro dell’abbazia di Pulsano, ora i lavori possono riprendere

Monte Sant’Angelo – In dirittura d’arrivo i lavori di restauro per la prestigiosa Abbazia di Pulsano che dista dalla città dell’Arcangelo circa nove chilometri ed è situata su un balzo che domina la sottostante pianura ed il Golfo di Manfredonia. E’ stata espletata la gara d’appalto.

I lavori sono stati affidati all’Impresa “Restauri Resta s.r.l.” di Bari. Il prezzo fissato è di euro 569.925 al netto del ribasso offerto del 24,5%. Sono pervenute, entro il termine stabilito, 32 offerte di cui 30 rimaste in gara. La ditta seconda in graduatoria è risultata la l’Associazione Temporanea d’Impresa – ditta ATHENA s.r.l. e ing. Antonio Resta di Bari con il ribasso del 24,20%. Il termine ultimo per la consegna dei lavori è di 120 giorni. Affidata anche la direzione dei lavori, appannaggio degli architetti Luigi Arciuolo e Carmela Gentile. Ricca la storia di questa abbazia. Secondo la tradizione, verso la fine del VI secolo, la comunità degli Equizi edificò nel medesimo luogo un monastero, passato poi ai Cluniacensi e distrutto dai Saraceni. Nel 1129 San Giovanni Salcione da Matera, dopo molte esperienze spirituali ed un lungo peregrinare, finalmente trovò la sua sede nell’antico e abbandonato monastero di S. Gregorio a Pulsano ribattezzandolo “Santa Maria di Pulsano”, lo ricostruì fondando la Congregazione benedettina degli Eremiti Pulsanesi. Nel XII secolo l’abbazia conobbe il momento di massimo fulgore divenendo uno dei monasteri più potenti dell’Italia meridionale, grazie anche alle cospicue donazioni dei benefattori, tra questi anche sovrani quali Ruggero II d’Altavilla e Federico II. Il monastero di Santa Maria di Pulsano fu sospeso nel 1806, conobbe un lungo periodo d’abbandono ma rifiorì quando il 20 dicembre 1997 si insediò una comunità monastica che è incardinata nell’arcidiocesi di Manfredonia ed è birituale, latina e bizantina, nell’espressione liturgica e spirituale. Nel 1966 il quadro della Madonna di Pulsano, un dipinto che secondo alcuni studiosi apparterrebbe alla scuola cosiddetta dei Ritardatari (fiorente in Puglia e Basilicata tra XII e XIII secolo), purtroppo fu rubato.

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